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Leticia

I portoni si richiudono rumorosamente lasciando fuori il familiare ticchettio della pioggia. Una figura avvolta in un mantello nero attraversa la navata del posto a grandi passi sgocciolando ovunque. Giunta di fronte all'altare una sorella le va incontro.

"Posso esservi d'aiuto?".

"Dipende se hai tempo di ascoltare i problemi di una vecchia amica". Levandosi il cappuccio Antoniette è finalmente in grado di vedere la suora per quanto ci sia da vedere.

Tutto il corpo infatti è coperto da una lunga tonaca bianca come i capelli sono nascosti sotto un velo del medesimo colore.

Dietro tutto quel rigore solo il viso riesce ad emergere, i lineamenti morbidi insieme alle labbra sottili fanno subito trovare a proprio agio chiunque si trovi a parlare con la sorella, mentre un piccolo neo sotto l'occhio ne rivela la reale bellezza.

Anche con l'ostruzione della tonaca Antoniette è perfettamente in grado di ricordare la splendida corporatura dell'amica e quando il caso vuole la stoffa le aderisce abbastanza da permettere di vedere la stessa cosa a chiunque la stia osservando in quel momento.

"Anto che piacere vederti".

"Credimi Leticia il piacere è tutto mio".

Le due si stringono in un forte abbraccio, un semplice contatto, ma i piccoli movimenti involontari dell'amica permettono a Leticia di leggerne le emozioni alla perfezione. Quando le due si staccano le chiede: "Cosa c'è che non va cara?".

"Cavolo ho sempre trovato inquietante questa tua attitudine a sondare l'animo delle persone. Non pensi che poteri essere venuta qui solo per salutare una vecchia amica e congratularmi per la bella chiesa a cui è stata assegnata?".

"Bel posto dici?".

"Certo, guarda quelle navate sono meravigliose, superate in bellezza solo dalle vetrate multicolore e dai dipinti del sacro Lindor. Poi la seta bianca delle tovaglia, l'oro dei candelabri, l'argenteria e le panche in legno massello; la ricchezza trasuda fuori da qualsiasi ornamento in questo luogo".

"Si, ma è solo una facciata, in verità siamo messi male".

"Mi dispiace".

Antoniette si avvicina al cesto delle offerte tirando fuori da sotto il mantello fradicio un piccolo borsello. Dopo averlo aperto tira fuori una delle ultime monete d'argento che le rimangono con l'intenzione di donarla, ma viene bloccata da Leticia che l'afferra per un polso e scuote la testa.

"Conosco la tua situazione economica e non c'è bisogno che ti prodighi per il sacro Lindor se non sei neanche in grado di badare a te stessa".

"Lo sai che per me è un piacere aiutare anche se con poco".

"Certo. Però non è un aiuto finanziario quello che ci occorre adesso. Sai questo non è il posto che credevo quando ho preso i voti. I sacerdoti più in alto in carica pensano solo a celebrare il loro dio con grandi funzione e splendidi dipinti quando gli orfanotrofi non accettano più bambini. E a quelli che già accogliamo non siamo neanche in grado di offrire due pasti al giorno. Anche se tutti fanno finta di nulla la situazione peggiora di giorno in giorno. Questa città sta cadendo verso la rovina e il culto del sacro Lindor precipita insieme a lei".

Sconsolata Leticia si siede su una panca ad osservare un dipinto che rappresenta una corona fatta di pura con de mani aperte sotto, in mezzo un disco a rappresentarne il pianeta in cui vivono. Antoniette le si appoggia silenziosamente accanto a contemplare la raffigurazione del loro dio insieme all'amica.

Dopo un attimo di contemplazione e silenzio l'altra si riprende chiedendo.

"Ad ogni modo sei venuta qua in cerca del mio consiglio o sbaglio? Dimmi cosa ti turba?".

Quasi vergognandosi la ragazza minimizza: "A niente d'importante in confronto ai tuoi problemi".

L'altra la guarda fiutando la bugia ad un miglio di distanza: "Non c'è bisogno che mi tratti coi guanti, ti ricordo che ho 3 anni in più di te e poi qualunque sia il problema che ha la mia migliore amica non potrà mai essere cosa da niente".

"Sai sempre dire la cosa giusta al momento giusto".

"Basta imparare ad ascoltare".

"Dici sempre così eppure io non ti ho ancora detto nulla".

"Già e la cosa non va per niente bene, quindi o ti decidi a vuotare il sacco oppure sarò costretta a tirarti fuori i problemi a forza con le mie pinze. E non ridere, ogni suora è dotata di un paio personalizzato".

"Ah si? E come sono le tue?".

"Rosa con delle farfalline disegnate sopra ora sfogati".

La lapidarietà dell'amica fa nascere un sorriso sul volto di Antoniette che si sente finalmente pronta a condividere i suoi problemi.

"Si tratta di Cool".

"Perchè la cosa non mi sorprende? Son due anni ormai che non fai altro che parlare di lui, ormai è andata non lo rivedrai mai più, deciditi a voltare pagina".

"L'ho reincontrato pochi giorni fa".

"COSA? Eh non mi hai detto niente?! Spero vivamente tu l'abbia mandato a quel paese, per colpa sua hai perso tutto".

"In verità ci ho fatto sesso...", Leticia è già sul punto di esplodere quando Antoniette la blocca continuando a parlare: "...poi abbiamo cercato di fare assassinare delle persone".

A quelle parole lo sguardo di rimprovero dell'amica non fa che intensificarsi così la ragazza si sbriga a difendersi.

"Ho accettato il lavoro solo perchè pagavano bene ed ad ogni modo non l'abbia portato a termine. Per la seconda volta Cool ha scelto qualcun'altro al posto mio, così siamo finiti a combattere, lui ha vinto, io sono svenuta ed è finito tutto che mi sento di nuovo abbandonata e sola come un cane".

Vedendo lo sguardo affranto dell'amica Leticia non può far altro che abbracciarla con tutto l'amore che possiede nel disperato tentativo di consolarla.

"Oh piccola mia, non vorrei dirtelo, ma quel ragazzo non ha fatto altro che portarti guai e spezzarti il cuore ogni volta che l'hai incontrato. Ti prego promettimi una cosa".

Antoniette alza la testa dal petto dell'amica per ascoltarla meglio come se non sapesse che cosa le stava per chiedere, quando invece ne era perfettamente a conoscenza.

Questo perchè è la stessa cosa che lei da quando si è risvegliata nel laboratorio di Lermitage si sta ripetendo senza sosta.

"Promettimi che la prossima volta che lo incontrerai gli darai un bel calcio nelle palle per te e poi anche uno da parte mia".

In quell'esatto momento le campane della chiesa rintoccano annunciando l'inizio dell'ora di preghiera per suore e frati.

"Adesso devo andare, il dovere mi chiama".

"Capisco, grazie per avermi ascoltata".

"Se vuoi puoi unirti a pregare insieme a noi, sentirti un po' più vicina al sacro Lindor non potrà farti che bene allo spirito. Inoltre dovresti confessare i tuoi peccati. Anche se alla fine hai fallito la sola intenzione di voler togliere la vita è una grave colpa".

"Hai ragione, dammi un attimo per sistemarmi ed arrivo".

Leticia sentendo nuovamente la campana si affretta ad attraversare una porta lasciando Antoniette sola a riprendersi.

Ad un certo punto il rumore familiare della pioggia ritorna a farsi sentire e due figure molto familiari entrano nella chiesa fermandosi all'ingresso.

Scrullandosi di dosso l'acqua dai vestiti Cool e Flemeth fissano la loro ex compagna.

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