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A.

"Lei?"

[...]

"Che ci fa qui?"

"Questa è la casa di mia figlia."

"Oh, mi dispiace tanto. Togliamo subito il disturbo."

"No, vieni. Te la mostro. Ho tutte le sue foto appese ad una parete, così quando vi passo accanto rivivo quei momenti."

"Sono sicura che sarebbe  stata un'ottima nonna."

"Ti ringrazio. Io vorrei tanto che mia nipote fosse come te, ma purtroppo non si può fare." Disse, sorridendomi. "Vi piace la casa?"

"Sì, è davvero bella." Pronunciai, ricambiando il sorriso. "Sarebbe perfetta per noi."

"Se volete, ve la posso regalare."

"No, è stata fin troppo gentile a non cacciarci." Risposi. "E poi, ha così tanti ricordi qui. Non voglio rubarglieli."

"Insisto." Replicò. "Angel, per favore. Solamente tu puoi comprarla."

"Perché proprio io?"

"Ho aspettato tanto questo momento, e finalmente è giunto. Sono stata tanti anni, forse anche troppi, lontana da casa."

"Prima dove abitava, se posso chiedere."

"Certo, tesoro." Sorrise. "Risponderò a tutte le domande che vuoi." Ci fece accomodare sul divano e ci portò un bicchiere dell'acqua. Ringraziammo e continuò. "Abitavo in America, a Houston. È bella, ma Roma lo è di più."

"Concordo." Rispondemmo io e Niall all'unisono e la signora si mise a ridere dolcemente.

"Siete davvero dolci, sapete? Poi, tu Angie mi ricordi mia nipote. Gli stessi occhi profondi, lo stesso sorriso da bambina innocente, il volto angelico, i capelli biondi. Mia nipote era uguale a mia figlia. Mia figlia si chiamava Lara."

"E sua nipote?" Chiesi incuriosita.

"Ricordo che il nome l'ho scelto io, Lara me lo concesse. Così, scelsi... Angel." Sussurrò l'ultima parola. "Come te".

A tali parole mi pietrificai e mi alzai di scatto. Andai verso le foto e ne presi una, la guardai e la riguardai più volte.

"Quindi, sono io questa?" Soffiai, con la voce spezzata.

Vidi Niall alzarsi dal divano ed avvicinarsi, lasciandomi un bacio sulle labbra.

"Ti aspetto fuori." Sussurrai ed annuii. Si avvicinò, per accarezzandomi la guancia.

"Perché non mi hai mai cercata?" Le tolsi la mano. "Perché solo adesso? Sono dodici anni che aspetto una risposta a tutte le mie domande. Sono stata con quel mostro tutto questo tempo, costretta a vivere rinchiusa in casa. Potevo solo andare a scuola. Ma tu, dov'eri? Potevi portarmi via, invece non lo hai fatto!" Dissi, voltandomi ed uscendo.

Niall era lì fuori, ma continuai a camminare. In quel momento, volevo solo tornare a casa. Ero livida di rabbia ed il dolore era raffiorato. Una morsa mi stringeva il cuore. Sentivo gli occhi bruciarmi e guardai in alto, ripentendomi di non piangere. Ma crollai, scoppiando in lacrime. Iniziai a correre, per arrivare a casa il prima possibile. Non mi importava quanto fosse lontana.

"Ehi, torna qui!"

"Niall, per favore." Mi lamentai.

"Voglio solo aiutarti!" Gridò, ma continuai.

Arrivata al bivio, vidi una macchina sfrecciare a tutta velocità e sfiorarmi i capelli. Mi si mozzò il respiro e solo allora realizzai che avevo rischiato di essere investita. Rimasi paralizzata, con il respiro affannato per via dello spavento.

"Stai bene?" Mi abbracciò, ma non ricambia. Avevo le braccia lungo i fianchi e piansi. Piansi più che potei. "Shh." Mi attrasse a sé e mi rifugiai nel suo petto, stringendolo più che potei.

"Scusa." Dissi singhiozzando.

"Non scusarti, piccola."

"Ma ti ho risposto male." Mormorai, iniziando a placare i singhiozzi. Ma non le lacrime, che ormai mi bagnavano le guance.

"Non importa, è passato. È normale la tua reazione, dopo quello che ti ha detto. Avrei reagito allo stesso modo."

"Mi dispiace."

"Non piangere, per favore."

"Non ci riesco."

"Ora torniamo a casa e ci distendiamo sul letto, ma soltanto se mi fai un sorriso?"

"Va bene." Cercai di sorridere sinceramente.

"Ora va meglio. Se vuoi sfogarti, sono qui."

"Lo so, grazie." Lo abbracciai, baciandolo.

Intrecciò la sua mano con la mia e tornammo a casa, camminando. Salimmo al piano superiore, gettandoci sul materasso.

"Ti piace quella casa?" Gli chiesi.

"Sì, è bella. E poi, è spaziosa ed accogliente."

Mi fece distendere sul mio corpo, stringendomi ed accarezzandomi. Mi beai del suo profumo e di quelle coccole che mi scaldavamo il cuore. Era il ragazzo più dolce che conoscessi, nonché il più carino.

"Un giorno ti porterò a Mullingar." Disse e lo guardai.

"Lo faresti davvero?" Chiesi sorpresa.

"I miei genitori dovranno pur conoscerti." Sorrise.

Dopodiché, ci stuzzicammo mordendoci il labbro a vicenda e guardandoci negli occhi intensamente, mentre giocavamo con ciocche dei nostri capelli. Ci scambiammo parole dolci e ridemmo. Alla fine mi addormentai sul suo petto, al ritmo dei battiti del suo cuore e lui con quelli del mio.

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