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11. Sensi di colpa

"I guess that's how I know you
So hold you close
To help you give it up
So kiss me like you wanna be loved."
-Ed Sheeran (Kiss me)

Biondo
Sono fermo da dieci minuti davanti alla porta della camera di Emma, indeciso se bussare o meno.

Quando non l'ho vista a colazione stamattina, mi sono preoccupato e ho chiesto a Lauren cosa fosse successo.
Lei mi ha detto che Emma semplicemente non voleva scendere e preferiva restare a letto.

Anche ieri sera era strana, sembrava sconvolta, e io non posso far finta di niente.
Le sono sempre stato accanto da quando è entrata nella scuola e non ho intenzione di tirarmi indietro adesso.

Non mi interessa se lei sta ancora mantenendo fede alla sua protesta del silenzio nei miei confronti; io non sono mai stato d'accordo con questa storia dello stare lontani e ora ho bisogno di parlarle.

Prendo improvvisamente coraggio e finalmente busso alla porta.

Aspetto qualche minuto, ma nessuno viene ad aprire, quindi riprovo.

"Chi è?" chiede lei schiarendosi la voce palesemente rotta dal pianto.

Ero sicuro che qualcosa non andasse.

"Emma, sono io. Apri per favore." dico desiderando impellentemente di abbracciarla per calmarla.

"Puoi passare dopo?" domanda ancora tra un singhiozzo e l'altro.

"No, voglio vederti ora." insisto, ma non ricevo nessuna risposta.

Lascio passare un minuto e non succede nulla.
Io resto dietro la porta a bussare e lei non sembra avere nessuna intenzione a farmi entrare.

"Emma, se non apri la porta adesso, sarò costretto a buttarla a terra e poi verrei espulso dalla scuola. Non ti sentiresti in colpa?"

Dopo appena qualche secondo sento la serratura scattare.

Sorrido soddisfatto; sapevo che Emma non avrebbe resistito ad una provocazione del genere.
È troppo buona.

Apro lentamente la porta e la vedo di spalle mentre singhiozza.

"Che succede?" la prendo per i fianchi e facendola voltare la costringo a guardarmi.

Il suo volto è rigato dalle lacrime, ma io la trovo comunque bellissima come sempre.

Lei scuote la testa abbassando lo sguardo.

"Per favore Emma, se non mi parli e continui a piangere, mi fai stare male." la incito e vedo un piccolo sorriso farsi spazio sul suo broncio.

Le sorrido anche io di rimando e istintivamente l'abbraccio lasciando che si sfoghi piangendo e aspetto che lei sia pronta a parlarmi.

Restiamo cuore contro cuore per qualche secondo o minuto o forse un paio di ore.
Inspiro il profumo dei suoi capelli e gioisco interiormente per questo momento tra di noi dopo una lunga settimana in cui siamo stati lontani.

"L'ho lasciato."

Ho bisogno di un minuto pieno per assimilare le sue parole pronunciate senza preavviso.
Si è sempre confidata con me da quando è qui, ma adesso mi sembra tutto diverso.

Mi sento stranamente euforico, ma allo stesso tempo sono confuso dal suo pianto disperato.

La allontano un po' da me per guardarla in faccia e noto che adesso non piange più.

"Mi sento terribilmente in colpa." spiega, forse notando il mio sguardo in cerca di risposte.
"Non ti saresti sentita in colpa a stare con lui senza amarlo?" le chiedo senza troppi giri di parole.

Era chiaro come il sole che il loro rapporto fosse arrivato alla fine.
Lo capivo dalle parole di Emma e da quegli stralci di conversazione che qualche volta ho sentito mentre parlavano al telefono.

"Sì, ma adesso è strano."

Capisco esattamente cosa vuole dire.
È strano lasciare una persona con cui hai condiviso tanto, che fa fatto parte della tua quotidianità per lungo tempo.
Si crea un vuoto che non sai definire.
Non c'è dolore, c'è solo nostalgia di qualcosa che era diventata una certezza diversa dalla passione travolgente e dall'amore che stupisce ogni giorno.

"Lo so, ma non voglio vederti piangere." le pizzico la guancia asciugandole le lacrime e lei mi sorride.
Mi sorride spesso e io adoro che lo faccia.

"Grazie, come sempre."

Questa volta è lei ad abbracciarmi e io la stringo, piacevolmente colpito da questo suo slancio di affetto.

Mi ha evitato per tutto questo tempo e adesso non mi aspettavo che si riavvicinasse a me così facilmente.

Emma ha un carattere particolarmente introverso, non è facile entrare in sintonia con lei, ma a me è sempre venuto naturale.

"Mi sei mancata ultimamente." le confesso a bassa voce.

Mi imbarazza un po' dire queste cose, ma certe volte sento di non poterne fare a meno.
Avendola così vicina ora mi sono realmente accorto che questa distanza mi è un po' pesata.

Mi ero abituato ad averla sempre tra i piedi mentre non sapeva come spiegarmi nella mia lingua qualcosa che era successo o aveva qualche dubbio su una canzone o voleva confidarsi per una discussione avuta con le compagne.

Da dicembre abbiamo legato così tanto che mi è sembrato strano vederla scappare da me da lunedì fino a ieri sera.

E adesso mi sento tornato alla normalità.

Emma
Mi apro istintivamente in un sorriso per le parole di Simone, dette con una sincerità disarmante.
Mi hanno sorpresa.

Lui non parla tanto, più che altro dimostra il suo affetto, ma si imbarazza quando deve dire qualcosa e io lo capisco benissimo.

Sto per rispondergli che anche a me è mancato trascorrere il mio tempo con lui, ma improvvisamente mi torna in mente l'immagine di ieri sera.
Lui e quella ragazza attaccati che scherzavano tra di loro.

"Hai saputo come consolarti però! Non sei certo rimasto da solo." sputo fuori con un pizzico di acidità.

Lui mi guarda confuso e io sciolgo l'abbraccio, pentendomi subito della stupidaggine che ho appena detto.

Ho per caso appena fatto la figura della ragazza gelosa?

Senza motivo tra l'altro! Penserà che sono stupida.

"Non ti seguo." piega le labbra in una smorfia e continua a guardarmi.

"Niente, lascia stare." liquido la discussione con un gesto della mano, ma peggioro la situazione.

Lui mi fissa alla ricerca di una risposta e sbuffa perché io non parlo.

"Aspetta...ti riferisci a ieri sera?" si apre in un sorriso che non riesco a decifrare.
Un misto tra il vittorioso, il divertito e il soddisfatto.

Io alzo le spalle fingendo indifferenza e prendo alcune magliette da sopra il letto per ordinarle dentro l'armadio evitando così il suo sguardo.

Il mio comportamento è però una conferma per lui che scoppia a ridere.

Ma perché non sto mai zitta quando dovrei farlo? Perché devo parlare nei momenti meno opportuni e perché lui è improvvisamente così bravo a capire il mio inglese?

"Che c'è di così divertente?" chiedo con aria di sufficienza, dandogli ancora le spalle.

"Sono lusingato che tu sia gelosa di me." inizia e io faccio per protestare, ma vengo bloccata dalle sue parole "Ma non hai motivo di essere gelosa di Sara."

"Io non sono gelosa di nessuno." puntualizzo tirandogli una felpa addosso.

Simone continua a ridere in maniera incontrollata e non riesce a finire la sua frase.
Mi sta forse prendendo in giro?

Sta iniziando ad innervosirmi.

"Simone, esci per favore." gli intimo indicando la porta.
"No Emmina, scusa, scusa, scusa!"

Probabilmente ha notato il mio sguardo e ha smesso di ridere.
Adesso mi guarda con gli occhi dolci e mi sorride.

Lo odio quando fa così.

Sospiro sconfitta riprendendo la mia attività dedicata alla sistemazione dell'armadio.

Tutto d'un tratto è calato il silenzio nella stanza.
Sento solo il rumore del respiro di Simone alle mie spalle che si fa sempre più vicino, fino a quando non si infrange sul mio collo facendomi sussultare.

Le sue mani si poggiano sui miei fianchi e mi sembra di poterne sentire il calore anche attraverso il pesante maglione che indosso.

Mi mordo la lingua in preda all'agitazione.
Non so cosa fare.

Non ho realmente voglia di allontanarlo da me, ma la mia parte razionale mi dice che è proprio questa la cosa giusta da fare.

Lentamente mi fa girare verso di lui con incertezza, come se non volesse spaventarmi.

Quando ci ritroviamo faccia a faccia, a pochissimi centimetri di distanza, esattamente come lunedì scorso, il mio cuore perde un battito e non posso far a meno di sorridere.

Mi sento totalmente controllata da una sensazione di euforia e timore che avevo dimenticato.

Sento chiaramente la tensione tra di noi in questo momento e so che è un errore lasciarmi andare, in balia della nostra attrazione reciproca.

Poi le labbra di Simone toccano le mie.
Con calma, senza nessuna fretta.

Non si muove, forse in attesa di una mia reazione.
Peccato che io non sappia assolutamente cosa fare e resto ferma.

Solo dopo qualche secondo mi accorgo che le mie braccia gli stanno circondando il collo e che la mia bocca si è schiusa per lasciargli libero accesso.

Per un tempo indefinito, che mi sfugge, le nostre bocche rimangono incastrate tra di loro, si cercano; le nostre lingue che si incontrano sembrano conoscersi da sempre e io mi sento al posto giusto nel momento giusto, nonostante tutto mi appaia così strano.

È l'impercettibile morso che Simone riserva al mio labbro inferiore che mi fa risvegliare dal mio stato di trance.

Mi allontano di scatto, sorprendendo anche me stessa per la velocità del mio movimento.

Lo sguardo di Biondo passa dall'essere desideroso, al deluso e infine al malizioso.

"Non posso, mi dispiace." sono le mie uniche parole.

Lui continua a guardarmi e io credo di essere diventata di un colore illegale in viso.

"Lo so che per te è ancora presto, ma volevo farlo da un bel po' e volevo che tu non fossi più fidanzata." ammette con la voce ancora roca "Adesso non ho fretta, rispetterò i tuoi tempi."

Le sue parole mi sciolgono completamente il cuore e non so cosa dire.
Mi sento tanto confusa che mi fa male la testa.
Non potrei dare una risposta giusta a quello che lui mi ha detto.

È successo tutto troppo velocemente e non ho avuto il tempo di realizzare nulla.

Da una parte vorrei baciarlo di nuovo e dirgli che anche io qualche volta ho desiderato lo facesse.
Allo stesso tempo il senso di colpa mi pervade con maggiore violenza di ieri.

Ho lasciato il mio fidanzato da meno di ventiquattro ore e già bacio un altro?
O è stato lui a baciare me e io quindi non sono colpevole di nulla?

Ma chi voglio prendere in giro?
Il suo bacio mi è piaciuto e se non avessi avuto un minimo di buon senso, gli sarei ancora attaccata.

Incontro di nuovo gli occhi scuri di Simone e sento le mie guance diventare sempre più calde se possibile.

"Ehm...io credo che adesso...è meglio se tu vai." è la mia stupidissima e impacciata risposta a ciò che lui mi ha appena detto.

Eppure non sembra affatto turbato, probabilmente prevedeva questa mia reazione.

Si dirige verso la porta e fa per uscire, ma prima di chiudersela alle spalle si rivolge di nuovo a me.

"E comunque Sara è mia sorella."

Mi dedica uno dei suoi tipici sorrisetti ed esce definitivamente dalla camera, lasciandomi imbambolata.

Facendo il punto della situazione: ho fatto una scenata ingiustificata perché non ho riconosciuto sua sorella e l'ho scambiata per una sua "amica", gli ho rivelato di aver lasciato Keanu, mi ha appena baciata e io ho baciato lui, mi ha praticamente detto che è pronto ad aspettare che io sia pronta a...a fare cosa?
A stare con lui?
A baciarlo di nuovo?

Ma perché è tutto così complicato?

Mi metto le mani davanti alla faccia in preda alla confusione più totale e cado a pancia in giù sul letto abbracciando un cuscino.

Non potevo fare più casini di così.

Spazio autrice
Dico solo una cosa citando Simone: "Sto in giostra!"😂
Dopo ieri sera non mi sono ripresa e non so se ci riuscirò mai, probabilmente continuerò a vedere in loop il video del duetto fino al 2020😍😍😍
Detto ciò, il capitolo "cade a pennello"! Dopo il primo bacio in diretta dei Biemma di ieri sera, vi lascio con il primo bacio Biemma della mia storia e spero che possa piacervi e che non vi deluda! Fatemi sapere cosa ne pensate e perdonate eventuali errori che non ho notato ❤️

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