11. 'Vorresti venire a vivere con me, Afrodite Jackson?'
"Che cosa?!" sbottai leggendo e rileggendo il foglietto che il dottore mi aveva lasciato. "E me lo dice così? Non si era visto dalla prima ecografia che c'erano due feti e non uno solo?"
"Probabilmente voleva esserne sicuro o non riusciva a dirtelo" suggerì Justin al mio fianco, mi girai verso il suo viso con gli occhi fuori dalle orbite. "Afrodite, hai diciotto anni e questo il dottore lo sa. È già stato uno shock per te scoprire di essere incinta e anche questo sapeva il dottore. Avrà tenuto nascosta la cosa fino a quando si è reso conto che saresti stata pronta a scoprirlo e ad accettarlo"
"Ecco perché la mia pancia è più grande rispetto a chi è al quinto mese di gravidanza.." mormorai toccandomi la pancia. "Siete in due qui dentro!" la mia mano fu sovrastata da quella di Justin. "Il vostro papà si è proprio dato da fare" appoggiai la schiena sul petto di Justin e lasciai che il suo respiro mi accarezzasse dolcemente il viso. "Non avevi pensato di usare un qualche tipo di precauzione?"
"Afrodite, prova a capirmi. Ero in una discoteca con i miei amici, avevo bevuto qualche bicchiere di troppo e c'era una magnifica ragazza in mezzo alla pista che ballava tutta sola. Mi sei piaciuta subito perché eri aggraziata, leggiadra, eri diversa da tutte le altre. Mi sono avvicinato ma non mi hai cacciato e quando ti sei girata non so cosa mi sia preso. Volevo averti in quel momento ma non potevo in mezzo ad pista colma di gente. Così ti ho baciata. E continuavi a starci. E siamo saliti di sopra. E non mi hai cacciato. Avevo una bellissima ragazza di fronte che desiderava avere me proprio come io desideravo avere lei. E per di più era vergine. Dio, quando me lo hai fatto intendere sono uscito fuori di testa. Non ragionavo più quando ti baciavo e ti spogliavo e penso che sia stato per questo che non ho usato precauzioni.. mi hai fatto andare fuori di testa" lasciai che Justin mi accarezzasse, mi stringesse le mani, mi baciasse il collo. Mi abbandonai sotto il suo tocco confortante e sospirai sentendo il cuore riprendere a battere.
"Sono contenta di essermi data a te e a nessun altro" mi girai verso il suo viso guardandolo negli occhi. "So che sei tu l'uomo che voglio nella mia vita e sapere che sei anche il padre dei miei piccoli mi fa sentire bene. Credimi, ci vuole davvero tanto per farmi stare bene, sopratutto in questo momento"
Il resto della nottata, lo passai tra le braccia di Justin. Cercai di stare meglio, di dormire per affrontare al meglio la giornata successiva, ma non riuscii a chiudere occhio. Vedevo mia madre ovunque, sentivo la sua voce, immaginavo attimi di vita passati insieme. Doverle dire addio per sempre non sarebbe stato facile, ma dovevo farlo, in un modo o nell'altro. Scegliere con mio padre la sua bara e affrontare un funerale non fu affatto semplice. La casa di mia madre era sempre piena di gente nonostante volessi stare da sola, con i miei familiari più stretti, ma di certo non potevo mandare tutti via.
Dato che mia madre era divorziata ed io ero maggiorenne, tutto ciò che era suo era diventato mio e questo rendeva le cose ancora più difficili. Per quanto volessi tenere qualcosa di suo con me, ricevere tutto ciò che era suo, compresa la casa, era un grosso peso. Per quanto amassi quella casa, ormai la mia vita era a Stratford, con Justin. Lui aveva la sua attività, io avevo trovato un mio posto e stavo bene. Non volevo rivoluzionare ancora una volta la mia vita. Ero così indecisa sul da farsi, ma decisi di posticipare ogni tipo di decisione a quando me la sarei sentita di affrontare l'argomento. Non valeva la pena stressarsi troppo, la vita era troppo breve per viverla solo a metà.
Pochi giorni dopo il funerale, ognuno di noi tornò alle nostre vite. Mio padre tornò in California con la promessa di farsi vivo spesso, mia zia tornò ad occuparsi di mio zio, i miei nonni alla loro vita agiata, ed io e Justin al negozio assieme ad Andrew che, poverino, in quei giorni aveva svolto tutti i turni da solo nonostante Justin gli avesse detto che poteva fare solo le ore che gli spettavano.
Rivedere Pattie fu un vero sollievo per me. Abbracciarla ed essere cullata dalle sue braccia mi fece provare il calore che solo una madre può dare. E Ryan, poi. Ryan era più elettrizzato all'idea che sarebbe diventato zio per ben due volte, che di vedermi.
Quando finalmente tornai nella mia stanza, un senso di pace appagò il mio essere. Mi stesi sul letto, mi girai di lato e cominciai a fissare il vuoto pensando. Era passata una settimana dall'incidente, era venerdì ventidue e, tra soli due giorni, ci sarebbe stata la vigilia di Natale. Ed io non avevo ancora fatto alcun regalo. Non che fossi in vena di festeggiare. Quello sarebbe stato il mio primo Natale senza la mamma e il solo pensiero mi faceva male. Però mi sentivo in dovere di regalare qualcosa, anche se un qualcosa di piccolo, alle persone che mi erano state vicine in quel periodo, per cui avevo approfittato dell'assenza di Justin per uscire con Mitchell quello stesso pomeriggio e cominciare a fare un po' di regali.
"Cosa pensi possa piacere a tuo fratello?" gli chiesi guardandomi intorno.
"Un abbonamento in uno strip club, oppure una ragazza?"
"Io avevo pensato al nuovo gioco della NHL, mi sta assillando da settimane dato che non lo trova da nessuna parte" mormorai entrando in un negozio in cui vendevano giochi e console. "E a Kieran posso comprare i FunkoPop dei personaggi principali di Harry Potter"
"E a me?" il biondo mi sorrise sbattendo più volte le palpebre.
"E a te lo vedrò domani. Non posso rovinarti la sorpresa" dopo avergli fatto l'occhiolino, mi allontanai sotto il suo sguardo finto deluso e comprai i regali per il mio migliore amico e suo fratello.
"A Justin cosa avevi pensato di prendere?" mi chiese d'un tratto Mitchell porgendomi il braccio affinché potessi poggiarmi a lui.
"Sinceramente non lo so. Voglio prima comprare qualcosa per tutti, poi penserò a lui. Non voglio regalargli qualcosa di scontato, mi è stato molto vicino in questi giorni.."
"E poi siete fidanzati. I fidanzati si fanno bei regali. Justin te ne ha fatto uno bellissimo" bloccai i miei passi, mi girai verso Mitchell e gli puntai il dito contro il petto. "Mi dispiace, baby, ho la bocca cucita. Justin mi ha fatto giurare di non dirti nulla"
"Ma potresti fare un'eccezione per me? Che sono la tua baby di 'dirty dancing'?" lo supplicai sbattendo più volte le palpebre.
"Una sorpresa è una sorpresa, tu stessa non hai voluto dirmi cosa vorresti regalarmi!" disse facendomi l'occhiolino.
Alzai gli occhi e scossi la testa mascherando un sorriso. Mi avrebbe fatta impazzire, prima o poi.
Il resto del pomeriggio lo passammo girovagando tra i negozi e le varie vie di Stratford in cerca dei regali perfetti per i nostri cari. Avevo cercato di fare regali a tutti, senza tralasciare nessuno. Avevo pensato addirittura ai miei nonni e ai miei zii sia da parte materna che da parte paterna. E anche ad Andrew. A fine serata, mi mancava solo il regalo di Justin dato che ero riuscita a fare il regalo anche a Mitchell. Non sapevo davvero cosa regalargli, volevo che fosse un qualcosa che lo facesse sorridere. Scartai l'idea di regalargli una chitarra o uno strumento musicale, aveva già tutto sia a casa sua che in negozio. Non optai per ciondoli o collane, profumi o portafogli, volevo regalargli qualcosa di originale, per cui sarebbe andato pazzo.
"Hei, guarda questo" Mitchell indicò uno skateboard all'interno di un negozio. Ma non era uno skateboard normale, era della Supreme e Justin amava quella marca. "Penso che sia perfetto per Justin"
"Lo penso anch'io" constatai ed entrai in negozio per ultimare i miei acquisti. Non appena il commesso mi passò anche l'ultima borsa tra le mani, mi sentii più sollevata. "Tu devi comprare altro?" Mitchell scosse la testa.
"No, la mamma ci ha portato in giro a fare spese in questi giorni quindi questi erano gli ultimi regali. Ti riporto a casa?"
"Sì, non vedo l'ora di farmi una bella dormita che non dormo da giorni" mormorai sentendo la testa scoppiare.
Era da esattamente una settimana che non riposavo come dovevo, casa mia a London era sempre gremita di gente anche durante la notte e sarebbe diventata insostenibile la situazione se non me ne fossi andata. Dopo il pomeriggio passato a fare compere, tornai a casa ancora più distrutta e la prima cosa che feci fu portare tutti i regali in camera mia e chiuderli nella cabina armadio in modo tale che nessuno avesse potuto vederli. Dopodiché mi feci una doccia veloce, indossai il pigiama e scesi in salotto, dove Pattie era già intenta a preparare la cena.
"Justin?" le chiesi una volta entrata in stanza.
"Sta per arrivare" mi rispose con un sorriso. "Come sono andate le compere?"
"Oh, benissimo! In un solo pomeriggio ho comprato regali a tutti, penso che dovrebbero santificare quel centro commerciale" risposi cominciando ad apparecchiare la tavola.
"Hai preso qualcosa anche a me?" chiese la voce di un ragazzo, ma non di un ragazzo qualsiasi: era la voce di Justin. Piuttosto che rispondergli, corsi tra le sue braccia e gli baciai più volte le labbra sotto lo sguardo confuso ma felice di Pattie. "Sì, anche tu mi sei mancata" disse Justin ridendo, dopodiché mi diede un ultimo bacio a stampo e andò a salutare sua mamma.
"Mi sono persa qualcosa?" chiese posando il suo sguardo prima su di me, poi su suo figlio. "Che stupida, mi sono persa sicuramente qualcosa!" Pattie scosse la testa e prese dei piatti dalla credenza. "Allora? Mi dite cosa mi sono persa?"
"Prima ti conviene posare quei piatti sul tavolo" le suggerii prendendole i piatti. "Non si sa mai"
"Perché? Siete due ragazzi, è normale innamorarsi e non dovete temere di una mia reazione negativa solo perché tu sei la figlia del mio ex. Vi amo entrambi"
"Questo lo sappiamo e non è di questo che ci preoccupiamo" Justin prese le mani di sua mamma, la fece accomodare e, dopo aver preso un sospiro, la guardò negli occhi "Ti ricordi della ragazza che cercavo? Quella che aveva perso la sua cintura?" Pattie annuì. "Sì, vedi, non cercavo solo quella ragazza perché era carina e aveva perso una cintura, la cercavo perché quella sera ero stato a letto con lei e volevo rivederla"
"Lo immaginavo" mormorò Pattie alzando gli occhi al cielo.
"A questa ragazza avevo dato la mia targhetta così avrei potuto riconoscerla. E la settimana scorsa, ho trovato questa ragazza perché.." Justin si bloccò prendendo tempo. "Perché aveva ritrovato la sua cinta mettendo apposto il mio armadio." disse velocemente.
"Che cosa?" mormorò Pattie confusa. "Una sconosciuta è entrata in casa nostra? Ti ha trovato prima che tu potessi farlo?" smorzai un sorriso e abbassai lo sguardo alle allusioni di Pattie.
"No, mamma, nessuna sconosciuta è entrata in camera mia alla ricerca della cinta perduta. Le uniche persone che hanno accesso alla mia camera senza essere fucilate siete tu e Afrodite." spiegò Justin più lentamente.
"Quindi mi stai dicendo che quella ragazza.. era Afrodite?" annuimmo entrambi. "E che quindi tu sei incinta di mio figlio?" continuai ad annuire. "Quindi diventerò nonna a tutti gli effetti!"
"Di due gemelli" mormorò poi Justin facendo fuoriuscire, ancora di più, gli occhi dalle orbite a sua madre.
"Penso di svenire" sussurrò Pattie portandosi una mano tra i capelli. "Oh mio Dio, diventerò nonna!" sbottò poi alzandosi di colpo. "Afrodite, vieni qui tesoro mio" aprì le braccia, mi feci stringere da esse. "Dovrei essere arrabbiata ma non ci riesco, non posso esserlo. Mi farete diventare nonna, avrò due gemellini da coccolare e da amare con tutto il mio cuore e non potevate farmi regalo più bello. Pensavo di diventare una sottospecie di nonna per il tuo bambino solo perché saresti stata con noi per i suoi primi anni di vita, ma sapere che lo diventerò perché era Justin quel ragazzo mi rende solo più felice" sbottò contenta stringendomi sempre di più. Dopo quelle parole, mi prese il viso tra le mani e mi guardò negli occhi baciandomi la fronte e le gote.
"Pensavo la prendessi peggio" mormorò Justin ridendosela sotto i baffi. Sapevo quanto si sentisse frustrato nel dover dire tutto a sua madre e vederla reagire in quel modo lo avrà reso solo più felice.
"Peggio? Conosco Afrodite da otto anni, è una delle ragazze migliori che io conosca e sono contenta che creerà una famiglia proprio con te, amore mio" Pattie accarezzò il viso di suo figlio quasi con le lacrime agli occhi. "Sei un uomo ormai. Tra quattro mesi diventerai papà e sono sicura che sarai il padre migliore del mondo"
Il rapporto che Justin e Pattie avevano era forse il rapporto più bello tra madre e figlio che avessi mai visto. Si amavano, si rispettava, si dimostravano il proprio amore giorno dopo giorno. Erano una sola cosa. Non avevo mai visto una madre così contenta di diventare nonna, la mia mi aveva cacciata di casa quando lo avevo scoperto. Quasi invidiavo il loro rapporto, ma allo stesso tempo ero felice perché Justin era felice. L'amore di una mamma non si può sostituire con nulla e sapevo che l'amore che Pattie dava a Justin era essenziale per lui, per stare bene.
Quella sera fu la più bella di tutta la settimana. Non parlammo di dolore e dispiacere, ma delle due nuove vite che stavano crescendo dentro di me. Mi sentii realmente parte di una famiglia, di un nucleo, mi sentii felice e sollevata come non mai. Avevo trovato il mio posto e il mio posto era con Justin.
Dopo cena, entrambi salimmo al piano di sopra pronti per andare a dormire. Ci stendemmo a letto, incocciammo le dita delle nostre mani e cominciammo a guardare il soffitto illuminato dalla luce fioca della luna.
"Vorrei che tu fossi felice come lo sono io" sussurrò d'un tratto Justin facendomi voltare verso di lui.
"Chi te lo dice che non lo sono?" gli chiesi.
"La situazione che abbiamo affrontato è stata dura per te e ci vorrà del tempo per -"
"Ma adesso è passata" lo interruppi subito. Poggiai il peso sui gomiti, mi avvicinai al suo viso e gli lasciai un dolce e tenero bacio a fior di labbra. "Adesso voglio pensare solo a noi. Non voglio soffrire pensando al passato, voglio vivere ogni giorno al massimo perché so bene che ogni giorno che vivo, può essere l'ultimo. E voglio vivere la mia vita con te e con i nostri piccoli" sussurrai sulle sue labbra. "Sono felice, Justin."
"Lo sono anch'io" disse poi. Poggiò una mano sul mio collo e mi avvicinò al suo viso. Mi diede un altro bacio, un bacio diverso da quello che gli avevo dato io. Fu un bacio morbido, casto, lento. Un bacio che desideravo, un bacio che mi fece rendere conto quanto realmente amassi lui, la sua essenza, i suoi modi di fare, il modo in cui mi trattava. Lo amavo, lo amavo come non avevo mai amato nessun altro, lo amavo come se amarlo fosse l'unica cosa che sapessi fare.
Uno schiocco segnò la fine di quel bacio che riuscì a farmi battere il cuore e segnò anche la fine della giornata, perché subito dopo caddi in un sonno talmente profondo che la mattina dopo fu davvero difficile alzarsi.
Dato che era il sabato prima di Natale, Justin decise di aprire ugualmente il negozio. Nonostante volesse che non mi muovessi di casa, andai con lui al lavoro perché ci sarebbe sicuramente stato molto da fare. Tornare a lavoro non era stato così traumatico come pensavo, anzi, mi aveva aiutato molto a non pensare a tutti momenti brutti che avevo passato, ma solo a quelli belli che stavo per affrontare. Come ad esempio la cena della vigilia dai nonni di Justin. Ci sarebbe stata sicuramente tutta la famiglia e nonna Diane era conosciuta per i suoi piatti deliziosi. Al solo pensiero mi veniva l'acquolina in bocca. Ero spesso stata a casa sua durante il week-end, Pattie passava da loro praticamente ogni fine settimana per cui qualche volta l'avevo seguita. Diane era una donna fantastica e sembrava quasi più eccitata di me nel diventare 'nonna acquisita' - chissà cosa farà quando scoprirà che i piccoli dentro di me apparterranno anche a suo nipote, pensai. Pattie era impazzita in bene e speravo che anche i nonni avrebbero avuto la stessa reazione. Era una situazione difficile, molto difficile e sopratutto strana da accettare, ma a noi andava bene così. Era stato Justin a togliermi la verginità e a cambiarmi la vita quella sera e lui lo aveva accettato come lo avevo fatto anche io.
Chi lo avrebbe mai detto, una sola volta in discoteca e mi sono ritrovata cacciata via di casa e con due gemelli in grembo.
Per quanto strana e dura fosse stata la vita, apprezzavo molto il fatto di avere al mio fianco persone così meravigliose come Justin, Ryan e Pattie. Avevo bisogno di loro, in quel momento più che mai e sembra quasi assurdo perché non li conoscevo da nemmeno sei mesi, eppure erano diventati essenziali. Ah, il papà dei miei gemellini più di tutti, ovviamente.
"Hei, piccola" Justin mi affiancò dandomi un bacio a fior di labbra.
"Hei, piccolo" ricambiai il saluto poggiando le mani sul petto del biondo come per allontanarlo dato che poteva entrare un cliente da un momento all'altro.
Justin alzò un sopracciglio. "Piccolo? Devo ricordarti che ho cinque anni in più a te?" alzò gli angoli della bocca verso l'alto non appena notò i miei occhi alzati al cielo. "Piccoli saranno i pasticcini che stanno aspettando di nascere" mi accarezzò la pancia e fui io ad alzare gli angoli della bocca verso l'alto.
"Pasticcini? Justin, pensi sempre a mangiare" mormorai scuotendo piano la testa.
"Disse colei che dopo primo, secondo, contorno e frutta, prese anche due fette di dolce" canzonò alludendo alla volta in cui eravamo rimasti da soli a casa ed io avevo preparato il pranzo per entrambi. Gli picchiettai il petto sorridendo.
"Hei, ho da sfamare tre bocche io" mi giustificai alzando teatralmente le braccia. Una volta averle fatte ricadere lungo i fianchi, tornai dietro al computer e notai che fossero già le tre meno dieci del pomeriggio, così cominciai la procedura di chiusura cassa sotto lo sguardo di Justin. "E giuro che mangerei tre Grand BigMc per la fame che c'ho adesso" borbottai.
Quasi mi stupii quando Justin mi portò sul serio al Mc a mangiare un Grand BigMc. Anche se non avevo una vera e propria voglia, voleva accontentarmi in ogni modo perché sapeva che altrimenti lo avrei assillato sempre con lo stesso cibo -com'era già successo. Passare del tempo con lui mi rendeva felice e spensierata, mi facevano ridere le sue espressioni buffe, amavo la premura che aveva nei miei confronti. Mi sentivo speciale quando mi accarezzava il viso e mi diceva che si sentiva fortunato ad avermi.
Lo amavo con tutto il mio cuore.
Una volta tornati a casa, andai subito a lavarmi e preparai una piccola valigia con ciò che mi sarebbe servito durante la permanenza a casa Dale. Avremmo dormito a casa dei nonni sia quella stessa sera che le successive due serate, per cui volevo avere tutto ciò che mi sarebbe servito. Portai anche un paio di vestiti che avevo preso poche settimane prima proprio per l'occasione, purtroppo non avevo nulla che mi entrasse siccome portavo dentro di me due bambini. Dopo aver preparato la valigia e prima di andare dai nonni, io e Justin ci fermammo dai Butler per poterci scambiare i regali dato che non lo avremmo fatto il giorno successivo perché stavano per partire per andare in montagna a festeggiare il Natale. Sarebbe piaciuto molto anche a me passare un weekend da sola con Justin, sperduti su una montagna, a scambiarci effusioni su un divano, davanti al camino..
"E questo è per i piccoli!" sbottò Ryan interrompendo i miei pensieri e poggiandomi un pacchettino argentato tra le mani.
"Cosa?" farfugliai con un sorriso.
"Ho comprato un regalo ai miei nipotini, cosa c'è di sbagliato? Lasciate stare vostra madre,-" Ryan si avvicinò alla mia pancia. "vedete, a volte è un po' stupidina"
"Devo ricordarti che ci sento?" sbottai dandogli la scatola in testa. Tolsi la carta dalla scatola e la aprii verticalmente rimanendo stupita da ciò che ci trovai all'interno. Da un lato, c'era un minuscolo completo elegante color denim per neonato, composto da pantalone, giacca, camicia azzurra, panciotto e papillon blu. Dall'altro lato, un splendido vestitino da neonata color panna chiuso un vita con una cinta legata al vestito sulla quale era presente un fiocco e un giacchino sempre color panna. "Oh mio Dio, Ry!" allacciai le braccia al collo del mio migliore amico trattenendo le lacrime.
"Ti piacciono?" mi chiese e, dal suo tono di voce, capii che stava sorridendo.
"Li adoro, anzi, li amo!" mi staccai dall'abbraccio solo per poter tornare a guardare i vestitini e abbracciare nuovamente il mio migliore amico. "Ti ringraziamo, tutti e tre"
Sussurrai dandogli poi un bacio sulla guancia. Justin mi cinse la vita e gli feci osservare quanto belli fossero quegli abiti minuscoli. "Già immagino la mia piccola Sara con indosso questo" mormorai accarezzando con l'indice la stoffa. Seta.
"Quindi la chiamerai Sara?" Sharon mi rivolse uno sguardo contento venendo verso di noi con un vassoio di biscotti e delle tazze di the'. Kieran si tuffò praticamente sui biscotti sotto lo sguardo truce di sua madre.
"Sì, come mia mamma" sorrisi rialzando lo sguardo per allacciarlo a quello di Sharon.
"E il maschietto?" chiese Mitchell prendendo una tazza di the'.
"Non ci avevamo ancora pensato" mormorai volgendo, questa volta, lo sguardo a Justin che sembrava assorto tra i suoi pensieri.
"Potreste chiamarlo come suo zio" ammiccò Ryan.
"Chaz è proprio un bel nome" canzonò Mitchell prendendo in giro il fratello. Sorrisi. Amavo quando si battibeccavano.
"Nathan" sbottò Justin, guadagnandosi gli sguardi di tutti noi presenti. "Mi piace Nathan" continuò alzando le spalle. Sbattei un paio di volte le palpebre cercando di elaborare l'accaduto: Justin aveva deciso di prendere parte alla scelta del nome per suo figlio. Il cuore accelerò e un sorriso si dipinse sul mio viso in maniera inevitabile.
"Anche a me piace" cercai lo sguardo di Justin "Nathan e Sara Bieber" Justin sorrise.
"Questo momento è troppo dolce per i miei gusti" sbottò il papà di Ryan facendo ridere tutti, ma guadagnandosi uno schiaffo scherzoso sul braccio da sua moglie.
"Sono due nomi bellissimi" Sharon ci si avvicinò abbracciandoci.
"Però come secondo nome gli metterete Ryan, vero?" sbottò subito dopo Ryan. E di nuovo, ridemmo tutti.
Una volta aver scambiato gli ultimi regali, uscimmo da casa di Ryan e andammo a casa di Chaz per dare i regali anche alla sua famiglia, dopodiché sfrecciammo verso casa dei nonni dato che erano già le sei. Come Ryan, anche Chaz aveva pensato di regalare qualcosa ai gemellini, ovvero una giacca grigia, un pantalone elegante con le bretelle e una maglietta a righe con le maniche a tre quarti con tanto di cappellino per Nathan, mentre per Sara prese un vestitino con varie tonalità d'azzurro dalla gonna in tulle, un giacchino verde acqua e un ferma capelli. Ero più elettrizzata per i regali dei bambini che per il braccialetto che mi aveva regalato Ryan con su incise le nostre iniziali o il cofanetto con tutti i film di Nicholas Sparks che mi aveva regalato Chaz. I miei piccoli non erano ancora nati e già venivano viziati. L'amore dei miei migliori amici mi riempiva davvero il cuore.
Arrivati dai nonni, ebbi giusto il tempo di salutare i nonni e Pattie, di posizionare i regali sotto l'albero e di scambiare un paio di chiacchiere con mio papà al telefono. La stanchezza si stava facendo sentire e, invece di stancarmi ulteriormente cercando di stare sveglia, crollai sul letto che Justin usava quando lui e sua mamma vivevano ancora i nonni. Dormii. Dormii come non avevo mai dormito, svuotai la mente e mi liberai di ogni peso. Durante la notte, senza nemmeno rendermene conto, strinsi tra le mani la collana che mia mamma indossava sempre e la sentii al mio fianco, sentii le sue carezze e i suoi baci. Mi mancava la mia mamma. Mi mancava come non mi era mai mancata. Quando la mattina dopo mi svegliai, quasi piansi quando ricordai tutto ciò che era successo durante gli ultimi mesi o, più nello specifico, la settimana prima. Menomale che avevo Justin al mio fianco, che con le sue forti braccia mi rassicurò e mi fece dimenticare per un attimo tutto ciò che era successo.
Mi restò vicino tutto il giorno, anche mentre aiutai la nonna a cucinare per la serata dato che non saremmo stati solo noi gli ospiti ma anche Sally e Chris, ovvero gli zii di Justin, con i rispettivi figli. Anche se sentivo la mancanza di mamma e papà, avere così tanta gente al mio fianco mi aiutava a pensare al presente e a quanto bella fosse quella famiglia. Non appena finimmo di preparare tutto, andai a lavarmi e, dopo essermi anche truccata, indossai un semplice abito blu dalle maniche lunghe che arrivava fino al pavimento. Aveva uno scollo a V che lasciava intravedere lo spazio tra i seni e quando Justin lo notò, sbiancò di colpo.
"Non ti piace?" gli chiesi girandomi.
"C-cosa?" balbettò e sentii il suo sguardo perforarmi.
"Non ti piace" confermai rigirandomi per guardarmi allo specchio. Avevo la pancia troppo grande, sembravo più grassa di ciò che ero ed era frustrante per una ragazza che aveva sempre cercato di rimanere in linea per accettarsi e sentirsi accettata. Sospirai più pesantemente indossando gli orecchini e la collana argentata che avevo deciso di abbinare all'outfit.
"Non è questo" mormorò Justin prendendomi delicatamente la mano per farmi girare. "Io.. io quasi non ci credo che sei mia" sbatté, quasi incredulo, un paio di volte le palpebre. "Quasi non ci credo che tutto questo sia mio" continuò con più decisione accarezzandomi il ventre. "Anche se il vestito è blu, gli inserti in azzurro brillano come i tuoi occhi e sei dannatamente bella in questo abito. Amo il modo in cui ti scende sul ventre, mi viene da piangere al solo pensiero che qui dentro ci saranno i miei figli" sussurrò sulle mie labbra mentre continuava ad avvicinarsi. "Ti amo, Afrodite. Ti amo così tanto" disse infine, stringendo delicatamente le sue braccia attorno al mio corpo. Inutile dire che, in automatico, lacrime salate sgorgarono dai miei occhi e scesero lungo le gote.
"Anche se mi stai facendo piangere e di conseguenza mi stai facendo rovinare tutto il trucco, ti amo anch'io Justin" sussurrai sul suo petto, sentendo le sue braccia stringermi maggiormente. Quando ci staccammo, notai che anche lui aveva pianto e il mio cuore fece tre salti carpiati. Stava piangendo anche lui. Per la felicità.
Subito dopo esserci preparati, scendemmo in salotto per mangiare tutti insieme. La musica di sottofondo era prettamente natalizia, la stanza era abbellita con ogni sorta di gingillo natalizio e l'atmosfera non era niente male. Non avevo mai assistito ad una cena natalizia così bella, mi sentivo benissimo in quell'ambiente. Mangiammo e scherzammo tutta la serata, fino alla mezzanotte, ovvero il momento in cui avremmo dovuto scambiarci i regali. Ero così ansiosa di sapere cosa Justin mi aveva regalato, Mitchell aveva detto che era un regalo bellissimo ed io ero a dir poco elettrizzata. Amavo il momento dello scambio dei regali, mi sentivo sempre bambina quando si trattava di regali e, con l'arrivo di due gemelli, sapevo che non sarei mai cresciuta perché mi sarei sbizzarrita nel comprare cianfrusaglie ai miei bimbi.
"Questo è per Justin da parte di Afrodite" mormorò il nonno con indosso barba e cappello come Babbo Natale. Justin prese il pacchetto tra le mani guardandomi.
"Ti avevo chiesto di non farmi regali" borbottò scartando il pacco e rimase a bocca aperta quando notò che la scatola che aveva tra le mani era una scatola della Supreme. "Non è quello che penso, vero?"
"Tu cosa pensi che sia?" gli chiesi osservandolo mentre apriva la scatola. La sua bocca si schiuse formando una 'o' quando notò lo skateboard della Supreme che tanto ambiva.
"Non ci credo" disse alzandosi e rigirandosi la tavola tra le mani. "Non ci posso credere!" sbottò ancora, felice come un bambino. "Se non nevicasse in questo momento andrei fuori a provarlo. Oh, Afrodite, non posso crederci!" disse ancora incredulo, per poi risedersi al mio fianco e abbracciarmi. "È stato il secondo regalo più bello che tu mi abbia mai fatto" sussurrò al mio orecchio poggiando una mano sul mio ventre. "Grazie" disse infine, baciandomi le labbra.
"È il minimo, Justin" gli poggiai una mano sul ginocchio sorridendogli amorevolmente.
"Allora adesso penso ti poterti dare il mio regalo" disse, chiedendo con un gesto della testa al nonno di dargli la scatolina dentro cui c'era il mio regalo. Quando la presi tra le mani, emisi un gridolino eccitato pensando a cosa potesse esserci dentro. Una collana con le nostre iniziali? Un anello di fidanzamento? Il braccialetto di Swarovski che avevo visto qualche settimana prima al centro commerciale? Corrugai le sopracciglia quando notai che all'interno del pacchetto ci fossero solo delle chiavi.
"Cosa..?" sussurrai, cercando di capire. Presi le chiavi tra le mani e guardai bene l'incisione che c'era sopra al portachiavi a cui erano legate le chiavi: Bieber's House. "Cosa significa?" gli chiesi, sentendomi più confusa che mai. Justin mi prese una mano, mentre l'altra le mise sotto la mano in cui avevo le chiavi.
"Come avrai capito, queste sono delle chiavi. Ma non sono delle chiavi qualsiasi, sono le chiavi della casa che ho comprato-" incrociò il mio sguardo. "-per noi". Sbattei più volte le palpebre, cercando di capire. "Prima che scoprissi di essere il padre dei piccoli che hai in grembo, avevo pensato di andar via di casa per potermi responsabilizzare ancora di più, magari con te dato che le cose tra di noi andavano bene. Quando poi abbiamo capito chi eravamo, ho capito che io e te diventeremo una famiglia a tutti gli effetti. Abbiamo bisogno di un posto per crescere i nostri figli e, per quanto bello sia vivere con la propria mamma, tu sei la donna che amo e sarai la madre dei miei figli. Abbiamo bisogno di un posto nostro. Quindi ho pensato e mi sono detto 'ehi, potrei comprare casa dato che ho messo da parte un bel po' di soldi in tutti questi anni' e così ho fatto. Ho comprato una casa per me, per noi. Quindi mi chiedevo.. vorresti venire a vivere con me, Afrodite Jackson?"
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro