Capitolo 11
«Mi dispiace».
Dispiace più a me. Come ho fatto a fargli del male? A dargli quel pugno? A volte ho paura di me stesso, di quello che potrei fare, del marcio che c'è in me. Al suo posto, sarei arrabbiato, e invece mi guarda con aria sommessa, in attesa di una mia risposta.
«Mi dispiace... non lo sapevo», insiste. «Volevo solo giocare... non lo avrei mai fatto».
Sto tremando come una foglia, con i piedi uniti e le mani ad abbracciarsi. Per me è già tutto passato, ma sento il mio volto scolpito nella maschera della durezza.
«Ok...», rispondo con tono un po' più pacato.
«Hai freddo?».
Non mi lascia neanche rispondere, si avvicina al suo zaino e tira fuori un asciugamano. Me lo mette sulle spalle e si assicura che mi copra per bene.
«Vuoi andartene?».
La sua voce è incrinata, come se avesse paura di qualcosa. Sicuramente teme che questa sarà l'ultima volta che ci rivedremo. Ma... «No, non voglio andare».
Tira un sospiro di sollievo, così mi avvicino a lui. Alzo un braccio fuori dall'asciugamano e appoggio il pollice sul suo mento. Poi, sfioro le sue labbra, pulendole dal sangue.
Il gesto mi manda in apnea, ed è quando mi allontano che riprendo a respirare. «Scusami... per questo».
Sorride, e con quel taglio sul labbro sembra ancora più sexy. «Me lo sono meritato», aggiunge facendo spallucce. «Grazie».
Non capisco perché mi ringrazia, perciò indica il sangue sulle mie dita. «Ma anche tu sei ferito!».
Me n'ero completamente dimenticato, ma Chris si abbassa e mi prende il piede. Il suo tocco mi manda l'ennesima scossa. «Lascia stare... non è niente».
Rimette le mani nel suo zaino e tira fuori una bomboletta spray. «Acqua ossigenata», spiega, quindi ne applica un po' sulla punta del mio alluce. «Con queste rocce è facile che succede, ne porto sempre una quando vado al lago...».
Lo spray brucia un po', ma i miei occhi sono fissi sul mare castano che sono i suoi capelli. Sono ancora bagnati, più scuri del solito, ma il sole li fa brillare un po'.
«Ecco fatto», sentenzia, riposando l'acqua ossigenata nello zaino. «Vuoi sederti?».
Annuisco. «Mm-mm».
Mi piego leggermente e mi lascio cadere sul suo telo mare, sbattendo un po' il sedere.
Chris fa lo stesso, ma si tiene a debita distanza. Si porta le ginocchia al petto e comincia a fissare la superficie del lago, piatta come una tavola. «Quando ero più piccolo, venivamo spesso qui con i miei genitori. Mi mettevo sempre su quel punto», racconta indicando un cumulo di rocce che formano una specie di rupe. «E mi tuffavo con Mike...».
Non so perché mi sta dicendo questa cosa, ma mi piace il suono delle sue parole che riempie l'aria.
«Ora non veniamo più qui», continua con una punta di tristezza. «Mio padre è sempre a lavoro e mia madre... È troppo impegnata a cercarsi sempre nuovi hobby».
Rimango in silenzio, percependo una strana malinconia abbracciarmi il cuore. È difficile da spiegare, ma mi sento più vicino a lui, a quei ricordi di bambino felice. Mi sembra persino di immaginarlo qui davanti a me, correre lungo la spiaggia mentre il sole gli accarezza i capelli. Ma al mio fianco, c'è un ragazzo solo che non gioca da tempo insieme alla sua famiglia.
«Bill, posso farti una domanda?», mi chiede avvicinandosi a me.
Annuisco, restando in allerta.
«Perché non vuoi essere toccato?».
Un sorriso amaro si disegna sul mio volto. Se ne accorge e abbassa lo sguardo. Non gliene faccio una colpa, ero certo che prima o poi me lo avrebbe chiesto di nuovo.
«Ti prego...», insiste. «Voglio capire».
Vorrei rispondergli, ma ho come un nodo alla gola. Non sono ancora pronto per affrontare questo argomento.
Allora, Chris si volta e si mette in ginocchio di fronte a me. Le dita dei miei piedi, quasi sfiorano le sue e questo basta per togliermi il respiro. Mi fissa con intensità, come se volesse lanciarmi un incantesimo, e avvicino le ginocchia al petto, come se questo potesse proteggermi da lui.
Ma non posso scappare. Non dal suo sguardo. Non dai suoi occhi che mi guardano o dalle sue labbra che mi chiamano a sé.
Poi dà fiato alle parole e la sua voce rompe la magia. «Qualcuno ti ha fatto del male?».
Deglutisco. Spalanco gli occhi. Vorrei nascondermi, ma sono paralizzato.
Chris non proferisce più alcun suono. Non ha bisogno di sentire la mia risposta, l'ha letta nei miei occhi. Sento il naso pizzicarmi e la maschera della vergogna calcificarsi sul mio volto. Gli occhi si fanno lucidi e quando sbatto le palpebre, le lacrime mi hanno cucito la vista.
«Quanti anni avevi?», mi chiede con la voce tesa come le corde di un violino.
Scuoto la testa, sfuggendo al suo sguardo. «Basta...».
Lo sento avvicinarsi e appoggiare le ginocchia accanto alle mie gambe unite. Sono quasi stretto nella sua morsa, eppure potrei alzarmi e fuggire in qualsiasi momento.
«Io ti giuro... non ti farei mai del male...».
Alla fine, non riesco a sorreggere l'imbarazzo e nascondo il volto tra le gambe. Piango perché mi sento nudo davanti ai suoi occhi, perché ha capito qual è il mio segreto, sebbene non può capire quanto in là si sia spinta la mia depravazione. Piango perché davanti a sé non ha più quell'innocente ragazzino che si era immaginato, ma un giocattolo rotto che non può essere riparato.
«Posso abbracciarti?».
La sua richiesta appare quasi come una supplica e non posso fare a meno di alzare il mio volto e guardarlo negli occhi. Vuole abbracciarmi. Dopo tutto, vuole un mio contatto... E io? Io non mi sono mai sentito così vuoto e solo, così smarrito e lontano dal mondo, nonostante vi fossi ancorato con tutto il mio essere.
Non ho il coraggio di rispondere e non so se sono pronto a farlo, ma anche lui mi piace, e desidero stringerlo a me da quel primo contatto alla caffetteria, dove per sbaglio o per destino, le nostre mani si sono incrociate.
Apro leggermente le mie gambe, lasciando uno spiraglio aperto verso il mio cuore, un piccolo foro grande quanto uno spillo, per lasciare passare quell'ago di luce che, la testa mi dice, mi farà stare bene.
Chris accoglie il mio invito con delicatezza, dosando forza e velocità in ogni suo movimento. Appoggia le ginocchia davanti al mio inguine e allunga un braccio tra le mie gambe, posandolo accanto al mio. I suoi occhi non si distaccano dai miei per tutto il tempo, come se temesse che potessi scomparire. Ma sono qui, non me ne andrò.
Il suo corpo avanza completamente verso il mio e ci stringiamo, l'uno contro l'altro. La mia testa poggia sulla sua spalla, mentre le dita si aggrappano alla sua nuda schiena.
E il lago, il cielo, il sole... spariscono intorno a me. Il mio corpo si risveglia, beandosi di ogni centimetro di pelle a contatto con la sua. Mi sento come avvolto nel calore di un milione di stelle, mentre voliamo nello spettacolo dell'universo. Le sue mani accarezzano la mia schiena e il mio cuore palpita e sussurra, ubriaco del suo odore. E ubriachi sono tutti i miei sensi che non vogliono più staccarsi da lui, da quella dolcezza, da quel tepore, da quella cura per la mia anima.
È la prima volta, dopo quello che è successo, che mi lascio toccare da un altro uomo. Avevo paura che l'avvicinarsi di Chris nei miei confronti avrebbe risvegliato i demoni del passato. Eppure, in questo momento, nessuno di loro è venuto a farmi visita. È come se il suo corpo, avvolto intorno al mio, mi proteggesse come la coperta di un bambino.
I nostri volti si stringono l'uno contro l'altro, e sento il suo orecchio contro la mia guancia, i miei occhi nel castano-dorato dei suoi capelli, la mia bocca sul suo collo. Ma non ho ancora il coraggio di schioccare un bacio, non è ancora il momento.
E dopo un tempo che mi sembra interminabile, Chris scioglie il suo abbraccio, restando seduto tra le mie gambe. Sul volto, ha stampato un sorriso. Non l'ho mai visto così luminoso, come se quel contatto avesse fatto bene ad entrambi.
Con delicatezza, infila una mano tra i miei capelli un po' umidi e me li sistema. «Ci asciughiamo un altro po' e poi andiamo, ok?».
Annuisco, ricambiando il suo buon umore. Allora Chris si allontana dal mio spazio vitale e si sdraia più vicino a me.
Lo imito, piegando il suo asciugamano per ricavarci un cuscino, e mi metto a pancia in su, con gli occhi puntati su un batuffolo di nuvola che scorre veloce in cielo.
«Scusami...», mi dice girandosi verso di me.
Piego la testa, restando nella stessa posizione. «Per cosa?».
«Per prima...».
«Non c'è bisogno che ti scusi... è tutto apposto ormai...».
«Ok», sospira, mettendosi seduto per fissare il lago.
Resto immobile, appoggiando il mio sguardo sulla linea della sua nuda schiena. Vorrei allungare la mano e accarezzarlo, risentire quel tocco che per un po' mi ha fatto stare bene, ma non ho il coraggio. Potrei pentirmi, potrei...
Chris si gira all'improvviso, interrompendo il flusso dei miei pensieri. «Tu mi piaci».
Mi sembra di essermi buttato nuovamente nell'acqua fredda del lago. «Cosa?!».
Mi metto seduto.
«Tu mi piaci», ripete con meno vigore.
Per un attimo, sento il cuore sospeso tra le sillabe di quella frase. Vorrei che me lo ripetesse ancora perché stento a crederci. Ma poi mi ricordo chi sono e i miei battiti tornano leggeri.
«Se mi conoscessi veramente, non lo diresti».
«Ti sbagli!», replica lui ritrovando linfa vitale. «Tu mi piaci veramente...».
Scuoto la testa, pensando quanto fosse assurda quell'affermazione. «Tu non sai... cosa ho vissuto... cosa ho fatto...».
Chris abbassa lo sguardo, apparentemente arreso.
«Quella volta in piscina», riprende dopo alcuni secondi di silenzio. «Non sei caduto, vero? Hai cercato di...».
I miei occhi sono incastonati nei suoi, ora più grigi, ma non riesco a reggere il peso del suo sguardo, della sua accusa, della sua verità.
Sono solo uno stupido, un vigliacco, un perdente. Io non lo merito, non lo merito...
«William!».
La sua voce mi fa rinvenire dai miei pensieri. È la prima volta che mi chiama con il mio nome per intero e, pronunciato dalle sue labbra, ha un non so che di dolce.
«Io posso solo immaginare quello che hai passato...», mi dice girandosi verso di me. «È già il solo immaginarlo, mi fa pensare quanto sia stato orribile, ma... io sono qui. Se continui a tenerti tutto dentro finirai per scoppiare...».
Non so cosa rispondere e mi accorgo che la sua mano ha appena stretto la mia nel suo abbraccio.
«Io voglio aiutarti e... se non oggi, domani o dopodomani, non importa... Voglio che tu ti apra con me, d'accordo? E se non vuoi aprirti con me, allora con tua madre o...».
«Mia madre lo sa già...», lo interrompo prima che possa aggiungere altro. «Lei... lei...».
Non riesco nemmeno a dirlo. Non voglio nemmeno immaginarlo. Mamma ha sofferto troppo a causa mia. Questa è una cosa che devo tenere solo per me.
Forse Chris ha ragione, dovrei lasciarmi andare di più. Parlare con qualcuno aiuterebbe, ma io... ripenso sempre a quelle mani, a quelle labbra.
«Non ce la faccio», dico infine. «Fa troppo male».
«Bill?». Le sue iridi mi catturano nuovamente a sé come una calamita. «Se fai così, mi fai stare male».
Ha gli occhi lucidi ed è così dolce che vorrei buttarmi su di lui e dargli un bacio, anche se so che non ne avrei il coraggio.
«Non ti prometto niente», rispondo con una voce che sembra sia stata fatta a pezzi. «Però posso provarci».
Chris sorride sollevato, passandomi nuovamente la mano tra i capelli. È un gesto che mi fa formicolare la testa, come se le mie forze mentali reagissero positivamente al suo tocco. Mi fa sentire vicino a lui. Mi fa sentire protetto.
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