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08. Baratti e bagni




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«Yah! Ma è Sponky!» esclamai, non appena realizzai ciò che Eun Woo mi stava porgendo con nonchalance dalla sua sdraio.

«Eh?!» fece lui, inarcando un sopracciglio.

«Il mio cellulare! Come hai fatto a ritrovarlo?!» dissi, strappandogli di mano l'amore della mia vita, ovvero il mio unico ed indistruttibile Nokia, a cui ovviamente avevo dato un nome di battesimo bellissimo, che però nessuno doveva sapere... o almeno, nessuno tranne lui.

«Beh, sai... Stamattina, dopo aver levato le tende da casa di tua nonna, sono ripassato davanti alla Jeju Private Disco a dare un'occhiata prima di ritornare a casa, e ho ritrovato questo coso tutto abbandonato vicino al marciapiede, quindi... beh, ho pensato di portarmelo dietro per ridartelo, casomai ti avessi rivista in questi giorni» mi spiegò Eun Woo, utilizzando un termine più che sprezzante nel definire il mio amato cellulare, come se parlasse ad una povera in canna.

«Di' la verità, in realtà mi hai stalkerato!» giunsi subito a conclusioni affrettate, dopo le sue parole enigmatiche.

«Io?! Al massimo sarà il contrario!» fece Eun Woo, agitando un braccio alternativamente verso di lui e di me da vero egocentrico, atteggiandosi come se me ne importasse qualcosa della sua popolarità, quando in realtà l'unica mia preoccupazione era non essere avvistata dai paparazzi in sua compagnia, per non essere considerata complice di qualche inesistente scandalo.

«Dimmi un po', allora come mai sei venuto in questa parte di spiaggia proprio a quest'ora, senza sapere che ci sarei venuta pure io?!» lo provocai, spazientita.

«Per tua informazione, la spiagga di Jeju è enorme, e io me ne stavo giusto andando, dato che sono sotto al sole da due ore!» sbottò lui, molto credibile - certo, chissà quando sole avrà preso, restando vestito con mille cose addosso - e cambiando tatticamente argomento come al solito. «E poi non mi interessa un fico secco dei tuoi programmi, okay?!»

«Yah, non ti scaldare, dai! Stavo solo scherzando!» sdrammatizzai, anche se in realtà non era affatto vero.

Per un attimo avevo veramente pensato che mi avesse pedinato o chissà cosa, anche se non avrebbe avuto minimamente né la voglia né il tempo materiale di farlo, a meno che non avesse inserito un qualche tipo di GPS nel suo cellulare super moderno che mi aveva lasciato.

«Ora, come minimo, pretendo che tu mi restituisca Jimmy» Eun Woo ignorò le mie parole, mentre allungava una mano col palmo aperto verso di me, pronto a ricevere una cosa che nemmeno avevo capito... magari uno schiaffo.

«Jimmy?!»

«Il mio mitico iPhone X!» puntualizzò lui, con sguardo ovvio.

Accidenti! Più passava il tempo, più mi sembrava di avere a che fare con un inquietantissimo matto che dava nomi più che stupidi a ogni suo oggetto! Non che io fossi da meno, ma almeno i miei nomi avevano stile!

«Che c'è, ti manca già?» ridacchiai, scuotendo la testa.

«No, semplicemente rivoglio ciò che è mio, così come tu hai appena riavuto ciò che era tuo» rispose Eun Woo, serissimo, mantenendo il braccio allungato in mia direzione mentre se ne restava comodamente seduto.

«Aish! E va bene, riprenditi pure il tuo cellulare da riccone, tanto a me non sarebbe servito comunque!» sputai, per poi mettermi una mano nella tasca anteriore dei pantaloncini e tirare fuori il suo tesoro.

Nell'esatto momento in cui Eun Woo ne ebbe ripreso possesso, mi sentii chiamare in lontananza, voltandomi subito di centottanta gradi.

«Ji Eun-ah, vieni qua, presto! Dobbiamo piantare l'ombrellone!». Era la nonna, che agitava energicamente le braccia a circa una ventina di metri di distanza da me.

«Arrivo, nonna, un attimo!» mi affrettai a urlarle di rimando, notando a malapena che Ji Hae si era già messa in costume e tuffata in acqua senza nemmeno aspettarmi.

«Bene... Baratto terminato, direi.» conclusi quindi il mio affare con Eun Woo, con un cenno affermativo del capo.

Ma, per la seconda volta in meno di un minuto, mentre me ne andavo venni di nuovo bloccata dalla sua invadente presa sul mio braccio.

«Aspetta, ti devo ridare anche questo» disse lui, facendo per togliersi il cappello da pescatore del nonno, anche se io riuscii a fermarlo appena in tempo, evitando l'imminente catastrofe.

«No, ma che fai?! Tienitelo, o ti farai di nuovo riconoscere e succederà un gran bel casino» lo avvertii, non riuscendo a trattenermi dal dargli una botta in testa, che, chissà, magari gli avrebbe fatto riacquistare un po' più di neuroni in quella nocciolina che si ritrovava come cervello.

«Awww, ma come siamo premurose questa mattina!» ironizzò lui, mentre tentava di nascondere - senza riuscirci - una smorfia appena accennata per il dolore.

Diamine! Ma era mai possibile che riuscisse a scherzare anche in situazioni del genere e che non capisse i motivi ben più seri che ne stavano alla base?!

«Non voglio essere coinvolta nella tua vita da idol in alcun modo, tutto qui» alzai le spalle, con tutta la sincerità di questo mondo.

«Perché, in quella non-da-idol sì?» fece a quel punto lui, facendomi strabuzzare gli occhi, oltre che perdere l'ormai ennesimo battito incontrollato, si intende.

«Aish! La smetti di fare domande inopportune?!»

«Mea culpa, ma questa me l'hai proprio servita su un piatto d'argento!» scoppiò a ridere l'idol da strapazzo, lasciandomi a bocca aperta per qualche secondo.

«Tsk... Ora però vado per davvero, ciao» decisi poi che fosse veramente arrivato il momento di salutarci, e gli rivolsi un cenno distratto con la mano, riprendendo l'ombrellone e la sedia e riuscendo finalmente ad allontanarmi senza essere bloccata.

«Ciao, Lee Ji Eun, ci si vede!» esclamò Eun Woo, e quelle ultime tre parole che gli sentii dire mi suscitarono subito una indescrivibile sensazione che, però, mi affrettai a reprimere, scuotendo distrattamente la testa ed evitando di pensarci troppo, mentre, passo dopo passo, mi avvicinavo alla nonna.

«Con chi stavi parlando, prima?» mi domandò quest'ultima, non appena l'ebbi raggiunta col fiatone.

«Uh, mi sono solo fermata a salutare un amico di Jeju, e...» risposi, ansimando e piegandomi in avanti con le mani sulle ginocchia per riprendere un attimo fiato.

Il sole picchiava alto in cielo più che mai, e il mio sudore non accennava a fermarsi... ciò significava solo una cosa: non appena finito di piantare l'ombrellone, avrei dovuto buttarmi in acqua senza pensarci due volte, per non rischiare un colpo di calore o chissà cosa.

Proprio in quel momento, tuttavia, il fato volle che davanti a me si palesasse nientepopodimeno che...

«Ji Eun-ah! Da quanto tempo!»

Altissimo, biondissimo e bellissimo: ormai poteva fare concorrenza ad un palo della luce, e con il sorriso da mozzare il fiato avrebbe sicuramente vinto la gara di Miss. Sorriso perfetto.

Eh sì, era proprio lui: Yoon Sanha, il mio migliore amico di Jeju dalla notte dei tempi.

«Sanha! Come stai?!» esclamai, trattenendo l'impulso di saltargli addosso giusto perché ero un tantino zuppa.

«Vieni qui, fatti abbracciare!» mi disse invece Sanha, senza possibilità di repliche, accogliendomi tra le sue braccia.

Stavo per mettermi a piangere dalla gioia... Finalmente eravamo riusciti a rivederci!

«Ah, mi sei mancato!» sospirai, dopo essermi staccata lentamente dall'abbraccio e averlo osservato in tutta la sua imponenza: in realtà, però, pur essendo altissimo, conservava ancora quell'espressione puerile in volto che lo rendeva così carino, da riuscire a sciogliere pure un cuore di pietra come il mio!

«Anche tu, non sai quanto!» sorrise lui, scompigliandomi i capelli.

«In tutto questo anno non ho fatto altro che pensarvi!» sorrisi, strizzando leggermente gli occhi.

Ero al settimo cielo. Ora sì che le mie vacanze a Jeju sarebbero state degne di essere considerate tali!

«Ma fatti un po' guardare!» disse Sanha, prendendomi per le spalle e squadrandomi dalla testa ai piedi. «Come sei cresciut-... ah, no, sei rimasta la mia amica tappetta come al solito, ihih» rise poi, facendomi pat pat sulla testa.

«Yah!» brontolai. E io che per un attimo ci avevo anche creduto!

«Salve, signora!» Sanha si affrettò poi a salutare mia nonna dietro di me, di cui aveva notato la presenza soltanto ora, e lei ricambiò con un cenno del capo.

«Ciao, giovanotto! Non eri tu che stavi già parlando poco fa con mia nipote laggiù, prima?»

Sanha sollevò un sopracciglio, senza capire. «Io? No, si sbaglia, signora, deve aver visto male!»

A quel punto io mi girai di centottanta gradi, rivolta al punto in cui ero rimasta ferma fino a poco fa, constatando che Eun Woo era sparito.

Volatilizzato nel nulla, assieme alla sua sdraio. Come se non ci fosse mai stato.

Chissà perché, ma la cosa non mi lasciava per niente tranquilla.

«Ah, scusa, deve essere la vecchiaia, sto cominciando a dare i numeri anche io!» rise la nonna, per poi incitarmi a darle una mano con il fantomatico ombrellone.

«Ci penso io, non preoccupatevi!» intervenne però il mio salvatore, improvvisandosi l'eroe della situazione, che, come al solito, quando poteva, si faceva sempre in quattro per i suoi migliori amici.

Così, senza stargli a fare troppi complimenti, accettammo subito il suo aiuto, e in men che non si dica, con una buona dose di muscoli e olio di gomito, dopo un paio di minuti aveva già montato l'ombrellone in maniera più che stabile.

«Grazie, Sanha, sei sempre il migliore!» gli sorrisi, dandogli - per quanto possibile - una pacca sulla spalla, e la nonna lo ringraziò a sua volta.

«Eheh, modestamente...» ridacchiò lui, mentre si grattava la nuca imbarazzato.

Subito dopo mi balenò in mente una proposta. «Allora, sei di passaggio o ti fermi un po' con noi? Così magari pranziamo insieme al chioschetto qui vicino e facciamo quattro chiacchiere»

«Certo, con molto piacere!» accettò Sanha, contento, rendendomi di buonissimo umore a mia volta.

«Prima però ci facciamo un bel bagno rinfrescante come da tradizione, ti va?» gli chiesi, dato che come al solito era d'obbligo andarci a fare una nuotata al largo, tanto più che io stavo morendo di caldo e il mare era praticamente una tavola piatta, e ciò significava che magari saremmo riusciti a spingerci anche fino agli scogli.

«Assolutamente sì! L'acqua è il mio habitat naturale, dovresti saperlo meglio di me ormai!» rispose Sanha, dandomi un lieve colpetto al braccio, per poi levarsi in quattro e quattr'otto la maglietta mentre anche io mi spogliavo, e, senza neanche darmi il tempo di ammirare il bel panorama - if you know what I mean - se ne fuggì via in mare correndo come un bolide. «Chi si tuffa per ultimo paga da bere!» grirdò poi ai quattro venti, poco prima di tuffarsi e sparire dietro ad una nube di schizzi.

«Yah, aspetta!» gli urlai io da lontano, molto più lenta, tanto che non ero ancora arrivata a bagnarmi le ginocchia, mentre lui era già riemerso, scuotendo la testa bagnata divertito.

«Su, su, che cosa aspetti?! Buttati!» mi incitò dopo qualche secondo, avvicinandosi pericolosamente a me.

Rabbrividii. Il cambiamento così improvviso dal caldo al freddo mi aveva un attimo scombussolata.

«È fredda, dammi un attimo!» mi giustificai, ma invano.

Sanha, infatti, si era già preso la briga di sollevarmi fra le sue braccia, con una mano sotto alle mie ginocchia e l'altra dietro la schiena, non facendomi presagire nulla di buono.

Aish! Come al solito mi ero fatta ingannare anche questa volta!

Dovevo immaginarlo che mi avrebbe presa così, di solito lo faceva sempre, dato che amava questo genere di scherzi, eppure... c'era qualcosa, nella mia testa, che da prima mi impediva di ragionare come si deve.

«Yah! Mettimi giù!» gridai, dimenandomi, senza però ottenere nessuna risposta da parte sua se non una sonora risata.

«Tre, due, uno...» disse poi, dondolandomi avanti e indietro come un sacco di patate.

«No, ti prego, risparmiami!» mi sentii in dovere di fare la melodrammatica della situazione, anche se sapevo bene che l'acqua gelida all'improvviso contatto con la mia pelle bollente non mi avrebbe dato tanto gusto.

«YAHOO!»

Dopo il suo urlo di battaglia, Sanha mi diede giusto il tempo per tapparmi il naso e chiudere gli occhi, che, come previsto, mi lanciò in mare con un sonoro splash, andando presto a far benedire tutto quello che restava di me.

Non appena l'acqua schiaffeggiò la mia pelle, infatti, una improvvisa sensazione di gelo si impossessò del mio corpo per qualche attimo, facendomi venire la pelle d'oca, e, un momento dopo, riemersi boccheggiando, pervasa da brividi molto poco piacevoli.

Mi scostai i capelli dal viso con la mano sbuffando, e non potei fare a meno di grugnire contro al mio migliore amico. «Yoon Sanha... Questa me la pagherai, puoi giurarci!»

Probabilmente suonai molto poco minacciosa, dato che Sanha di tutta risposta si mise a ridere a crepapelle, tuffandosi di nuovo in acqua e partendo in quarta verso il largo. 

Lo raggiunsi più rapidamente che potevo, cominciando ad ambientarmi alla temperatura dell'acqua, e, quando fummo abbastanza vicino agli scogli, decidemmo di accamparci lì e di farci qualche tuffo acrobatico - lui era davvero bravo, e io in realtà sembravo una spastica, ma ssshh, era comunque divertentissimo - nelle limpide acque del mare di Jeju Island.

Dopo una ventina di minuti, stanchi di arrampicarci su e giù a ripetizione, ci fermammo per riprendere fiato, spiaggiati come balene su uno scoglio piano e abbastanza grande da ospitare entrambi.

Ero sfinita, ma felicissima.

Sopra di me avevo il cielo terso e luminosissimo, e di fianco il mio migliore amico. Cosa avrei potuto desiderare di più?

Ah... avrei voluto stare così per sempre.

Tuttavia, quel simpaticone di Sanha decise di interrompere la tranquillità del momento proprio sul più bello, con un tempismo a dir poco scandaloso, riportandomi alla mente cose che avrei preferito dimenticare.

«Allora, signorina, come mai ci hai tirato un bidone all'ultimo ieri sera? È imperdonabile!»

Sbuffai, incrociando le braccia al petto.

«Prenditela con Ji Hae, è tutta colpa sua»

«Ma come?! Che ha fatto la tua adorabilissima sorella?» ridacchiò, ironico, sollevandosi su un gomito per potermi guardare meglio in viso.

«Mi ha fatto vivere una tale Odissea, che guarda, è un miracolo se sono tornata a casa viva, e...» gli raccontai, ma mi lasciai in sospeso di proposito, pensandoci due volte prima di continuare. Non avevo proprio voglia di rivangare le vicende del giorno prima. «Aish, lascia stare, è complicato» conclusi quindi, scuotendo il capo.

Ma Sanha, per nulla soddisfatto della mia risposta, partì di nuovo all'attacco.

«E allora, dimmi... chi era quell'amico di Jeju con cui parlavi prima di arrivare in battigia e di vedermi, e che poi se l'è squagliata silenziosamente da lontano?»

Sgranai gli occhi, cercando di trattenere altri segnali di improvvisa agitazione.

Accidenti, possibile che lo avesse visto pure Sanha?! In quel momento desiderai con tutta me stessa che il mio cervello collaborasse con me per inventarmi qualche scusa, ma ormai, ripensando ad Eun Woo, ero di nuovo andata in palla, e non sapevo proprio cosa dire.

«Uhm... meglio se non lo sai» borbottai quindi, scostante.

«Oh, eddai! Non avrai mica il fidanzatino segreto?!» insistè lui, punzecchiandomi un fianco.

Fu a quel punto che fui costretta a ricorrere alla  mia tattica super infallibile, che, dopo averla sperimentata su tutti gli amici maschi avuti fino ad allora, avevo avuto modo di constatare quanto funzionasse sempre bene.

«Il mio unico amore sei tu, Sanhuccio del cuore, non potrei mai tradirti!» squittii quindi, munendomi di tutta la mia buona forza di volontà per inscenare un adorabile aegyo, e Sanha, come previsto, ci cascò in pieno.

«Yah, ma così mi fai arrossire...» mormorò infatti, coprendosi gli occhi con le mani.

«Stavo scherzando, scemo!» esclamai, mentre gli davo una lieve botta sul braccio, ridendo tra me e me.

Scherzi a parte, però, era sempre bello passare del tempo in sua compagnia, che volava ogni volta.

Infatti, non rendendoci conto del passare dei minuti, andammo avanti così a parlare e a punzecchiarci per un bel po', fino a che non mi sopraggiunse un certo languorino all'altezza dello stomaco, campanello d'allarme che stava a significare che di lì a poco sarei morta di fame, quindi decidemmo di riavviarci verso la riva e di cominciare a pensare a cosa mangiarci per pranzo.

🌟🌟🌟

Fatta la doccia, dopo che ci fummo asciugati per bene, Sanha mi propose qualcosa che non avrei mai potuto rifiutare. «Chiama anche MJ e gli altri per pranzo! Saranno sicuramente contenti di vederti, dato che ieri sera non hanno fatto altro che parlare di te!»

«Dici davvero? Ma così mi fai sentire troppo importante!» arrossi io, rigirandomi tra le dita una ciocca di capelli ancora umidi.

«Yah! Sei una mia cara amica, come potresti non esserlo?!» rise Sanha, dandomi scherzosamente un buffetto alla guancia.

Subito dopo presi il cellulare dalla mia borsa da mare, intenta a telefonare al mio gruppo di amici di Jeju, ma, proprio mentre stavo scorrendo la rubrica per trovare i contatti giusti, vidi qualcosa che mi lasciò esterrefatta come non mai e sobbalzai.

«Santo cielo... non ci posso credere!» esclamai, rischiando addirittura di far cadere Sponky a terra.

«Ji Eun-ah, che succede? Tutto bene?!» si allarmò Sanha, sopraggiungendo al mio fianco e guardandomi negli occhi, tanto scioccato quanto me, che stavo ancora fissando lo schermo allibita.

Cha Eun Woo. Ancora lui.

Pensavo di avergli detto di nuovo addio per una buona volta, ma a quanto pare il destino non ne voleva proprio sapere!

E il bello è che questa volta, quel Mr. Idol da quattro soldi... aveva salvato il suo numero nel mio cellulare.

"Cha-Dammiunasecondapossibilità-EunWoo".

Cosa diamine stava a significarmi tutto questo?!

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