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Capitolo 33

«E così ti sei fatto scopare da lui».

Fiamme nere mi circondano e bruciano il letto in cui sono sdraiato. Il corpo di Chris viene risucchiato via, scompare, nel nulla.

«Mi hai tradito». La sua voce è persistente, arrogante, tenebrosa.

«No!». Anche il mio grido si perde nell'aere, sovrastato dal fruscio del vento che mi porta giù.

La cucina si materializza davanti a me, e lui è ancora qui. Vivo. Mi prende i polsi, mi spinge contro il tavolo.

«Come hai potuto tradirmi?», mi dice. «Sei stato tu a uccidermi, confessa!».

Cerco di divincolarmi, ma non ho forze, come se il mio corpo fosse un manichino senza vita. Il suo volto s'illumina alla luce della lampada della cucina, e i suoi occhi azzurri diventano neri. Un'ombra si disegna su di essi, quella del cappello dello sceriffo.

O'Donnell mi capovolge, tenendomi la testa schiacciata contro il tavolo. «Confessa!».

Sento il rumore della sua cintura, la sua mano che lesta si affretta a sbottonarsi i pantaloni. E in un attimo è già dentro, come se il mio corpo lo stesse aspettando. È un piacere ultraterreno, astrale, che mi vince e mi domina come la volontà di un padrone.

E io sono suo schiavo.

Mi vergogno e mi danno. Vorrei strapparmi questa faccia, questa pelle, questo cuore. Ma le mie braccia sono ancorate ai bordi del tavolo mentre spinge con forza.

«Confessa!».

La voce di O'Donnell diventa un grido demoniaco, un'onda d'urto che spazza via le tenebre. Quel tavolo vola e precipita al centro di una radura.

Riconosco gli alberi, la terra battuta è coperta dai rami. Le foglie morte, rosse e arancioni. L'autunno riposa qui, insieme al corpo di Josh.

Mi manca l'aria. Mi manca la libertà. La sua presa diventa più forte. La sua mano sulla mia testa, così pressante da farmi uscire gli occhi dalle orbite. Tra le mie cosce, rivoli di sangue corrono fino alle caviglie. Davanti a me compare quel coltello. «L'hai ucciso tu! Confessa, assassino!».

Mi tira i capelli, sbattendomi violentemente contro quel maledetto tavolo. Ancora. Ancora.

«Confessa, puttana!».

«No, no, no!».

La mia protesta è un grido che mi graffia la gola. Improvvisamente, sento le forze tornare e un'energia maledetta che mi brucia nelle vene. Afferro quel coltello, mi volto e conficco la lama nella sua gola.

«No!», continuo a urlare, mentre la mia mano, come quella di un macellaio, sale e scende, affondando nella carne. Si conficca nella gola, tra la scapola e la spalla; scende giù, nel petto.

«Assassino!».

Voglio che stia zitto! Che la smetta di parlare. Così sollevo ancora il coltello e lo affondo nel cranio, in mezzo agli occhi.

Il cappello da sceriffo vola via, e il suo volto scoperto, mi restituisce due occhi verdi e intensi.

«Josh...», sospiro.

«Mi hai ucciso...». È la sua muta condanna.

Il sangue scivola lungo il suo viso, tra le sue labbra morbide come la seta, tra i suoi ricci capelli castani. Nelle mie mani.

Abbandono la presa dal coltello, mi allontano, mentre il suo corpo si affloscia all'indietro.

«No...».

«Confessa». «Assassino». «Confessa!».

Le voci si alternano e mi travolgono con la forza di un uragano. Vedo due fari, una macchina mi investe.

«Confessa! Confessa!».

«No! No! No! No!».

«Bill... Bill!».

Chris mi tiene fermo da dietro, ma solo adesso mi rendo conto che sto scalciando come un pazzo. Le mie braccia si muovono nell'oscurità, affondando un invisibile coltello.

«Bill, è solo un incubo».

«Sono stato io... sono stato io!».

Sento il corpo bagnato di sudore, incollato alle lenzuola. Mi butto a terra, a gattoni, cercando di respirare, ma il fiato è incontrollabile e i polmoni si gonfiano fino a scoppiare. Non ci sento, non ci vedo. C'è un forte fischio che mi ronza nella testa, fastidioso come un urlo ad altissime frequenze.

«Sono stato io...», continuo a ripetere.

Le immagini riprendono forma, adesso ricordo. Ricordo, maledizione!

«Bill, cosa stai dicendo?». Chris si avvicina e cerca di sollevarmi da terra.

Accende la luce dell'abat-jour e mi rendo conto di essere nella mia stanza. Abbiamo dormito insieme, l'uno tra le braccia dell'altro...

«Bill!».

Sollevo gli occhi alla ricerca di un'ancora di salvezza, ma è come se quell'ancora mi stesse trascinando giù. L'oblio affoga i miei pensieri, le mie certezze, le mie speranze. Il peso della colpa mi trascina verso gli abissi, attraverso un viaggio costellato da respiri mozzati.

È verso l'inferno che la mia anima sta precipitando, altrimenti non si spiegherebbe questo caldo che mi rende le gambe e le braccia così molli e deboli.

Oh, sì... vorrei solo cadere. Chiudere gli occhi e perdermi. «Sono stato io...».

Crollo a terra, sbatto la testa, ma non me ne importa.

«Bill, cosa? Cosa hai fatto?».

La voce di Chris è ormai un sussurro lontano, una nota chiusa dentro una bolla. La sua luce va oltre la superficie di questo tormento, che si chiude gettandomi nel buio.

«Io ho ucciso mio padre».

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