Epilogo: A choice with no regrets
Penso che arrivati a questo punto, vogliate sapere com'è andata a finire con Eren.
Non c'è molto altro da aggiungere, a dir la verità.
Non fu facile i primi tempi, non lo nego: potete immaginarvi quanto possa essere complicato strapiantare letteralmente un piccolo lord wannabe, per metà francese e metà inglese, catapultarlo nella Foresta Pluviale, nelle grinfie di animali selvaggi e costantemente immerso nel ciarpame.
Non è stato semplice, e talvolta - quando mi ritrovo a scappare a gambe levate da branchi di bestie assatanate o con ragni giganteschi come cappellino - non lo è ancora.
Poi ci sono sempre quei fantasmi che mi tormentano nel sonno.
Mi manca Hanji: follia e stramberie annesse.
Mi mancano Erwin e il suo cipiglio tedesco, Mike e la sua zazzera bionda, Moblit, Nanaba.
Mi mancano mia madre, Isabel e Farlan; spero che non staranno in pensiero per me - mi dispiacerà, non vederli più.
Mi manca la mia casa, la mia routine, il mio amato gattone.
Mi manca quel che ero, ma amo di più chi sono diventato.
Un nuovo percorso non è mai facile da intraprendere, e una nuova vita talvolta porta con sè più insidie di quante pensassimo.
Capiterà di trovarsi di fronte a un bivio, un giorno, e starà a noi allora essere capaci di scegliere tra ciò che, - nonostante i 'se' e i 'ma' - potrà renderci realmente felice: e ciò che invece non sarà mai in grado di appagarci completamente, neanche tra un milione di anni.
È buffo, ma sono convinto che spesso ci venga data la possibilità di nascere una seconda volta: lasciarci alle spalle la crisalide che ci imprigionava, abbandonare le proprie convizioni.
Accettare chi vorremmo essere, e diventarlo.
Abbiamo delle ali sulla schiena, perché non usarle per volare via da dove non vogliamo stare?
"Mon pètit ange, n'aie pas peur d'utiliser tes aisles de la libertè."
Mia mamma aveva ragione.
Mi chiederete come riesca ad affermare con assoluta certezza di non aver fatto un passo falso: lasciate che vi spieghi.
Quando naufrago irrimediabilmente nel verde intenso degli occhi di Eren, quando mi rispecchio nel suo sorriso, quando mi addormento nel suo abbraccio, ecco, so che mi trovo esattamente dove dovrei essere.
È una sensazione strana, complicata, quasi impossibile da poter descrivere accuratamente, ma è giusta, capite? Credo di non essermi mai sentito così completo come in questo istante: realizzato nell'anima e nel corpo.
Ho trovato il mio posto nel mondo.
Avevo ragione, quel giorno, sul molo della nave che mi ha condotto fin qui, in questa terra selvaggia che pullula di meraviglie.
Avevo ragione, quando dissi che non me ne sarei mai pentito.
Ho preso la strada giusta.
La mia, è stata una scelta senza rimpianti.
La migliore che abbia mai fatto.
NdA: ORA È FINITA PER DAVVERO.
Vi giuro son troppo felice, ma anche terribilmente dispiaciuta allo stesso tempo. Come mi sono immedesimata nelle loro avventure, è strabiliante: quando scrivevo ero lì, nella foresta.
Mi sono divertita davvero tanto, e raccontare questa storia è stato come evadere dalla realtà, di tanto in tanto.
Mi chiedo se sia riuscita ad emozionare anche voi: di certo lo spero. Ho messo l'anima in questo racconto, forse un piccolo pezzettino vi sarà arrivato!
Al mio prossimo delirio,
Un bacio grande,
Martina Phantomhive.
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