Ripensamenti
Il giorno seguente sembrava infinito.
Non potevo capire cosa passasse per la testa di Louis e non volevo preoccuparmene. Mi stavo comportando come la bambina che ero in Italia, troppo presa dagli altri e poco da me stessa.
Cecilia mi aveva lasciato le chiavi sotto lo zerbino, e quando entrai alle 6 di mattina trovai soltanto un suo biglietto dove mi rimproverava.
Il letto era un miraggio, ma ero troppo curiosa e mi misi a cercare su Facebook.
Vidi le foto di Stefan, di Louis, di loro insieme da bambini. Si volevano bene. Soltanto l'adolescenza può rovinare simili rapporti, perché diventiamo complessi, ingestibili.
Persino le persone che conosciamo da anni non ci riconoscono più e non ci troviamo più con loro.
Pensavo questo, ma non ci credevo fino in fondo. Avevo sempre creduto nell'esistenza di un'amicizia infallibile, eterna, con i suoi alti e bassi, ma non temporanea.
Non possiamo accontentarci di una presenza stringata nella nostra vita, perché non basterebbe per capirci davvero. Come io non potevo capirli, loro non potevano fare altrettanto con me.
Stefan aveva ragione a dirmi che presto sarei tornata in Italia e tutto questo sarebbe finito. Mi avrebbe spezzato il cuore sentirmi dimenticata come se questo sacrificio non fosse mai esistito, come se io stessa non avessi mai abitato in quel piccolo appartamento e non mi fossi seduta in quel banco.
Volevo che qualcuno mi pensasse anche quando sarei ritornata, che non fossi invisibile.
Mi arrivò un messaggio di Louis:
Scusa per ieri. Tvb.
Decisi di non rispondere, ma in fondo lo apprezzavo. Avrei voluto che mi vedesse come una persona forte e sicura, ma era troppo intelligente e rassegnato per farlo.
La vita sembrava averlo scalfito in una forma che lui non desiderava.
Non preoccuparti. Hai il numero di Stefan?, risposi.
Non mi rispose per un po'. Allora decisi di passare a casa sua, avevo la giornata libera. Di solito andavo al maneggio ma ero troppo stanca quella mattina.
Quando suonai mi aprì la donna delle pulizie.
'C'è Louis?'
'No, sono uscito.' – sentii la voce dal salotto. Irina sorrise.
'Non trattare così questa bella ragazza' – sospirò.
'Vieni, scema.' Andammo in terrazza. Aveva una bella casa, diversa dai dormitori per gli studenti.
'Vuoi?' – mi offrì una canna.
'A quest'ora?' – risposi schifata.
'Come vuoi.' – e mi fece l'occhiolino.
Gli spiegai che non volevo disturbarlo dopo la sera precedente e che volevo ringraziarlo per esserci stato.
Non sembrava molto soddisfatto del mio discorso.
'Va bene, devi dirmi altro?'-
Appena formulò la domanda mi voltai a guardare il giardino della casa, in cui c'era un parco per bambini.
'So già cosa pensi di me. Ma non posso farmi un'idea su di te se non mi racconti nulla.'
'Ti avrei cercato, se mi fosse servito.'- Mi guardò intensamente negli occhi. Odiavo che avesse sempre delle risposte pronte.
'Perché dovresti forzare le persone a parlarti?'
Le sue parole erano amare ma anche sincere.
Avevo il vizio che mi spingeva a voler conoscere a fondo gli altri, per poterli aiutare ad ogni costo.
'Perché ti sei allontanato così da Stefan?' – non volevo demordere. Mi sentivo vicina alla loro storia, avendone vissuta una molto simile. E soprattutto non potevo dormire tranquilla senza conoscere la verità.
'Perché aveva sbagliato. Con me, con i suoi, con chiunque lo circondasse. Era riuscito a raggiungere il suo sogno per poi mandare tutto a puttane.
Lui è fatto così. Non riesce a tenersi le cose belle e non penso ci riuscirà neanche con te.'
Mi lasciò senza parole.
'Ti sbagli se pensi che voglia mettermi con lui. E' un estraneo e anche te lo sei.'
Mi girai verso la porta e mi fermò prendendomi il braccio.
'Siamo tutti fragili, Ivonne. Ma lui ha una dipendenza. Anche io stavo diventando come lui.' – era molto serio, e anche triste.
'Se parli del fumo vedo che non ti fai molti problemi.' – squadrai la canna che teneva ancora in mano.
'Non parlo di questo. E' inutile: te vedi del buono in chiunque.' – e lasciò la presa.
'Perché a me non interessano le persone perfette. Pensavo lo avessi capito.'
Chiuse gli occhi scuotendo la testa.
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