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23

Il tragitto in macchina non fu molto lungo, eravamo assorti nel silenzio e da qualche sguardo fugace che ogni tanto ci buttavamo.

Accesi la radio per smorzare la tensione che si stava creando, non sapevo neppure dove mi stesse portando, ma mi fidavo di lui.

In radio passò una canzone dal ritmo latino, non sapevo le parole ma inizia a muovere la testa ed ondeggiare sul sedile. Guardai James con la coda dell'occhio che rideva divertito.

"Trovi divertente il mio modo di ballare?" Gli chiesi assumendo un tono offeso.
"No, non mi permetterei mai, sei...come dire...sensuale?!" Affermò pensando un po' alla risposta.
Sorrisi soddisfatta.
"Lo so" confermai ridendo, ricominciando a ballare.

Guardai fuori dal finestrino, vidi il mare in lontananza, ad ogni curva ci avvicinavamo sempre di più.

"Mi stai portando al mare?" Esclamai entusiasta ed affascinata da quella visuale.
"Si, ti piace?" Chiese fissandomi intensamente con le sue nubi serene, non sembravano più tempestose.
"Se mi piace? L'adoro!" Continuai a guardare quel mare cristallino, con onde che si stagliavano tra loro, tornando più possenti di prima.

Ci fermammo davanti ad uno spiazzato roccioso.
James corse ad aprirmi lo sportello, porgendomi la mano che accettai, stringendola con la sua.
Lo vidi aprire il bagagliaio e tirare fuori un cesto in vimini, ed un telo.
Risi divertita dalla scena, non mi aspettavo un James così...non era un tipo da pic-nic sulla spiaggia.

Vedendo la mia faccia rossa dalle risate, corrugò la fronte.
"Qualcosa non va'?" Domandò buttandosi un'occhiata dalla testa ai piedi, spaesato.
"No, è che non credevo fossi questo tipo di ragazzo, che prepara i panini per portarli in spiaggia" mi trattenni dal ridere mettendo una mano davanti alla bocca, ma i miei occhi ingannavano il divertimento e l'immensa felicità che provavo.
"Infatti, me li ha preparati Evelin, la mia domestica. Avresti rischiato una gastrite" ammise ridendo, scuotendo la testa.

Sistemai il telo sulla sabbia calda, tirava un filo di vento, quel tanto da farmi venire una leggera pelle d'oca.
Ci sedemmo sopra, togliendomi le scarpe appoggiandole vicino alla borsa.

"Allora...non sapevo avessi una domestica" Mi voltai verso James, che aveva il viso alzato verso il sole.
Tolse gli occhiali guardandomi.
Si stese sul telo e lo fissai, finché non sentii una mano cingermi la vita ed attirarmi giù.
Sorridemmo fissandoci negli occhi.
Era una sensazione magnifica, il cuore aveva un ritmo calmo e tranquillo, niente era più un dolore lacerante.
Gettò un occhiata sul mio tatuaggio poggiandoci sopra l'indice, percorse la curva del mio corpo incendiato ad ogni suo passaggio.

"In effetti non c'è molto da dire, ho una domestica e l'adoro, è stata come una seconda mamma, fine della storia." Assunse un tono di voce forte e tagliente, come se ci fosse stato qualcosa a disturbarlo e mi stesse nascondendo ciò. Non capivo eppure io mi ero aperta con lui, ed ora vederlo con lo sguardo dritto verso il mare come perso nei suoi pensieri, mi convinceva che aveva un dolore anche lui.

"In che senso una seconda madre?" Chiesi timorosa per la paura di una sua reazione. Fissava un punto fisso verso di lui, probabilmente la boa che galleggiava in cui in lontananza sembrava un piccolo puntino, come eravamo noi.
"Fine.della.storia" scandii bene ogni singola parola senza voltarsi.
Non volevo calcare ancora di più la mano, sarebbe stato inutile, non era disposto a dirmi ciò che lo affliggeva, e quindi restai in silenzio. Annuii togliendomi il vestito.

Feci per alzarmi quando una mano avvolta intorno al mio polso mi fece cadere di nuovo sul telo.
"Dove credi di andare in mutande e reggiseno?" Mi fissò cupo, i suoi pozzi erano ritornati scuri e profondi, troppo per una giornata così.
Sbuffai e cercai di sottrarmi dalla sua presa.
"A fare un bagno, dato che il "CAPO" mi ha lasciato la giornata libera" tentai di nuovo di togliere la sua presa forte su di me.
"Pensi di fare il bagno in mutande e reggiseno?" Mi fissò alzando il sopracciglio divertito. Annuii, finché non lasciò la presa sul mio polso dolorante, alzandosi in piedi.

Lo fissai non sapevo quello che voleva fare. Osservai togliersi la maglia, scoprendo il suo torace perfetto, si sfilò i pantaloni, e credevo si sarebbe fermato lì. Avevo un gruppo alla gola era troppo bello, e vederlo illuminato dai raggi del sole non aiutava.
Ero ancora a sedere sul telo, e la sua figura in piedi davanti a me, m'intimidiva. Mi girai un'attimo quando vidi un paio di boxer lanciati sul telo.

Mi voltai piano. Mi coprì gli occhi dalla vergogna, avevo sicuramente le guance porpora.
Mi tese la mano per farmi alzare, che accettai, senza mai buttare un'occhiata ai suoi attributi.

Mi strinse delicatamente accostandosi al mio orecchio.
"Così si va a fare il bagno" il tono rauco mi fece sussultare.
Mi passò una mano dietro al collo mentre l'altra mi stringeva la vita.
Mi lasciò un bacio sul collo scendendo verso l'incavo. Ad ogni passaggio delle sue labbra la pelle prendeva fuoco, il suo tocco era come essere avvolti in un tornado di emozioni contrastanti.
Scese con la mano a sganciarmi il reggiseno, la gola iniziava a diventare secca e arida.
Eravamo soli, ma l'idea che poteva venire qualcuno, in quel momento non mi sarebbe importato. Eravamo solo io, lui e le nostre emozioni.
Sentivo il calore del suo corpo premere contro i miei capezzoli turgidi.
Mi sfilai con mani tremanti le mutandine e le lasciai cadere sul telo. Ogni timidezza era svanita, lui mi faceva sentire bella e perfetta come non mai.

Mi guardò negli occhi per poi scendere verso tutta la mia figura. Il suo sguardo mi faceva sentire piccole scosse che mi elettrizzavano.
Si scostò un'attimo per osservarmi, quel tanto che bastò per farmi correre in acqua lasciandolo lì.

Mi tuffai dentro come una bambina felice e spensierata, quando anche James si buttò iniziai a schizzarlo. Sorridevamo, potevo sentire solo il suono delle nostre risate e dell'acqua che schizzava addosso ai nostri corpi nudi.

Mi girai per pararmi dagli schizzi. Quando avvertii due mani forti prendermi per i fianchi.
Lasciai cadere la testa all'indietro sul suo petto
Duro e imperlato da piccole goccioline d'acqua.

Sentii una mano scendermi verso il ventre. il cuore iniziò a pompare più veloce, il cervello era sconnesso, mi volevo abbandonare a lui.
Scese ancora più giù piano, era una tortura, volevo sentire lui dentro di me.
Spinse un dito dentro la mia intimità, già bagnata e gonfia di desiderio. Gemetti a quel tocco delicato.

Mi muovevo sul suo dito, volevo sentirlo di più, voltai il viso verso di lui, i suoi occhi brillavano di desiderio, erano così profondi, sapevo che mi potevano leggere nell'anima, vedeva il mio passato, io nei suoi non vedevo nulla, solo lo specchio di ciò che eravamo in questo momento.
Si chinò senza dire nulla, prendendo possesso delle mie labbra, umide e bisognose di essere baciate.
Gemette nella mia bocca, facendo incontrare le nostre lingue che si bramavano, piene di passione.
Allungai una mano in alto, per afferrare i suoi capelli morbidi, spingendolo verso di me.
Lo sentivo andare sempre più veloce. Salì con una mano, stringendo il capezzolo turgido e caldo.
Lasciò la mia bocca per posare dolci e affamati baci sul collo. Ansimai, mordendomi un labbro, ero al culmine, il suo dito andava sempre più veloce. Mi abbandonai completamente, i raggi del sole riscaldavano e asciugavano i nostri corpi. Venni, scossa da spasmi e soddisfatta, sorrisi intimidita.

James mi girò, in un'attimo avevo i suoi occhi dentro i miei, i nasi potevano toccarsi.
Mi prese il viso tra le mani,
"Cosa mi succede quando sono con te? Cazzo Cindy, mi fai diventare matto" mi guardò intensamente, il suo tono rauco e pieno di desiderio.
"No credo di saperlo" scossi la testa, mordendomi il labbro, in agitazione. Il cuore andava sempre veloce, la sua vicinanza mi faceva perdere ogni ragione.
"Ho voglia di perdermi in te" mi tirò i capelli indietro, che s'infilavano tra le sue dita.

Mi avvicinò di più a se, baciandomi, facendomi sentire quanto mi desiderava. Sentivo la sua erezione spingermi sul bacino.
Mi alzò facendomi allacciare le gambe intorno a lui.
Portai le braccia intorno al suo collo senza mai smettere di baciarlo.

Si fermò di colpo, ero spaesata, Lo fissai.
"Non ho il preservativo" affermò passandosi una mano sul volto.
"Va bene, puoi uscire prima, cioè sai...quando voi maschi...insomma sapete quando venire" esordì imbarazzata, abbassando la fronte sul suo petto.
Lo sentii scoppiare a ridere, e posarmi un bacio sulla nuca.
"Lo so, ma voglio che con te sia sempre perfetto" ammise, sussurrando tra i miei capelli. Alzai il viso con le guance in fiamme.
Mai nessuno aveva detto una cosa così, mi sentii scoppiare il petto dalla gioia.
"Io...ti voglio adesso" confermai, fissandolo negli occhi, quegli occhi che mi confondevano.
Non rispose, mi alzò il mento baciandomi.

Camminammo fino alla riva. Mi posò delicatamente sulla sabbia.
"Sei sicura? Uscirò prima te lo prometto" chiese assicurandosi che era ciò che volevo. Mi limitai ad annuire.
Lo sentii spingersi piano dentro di me, la sabbia calda sotto la mia schiena.
Allacciai le gambe su di lui. Spinse più forte andando in profondità, chiusi gli occhi, in preda ad un desiderio mai provato. Lo sentii respirare ad un palmo dalle mie labbra.
"Apri gli occhi" chiese come una supplica.
Li aprii incontrando le nubi più belle che avessi mai visto, vedevo sole, nei suoi occhi.
"Cazzo sei perfetta" sussurrò voglioso, si chinò per baciarmi, senza mai staccare il nostro contatto visivo. Sentivo le sue mani stringermi le natiche, lo attirai a me portando le mani dietro le sue scapole, affondando le unghie.
Gemette sorridendo sulla mia bocca.
Lo sentii spingere più veloce, quando mi abbandonò, uscendo fuori, e avvertii il suo liquido caldo sul mio ventre.

Mi sollevò da terra, prendendomi in braccio, come una sposa. Scoppiai a ridere, e mi lanciò in acqua divertito, raggiungendomi.
"Avevi bisogno di pulirti" ammise sollevando le mani in aria.
Lo spinsi, facendo finta di offendermi.
Si posizionò dietro di me abbracciandomi, poggiando il mento sulla mia spalla.
"Sono stata bene" sussurrai, guardando il sole che stava per calare, e il mare calmo come i nostri cuori.
"Anch'io, bene è un'eufemismo" mi spostò una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

Uscimmo dall'acqua rivestendoci, e raccogliendo le nostre cose.
"Domani sera c'è una festa in maschera, vorrei portarti, ci saranno molte persone che frequentano il locale" disse, mentre intrecciò le sue dita alle mie.
"Sì certo, mi piacerebbe" confessai, annuendo con la testa.
"Puoi dirlo anche a Katy e Kevin" m'intimò, aprendomi lo sportello per farmi entrare.
"Sarebbe perfetto" puntualizzai, mordendomi il labbro, spostandomi le ciocche bagnate dietro le orecchie.
"Bene" affermò, mettendosi gli occhiali, sorridendomi.

Scossi la testa. Appoggiandomi al sedile, avrei voluto che una giornata così non finisse mai, eravamo due parti incomplete ma insieme completavamo il tutto.

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