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12. Sabotaggi e sensi di colpa




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Il mattino seguente, dopo essermi svegliata presto e aver camminato di buona lena per mezza città, arrivai con il cuore in gola e dieci minuti di anticipo al bar in cui avevo deciso di incontrarmi con Moon Bin.

Meno di due giorni prima gli avevo disperatamente chiesto di fare qualcosa, qualunque cosa, per potermi aiutare a sopravvivere alla mia vita infernale, determinata soltanto dall'assecondare gli ordini di quella sclerata di Ji Hae che era influenzata perennemente da quell'idiota di Eun Woo...

Tuttavia, ora che la situazione era stata stravolta da così a così nel giro di sole quarantotto ore, mi sentivo terribilmente in colpa anche solo ad aver pensato una cosa del genere.

Dunque, non mi restava che sperare di essere ancora in tempo per poter cambiare idea.

«Ciao, Bin-ah» salutai il mio amico, che già mi aspettava seduto ad uno dei tavolini tondi all'esterno del bar, dopodiché mi ci accomodai di fronte, tutta in tensione.

«Ji Eun-ah, sei arrivata!» esclamò lui con un cenno della mano, ricambiando il saluto.

Solo dopo che ebbi abbassato lo sguardo sul tavolo notai che aveva già ordinato la colazione per entrambi, consistente in un paio di deliziosi muffin al cioccolato a testa - i miei preferiti - corredati da due magnifiche tazze di caffè macchiato.

«Woah... quanta roba!» mormorai, con l'acquolina in bocca che mi stava salendo piano piano.

Come sempre, Bin conosceva a menadito i miei gusti. E sapeva anche che mangiavo tanto, specie al mattino.

«Beh, che vuoi fare, restartene qui a fissare queste leccornie come un pesce lesso? Mangiamo, su!» scherzò il mio amico, vedendomi evidentemente assorta a contemplare il paradiso più bello di sempre.

«Sì, mangiamo!» lo assecondai io, annuendo con un sorriso tirato per l'agitazione.

Speravo che almeno mangiare mi avrebbe aiutato a smorzare un po' la tensione, ma neanche il cibo questa volta riuscì nel suo intento.

Dopo aver dato un paio di morsi, infatti, il groppo in gola che sentivo non fece che peggiorare.

Per di più, Moon Bin non accennava nemmeno a cominciare il discorso.

Che dovessi farmi avanti per prima io? Del resto, non potevamo restare qui a guardarci e basta mentre mangiavamo.

«Allora, che mi dici riguardo a ciò di cui dovevamo parlare?» esordii quindi, cercando di mantenere un contatto visivo duraturo anche durante l'improvviso cambiamento di espressione del mio amico, che parve trasformarsi da spensierato a turbato in un nano secondo.

«Ecco, anche se non sono un hacker professionista, ho provato a fare del mio meglio per darti una mano, e...» fece lui, fermandosi proprio sul più bello.

Dannazione! Continuava ad annunciarsi, senza andare dritto al punto.

Non ero mica venuta per sentire i teaser, né tantomeno i trailer: io volevo la versione completa!

«E...?» lo incalzai allora, restando con un boccone in sospeso tra la bocca e l'esofago, a causa del mio eccessivo nervosismo.

«Dopo innumerevoli tentativi, utilizzando i più svariati algoritmi con l'ausilio di un calcolatore di combinazioni, sono riuscito ad hackerare la password del profilo online di Cha Eun Woo e ad entrare con quelle credenziali. Poi, visualizzando il blog ufficiale del suo fanclub, di cui - come mi avevi detto - fa parte anche tua sorella, ho risposto ai post e alle email delle fan in modo... non molto gentile, diciamo.» mi spiegò finalmente Bin, mentre per poco non mi strozzavo con il mio muffin.

Speravo sul serio di aver sentito male, ma mi sa proprio che le mie orecchie funzionavano ancora più che bene.

No... Non poteva averlo davvero fatto. Il Bin che conoscevo io non era così subdolo.

Certo, niente da ridere sul fatto che io lo avessi aizzato accendendo una miccia nella sua testa, quando gli avevo chiesto di fare qualcosa per distogliere le attenzioni di Ji Hae dal suo principe azzurro aka Cha Eun Woo, ma niente da ridire nemmeno sul fatto Moon Bin fosse un pazzo scatenato.

«Aspetta, cioè... mi stai dicendo che tu ti saresti finto Cha Eun Woo, attaccando verbalmente le fan - tra cui mia sorella - sul web?!» sbottai, sbattendo un palmo della mano sul tavolino, senza riuscire a contenermi.

Okay... Probabilmente mi stavo scaldando più del dovuto. Ma quando era troppo era troppo, e adesso Bin non aveva scusanti per passarla liscia.

«Sì, e allora?» replicò lui, con tutta la naturalezza di questo mondo. «L'ho fatto per aiutarti! Sono stato per due giorni interi a lavorare al computer perché tu mi avevi chiesto di fare qualcosa, pensavo approvassi almeno questo piano.» aggiunse, come se non riuscisse ancora a capire la gravità della sua sconsideratissima azione.

Deglutii il boccone rimasto a metà, cominciando a tremare per contenere la sfilza di parole che avrei tanto voluto rifilargli, e appellandomi al santo D.O. affinché mi facesse restare calma.

Tuttavia il mio sangue freddo non si mantenne tale tanto a lungo, infatti esplosi in meno di due secondi.

«Il fare qualcosa non includeva l'arrivare a tanto, Bin-ah! Certo, essendo tu un campione nel campo dell'informatica ti è venuto naturale agire così, ma hai veramente superato ogni limite! Adesso, a parte le fan sasaeng di Eun Woo che tenteranno il siucidio, pure il vero Eun Woo verrà accusato di diffamazione per ciò che non avrebbe mai minimamente pensato di fare!»

Dopo avergli rifilato questa raffica parole tanto da rimanere io stessa senza fiato, ingurgitai a forza il caffè macchiato e riappoggiai la tazza sul tavolo con violenza, infuriata.

Fortuna che il bar a quell'ora era ancora piuttosto vuoto, almeno non corsi il rischio di dare spettacolo.

«Che cosa?! E tu questo come lo sai, scusa?! Mica conosci la personalità di Cha Eun Woo!» gridò Bin, non avendo tutti i torti nel credere che io non ne sapessi nulla a riguardo, quando in realtà ero al corrente di una miriade di cose su quell'idol da strapazzo.

Okay, magari non conoscevo ancora Eun Woo così a fondo, ma quel poco tempo passato in sua compagnia mi aveva comunque permesso di farmi un quadro generale sulla sua personalità: per quanto avesse potuto mostrarsi odioso con le sue continue battutacce e frecciatine dirette alla sottoscritta, ero sicura al cento per cento che non sarebbe mai stato capace di compiere una cattiveria del genere su internet, tanto meno verso le sue care fan che tanto lo amavano.

In ogni caso, restava il fatto che Bin non fosse ancora a conoscenza delle avventure che avevo vissuto assieme ad Eun Woo nelle quarantotto ore precedenti, e comunque avrebbe dovuto continuare a restare all'oscuro di tutto.

«I-io...» balbettai, abbassando lo sguardo e girandomi i pollici sotto al tavolo.

Non sapevo proprio come reagire, adesso.

«E poi, sbaglio o fino a due giorni fa me lo avevi descritto come una persona di merda che non sapeva pensare a nient'altro che alla sua carriera e ad idolatrare la propria immagine?!» continuò lui, inveendo contro di me con un tono di voce acido e brusco che non gli si addiceva affatto, che mi fece rabbrividire.

Santo cielo. Ero con le spalle al muro.

Se gli avessi detto la verità, probabilmente mi avrebbe definito la persona più schizofrenica di sempre, che cambia idea su un idol da un giorno all'altro, ma, se fossi rimasta zitta, era evidente che non potevo pretendere di avere ragione, dandola quindi vinta a Bin.

Del resto, Moon Bin era buono e caro, ma, quando si arrabbiava, diventava intrattabile. Questa situazione in progressivo peggioramento ne era l'esempio più lampante.

«Due giorni fa non avevo ben riflettuto sulla situazione in cui mi trovavo, va bene?! Ero in un momento di rabbia e avevo solo bisogno di sfogarmi, motivo per cui tu non avresti dovuto fidarti così tanto di me e arrivare addirittura a fare qualcosa di eticamente scorretto! Quindi ora sbrigati a cancellare tutto quello che hai scritto sotto falso nome, e facciamola finita con questa storia!»

Alla fine optai per scaricare indirettamente la colpa su di me, anche se forse sarebbe stato meglio tacere.

Questa conversazione non stava andando da nessuna parte.

Lo sapevo che eravamo entrambi in torto, ma non riuscivo ad ammetterlo a me stessa.

«Senti, Ji Eun-ah, te lo dico chiaro e tondo: mi stai facendo proprio incazzare. Un tuo amico lavora giorno e notte per poterti dare un aiuto, e tu mi ripaghi screditandomi così?! Ah beh, allora grazie tante!» se ne uscì, mentre il suo volto infuocato stava assumendo lo stesso colorito di un peperone. «Al di là dell'eticamente corretto, io l'ho fatto per te, ho fatto fatica per una persona a cui voglio bene, e non intendo più tornare indietro, ormai! Non perderò ulteriormente il tempo per una persona che non mi apprezza!» ci tenne poi a precisare, puntando impetuosamente il dito contro la sottoscritta. Gli stava quasi uscendo il fumo dalle orecchie.

Aish... Testa calda di un Moon Bin!

«Si scatenerà il casino più totale sul web, con tanto di scandali e proteste, per colpa tua, e intendi startene semplicemente lì a guardare?!» provai a farlo ragionare, ma invano.

«Non era quello che volevi tu, rovinare la vita di quella star per poter migliorare la tua? Bene, allora dovresti essere solo contenta, ingrata!» replicò lui, incenerendomi letteralmente con lo sguardo, atteggiamento che mandò definitivamente a benedire i miei tentativi di restare calma.

Fu allora che non ci vidi più, e, accecata dall'ira più totale, mi alzai in piedi di scatto, mi allungai verso di lui e gli mollai quello che nei k-drama verrebbe definito un poderoso ceffone - anche se la mia forza era tutto un dire, avendo i muscoli piuttosto debolucci.

«Aish! Sei solo un lurido stronzo, Moon Bin!» condii poi il mio gesto già di per sé eloquente con questa frase più che azzeccata.

Ormai avevo superato i miei stessi limiti, motivo per cui nessuno mi impedì di aggiungere al tutto anche un evidente segnaccio con la mano, per poi voltarmi di spalle e cominciare a correre all'impazzata da dove ero venuta, senza neanche attendere una reazione da parte sua.

Molto probabilmente era rimasto di sasso, con la mano sulla guancia dolorante, senza muoversi di lì, confuso sul da farsi, non avendo mai avuto occasione di litigare così seriamente con una come me, dato che fondamentalmente avevo un'indole tranquilla... anche se quella mattina c'era stata una piccola eccezione.

Non so da dove diavolo fossero saltate fuori quelle mie parole così dure e taglienti, né quel gesto manesco e impulsivo; forse mi ero semplicemente imbestialita alla sola prospettiva che Eun Woo potesse uscirne ferito, per tutta questa storia nella quale non era nemmeno implicato.

Corsi per una decina di minuti, lasciando soltanto che timide lacrime di rabbia mista a sensi di colpa mi solcassero il viso, fino a che non arrivai alla spiaggia di Jeju Island, beandomi la vista appannata con un mare semplicemente stupendo.

Mi sfregai la faccia, pulendomi le lacrime di dosso con un braccio, per poi realizzare ciò che poco prima ero stata tanto restia ad ammettere: l'unica persona con cui avrei dovuto avercela ero io, e nessun altro.

Ero stata perfida anche soltanto a pensare di voler trasformare la figura angelica dell'Eun Woo che tutti conoscevano in una persona volgare e sfrontata, per poter vivere in pace e serenità... quando adesso avrei potuto raggiungere questo stato pacifico soltanto una volta che fossi stata sicura dell'incolumità di Eun Woo.

Accidenti a me e alla mia eccessiva impulsività, a causa della quale avevo completamente perso il controllo.

Moon Bin non avrebbe fatto nulla di tutto ciò, se non glielo avessi chiesto io, motivo per cui... era partito tutto da me, e dal mio inspiegabile ma incondizionato odio nei confronti di Cha Eun Woo.

Odio che, ora, aveva lasciato spazio ad un sentimento altalenante, di cui non capivo nemmeno io l'entità.

Ma, ne ero sicura, di sicuro si trattava di un qualcosa di positivo, altrimenti ci avrei pensato due volte o più prima di difenderlo a spada tratta.

Sembrava incredibile che la mia opinione su di lui fosse completamente cambiata per così poco tempo passato insieme, arrivando addirittura a dipingerlo come un bravo ragazzo, ma era altrettanto stupefacente di come in realtà la possibilità di conoscerlo fosse capitata proprio a me.

A me che, prima, non importava un fico secco di lui, ma che adesso...

«Aigoo, perché?! Perché a me?!» sbraitai ad alta voce, pestando un piede a terra e attirando l'attenzione di qualche passante curioso.

Cosa avrei dovuto fare? Ero seriamente combattuta: sarebbe stato meglio dirgli sin da subito che dietro a quello scandalo c'ero io e farmi arrestare - o peggio, odiare a vita da mezzo mondo - oppure aspettare semplicemente che mi informasse lui del fatto e fare poi finta di niente?

Al mondo parevano tutti ingenui e sprovveduti, ma il mio sesto senso diceva che, prima o poi, il colpevole sarebbe comunque saltato fuori.

Con le persone giuste ad operare con le metologie corrette, avrebbero fatto presto a rintracciare Moon Bin, e in ogni caso sarebbe stato un vero e proprio casino.

Mi portai entrambe le mani alla testa. Il mio cervello stava per scoppiare.

Avevo bisogno di un aiuto, al più presto, prima che fosse troppo tardi. Di un aiuto vero.

E dopo qualche secondo già sapevo perfettamente chi sarebbe stata la persona più adatta, in grado di darmelo.

🌟🌟🌟

«Eh?! Tu hai fatto cosa?»

In piedi davanti a me avevo un ignaro Rocky Swag che, dopo il mio lunghissimo racconto, si era improvvisamente trasformato nella più perfetta incarnazione della perplessità.

Chi l'avrebbe mai detto che avremmo dovuto ballare insieme per sfidare Eun Woo in una gara? Adesso l'atmosfera carica di irrequietezza poteva comunicare tutto tranne che quello.

Era sconvolto, ma come biasimarlo? Un ragazzo così premuroso verso il proprio migliore amico, alle mie parole crude non avrebbe potuto che reagire come se avesse appena scoperto che lo avevano pugnalato, o chissà cos'altro.

Ed io, tra tutti, avevo deciso di parlare proprio con lui perché, sapendo bene quanto fossero amici, sicuramente si sarebbero detti tutto, perciò - da brava codarda - avrei tatticamente evitato di parlare con Eun Woo faccia a faccia, oltre a lasciare fuori dalla questione il mio caro gruppo di amici, fuggendo dall'essere almeno ai loro occhi una stronza di prima categoria.

«Ora capisci quanto io mi senta terribilmente in colpa? È una sensazione così terribile...» sussurrai, mentre le gambe mi cedevano, accasciandomi su di un muretto poco dietro di me.

Avendo chiamato Rocky all'improvviso, siccome gli avevo chiaramente specificato quanto la faccenda fosse urgente, ci eravamo incontrati a metà strada tra casa sua e la spiaggia, in un parchetto deserto della città di Jeju. 

Il mio respiro era pesante, e la testa mi girava tantissimo.

Santo D.O. Non c'era proprio scampo alla mia redenzione, non avevo scusanti: ero stata soltanto una testa di cavolo, e ora mi sarei meritata qualunque tipo di punizione per questo comportamento sconsiderato.

I pregiudizi erano una brutta bestia, e adesso lo avevo imparato a mie spese.

Specie se poi essi si tramutavano senza spiegazioni in caratteristiche virtuose della persona presa in questione, facendoti sentire ancor più in colpa.

«Senti, Ji Eun... non so veramente cosa dirti, se non che il mio compare si sente già enormemente devastato, e, di sicuro, se scopre che dietro a tutto ciò ci sei tu, la situazione non migliorerà» disse Rocky, sospirando e appoggiandosi a sua volta al muretto affianco a me.

«D-dici?» balbettai, confusa.

«Sì, ne sono certo. Tenerone com'è, so di per certo che si è già affezionato molto a te, Ji Eun. Mi ha espressamente detto che sei una ragazza di buon cuore, e per le star famose come lui è assai raro avere a che fare con persone autentiche... In molti fanno finta di esserti amico nel momento del bisogno, per poi mollarti sul più bello quando sei tu che avresti bisogno di una mano, ma non è questo il tuo caso. Sai, oltre a me, mi ha rivelato che tu sei una delle poche persone di cui si fida.» affermò lui, annuendo con convinzione.

Persi un battito, cominciando a sudare in maniera incontrollata.

Okay, adesso ero veramente in preda al panico più totale.

Io, una normalissima teenager di provincia, ero davvero così importante per un idol dello stampo di Cha Eun Woo?

Se era veramente così, avrei fatto di tutto, veramente di tutto, per potermi fare perdonare.

Mi sarebbe bastato vederlo tornare felice, e allora sarei ritornata a sentirmi in pace con me stessa. Sarebbe stato complicato, ma avrei potuto farcela.

«Io... non voglio nascondergli la verità, non si merita di restare all'oscuro di tutto; ma allo stesso tempo ho troppa paura che, se gli dico tutto, la sua reazione sarà esageratamente negativa.» biascicai, alzando a fatica gli occhi verso il cielo limpido.

Avrei voluto riacquistare anche io quella sincera limpidezza, e sarebbe stato possibile farlo solamente dicendo le cose come stavano.

«Il tuo ragionamento non fa una piega» concordò Rocky, con un cenno affermativo della testa, pronto ad aggiungere altro. «Sappi che comunque, per quanto io possa essere un amico che ama il gossip, in questo caso non ritengo di avere il diritto di dirgli nulla. La mia bocca sarà sigillata, metterò a tacere ogni mio istinto di fare la spia, quindi starà a te decidere cosa fare. La risposta che cerchi è qui... basta crederci.»

Mentre pronunciava l'ultima frase, si prese la libertà di puntare un suo dito all'altezza del mio petto, in perfetta corrispondenza con quel poco che era rimasto del mio cuore, ora incapace di prendere una saggia decisione, poiché combattuto fra due fuochi in perenne ed instancabile guerra.

La risposta era nel mio cuore, e bastava crederci?

In quel momento mi sembravano solo parole vuote, ma non sapevo ancora che cosa mi aspettava di lì a poco.

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