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Discoteca


La sera del 21 eravamo tutti pronti per la serata in discoteca. Non avevamo passato molte serate così e credevo che sarebbe stato fantastico. Nonostante la sua stranezza, riconoscevo che forse Laurent ci avesse fatto un bel regalo.
Per Natale Louis mi aveva comprato un vestito argentato, molto appariscente e anche costoso. Lo avevo rincorso per tutta casa per punirlo, ma alla fine avevo riconosciuto le sue ragioni.
"Sarai la più bella e io non farò altro che guardarti."
L'imbarazzo non era comunque semplice da gestire ma anche Cecilia appoggiava la sua scelta. Ci incontrammo a casa mia e bevemmo qualcosa tutti insieme per scaldarci.
Mi ero fatta stranamente una coda di cavallo alta, con i capelli lisci, e avevo in risalto i particolari lineamenti del mio viso. Avevo truccato anche Cecilia e con le sue lentiggini stava benissimo.
I ragazzi invece erano sciatti, come al solito, a differenza di Louis che indossava la camicia che gli avevo regalato.

Durante lo scambio dei regali, mi aveva promesso di non dire nulla del fidanzamento. Non volevo che compromettesse l'equilibrio del gruppo come era già accaduto. Avevo imparato la lezione, per loro l'amicizia valeva più di qualsiasi ragazza e questa volta non avrei permesso di essere tagliata fuori, non avrei più sbagliato. Le loro scuse, i nostri sorrisi, mi facevano sentire più forte che mai.
La scollatura del vestito sapeva come farmi sentire a disagio e durante la cena mi sembrava impossibile rimanere lontana da Louis. Ci scambiavamo degli sguardi complici e delle frecciatine come tempo prima. Pensai come le ultime settimane fossero state inaspettate, come se avessimo vissuto insieme e fosse difficile separarci.
Riker aveva intuito qualcosa, ma era troppo impegnato a litigare al telefono con Corinne per indagare su qualcosa. Mi fece molti complimenti che uniti alle battute degli altri credevo potessero rendere Louis geloso, o forse fiero del mio coraggio
Era difficile abituarmi all'idea di essere desiderata e lui sapeva prendermi per mano giorno per giorno.

Bevemmo vari drink preparati sul momento e dopo aver fumato ammetto che ero abbastanza su di giri. Finalmente quella tensione lontana era svanita. Eravamo tutti vibranti, felici, in quel piccolo salotto che non poteva contenerci così chiassosi.
Verso l'una finalmente prendemmo i taxi per il centro e io andai con Cecilia e Louis. Potei finalmente baciarlo e non mi importava neanche delle smorfie di Cecilia. Le sue labbra sapevano di alcool e fumo, come le mie, e mi chiesi se avessimo dovuto ballare distanti, o se gli altri si sarebbero realmente accorti di noi nelle loro condizioni.

Mi percorse un brivido appena uscimmo e fummo davanti l'entrata luminosa.
Quando entrammo quell'atmosfera oscura ci avvolse e mi risentii di nuovo in Italia, dove andare a ballare era molto più comune e anche meno costoso.
Ringraziai che ci fossero tante persone e sale, e senza che neanche lo dicessi Louis mi prese per mano e andammo in un angolo lontano dagli altri.
"Non mi importa se ci vedono, non riesco a starti lontano." – mi disse subito e ballando misi le mie braccia intorno il suo collo. Non so quanto tempo sia passato mentre ci baciavamo fregandoci del resto. Era passionale, perfetto con me. I nostri sguardi erano così intensi, come se mi conoscesse da sempre.
"Vado a cercare Cecilia." – gli urlai all'orecchio staccandomi dalla sua presa. Sentivo le guance andare a fuoco e non volevo trascurarla. La ritrovai con delle amiche dell'università, e quando mi vide con il rossetto sbavato si mise a ridere. Mi divertii con loro e presi altri shot offerti da un barman olandese. Il vantaggio di essere con tutte ragazze, una sensazione provata poche volte.
Il gruppo cominciò a sfaldarsi e io e Cecilia ci ritrovammo in bagno.
Allo specchio vidi una persona nuova. Felice, sicura, e finalmente soddisfatta.
Passò anche Corinne, la fidanzata di Riker, altrettanto bella e appariscente, e mi sorrise. Le immagini iniziarono a diventare più sfocate, ma con Cecilia non potevamo far altro che ridere. Parlavamo random del rischio che avevamo preso, delle assurdità fatte che ci avevano portato così lontano. Non ci saremmo mai pentite, soprattutto per tutta la felicità che ne avevamo ricavato.

Presi il telefono e vidi che Louis mi aveva chiamato e poi scritto dicendomi che erano usciti a fumare sul retro. Volevo rimanere dentro, così dissi a Cecilia di andare in pista.
Mi scordai di rispondere al messaggio e questo creò non pochi problemi.
Un ragazzo si avvicinò a Cecilia, sembravano conoscersi e iniziarono a ballare. Allora decisi di raggiungere gli altri, quando barcollando mi ritrovai poggiata ad una colonna della sala principale, con poco distante Stefan.
Lo misi a fuoco lentamente, ma subito ebbi paura. Era ubriaco, strafottente, quando mi vide si avvicinò rapidamente con degli amici da un aspetto pessimo.
"Ciao dolcezza." – disse subito toccandomi il viso come aveva il vizio di fare.
"Lasciami in pace dai." – volevo staccarmi dalla colonna e superarli, eppure le persone erano fitte e soffocanti.
"E questa bellezza ce l'hai tenuta nascosta?" – commentava un ragazzo più grande, vicino a lui.
"Volevo scoparmela, ma il mio migliore amico ci è riuscito prima." – disse ridendo e avvicinandosi pericolosamente. Mi voltai subito per andarmene ma un braccio da destra mi bloccò. Credo che fossero in cinque.
"Sei italiana, ma non credevo fossi così puttana. Guarda come ti sei vestita." – stava godendo nello sfottermi mentre gli altri sghignazzavano. Mi mise le mani sui fianchi.
Avevo il cuore in gola, poca saliva e non mi veniva nulla da dire se non in italiano. Sentivo gli occhi lucidi per le sue offese.
Vedendo la mia espressione decise di peggiorare le cose toccandomi la gonna del vestito, e subito lo fermai.
Mi spinse ancora di più contro la colonna.
"Sei uno schifoso." – gli urlai sperando che lo sentissero tutti. Ma non facevano altro che ridere e scrutarmi. Maledicevo Louis per quel vestito e mi chiedevo dove fosse.
Allora presi il telefono, ma con i riflessi rallentati Stefan me lo sfilò dalle mani.
"Vorresti chiamarlo eh? Così può venire a farsi gonfiare di botte da noi come spero da tempo. Chiamalo così lo ammazzo." – rideva come un pazzo. Faceva roteare l'iphone e temevo cadesse, l'istinto mi spinse su di lui ma non feci altro che avvicinarlo.
Me lo poggiò all'orecchio mentre mi urlava di chiamarlo. Tremavo, pietrificata.
"Sei solo una puttana." – mi bisbigliò.
"Basta ti prego." – avevo troppa paura. Mi sentivo una stupida, una debole come mi aveva sempre descritto.
Mi toccò violentemente il seno e strinsi le labbra. Volevo piangere al pensiero che degli sconosciuti stessero guardando e godendo della scena. Dovevo reagire ma ero così nel panico che sentivo soltanto le sue parole rimbombare nella mia testa.
Gli stavo dando ragione, gli stavo permettendo di usarmi. Avevo il suo alito ovunque, e le mie braccia si muovevano impazzite per allontanarlo, eppure sentivo che i miei movimenti erano lenti. Non potevo fare altro che piangere e implorarlo.
Provai a dargli un calcio ma mi strinse la gola.
"Vorrei tanto ammazzare anche te, schifosa. Da me non ti facevi neanche sfiorare e ora guardati." sentii un dolore fortissimo alla gola già danneggiata per il fumo.
"Non me lo merito, ti prego Stefan." – le risate degli altri erano fortissime, mentre non percepivo neanche la mia voce in quel chiasso. Probabilmente stavo sussurrando, perché la paura mi aveva pietrificato.
Volevo svincolarmi, ma i miei gesti erano spasmi inutili, non riuscivo a fermarlo e stavo sprecando energie.
Continuava a palparmi, spingendomi su quella parete umida, e credo che qualcuno mi stesse bloccando un braccio per il dolore che avvertivo. Piangere non mi aiutava, aveva soltanto offuscato la vista, e non avevo idea di chi avessi intorno. Stavo singhiozzando e mi mancava ancora di più il respiro. Ero così disperata da non potermi muovere realmente, mi svincolavo in cerca d'aiuto come una pazza.
Nella mia testa la techno si univa a queste domande:
Mi avevano sentito urlare? Avevo urlato?
Le sue mani erano ovunque, scansavo il viso per non farmi baciare e tentava di tenermi ferma, premendo il ginocchio in mezzo alle mie gambe e facendosi aiutare dagli altri, che sicuramente coprivano la scena.
"Se lo chiami la smetto." – mi bisbigliò all'orecchio. Sapeva quanto mi stesse facendo del male, quanto mi stesse ferendo dentro più che fuori. Non mi ero sentita mai così umiliata.
Allora gli dissi che lo avrei fatto, lo urlai più volte ma comunque mi fece voltare e mi toccò sotto le mutande strappandomi le calze. L'unica mano che potevo usare non riusciva a fermare la sua, e la mia bocca era spalancata su quella parete orribile. Mi stava facendo male. Credevo di gridare più forte di quanto avessi mai fatto.
Ma non emisi un suono.
"Anche bagnata." – gli diedi una gomitata e finalmente la smise. Ero esausta, ero distrutta. Eppure non lasciava la presa.
Mi trascinarono fuori, dove mi asciugai il volto e tremante presi il telefono. Non avevo percepito neanche le scale sotto di me, era come se mi avessero sollevata. Sentivo il dolore delle loro strette e del vento gelido.

C'erano molte chiamate perse, era passata quasi un'ora da quando avevo lasciato Cecilia.
Stefan mi teneva sempre da dietro e continuava a baciarmi sul collo. Con le mani mi premeva addosso a lui, ed osservava il telefono. Lo ripugnavo con tutta me stessa.
"Fallo venire, brava." – le mie dita sulla tastiera stavano tremando terribilmente. La chiamata fu la parte peggiore, ma mantenni la calma come avevo imparato a fare. Appena sentii la voce di Louis mi misi a piangere, dicendogli che ero fuori e che lo aspettavo, ma non mi accorsi che lui era davanti a me. Aveva i suoi bellissimi occhi spalancati e quello che successe dopo fu troppo veloce.
Riker mi tirò via e quasi caddi su di lui piangendo. Non volevo vedere, non volevo che si facessero ancora del male.
Cercavano di trattenermi, mentre urlavo come una pazza per Louis, privandomi ormai della voce che avevo già consumato in quel luogo infernale.

Li vidi a terra, vidi del sangue, gli altri che si univano in quel macello e finalmente arrivò la sicurezza a dividerli. Stefan sembrava morto. Era l'unico incapace di alzarsi, con il naso sicuramente rotto.
Gli altri mi stavano trascinando sul taxi, dopo avermi messo una felpa intorno alle spalle. Io volevo aspettare Louis. Volevo vederlo.

Il suo sguardo mi spezzò il cuore in mille pezzi. Credetti di poter impazzire dopo aver visto come mi guardava, con la coda allentata, le calze strappate e il trucco sciolto. Salii sul taxi senza voltarmi, e Cecilia mi strinse mentre piangevo senza riuscire a controllarmi.

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