18
Restavo con gli occhi incollati a quel liquido e quei cubetti freddi come me che vi galleggiavano dentro.
Sentivo gli schiamazzi, le risate limpide e alcune soffocate, apprezzamenti Rudi e spinti.
Sentii Rudy afferrarmi il braccio per farmi scendere dal panchetto dove forse avevo trovato pace, o almeno pensavo per non ricordarmi di cosa sarebbe dovuto succedere dopo, estraniandomi da tutto, ma non potevo essere invisibile.
"Vieni, il tuo primo cliente" mi soffiò quelle parole sporgendosi verso il mio orecchio, udivo ma non avrei voluto.
Chiusi gli occhi annuendo debolmente, lasciandomi condurre, ma il mio sguardo restava impiantato alle mattonelle.
"Che graziosa fanciulla" una voce grave e profonda, alzai lo sguardo perso verso due occhi neri come la pece.
Era un uomo sulla trentina, il suo sguardo lascivo scivolava lungo il mio corpo che sembrava di pietra.
Mi prese la mano lasciandoci un bacio sul dorso, che ritrassi subito.
"È nuova qui, la perdoni" digrignò i denti rivolto verso di me Rudy.
"Ricorda quello che ti ho detto, soddisfare i clienti" mi ricordò, salutando, lasciandoci soli.
"Mi segua prego" sussurrai con il respiro corto quasi come se non volessi farmi sentire, ma purtroppo sapevo che dovevano andare così le cose.
Mi seguì silenzioso percorrendo il corridoio dove alcune ragazze erano già in procinto, ridendo e scherzando con i clienti, montandogli sopra facendo massaggi sensuali in completini intimi succinti ed osé.
Aprii la stanza che mi era stata data, la numero 16, con le chiavi che mi tremavano tra le mani, cercando la serratura, sentendo il respiro di quell'uomo dietro di me.
Quando riuscì ad aprirla con un magone che mi strozzava, varcai la soglia quasi intimorita, venendo avvolta dal buio e subito dopo da una luce fievole ed offuscata.
Mi trovai davanti un letto tondo in pelle rosso, con dei drappeggi che scendevano dal soffitto bianchi e candidi, ciò che non ero più io, non ero candida come quelle tende immacolate. Un comò dello stesso colore con bordature dorate, ed una sedia in pelle trapuntata nera.
Mi girai guardandolo togliersi la giacca, con portamento sicuro, come se niente lo turbasse, allentandosi la cravatta.
Poggiandola sullo schienale della poltrona, avvicinandosi al comò per aprire una bottiglia di vetro trasparente contenente un liquido ambrato, versandosene un po' nel bicchiere di cristallo, portandosela alle labbra.
Lo vidi deglutire, girandosi verso di me, con ancora il bicchiere tra le labbra carnose.
"Scusa, sono un maleducato, ne vuoi un po'?" Mi chiese scrutandomi come se percepisse che non avevo niente in comune con quel mondo.
Scrollai la testa, accennando un sorriso opaco.
Quando si avvicinò, posando il bicchiere.
"Lo sai vero che non mordo se ti avvicini?" Rivelò con una punta di ironia, incurvando le labbra in un sorriso sfacciato.
"Lo so...certo" affermai lisciandomi una ciocca di capelli con le mani.
Lo vidi mettersi a sedere sulla poltrona, chiedendomi di avvicinarmi con la mano.
Avanzai lentamente verso di lui, quando mi prese la mano facendomi sedere sulle sue gambe.
"Posso sapere il tuo nome?" Affermò sussurrandolo all'orecchio come se fosse una domanda segreta.
"Cindy" rivelai, sentendo i suoi polpastrelli scivolare sulla mia gamba.
"Un bel nome per una bella ragazza" mi spostò i capelli con una mano, portandomeli indietro, il battito aumentava come l'ansia, correvano a perdifiato insieme, mentre il mio corpo rimaneva lì, come se fossi una marionetta da giostrare a proprio piacimento.
Chiusi gli occhi sotto quel tocco gentile, vedendo due nubi scorrermi dentro, entrandomi nell'anima. James era sempre con me, non lo vedevo ma lui c'era, lo sentivo, come quelle presenze che non sai dove sono ma ci sono.
Vivevo dei suoi occhi, delle sue parole, dei suoi baci, e del nostro amore, macchiato ma allo stesso tempo candido come quelle tende che si muovevano fluttuando libere, mosse da quel filo di vento.
"Non conosco il tuo nome" azzardai, sentendolo fermarsi.
"Cosa cambierebbe sapere il mio nome?" Mi rispose, come se fosse una cosa ovvia.
"Il fatto che potrei sussurrare..." Mi alzai lentamente, sporgendomi verso di lui, poggiando i palmi sul poggia bracci.
"Il tuo nome..." Afferrai la sua cravatta, attirandolo verso di me, facendolo alzare.
"Mentre mi scopi" mi avvicinai al suo petto, sussurrando le ultime parole con le labbra vicine al suo lobo.
Sentì il suo battito accelerare, per poi tornare normale. Mi stupì questa cosa, forse non era come gli altri, mi destabilizzò, accrescendo l'ansia.
Si avvicinò ai miei occhi, vedendo che i suoi non erano neri, ma blu, di quel blu scuro che sembra quasi dipinto.
"Chi te l'ha detto che voglio scoparti?" Disse di rimando con voce pacata, come se niente lo potesse scomporre.
"Altrimenti perché saresti qui, con me, in questa stanza" affermai l'ovvio, sentendolo sempre più vicino al mio viso.
"Io sono venuto qui, ma tu mi hai portato qui dentro" puntualizzò risiedendosi.
C'era qualcosa che non mi quadrava, un altro non avrebbe fatto storie, era un tipo misterioso, e mi guardava come se cercasse di captare ogni mio singolo movimento, e ciò mi metteva in soggezione.
Da una parte il sapere che non voleva fare sesso con me mi liberava un peso dall'anima, ma dall'altra parte la curiosità di sapere del perché era lì mi faceva sentire agitata, anche se non lo conoscevo sentivo di fidarmi a stare da sola in quella stanza.
"Questo è quello che mi è stato imposto di fare, dimmi cosa vuoi da me se non sesso" chiesi appoggiandomi sul letto, fissandolo.
Lo vidi accennare un sorriso per poi portare la sua attenzione su di me.
"Sei proprio come ti aveva descritto, non sei come le altre Cindy, il mondo intorno ti spaventa ma sai di avere una forza dentro per superare tutto" rivelò continuando a guardarmi, le domande si formavano nella mia testa, senza avere una logica come i suoi discorsi troppo oscuri.
"Chi mi ha descritto? Che vuoi dire?" Domandai, alzandomi, sentendo un rintocco di nocche sulla porta, e subito dopo la voce del mio nemico.
L'uomo di cui ancora non conoscevo il nome si alzò di scatto, avvicinandosi a me.
"Tutto bene qui dentro? Vengo solo per controllare che la mia nuova dipendente svolga a dovere il suo compito" rise dietro la porta, quando lui mi fece il cenno di stare zitta e mi tolse il cardigan sfilandomi successivamente la maglietta, vedendolo deglutire, mentre mi spogliava, trattenendo un sospiro.
Abbassai gli occhi, in imbarazzo, ma sentivo di fidarmi.
Mi fece stendere sul letto, togliendosi la camicia di fretta, scoprendo un corpo perfetto, con un tatuaggio dietro la schiena che raffigurava un dragone.
Si girò guardandomi, facendomi spostare lo sguardo per paura che fossi stata colta in fragrante a guardarlo.
Lo vidi andare ad aprire la porta, mostrando a Rudy la nostra situazione, svelando un sorrisetto compiaciuto.
Lo vidii fare due passi avanti, fiero.
"Vedo che procede tutto bene" tirò una pacca sulla spalla all'uomo che annui guardandomi serio.
"Beh, vi lascio alle vostre...mansioni? Ci vediamo dopo" scherzò, guardandosi intorno, uscendo.
Lo sentii richiudere la porta mentre mi alzai a sedere tirando un sospiro di sollievo.
Mi lanciò la maglietta sulle gambe.
"Puoi rimetterla" affermò, raccattando la camicia, infilandosela, vedendo come se la riagganciava quasi affascinata.
Non ero mai stata attratta da nessuno oltre James, ed era impensabile, forse era la sua mancanza o forse il modo di proteggermi che mi faceva sentire al sicuro.
Mi avvicinai passandogli la cravatta, che prese sorridendomi.
"Perché l'hai fatto?" Chiesi, quando alzò gli occhi su di me, mentre si aggiustava i polsini della camicia.
"Fatto cosa?" Alzò un sopracciglio divertito, sapendo a cosa mi stessi riferendo, continuando a formularmi domande senza risposte.
"Devo andare, ci vediamo domani se vorrai" si aggiustò il nodo della cravatta avvicinandosi al mio viso pericolosamente, tanto da farmi entrare dentro quel blu.
"Cindy" sussurrò il mio nome ad un palmo dalle mie labbra, per lasciarmi un lieve bacio sulla guancia.
"Non me lo dirai vero il tuo nome" chiesi, vedendolo tirare giù la maniglia, voltandosi verso di me.
"Non credo sia necessario, se non devi sussurrarlo...mentre scopiamo" aggiunse sfoggiando un sorriso sornione, salutandomi con un cenno prima di sparire lasciandomi sola con mille domande.
Sul chi era, su cosa fosse venuto a fare, e sul perché mi sentissi attratta e sicura, anche se il mio cuore batteva solo quando quelle nubi si paravano davanti a me, nei sogni, e forse l'avrei riviste un giorno, fuori da qui.
lucadepippo 😂😂😂 vedi che sei spuntato 😂😂😂😂
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