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Sakakibara

Sakakibara è lo pseudonimo usato dal serial killer giapponese Shinichiro Azuma ,che nel 1997, ferì e uccise in maniera particolarmente brutale alcuni ragazzini delle scuole elementari. La scoperta che il colpevole era un ragazzo di quattordici anni ebbe un forte impatto su tutta la società giapponese. Il nome intero con cui il ragazzo si firmava è Sakakibara Seito . La prima parte è un normale cognome giapponese, scritto tuttavia con ideogrammi inusuali: "sake" , "demone", "rosa" . "Seito" è scritto con gli ideogramm di "santità" e "Orsa Maggiore" , quindi: "La santa Orsa Maggiore". Da notare che "seito" è anche traducibile come "studente", se scritto con ideogrammi diversi .

Il 10 febbraio 1997 Sakakibara aggredisce con un martello due scolare delle scuole elementari di Kobe, una di loro rimane gravemente ferita. Il padre di una delle ragazzine crede di riconoscere il colpevole dal racconto della figlia e chiede una verifica in tal senso alla scuola frequentata da Sakakibara. La scuola, tuttavia, aggira la richiesta, che rimane insoddisfatta.

Il 16 marzo dello stesso anno, Sakakibara colpisce alla testa, sempre con un martello, una bambina di dieci anni, che entra in coma, e muore dopo undici giorni. In fuga dal luogo del delitto, Sakakibara si imbatte e ferisce al ventre un'altra bambina, di nove anni.

Il 24 maggio Sakakibara porta in un luogo isolato un ragazzino di undici anni, e quindi lo strangola. Il giorno successivo gli stacca la testa, che fa ritrovare, due giorni dopo, in cima al muro d'ingresso della scuola. La testa è sfigurata: gli sono stati cavati gli occhi, la bocca è tagliata come a formare un sorriso. Dentro la bocca Sakakibara ha inserito due fogli ripiegati, in cui lancia la sua sfida alla polizia. Le prime righe dicono: "Forza, il gioco comincia! Miei cari stupidi poliziotti, provate a fermarmi". Si firma come Sakakibara Seito. Il 6 aprile un quotidiano locale riceve una sua ulteriore missiva.

Il 28 giugno Sakakibara viene arrestato. È quindi affidato a strutture rieducative, dove rimane sino al febbraio 2004, quando raggiunge la maggiore età. Il suo processo di reinserimento sociale riceve l'approvazione degli specialisti, tanto che all'inizio del 2005 gli è concessa la libertà provvisoria, provvedimento che suscita notevoli polemiche. L'identità e la nuova residenza di Sakakibara rimangono a tutt'oggi coperte dal più stretto segreto.

Diversi gli elementi che hanno conferito alle imprese di Sakakibara un'esposizione mediatica pressoché assoluta: la particolare efferatezza dei delitti, la lucidità dei proclami, la testimonianza del diario che teneva, in cui dichiarava di offrire le vittime a un'entità divina di sua invenzione, la presenza costante della scuola come teatro della tragedia e bersaglio degli assassinî.

Non da ultimo, anzi, forse il fatto principale, è stata la scoperta della giovane età del colpevole, quando tutti i profili preparati dagli esperti, anche in analogia con il caso, del 1989, di Miyazaki Tsutomu, immaginavanoSakakibara come un uomo di mezza età, otaku più o meno integrale, e in possesso di automobile.

L'apparente normalità del "Ragazzo A", tuttavia, mostrava evidenti indizi di una situazione anomala, e la domanda a questo punto è stata se, con una giusta attenzione, non si sarebbe potuto fermarlo in tempo. Sin dall'infanzia Sakakibara era difatti noto per trascorrere il tempo libero torturando e uccidendo cani, gatti e altri animali. Inoltre la madre, nonostante fosse stata avvertita dell'instabilità psicologica del figlio, non recedeva dal suo ruolo, tipico della società giapponese contemporanea, di sprone inflessibile per i migliori risultati scolastici possibili.

L'odio verso la società in generale, ma la scuola in particolare traspare da ogni riga scritta da Sakakibara e da ogni suo gesto. Sakakibara giustificava a sé stesso e al mondo i suoi brutali omicidi come un atto di espiazione, in cui l'unica via di liberazione dal proprio dolore era dare dolore ad altri.

Significativamente ironico, in tal senso, che la mancata identificazione di Sakakibara, possibile sin dal suo primo gesto, sia stata bloccata proprio da quella forma di omertà tipica delle scuole giapponesi

Tra gli effetti più immediati del caso di Sakakibara, ancor prima dell'arresto, si è avuto un leggero giro di vite sulla distribuzione di film horror o con tematiche assimilabili ai delitti in corso, giro di vite che, tuttavia, non è durato che pochi mesi. Lo stesso si può dire per le polemiche sulla dannosità di certa cultura per ragazzi, seguite al ritrovamento, tra gli oggetti personali di Sakakibara, di una gran quantità fumetti dell'orrore o pornografici. Il famoso manga X (che non tratta tematiche di omicidio od assimilabili al caso, ma è particolarmente violento) è stato sospeso a tempo indeterminato anche in conseguenza del caso Sakakibara.

Conseguenze molto più concrete sono state le richieste di riforme, in senso restrittivo, delle leggi penali nei confronti dei minori, ciò che è avvenuto nel 2000, con l'abbassamento della responsabilità penale dai 16 ai 14 anni.

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