Appuntamento in biblioteca
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Lix2001
TheHopeTeam
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Fatti trovare in biblioteca per le 15:15, se almeno sai dove si trova
Non ti preoccupare, sarò puntualissimo.
Sarà meglio per te.
Rebecca entrò in biblioteca con una smorfia quasi schifata che sembrava rovinarle il volto tanto poco si diceva a lei. Eppure, il pensiero di dover passare del tempo a contatto con Michael le faceva venire l'orticaria.
Doveva costantemente ricordarsi che era per una buona causa, che entro la fine del pomeriggio quell'arrogante viziato l'avrebbe pagata per ciò che le aveva fatto.
Si accomodò in silenzio su un tavolo sulla sinistra, un poco più nascosto rispetto agli altri e, cercando di calmarsi von dei respiri profondi, pregava che il pomeriggio sarebbe passato velocemente.
La porta si aprì una seconda volta e Rebecca non dovette nemmeno alzare gli occhi per sapere di chi si trattasse: il ragazzo entrò come se fosse il padrone del luogo, una camminata tranquilla e disinvolta di chi non temeva il giudizio degli altri o, semplicemente, non lo dava a vedere.
Egli prese posto di fronte a lei, passandosi una mano tra i capelli scuri ed allungando le gambe su un'altra sedia.
"Bene" commentò asciutta lei, lanciando un'occhiata schifata alle scarpe del ragazzo, decisamente troppo vicine ai suoi jeans "vogliamo iniziare?"
"Siamo qui per questo, no?" Le sorrise, cercando di smorzare la tensione che si era creata tra loro.
"Da cosa iniziamo?"
"Chimica?"
"Chimica. Fai sul serio?"
Questa era la sua idea di vendetta: sminuirlo come lui aveva fatto con lei. Sarebbe stato divertente, ne era certa.
Michael sorrise di nuovo e sospirò impercettibilmente, facendo cenno alla ragazza di iniziare: strano come si stesse risparmiando battutine e scherzi. Ne era quasi sorpresa.
La ragazza iniziò a spiegare, tralasciando appositamente di chiedergli cosa non avesse capito: dava per scontato che non avesse capito tutto il programma.
Michael fece per bloccarla, avrebbe voluto porle delle domande, ma lei non lo lasciava intervenire: iniziava ad infastidirsi. Perché mai si sarebbe dovuta proporre di dargli ripetizioni se era così evidente che non lo sopportava? Non poteva capirlo.
Decise solo di fare silenzio e guardarla parlare, tenendosi la guancia con la mano: il volto della ragazza era arrossato, forse per la foga con la quale stava parlando, e ricoperto da lentiggini. I capelli erano rossi e lunghi, tenuti in ordine solo da una fascia verde. Due ricci le ricadevano sugli occhi del medesimo colore della fascia e del maglione.
Con tutto questo verde, rosso e il bianco pallido della sua carnagione sembrava la bandiera dell'Italia.
Gli sfuggì una risata che fece alzare di scatto la testa alla ragazza.
“Mi stai ascoltando?” Quasi strillò e, di questo ne era certo, se non fossero stati in biblioteca probabilmente gli starebbe già urlando contro o peggio: non si sarebbe stupito se avesse cercato di colpirlo con uno di quei suoi libri da mille pagine.
“Sì?” Rispose titubante lui, non potendo contenere l'ilarità che gli provocava l'immagine di lei che lo rincorreva tra gli scaffali.
“Non mi sembra. Vedi di stare attento perché io sto sprecando il mio tempo per stare dietro a te e ai tuoi ritardi mentali!”
Michael si rabbuiò, ma non lo diede a vedere anzi, sollevò un po' di più l'angolo della bocca, rendendo quello che era un sorriso, una smorfia di sfida.
“Tu che ti credi bello, tutto figo in quella tuta da grande puffo che ti rivolgi a quelle come me solo quando hai bisogno di copiare!” Continuò Rebecca. Cercò di fermarsi: stava esagerando. Rischiava di mandare all'aria tutto il suo piano, di urlargli in faccia tutta la sua frustrazione. Non volevo che accadesse questo.
“Ma si può sapere che ti ho fatto?” Esclamò lui, alzandosi in piedi senza riuscire a controllare il tono di voce. La situazione gli stava sfuggendo di mano e ciò non gli piaceva.
“Siete voi! Quelli come voi che-”
“Quelli come noi? Noi chi?”
“Voi...voi siete delle serpi! Almeno io mi impegno per avere un briciolo di cultura, voi invece pensate che tutto vi sia dovuto! La prossima volta, prima di mettere in giro voce false, pensa bene contro chi ti stai mettendo”.
Ecco, brava Rebecca, pensò lei. Così si che gliela farai pagare, buttandogli addosso tutto il tuo dolore!
Ma ormai era tardi per fermarsi.
Michael indietreggiò di un passo, la confusione palese sul suo viso, ma riuscì a riprendere la calma.
“Che tesi a dir poco... affascinante, Rebecca. Ora, sentiamo, esattamente quali voci avrei messo in giro?”
Alzò un sopracciglio, una curiosità amara che gli solleticava lo stomaco.
“Non fare il finto tonto” gli rispose lei, ma senza urlare questa volta. Sembrava... incerta?
“Non sono né finto né tanto meno tonto, cara la mia so-tutto-io”.
Ora era arrabbiato, sentiva i pugni contrarsi. Si stava facendo insultare da una bambina saccente, non poteva permettersi di rimanerci male.
“Mi avevano detto... credevo fossi stato tu...” si sedette, lo sguardo perso.
Anche Michael tornò al suo posto e la guardò senza dire una parola. Era indeciso: non sapeva come comportarsi. Era abituato a cavarsela con qualche battuta, ma non era ancora abituato a trovarsi di fronte adolescenti sull'orlo del pianto.
“Dicono che non sono più vergine... dicono che sia a causa tua". Continuò Rebecca, sussurrando appena. "Pensavo fossi stato tu, tutti a scuola mi guardano male e non so perché, non ci siamo neanche mai parlarti troppo! Volevo solo fartela pagare, io credevo-"
“Rebecca?” la chiamò, fermando il flusso di parola prima che fosse troppo tardi.
Lei si fermò e alzò lo sguardo. Non pensava ricordasse il suo nome.
“Mi dispiace per ciò che hanno detto. Non ne sapevo niente” la sua voce era così profonda, sincera, niente di simile al tono che usava sempre tra i corridoi.
“Non nego di essere ferito da ciò che mi hai detto, ma capisco. Parlerò io con loro, vedrai che mi ascolteranno”.
Lo guardò stupita, quasi attonita.
"Beh, chiudi quella bocca sembri un salmone" ridacchiò, ma poi più serio aggiunse "non sono stronzo come credi".
Rebecca annuì, le guance che avevano raggiunto la stessa sfumatura dei capelli.
Michael rise tra sé e sé e scosse piano la testa.
"Forse è meglio se ci incontriamo un altro giorno"
"Cosa?" Boccheggiò lei, ancora imbarazzata per la precedente scenata.
"Sai per... finire di studiare" le ammiccò, il viso di nuovo decorato dal consueto sorriso, forse un po' più dolce del solito e senza darle il tempo di replicare sparì dalla stanza e fu come se non vi fosse mai entrato.
Eppure aveva lasciato il segno, nonostante solo Rebecca potesse scorgerne gli effetti.
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