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3. Accident and blue eyes

"Mi dici che hai, per favore?"- Alex continua a tormentarmi di domande da quando sono salita in macchina, nella vana speranza di tirarmi fuori quello che mi passa per la testa. Ma tanto lui lo sa, capisce sempre tutto ciò che ho in mente.

È il suo punto di forza: fa sempre le stesse domande finché non ti trovi esasperata a dover rispondere. Ma io ho imparato a gestirmi, ho imparato a tenermi le cose dentro. Perché alla fine un po' di privacy ci sta.

"Alex, davvero, basta. Non ho niente, te l'ho detto."- rispondo sbuffando.

"No, Grace. Per niente. È da stamattina che sei fredda e distaccata. Si vede benissimo che stai pensando a qualcosa o qualcuno."- ed ecco che lascia trasparire la sua conoscenza dei fatti.

"Alex, piantala! Non mi va di parlarne, okay?!"- dico urlando.

Mi pento immediatamente del tono che ho usato per rispondergli. Non si merita questo ed io sono una stronza.

Vedo il suo sguardo spengersi. Non proferisce parola, ma non gli chiederò scusa. È troppo iperprotettivo ed io ho il diritto alla mia riservatezza.

Siamo arrivati a casa mia.

Alex si gira verso di me e mi guarda dritta negli occhi.

"Scusa se sono stato un po' insistente. Se hai bisogno puoi chiamarmi, lo sai."- dice abbassando lo sguardo.

"Scusa se ti ho risposto male e se non ti ho calcolato per tutto il giorno. Lo so, magari ne riparliamo poi. Grazie per la giornata, sei il migliore amico migliore di sempre. Ti voglio bene."- mi ritrovo a scusarmi senza nemmeno volerlo, ma ad Alex ci tengo troppo e vederlo ferito mi fa star male.

Scendo di macchina e mi dirigo verso la porta.

I miei non sono ancora tornati a casa, quindi ne approfitto per avvantaggiarmi un po' con i compiti.

Salgo le scale e vado in camera mia a prendere il libro di letteratura inglese. E ovviamente rivolgo lo sguardo verso la camera di quel Genn.

Sono le 17.00 e tutto tace.

In camera sua non c'è e ci rimango un po' male, ma me ne faccio una ragione. D'altra parte, non può stare lì solo perché io voglio vederlo.

Cerco disperatamente il libro di letteratura e il quaderno.

"Merda!"

Mi rendo conto di aver lasciato tutti gli appunti nell'armadietto a scuola.

Decido di chiamare Anne, quella che tutti considerano la "secchiona" di classe. Abita a due isolati da casa mia, posso fare un salto a prendere ciò che mi serve per studiare.

"Anne? Ciao, sono Grace. Mi sono appena resa conto che ho lasciato gli appunti di letteratura sotto il banco, non è che potresti farmi delle fotocopie? Li passo a prendere, dammi 15/20 minuti e sono da te!"

"Ciao Grace! Sì, certo. Te li preparo. Ti aspetto."

"Grazie mille, ti devo un favore!"

Prendo la giacca e scendo.

Quando esco mi rendo conto che è calato il buio e sta per iniziare a piovere. È meglio se mi sbrigo.

Cammino a passo svelto e arrivo a casa di Anne abbastanza in fretta.

Suono il campanello e la ragazza mi apre.

"Ciao Grace, entra pure."- dice con tono accogliente.

"Permesso."- dico cercando di sembrare il più cortese possibile.

"Ecco a te gli appunti."- dice porgendomi i fogli.

"Ti ringrazio davvero infinitamente, non sapevo come fare!"

"Non ti preoccupare. Ti fermi per una tazza di tè? Sta per iniziare a piovere, magari possiamo aspettare mia madre e poi ti riportiamo a casa."

A me quella ragazza è sempre piaciuta. È molto gentile e accogliente, è veramente carina.

"Mi dispiace tanto, Anne, ma devo proprio andare. Devo ancora studiare e domani vorrei proprio evitare. Magari un'altra volta, ti ringrazio!"- le dico, sorridendole.

"Figurati, non ti preoccupare. Ci vediamo presto, Grace!"- ed esco.

Tempo di fare dieci passi e la sfortuna che ormai mi perseguita comincia a fare capolino.

Ecco che arriva la pioggia.

Inizio a correre più forte che posso e senza neanche rendermene conto mi trovo ad attraversare la strada senza guardare.

Vedo le luci di una macchina avvicinarsi e poi i freni che stridono.

Cado a terra e sento un dolore lancinante alla spalla.

"Tutto bene?"

Apro gli occhi e cerco di mettere a fuoco l'immagine del ragazzo che mi ha fatto la domanda.

È Genn.

Mi alzo di scatto nonostante il dolore alla spalla.

"Scusami, non ti avevo visto. Non volevo, ehm... Farmi mettere sotto, ma è colpa mia."- primo discorso a cazzo: andato.

"Non ti ho investita io. È stato qualcun altro, ma ti ha scansata e nemmeno si è fermato. Io ero dietro."- dice aiutandomi ad alzare.

Ci spostiamo sul marciapiede, per non ostacolare la circolazione.

Arrossisco per non so quale motivo.

Continua a piovere e anche Genn si sta bagnando.

"Oh, okay. Ehm, forse è meglio se vai, sta piovendo."

"Ti accompagno a casa, dai."- dice grattandosi la nuca.

"Ma se non sai nemmeno dove abito."- o forse sì. Che cazzata ho detto?

"A parte il fatto che sei la mia vicina di casa, quindi non penso sia così difficile. E nel caso potresti indicarmi la strada, no?"

Si ricorda di me. Sto urlando dentro.

"Ah, sì."- dico stupidamente -"ma non ti preoccupare, torno a piedi."

"In realtà sono anche io a piedi e a casa ci devo tornare, quindi possiamo fare la strada insieme."

Non faccio in tempo a rispondere che vedo una macchina accostare accanto a noi.

È mia madre.

"Grace, mi spieghi cosa stai facendo? Sali in macchina, forza!"

Guardo Genn e poi salgo.

Avrei potuto potuto riaccompagnarlo a casa e mi maledico non appena la macchina parte.

Sono una stupida, adesso mi odierà.

"Ma cosa stavi facendo? E chi era quel ragazzo?"- chiede mia madre.

Durante il tragitto gli spiego tutto e mentre parlo mi tornano in mente gli occhi azzurri di Genn nel buio circostante.

E finalmente ho visto il suo viso da vicino.

Non appena arrivo a casa mia madre inizia a farmi tremila domande sulla spalla; se mi fa male, se dobbiamo andare in ospedale, se voglio un antidolorifico e cose così.

In realtà l'unica cosa che voglio è chiedere scusa a Genn.

"No, mamma, niente. Non voglio niente. Vado in camera."

"Okay, ma alle 20.00 ceniamo, quindi vieni giù."

Salgo le scale e la luce della camera di Genn è spenta.

Mi siedo sul letto ad aspettarlo e nel frattempo prendo gli appunti dalla tasca che si erano sgualciti.

Dopo dieci minuti la luce si accende ed appare il ragazzo.

Mi precipito alla finestra aprendola. Lui se ne accorge e fa lo stesso.

Sorrido e iniziamo a parlare così, con due metri a separarci.

-SPAZIO AUTRICE-
Ciao ragazzi! Sono tornata con il nuovo capitolo! Spero vi sia piaciuto. Se sì, potreste lasciare un commentino e magari una stellina.
Per il prossimo capitolo vi chiedo 80 visualizzazioni e 15 voti. Mi raccomando!
Love always,
Rouseyourmind

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