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[04]

A.

Tremavo all'idea di entrare in quella stanza, con persone sconosciute che mi avrebbero fatto domande su domande, ma volevo che quell'incubo finisse una volta per tutte. Così, incontrai gli sguardi di Melissa e di Karen e, dopo averle fatto cenno del capo, aprirono la porta ed entrammo.

Nella stanza c'erano un uomo ed una donna. Il primo era alto e robusto, l'aria severa, di uno che sapeva fare il suo mestiere alla perfezione. Era un bell'uomo, biondo ed occhi blu. La donna era al suo fianco e mi guardava con aria incerta. La fissai attentamente. Capelli lunghi castani, occhi neri profondi e bel fisico. Dovevo ammettere che era una attraente. Pochi istanti dopo essere entrate, l'uomo si avvicinò a me e si presentò, la donna lo seguì subito dopo.

"Buongiorno, sono Simon e lei è la mia assistente Belle. Se non sbaglio, lei deve essere la signora Karen, giusto?" Annuì.

"Loro sono Melissa, mia figlia. E lei è Angel, una sua amica."

"Piacere." Pronunciammo all'unisono, per poi stringergli la mano.

La sua stretta era possente, forse anche eccessiva, poiché mi fece lacrimare dal dolore. Dopo le presentazioni, si mise seduto sulla sua sedia. Con una gesto della mano ci pregò di metterci comode, poi riprese il discorso.

"Lei ha fissato ad oggi il nostro appuntamento, dicendo di voler denunciare un uomo."

"Esattamente, ma la denuncia non devo farla io." Fece una pausa prima di riprendere a parlare. "Vede, in realtà-"

"Vorrei denunciare il mio patrigno." Pronunciai tutto d'un fiato.

"Ok, dimmi il suo nome."

"Uhm..." Esitai un attimo e vidi la mano di Melissa dammi la forza. "John Smith."

"Bene, ora dimmi quanti anni ha."

"Trenta, da poco."

"Potresti descrivermelo?"

"Sì. Capelli corti neri, occhi color nocciola, leggermente a mandorla, alto e magro. È sempre vestito in modo casual, con dei jeans e maglia a maniche corte. Non ama vestirsi elegante."

"Perfetto. Adesso, ti ricordi da quanto tempo sei sotto la sua tutela?"

"Dodici anni domani."

"Ora, dimmi il motivo della tua denuncia."

"Mi ha sempre maltrattata fin da bambina e non mi vuole bene. Oltretutto, mi picchia di continuo. Torna a casa ubriaco tutte le sere." Feci una pausa. "Ha anche cercato di violentarmi più di una volta..." Iniziai a singhiozzare per poi cedere e scoppiare in lacrime. Melissa mi abbracciò e cercò di consolarmi.

"Va bene, non preoccuparti." Mi sorrise. "So che è difficile parlarne e molti hanno paura di farlo, ma sei stata bravissima, tanto che non ho bisogno di altro. La denuncia è stata fatta e da oggi sei sotto la tutela della signora Karen Taylor." Annuii, ancora con le lacrime agli occhi.

"Grazie." Mormorai flebilmente.

"Di niente ed arrivederci." Mi sorrise.

"Arrivederci." Cercai di abbozzare un sorriso.

Uscimmo dalla stanza. Avevo le guance rigate dal pianto, ma nonostante tutto ero felice, perché mi ero tolta un peso trattenuto da molto tempo. Il motivo dei miei pianti e dei miei tagli. A causa sua ero autolesionista, ed ogni volta che mi picchiava, mi chiudevo in bagno, sfogando il mio odio e la mia rabbia sulle braccia, senza che nessuno lo sapesse.

"Tutto bene?" Mi chiese Melissa.

"Sì." Sorrisi fintamente.

Tornai a fissare le mie scarpe, in quel momento molto interessanti, e pensai a tutte quelle volte che piangevo, o che mi tagliavo. Ripensai anche a quando ascoltavo la musica solo per distrarmi dal non farlo, anche se poi mi ritrovavo sempre in quel fottutissimo bagno.

"Dai, che hai?"

"C'è una cosa che devo dirti."

"Dimmi." Attesi che Karen fosse distante da noi per parlare.

"Beh, ecco..."

Non sapendo come introdurle il discorso, le mostrai le braccia. Rimase paralizzata per qualche secondo, poi proferì parola.

"Da quanto va avanti?"

"Qualche anno."

"Perché non me lo hai detto prima?" Alzò il tono di voce.

"Avevo paura ti saresti arrabbiata." Abbassai lo sguardo.

"Guardami." Mi alzò dolcemente il viso. "Non ce l'ho con te e tantomeno sono arrabbiata, ma voglio che inizi a fidarti di più. Siamo amiche sin da bambine, e sai che per qualunque cosa io ci sono. Voglio solo aiutarti e niente più."

"Lo so, grazie." Sorrisi.

Dopo quelle parole ci abbracciammo, le dissi di non dirlo a nessuno e la vidi annuire. Senza farci notare, affrettammo il passo per raggiungere sua madre.

Uscimmo dall'edificio e salimmo in macchina, per poi tornare a casa. Aperta la porta trovai Alex, il fratello di Melissa. Tra noi due non correva buon sangue, perché mi odiava, pur non sapendone il motivo. Io vorrei riuscire a parlare con lui, ma ogni volta che provo ad avvicinarmi, trova una scusa per allontanarsi ed evitarmi. Mi vide e, stranamente, mi salutò con un gesto della mano. Si avvicinò a me e mi abbracciò dolcemente.

"Benvenuta nella nostra famiglia, Angie." Mi sussurrò all'orecchio e fui sorpresa del suo gesto, ma non mi opposi e ricambiai la stretta. "Scusa per tutte quelle volte che ti ho trattata male e per tutte quelle volte che ti ignoravo, mi dispiace."

"Non importa, è acqua passata." Gli sorrisi e mi diede un bacio sulla fronte. Poi, mi prese per mano e mi portò in camera sua.

"Vieni, abbiamo delle sorprese per te. Speriamo ti piacciano." Sorrise.

Mi voltai verso Melissa, che mi guardò incredula. Entrai nella sua camera, ordinata per essere quella di un ragazzo. Le pareti erano blu e vi erano appesi numerosi poster della sua band preferita, suppongo, ed anche varie fotografia di famiglia.

Una di queste mi colpì particolarmente: era in bianco e nero, come se fosse una di quelle foto di un' epoca ormai passata, ma era semplicemente stupenda, sarà perché a me piace un po' questo stile. Ritraeva lui e Melissa da bambini. Lei aveva un vestitino bianco, mentre lui aveva un maglietta di un colore indistinto per via dell'effetto della foto, ma si poteva chiaramente riconoscere il blu acceso dei suoi jeans. Erano abbracciati e sorridevano, sembravano divertirsi molto. Pensai a tutte quelle foto mai scattate con i miei genitori e mi rattristai. Entrò nella stanza anche Nana, la loro cagna, che mi venne contro facendomi le feste.

"Ehi." Giocai con lei. "Perché siamo qui?" La accarezzai.

"Ora lo vedrai." Detto ciò uscì insieme a Karen ed a Drew, suo padre, lasciandomi sola con Melissa e Nana.

"Ma che succede?" Chiesi perplessa.

"Ora ti spiego. Ti ricordi quando parlavamo del concerto dei ragazzi?" Annuii. "Beh, quel giorno mia madre prese due biglietti, e le dissi che l'altro era per la mia amica, ma che lei non lo sapeva."

"Se è per la tua amica, che cosa c'entro io?"

"È per te, so quanto sono importanti per te i One Direction." Corsi ad abbracciarla e subito dopo entrò Karen.

"Grazie." Sorrisi ampliamente. "E grazie anche a te, mamma." Karen mi guardò incredula. "Non volevo, scusa."

"Fa sempre piacere essere chiamata mamma. Puoi farlo, hai il mio permesso." Disse dolcemente.

Entrarono tutti gli altri e dissero di avere una seconda sorpresa che, però, riguardava entrambe. Salimmo di sopra e quando aprirono la porta, ci si parò davanti una stanza immensa. Era una stanza matrimoniale.

"Vi piace?"

"È bellissima." Convenne meravigliata ed annuii.

"Sapevo che vi sarebbe piaciuta. In questo modo sarete sempre insieme, perché so che siete molto legate."

"Dimenticavo, ragazze. Il concerto è domani, perciò preparatevi perché domattina presto tutti in viaggio per Milano." Esordì Drew.

Io e Melissa iniziammo a piangere dalla gioia, non ci aspettavamo una cosa del genere.

"Vi accompagnerò io al concerto e poi vi verrò a riprendere. Così, mentre voi state lì, io, vostra madre ed Alex andremo a visitare la città. Che ne dite?"

-

N.

"Domani c'è il concerto in Italia. Non vedo l'ora, anche perché adoro le fan italiane. Tu invece, non sei entusiasta?" Sorrisi.

"Sì, amo l'Italia." Ridacchiò il riccio.

"Sono agitato per domani, solo l'Italia mi fa questo effetto."

"L'Italia o le italiane?"

"L'Italia in generale, Harry." Lo folgorai.

"Credi davvero che domani sarà un concerto come gli altri?"

"In che senso?" Mi accigliai e si voltò, mi guardandomi.

"Nel senso se ti mai chiesto di trovare la ragazza ideale."

"Lo spero tanto."

"Già, lo spero anche io." Chiuse gli occhi.

-

A.

Dopo averci annunciato del viaggio di domani, andai subito in camera a preparare le valigie. Misi tutto l'occorrente: qualche maglietta a maniche corte, qualche felpa, vans, l'intimo, calzini e shorts. Poco dopo entrò mia sorella e preparò anche lei le sue valigie e, visto che sarebbe stato un lungo viaggio, facemmo una doccia veloce per poi infilarci il pigiama e, dopo aver cenato, andammo a riposare.

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