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01. Estate a Jeju

From: Daejeon, South Korea
To: Jeju Island, South Korea

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Come ogni anno da quando nonna era rimasta vedova, anche quell'estate, con l'inizio delle vacanze, io e mia sorella decidemmo di andarla a trovare a Jeju per un mesetto, per tenerle un po' di compagnia.

Abbiamo sempre vissuto a Daejeon con la nostra famiglia, e né papà né mamma potevano quasi mai accompagnarci dalla nonna, o, se lo facevano, non potevano mai trattenersi più di una settimana, e la loro permanenza si protraeva per tempi ben ristretti, date le esigue ferie che avevano a causa dei loro serrati ritmi di lavoro in azienda.

In ogni caso a me poco cambiava, dato che, alla fine, ero sempre io a dover stare dietro a mia sorella gemella Ji Hae, essendo molto più matura, responsabile e in gamba di lei.

Fisicamente siamo praticamente identiche, tranne per il fatto che lei ha i capelli tinti di biondo, eppure fra noi due in realtà c'è sempre stato un abisso, sia caratterialmente che - soprattutto - mentalmente: lei sempre truccata e vestita tutta in tiro per ogni occasione, se l'è sempre tirata un sacco, ma ciò che la caratterizza di più è il fatto di essere spettegolona e stupida come un'oca, mentre io... beh, non per darmi tante arie, ma di certo ho sempre avuto più sostanza di lei, studiavo parecchio ed ero molto brava a scuola, pur non presentandomi mai troppo ambiziosamente nel mio aspetto esteriore, più per semplice pigrizia che per timidezza.

Diciamo che le cose a cui davo importanza nella vita erano ben altre, e tra queste lo shopping era proprio sbattuto fuori alla grande, così come anche lo spettegolare su tutto e tutti e il vivere per farsi gli affari degli altri.

Io sono sempre stata una tipa tranquilla, mentre lei... diciamo che Ji Hae veniva spesso pervasa da impeti di rabbia abbastanza notevoli, anche per insignificanti piccolezze, proprio come una bambina.

Insomma, non so come diamine abbiamo fatto a venire fuori dagli stessi genitori, ma a quanto pare, nonostante le notevoli differenze tra noi, biologicamente parlando il nostro DNA deve avere molti fattori in comune, anche se tutta questa faccenda per me resterà per sempre un mistero.

Tornando a noi, o meglio, a quell'idiota di mia sorella, diciamo che ultimamente in quel periodo stavo avendo alcuni problemi a gestire il mio autocontrollo per cercare di non ucciderla.

Già, perché dovete sapere che anche lei, come tante altre ragazzine stupide in circolazione che infettano questo mondo con i loro urletti da gallina, era di recente andata in fissazione con un cantante - chiamarlo così per me è già un eufemismo - che stava veramente facendo strage di giovani cuori nel mondo femminile di tutta la Corea e oltre.

Ji Hae era proprio ossessionata da lui: ascoltava tutti i giorni le sue canzoni, guardava i suoi video sclerando sempre come una gallina impazzita anche solo quando lui respirava, e quando era in astinenza dalla contemplazione del suo bel visetto per più di dieci minuti cominciava a diventare isterica e ansimante come una gatta in calore.

A questo punto voi giustamente direte, beh... che diamine c'entra questo con tutto il resto della storia?

Vedete, il fatto è che purtroppo, non so per quale brutto tiro mancino del destino, coincidenza delle coincidenze, in quella famosa estate il cantante idiota che Ji Hae tanto adorava avrebbe fatto tappa nientepopodimeno che a Jeju Island, precisamente in alcuni locali nella città di Jeju, che guarda caso era proprio il luogo dove eravamo ospiti da nostra nonna.

E tutto questo era semplicemente terribile perché, da quando Ji Hae l'aveva scoperto, non mi lasciava per un attimo in pace.

«Non ci credo, Ji Eun-ah! Incontrerò Eun Woo, il mitico Cha Eun Woo, il mio patatino puccioso, l'amore della mia vita, e potrò respirare la sua stessa aria!» continuava a ripetermi da circa un mese, ancor prima di partire, facendomi passare la voglia di andare a Jeju e di lasciarla da sola con la nonna. Poi però venivo pervasa dai sensi di colpa, perché - a differenza sua - sono una persona buona, e mi sarebbe dispiaciuto troppo non poter vedere la nonna.

«La sua stessa aria la respiriamo già tutti, scema! Il fatto che nell'atsmofera ci sia ossigeno errante per tutta l'umanità non è un'opinione» continuavo quindi a ribatterle io acida ogni volta, cercando di tenere duro, ma senza troppe pretese di essere compresa da una scema come lei.

Infatti, neanche a dirlo, ogni volta eravamo punto a capo quanto a litigi.

E il bello - o brutto - in tutto ciò, era che i nostri genitori le davano pure corda! Ci trattavano come se io fossimo agli opposti, io un'adulta e lei una neonata.

Certo, avrei dovuto sentirmi gratificata per questo, perché comunque significava che anche loro avevano capito quanto fossi matura, ma non per questo doveva sempre essere Ji Hae ad averla vinta su tutto!

«Eddai, Ji Eun-ah, che vuoi che sia? È la tempesta ormonale giovanile che l'ha travolta in pieno, vedrai che è solo una fase che prima o poi le passerà» mi dicevano sempre i miei per giustificarla, eccessivamente comprensivi nei suoi confronti.

Sì, come no, tempesta ormonale... a 18 anni suonati!

E comunque, è una cosa che io non penso di aver mai dimostrato tanto esternamente. Certo, lo sviluppo prima o poi arriva per tutti, ma non in maniera così eccessiva né tantomeno così ostentata!

«Aish, le passerà un corno! Io non l'ho mai infastidita così tanto come sta facendo lei con me, eppure devo pagare per qualcosa che non ho fatto, ascoltando in continuazione i suoi scleri!» mi lamentavo allora io, a braccia conserte e con una smorfia, picchiando i piedi a terra.

In quel mentre, di solito, i miei non riuscivamo mai a darmi una risposta soddisfacente perché, con un tempismo a dir poco perfetto, mia sorella interrompeva la nostra conversazione civile attaccando l'orrenda musica di Eun Woo a palla in camera e facendo letteralmente tremare le pareti di casa, anch'esse ormai stufe marce del suo comportamento da stupida dodicenne.

Mia nonna, invece, da quando eravamo arrivate a Jeju, ovvero da nemmeno due giorni, era esaltata più di lei. Questo perché quell'infame di mia sorella era già riuscita a convertirla al culto misterico di quel cantante incompetente, ed ora quelle due ascoltavano le sue canzoni insieme in salotto, e mia nonna a volte le canticchiava pure!

Il pomeriggio del nostro secondo giorno a Jeju Island, dato che pioveva a dirotto e non potevo uscire, mi stavo dilettando in una piacevole lettura sul divano, e avere quelle due che mi scleravano di sottofondo sui video di Eun Woo mi stava rendendo nervosa.

Per un po' sopportai, ma quando la mia pazienza raggiunse il limite, non potei fare a meno di sbottare.

«Basta, Ji Hae! Povera nonna, la vuoi smettere di rincitrullirla con i versi di quella gracchia?!» la rimproverai, facendo risuonare la mia voce per tutto l'appartamento.

«Yah, la rincitrullita qui sarai tu! E poi non venirmi a dire così perché alla nonna lui piace, non è vero, nonna?» rispose mia sorella, cercando sempre il consenso di quella che avrebbe dovuto essere anche mia nonna, ma che adesso, per questo suo atteggiamento così preferenziale, pareva aver perso a suo malgrado una nipote... che sarei io.

«Oh, sì! Quel bel ragazzino è una bomba!» si gasò infatti lei, e, nonostante l'età avanzata, continuò a canticchiare e a ballare, lasciandomi a dir poco sconvolta.

Non ci potevo credere. Non ricordavo di averla mai vista così elettrizzata.

«Nonna! Io mi fidavo di te!» esclamai quindi, sull'orlo di una crisi isterica, scuotendo la testa e dirigendomi in camera senza voltarmi indietro, per poi sbattere la porta alle mie spalle e buttarmi sul mio letto di schiena, a braccia aperte.

Avevo bisogno di stare un po' da sola, e se fossi riuscita ad addormentarmi, anche se erano solo le cinque di pomeriggio, sarebbe stato l'ideale.

Ormai avevo perso ogni speranza con quell'insopportabile di mia sorella.

Già era stato faticoso viverci per 18 anni a questa parte, ma adesso che quel cantante del cavolo le aveva dato alla testa, era letteralmente impazzita.

Cha Eun Woo era diventato la sua ossessione, la sua unica ragione di vita, e alla prospettiva che Ji Hae avrebbe continuato a rompermi le palle per chissà quanto tempo ancora - il che non mi allettava affatto - sarei stata io quella da ricoverare in manicomio.

Per di più, ora che da nostra nonna dovevamo condividere la stessa camera da letto, appena eravamo arrivate, Ji Hae aveva tappezzato pareti e armadio con i poster di quell'idol da strapazzo, e quindi - guarda un po' - dovevo sorbirmi la sua faccia pure qua.

Aish... avrei volentieri fatto piazza pulita di quei dannati poster, strappandoli uno a uno in piccoli pezzettini, ma pensando poi alle conseguenze che ciò avrebbe comportato, era meglio restarsene buoni e calmi.

La vendetta è un piatto che va servito freddo... e prima o poi io avrei avuto la mia.

Immersa tra i miei pensieri, trasalii sentendo la suoneria del mio cellulare dopo una decina di minuti, così lo sbloccai e notai che mi era arrivato un messaggio.

"Hey, Ji Eun-ah, sei arrivata a Jeju sana e salva? Ti va di vederci per cena al solito posto verso le 20 con gli altri stasera? Dato che piove a dirotto, ti passo a prendere io."

Come al solito, Sanha aveva un tempismo perfetto. Inutile dire che il suo messaggio mi risollevò notevolmente il morale.

Era un mio amico di Jeju, che avevo conosciuto da qualche anno, incontrandolo per la prima volta al mare. Lui poi mi aveva fatto conoscere anche altri ragazzi molto simpatici, e di solito ci incontravamo spesso quando venivo a Jeju a trovare la nonna.

"Tutto a posto, sergente! Per stasera è okay, contami, e grazie del passaggio!"

Dopo avergli risposto inviandogli questo messaggio, caddi addormentata con il sorriso sulle labbra nel giro di un paio di minuti, e non mi resi nemmeno conto di quanto avevo dormito, o almeno fino a che non udii l'inconfondibile urlo di Jihae provenire dal salotto.

«AAAAAAAAAAAAAAAHHHHH!»

Sobbalzai, prendendomi un colpo, e non feci nemmeno in tempo ad alzarmi dal letto che Ji Hae piombò violentemente in camera, aprendo la porta con forza e mostrandomi la sua odiosa faccia ansimante ma sorridente.

«Aish! Mi hai svegliata!» la rimproverai, squadrandola con il mio cipiglio migliore, ma lei non ci fece nemmeno caso.

«POTRÒ INCONTRARE EUNWOO STASERA, E TU MI AIUTERAI!» strillò, sfondandomi i timpani.

«Calma, calma, che vai farneticando?!» sbottai io, irritata.

Fu allora che Ji Hae mi si avvicinò rapidamente, mostrandomi il suo cellulare, in cui compariva la foto di un locale che recava l'insegna "Jeju Private Disco", che non avevo mai notato prima all'interno della città, dato che non amavo frequentare i luoghi troppo affollati, discoteche soprattutto.

«Dopo aver svolto numerose ricerche, ho finalmente scoperto che Eun Woo stasera si esibirà proprio qui in un party privato, alle 20! Ed io troverò il modo di entrare e di vederlo, costi quel che costi!» mi spiegò poi, tutta emozionata. Stava quasi andando in iper ventilazione.

«Beh, buon per te» dissi, scrollando le spalle.

«E tu ovviamente verrai con me!» aggiunse poi lei, facendomi l'occhiolino.

Per poco non mi andò di traverso la mia stessa saliva. Che cosa aveva appena detto?!

«Cosa?! Ma neanche per idea!» risposi, innervosita.

«Sì, invece. Dato che fuori diluvia, vieni con me con la macchina della nonna!» ribattè lei, non volendo sentire ragioni.

«Ma anche tu hai la patente!» le feci notare, alzandomi definitivamente dal letto e portando le mani ai fianchi.

Già... purtroppo, pur essendo Ji Hae tanto stupida, dopo essere stata bocciata per ben due volte alla teoria e quattro volte alla pratica, alla fine l'esaminatore gliel'aveva data con un calcio in culo, la patente. Ed inutile dire che alla guida fosse un pericolo pubblico, e che se non l'avevano ancora arrestata era davvero un miracolo divino.

«Però lì ci sarà la strada tutta intasata dai paparazzi, e sarà impossibile trovare parcheggio, quindi ho bisogno di un passaggio, e l'unica che può portarmici mentre io guardo le indicazioni per arrivarci sei tu! Dobbiamo fare un lavoro di squadra, Ji Eun-ah!» continuò Ji Hae, trovando mille scuse.

Bene, a proposito di strade... significava che anche io allora avrei continuato sulla mia strada.

«Stasera non posso, esco con Sanha e con gli altri! Cos'è, sono diventata la tua tassista personale adesso?!»

Non le avrei permesso per nulla al mondo di rovinarmi la serata coi miei amici.

E poi, per come si stava comportando con me, di sicuro non si meritava affatto un favore del genere! Che se ne andasse a piedi da sola nella notte buia e piovosa, piuttosto!

«Yah! Il mio Eun Woo è più importante dei tuoi quattro amici sfigati! E poi la nonna non mi farebbe uscire da sola in macchina con un diluvio del genere fino a tardi, vero, nonnina?» fece Ji Hae a quel punto, avvalendosi del punto debole di tutta questa situazione: interpellare la nonna, che le avrebbe sicuramente dato ragione.

«Vero, nipotina mia!» rispose lei dall'altra stanza, la sua voce che risuonava chiara e forte.

Ecco, immaginavo. E adesso come avrei fatto?!

«Nonna! Non è giusto!» mi lamentai, raggiungendola in salotto.

«Eddai, Ji Eun-ah, fallo solo per stasera. I tuoi amici li puoi vedere sempre per questo mese che stai qui, invece Cha Eun Woo capita una sola volta nella vita, no?» provò a convincermi la nonna, e, alla fine, fece una cosa che mi spiazzò non poco: mi strizzò l'occhio. Proprio allo stesso modo di mia sorella!

Santo cielo, questo era semplicemente terrificante: Ji Hae l'aveva trascinata verso il lato oscuro o cosa?! La nonna, la mia grande e unica nonna che mi aveva sempre ammirato e appoggiato, ora che era stata stregata anche lei dal fascino di quel bambolotto di Eun Woo, non ci vedeva più giusto!

Bah... fatto sta che, come al solito, quella a rimetterci nelle situazioni di conflitto come questa ero sempre io.

«Aish! E va bene, ma solo per stasera, e non ti aspetterò per più di un'ora!» sbuffai, sentendomi lo sconforto fatto persona.

Avrei anche dovuto dare buca a Sanha, il che mi faceva sentire ancora più orribile.

«Evvaiii! Vedrò il mio amorino!» si esaltò Ji Hae, incominciando a sclerare saltellando per tutto il salotto come una scimmia, mentre mia nonna se la rideva a crepapelle, esaltandosi per lei.

Aish... Che dire? Non avevo proprio voglia di continuare a litigare, e l'unico modo per smettere e far sì che mi lasciassero in pace era appunto darmi per vinta.

Guardai l'orologio: erano le 18.

Avevo ancora poco meno di due ore di libertà totale incondizionata. E le avrei sfruttate nel migliore dei modi!

Detta così sembrava che fossi agli arresti domiciliari, ma effettivamente poco ci mancava.

Oramai, nonostante il mio carattere forte, ero succube di questa situazione, ma avrei tentato - ora più che mai - di darci un taglio.

Oh sì, ci avrei dato un taglio eccome. E sapevo già chi avrebbe potuto aiutarmi.

«Bene, io esco a farmi un giro. A dopo» annunciai quindi, avvicinandomi alla porta di casa, dopo essermi munita di cellulare, ombrello e chiavi del lucchetto della bicicletta che tenevo qui apposta per farmi i giretti quando venivo a trovare la nonna.

Pioveva a dirotto, quindi avrei dovuto fare un raid, ma ci sarei potuta riuscire.

«Ricordati di tornare entro le 19:40! Dobbiamo arrivare puntuali all'esibizione di mio marito!» furono le ultime parole che sentii provenire dalla bocca di quella stupida di mia sorella, che si era affacciata alla porta per urlare come una matta nella tromba delle scale.

Non si era mica raccomandata affinché facessi attenzione per il diluvio! No, aveva semplicemente pensato a se stessa da vera e propria egoista, raccomandandosi semplicemente che sarei tornata in tempo per scarrozzarla in giro per Jeju!

Dopo questa sua uscita, avrei davvero voluto lanciarle un accidenti, ma, per non disturbare la quiete dei vicini, rimasi zitta.

Del resto, a che mi sarebbe servito reagire con tanta irruenza quando mi sarei potuta togliere da simili impicci in maniera del tutto tranquilla e sicura?

Dovevo solo dare tempo al tempo.

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