06. Suite garage
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Non passò nemmeno un minuto, che sentii aprire improvvisamente la porta dello sgabuzzino e subito dopo vidi un Cha Eun Wo alquanto furibondo fare capolino.
Santo D.O., ancora dovevo riprendermi da ciò a cui avevo assistito. Era stato a dir poco scioccante.
«Su, andiamo» mormorò semplicemente lui, incitandomi a seguirlo con un gesto della mano.
Volevo chiedergli se stesse bene, ma poi mi ricordai che effettivamente avevo spiato la loro conversazione di nascosto, e lui non lo avrebbe mai dovuto sapere.
Così feci come mi aveva detto, e, senza fiatare, uscii con lui in giardino, camminando lungo tutto il perimetro asfaltato della villa, sino ad arrivare a quello che sembrava essere un garage. Un gran bel garage.
Quando Eun Woo lo aprì, mi apparvero davanti agli occhi una dozzina di splendenti automobili da corsa all'ultima moda tirate a lucido, di tutti i colori.
«Una suit garage!» non potei non commentare a bassa voce, trattenendomi però dal ridacchiare.
«Lo so, lo so, non fare complimenti. Su, scegline una e andiamocene» disse lui, incrociando le braccia al petto.
Annuii. A quanto pare, dopo quello che gli era appena successo, non era in vena di battute.
Del resto, come biasimarlo?
Eppure ancora del tutto fuori di sé non era, dato che mi stava dando la possibilità di scegliere uno dei suoi tanti tesori.
Dato che le sue automobili, seppur bellissime e senza un pelo fuori posto, mi sembravano comunque tutte uguali, in mezzo minuto finii il giro turistico del suo garage, trovandomi sorprendentemente come ultima macchina, nascosta per ultima in fondo, un'umilissima Hyundai grigia, piccolina, che aveva l'aria di essere abbastanza attempata.
Interessante. Chissà perché si trovava lì in mezzo tra tutto quel ben di D.O.?
Era l'unica che non dava nell'occhio, proprio nel mio stile, quindi...
«Scelgo questa» sentenziai, attirando l'attenzione di Eun Woo con un cenno, che fino a quel momento se n'era rimasto all'entrata del garage tutto cupo, chino sul cellulare.
L'interpellato alzò lo sguardo, mi si avvicinò, mi squadrò da capo a fondo e scosse la testa.
«Avevi un'ampia gamma di scelta e mi sei caduta così in basso? Tu non sei normale...» commentò, dopo aver afferrato le chiavi da uno scaffale e aver aperto la portiera della Hyundai.
«Oh, e invece sì, lo sono molto più di te!» sbottai, mentre ci accomodavamo dentro.
«Che cosa vuoi insinuare?» sollevò un sopracciglio lui, poi mise in moto e partimmo finalmente alla volta della casa di mia nonna.
«Io sono umile, non mi interessano tutte queste cose superflue. Vivo per vivere, non per essere famosa, e le azioni quotidiane che compio sono autentiche, rispecchiano ciò che veramente voglio dire o fare. La tua invece non è una vera vita, è come se tu fossi rinchiuso in una campana di vetro: è una vita fatta soltanto di vizi e agi, condotta nel lusso della ricchezza; sei sempre al centro dell'attenzione, tutto quello che dici e che fai viene considerato chissà quanto importante, sebbene presumo che non ci sia quasi mai un fondo di verità, ma tu ti comporti lo stesso da influencer e, soprattutto, pensi di essere amato da tutti, quando in realtà non è affatto così!»
Ops... avevo appena tirato fuori un discorso - quello dell'amore - che forse era meglio non nominare proprio, visto ciò che era appena successo ad Eun Woo con la sua ex.
Aish! Quanto avrei voluto rimangiarmi subito le mie parole! Forse ero stata davvero troppo dura.
Tuttavia, mentre mi preparavo a un suo attacco verbale, lui mi rispose in maniera del tutto inaspettata.
«Non è vero che sono amato da tutti, tu ne sei la prova.» disse, con un sospiro. «E poi, sei davvero sicura di poter giudicare dall'esterno la vita di qualcuno che conosci appena, senza aver prima riflettuto sulla tua? Sai, nessuno è perfetto a questo mondo.»
Cavolo... Dire che le sue parole mi colpirono nel profondo, in quel caso sarebbe stato davvero sminuente.
Ogni minuto in più che stavo passando in compagnia di Eun Woo mi stava facendo venire in mente cose che prima non mi sarei neanche sognata di pensare.
Una fra tutte, il fatto che forse in certi casi era sempre meglio starsene zitti e buoni piuttosto che sparare sentenze su sentenze.
In fondo era vero: sapevo benissimo chi fosse il Cha Eun Woo di facciata, quello famoso, che tutti credevano di conoscere, ma nella realtà dei fatti era l'aspetto interiore che contava, del quale però non avevo la benché minima idea e su cui, di conseguenza, non avrei potuto assolutamente dire nulla.
«I-io... mi dispiace» mi scusai quindi, a testa bassa.
Non sapevo in che altro modo esprimere la mia mortificazione per come mi ero rudemente espressa poco prima, ma speravo che lui mi avrebbe comunque capito.
«Tranquilla, avevi tutte le ragioni per pensarla così, non voglio fartene una colpa» rispose lui, mostrandosi comprensivo come pensavo, se non di più.
Sospirai, sollevata, intenta a ringraziarlo, ma lui mi precedette.
«Allora... dov'è che abita tua nonna?»
A quella domanda, sorrisi inspiegabilmente, pronta a dargli tutte le indicazioni necessarie per la grande destinazione.
Ma, poco dopo, mentre viaggiavamo per Jeju nella calda notte, mi rabbuiai.
Adesso sarebbe veramente arrivato il momento di salutarlo per sempre?
Beh, non potevo negare che, nonostante tutto ciò che avevo - avevamo - passato, sotto sotto fosse stata una bella serata, forse una delle più movimentate che mi fossero mai capitate da quando mi recavo periodicamente a Jeju.
E tutto ciò grazie a Cha Eun Woo, l'ultima persona a cui, fino a poche ore prima, avrei pensato sulla faccia terra.
🌟🌟🌟
«Ora svolta qua a sinistra, entra un attimo con l'auto nel giardino esterno e siamo arrivati» conclusi il viaggio con il mio GPS incorporato, mostrandogli la destinazione con un braccio.
Quando Eun Woo fermò l'auto nel punto da me indicato, quella non fu l'unica cosa a stopparsi.
Già... perché, a quanto pare, stavo sentendo di nuovo quella stranissima sensazione - era già la terza, quarta volta? - che nel corso della serata mi aveva pervasa così all'improvviso senza un'apprente motivo.
«Eccoci qui» disse Eun Woo, tamburellando con le dita sul volante e abbozzandomi un sorriso.
Che cosa diamine significava...?
Bah, ora mi importava ben poco, dato che ero finalmente arrivata a casa sana e salva, dopo un avanti e indietro per la città che mi era parso veramente infinito.
Giocherellai qualche secondo con i pollici, temporeggiando senza una ragione, fino a che non capii che era il momento di andarsene.
Il momento decisivo che avevo desiderato sin dall'inizio, ma che ora che era finalmente arrivato non mi faceva sentire più tanto contenta come invece pensavo che sarei stata. Davvero inverosimile.
Erano passate soltanto due ore, eppure potevo già dire di essere quasi dispiaciuta a troncare in quel modo la nostra conoscenza.
Ora entrambi avremmo ripreso a vivere le nostre solite vite, che, come linee parallele, non si sarebbero incrociate mai.
Questa serata era stata soltanto un'eccezione, un errore, che forse non sarebbe mai dovuta accadere.
No, perché ora, per un'incomprensibile causa, non riuscivo a dirgli addio.
Ma dovevo farmi forza.
Presi un enorme respiro profondo a occhi chiusi, e subito dopo li riaprii.
«Allora... ti saluto, Cha Eun Woo. Grazie del passaggio e del cellulare... e per avermi fatto provare il brivido della vera velocità» riuscii a per miracolo a mormorare infine, con enorme fatica - sentendomi salire un groppo in gola - senza guardarlo neanche, per poi aprire lentamente la portiera.
«Ti farò riportare la tua cara Petunia aggiustata qui davanti, entro la mattinata di domani. Ci si vede, Lee Ji Eun» mi salutò Eun Woo dal canto suo, e, quando ero già in piedi, pronta a chiudere lo sportello, lo vidi sorridermi radioso, accompagnando il tutto con un gesto della mano.
Forse lo avevo salutato male? Forse si aspettava un po' di più da me che, pur non essendo una sua fan, avevo comunque ricevuto dal diretto interessato innumerevoli favori nel corso della serata?
Ritornai subito in me. Che razza di discorsi andavo facendo?
Ma, soprattutto, ormai, qualunque cosa fosse stata, che importanza aveva? Sarebbe finita lì, come il nostro breve incontro.
«Ciao...» sussurrai quindi, per poi chiudere la portiera con forza e voltarmi di spalle.
Stavo dirigendomi verso il portone di casa, distante all'incirca una decina di metri, ma, prima di inserire le chiavi nella toppa, non potei fare a meno di gettargli un'ultima fugace occhiata. Proprio come nei film.
Lui mi sorrise per l'ultima volta, ed io mi riempii gli occhi della sua espressione così angelica, per poi rigirarmi verso la porta qualche secondo dopo.
Era arrivato il momento di tornare alla realtà.
🌟🌟🌟
Una volta entrata in casa, cercai di fare meno rumore possibile per evitare che Ji Hae e la nonna mi sentissero, ma, sfortunatamente per me, non ebbi neanche il tempo neanche di togliermi le scarpe, che sentii dei colpi provenire ripetutamente dalla porta dietro di me appena chiusa.
Guardai lo spioncino.
Non ci potevo credere, era di nuovo lui!
«Allora, te ne vai o no?» esordii, aprendo la porta con fare scocciato.
Eun Woo se ne stava lì, guardandomi dal basso all'alto neanche fosse un cucciolo indifeso, e non sapevo proprio cosa pensare.
Una cosa era certa, però: un attimo prima mi sentivo quasi persa al pensiero di non poterlo mai più insultare in vita mia, mentre adesso tutta la mia spigliatezza sembrava essersi rinvigorita improvvisamente.
«Ti regalo un altro cellulare se mi fai un favore» bisbigliò, avvicinandosi all'entrata furtivo.
«Guarda che non è mica un favore se lo paghi!» ribattei, stizzita.
«Questo è... un sì?»
Aigoo... con quegli occhioni da cerbiatto che si ritrovava, pretendeva forse di ottenere favori così senza un minimo di garanzia?
«Che ti è successo questa volta?» sospirai, e incrociai le braccia al petto.
«Ancora i paparazzi! Mi hanno di nuovo trovato! Mentre stavo rimettendo in moto la Hyundai, ho visto i loro furgoni aggirarsi per questa via» mi spiegò, gesticolando meccanicamente.
«Aish! E quindi?»
Non avrà voluto mica...?
«Potrei, insomma, ecco... restare qui? Soltanto per questa notte? Nascondendomi nel tuo garage insieme alla mia auto, si intende»
E invece! Si stava auto invitando proprio come pensavo, dannazione!
«Eh?!» esclamai, incredula. Come poteva anche solo pretendere una cosa del genere?!
«Okay, okay, se lo farai ti prometto solennemente che poi non mi vedrai mai più! Giuro!» cercò di persuadermi lui, con le solite tattiche da quattro soldi.
«E io dovrei crederti?» gli chiesi, retorica.
«Sì, te ne prego. Salvami da questo inferno!» mi scongiurò lui, a mani giunte.
Santo cielo, ma cosa gli prendeva? Adesso era arrivato a tal punto da pregarmi per entrare nelle mie grazie, oltre che in casa mia?!
Effettivamente, restandosene in garage non mi avrebbe dato nessun fastidio, però... uffa!
«Aish... e va bene! Seguimi in garage con la tua auto, forza» cedetti, dando di nuovo la precedenza alla mia eccessiva magnanimità, ma solo perché avevo la sensazione di dovergli un grosso favore.
«Caspita, questa sì che è una suit garage» commentò lui, non appena messo piede all'interno della mia proprietà. Certo, non era il massimo dell'ordine, ma come garage di una semplice abitazione cittadina, aveva la sua dignità. La nonna era sempre stata una persona organizzata, tuttavia conservava veramente ogni cosa, ed era questo che forse rendeva il posto un po' confusionario.
«Ah. Ah. Molto divertente» borbottai, alzando gli occhi al cielo.
Lui di tutta risposta rise, scuotendo la testa.
«Te ne andrai domattina silenziosamente, prima che diventi giorno, d'accordo?» volli rettificargli io, avvicinandomi al vecchio armadio e frugandoci dentro alla ricerca di una coperta da dargli, anche se, visto il gran caldo, forse non gli sarebbe nemmeno servita.
«Certo. Spero che nessuno sappia che sono stato qui» mi disse lui, affiancandomi.
«Beh... io lo so» gli sorrisi sarcastica, assottigliando gli occhi, dopodiché gli lanciai la coperta appena trovata, colpendolo dritto in faccia.
«Grazie, grazie tante, Miss!» fece Eun Woo, afferrando la coperta e mostrandomi di nuovo quel suo sorrisetto da schiaffi.
«Miss. cosa?» domandai io, curiosa.
«Niente, solo Miss! Cercavo di fare il gentile, insomma... apprezzalo!» esclamò lui, con un occhiolino che ebbe il momentaneo effetto di destabilizzarmi.
«Mah...» mormorai tra me e me, scuotendo la testa, anche se in realtà il mio cuore perse quasi un battito.
«C'è qualcosa che posso mettermi domani, tipo un vecchio cappello, per non farmi riconoscere dai paparazzi?» continuò Eun Woo, guardandosi intorno confuso.
«Tsk... paranoico.» commentai, divertita.
«Dimentica tutto, che è meglio» liquidò il discorso lui, con un gesto della mano.
«Quanto lo vorrei» dissi tra me e me, sperando che non mi sentisse, e fortunatamente fu proprio così.
Se avessi potuto, però, sarei davvero tornata indietro nel tempo di qualche ora. Dimenticarmi di tutto ciò ora sarebbe stato tremendamente complicato.
«Comunque guarda negli scatoloni laggiù in fondo, dovresti trovare qualcosa» aggiunsi, indicando un punto indefinito sulla destra del garage, dove si trovavano scatoloni accumulati gli uni sugli altri con chissà quali improponibili cianfrusaglie all'interno.
Dopo neanche mezzo minuto passato a rovistare tra gli scatoloni dandomi le spalle, Mr. Idiota se ne uscì con un look da pescatore che lì per lì mi fece spisciare dal ridere... fino a che non mi tornarono alla mente tutti i ricordi ad esso legati.
«Allora? Come mi sta?»
«Era il cappello di mio nonno... Lo metteva quando mi portava a pescare» sorrisi, nostalgica.
Era color kaki, ampio abbastanza da potergli coprire tutta la testa anche da dietro. Con indosso quello, gli occhiali da sole e la mascherina, non avrebbe avuto nulla da temere.
«Oh, i-io... mi dispiace, scusa» balbettò lui, imbarazzato, facendo per toglierselo, ma io lo fermai.
«No, tienilo pure, tranquillo, non ti sta male»
In realtà era un gesto importante per me affidare ad un semi sconosciuto un cappello così denso di felici memorie, ma, se fosse stata per una buona causa come questa, lo avrei fatto volentieri.
«V-va bene... grazie» sussurrò Eun Woo, risistemandoselo per bene in testa.
«Ti serve qualcos'altro?» gli chiesi poi, pensando di avergli dato tutto il necessario per passare la nottata.
«Nossignora»
Pensavo bene, allora.
«Perfetto. Allora vai a dormire nella tua fantastica auto, e ricorda: domani per aprire il garage dall'interno spingi questo pulsante e tienilo premuto fino a che non si apre completamente, poi una volta fuori richiudilo con lo stesso meccanismo» gli diedi un'ultima raccomandazione, indicandogli il pulsante rosso apposito vicino alla porta.
Lui annuì, sorridendo, così lo salutai sottovoce. Stavo già per tornarmene in casa, quando percepii una leggera presa sulla mia spalla.
«Lee Ji Eun»
Mi voltai, ritrovandomi non troppo distante dalla sua espressione raggiante. Aveva dipinto in volto un sorriso che lo faceva sembrare quasi... bello?
No, dannazione! Che andavo a pensare?!
«Aish! La smetti di fare così?!» sbottai, nervosa.
«Yah! Che sto facendo di male?»
«Lo sai perfettamente, e scommetto che lo fai con tutte» dissi, sfidandolo con lo sguardo.
«Si può sapere di che diamine stai parlando?»
Aish! Stava facendo il finto tonto o era davvero così stupido come avevo ipotizzato sin dall'inizio?
«Guardi le ragazze in quel modo e ti aspetti che si innamorino di te. Beh, con me non funziona, signorinello, quindi fattene una ragione!» proruppi, anche se, pensandoci due volte, quanto potevo esserne sicura su una scala da 1 a 10?
Aish! Non lo sapevo, e non avrei voluto saperlo.
«Va bene, va bene, perdonami, non lo farò più» si scusò lui, mettendo le mani in avanti.
«Posso andare a dormire adesso?» gli chiesi allora, dato che tutto ad un tratto mi era spiombato addosso un gran sonno.
Beh, del resto doveva essere l'una o giù di lì, quindi era più che normale.
«Certo, buonanotte. E grazie di tutto, Lee Ji Eun» mi disse lui, salutandomi nuovamente in quel modo che mi faceva sentire già nostalgica per qualcosa di inesistente.
«Buonanotte» risposi di rimando con un gesto della mano, guardandolo un'ultima volta - stavolta per davvero - con un sorriso, per poi uscire dal garage e rientrare in casa.
In realtà non ero così abbacchiata come durante il nostro primo addio, ma questo solo perché avevo già una mezza idea di passare di nuovo in garage l'indomani mattina.
Non per salutarlo, sia chiaro! Volevo soltanto verificare che si sarebbe attenuto alle mie regole.
Perché, se così non fosse stato, allora sarebbe stato davvero un grosso guaio.
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