Capitolo Quattro: Waking Up
La mattina seguente, mi svegliai con qualcosa di duro che mi perforava la coscia.
Qualcosa di duro e parecchio lungo.
Mugolai nel dormiveglia, tentando di muovermi per allontanarmi da quella presenza molesta non ben identificata, ma fui bloccato dall'alito pestilenziale di Hanji che s'infranse suo mio viso alla stregua di una piaga.
Buongiorno un benemerito cazzo, insomma.
A quel punto mi scrollai di dosso gli ultimi residui della nottata più assurda della mia vita, e diedi un colpo in testa alla signorina 'menta fresca', profondamente nauseato.
Senza esserne consapevole, la Quattrocchi era in possesso di un'arma di distruzione di massa: solo aprendo la bocca, avrebbe steso un'intera legione.
"Fai schifo, Zöe! Hai una dannata palude lì dentro!"
Borbottai con la voce impastata e decisamente stizzita, ma la diretta interessata parve non sentirmi: mormorò parole sconnesse e si girò dall'altra parte incurante, tornando a ronfare rumorosamente.
"Tch."
Mi stavo per sdraiare nuovamente, sperando di riposare ancora per un po', quando - nella luce soffusa, timida dell'alba imminente - individuai la causa di quel brusco, quanto tremendo risveglio (per uno abituato a destarsi nella quiete più totale della sua casa, con la sola, silenziosa compagnia del proprio gatto, Monsieur Net*, credetemi, fu niente meno che un trauma.)
Sgranai gli occhi.
L'enorme - no meglio, titanico alzabandiera di Eren svettava imponente, a malapena coperto da quel gonnellino striminzito.
Mi pizzicai il ponte del naso: fantastico, avevo a che fare con un bestione tutto (fer)ormoni, sessualmente frustrato - e con una predilezione per la mia gamba, a giudicare da come muoveva i fianchi per ottenere maggiore frizione.
Davvero, davvero fantastico.
"Ehi, Eren. Eren!" Lo chiamai, iniziando a scuoterlo per una spalla.
"Spostati un po', merdina, il tuo amichetto mi sta facendo un livido!"
E Dio mi risparmiasse il fardello di avere un edema a forma di fallo sulla coscia: sarei diventato il giullare di turno, una volta tornati alla base.
Mi avrebbero preso per un depravato, e come minimo Hanji avrebbe rincarato la dose, dicendo che avevo abbordato un uomo nudo tra le frasche.
"Mocciosetto, levati dalle palle!"
Eren in tutta risposta grugnì nel sonno e, anziché allontanarsi, mi si strinse ancora di più addosso, sfregando il viso nella curva del mio collo, solleticandolo con il suo respiro caldo.
Del tipo, vaffanculo lo spazio vitale.
"Leee-v-aiii..." Blaterò, ancora profondamente addormento, mentre con le braccia andava a stringermi la vita, cercando più contatto.
Intanto, durante tutto questo scambio di indesiderate effusioni, anche nei miei piani bassi, qualcosa - sopito da troppo tempo - tornava lentamente alla vita.
Giustamente, le sfortune non vengono mai da sole.
E, a proposito di venire...
Allungai il collo, notando il lieve rigonfiamento che premeva fastidioso contro il tessuto dei miei pantaloni.
Ma che cazzo...
'Il tuo.' Mi ricordò una vocetta odiosa nella mia testa... Aspetta, da quando in qua sentivo le voci? Altro che ortopedico, mi serviva ma uno strizzacervelli!
Quella giungla mi stava distruggendo.
"A cuccia! Non è il momento questo!"
Sussurrai intimidatorio ad Ackerman Junior, ma ottenni lo stesso effetto di quando il 'cuccia' lo intimai ai babbuini.
Un fottutissimo niente.
"Eren smettila di scoparti la mia gamba! Vai a farti un buco in un albero e infilaci dentro il tuo stramaledetto coso!"
Gli sferrai una gomitata poderosa nelle costole, al che parve desistere: mugolò come un animale ferito, aggrottando le sopracciglia, e si rannicchiò più in là, tornando a russare pacificamente.
Levi uno, ragazzo-scimmia zero.
Sospirai sollevato: potevo finalmente gustarmi qualche altra ora di sonno, prima della partenza.
Dio quanto mi mancava la civiltà (e no, Hanji non era definibile come tale) anche se non osavo immaginare la faccia che Erwin, Mike e Nanaba avrebbero fatto, una volta raccontata la nostra (dis)avventura.
Probabilmente avrebbero riso fino allo svenimento.
Comunque, tornando a noi...
Prima di sprofondare nuovamente nel mio giaciglio di fortuna, dovevo risolvere lo spiacevole inconveniente nelle mie mutande: chiaramente non potevo intervenire 'manualmente' (anche perché, come ripeteva 'Nile la capra', in quelle situazioni ero silenzioso come una una gallina in un pollaio pieno zeppo di volpi) quindi, dovevo agire diversamente.
Ebbi, probabilmente, l'idea migliore delle ultime quarantott'ore: iniziai a pensare.
'Kenny nudo con le autoreggenti rosa, Kenny nudo con le autoreggenti rosa, Kenny nudo...'
L'effetto fu istantaneo.
Repressi un conato di vomito (l'immagine di quel bastardo di mio zio in mise poco virili mi avrebbe perseguitato fino nell'oltretomba) e, soddisfatto del risultato, mi raggomitolai un po' contro la schiena di Eren - che ora sembrava essere totalmente inoffensivo.
In un batter d'occhio, caddi tra le braccia di Morfeo.
***
"Leviii...Sorgi e splendi."
"Sveglia svegliosa signor Ackerman..."
"SVEGLIA LEVI!"
"Aaaaaaaah!"
Balzai a sedere spaventato, emettendo un gridolino acuto.
"Eheheh..."
Hanji mi fissava sorridendo, con gli occhiali sporchi storti sul naso ed i capelli, se possibile, ancor più scompigliati del solito: quell'ebete mi aveva appena frantumato il timpano destro e sembrava andarne fiera.
La colpii per la seconda volta nel giro di qualche ora, facendola ruzzolare per terra a gambe all'aria, senza che questo servisse però a cancellarle quell'espressione da internata in un istituto psichiatrico dalla faccia.
Badate bene, piuttosto che mettere le mani addosso ad una donna mi trancerei di netto il braccio, ma qui è di Hanji che stiamo parlando.
Quella non è una donna, oh no, è un fenomeno da baraccone.
"Vaffanculo, Quattrocchi! Ti sembra questo il modo di svegliare un povero Cristo? Te sei tutta matta lì dentro!"
Lei si riassettò i pantaloni sgualciti e si rimboccò le maniche della camicia mimetica, poi mi guardò, - e dannazione, stava sorridendo ancora: pensai che a questo punto, forse aveva una paresi, o una colica.
"Signorino brontolone, io ci ho provato, a svegliarti dolcemente, ma non ne volevi sapere! Hai il sonno pesante! E poi stavi stritolando il povero Eren..."
Già, a proposito, dov'era finito lo scimpanzè?
"Non è stato facile farti mollare la presa, sembravi una cozza attaccata allo scoglio!"
Sentii le guance che s'infiammavano: cazzo, ma lo avevo preso per un peluche, grosso, caldo e peloso com'era?
Probabilmente sì.
Mugugnai qualche insulto sconnesso tra i denti, poi - ignorando le frecciatine di Hanji sul mio viso, improvvisamente colorito - presi ad alzarmi, notando con piacere come la caviglia facesse meno male: almeno una gioia, ogni tanto...
Mi trascinai malvolentieri fuori dalla grotta: l'aria umida e pesante della notte aveva lasciato il posto ad un piacevole venticello fresco.
I raggi del sole, già alto nel cielo, filtravano decisi tra le fronde verdeggianti degli alberi, lambendo le foglie come calde lingue di fuoco.
In lontananza, il canto melodioso di una ghiandaia riecheggiò vivace.
Tutt'attorno, il profumo delle mille mila varietà di fiori, si espandeva soave, solleticandomi piacevolmente il naso.
Inspirai a pieni polmoni, godendomi quella che sapevo - purtroppo - essere una pace momentanea.
E infatti...
Con la coda dell'occhio destro, vidi - qualche metro più in là - la sagoma inconfondibile di Eren puntarmi decisa, prendere la rincorsa e precipitarsi veloce nella mia direzione.
Nonono.
Nemmeno il tempo di muovere un passo che il gorilla mi atterrò con tutti i suoi settanta chili o giù di lì di muscoli, facendomi finire con le chiappe su un'enorme cacca.
"Merda." Appunto.
"Lee-vaii! Lee-vaii buongiorno!"
"Levi cosa?!?"
"Eren!" Hanji intanto - la bocca sporca di succo di bacche rosse - procedeva spedita verso di noi, probabilmente attirata da tutto quel baccano.
"E bravo il mio ragazzone!" Arruffò i capelli al tale 'bravo ragazzone'.
Questo nel frattempo, aveva preso a leccarmi la guancia con gusto, manco fossi un cono gelato.
"Bravo un corno, Hanji, vedi di scrollarmelo di dosso, che sono nella merda!"
E purtroppo, non era in senso figurato.
Lei mi ignorò palesemente, e diede un buffetto sulla guancia di Eren.
"Mentre tu dormivi come l'angioletto che non sei, io ed Eren abbiamo fatto un po' di ripetizioni, sai, sulla lingua. E gli ho insegnato qualcosa, giusto le basi: 'buongiorno', per l'appunto, 'grazie', 'prego', 'HanjiZoeèladonnadelmillennio'..."
Qui la situazione andava precipitando.
"Dovevi, ma insegnargli a non piombare sulle persone manco fosse un dannatissimo avvoltoio!"
Come da copione, la pazza proseguì nel suo sproloquio, senza starmi a sentire.
"Eren si è dimostrato un allievo coi fiocchi! Intelligente, perspicace, voglioso di imparare..."
"Sul voglioso, non posso che darti ragione. Ora però toglimelo di dosso e vediamo di darci una mossa ad andarcene, sarebbe già tanto se non mi avesse attaccato le pulci!"
Hanji rise scomposta, gettando il capo all'indietro.
"Via su, vediamo di liberarti dalle grinfie di quel selvaggio del tuo fidanzatino! Spero per te sia un animale anche a letto, ti serve qualcuno che sblocchi un po' la situazione...Prima che lì ci vengano le ragnatele, capisci?"
Perché l'omicidio era illegale?
***
Una buona manciata di minuti più tardi, zaino in spalla e pantaloni irrimediabilmente macchiati - e maleodoranti - al seguito (avrei fatto un patto col diavolo per un bagno, a costo di promettergli la mia anima in cambio), eravamo finalmente pronti per rimetterci in marcia.
"Acqua e sapone, sto arrivando!" Sussurrai eccitato tra me e me.
"Hanji, spero per te che il percorso segnato sulla cartina sia giusto, direi che di avventura ne abbiamo avuta abbastanza per i prossimi cinquant'anni."
Lei intanto, quella cartina stava cercando di leggerla al contrario: si iniziava bene, insomma.
"Ruotala, imbecille!"
"Ops, hai ragione, che sbadata! Ahahah... Comunque, stando ai miei calcoli, dovremmo inoltrarci in quella direzione, proseguire fino a che non troviamo il fiume e continuare lungo il suo corso fino al mare. Considerando che il nostro accampamento si trova al limitare della spiaggia - e so per certo che nei paraggi c'era la foce del medesimo corso d'acqua - non dovrebbe essere difficile individuarlo."
"Mhmh, va bene, ha un senso per qualcosa detto da te. Muoviamoci!"
"Ma aspetta! Non vuoi salutare Eren?"
Ah già, il bestione - che intanto aveva preso a rincorrere una farfalla.
"Ehi Eren! Vieni qua!" Urlai.
Ubbidiente come un cagnolino, si avvicinò sorridendo e mi fu a un palmo dal naso.
"Eren, - e spostati un pochino - io ed Hanji torniamo a casa, casa capisci? Tipo, per te, le tue scimmie. Andiamo via. Via."
Stranamente, Eren parve capire al volo: si rattristò di colpo, mettendo il broncio ed aggrottando la fronte.
"Allora, grazie per tutto, uhm, beh, addio."
"Arrivederci Ereeeeen!" Hanji gli si era gettata al collo e aveva tirato su col naso in maniera teatrale.
"Abbi cura di te, cucciolone! Mi sarebbe piaciuto tanto insegnarti altre cose, sottoporti ai miei esperimenti, ed aiutarti ad entrare nei pantaloni di Le---"
L'afferrai per un orecchio e la trascinai via, ignorando i suoi lamenti da balena spiaggiata.
E, mentre mi singhiozzava rumorosamente accanto, maledicendomi per la dipartita troppo frettolosa, non so perché ma mi voltai, rivolgendo un ultimo sguardo a colui che, in fin dei conti, era stato il mio salvatore.
Cercai invano di ignorare il dolore sordo che mi strinse il cuore, quando incrociai i suoi occhi verdi che mi fissavano, colmi di lacrime.
To be continued...
*Monsieur Net aka Mastro Lindo ahahaha non ho trovato nome più adatto per il gatto di Levi.
NdA: Dico che non avrei aggiornato prima del 20 e poi, come da copione, scatta il capitolo ahahhah son coerente più che altro...
Comunque, questa parte - che può essere considerata di passaggio - in realtà avrei dovuto accorparla al capitolo successivo: tuttavia, sarebbe diventato un mappazzone da 4000 parole, e non mi andava che risultasse troppo pesante, quindi l'ho snellito un po', con la speranza che la lettura risulti più fluida.
Alla prossima! :3
Capitolo Cinque: Cohabitation
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