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Venerdì 13

Buon venerdì 13 a tutti e che possa la sfortuna sempre essere a vostro favore! XD

Ma cos'è il realtà venerdì 13?

Adesso ve lo spiego io:

La superstizione

L'uomo, per sua natura, tende a voler ricreare un legame logico tra eventi di per sé ininfluenti e, a seconda del carattere più o meno pessimista, preferisce ricordare principalmente gli eventi favorevoli o sfavorevoli, tentando di associarli ad un particolare periodo dell'anno, ad un particolare luogo o ad una certa azione, nella speranza di poterli governare ed esorcizzare. Questo comportamento non è molto diverso dalle più comuni pratiche religiose, che proprio per questo motivo, vengono considerate dai non credenti una sorta di superstizione esasperata all'ennesima potenza.

Lo sfortunato

La figura dello sfortunato è molto sfruttata nel cinema e nella letteratura, soprattutto di genere comico. Esempio dello sfortunato cronico sono il ragioniere Ugo Fantozzi, impersonato da Paolo Villaggio, o Paperino. In queste opere, quando non viene esplicitato, come appunto nei due esempi citati, si tenta di instaurare nello spettatore/lettore il dubbio che la sfortuna sia una caratteristica intrinseca al personaggio e che sia contagiosa nei confronti di chi gli sta vicino, come per i cosiddetti "jettatori". Nonostante siano state date esaurienti spiegazioni sul perché alcuni eventi vengano considerati nefasti (vedi paragrafo seguente), oggi le persone superstiziose sono ancora molte. Ancor di più sono le persone che, pur non proclamandosi superstiziose, preferiscono evitare certi comportamenti, sostenendo che in ogni caso sia meglio non sfidare la sorte (e quindi, di fatto, ammettendo di credere nella superstizione).

Lo iettatore

Il termine jellaiella o raramente zella ossia sporcizia, deriva dall'arcaismo iettare, gettare sotto forma di polvere il proprio risentimento verso una persona, affinché sia colta da maleficio e patisca fortuna avversa. Il gesto è proprio di chi è pervaso da odio o da taluni considerati detenere il potere sinistro di poter far avverare sventure. Colui che lancia, che getta il maleficio è detto dunque iettatore (ma nel linguaggio parlato viene spesso chiamato menagramo).

La fama di iettatore può nascere per scherno e per gioco, ma spesso attorno ad esso può scaturire un'aneddotica di episodi nefasti, privi di fonte e di riscontri, ma che possono accompagnare questa vittima involontaria per parte della sua vita. Un soggetto con tale reputazione può essere riverito per scaramanzia ma spesso emarginato.

Sia la tradizione popolare sia la letteratura, valga per tutti l'esempio di Georges Dumas nell'opera "Le surnaturel et les dieux d'après les maladies mentales" misero a fuoco la figura dello iettatore descrivendolo come un essere magro, pallido, arcigno, solitario, taciturno, naso ricurvo, occhi grandi e sporgenti, sopracciglia folte e unite, leggermente curvo.

Nella storiografia viene trattato dall'antropologo Ernesto De Martino il caso del principe di Ventignano di Napoli che sin dalla nascita ebbe il "dono" di diffondere attorno a sé sciagure a non finire, dal parto fatale della madre al suo ingresso nel convento il giorno prima della soppressione delle comunità religiose napoletane; dall'incendio del teatro S.Carlo in occasione della sua prima visita in quel luogo, al naufragio della nave passeggeri, oltre alla nave di soccorso, atte a trasportarlo in Inghilterra[senza fonte].

Nel campo della musica italiana, vi sono due casi celebri[senza fonte], di cui uno ha avuto un tragico epilogo. Mia Martini, deceduta nel 1995, era stata bollata come iettatrice dai suoi colleghi e questo l'ha costretta ad un isolamento, non solo professionale, che l'ha portata alla depressione che l'ha consumata in pochi anni. Più recentemente, Marco Masini, per via delle sue canzoni con temi molto angoscianti e tristi, come eroina, morte e solitudine, fu prima vittima di sfottò di numerosi ascoltatori, imitatori e anche colleghi; col tempo, queste battute, divennero sempre più insistenti, al punto che Masini fu considerato un personaggio nefasto, e per anni nessuno lo volle più invitare a cantare, soprattutto in tv, spingendolo quasi ad abbandonare la carriera.

In una commedia di Pirandello, interpretata in uno sketch dal celebre comico Totò, un uomo strambo, additato e temuto dai suoi paesani come jettatore, chiede al proprio pretore una patente, ovvero un riconoscimento legale, quindi una legittimazione sociale del proprio ruolo di dispensatore di sventure.

La sfortuna

Probabilmente la "sfortuna" potrebbe anche essere considerata un particolare atteggiamento dei soggetti. Ovvero uno stato mentale e/o comportamenti quali, "valutazioni superficiali","scarsa attenzione" per l'ambiente circostante, "errata percezione" di fenomeni o un modus operandi inadeguato per una certa circostanza, tale da aumentare di molto la probabilità che un evento negativo si verifichi. Ad esempio, "passare sotto una scala" non porta sfortuna di per sé, ma rispetto al passare lontano da essa, aumenta la possibilità che cada in testa allo "sfortunato" passante, qualche oggetto, specialmente se è distratto.

Lista di "porta-sfortuna"

In vari paesi, soprattutto di tradizione anglosassone, si dice che porti sfortuna il venerdì 13 (perché venerdì è il giorno in cui fu crocifisso Gesù); in altri il venerdì 17, o ilmartedì 13 (Spagna, Grecia, Sudamerica);

L'associazione numerologica negativa del numero 13 si attribuisce tradizionalmente al numero dei partecipanti nell'Ultima Cena, da cui sarebbe scaturito la consuetudine di evitare banchetti di tredici persone, pena la morte entro breve del tredicesimo invitato. Nel lussuoso Hotel Savoy di Londra, il problema viene ovviato ponendo una busta tra i convitati od addirittura includendo un gatto. Un'altra teoria vuole invece che un venerdì 13 del 1307 Filippo il Bello diede ordine di sterminare i cavalieri templari per impadronirsi delle loro ricchezze: da allora la nomea riguardo a questo numero. Nella Cabala il numero viene dai tempi antichi associato con la morte, al punto che appare nella sinistra carta dei Tarocchi, raffigurante uno scheletro armato di falce, non sempre con valenza infausta, talvolta presagio di cambiamenti.

Anche riguardo l'origine del 17 sfortunato sussistono diverse ipotesi: una delle più avvalorate riconduce la credenza al latino in quanto il numero 17 si scrive XVII, che anagrammato diventa VIXI (ho vissuto, quindi "sono morto"); altri sostengono risalga ad una delle più gravi sconfitte dell'esercito: la battaglia della Foresta di Teutoburgonell'anno 9 d.C, in quella sfortunata occasione furono annientate tre intere legioni (la XVII, la XVIII e la XIX), episodio che creò un enorme turbamento a Roma e la cui eco rimase a lungo nel mondo romano. La sfortuna del 17 potrebbe essere di origine biblica: nella Genesi (7,11) è indicato che il Diluvio universale ebbe inizio il 17 del 2º mese nell'anno seicentesimo della vita di Noè.

In Cina, il quattro è considerato un numero sfortunato per via del fatto che, benché si scriva diversamente, il numero quattro, che si pronuncia "si", ha la medesima pronuncia dell'ideogramma usato per rappresentare la morte (死). In Giappone, la pronuncia ON (derivata dal cinese antico) del numero quattro ("shi") ha lo stesso effetto.

Si dice che rompere uno specchio porti sette anni di disgrazie: già prima dell’invenzione dello specchio si riteneva che ogni superficie riflettente fosse dotata di proprietà magiche. L’uomo preistorico che vedeva la propria immagine riflessa nell’acqua di un lago o di uno stagno poteva pensare che si trattasse di un altro sé stesso. Di conseguenza, qualunque disturbo arrecato al riflesso poteva significare un pericolo per la propria salute. La credenza si rinforzò con l’arrivo degli specchi: qui, vedendo la propria immagine distorta e spezzata nei frammenti di uno specchio rotto, diventava anche più facile credere a possibili conseguenze negative. Furono gli antichi Romani a decidere che uno specchio rotto avrebbe causato sette anni di guai[senza fonte]: esisteva infatti all’epoca una credenza secondo cui la vita si rinnoverebbe ogni sette anni. Poiché uno specchio rotto significava che la salute era stata spezzata, si concluse che sarebbero stati necessari sette anni prima di tornare sani come prima. Inoltre lo specchio era un oggetto molto prezioso, pertanto la sua rottura avrebbe comportato una grande spesa per poterlo sostituire. Fonti da citare riporterebbero la notizia di sanzioni pecuniarie vigenti nella Repubblica Veneziana, a carico del proprietario che lo rompeva, in quanto il prezioso strato argenteo doveva venir recuperato ad opera delle fonderie.

È considerato sfortunato anche far cadere il sale o il recipiente che lo contiene, pure nel caso in cui questa caduta non ne comporta lo spargimento sul tavolo o per terra; questo perché in antichità il sale era una merce rara e preziosa (il termine "salario" deriva anche da una forma di pagamento in sale presso l'antica Roma) e sprecarlo gettandolo per terra era considerato di cattivo auspicio. Tuttavia, la sfortuna si ritiene scongiurata gettandone un pizzico dietro le spalle.

Aprire un ombrello in casa è considerato un cattivo presagio, questo perché indicherebbe che il tetto lasci passare la pioggia, simboleggiando una casa ridotta in miseria.

Si ritiene che appoggiare un cappello sul letto possa portare un lutto in famiglia.

Si dice porti sfortuna uccidere una coccinella, in quanto insetto molto utile agli agricoltori.

Per i marinai, non rispettare un albatros porta sventura e maledizioni, come accade al protagonista della ballata del vecchio marinaio. In Marina anche il blu è considerato sfortunato, così come invitare una donna a bordo di una nave. D'altronde, tutto il mondo legato al mare è considerato generalmente molto superstizioso: un retaggio del passato, quando prima di fare un viaggio si tendeva addirittura a fare testamento, a causa dei grandi pericoli legati alla navigazione.

Si considerano sfortunati gli atti di augurare «buona fortuna» o «auguri» prima di un evento importante, e similmente «buona caccia» a un cacciatore (il quale viene invece salutato con «in bocca al lupo») o «buona pesca» a un pescatore, per via della credenza scaramantica per cui che se si parla di un evento questo non accadrà.

Il colore viola è considerato tabù per molti artisti, perché, nel medioevo, nel periodo della Quaresima (durante il quale i sacerdoti indossavano una stola viola), erano vietati gli spettacoli teatrali e, quindi, attori e saltimbanchi erano costretti ad un'inattività forzata. Nonostante tale motivazione sia decaduta (e sia sconosciuta alla maggior parte degli artisti moderni) ancora oggi il viola viene volutamente evitato, ad esempio da alcuni cantanti durante le loro esibizioni, e soprattutto in televisione, se non, appunto, come una sorta di provocazione contro chi crede nelle superstizioni. In passato il Teatro Regio di Torino ha visto molti grandi interpreti, tra cui Luciano Pavarotti, rinunciare ad esibirsi, per via del suo soffitto viola.

Uno dei più tipici eventi sfortunati è rappresentato dal gatto nero che attraversa la strada. Nel medioevo, i gatti neri erano associati al diavolo e ai sortilegi, tanto che bastava possedere un gatto nero per poter essere accusati di stregoneria e quindi condannati al rogo[senza fonte].

Il passare sotto una scala è considerato di cattivo auspicio, principalmente perché si tratta di un'azione di per sé pericolosa;

Quando quattro persone si salutano stringendosi la mano, si ritiene di cattivo auspicio perché facendo così si verrà a creare una croce con le braccia;

Gli anni bisestili sono considerati sfortunati, come recita il proverbio: Anno bisesto, anno funesto.

Altri eventi considerati sfortunati sono:

Cominciare qualcosa di martedì o venerdì. Si può trattare di una costruzione di una casa, di un viaggio oppure di un qualsiasi progetto concreto o di vita. Il detto di riferimento è "Né di Venere né di Marte, non si sposa non si parte, né si dà principio all'arte". Una spiegazione plausibile può venire dal fatto che Marte fosse il Dio della guerra e Venere della femminilità, lussuriosa e ingannatrice.

Incontrare per la strada un carro funebre senza la bara. La spiegazione è chiaramente la possibilità per chi lo veda di riempirlo presto.

Fare gli auguri o festeggiare un compleanno prima del giorno effettivo.

Avere tatuaggi in numero pari. Di solito se se ne vuole aggiungere uno si fa anche un puntino di inchiostro in una parte non visibile. La superstizione pare provenga dall'usanza dei marinai al loro primo incarico di farsi un tatuaggio ad ogni porto (Uno al porto "di casa", uno al porto di arrivo, uno di nuovo al porto di casa), ed averne solo due significava quindi essere in luoghi lontani da casa o comunque non aver potuto terminare per cause avverse il rientro verso i propri cari.

Bene concluso questo....mangiate schifezze e maratona di film horror con pizza!!!!!

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