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Chapter 13

-Guarda guarda chi sta tornando. Con a braccetto Rosalia, la persona a cui ha riservato un odio profondo. Interessante.- disse Luca.

-Stupido!- ribattei io ridendo.

-Devo dire che mi aspettavo più stile da te.- disse Rosalia al mio fianco.

-Suvvia ragazze, più garbate. Questo adorabile e fighissimo ragazzo, figaggine che tra parentesi non supera la mia, vi sta descrivendo egregiamente.- aggiunse Antonio.

-E tu, caro Antonio, sappi che la tua figaggine viene superata anche da una mucca mentre partorisce, quindi ti pregherei di stare zitto prima di fare una figura di merda e di essere sputtanato ancora di più di quanto io già non stia facendo.- dissi

-Questa è la mia donna.- disse prendendomi a braccetto e tirandomi a se staccandomi da Rosalia.

Il telefono vibrò nella mia tasca, pensai subito a mia madre, non la sentivo da molto e probabilmente era lei a chiamarmi, ma quando guardai il display illuminato il mio cuore ebbe un tuffo.

Dylan mi stava chiamando.

-E chi sarebbe questo Dylan? Qualche americano ti ha fatto girare la testa?- disse con tono malizioso Antonio che stava guardando il mio cellulare.

-Oh rispondo io.- disse Marco prendendo il telefono dalle mie mani.

-Ridammelo!- dissi di scatto.

-No. Pronto?- disse e subito sentii la voce melodiosa di Dylan dall'altra parte del telefono.

-Dylan! Ridammi il telefono puzzone!!- gridai in faccia a Marco che parlottava con Dylan, ma uno parlava italiano e un altro americano e quindi avevano forse un po' di problemi di comunicazione.

Con un balzo presi il telefono dalle mani di Marco e lo portai all'orecchio mentre mi allontanavo dai miei amici.

"Dyl!" dissi emozionata al telefono.

"Oh Alex! Dio quanto mi manchi! Quanto ci vuole per tornare? Già non sopporto più questa maledetta attesa. Sto morendo! Aiuto!" Disse frettolosamente e sorrisi al solo pensiero di ciò che poteva star facendo, tipo passarsi una mano fra i capelli come quando pensa o gesticolare come quando è agitato.

"Oh tesoro! Mi manchi troppo anche tu! Mi sto divertendo molto qui. Ho riaperto porte del mio passato che pensavo di aver chiuso e che non avrei mai dovuto riaprire più, e non solo in senso figurato. Ti amo. Ti amo. Ti amo. Ti amo perchè questo viaggio senza di te non si sarebbe realizzato, ti amo perchè mi dai aria quando mi manca il respiro, ti amo perchè sei una mia ragione di vita." Dissi tutto d'un fiato.

"Alex basta così mi fai sciogliere. E la mancanza si sente di più se continui così."

"Hai ragione. Scusa." dissi.

"Oh, non scusarti. Bhe, ti lascio ai tuoi amici. Non ti ho regalato questo viaggio per stare al telefono con me. Bye sweetie, I wait here for you!" Disse facendomi sciogliere anche con un oceano a dividerci.

Guardai un'ulima volta il display spegnendo poi il cellulare e riponendolo nella mia tasca posteriore.

-Ce l'abbiamo fatta!- urlò Cecilia

-Avanti, bussate.- disse Rosalia

La porta della 7 era molto diversa dalla nostra. La nostra sembrava cadere a pezzi, probabilmente con un calcio qualcuno l'avrebbe sfondata ma non importava perchè in effetti quell'edificio vuoto senza di noi non aveva nessun valore.

Sonia bussò alla porta e ci venne ad aprire un ragazzo che ricordavo lontanamente. Conoscevo pochi ragazzi della 7.

-Sonia, cosa volete?- chiese rivolto verso la ragazza.

Sonia era sempre stata una ragazza molto timida. Non parlava mai. Raramente faceva qualche battuta, si imbarazzava ad ogni parola rivolta verso di lei. Eppure era bellissima, tutti gli andavano dietro, nessuno la conosceva e a volte si faceva a gara per  chi riusciva a scoprire un suo segreto.

-Ehm... Ecco... Noi....-

-Volevamo parlare con loro.- disse Sofia.

Sofia era diversa invece, era una ragazza allegra eppure non si metteva mai in mostra, non voleva farsi notare troppo. Anche se una sola persona era riuscita a rapirle il cuore e riservarsi un po' di quella allegria solo per se. Ora quella stessa persona però era andata via con quelli della 7 e forse in se, Sofia, sperava che sarebbe tornato da lei, perchè lei era pronta a riprendersi il suo migliore amico, il suo unico amore.

-Entrate.- disse il ragazzo così io entrai per ultima accodandomi agli altri.

Ora come ora ho nella mente un'immagine nitida di tre volti. Quello di Marcella, quello di Simone e quello di Michele. Le loro espressioni mi riempirono il cuore di gioia. Erano sorpresi di vedermi, ma poi cambiarono drasticamente diventando espressioni di pura gioia.

Li vidi saltarmi addosso tutti e tre insieme. Ci abbracciammo a lungo, solo che poi gli altri si aggiunsero a noi e quelli della 7 non ebbero voce in capitolo: era il nostro momento e non potevano dirci nulla.

-Basta ora. Dobbiamo tornare a casa.- dissi emozionata.

-Hai ragione.- acconsentì Michele.

-Andiamo.- dissero insieme e uscimmo fuori dalla 7 dirigendoci dinuovo alla 12.

Antonio aprì la porta e tutti insieme entrammo. L'odore del legno vecchio si sentiva, e a tutti noi faceva tornare in mente ricordi. Ricordi infiniti che, sicuramente, nessuno si sarebbe mai dimenticato.

Senza dire nulla, come eravamo soliti fare ci sedemmo tutti in cerchio. Io ero fra Adele e Carmine.

-Bene. Ora che siamo qui, all'ordine del giorno c'è il ritono della nostra leader, quindi dobbiamo festeggiare. Ora, cosa facciamo?- chiese Michele. Alle sue parole arrossii leggermente. Devo dire che il loro rispetto nei miei confronti mi era mancato molto.

-Abbiamo tre scelte per il momento: stiamo qui, andiamo in giro, o sulla spiaggia.- suggerì Luca

-Io credo che dobbiamo lasciare la scelta a lei. Tesoro, scegli.- disse Carmine mettendomi un braccio intorno alle spalle.

-Perfetto. Stasera facciamo un falò. Dividiamoci. Qualcuno prende la legna. Qualcuno pensa al cibo. Altri ai teli per sederci sulla spiaggia. E io e Dele pensiamo agli alcolici naturalmente. Bene così?- proposi

-Bene così.- risposero in coro.

-Allora forza! Alzatevi e andate!- dissi alzandomi anche io. Presi Adele a braccetto e tutti insieme uscimmo.

Io e Dele andammo verso il solito bar. Era rimasto lo stesso, forse era solo cambiata la merce sugli scaffali ma quello che volevo io c'era sempre.

-Ehi!! Paolo! Il solito!- esclamai arrivando con un salto al bancone.

-Tu! Sei tornata! Il solito eh?- disse col sorriso

-Si, non dirmi che ti sei dimenticato qual è il mio "solito"- dissi

-Certo che no! Come potrei dimenticarmi ciò che servivo ogni giorno?.... Ugh, ciao Ad.- disse rivolgendosi prima a me e poi a Dele.

Poi si girò e prese tutto ciò che serviva per preparare il mio "solito".
Ci mise poco, si e no due minuti.

-Ecco. Il tuo "solito". Acqua tonica aromatizzata alla menta con fette di limone e una punta di zucchero.- disse soddisfatto

-Grazie, direi che va' bene.- bevvi un sorso e potei confermare che era ottimo come l'ultima volta che lo avevo bevuto. -È buonissimo come sempre.- dissi soddisfatta.

-Ne sono felice. Allora... Sei tornata per restare o è solo una scappatella?- chiese

-No, è solo una breve visita.- dissi tristemente.

Amavo l'America certo, ma tutto questo mi mancava. Mi mancavano le persone che erano qui, mi mancavano le infinite  "chiacchierate" in villetta con Adele, mi mancava venire qui al bar, mi mancava stare con i miei amici, mi mancava casa mia.

-Oh che peccato. Senza di te qui non passa quasi mai nessuno, a parte i soliti zii che vengono a raccontare i loro fattarelli.- disse con aria malinconica.

-Ehi! Ci sono io he vengo qui!- disse Dele con la voce da bambina.

-Si ma non è la stessa cosa. Lo sai meglio di me che è orribile stare qui senza di lei.- disse Paolo.

-Lo so.- annuì a testa bassa Adele. -Ti prego torna. Torna qui da noi. Non è la stessa cosa senza di te.- disse malinconicamente Adele. Questo non fece altro che rattristare anche me.

-Non posso Dele. Mio padre ha li' il lavoro e io devo stare con la mia famiglia.- dissi sempre più triste.

-Ma hai una famiglia anche qui.- mi supplicò lei.

-Ti prego Dele. Non posso. Non rendere tutto più difficile, già stare lontano da qui è difficile se tucontinui lo diventa ancora di più.- dissi

-Si Ad. Credo che sia veramente difficile. E se tu continui non fai che peggiorare la situazione.- disse Paolo in mio soccorso. Gli sorrisi per ringraziarlo.

-Okay okay. Ma hai l'obbligo di videochiamarci ogni giorno. E di venirci a trovare ogni volta che puoi.-

-Certo che lo farò. Non salterò un giorno.- dissi e ci stringemmo in un abbraccio.

-Ehi!! Anche io!- disse Paolo e con un salto passò il bancone e ci abbracciò entrambe.

-Okay si si! Ma ora prendiamo ciò per cui siamo venute. Paolo ci servono alcolici, cosa ci proponi?- chiesi

-Per cosa vi servono?- chiese

-Per il falò di stasera al quale tu ovviamente non potrai mancare.- dissi contenta

-Okay allora propongo: mojito, vodka, birra e l'immancabile bottiglia di Jack Daniels.- disse

-Perfetto allora. Tieni i soldi.- dissi e tirai fuori il portafogli quando poi mi resi conto di avere solo dollari con me.

-Non ho euro. Potresti farmi credito? Te li porto domani. Promesso.- chiesi supplicandolo.

-Tranquilla. E il "solito" è offerto dalla casa. Cioè da me.- disse ridendo.

-Okay. Allora porti tutto tu?-

-Si certo.- disse

-Allora noi andiamo.- dissi mentre con Adele andammo verso l'uscio della porta e poco prima di uscire Paolo ci chiamò.
-Ehi Ad! Dopo dobbiamo parlare!- disse.

E Adele si immobilizzò trascinandomi via.

-Forse io e te dobbiamo parlare.- dissi sogghignando.

-Si certo.- si ricompose lei -e tu devi parlarmi di un certo Dylan, dico bene?-  disse lei di rimando.

-Ah, per questa storia ci vuole un po' di tempo quindi armati di pazienza.- dissi facendola sedere su una panchina.

-Allora, c'era una volta...- dissi e iniziai a raccontare tutto tra una risata e l'altra.

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