26. Di febbre, torta e scuse
"So close with you on my lips
Touch noses, feeling your breath
Push your heart and pull away, yeah
[...]
But since you came along
I'm thinking baby
You are bringing out a different kind of me
There's no safety net that's underneath, I'm free
Falling all in"
-Fallin' all in you (Shawn Mendes)
Emma
La diretta del sabato non mi è mai sembrata più infinita di quella di oggi.
La testa mi pulsa dolorosamente e gli occhi ancora mi bruciano per tutte le lacrime che ho versato ieri sera.
Ho dormito poche ore, passando la maggior parte della nottata a rigirarmi nel letto mentre nella mia mente rimbombavano prima le parole di Keanu e dopo quelle di Simone, prima il volto del mio ex e dopo gli occhi delusi del biondino.
Ieri sera gli ho detto delle cose sbagliate, ne sono consapevole, ma lui mi ha mandata fuori di testa.
Il fatto che abbia fatto lo stupido solo per quello che aveva sentito dalla lezione mi ha ferito e le parole di Keanu sono state come sale gettato su un taglio.
Ha alimentato dubbi su Simone che non avrei neanche pensato di avere.
Ho imparato a conoscere Biondo e io so perfettamente che, aldilà di ciò che sembra, è uno dei ragazzi migliori che esistano.
Nessuno mi ha mai trattata come ha sempre fatto lui da quando mi ha conosciuta e nessuno mi ha mai fatto tanto ridere come lui fa ogni giorno; Simone è una persona così tanto solare che riflette la sua allegria su chiunque gli sta attorno, sorride alla vita e accoglie tutto e tutti con un sorriso.
Eppure ieri sera, la paura che da me non voglia altro che una relazione basata sul sesso ha preso completamente il sopravvento.
Non ho neppure pensato un attimo a ciò che gli ho detto, non ho pensato neppure un attimo a tutte le volte in cui mi ha dimostrato di tenere veramente a me, a tutte le volte in cui si è fermato prima di poter fare qualcosa che andasse oltre i baci.
E adesso il senso di colpa mi sta facendo contorcere lo stomaco: sono stata dannatamente sbagliata nei suoi confronti.
Da quando siamo entrati in studio non faccio altro che fissare la sua testa biondissima davanti a me, sperando che si possa voltare e sorridermi facendomi capire che ciò che è successo ieri sera non è stato altro che un malinteso, che adesso è tutto a posto.
La puntata procede sempre più lentamente tra diverse critiche da parte dei professori sia di canto che di ballo. Credo proprio che oggi non canterò e forse per la prima volta penso che sia meglio così.
Sono perfezionista e so che oggi non darei il massimo, non sono decisamente in ottima forma e non voglio fare brutte figure.
Soltanto quando Maria annuncia l'ingresso in studio di Luca Tommassini, il direttore artistico del Serale, io finalmente mi risveglio dal mio stato di trance e presto realmente attenzione a ciò che mi succede attorno.
Mille emozioni si mescolano dentro di me: la speranza di di arrivare alla fase serale, la paura di non riuscirci, il desiderio di dimostrare a tutti quanto io mi meriti il mio posto lì dentro.
Sono disposta a tutto per raggiungere il mio obiettivo: io voglio fare musica nella vita.
Ascolto con interesse le parole del nostro futuro direttore artistico e mentre parla io già immagino il palco su cui avremo la possibilità di esibirci, le luci puntate addosso, le grafiche e il pubblico che urla i nostri nomi, un pubblico lì per sostenere noi, un pubblico che capisce la nostra arte.
Tutto questo è un sogno talmente grande che anche il suo avverarsi mi sembra impossibile.
Non appena ricomincia la sfida a squadre però, l'atmosfera che si era creata si dissolve e io mi scollego nuovamente sentendo di non riuscire nemmeno a tenere gli occhi aperti per il forte mal di testa. Addirittura l'idea di muovere un muscolo sembra faticosa e anche durante le pause per la pubblicità resto seduta al mio posto.
"Ehi Emmina, va tutto bene?" mi richiama Luca, seduto accanto a me.
"Sì, mi fa solo male la testa." liquido la cosa con gesto della mano e poi riprendo a massaggiarmi le tempie pregando che questa agonia possa finire il prima possibile.
-
Mi sto letteralmente trascinando verso l'albergo senza capire praticamente nulla e se non fosse stato per Lauren che mi ha presa per un braccio non appena uscite dagli studi, probabilmente sarei già caduta a terra un paio di volte.
Non appena raggiungiamo la veranda tutti si siedono sui divani per commentare la puntata mentre ancora nell'aria si sente la tensione che si è creata tra Bryan, Orion e Daniele.
Valentina e Alessandro si stanno lamentando delle critiche ricevute dai professori, Matteo spiega ancora una volta la sua decisione di continuare il percorso come solista e il resto dei ragazzi sembra euforico per aver fatto la conoscenza di Luca Tommassini.
Sto per sedermi anche io, quando la presa della ballerina americana su fa più forte sul mio braccio.
"Noi torniamo in camera, stai troppo male." mi dice in inglese, poi si rivolge agli altri in italiano e mi guida verso la nostra stanza obbligandomi ad usare l'ascensore e per una volta sono d'accordo.
Non ho la forza di muovere un solo passo.
Biondo
Mia madre sta parlando da un po' di qualcosa che non ho ben capito, mentre io continuo a guardare il telefono aspettando che si illumini per l'arrivo di una notifica da parte di Lauren o Luca, ma lo schermo resta nero.
Sono riuscito a concentrarmi solo questa mattina, quando ho staccato tutto e ho lavorato un po' al mio album, ma adesso sono di nuovo distratto dal pensiero di Emma.
"Simo, va tutto bene?" mia sorella richiama la mia attenzione togliendo il piatti dalla tavola, aiutando così nostra mamma a sparecchiare dopo il nostro pranzo domenicale.
"Sì, tutto bene." rispondo distrattamente alzandomi dal mio posto per dare una mano.
Vedo mia mamma e Sara scambiarsi un'occhiata e poi rivolgere lo sguardo su di me.
"Vabbè regà, finite voi di sistemare qua? Io raggiungo papà." mamma esce dalla cucina sorridendoci e si chiude la porta alle spalle.
Sa che molto probabilmente davanti a lei non avrei detto nulla.
Non amo parlare dei miei problemi, delle mie incertezze e di tutto ciò che mi fa stare male.
L'unica persona a cui parlo di queste cose è mia sorella.
Apro l'acqua del rubinetto e inizio a passare la spugna sulle stoviglie per insaponarle e lavarle.
Sara accanto a me prende ogni cosa che sciacquo per asciugarla e per un po' restiamo in silenzio, ma il mio sguardo cade inevitabilmente e continuamente sull'iPhone poggiato sul marmo accanto a me.
Mi sento così tanto stupido ad essere così tanto preoccupato.
"Me ne vuoi parlare?" prova a chiedere di nuovo mia sorella.
"Di cosa?" faccio finta di nulla, ma so benissimo che tra poco sarò costretto a parlare.
"Stai controllando il tuo telefono ogni secondo. È successo qualcosa?" insiste.
Potrei dire qualsiasi cosa, inventare una scusa qualunque, non dare così tanta importanza alla cosa, ma non riesco a mentire a lei e poi ho bisogno di sfogarmi un po'.
"Emma sta male." mi limito a spiegare.
"Oh no poverina! Sta molto male?" il volto di Sara scatta subito verso di me, con un'espressione preoccupata dipinta su.
Sorrido per la dolcezza di mia sorella e le lascio un bacio tra i capelli, avendola abbastanza vicina da poterlo fare.
"Non lo so. Non parliamo da venerdì."
Sento una stretta allo stomaco non appena ricordo la discussione avuta due giorni fa.
Avevo promesso a me stesso che mai nessun'altra ragazza avrebbe potuto giocare con il mio cuore e invece sono bastati i dolci occhi verdi di Emma a farmi cadere di nuovo nella trappola.
"Cosa? Perché?"
Sara lascia le posate che stava asciugando e si appoggia al bancone della cucina osservandomi attentamente.
"Beh abbiamo fatto un casino entrambi...cioè io ho reagito male quando lei ha detto quella cosa e lei si è incazzata perché io ho fatto lo stupido." abbandono anche io il mio compito e inizio a passeggiare nervosamente per la stanza "Ma cazzo, sentirle dire una cosa simile mi ha dato alla testa...io non dovevo essere così impulsivo,è vero, ma lei dopo mi ha detto delle cose orribili! Insomma siamo incasinati e questo mi sta distraendo e non posso permettermi distrazioni."
Quando finisco il mio sconclusionato discorso mi accorgo dell'espressione letteralmente sconvolta di mia sorella.
"Oddio Simone cosa hai fatto?" mi si avvicina a passo di carica puntandomi un dito contro.
"Cosa? Perché adesso è tutta colpa mia? Ho detto che abbiamo sbagliato entrambi!" provo a difendermi ma gli occhi della ragazza davanti a me sembrano voler prendere fuoco da un momento all'altro.
Si allontana di nuovo e si siede sulla prima sedia che le capita sotto gli occhi.
Non pensavo che sapere del litigio tra me ed Emma l'avrebbe sconvolta così tanto.
"Simone, giuro su ciò che vuoi, che io ti uccido con le mie mani." mi minaccia e io aggrotto le sopracciglia.
Ha forse il ciclo e io non lo so?
"Non pensi di star esagerando, Sà? Capita a quasi tutte le coppie." mi siedo di fronte a lei e il mio cuore perde un battito per la parola che io stesso ho usato.
Coppia.
Io ed Emma siamo ancora una coppia?
"Magari non alla vostra età! E poi da quando siete una coppia? Dio mio...io non ho parole." si copre il viso con le mani e poi solleva i capelli in una coda.
"Ma di cosa stai parlando, scusa?" chiedo, intuendo che mia sorella abbia del tutto frainteso ciò che ho detto.
Lei scuote la testa e si guarda attorno come per assicurarsi che non ci sia nessuno vicino a noi.
"L'hai messa incinta?" sussurra ad un centimetro dalla mia faccia.
La guardo per qualche secondo, senza riuscire a dire nulla e all'improvviso scoppio a ridere.
Rido talmente tanto che per un attimo mi manca il fiato.
"Ma sei coglione? Che ridi?"
È lo schiaffo sulla nuca di Sara che mi costringe a tranquillizzarmi un po'.
"Sei impazzita? Mi hai fatto male!" mi lamento massaggiandomi la parte colpita.
"Parla, invece di ridere." mi intima cercando di restare seria, ma vedo comunque l'ombra di un sorriso sul suo viso.
Non posso credere che dal mio discorso lei abbia dedotto una cosa del genere.
"Sì, lo chiameremo Gesù!" rispondo con serietà facendola ridere.
"Non scherzare su queste cose!" mi rimprovera colpendomi di nuovo, continuando comunque a sorridere.
La guardo e scoppio un'altra volta in una risata.
"Sara, tu ti fai i film seriamente. Hai iniziato a drogarti? Se così fosse, dovresti smetterla." dico quando finalmente riesco a parlare normalmente.
Mia sorella mi guarda con aria truce.
"Beh scusa se tu non ti sai esprimere! Mi dici che sta male, che ha detto una cosa che ti ha fatto andare fuori di testa e che avete fatto un casino! Ti rendi conto di quanto sia stato equivoco tutto ciò che hai detto?" mi urla contro come una furia.
Ammetto che il mio discorso è stato abbastanza confuso, ma non abbastanza da farle capire tutt'altra cosa.
"Tu salti sempre a conclusioni affrettate." le ricordo "E poi non sarei stato così tranquillo non pensi? E per finire, non ci sono neanche andato a letto." ridacchio passandomi una mano tra i capelli, mentre Sara cerca di riprendersi.
La guardo mentre si fa aria e ride di se stessa.
"Mi sono preoccupata da morire." confessa con una risata nella voce.
"Sei paranoica." scuoto la testa.
Ed è vero, mia sorella è paranoica, soprattutto per quanto riguarda me.
Ha il terrore che io faccia qualche cazzata, come quella di mettere incinta una ragazza.
"Lo so, lo so è che mi preoccupo per te." mi abbraccia e inizia a riempirmi di baci.
"Eddai Sarè, finiscila!" la allontano un po' da me, ma lei resta comunque seduta sulle mie gambe.
Nonostante tutto non potrei amare più di così di mia sorella.
Stavolta sono io ad abbracciarla e quando ci separiamo lei mi sorride.
"Allora mi spieghi cosa è successo?" domanda con una certa pretesa.
So che non vede l'ora di sapere qualsiasi cosa.
"Io ed Emma ci siamo messi insieme giorno 13..." inizio a raccontare, ma vengo prontamente interrotto dall'urlo di Sara che si alza di scatto dalle mie gambe.
"Cosa? Quando avevi intenzione di dirmelo eh? Fai schifo!" mi lancia contro un tovagliolo di carta accartocciato.
Perché deve essere sempre così esagerata?
"Volevo dirtelo di persona e non al telefono." mi giustifico, lei sembra apprezzare la mia motivazione e mi fa cenno di continuare.
Così prendo un respiro e le racconto tutta la situazione che si è andata a creare con Emma, subendo di tanto in tanto i suoi strilli esaltati o contrariati a seconda di ciò che dico.
Quando finalmente ho finito di parlare, mia sorella resta a fissarmi ancora per qualche minuto senza dire nulla, probabilmente mentre rimette in ordine le idee dopo avermi ascoltato.
"Quindi adesso...lei è in hotel con la febbre a 39, tu vuoi chiarire e vuoi sapere come sta?" chiede retoricamente.
"Sì, esatto." annuisco disegnando cerchi astratti sul legno opaco del tavolo.
"Ed esattamente perché sei ancora qui?" Sara si alza improvvisamente dalla sedia di fronte alla mia e tirandomi per un braccio costringe anche me a mettermi in piedi.
La guardo confuso.
Ma se le ho appena detto che non ci parliamo! Cosa dovrei fare in questo momento?
"Sei stupido? Vai da lei! Parlale e falle compagnia. Devo sempre insegnarti tutto!" esclama con tono esasperato, come se stesse parlando con un bambino a cui dover spiegare davvero qualsiasi cosa.
"No! Non mi vorrà nemmeno ascoltare!" rifiuto con decisione.
Mia sorella alza gli occhi al cielo con un sospiro.
"Sei ancora arrabbiato con lei?"
Lo sono?
"Non tanto." mormoro.
So che la maggior parte delle cose che ci siamo detti erano dettate dalla rabbia del momento.
Io non voglio che lei non si avvicini più a me e non voglio neanche che dimentichi cosa c'è tra noi.
"No, non lo sono." affermo alla fine con certezza.
"Bene! Allora vai da lei!" esulta mia sorella spingendomi praticamente fuori dalla porta della cucina.
Mi convinco ad uscire e raggiungere quella che voglio continuare a definire la mia ragazza, ma poi un pensiero mi blocca.
"Le preparo una torta prima." annuncio rientrando in cucina e iniziando a prendere ciò che mi serve.
"Sei il fratellino più dolce del mondo!" Sara mi stringe le guance tra le mani e mi dà un bacio sulla fronte, mentre io rido della sua euforia.
La verità è che Emma mi sta facendo diventare completamente stupido tirando fuori il lato più tenero di me e forse mi sto davvero innamorando di lei.
Emma
"Emma, ti serve qualcosa?" mi richiama Valentina sedendosi sul mio letto, accanto a me.
Lei e Lauren si stanno occupando di me con una dolcezza che non mi sarei aspettata.
"No Vale, tranquilla." rispondo con un filo di voce senza neanche aprire gli occhi per il forte mal di testa.
"Allora io vado." la sento alzarsi dal letto e prendere la borsa e il cappotto.
È stata con me per pranzo, rinunciando a qualche ora in più con suo figlio e non potrei esserle più grata di così.
"Grazie mille, Vale."
"Figurati, tesoro. Per qualsiasi cosa Lauren è in camera di Dani."
Annuisco distrattamente senza nessuna voglia di chiamare qualcuno.
Non voglio disturbarle e ho bisogno di riflettere un po'.
Sento i passi di Valentina che si allontana e la porta che si richiude e poi mi lascio andare ad un pianto liberatorio.
Sono nervosa e incazzata per tutto.
Non faccio altro che pensare a Simone e adesso ho anche il terrore di perdere la voce per colpa della febbre.
Se non dovessi riuscire a cantare probabilmente non potrei neanche continuare a far parte del programma.
Senza il mio permesso le lacrime ricominciano a scendere contribuendo ad aumentare il mio mal di testa già insopportabile.
Vorrei dormire, ma appena chiudo gli occhi mille dubbi e pensieri mi assalgono ancora più violentemente, quindi mi rassegno al mio pianto da bambina e aspetto di stancarmi tanto da addormentarmi.
Il rumore della porta che si apre però mi fa sussultare e fa fallire il mio buono proposito di disperarmi in pace.
"Lauren, sto bene, Valentina è stata qui fino a dieci minuti fa." mormoro in inglese tenendo gli occhi chiusi per non vedere la luce.
Mi porto anche le mani sul volto per non farle capire che sto piangendo come una stupida.
"Grazie Lauren, le chiavi puoi tenerle tu, io resto qua." una voce morbida e calda, che conosco molto bene, mi fa battere più velocemente il cuore.
"Figurati, allora a più tardi!" sento esclamare dalla ballerina e poi la porta si chiude per l'ennesima volta nella giornata.
Asciugo lentamente i miei occhi e le mie guance e con altrettanta calma inizio ad aprire gli occhi per trovarmi davanti Simone in tutta la sua bellezza, con un piatto coperto in una mano e una bustina nell'altra.
Ha un sorriso dolce stampato sul volto e quasi non mi sembra vero.
Perché mi sorride dopo quello che gli ho detto?
Ho le allucinazioni causate dalla febbre?
Continuo a fissarlo senza dire una parola, osservo ogni suo movimento, lo guardo mentre poggia il piatto e la busta sul comodino accanto al mio letto e con tranquillità si toglie la giacca pesante per poi lasciarla sul letto di Lauren.
Neanche lui dice una parola, ma si avvicina con tanta lentezza che sembra quasi non voglia spaventarmi.
Mi si siede accanto e io mi rigiro su un fianco per lasciargli più spazio sul letto singolo.
Le sue dita gelate iniziano a spostarmi le ciocche fuori posto dietro l'orecchio e solo quando sono finalmente tutte in ordine, la sua mano si posa sulla mia guancia ancora umida.
I miei occhi non si staccano nemmeno per un secondo dai suoi che sono tanto profondi da poterci leggere dentro qualsiasi cosa.
"Hai pianto?"
Finalmente spezza il silenzio con una domanda che suona però più come un'affermazione.
Io comunque annuisco impercettibilmente.
"D'accordo." sussurra senza un apparente motivo e poi mi guarda ancora un po'.
Solo dopo qualche altro secondo di silenzio il suo viso si avvicina al mio e le sue labbra, fredde a contatto con la mia pelle bollente, si poggiano con leggerezza sulla mia fronte.
"Tu scotti." dice contro il mio viso con un pizzico di preoccupazione nella voce.
E forse è proprio la preoccupazione che percepisco nel suo tono e nel suo sguardo che mi fa scoppiare nuovamente a piangere.
Il senso di colpa per quello che gli ho detto torna ancora a galla, più forte.
"Perché piangi? Sei preoccupata per la febbre?" mi guarda confuso e si allontana un po' per guardarmi in faccia.
Io scuoto la testa provando a fermare i miei singhiozzi senza successo.
"Emma, per favore calmati." le sue mani mi prendono le guance costringendomi a guardarlo e asciugando le mie lacrime.
"Scusami, non volevo dirti quelle cose. Non penso davvero quello che ho detto. Non voglio spezzarti il cuore." spiego prendendogli le mani.
Lui mi sorride e incastra le nostre dita.
"Lo so..." mi accarezza il viso "...e io non voglio che tu faccia finta che tra di noi non ci sia stato nulla."
"Quindi vuoi ancora stare con me?" chiedo, temendo davvero di ricevere una risposta negativa.
Simone ride sfiorando le mie labbra con le sue soffici.
"Certo che voglio stare con te, Pupellina." soffia sulla mia bocca prima di baciarmi.
La sensazione delle nostre labbra che si scontrano mi spegne il cervello, ma non appena riacquisto lucidità spintono Biondo con la poca forza che ho.
"E adesso che c'è?" domanda visibilmente confuso.
"Ti contagio la febbre." gli poggio un dito sulle labbra carnose che tuttavia vorrei continuare a baciare all'infinito.
Lui scuote la testa ridendo.
Ci guardiamo ancora per qualche istante, i nostri nasi che si sfiorano e i nostri respiri che si mescolano.
Il mio stomaco sottosopra per la felicità.
"Sei preziosa e mi stai facendo fare cose stupide, molto stupide." ridacchia strofinando il mio naso con il suo.
"Del tipo?" automaticamente rido anche io e ogni malessere sembra essere scomparso.
Sento ancora ogni parte del mio corpo indolenzita e incandescente, la mia testa probabilmente ha intenzione di scoppiare e gli occhi bruciano per la febbre alta, ma adesso che so di avere di nuovo Simone con me tutto passa in secondo piano e quasi non mi riconosco.
Come ha fatto a farmi diventare così dipendente da lui?
"Del tipo che non solo ti ho perdonata nonostante quello che mi hai detto, ma ti ho anche preparato una torta." si allunga verso il comodino per prendere il piatto e non appena lo scopre rivela una piccola cheescake che mi fa venire l'acquolina in bocca nonostante io da ieri non abbia avuto assolutamente fame.
Mi metto a sedere meglio sul letto e sorrido a Simone.
"L'hai preparata tu?" chiedo sorpresa, osservando la Nutella che ricopre la superficie candida.
"Chef Biondo solo per te." mi fa l'occhiolino atteggiandosi da vero sex symbol.
"Sei un tesoro!" gli prendo il viso tra le mani e gli stampo un bacio su entrambe le guance.
Lui fa roteare gli occhi con aria di superiorità e poi si toglie le scarpe per sdraiarsi sul letto accanto a me.
"Sì, ma mo non t'abituà eh." si allunga verso il comodino e prende dalla busta una forchetta e un tovagliolo che mi passa.
Prendo la forchetta e appena assaggio il primo boccone di torta non riesco a trattenere un sospiro di piacere.
Amo mangiare e Simone, che adesso mi sta prendendo in giro, questo lo sa bene.
Mi volto verso di lui e lo trovo ad osservarmi con un sopracciglio sollevato e un sorrisetto malizioso stampato sulle labbra.
"Non giudicarmi." gli punto la forchetta contro.
"Non lo sto facendo." si difende "Ma tu sei proprio una bambina." mi attira verso di lui e dopo una serie di imprecazioni per la difficoltà di stare in due in un letto singolo, riesce a farmi sedere tra le sue gambe facendo a aderire la mia schiena al suo petto.
Il suo corpo che mi è sempre sembrato bollente, adesso è una fonte di freschezza per me.
Mi tiene una mano premuta sulla fronte e il mal di testa diminuisce momentaneamente.
"Tu non mangi?" chiedo dopo un po' rendendomi conto del fatto che sto divorando una torta da sola.
"No, l'ho preparata per te." risponde semplicemente mentre mi sposta i capelli dietro le spalle.
"Non l'assaggi nemmeno?" domando ancora.
"Non mi va Pupellina, stai tranquilla." mi dà un bacio sulla testa e poi inizia a smanettare un po' al telefono mentre io mi chiedo cosa abbia fatto di tanto speciale per avere accanto una persona come Simone.
-
L'unica cosa che percepisco è buio.
Assoluto buio.
Buio pesto.
La testa mi pulsa tanto da farmi impazzire e sento gli occhi lacrimare per la temperatura che si è sicuramente alzata durante la notte.
Mi sento uno schifo.
Mi muovo delicatamente tra le coperte e nonostante il raffreddore riesco a sentire il profumo di Simone, quindi muovo la mano cercandolo a tentoni.
Lo trovo subito considerando che ci troviamo in un letto a mezza piazza e che siamo praticamente aggrovigliati.
Non sapevo che stesse dormendo da me e in realtà non so nemmeno che ora sia.
La mia mano viene subito bloccata dalla sua che mi stringe il polso.
"Cazzo Emma, sei bollente!" esclama improvvisamente pimpante.
Si mette a sedere di scatto e accende la piccola abat-jour accanto al mio letto illuminando in parte la camera.
Non appena però la luce arriva ai miei occhi, una fitta lancinante colpisce le mie tempie provocandomi quasi la nausea.
"Prendi questa." dice Simone con tono autoritario passandomi una pastiglia e un bicchiere d'acqua.
Mando giù la pillola e lui si alza dal letto provocando il mio malumore.
"Dove vai?" mi lamento provando ad afferrarlo per la maglia.
"A prendere un asciugamano bagnato. Torno subito, tu intanto misura la febbre." si abbassa verso di me per darmi un bacio sulla fronte e prima di andare verso il bagno mi lascia il termometro in mano.
Io posiziono il termometro sotto l'ascella e mentre aspetto che il mio ragazzo torni continuo a tenere gli occhi serrati e a massaggiare la mia fronte senza ottenere nessun beneficio.
"Eccomi."
Fortunatamente è di nuovo da me dopo pochi minuti.
Si siede sul letto, appoggiandosi ad un ginocchio, e poggia sulla mia fronte un panno gelato che inizialmente mi fa sussultare, ma che poi mi provoca una sensazione di sollievo.
Nel frattempo Simone mi sfila il termometro per controllare la temperatura vicino alla poca luce.
"È troppo alta..." mormora abbassandosi di nuovo verso di me "Vado a chiamare qualcuno."
Fa per allontanarsi ancora ma io lo fermo prima.
"Non c'è bisogno, tra poco starò meglio."
Mi conosco e so bene che quando sono influenzata la febbre raggiunge temperature esagerate durante la notte e so anche che domani mattina andrà meglio.
"Ne sei sicura?" mi accarezza i capelli.
"Sì, certo." chiudo gli occhi e mi lascio cullare dalle sue carezze mentre sento il sonno che prende nuovamente possesso di me.
Simone si sdraia un'altra volta accanto a me lascia che io mi accoccoli tra le sue braccia.
Gli do un bacio sul naso, mi rigiro nel letto e mi rannicchio in posizione quasi fetale contro il suo corpo.
Lui fa scorrere la mano sul mio braccio fino ad intrecciarla alla mia sul mio ventre.
Sembra impossibile trovarsi in questa situazione dopo il litigio di venerdì scorso e invece a quanto pare lui è un ragazzo ancora più speciale di ciò che sembra ed è qui per me adesso.
"Adesso dormi amore, dormi." mi dà un bacio tra i capelli e il suo respiro si infrange sul mio collo con un ritmo sempre più regolare.
Amore.
Spazio autrice
Dopo un mese (meno un giorno😂) sono riuscita ad aggiornare finalmente e spero di essermi fatta perdonare con questo capitolo che è venuto fuori inevitabilmente smielato.
Chi mi segue da un po' ormai conosce il mio spirito romantico e dopo l'ultimo capitolo che è stato tutto fuorché dolce, sono stata felice di poter tornare a scrivere seguendo lo stile che mi si addice di più e che soprattutto si addice ai Biemma!😍
Grazie davvero di cuore a chi commenta e vota; io adoro scrivere, ma voi lo rendete ancora più piacevole per me dimostrando che che apprezzate ciò che scrivo!❤️
Al prossimo capitolo✨
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