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Capitolo Cinque: Cohabitation

Cercai invano di ignorare il dolore sordo che mi strinse il cuore, quando incrociai i suoi occhi verdi che mi fissavano, colmi di lacrime.


Camminavamo da più di due ore: la selva intricata e pressoché impenetrabile aveva lasciato il posto ad una vegetazione più rada, segno che la costa si stava, finalmente, avvicinando.

"Hanji..."

"Si?"

"Non hai come l'impressione, di essere osservati?"

"Certo che siamo osservati, sciocchino!"

"...L-lo pensi anche tu? Oh mio Dio."

"Ovvio! Con tutti gli animaletti qui intorno, è impossibile non sentirsi un pochino sotto i riflettori! Aaaah chissà cosa penseranno di noi!"

"Non è quello che intendo, idiota! È, non so, una sensazione strana..."

"Mamma mia se sei diventato un nano paranoico! Vai tranquillo, rilassati! Non c'è nessun indigeno assettato di sangue umano che ci sta dando la caccia! Siamo solo io, te, quel bellissimo esemplare di Tarantola Golia che si sta arrampicando sulla tua schiena..."

Porco Kenny.

"Aaaaaaaah levamelo! Levamelo di dosso! Subito dannazione!"

A quelle parole, il mio cervello fece cortocircuito: l'idea di avere una bestia del genere addosso, con le sue zampette pelose e quegli occhietti intrisi di cattiveria, mi faceva salire il panico.

Dovete sapere che anni prima, quando ero ancora un bambino troppo magro e troppo effemminato, spesso ero costretto a trascorrere giornate intere con quel deficiente di mio zio, scaricato amabilmente da mia madre in quanto 'devi passare più tempo con i parenti, tesoro' ( e mai come in questo caso, il detto parenti - serpenti risulta tanto azzeccato )
Fatto sta che Kenny si divertiva a rendermi il bersaglio perfetto dei suoi scherzi, tanto perversi quanto di cattivo gusto - maturo mi dicono, per un trentenne con prorompenti calvizie incipienti.

Aveva un repertorio ben fornito, quel gran bastardo: oltre a obbligarmi ad indossare improbabili vestitini fioriti e a comportarmi da ragazzina per bene, mi lanciava addosso - quando meno me l'aspettavo - mutande e calzini sporchi.
Per non parlare poi, di quando mi rinchiudeva nella sua soffitta polverosa e infestata dai topi, o delle volte in cui spolverava sulla mia minestra una manciata di ragnetti morti, con il fare di uno chef pluristellato ed il suo irritante 'le dîner est servi!' ( è scontato dirvi che la dovevo mangiare, quella minestra )
Altre carinerie ve le risparmio.

Da lì spiegata la mia germofobia, l'aracnofobia - e tante altre turbe mentali che mi sarei portato fin nella tomba.

Ma torniamo a noi...

Presi a saltellare come un canguro impazzito con il fuoco sotto le chiappe, e cercai di sfilarmi la camicia, invano: le mie dita si muovevano scordinate sui bottoni.

"Non startene lì impalata come un imbecille! Aiutami!"

"Mpf"

"Hanji! Per favore!"

E se mi ritrovavo a pregare, con le lacrime agli occhi, voleva dire che ero messo proprio male.

"Oddio Levi sei uno spasso! Ahahaha"

Ma che cazzo aveva da ridere, quella fulminata? ...Oh.

Mi bloccai di colpo, e portai cautamente una mano dietro la schiena: come avevo sospettato, non c'era nessuna creatura infernale inviata da Satana che aveva intrapreso la scalata verso la mia testa per prenderne il controllo.

"Ahaha-- ohoh."

Probabilmente qualcosa nei miei occhi cambiò in maniera preoccupante , perché la risata sguaiata di Hanji s'interruppe di colpo.

Non mi accorsi neanche del ringhio minaccioso che si levava dalla profondità più remota della mia gola, nè del fatto che avessi serrato i pugni fino a farmi sbiancare le nocche.

"L-Levi, aspetta, ne possiamo discutere civilmente, davanti ad una tazza di-"

"Corri."

"S-stavo solo scherzando, omino brontolone, era per alleviare un po' la tensio-"

"Ho detto, corri."

Scattai veloce, le mani tese a cercare bramose il collo di quella patetica scusa di scienziata che, intanto, aveva saggiamente iniziato a scappare, facendosi largo tra le fronde degli alberi, e urlando a squarciagola.

Saggiamente, perché la luce assassina che mi faceva brillare pericolosamente le iridi non era certo di buon auspicio.

"Se ti prendo ti ammazzo Quattrocchi! Lo giuro su Monsieur Net!"

Avrò avuto anche le gambe più corte della stangona suicida, ma ero decisamente più veloce: in un attimo, agile e letale come un predatore, le fui alle calcagna.

"Presa!" Gridai, balzandole addosso.

"No no fermo! Non si colpiscono le persone con gli occhiAAAAH!"

Rotolammo come una valanga in un groviglio di braccia e gambe: la mia mano ad artigliarle i capelli, il suo gomito conficcato nel mio sterno, gli insulti urlati nelle orecchie.

La nostra discesa lungo il lieve dislivello fu interrotta infine dallo scontro con un grosso masso.

"Ahia, che botta..."

"Questo è niente in confronto a ciò che ti sto per fare, donna!"

Mi ripresi in un batter d'occhio, e mi misi a cavalcioni su di lei.

"Buaaaah chiedo venia! Levi perdono! Sono troppo giovane per morire! Non ho ancora trovato le prove dell'esistenza dei titani! E io so per certo che non sono una mera invenzione!"

Stavo per strozzarla - tanto, chi mai avrebbe trovato il cadavere? Mica c'era la polizia, nella foresta. Sarebbe finita con l'essere divorata da un branco di quei fottuti animali che adorava, e tanti saluti - quando un lieve sciacquettìo attirò la mia attenzione: mi bloccai a mezz'aria.

"...E non m'importa se l'Università non mi crede, io dimostrerò loro che si sbagliano, e che anni fa l'intera razza uma-"

"Tappati quella fogna! Abbi pietà per tutti gli esseri con le orecchie, e fai silenzio una buona volta!"

Hanji strabuzzò gli occhi e fece il gesto della chiave accanto alla bocca, finendo col guardarmi perplessa.

"Non lo senti anche tu?"

"Che cos- ooh."

Ci rimettemmo lesti in piedi, il battibecco di un istante prima, già dimenticato: al di là di un enorme cespuglio, superata una tenda di liane intricate, le acque cristalline dello stesso fiume che avevamo individuato sulla cartina quella mattina, scorrevano indisturbate, gorgogliando serene.

"Grazie, Signore grazie." Soffiai, rivolgendo lo sguardo al cielo: sembrava un miracolo.

"Siiii!" Esclamò eccitata Hanji, puntando dritta verso quella visione paradisiaca e iniziando a spogliarsi.

"Che cazzo fai?" Mi tappa i gli occhi di riflesso: non che non l'avessi mai vista nuda, ma un avvertimento era gradito.

"Beh, mi sembra ovvio. Ci facciamo un bagno! Tanto ormai siamo quasi arrivati, un po' di relax ce lo meritiamo! E poi senza offesa Levi ma, non come dirtelo, mhmh, tu...puzzi!"

Potete dirmi tutto: che sono un nano, che sono bisbetico, rompiscatole, perennemente mestruato, perfezionista sino alla nausea, particolarmente irritabile, ma MAI, e sottolineo mai, che puzzo.
Perché seriamente potrei avere un esaurimento nervoso e non credo risulterebbe tanto piacevole.
Quella vecchia strega di Hanji sapeva fin troppo bene che dicendo così, mi avrebbe convinto nel giro di due nanosecondi.

Soppesai l'idea: d'altronde la pazza non aveva tutti i torti.

Mancava poco ormai alla base, e certamente una sosta di qualche minuto non poteva che recarci giovamento.
L'idea poi di togliersi di dosso lo sporco degli ultimi due giorni, un mix terribile tra terra e sudore, era troppo, troppo allettante da ignorare.

"E va bene, ci fermiamo qui. Ma fra dieci minuti ripartiamo, intesi?"

Lei però si era già tuffata ( come mamma l'ha fatta ) ed aveva preso a schizzare ovunque alla stregua di un neonato alle prese con il suo primo bagnetto.

"Aaaah è fantastico! Muoviti, pelandrone!"

"Arrivo arrivo, dannazione quanto urli..."

Mi sfilai tutto eccetto i boxer ( un po' di pudore, almeno uno dei due, lo doveva mantenere ) e ripiegai con cura i vestiti, appoggiandoli su una roccia limitrofa.

Immersi un piede nell'acqua limpida: la sensazione di fresco sulla pelle accaldata mi fece mugolare in apprezzamento.

"Non ci sono coccodrilli in questa zona, vero Hanji?"

"Nessun coccodrillo, Caporale! Può tranquillizzarsi e dedicarsi ai rituali di bellezza per la sua pelle fatata, c'è anche un po' di fango laggiù, se desidera rassodarsi le chiappe!"

"Ah-ah, spiritosa."

Iniziai ad avanzare, beandomi di quella inverosimile, quanto agognata situazione: era sorprendentemente profondo, quel fiume - o forse lo era solo per me e i miei centosessanta centimetri di bassezza, ma dettagli.

Poi successe tutto troppo in fretta: qualcosa mi afferrò la caviglia, facendomi sobbalzare e scivolare sul letto muschiato del torrente.
Persi l'equilibrio e, in un lampo, mi ritrovai con la testa sott'acqua, la bocca aperta in un grido silenzioso.

Che non so nuotare, ve l'avevo detto?

Sentivo i polmoni riempirsi d'acqua, la vista annebbiarsi, le membra troppo pesanti per permettermi di tornare a galla.

L'ultima cosa che vidi prima di perdere conoscenza, furono un paio d'occhi di giada che mi fissavano preoccupati.

***

"Non si sveglia Eren, che facciamo? Oh mio Dio non voglio avere un nano sulla coscienza!"

"I-io v-volevo s-solo..."

"Shsh, lo so tesoro, non è colpa tua se questo villico scaricatore di porto non sa nuotare. Ora dico io, capisco in pieno oceano, ma affogare in mezzo metro d'acqua..."

"Lee-vaii, m-morto?"

"Naaaah e chi l'ammazza, quello! Fatti più in là Eren, riporto il tuo fidanzatino nel mondo dei vivi. Hem-hem, stai per assistere ad una dimostrazione della pratica di respirazione bocca a bocca, prendi nota! L'unica pecca è che non mi lavo i denti da un po'... Vabbè!"

No.
Nonono.

Aprii gli occhi di colpo ed iniziai a tossire e sputare acqua addosso a quell'infermiera improvvisata: avevo già avuto modo di sperimentare il suo alito pestilenziale, e no grazie, non ci tenevo a replicare l'esperienza.

"S-stammi lontana, te e la tua b-boccaccia putrida! F-fottussima a-acqua..."

"Leviiii! Sei vivo! Il mio gnomo del cuore!"

Hanji mi imprigionò nella sua morsa letale, e per un attimo credetti di affogare ancora.

"Sì, ma se non mi molli, stavolta i miei polmoni vanno davvero a farsi benedire!"

Lei si scostò subito, asciugandosi una lacrima e tirando su col naso.

"Hai ragione, scusa, ma ho temuto il peggio, e poi Eren era preocc--"

"Eren hai detto?"

Parli del diavolo: il mocciosetto in questione scese da un albero vicino, facendomi sussultare.

Teneva la testa bassa e si guardava i piedi scalzi, sfregandosi colpevole dietro la nuca.

"Che ci fa lui qua?" Non capivo.

"Credo che ci abbia seguito" Ipotizzò Hanji, accarezzandosi il mento pensosa "Povera stella, si è affezionato!"

"Sì, va bene, ok, ma ora spiegarmi cosa diavolo mi ha afferrato la cavi--EREN!"

La consapevolezza di quanto appena successo m'investì come un treno in piena corsa: ero semplicemente stato vittima, per l'ennesima volta, di quella macchina da guerra ricoperta di peli.

Mi alzai barcollante da terra, ancora fradicio - per fortuna i boxer c'erano ancora - e avanzai verso di lui come uno zombie affamato.

"Se ti prendo, giuro che..."

"'Leee-v-aiii scusaaaaa!"

Un attimo dopo, un secondo abbraccio, ancora più forte del precedente, mi bloccò il fiato: Eren mi stringeva stretto contro il suo petto, mentre calde lacrime scorrevano lungo la mia spalla.

Singhiozzava senza sosta, ripetendo 'scusa' come una cantilena: le manone a massaggiarmi leggermente la testa, la sua bocca a solleticarmi l'incavo del collo.

Le braccia si mossero contro la mia volontà: un momento più tardi, stavo ricambiando anch'io quell'abbraccio imprevisto, la mia mano che scattò tra i suoi capelli intrigati.

"Shsh, va tutto bene...Non sono arrabbiato - e non sono morto, cosa più importante." Mi stupii di quanto il mio tono di voce risultasse calmo, pacato, quasi dolce.

Eren si sciolse da quel groviglio e mi accarezzò una guancia: mi rispecchiai nelle sue enormi, liquide iridi verdi - erano pagliuzze dorate, quelle?

"M-mi dispiace, n-non volevo..."

Ero troppo concentrato sulle sue labbra per chiedermi quando e dove avesse imparato quelle parole: chissà se erano morbide come sembravano...Non sarebbe stato un guaio, solo provarle, vero?

Inconsciamente, mi sporsi in avanti.
Potevo percepire il suo respiro caldo sulla mia bocca...

...

"A quando le nozze?"

Mi scostai bruscamente, saltando all'indietro: la Quattrocchi era sbucata dal nulla, sibilandomi nell'orecchio.

"Hanji, porca puttana!"

Lei ridacchiò, e mi lanciò i vestiti: ero diventato paonazzo, ed Eren non era messo meglio di me.

Cosa diavolo mi era passato per la testa?

"Calma i bollenti spiriti e renderti presentabile: siamo quasi arrivati."

Che qualcuno la fulmini.

***

Effettivamente, non più tardi di dieci minuti dopo, gli alberi iniziarono a farsi sempre più radi e bassi, e la fitta boscaglia iniziò a scomparire.

Il sottoscritto, Hanji ed Eren - avevamo ormai stabilito che, visto il suo essere restìo a lasciarci andare, poteva rimanere con noi fino a data da destinarsi - camminavamo svelti, profondamente sollevati.

"Fra poco dovremmo avvistare le sopracciglia di Erwin." Esordì fiera Hanj, sventolando la cartina vittoriosa.

"A meno che quel cane da tartufo di Mike non ci fiuti prima e ci venga incontro!"

Ridacchiammo sotto i baffi: non pensavo l'avrei mai detto, ma quegli imbecilli un po' mi mancavano.

Non come il sapone, però.

Finalmente, superata l'ultima barriera di arbusti, l'immensa spiaggia si schiuse dinanzi a noi in tutto il suo splendore, l'Oceano che riluceva adamantino sotto i raggi del sole.

E poco più in là, superate quelle dune, eccola, la nostra base: un complesso di qualche casetta in legno traballante, e varie attrezzature per ogni evenienza.

Io e Hanji ci guardammo negli occhi per una frazione di secondo, poi, come se ci fossimo letti nel pensiero, iniziammo a correre.

"Ragazziiii! Yu-huuu! Siamo tornati, siamo tornati!"

"Brutti stronzi siamo qui!!"

Annaspammo fino alla costruzione principale, il sudore che ci colava copioso sulla fronte.

Hanji, con la grazia di un elefante, sfondò la porta con una spallata.

"Ragazzi! ...Ragazzi?"

Fissai attonito la stanza deserta: dove cazzo erano finiti tutti?

"Ragazzi?" Chiese nuovamente Hanji, aprendo il cassetto di un mobile e guardandoci dentro, e poi sollevando il tappeto.

"Guarda un po' te con che razza di idiota devo avere a che fare..." Mi pizzicai il ponte del naso, sofferente.

"Ma dove sono finiti tutti?" Domandò lei con un filo di voce.

Cercai di razionalizzare: era ovvio che Erwin e gli altri non ci avrebbero mai abbandonato - erano stronzetti sì, ma non malvagi.

"Smettila di cercare nei cassetti, testaccia vuota. È chiaro che se ne sono andati. Probabilmente sono partiti questa mattina per cercarci, e Dio solo sa dove."

Hanji intanto era andata in iperventilazione.

"Respira, respira così... Torneranno indietro Hanji, sta a noi ora campare con quel poco rimasto, e aspettarli. Devono farlo per forza: sarà questione di qualche giorno."

Da dove mi era uscita tutta quell'improvvisa risolutezza con relativo spirito di adattamento? Certe volte riuscivo proprio a stupirmi.

Intanto Eren aveva fatto capolino dalla porta, e si era messo a fissare intensamente la cucina da campo addossata alla parete.

"Quindi, staremo tutti qui...come una famigliola?" Domandò infine Hanji con una strana luce perversa negli occhi.

"Così pare..."

"Siiiii!" Esclamò lei entusiasta.

Piccolo appunto: non far superare la quota di tre mango giornalieri all'occhialuta, troppo zucchero le da' al cervello.

"Sì sì tutto molto bello, ma prima..."

Mi diressi a passo spedito verso l'angolo della stanza, facendo scricchiolare il legno sotto i miei piedi.

Afferrai due scope di saggina e le lanciai ad entrambi.

"Al lavoro. Subito."

E così aveva inizio quella che sarebbe stata una lunga, lunghissima convivenza: ero ancora del tutto ignaro delle meraviglie che questa, teneva in serbo per me.

To be continued...


...

"Levi?"

"Si, Hanji?"

"Hai uno scorpione sull'orlo del pantalone..."

"Non ci casco più, cretina."

"Ma c'è davvero..."

Abbassai lo sguardo.

Cazzo.

NdA: Ora è finita davvero X''' mi devo dare una regolata, secondo voi è troppo lungo? :/
Comunque, due capitoli nel giro di poco più di una settimana, sono brava eh? *pacca sulla spalla* sarà che voglio arrivare al bello (e con bello, sapete benissimo cosa intendo) ma al contempo ci tengo a sviluppare tutto gradualmente, non voglio che sembri forzato!
Grazie per essere arrivati fin qui!
Un bacione e alla prossima :3

Capitolo Sei: Teaching ( amerò scriverlo, lo so già )

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