Capitolo 34
«Bill, Bill!».
Questa voce mi è familiare, ma non può essere lei. È chiaramente un sogno.
«Amore mio, ci sono io qui con te».
Inarco un sopracciglio. Mi fa male la schiena, sono in una posizione scomoda. Sono sveglio? «Mamma?».
«Bill, ti prego mi stai facendo preoccupare».
Apro lentamente gli occhi e vedo il suo volto palesarsi sotto nere chiazze che si dissolvono. Chris...
I cinque sensi si risvegliano, uno dopo l'altro. Prima c'è il tatto, che riconosce la mano di Chris stretta nella mia; il gusto inorridisce al sapore che ho in bocca. La testa non mi fa più male, non c'è alcun suono che mi tormenta. L'odore è quello di casa, un leggero profumo di detergente mischiato alla muffa. Sì, non ci sono dubbi. Questa è la mia casa e questa è la mia stanza.
La gamba di Chris è sotto la mia schiena, per questo mi fa male.
«Bill, va tutto bene?».
Pensavo fosse proprio lei, ma era solo un'illusione. Qui, sotto di me, c'è solo Chris che mi stringe tra le sue braccia. Il suo viso è un dolce risveglio, come quel pasticcino alla crema che ti sta aspettando quando entri in una caffetteria. Per un attimo, dimentico la confusione che ho nella testa, la sensazione sorda e struggente di caduta nel vuoto. Vedo solo le sue labbra, i suoi denti, la sua lingua.
Allungo un braccio, afferro la sua nuca e lo spingo sulla mia bocca.
«Buongiorno», mi dice un po' spaesato. «Stai bene?».
Non so che rispondere. Dire "bene" o "male" sarebbe una bugia. Cerco di rimettermi seduto, lasciandomi sfuggire qualche gemito di dolore. Ho i muscoli contratti, freddi, indolenziti. Ho davvero dormito male.
Chris mi osserva con la coda dell'occhio. «Stanotte...».
Stanotte, ho affrontato tutti i miei demoni.
«Devo vedere mia madre», rispondo. «Ho bisogno di parlare con lei».
Chris è mezzo nudo, e già questo dovrebbe invogliarmi a buttarmi tra le sue cosce e fare di nuovo l'amore, ma i suoi occhi sono diversi. So che l'ho spaventato, che ha delle domande. Ma ho paura. Avrà cambiato opinione su di me?
«Bill...».
Mi alzo, cercando i miei vestiti, poi mi ricordo che la scorsa sera siamo usciti dalla vasca, ci siamo asciugati con la stessa tovaglia e ci siamo buttati nel letto; a Chris avevo dato un paio delle mie mutande.
Apro l'armadio e tiro fuori qualcosa. Sto cercando di tenere la mente libera, di non pensare a niente. Così neanche mi accorgo della sua presenza alle mie spalle, dei suoi piedi nudi accanto ai miei e delle sue braccia che provano ad abbracciarmi.
«William», mi chiama, e sono sotto il suo incantesimo.
Sollevo la testa, scopro la gola e i miei occhi trovano i suoi. «Cosa c'è?».
«Torna a letto...».
Deglutisco, lui se ne accorge e mi bacia sul collo.
Non dovrei fare questo. Lui sa che sono stato io... perché prova a toccarmi allora? Non dovrebbe avere paura? Essere riluttante, scappare? Anzi, dovrebbe proprio denunciarmi!
«Chris», lo fermo. «Non dovremmo...».
«Perché?», chiede inarcando le sopracciglia.
Mi sciolgo dal suo abbraccio, mi volto, con dei pantaloni stretti in mano. «Per quello...». Ormai non ha senso tenergli tutto nascosto. «Per quello che è successo stanotte».
Stringe le pupille fino a strette fessure. Gli aghi di luce nei suoi occhi azzurri si fanno più accesi, ma è incredulità quello che vi leggo dentro. «Quante volte te lo devo dire?».
Non rispondo, ma assumo un'espressione interrogativa.
«A me non importa quello che hai fatto...».
Mi sento sprofondare dentro e la mia voce si stira fino ad un sussurro. «Come non importa... Ti ho detto che sono stato io a uccidere mio padre e a te non importa?».
Mi tappa la bocca con la mano, avvicinandosi con tutto il calore del suo corpo. Un calore che si deposita sul mio e mi fa eccitare. «Non gridare... Anche se fosse... non se l'è meritato?».
Lo fulmino con gli occhi e lui toglie la sua mano dalle mie labbra. «Che cosa stai dicendo?», sussurro. «L'ho ucciso... sono un assassino!».
«E lui era uno stupratore depravato, che ti picchiava e violentava!», sbotta Chris agitandosi con le braccia.
Stupratore e depravato. Mi riesce difficile pensare queste cose di lui... No, non era così... Non era uno stupratore... era solo... malato.
Mi vengono le lacrime agli occhi: lo sto giustificando. Mi si stringe il cuore, ma come posso odiarlo fino in fondo? Lui era... Dopo tutti i baci che ci siamo dati, dopo tutte le carezze, le promesse...
Ora rivivo quelle cose da lontano e l'eccitazione di prima scompare. Da esterno, quelle immagini mi fanno schifo, ma quando ero io il protagonista di quei ricordi, allora, non era così orribile.
«Perché piangi?», chiede Chris addolcendo il tono di voce. «Bill... ascoltami».
Sollevo lo sguardo, asciugandomi le lacrime con il dorso della mano. Mi sento proprio uno stupido, un bambino che non riesce a prendersi cura di se stesso.
«Quella... persona ti ha distrutto la vita, te l'ha resa un inferno... Chiunque al tuo posto avrebbe perso il controllo. Se è veramente quello che è successo...».
Avrei voluto rispondere "non lo so", perché ora il racconto di mia madre e quello che effettivamente mi sembra di ricordare si sovrappongono. «Ho bisogno di parlare con mia madre».
«Va bene», sospira Chris prendendomi per le spalle. «Facciamo colazione e andiamo al commissariato, ok?».
Annuisco, chinando il capo.
«Però prima», aggiunge con un tono di voce mellifluo. «Voglio fare di nuovo l'amore con te».
Le sue parole sono pure scariche elettriche nei miei ormoni. Mi basta già quel semplice contatto, quella vicinanza, quell'odore che ha la sua pelle, per farmi risvegliare dal mio torpore.
Non glielo faccio ripetere, mi sfilo via le mutande e mi butto a cavalcioni su di lui. Le bocche si uniscono e i suoi piedi corrono indietro, verso la fine del letto. Cadiamo sopra il materasso, avvolti dalle lenzuola, con le mie mani aggrappate al suo collo e le mie gambe incrociate alle sue.
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