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Jordan si alzò dal proprio posto per posare il vassoio ormai vuoto in cucina. Quella sera si era seduto in disparte accanto a Bryce, che non aveva spiccicato parola per tutta la cena. Le uniche cose che aveva detto erano state poco educate e verso i ragazzi che volevano sedersi nel loro stesso tavolo, uno degli ultimi liberi nella sala da pranzo.

Jordan si avviò verso la cucina a testa bassa, poiché non voleva incontrare né gli occhi di Xavier, né quelli di Isabelle, e la signorina Shiller prese il vassoio insieme al piatto vuoto, regalandogli un piccolo sorriso. Uscì dalla sala da pranzo e salì le scale lentamente. Camminò a lungo nel corridoio ed entrò nella propria camera. Si chiuse la porta alle spalle con un sospiro e vi ci si appoggiò contro chiudendo gli occhi.

Ripensò all'incontro nel corridoio. Si ricordava perfettamente le sensazioni che aveva provato: quel senso di vuoto e allo stesso tempo di completezza di fronte alla figura della persona che continuava ad amare nonostante tutto; la tristezza accompagnata dalla meraviglia di fronte alla bellezza di Xavier; e poi un'ondata di delusione e rabbia l'aveva travolto e se n'era andato senza dire una parola.

Jordan era debole, troppo debole. Non riusciva a far finta che non gliene fregasse niente. Non riusciva a guardare Xavier in quegli occhi verdi senza scoppiare in lacrime. Non aveva il coraggio di dire basta e superare quei sentimenti, perché non voleva farlo. Xavier era tutto per lui e, sebbene amare lo stesse distruggendo, era anche l'unica cosa che lo faceva andare avanti. Avrebbe anche camminato sul fuoco pur di vedere Xavier sorridere.

Inspirò una grande boccata d'aria e si lasciò cadere a peso morto sulla sedia della scrivania. Prese un foglio bianco da un cassetto e una matita e iniziò a fare un piccolo cerchio in alto. Lo divise al centro da una linea che continuava pochi millimetri dopo e cominciò a delineare un viso a caso. Disegnò due occhi allungati, simili a quelli di un gattino, un piccolo naso leggermente all'insù e una bocca dalle labbra non troppo carnose.

Appoggiò la matita sulla superficie della scrivania e cancellò gli scarabocchi del cerchio e della riga. Riprese la matita e disegnò i capelli: ciuffi spettinati che andavano ovunque senza trovare il loro verso. Ai lati della testa disegnò due piccole corna e poi una linea retta che rovinò il tutto. La matita gli era scivolata di mano.

Spostò lo sguardo sulla porta e vide Claude entrare sbattendola alle sue spalle. Jordan mise tranquillamente la matita a posto e il disegno, ormai rovinato, lo accartocciò e lo gettò nel cestino. «Claude, mi hai fatto prendere un colpo» disse e guardò il ragazzo sedersi imbronciato sul bordo del letto. «Che è successo?»

«Voglio far pace con Bryce. Non ce la faccio a vederlo così triste» spiegò, poi fulminò con lo sguardo Jordan. «E non ce la faccio nemmeno a vederlo ridere - anche se leggermente - con te».

Jordan scoppiò a ridere. «Scusami tanto se provo a far sorridere il mio migliore amico, allora» disse, divertito dalla sua gelosia. A guardarlo non sembrava nemmeno che soffrisse, ma Claude si accorse della matita che teneva stretta nel pugno della mano, degli occhi un po' lucidi e delle sopracciglia leggermente inarcate.

«E come pensi di fare?» domandò ancora il verde.

Claude sorrise e si mise a sedere per terra, tirando fuori dalla tasca gomma e matite. «Voglio disegnare i suoi occhi, come feci tanto tempo fa. Però, questa volta, senza l'aiuto di nessuno», e gli lanciò un'occhiataccia.

Jordan arrossì di colpo e sorrise, imbarazzato. «Che cosa dolce!» esclamò. Aprì il cassetto e porse un paio di fogli bianchi a Claude, che li prese ringraziandolo. «Di nulla. Io vado a farmi una doccia».

Claude annuì e si mise all'opera, dimenticandosi completamente della presenza del minore. Jordan lo superò sempre sorridendo e aprì l'armadio. Tirò fuori un paio di boxer e prese dal letto i suoi pantaloni corti fino al ginocchio, quindi si rinchiuse nel bagno attaccato alla sua camera.

Aprì l'acqua cercando di farla arrivare calda e si legò i capelli a forma di chignon per non farli bagnare. Quindi entrò sotto la doccia e iniziò a lavarsi. Cercò di fare tutto molto velocemente. Di solito quando era sotto la doccia i pensieri iniziavano a tormentarlo e in quel momento non voleva scoppiare a piangere con Claude fuori dalla porta. Doveva essere forte. Uscì quindi poco dopo dalla doccia e quasi inciampò, rischiando così di battere il viso sul lavandino. Afferrò un asciugamano e cominciò ad asciugarsi il corpo.

«Jordan! Muoviti! Ho finito!» urlò Claude dall'interno della stanza.

«Sì, un attimo! Non credo che tu voglia vedermi nudo. Non sono mica Bryce» replicò lui, mentre indossava i boxer e i pantaloni. Spalancò la porta del bagno ed entrò nella propria stanza di corsa. «Eccomi».

Claude si alzò a porse il foglio a Jordan timidamente, che lo prese fra le mani, per poi sedersi sul letto osservandolo con attenzione. Gli occhi di Bryce erano azzurri e grandi, e quelli del disegno erano grandi e glaciali. C'erano molti riflessi che Jordan non aveva mai notato. Infatti, oltre ad essere freddi, erano allo stesso tempo maliziosi, dolci, tristi, vogliosi.

Jordan spostò lo sguardo su Claude che lo stava fissando da un bel po' in attesa di una risposta. Il problema era che il verde non aveva una risposta. Certo, avevano molte - troppe - imperfezioni, eppure erano belli. «Claude... io non so che dire» confessò Jordan con un sorriso. Si alzò e porse il disegno a Claude. «Le loro imperfezioni li rendono perfetti».

Claude sorrise e abbracciò il verde di slancio. «Grazie» disse, ed era sincero.

Si precipitò, euforico, fuori dalla stanza di Jordan: sarebbe andato subito da Bryce. Non voleva aspettare fino all'indomani. Aveva bisogno di vedere in quel momento i veri occhi di Bryce, il suo volto bianco cadaverico e voleva sentire le sue piccole mani girovagare nel suo petto e nella sua schiena - e anche da qualche altra parte.

Arrivò davanti alla porta di Bryce e bussò un paio di volte.

«Chi è?»

Claude sobbalzò nel sentire quella voce. Era fredda, ma anche tremendamente addolorata. Come se Bryce non volesse - ancora una volta - dar sfogo alle sue emozioni e si tenesse tutto dentro. Quante volte Claude l'aveva brontolato per questo suo carattere così chiuso!

«Sono io».

«Porca puttana» E dopo pochi secondi Bryce fece capolino dalla porta. Osservò il ragazzo di fronte a lui con occhi ancor più di ghiaccio, sebbene brillassero proprio come quando la neve era illuminata dal sole. «Che c'è?» C'era speranza nella sua voce.

Claude ripensò alle parole di Jordan e prese un profondo respiro. «Bryce» Gli era mancato chiamarlo con così tanto amore e paura allo stesso tempo. Gli ricordava la prima volta che lo avevano fatto. Spinse l'albino dentro la stanza e chiuse la porta dietro di sé, quindi si passò le mani sul viso. «Sono un coglione».

Bryce sospirò e si sedette sul letto a braccia incrociate, guardandolo torvo. «Sinceramente sei la persona più cogliona, idiota, deficiente, stupida che io conosca» disse. «E potrei continuare all'infinito con gli insulti».

Claude prese un respiro profondo e porse il disegno a Bryce. «Puoi farlo, però sappi che ti amo solo come i coglioni, gli idioti, i deficienti e gli stupidi sanno fare» replicò e sorrise timidamente. Solo lui era capace di metterlo in imbarazzo.

Bryce sgranò gli occhi e osservò il disegno a lungo, mentre un leggero sorriso gli increspava le labbra. Mentre guardava i suoi stessi occhi, qualche lacrima iniziò a scendere dalle sue iridi ghiacciate. Il cuore di Claude si strinse a quella vista, quando capì che il motivo di quel dolore era lui. Come aveva potuto lasciarlo da solo quella notte?

Bryce si alzò dal letto e appoggiò il disegno sopra la scrivania, ma non provò nemmeno ad asciugarsi le lacrime. Si voltò verso Claude e lo prese per il colletto della maglietta facendo combaciare le loro labbra con un bacio casto. Il rosso, dopo un attimo di smarrimento, ricambiò il bacio. Chiese l'accesso alla sua bocca e le loro lingue iniziarono a rincorrersi e ad abbracciarsi, proprio come le loro anime. Infilò le mani sotto la maglietta bianca di Bryce accarezzando i suoi addominali, i suoi pettorali e la sua schiena pallida. Afferrò la maglietta e la sfilò delicatamente dal suo busto.

«Scusami amore, ma stai molto meglio senza» affermò aprendo gli occhi e osservando il bellissimo sorriso della persona che amava e che, ormai ne era più che consapevole, avrebbe amato per sempre. Entrambi erano accaldati, eccitati e con le guance che andavano a fuoco.

Bryce gli morse il labbro inferiore e gli sfilò la maglietta con poca - anzi, pochissima - delicatezza. La gettò sul pavimento e prese Claude per le spalle avvicinandolo al letto.
Il rosso lo gettò sul materasso e Bryce iniziò a sfilargli i pantaloni. Già sentiva l'erezione del suo ragazzo dai boxer.

Claude però non gli dava un attimo di tregua. Gli lasciò dei baci dalla bocca fino al capezzolo sinistro, dopo aver marchiato il suo collo con una scia di succhiotti. Iniziò a leccarglielo e a morderlo e Bryce gemette inarcando la schiena. Nel frattempo, Claude vagava nel suo busto con le mani, quindi gli tolse i boxer, mentre il ragazzo sotto di lui faceva la stessa cosa liberando la sua erezione.

I due ragazzi si osservarono negli occhi a lungo. Bryce sorrise leggermente e con l'indice iniziò a disegnare dei piccoli cerchi nel petto di Claude. «Sembri un bambino quando fai così» commentò quest'ultimo, mentre si godeva il tocco del suo amante, che gli era mancato da morire.

«Beh, ti amo quanto ti amavo quando ero piccolo, quindi più o meno ci sei».

Claude arrossì - se era possibile che diventasse ancora più rosso di come era già - e lo baciò con passione. Bryce sorrise sulle sue labbra e approfondì il bacio con la lingua.

Claude gli accarezzò una guancia e lo penetrò lentamente, lasciando l'altro senza fiato per un momento. Bryce gli mise le mani tra i capelli e in quel momento il rosso iniziò a spingersi dentro di lui, sempre più velocemente, mentre veniva cullato dai suoi gemiti di che chiamava il suo nome a bassa voce. Avevano imparato a non urlare mentre facevano l'amore, per non scandalizzare nessuno.

Claude aumentò ancora di più la velocità delle spinte e Bryce inarcò la schiena gettando la testa all'indietro e mordendosi il labbro inferiore per non urlare, mentre il rosso teneva la testa appoggiata sul suo petto. Con un'ultima e forte spinta entrambi vennero e Claude si sdraiò accanto a Bryce. Erano entrambi stanchi, col fiato corto e i corpi sudati, ma erano felici e si sentivano completi.

Bryce prese le coperte e coprì i loro corpi nudi, quindi si accoccolò sul petto di Claude, che lo ingabbiò tra le sue braccia godendosi il suo profumo e il suo calore, mentre ascoltava i battiti accelerati dei loro cuori. «Ti amo tanto».

Claude gli accarezzò i capelli. «Anche io» rispose e spense la luce dall'interruttore accanto al letto. Entrambi si addormentarono con dei sorrisi stampati sui loro volti.

a.a.
Mi si era bloccato wattpad e non mi faceva aprire i capitoli, però sono riuscita ad aggiornare yey!

Questo capitolo è piuttosto imbarazzante e avrò scritto di merda la scena 🔥 però ok. Spero vi sia piaciuto, alla prossima cuori!❤️

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