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07. Sorprese in spiaggia




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Ciò che successe da quando me ne tornai in camera sino al mattino dopo fu per me un mistero, dato che, probabilmente, da quanto ero stanca, caddi addormentata - non appena appoggiai la testa sul cuscino - in un profondo sonno senza sogni.

Verso le dieci di mattina, grazie a quella scema di Ji Hae, ebbi però il piacere di avere un gran bel risveglio traumatico.

«Ji Eun-ah?! Dov'eri finita ieri sera?!» mi urlò addosso, scuotendomi per le spalle.

«AAAH! MI HAI SPAVENTATO!» gridai io di rimando, con un sobbalzo.

Mi sfregai lentamente gli occhi, ancora troppo stanca per essere incapace di collegare il tutto.

«Ieri... cosa?» le chiesi quindi, confusa.

«Stavo finalmente per incontrare il mio Eun Woo, ma sono dovuta andare via perché un certo Rocky mi ha detto che avevi avuto un affare urgente da sbrigare all'improvviso e quindi mi ha riportata a casa lui! Dove sei andata?» disse lei col fiatone, come se avesse appena fatto una lunga corsa.

Santo cielo, ora ero davvero in una brutta situazione.

La sera prima ero talmente stanca e che non avevo minimamente pensato all'alibi da crearmi per l'indomani mattina, e adesso... che cosa diamine avrei dovuto fare per levarmi dai guai?!

"Su, è solo la tua stupida sorella, inventati qualunque tipo di scusa e lei ci crederà sicuramente", continuava a dirmi il mio cervello andato veramente in palla, ma io non ero veramente così tanto sicura della stupidità di Ji Hae. Sì, d'accordo, non era la sveltezza fatta persona, però per certe cose alle volte lasciava a bocca aperta pure me.

Diciamo pure che metteva il naso soltanto nelle cose in cui non avrebbe minimamente dovuto.

«Uhm... ecco, io...» mormorai, prendendomi inutilmente dell'altro tempo per pensarci su.

"Pensa, Ji Eun, pensa: quali persone conosci che potrebbero aiutarti a confermare il tuo alibi?" riflettei, spremendomi le meningi, fino a che non ebbi un'illuminazione divina.

Ma certo, Sanha! Potevo inventarmi che aveva avuto improvvisamente bisogno di me perché si era sentito male!

O, ancora meglio...

«Allora?» mi incitò una Ji Hae piuttosto spazientita, a braccia conserte.

«Allora... me ne sono andata da Sanha e dagli altri! Ero stufa di stare ad aspettare Miss. Lamentona, tanto più che eri pure in ritardo con il coprifuoco!» ribattei, dopo aver preso un bel respiro incoraggiante, alzandomi finalmente in piedi e puntandole il mio sguardo incazzato addosso.

Sì, avrei dovuto mostrarmi meno servizievole nei suoi confronti d'ora in avanti, ribellandomi a questo suo dispotismo, e avrei incominciato proprio ora!

«Aish! Lo sapevo che te n'eri andata via per quello! Allora perché non rispondevi al cellulare?! Mi hai fatta preoccupare inutilmente!» sclerò lei, arrabbiata tanto quanto me, pestando i piedi a terra e stringendo i pugni proprio come una bambina.

Tsk... sentitela! Di tutte le cose che poteva chiedermi, andava a farmi proprio la domanda più idiota del secolo!

«Questo dovrei dirlo io, dato che ti ho chiamato un sacco di volte e tu non mi hai cagato di striscio!» le risposi per le rime, puntandole un dito contro.

«Cosa c'entra questo?! Dentro al locale c'era la musica a palla, e poi dovevo usare il cellulare per filmare il mio Eun Woo, mica potevo perdere tempo a risponderti!» continuò imperterrita Ji Hae, ormai senza più alcuna scusa valida da potermi rifilare. O meglio, senza abbastanza neuroni nel cervello da poterne elaborare una molto più plausibile di quella, come avevo fatto io.

Del resto, erano le dieci del mattino per entrambe... mica solo per lei!

«Guarda, ti è andata bene che la nonna quando sono tornata qui già dormiva.» sputò infine la mia nemesi, acida come l'aceto, e poi, senza più motivi di continuare la discussione, se ne andò in bagno, sbattendo con forza la porta alle sue spalle.

Tirai un sospiro di sollievo, passandomi una mano sulla fronte.

Fiuuuu, menomale, c'era mancato davvero poco. Se non avessi pensato a Sanha, non avrei davvero saputo cosa inventarmi!

Ora dovevo soltanto sperare che Ji Hae sarebbe stata zitta con la nonna... altrimenti sarebbero stati guai seri.

«Allora, ragazze, com'è andata ieri sera? Hai visto il tuo bel Eun Woo, Ji Hae-yah?» ci accolse la nonna in cucina, qualche minuto dopo, con una colazione da campioni già pronta a tavola, tanto che mi venne subito l'acquolina in bocca, e per un attimo tutte le mie preoccupazioni passarono.

«Ovvio che sì, nonna! Era raggiante più che mai, ancora non mi sembra vero!» annuì mia sorella, con il suo solito sbrilluccichio di emozione negli occhi.

Oh, credimi, Ji Hae... neanche a me sembrava vero. Ai limiti dell'impossibile.

«Gli hai fatto tante foto e video, vero?» le sorrise la nonna, accarezzandole un braccio, trattamento che a me ultimamente non era mai stato riservato.

«A bizzeffe! Vuoi vederli?!» esclamò Ji Hae, eccitata, con l'intenzione di tirare fuori il cellulare per mostrarle tutto il suo repertorio per filo e per segno.

«Aish! Possiamo mangiare, per favore?!» mi spazientii io, dato che non volevo che il mio appetito se ne andasse ancor prima di aver inghiottito il primo boccone.

Non avrei permesso che niente e nessuno rovinasse quella fantastica colazione, con tutto quel cibo da leccarsi i baffi che era stato preparato!

«Mamma mia, che insofferenza!» sbottò Ji Hae, incenerendomi con lo sguardo.

Come non detto... altro che tranquillità, qui stava di nuovo per scatenarsi l'uragano.

«Tsk... da che pulpito!» esclamai io, cominciando a diventare più suscettibile di lei. Nel mio caso, però, fortunatamente si trattava soltanto di una sensazione passeggera, dato che avrei soltanto avuto bisogno di mangiare, e mi sarebbe subito passato tutto.

«Nonna, sai dov'è la marmellata?» se ne uscì improvvisamente Ji Hae, cambiando tatticamente argomento perché sicuramente non sapeva come rispondermi.

«Di sotto, in garage! Se vuoi te la vado a prendere» disse la nonna, gentilmente.

Dopo le loro parole, feci un attimo mente locale: Eun Woo, la sua macchina, il nostro patto...

«NO!» mi uscii quindi questa esclamazione, mentre mi alzavo improvvisamente in piedi e sbattevo entrambe le mani sul tavolo, forse con un po' troppa enfasi.

Okay, ormai il sole era sorto da un bel pezzo, ma la prudenza non era mai troppa! Del resto, come potevo fidarmi ciecamente di un ragazzo conosciuto la sera prima? Chi mi diceva che se ne fosse davvero andato, riportandomi Petunia sana e salva?

«Che c'è, Ji Eun-ah?» si preoccupò la nonna, guardandomi apprensiva dal basso.

«Vado a prendervela io la marmellata, ci metto un attimo!» mi proposi di fare, dirigendomi velocissimamente verso la porta, di modo da sparire prima che mi fosse stato detto altro alle spalle.

A quel punto, però, Ji Hae, mostrandomi per la seconda volta in una mattinata di non essere poi così tanto ritardata come credevo, cominciò evidentemente ad insospettirsi.

E lo capii dal fatto che si offrì di accompagnarmi di sotto a tutti i costi, nonostante il mio mio atteggiamente reticente.

Non potendo rifiutarmi ancora a lungo, per non far trasparire niente agli occhi della nonna, fui però costretta di malavoglia ad accettare la presenza di Ji Hae, e a causa di ciò cominciò subito a salirmi un improvviso senso di irrequietezza, facendomi - come previsto - passare la fame.

«Come mai ti sei proposta di farmi un favore per la prima volta in diciotto anni di vita?» partì all'attacco lei, mentre scendevamo le scale.

Lo sapevo, diamine! Quel mattino si era proprio svegliata con il piede sbagliato, e tutto ciò ovviamente a mie spese.

«Così... mi andava di sgranghirmi un po' le gambe» mentii, alzando le spalle.

A quanto pare, così facendo, incrementai ancor di più i suoi dubbi, tanto che Ji Hae arrivò persino a poggiarmi una mano sulla spalla con forza.

«Non mi starai mica nascondendo qualcosa... che si trova proprio in garage? E magari ha anche a che fare con quello che è successo ieri sera?»

Deglutii. Aveva un'espressione dipinta in volto veramente inquietante.

E io, nuovamente, ero messa alle strette! Da una come lei!

No, non potevo proprio sopportarlo. Dovevo passare al contrattacco, nonostante il cuore stesse cominciando a martellarmi forte in petto per colpa dell'agitazione, mentre ci avvicinavamo sempre di più al luogo del delitto.

«Ma che cosa vai a pensare?! Il tuo cervello sta lavorando troppo, stamattina. Che cos'hai mangiato ieri sera?» scoppiai quindi in una risatina, che più finta di così non si poteva, strizzando gli occhi.

«Temporeggia pure quanto vuoi, tanto ora vedremo subito se c'è qualcosa che non va!» rise Ji Hae di rimando, con l'unica differenza che lei lo fece in modo davvero malvagio, sventolandomi in maniera provocatoria le chiavi del garage sotto il naso, che le avrei volentieri strappato di mano se solo ne avessi avuto il coraggio.

Ero arrivata al punto che non mi restava altro che sperare che Santo D.O. non mi avrebbe tradita in questa situazione così difficile, e, se così veramente fosse stato, allora forse mi sarei ricreduta su di lui e magari, chissà, sarei anche andata più spesso a messa.

Mancavano due metri, due miseri metri, tra la fine delle scale e la porta interna che ci avrebbe condotto al garage, e mancava anche poco a che cominciassi a mangiarmi le mani per l'ansia.

Ti prego, fa' che se ne sia andato, ti prego...

Mentre Ji Hae girava la chiave nella serratura, chiusi gli occhi, pregando tutti i santi affinché la promessa fosse stata mantenuta, fino a quando la porta non fu finalmente aperta...

«Bene, dov'è che la nonna ha detto di tenere i barattoli di marmellata?» mi domandò mia sorella, con tutta la naturalezza del mondo, una volta entrata in garage, e a quel punto non potei fare a meno di aprire gli occhi, tirando un mega sospirone di sollievo come mai avevo fatto prima.

Avevo rischiato veramente grosso, ma ora ero salva.

Eun Woo era sparito, e assieme a lui la sua automobile... come mi aveva promesso, del resto.

Ma allora di che cosa mi stupivo, e perché diamine fino a poco prima mi ero agitata così tanto?! Aveva solo fatto il suo dovere!

«Non lo so, prova a guardare in quegli scaffali laggiù» risposi a mia sorella, indicandole distrattamente un punto dall'altra parte del garage.

«Aspetta, ma dov'è la macchina?!» fece lei, facendo sobbalzare anche me.

Giusto, come avevo fatto a tranquillizzarmi per così poco?! Dovevo proprio essermi rincitrullita per essermi dimenticata di una cosa così importante, ovvero che il patto prevedeva pure la restituzione di Petunia con le gomme nuove!

«L'ho... l'ho lasciata fuori, ieri sera» buttai lì, sperando vivamente che le mie parole avrebbero avuto una prova tangibile.

Corsi poi disperata verso la porta automatica del garage, aprendola con il cuore che mi batteva a mille per l'agitazione, e, quando mi ci ritrovai a un palmo di naso, constatai che Petunia... beh, era come nuova.

Sgranai gli occhi, sorpresa. Splendeva come non aveva mai fatto, quasi da non sembrare più il solito catorcio che era sempre stato.

A quanto pare le era stato riservato un davvero trattamento speciale.

Santo D.O. aveva nuovamente ascoltato le mie preghiere!

«Caspiterina, ma è davvero la macchina di nonna? Perché, se sì, è quasi irriconoscibile!» lo squittio improvviso di Ji Hae fece da eco ai miei pensieri, mentre abbracciavo Petunia con lo sguardo in tutta la sua lucentezza, sorridendo felice.

Cha Eun Woo sarà anche stato un farabutto vanitoso, ma almeno sapeva mantenere le promesse come si deve.

E ora che il nostro accordo era stato pienamente rispettato... beh, non avevo più nulla di cui preoccuparmi, no? O almeno, per ora...

🌟🌟🌟

Era all'incirca passata un'ora dalla colazione, quando io, Ji Hae e la nonna decidemmo di andare a farci un giro al mare, vista la magnificenza di quella giornata, col sole alto nel cielo terso che spargeva i suoi potenti raggi per tutta la città.

«Aigoo... Fa caldissimo! Ho proprio voglia di fare un bel bagno!» si lamentò Ji Hae, mentre eravamo in macchina, facendosi aria al viso con le mani.

Ovviamente questa volta guidava la nonna, che per una volta si era finalmente complimentata di cuore con me, dopo aver visto la sua automobile trasformata da così a così, imputandone la causa alla mia eccessiva premura di brava nipote, e non aveva esitato a mettersi al volante.

Quindi io ero seduta dietro con Ji Hae, a sorbirmi di nuovo tutta la sua antipatia gratuita.

«Senti una cosa, ma tu sai solo lamentarti?» sbuffai, guardando fuori dal finestrino il suggestivo panorama che mi si stagliava davanti agli occhi, man mano che ci avvicinavamo al mare.

«Yah, se fa caldo non è colpa mia! Una volta entrata in acqua, ci starò minimo per due ore» ribattè Ji Hae, con convinzione.

Ma magari! Così mi sarei liberata di lei per un po', il che non mi avrebbe assolutamente fatto schifo.

«E stacci pure!» le risposi quindi, annuendo.

«Ragazze, su, basta con i vostri battibecchi! Siamo quasi arrivati, dobbiamo solo trovare parcheggio» si intromise ad un tratto la nonna, guardandoci con un luminoso sorriso dallo specchietto retrovisore. Come riusciva ad essere sempre allegra lei, nessuno mai... alle volte la invidiavo proprio!

Del resto, però, lei mica doveva avere a che fare ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette con una matta da legare come Ji Hae! La vedeva soltanto d'estate per un mese, e poi basta.

Dopo qualche minuto di ricerca, nonostante il luogo fosse parecchio affollato, trovammo parcheggio a ridosso dell'inizio della spiaggia libera, e, non appena scendemmo dall'automobile, Ji Hae cominciò a correre verso il mare a braccia aperte, come se fosse stata chiusa in casa senza vedere la luce del sole per anni.

«Yah! Torna qua! Devi aiutarci a portare l'ombrellone, le sedie e i teli!» provai a richiamarla io a gran voce, ma invano.

Ji Hae era già lontana, e riuscivo appena a vederla con il forte riflesso del sole, già con i piedi in acqua, a fare balletti imbarazzanti attirando l'attenzione di tutti.

«Ormai l'abbiamo persa!» rise la nonna, che non riusciva ad incavolarsi nemmeno quando sarebbe stato assolutamente necessario.

Così, armata di tanta forza fisica e di buona volontà, mi presi carico di portare l'ombrellone su una spalla e una sedia pieghevole con il braccio opposto, mentre la nonna portava le altre due sedie e i tre teli da mare, precedendomi di qualche metro, con occhi super attenti, per andare a cercare il punto più adatto a piantare l'ombrellone.

Faceva davvero caldo, però, e stavo sudando un qualcosa come sette camicie, boccheggiando per la fatica mentre tenevo gli occhi assottigliati per evitare di acciecarmi - perché sì, avevo lasciato gli occhiali da sole a casa, e ovviamente Ji Hae si era tenuta egoisticamente i suoi, rifiutandosi di prestarmeli.

Fatto sta che, ad un certo punto, mentre mi facevo strada tra le innumerevoli persone accampate in spiaggia con i più svariati tipi di ombrelloni, teli e sdraio, mi saltò all'occhio un individuo di spalle, stravaccato su una sdraio, o meglio, il copricapo che indossava, particolarmente familiare, che da dietro sembrava proprio il cappello da pescatore del nonno che avevo lasciato ieri sera a...

«Cha Eun Woo?! Che ci fai tu qui?» non potei fare a meno di esclamare, dopo averlo aggirato lentamente ed aver verificato con i miei occhi che si trattasse di lui in persona, con indosso un paio di occhiali da sole talmente grandi da coprirgli mezzo volto.

«Sssh, abbassa la voce!» sobbalzò lui, portandosi l'indice alle labbra e guardandosi intorno con diffidenza per verificare che nessuno ci avesse sentiti.

In realtà il geniaccio si era messo una posizione abbastanza tattica, abbastanza distante dalla battigia, di modo da non avere nessuno nei suoi paraggi nel raggio di almeno quattro o cinque metri, e, credetemi, fu un'enorme fortuna che nessuno lo riconobbe.

«Tsk, credevo non ti piacesse dare troppo nell'occhio... e invece, guarda un po', ti ritrovo in una delle spiagge più affollate di Jeju, all'orario punta!» constatai, poggiando momentaneamente la mia roba a terra, affaticata com'ero.

«Ahahah, e tu che mi dici? Sei stata nominata donna di fatica? Mi sono perso qualcosa?» fece Eun Woo, aggirando abilmente la domanda e abbassandosi leggermente gli occhiali sul naso per squadrarmi con quel suo sguardo così... così...

Aish, ma era mai possibile che in sua presenza mi mancavano addirittura le parole e il mio cuore cominciava a giocarmi brutti scherzi, facendomi perdere il controllo delle mie emozioni?!

«Ehi, ma... sei arrossita! Che ti prende?» continuò lui, divertendosi a fare il provocatorio.

Sarà stata l'atmosfera. Sì, non c'era altra spiegazione.

I ricordi della sera prima mi erano improvvisamente piombati di nuovo in mente, passandomi davanti in rassegna come se fossero avvenuti un secolo prima, quando in realtà erano passate meno di venti ore.

Senza contare il fatto che stavo continuando a sudare come non so cosa, rischiando di disidratarmi da un momento all'altro.

«Fa... fa caldo, okay?!» balbettai, passandomi una mano in fronte. «Ora me ne vado, o perderò di vista la nonna» aggiunsi subito dopo, facendo per riprendere le mie cose e rimettermi in marcia, notando che la nonna era già quasi arrivata alla battigia e si sarebbe voltata da un momento all'altro, cercandomi con lo sguardo e non vedendomi.

Tuttavia, proprio mentre stavo per muovere il primo passo, sentii una forte presa sul braccio, che mi costrinse a voltarmi di nuovo indietro.

«A-ha, non così in fretta.»

«Aish! E adesso che c'è?!» sbuffai.

Possibile che da quando lo avevo conosciuto non riuscissi ad avere una vita tranquilla?

E io che speravo di non vederlo più...

«Penso di avere qualcosa che ti appartiene» rispose Eun Woo, perlustrandomi con quei suoi occhioni enormi e scrutatori, che ancora una volta mi lasciarono per un attimo incantata a guardarlo, fino a quando non si mise a scrutare nella propria tasca dei pantaloni e in un batter d'occhio ne estrasse qualcosa che mi lasciò a dir poco esterrefatta.

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