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27


Pov.James

Mi ritrovai a parlare con il signor Robowsky, mi complimentava su come avessi messo su un degno corpo di ballo capace di far girare la testa a molti uomini.

Mi stava proponendo un'offerta allettante per le mie tasche ma forse non per il locale, gli uomini che venivano potevano offrire denaro alle fanciulle in compenso ballando per loro privatamente.

Mi girai per vedere Cindy, la vidi a bere un flûte di Champagne, era così bella persa e assolta nei suoi pensieri, persa in ciò che non gli apparteneva minimamente. Quando mi voltai e vidi i suoi capelli ramati fluttuare liberi nell'aria, i suoi movimenti suadenti che aveva sempre avuto. Una fitta mi trafisse, i suoi occhi erano agganciati ai miei in un attimo, non ero capace di liberarmene, non lo ero mai stato.

Si avvicinò piano e come per istinto feci un passo in avanti per raggiungerla, cercando di mantenere una calma apparente.

"Ciao James" il suo tono seducente ma non malizioso mi riportò indietro con il tempo.
"Ciao Linda" la fissai infilandomi una mano in tasca sudaticcia.
"Vedo che hai messo su un bello spettacolo, hai raggiunto il tuo obbiettivo" si guardò intorno sorridendo, per poi rifermarsi sui miei occhi.
"Si, era ciò che volevo e l'ho ottenuto, grazie" confessai rimanendo impalato, con la mente che mi suggeriva di andare via, ma il corpo voleva stare lì.
"Hai sempre avuto le idee chiare, una qualità che ho sempre ammirato e amato di te" rivelò portandosi il flûte sulle labbra scarlatte.
Scivolai gli occhi addosso al suo vestito turchese che accarezzava le sue curve generose.

"Come mai sei qui Linda?" Le chiesi schiarendomi la voce.
Mi guardò spaesata poggiando il flûte sul tavolino vicino a noi.
"Ero da queste parti, ho saputo che in questo hotel inauguravi il tuo locale, ed ho pensato di venire" affermò decisa, tornando a guardare le ragazze sorridente.

"Mi sei mancato James" rivelò ancora con lo sguardo sul palcoscenico, girando il volto piano verso di me.
"Anche tu Linda, ma ormai è il passato" puntualizzai passandomi una mano tra i capelli.
"Non ti ho mai dimenticato, anche con tutto ciò che mi hai fatto, e tu lo sai" mi guardò negli occhi intensamente, potevo leggergli un velo di tristezza.
"Cosa vuoi da me Linda?" Chiesi schietto, i giri di parole non mi piacevano.
"Possiamo andare a parlare in un posto più appartato, lontano da occhi indiscreti?" Mi supplicò. Annuii guardandomi intorno.
Chissà cosa avrebbe pensato Cindy se non mi avesse visto, girai lo sguardo, non la vedevo probabilmente era a ballare con Katy.
"Una cosa veloce, ho altro da fare" puntualizzai afferrandogli la mano per uscire.

Salii in macchina accendendomi una sigaretta, innestando la prima per fare un giro.
"Mi sembri diverso James, beh all'epoca avevi 18 anni" si girò sul sedile per guardarmi, poggiando i palmi sulle ginocchia esili.
"Lo sono infatti" tagliai corto, se era venuta a parlare del passato poteva risparmiarsi, i ricordi erano dolorosi.
"Il modo scontroso è rimasto intatto, noto" scherzò portandosi una mano alla bocca.
"Sei venuta a constatare se fossi cambiato? Se è così puoi accomodarti fuori dalla macchina" sbottai irritato, tirando una boccata d'ossigeno.
"Mi dispiace averti denunciato all'epoca, non era mia intenzione" il tono mesto e dispiaciuto. A quelle parole sterzai in una stradina con la ghiaia che scricchiolava sotto le ruote, inchiodando.
"Dio James, ma sei impazzito?" Si scostò i capelli ricaduti davanti al viso, sgranando gli occhi.

I ricordi facevano male, avevo solo 18 anni, tutto sembrava pesante perfino l'aria che respiravo.
Litigai quella sera con mio padre, per lui ero la pecora nera, lo ero sempre stato.
Andai al pub di Alex dandogli la notizia che sarei andato in California per non vedere più la famigliola felice che si era creato evitandomi come la peste.
Linda era la mia ragazza da due anni, l'amavo, con lei mi sentivo una persona migliore e mi scordavo della parola fallito che mio padre mi attribuiva.

quella sera bevvi quanto più liquore il mio corpo potesse permettersi, più bevevo più stavo meglio e il dolore che attanagliava il mio stomaco si alleviava ad ogni piccola sorsata di qualsiasi tipo di liquido che scorreva dentro di me bruciandomi lentamente. Ero alterato, fuori di me, sbraitavo senza ragione con chiunque mi capitasse a tiro.
Max mi fece cenno di seguirlo nel retro, sistemando file precise di cocaina, ero solito a spacciarla ma non a tirarla, il barlume di ragione era rasente a zero e non me lo feci ripetere due volte, tirai tutto d'un fiato storcendo il naso prendendo subito una boccata d'aria e ridendo sotto lo sguardo divertito di Max.

Le immagini sono così nitide dentro di me, mentre all'ora era tutto sfocato, come piccole chiazze che ricoprono una tela spoglia.

All'uscita dal locale mi diressi da Linda, l'unica capace di capirmi e rasserenarmi. Mai avrei pensato che una notizia potesse uccidere lentamente dentro una persona.

Flashback

Salii barcollando i gradini della palazzina, sghignazzando come un pazzo, ma ero felice sapendo che avrei visto l'unica cosa che mi dava la forza. Suonai il campanello ripetute volte come una sinfonia che ti stonava i timpani, aggrappandomi a quel pulsante finché non la vidi apparire sulla soglia aprendo la porta.
Il viso affranto dal dolore che mi avrebbe provocato subito dopo, il pentimento leggibile in quegli occhi neri come la notte fredda senza stelle.

Appoggiai un palmo sulla porta aprendola del tutto, facendo arretrare linda di due passi.
"J. Io...giuro che io non volevo" si parò una mano davanti alle labbra sottili, le guance solcate da righe sconnesse di rimmel che colava fin sotto al mento.
"Che cosa? Che hai Linda?" Chiesi dolcemente, probabilmente il mio stato di ebrezza lasciava intendere che la ragione della mia sbornia sapesse tutto.
"Non volevo, giuro non volevo" piangeva lacrime di disperazione , accasciandosi in ginocchio davanti a me.
"Ti ho chiesto che cosa" ripetei risoluto, guardandola dall'alto mentre scuoteva la testa portandosi i palmi per coprire la faccia pentita.
"Non volevo tradirti con Rudy, non l'avrei mai fatto giuro, non so che mi è preso, perdonami ti prego" il tono supplichevole, le parole masticate uscivano deboli tra le dita che coprivano la bocca, lacrime copiose scendevano, si puliva con la manica della camicia in chiffon.

Stentavo a crederci, rimasi interdetto fissandola, alzò la testa per incontrare i miei occhi arrossati dall'alcool e dalla droga assunta, che piano piano faceva effetto dentro il mio corpo.

La ragione non prevaleva, sferrai un calcio contro il suo addome portandola a distendersi a terra, spalancando gli occhi.
Mi chinai sul suo viso per alitargli contro il sapore dell'alcool.
"Cosa hai fatto? Lurida puttana" aprii il palmo della mano scaraventandolo con potenza contro il suo viso annacquato da lacrime nere.
Tentava di coprirsi con i piccoli palmi, dimenandosi, supplicandomi di fermarmi.

"James ti prego fermati, non sei lucido" ripeteva tra le lacrime ormai troppe, ormai lacrime di coccodrillo che alimentavano la mia rabbia.
"Non sono mai stato più lucido" digrignai i denti, schiaffandogli ancora un'altra manata.
"Puttana" gli gridavo contro, sputandogli in pieno viso.

Il volto tumefatto dal dolore e dal sangue che sgorgava dal naso perfetto che si mescolava con le lacrime diventando liquido.

Ero puro dolore, tutto ciò che facevo o dicevo erano dolore, morivo lentamente dentro, perdendo tutto ciò che avevo e in cui credevo.

Mi denunciò la sera stessa. Vedevo i suoi occhi neri velati dal pianto fissarmi mentre mi portavano via. Dentro una stanza fredda e spoglia che sarebbe divenuto il mio nuovo porto sicuro, l'unico posto dove avrei passato la mia effimera vita, finché Garrett, il fidanzato di mia madre non pagò la cauzione, restituendomi la libertà, facendomi promettere che mai mi sarei più immischiato nel giro della droga.

Fine flashback

"Cosa vuoi da me ora?" Gli chiesi ripercorrendo il dolore.
"Potremmo ricominciare, aspetta...se tu vuoi giuro che sono cambiata, mi dispiace di tutto e avevi tutte le ragioni, sono pentita veramente di quanto è successo" mi appoggiò un palmo sulla guancia, che ritrassi stringendogli il polso.
"Non c'è più nulla da salvare, nulla da ricominciare, mi sono scordato di te dopo quei due anni in carcere, sei un ricordo vago nei miei pensieri" sputai con rabbia fuori quelle parole.
"Guardami J. Sono sempre io la tua Linda" mi fece voltare il viso prendendolo tra le mani, poggiando le sue labbra piccole e sottili contornate da un lucida labbra sulle mie roventi.
Mi scostai subito.
"Basta, dimmi dove abiti o dove alloggi, fai parte del passato Linda e lì ti voglio far rimanere" si toccò le labbra, annuendo, abbassando la testa.
"Abito sempre nella stessa palazzina, ti devo ricordare anche la strada?" Chiese rivolgendomi un'occhiataccia di traverso.
"Ho dimenticato te non la strada di casa tua" asserii partendo.

La mente vagava nel silenzio, la mia perla aspettava me, mi sentivo uno schifo ad averla abbandonata, volevo solo stringerla tra le mie braccia e rassicurarla che nulla era più prezioso di lei.

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