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02. Un'attesa infinita




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Arrivata a destinazione dopo circa dieci minuti, bagnata fradicia come un pulcino appena nato, suonai il campanello presso il portone che recava l'inconfondibile insegna "Moon", e grazie al cielo ricevetti subito risposta.

«Chi è?»

«Moon Bin-ah, sono io!» mi feci riconoscere, senza dover neanche dire il mio nome.

«Ehi! Entra pure~» mi accolse lui con gentilezza, aprendomi la porta e lasciandomi entrare, per poi avvolgermi in un caldo abbraccio. «Ji Eun-ah, da quanto tempo! Ah, sono proprio contento della tua visita! Sei cresciuta e sei diventata davvero carina!»

«A-anche tu, Bin-ah, ti sei fatto proprio un bel ragazzo in questi due anni!» mi complimentai io, arrossendo leggermente.

Non vedevo Moon Bin da due anni esatti, dato che, quando ero venuta a Jeju l'estate precedente, non ci eravamo incontrati perché lui si trovava negli Stati Uniti a frequentare un anno all'estero.

Certo, ci eravamo sentiti ogni tanto per telefono, ma non era la stessa cosa. Parlare dal vivo era molto più gratificante.

Lui mi guardò sorridendo, quel sorriso che era davvero difficile dimenticare. Che dire... lo trovai molto cambiato, sicuramente in meglio, tanto che il mio cuore - che era letteralmente andato in letargo - stava quasi per riprendere a martellarmi forte in petto come faceva un tempo, se solo lui non avesse interrotto immediatamente il mio ritorno mentale al passato, poggiandomi delicatamente una mano sulla spalla.

«Yah, sei bagnata fradicia, vieni di qua, che ti do dei vestiti di ricambio» mi disse, conducendomi nella sua camera, dove si mise a rovistare nell'armadio, fino a che non tirò fuori una maglietta a maniche corte arancione e dei pantaloni della tuta neri.

Accettai la sua offerta, seppur con molto imbarazzo, e mi andai a cambiare in bagno, per poi tornare da lui in camera.

«Allora, che mi racconti? Cosa hai combinato in questi due anni?» mi domandò curioso Moon Bin, dopo avermi invitato a sedermi sulla sedia della sua scrivania con un cenno della testa, mentre lui si accomodò sul bordo del proprio letto, sorridendo.

Un tempo avrei fangirlato hard per questo, non ai livelli di mia sorella, ma quasi; tuttavia adesso non dovevo pensarci, ero venuta qui per un motivo ben preciso, e dovevo farglielo subito presente.

In realtà però mi sarei sentita in colpa a giungere subito al sodo, quindi cambiai rotta e feci in modo che fosse lui a raccontarmi del suo anno all'estero.

Parlammo del più e del meno per circa una mezz'ora, fino a quando non mi resi conto che fosse giunto il momento critico.

«Bin-ah, sai... ultimamente sono un po' andata via di testa per colpa di Ji Hae» mi approcciai quindi all'argomento scottante, ricevendo un suo sguardo confuso come risposta.

«Hai presente Cha Eun Woo?» continuai, e, quasi lui mi leggesse nel pensiero, tirò subito le somme. Del resto era un tipo molto perspicace.

«Ah... Quell'idol che sta andando di moda adesso! Scommetto che tua sorella è ossessionata da lui e tu ti devi sopportare tutti i suoi scleri!»

Sgranai gli occhi.

«Wow, Bin-ah... come hai fatto a capirlo?!»gli domandai, incredula.

«Si vede dal tuo volto, sembri davvero stanca e stressata, cara la mia Ji Eun-ah... E poi, da tutti i tuoi racconti, ormai conosco tua sorella quasi bene quanto te, e potevo immaginarlo che la situazione fosse questa» fece lui, alzando saggiamente un dito.

Era proprio come me lo ricordavo: riusciva a capire sempre tutto in ogni circostanza.

«Ebbene, a questo proposito... posso contare su di te per farmi dare una mano? Sei l'unico che potrebbe farlo, Bin-ah» azzardai quindi, sperando tanto in un sì.

Ed effettivamente fu quello che ottenni, ma non prima di avergli spiegato a fondo tutta la faccenda.

L'avevo detto che dovevo dare tempo al tempo, e così sarebbe stato.

🌟🌟🌟

Quella sera, quando io e Ji Hae arrivammo alla fantomatica "Jeju Private Disco", mancavano pochi minuti alle 20, e dunque alla definitiva perdita di senno di mia sorella.

Ji Hae, seduta al posto del passeggero affianco a me, era vestita più elegantemente di quando aveva festeggiato il suo diciottesimo compleanno, e stava già cominciando a respirare a fatica dall'agitazione, ma io me ne sbattei il cavolo delle sue condizioni da fan sfegatata e le intavolai subito il mio immancabile discorsetto.

«Allora, patti chiari e amicizia lunga, o meglio, sorellanza: alle 21 esatte io rimetto in moto e me ne torno a casa, costi quel che costi. A meno che tu non decida di partire in luna di miele col tuo carissimo marito, se non ritornerai qui entro quell'ora, sappi che io non ti salverò da questa tormenta» sentenziai, con aria di superiorità, sperando di ottenere il dovuto rispetto almeno questa volta, ma invano.

«Aish! Proprio alle 21?! Neanche Cenerentola aveva il coprifuoco così presto! E poi l'esibizione finisce a mezzanotte!» si lamentò infatti lei, mettendo su il broncio.

Già era molto che la stavo accompagnando lì, e pretendeva pure che mi sarei fermata ad aspettarla per ben quattro ore?

Va bene che era l'evento della sua vita, ma anche la mia pazienza aveva un limite, e quando era troppo, era troppo!

«Aish lo dico io! Primo, fanculo Cenerentola, non siamo in un cartone animato. E secondo... se permetti, ho anche da fare un po' i cavoli miei, e non ho proprio voglia di restare qui ad aspettarti annoiandomi a morte, quando potrei spendere il mio tempo in maniera ben più costruttiva!» proruppi, a pugni serrati.

«Facciamo che andiamo via almeno alle 22? Ti prego, dai!» insistette lei, noncurante delle mie esigenze.

«No.» rimasi impassibile io.

«21:45?» cercò ancora di contrattare Ji Hae, ma io rimasi irremovibile.

«Ho detto di no!»

«21:30?»

Ma mi stava prendendo in giro o cosa?

Bah, fatto sta che comunque nel frattempo, anche volendo, non avrei potuto nemmeno farmi un giro nei dintorni per passare il tempo, dato che stava continuando a piovere ininterrottamente dal pomeriggio.

«Dai, ti prego! Ti prometto che se stasera avrò la possibilità di sclerare abbastanza, non ti stresserò più con Cha Eun Woo per il resto della vita!»

Dopo aver sentito queste sue disperate parole, pensai che, se fosse stato vero, allora sarebbe potuta rimanere in quel locale anche fino a mezzanotte inoltrata. Ma sapevo benissimo che non me la stava raccontando giusta, quindi era tutto inutile.

«Toglierò i poster in camera, e per una settimana farò tutto quello che vuoi. Fammi restare fino alle 22, ti prego!» continuò lei con le sue moine per persuadermi, e a quel punto, per evitare di farmi scoppiare il cervello, mi vidi costretta ad accettare quel compromesso che, ne ero sicura, non sarebbe stato minimamente rispettato.

«Aish... va bene, permesso accordato. Torni qui alle 22, e non se ne parla più.» cedetti infine, maledicendomi per la mia eccessiva bontà. «Ora chiudi quella boccaccia e riserva il fiato per dopo, che tornerai senza voce da quanti strilli farai» rimediai quindi alla mia gentil concessione con questa fantastica frecciatina, lasciandola senza parole.

«Va bene, va bene! Ora vado, sono troppo emozionata!» fu tutto quello che mi disse infatti lei - senza neanche l'ombra di un grazie - dopo aver inspirato ed espirato a fondo, per poi liquidarmi con un impercettibile gesto della mano e scendere dall'auto con il suo inconfondibile ombrello viola a pois bianchi.

Avevo accostato la macchina proprio vicino al piccolo parco di fronte alla discoteca, dall'altra parte della strada rispetto al locale, di modo da evitare l'assembramento di paparazzi e di guardie del corpo che circondavano il posto. Così, una volta che Ji Hae fosse ritornata - anche se, detto tra noi, non ci speravo affatto - sarei potuta sgusciare via subito con l'auto di nostra nonna, evitando il casino più totale per strada.

E ora... beh, ora non mi restava altro da fare che annoiarmi per due ore, due lunghissime ore.

Non mi venne in mente niente di particolarmente costruttivo da poter fare, quindi accesi semplicemente la radio sul primo canale a caso che sarebbe capitato, ma, con mio grande sconcerto, mi resi conto che stavano trasmettendo proprio una canzone di quell'odioso di Cha Eun Woo.

Aish! Ora me lo dovevo sentire pure per radio, oltre che a dover sopportare la consapevolezza che quell'empio essere si stesse esibendo proprio in quel momento in un locale a pochi metri di distanza da me!

«Basta, non se ne può più!» esclamai incazzata, rivolta alla radio, per poi assestarle d'istinto un colpo abbastanza potente, che, mio malgrado, rese immediatamente inutilizzabile la mia mano, ma non la radio, che continuava imperterrita a trasmettere la sua canzonetta da quattro soldi.

Ora, oltre che a provare dolore alla mano, dovevo anche sopportarlo per due ore, non potendo fare altro.

Spensi la radio, sospirando affranta. C'era solo una cosa che avrebbe potuto farmi passare velocemente il tempo: dormire.

Peccato che avevo già dormicchiato per un'oretta prima, di pomeriggio, e non avevo affatto sonno. Per di più, con l'insistente ticchettio della pioggia non sarei riuscita ad addormentarmi.

Così mi munii di auricolari ripescandoli dalla mia borsa e ricorsi alla risorsa più cliché di sempre: il cellulare. Mi sarei trovata qualche video divertente da guardare, sperando che così quelle due ore mi sarebbero veramente volate.

E di fatto fu proprio così, dato che mi tenni occupata con il telefono tra video, social e chat, fino a perdere la concezione del tempo, a tal punto da non accorgermi che, terminata la mia maratona, erano già le 22:10, e di Ji Hae non c'era ancora nessuna traccia.

Sbuffai, incrociando le braccia. C'era da aspettarselo. E, se non aveva mantenuto la promessa di puntualità, figuriamoci come si sarebbe comportata con quella di non rompermi più le palle!

Aspettai un altro po'.

Ora erano le 22:15. Ancora niente.

Alle 22:20 provai a telefonarle un paio di volte, ma al cellulare, dopo un po' di squilli a vuoto, mi rispose sempre la sua segreteria telefonica.

Quando, dopo altri cinque minuti, ancora Ji Hae non si vedeva, cominciai seriamente a preoccuparmi.

E se le fosse successo qualcosa? E se avesse avuto bisogno di aiuto?

Il mio lato affettivo fraterno ebbe dunque il sopravvento sulla mia irritazione, così decisi a mio malgrado di uscire dall'auto, senza nemmeno un ombrello a portata di mano, e di andare a cercarla dentro il locale.

Corsi più veloce che potevo per non bagnarmi troppo, ma, quando mi avvicinai all'ingresso, notai che era ancora strapieno di gente, auto e furgoni di paparazzi, e che quindi sarebbe stato impossibile intrufolarsi dentro con tutta quella confusione. Dovevo trovare un'entrata sul retro, o dovunque ce ne fosse stata una secondaria, dato che quella principale era bloccata.

Lanciai un paio di imprecazioni, e, con i vestiti già fradici, feci di corsa il giro del locale, che ai lati era fortunatamente deserto, ma purtroppo male illuminato, al punto che mi vidi costretta ad utilizzare la torcia del cellulare per accorgermi di eventuali entrate alternative.

Ad un certo punto, sia lodato D.O., mi imbattei in una porta nera mimetizzata alla parete, che se non avessi avuto la torcia non avrei affatto notato, che recava la scritta "STAFF ONLY".

Bene, finalmente potevo entrare a cercare quell'ingrata! Sarebbe stato un pelino illegale, ma pazienza, lo facevo per una buona causa.

E, se fossi finita seriamente nei guai, sapevo già a chi dare la colpa.

Mi avvicinai alla porta e abbassai la maniglia con forza, ma, sfiga delle sfighe...

«Dannazione, è chiusa a chiave!» imprecai, non potendo credere ai miei occhi. Però aveva senso, dato che non c'era un'anima viva di paparazzo nei dintorni. Se fosse stata aperta, la confusione avrebbe regnato sovrana come sul davanti.

E adesso come avrei dovuto fare?

Asciugai lo schermo del cellulare con la mia maglietta zuppa, e riprovai a chiamare Ji Hae, pregando tutti i santi affinché rispondesse.

Mentre il cellulare squillava, mi sentii pervasa dai sensi di colpa: tutto questo era successo a causa mia, avrei dovuto essere più severa e mantenere il coprifuoco all'orario che avevo deciso io, e invece... aish! Doppio, triplo aish!

«Rispondi, dai!» urlai, sull'orlo di un pianto.

Ma qualcosa mi bloccò. E mi fece anche parecchio male.

«AAAAAAAHHHHH!» urlai di dolore, vedendo per un attimo tutto nero.

Prima che potessi rendermene conto, infatti, la famosa porta chiusa a chiave si era aperta rapidamente dall'interno verso l'esterno, sbattendomi proprio in faccia con un sonoro SBAM, tanto da farmi cadere a terra, lasciando scivolare il mio cellulare chissà dove.

Provai a rialzarmi, ma senza successo. Avevo ricevuto un colpo talmente forte che per un qualche secondo non ebbi nemmeno più la capacità di intendere e di volere.

Poco dopo, vidi aprirsi sopra di me un ombrello blu e udii una voce sconosciuta.

«Ehi, tutto bene? Ti sei fatta male?»

«No, guarda, sto benissimo, è solo una porta in faccia, che vuoi che sia! Aish! Secondo te?!» esclamai, sarcastica, rimanendo stesa - portandomi una mano alla fronte tutta dolorante - ad osservare la brutta persona che mi aveva ridotto in quello stato.

Era un ragazzo che idossava un cappellino nero con la visiera e una mascherina dello stesso colore che gli copriva tutto il naso e la bocca, e, a giudicare dalla voce e da quel poco che vedevo della sua figura, non doveva avere molti più anni di me.

«Cavolo, è davvero un bel guaio» sospirò, grattandosi la nuca.

«Per me, non per te, chiunque tu sia! Dovevi proprio usare tanta forza?» ribattei io, incazzata.

«Scusami, sono davvero mortificato, non volevo farti male, ma non avevo idea che ci fossero delle fan appostate pure qui dietro!» cercò di giustificarsi lui, dopo essersi abbassato la mascherina per parlare con più facilità, il che mi lasciò a dir poco perplessa.

Quella faccia... mi era familiare.

Ci misi un po' più del previsto a rendermene conto, visto il forte colpo in testa che avevo ricevuto, ma, non appena me ne accorsi, non potei non esternare ad alta voce tutto il mio odio nei suoi confronti.

«Che mi prenda un colpo, tu sei... Cha Eun Woo!» esclamai, trovando pure le forze di alzarmi seduta e di puntargli un dito contro con fare accusatorio.

Un nano secondo dopo, mi ritrovai la sua manaccia a tapparmi la bocca.

«Ti do un posto in prima fila per il concerto se non ti metti a urlare!» mi assicurò poi, cercando subito di corrompermi.

«Aish! Non me ne frega un accidente del tuo stupido concerto, e soprattutto non sono una tua fan, anzi, le tue canzoni mi fanno schifo!» gli rinfacciai, togliendomelo di dosso e cercando di alzarmi in piedi.

Tuttavia, a causa del mio dolore alla testa, barcollai pericolosamente, e rischiai di nuovo di cadere, se solo non fosse stato per quel fenomeno da baraccone che mi sorresse con un braccio, appena in tempo per non farmi rovinare a terra. Con l'altro era ancora impegnato a tenere l'ombrello che stava comprendo entrambi.

«Attenta, non fare movimenti bruschi, o farai solo peggio!» si raccomandò, come se gli importasse veramente qualcosa. «E comunque, non c'era bisogno di scaldarsi tanto. Se farai finta di nulla, tanto meglio».

Ma io non lo stavo già più ascoltando, essendo uscita dalla sua comfort zone ombrellosa muovendomi a scatti, percependo di nuovo le insistenti gocce di pioggia che mi stavano inzuppando.

«Yah! Dove credi di andare?» mi bloccò lui, raggiungendomi e prendendomi per un braccio.

«A cercare mia sorella, che è venuta alla tua insulsa esibizione e non è ancora uscita!» proruppi, a pugni serrati. La sua espressione sembrava oltrepassare il limite del dispiacere.

Mi bloccai per qualche secondo: non era ancora mezzanotte, orario in cui l'esibizione doveva terminare, per cui... che cavolo ci faceva Eun Woo lì fuori, nel palese atto di darsela a gambe?

«Ahia!» urlai, dopo che un'acuta fitta di dolore mi trapassò la testa, interrompendo le mie riflessioni.

«Tu non puoi muoverti in queste condizioni, devo portarti in ospedale!» si ostinò lui, guardandomi dritto negli occhi.

Tsk... Sarà anche stato un pessimo cantante, ma era proprio un bravo attore, se voleva farmi credere di essere benevolo.

«Ma a chi vuoi darla a bere?! Guarda che io sto beniss-...» cercai di fingere a mia volta, ma il mio tentavo fallì miseramente, dato che per poco non ricaddi.

Avevo dei forti capogiri, ma avrei fatto di tutto pur di non dover farmi accompagnare in ospedale da lui.

«Tu non stai benissimo, hai avuto una forte botta in testa per colpa mia! Permettimi almeno di rimediare per saldare il mio debito» insistette Eun Woo, guardandomi di nuovo con quell'aria da santarellino che faceva sciogliere il cuore di milioni di fan, ma che a me non diceva proprio niente.

«Aish! Ci tieni così tanto, anche se ti ho appena detto che non ti sopporto?!»

«Certo, la salute prima di ogni altra cosa. Ora vieni con me, svelta!»

E quelle furono le sue ultime parole, prima che si rimettesse la mascherina, mi prendesse a braccetto per non farmi barcollare e mi conducesse a passo spedito verso quella che aveva tutta l'aria di essere la sua costosa auto, parcheggiata tatticamente sul lato adiacente rispetto all'entrata del locale, in un'area riservata lontana dai paparazzi.

Non ebbi la forza di ribattere, ma intanto nella mia testa lo stavo maledicendo assai.

Accidenti! Dove sarei andata a finire, mettendomi nelle mani di un individuo del genere?

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