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08. Quel flashback

"Sei sicura di volerci andare? Non pensi che sia pericoloso?" mi chiese Justin poggiandosi allo stipite della porta di camera mia.
"Sono sicura, l'ho promesso ai ragazzi e mi piace mantenere le promesse che faccio" sistemai come meglio potevo la giacca in pelle nera a tre quarti che avevo abbinato alla mia non tanto mini gonna nera e ad una maglietta rosa. "Poi è un concerto di beneficenza. Aiuteremo le scuole a provvedere materiale anche per quei bambini che non possono permetterselo"
"Sì, ma tu sei incinta" sottolineò Justin avvicinandosi a me. Mi girai in modo tale da poter incrociare i suoi occhi. "Penso che i ragazzi, se lo sapessero, capirebbero il perché della tua assenza"
"Justin,-" gli accarezzai il viso. "-andrà tutto bene, te lo prometto. Sono con te e Ryan e Chaz sarà al chiosco dei gelati. Mi metterò in un posto tranquillo dove potrò ascoltare in pace il concerto e voi sarete con me. Sono al sicuro con voi." Justin alzò le mani e sospirò quasi sconfitto. Esultai stringendo il pugno e lo abbracciai per l'ennesima volta quel giorno, un po' per ringraziarlo e un po' per persuaderlo.
Volevo andare a quel concerto sia perché lo avevo promesso ai ragazzi, sia perché era per una buona causa. Sempre più spesso molti bambini dovevano o rinunciare all'istruzione o sentirsi diversi perché non potevano permettersi il materiale che serviva per andare a scuola, per cui il sindaco di Stratford aveva deciso di istituire un concerto di beneficenza per riuscire a racimolare abbastanza e devolvere poi il denaro alle scuole del quartiere. In questo modo, a chi non poteva permetterselo, la scuola pagava i libri e il pranzo dei bambini così tutti si sarebbero sentiti a proprio agio all'interno della comunità scolastica. Era una causa con un fondamento ed io volevo contribuire in qualche modo. Così, dopo essermi preparata e aver preso una piccola borsetta a tracolla in cui avevo inserito il cellulare, i soldi e i documenti, io e Justin uscimmo di casa e passammo a prendere Ryan.
Quella sera Justin era davvero bello. Portava un pantalone verde militare morbido, una maglia bianca dallo scollo a V molto lunga e una giacca dello stesso colore del pantalone. Non portava collane varie a differenza delle altre volte in cui eravamo usciti insieme e lo apprezzai perché in questo modo avrei potuto osservare il suo collo e dire quanto bello fosse ogni qual volta volevo. Amavo ogni suo lineamento, erano ben marcati alla vista ma delicati al tatto, avrei potuto restare a baciarli per tutta la notte se solo ne avessi avuto l'opportunità. Ma mi accontentavo a guardarli.
Tra vari pensieri e fantasie, arrivammo in poco tempo al luogo dove si sarebbe svolto il concerto. Avevano allestito un palco non troppo grande in un parco. Comprammo i biglietti, ci mettemmo in fila e non aspettammo troppo per entrare, la fila era stata abbastanza scorrevole. Non appena varcammo le transenne e ci inoltrammo nel luogo dove avremmo visto il concerto restai sorpresa nel notare com'era stato allestito il tutto. C'erano varie bancarelle e gazebi a contornare il parterre, il palco ergeva proprio al centro di un cerchio perfetto e non era poi così tanto piccolo. C'erano persone che distribuivano palloncini e gadget vari che avevano creato con le proprie mani proprio per l'evento, altre persone invece già cantavano le canzoni delle proprie band preferite, altre ancora erano stese su teli di stoffa che avevo messo sul prato.
"Che figata" mormorai guardandomi intorno. "Facciamoci un selfie, dai!" gracchiai saltellando e avvicinandomi ai ragazzi.
"Tu e queste fotografie.." mormorò Ryan avvolgendomi il fondo schiena con un braccio.
"Già, è fissata. Pensa che la mattina la trovo che si fa le foto dietro la tenda!" scherzò Justin avvolgendo invece le mie spalle con un braccio. Scattai la prima foto.
"Sono ancora qui, sapete?" mormorai facendo la linguaccia e scattando un'altra foto.
"Oh, davvero? Pensavo di star abbracciando Ryan" Justin mi baciò il viso, così come fece anche Ryan e scattai un'altra foto.
"Che schifo, non sono gay come te" sputò Ryan corrugando le sopracciglia e allontanandosi dal suo migliore amico.
"Ragazzi, smettetela" rimproverai entrambi posando il telefono il borsa. "Dai, andiamo a cercare Chaz? Ho voglia di un gelato alla vaniglia col topping al caramello" mi morsi un'unghia cominciando a camminare e, in poco tempo, trovammo Chaz.
Dopo aver preso i fatidici gelati, aspettammo l'inizio del concerto vicino ad un chioso che vendeva bibite. Dato che quel posto non era molto affollato, decidemmo di passare lì il resto della serata. Justin era stato piuttosto chiaro: o stavo in un posto tranquillo, o ce ne tornavamo a casa. Nell'ultima settimana era stato piuttosto apprensivo, si preoccupava per tutto anche se non ce n'era bisogno. Ed ero solo al secondo mese di gravidanza. Non immaginavo nemmeno cosa avrebbe fatto durante l'ultimo mese.. forse mi avrebbe segregato in casa vietandomi di uscire o mi avrebbe portato la colazione a letto. Be', magari lo avesse fatto.
Quando cominciò il concerto, ascoltai con attenzione ogni canzone. Le band che si alternavano sul palco erano band emergenti e non facevano solo musica rock ma anche pop, r&b, suol e jazz. Quel concerto toccava tutti i grandi generi e per questo aveva attirato molta gente. Anche Justin rimase colpito da molte canzoni e ballò con me e Ryan per una ventina di minuti.
"Vado a prendere qualcosa da bere con Ryan" disse ad un tratto. Gli sorrisi, annuii e solo a quel punto lo vidi allontanarsi anche se non di molto. Nonostante fossi rimasta da sola, continuai a ballare per quel che potevo sotto le note di canzoni che non avevo mai sentito prima. Era stata una bella idea quella del sindaco di invitare tutte le band emergenti di Stratford e dintorni, in questo modo avrebbero potuto farci ascoltare le loro canzoni e farsi un nome. Quando arrivò il turno dei Black eyes, alzai le braccia e urlai. Ricevetti un paio di occhiate divertite da parte di alcune persone attorno a me, ma non ci diedi troppo peso perché tra quelle occhiate c'era anche l'occhiata divertita del bassino che mi aveva risposto al negozio. Dopo aver scattato un paio di foto, ascoltai il concerto rimanendo sorpresa dalla loro bravura. Non amavo il rock, i vestiti scuri e i gesti estrosi, ma loro erano stati davvero bravi e mi avevano colpita parecchio. Purtroppo, dopo un paio di canzoni, lasciarono il palco ad un'altra band, altrettanto brava.
Per altri svariati minuti le band non fecero altro che alternarsi, ma di Justin e Ryan ancora niente. Eppure, era passata quasi un'ora da quand'erano andati via. Decisi quindi di abbandonare la mia postazione e di andarli a cercare ma vicino al chiosco in cui eravamo non riuscii a trovarli. Mi passai una mano tra i capelli e mi guardai intorno cercando di capire dove fossero. Provai a chiamarli ma entrambi avevano il cellulare staccato. Decisi quindi di andare da Chaz per chiedergli se avesse visto i suoi amici, ma nulla. Chiesi ad alcuni venditori e ancora nulla.
"Hei" un ragazzo mi chiamò, mi girai. "Io ho visto due ragazzi come quelli della foto"
"Sul serio? Hai visto dove sono andati?" gli chiesi subito accendendo nuovamente la speranza di ritrovarli.
"Sì, sono andati ai bagni che sono lì infondo. Però fa attenzione, non sembravano lucidi"
"Va bene, grazie" lo salutai con un gesto della mano e mi avviai a passo svelto verso i bagni mobili che erano erano stati allestiti in fondo al parco, abbastanza lontani dal palco.
Quando arrivai, mi ritrovai a dover affrontare una situazione drammatica. Ryan era steso per terra con la maglietta completamente bagnata e un bicchiere quasi vuoto di birra in mano, Justin invece era vicino ad uno dei bagni e stava facendo pipì come se nulla fosse.
"Ma che diamine sta succedendo? Justin, ma sei impazzito?!" quasi urlai andandogli incontro. "Se le guardie dovessero vederti ti arresterebbero per atti osceni in luogo pubblico!"
"Hei, non vedi che è occupato?" sbottò con un tono di voce rilassato, rallentato. Era decisamente e completamente ubriaco.
"Justin, quanta birra hai bevuto?" gli chiesi avvicinandomi non appena notai che aveva finito di fare i suoi bisogni. Gli alzai la zip del pantalone con mani tremanti e lo guardai negli occhi.
"Tanta così" rispose Ryan versandosi il resto del contenuto del bicchiere addosso. Sospirai frustrata e aiutai lui ad alzarsi. "Poi gli scappava la pipì e siamo venuti qui dietro, quelle ragazze ci guardavano male" il biondo scoppiò a ridere seguito dal suo migliore amico, io semplicemente roteai gli occhi.
"Ci credo, siete ridotti uno schifo. Forza, andiamo a casa" mormorai. Avvolsi con le braccia il busto di entrambi e feci per cominciare a camminare quando Justin puntò i piedi a terra.
"No! Devi ascoltare la musica e ballare e cantare e fare beneficenza!" quasi urlò prendendomi tra le braccia.
"Justin, avete fatto già abbastanza beneficenza svuotando il chioso che vendeva la birra. Poi abbiamo pagato il biglietto e ho ascoltato gran parte delle canzoni. Andiamo a casa, su" gli accarezzai il viso rassicurandolo, infatti cedette e si lasciò trasportare in macchina. "Dammi le chiavi della macchina" ordinai, ma non mi ascoltò. "Justin, dammi le chiavi"
"La mia macchina la guido io!" sentenziò e, traballando, arrivò alla portiera del guidatore. Fece per aprirla e si arrabbiò quando notò che non si apriva. Mi scappò un sorriso e mi riavvicinai a lui lasciando Ryan poggiato allo sportello posteriore della Range Rover nera di Justin.
"Devi prima aprila" gli presi dalle mani le chiavi e aprii l'auto. "Lascia che guidi io almeno questa sera, poi quando torniamo a casa mi dici se sono stata brava. Va bene?"
"Va bene" mormorò andandosi a sedere al lato del passeggero. Feci un respiro profondo prima di aiutare Ryan a sedersi e ad allacciarsi la cintura, dopodiché allacciai la cintura a Justin e mi posizionai alla guida cercando di non farmi condizionare dal fatto che quella macchina fosse praticamente il triplo della mia.
Dopo aver sbagliato strada per un paio di volte, riuscii a trovare la via di casa. Prima di tutto accompagnai Ryan che si era quasi addormentato. Quando sua madre lo vide in quelle condizioni scoppiò a ridergli in faccia.
"Lui e Justin hanno esagerato con la birra" confermai le sue teorie lasciando che Sharon facesse da sostegno a suo figlio. "E menomale che dovevano essere loro a controllare me"
"No, devi dire menomale che eri tu alla guida. Non oso immaginare in che stato sarebbe se non ci fossi stata tu"
"Io sì!" Ryan alzò un dito e sorrise da ebete. "Sarei sotto il barile e bere tutta quella buona birra che vendevano al chioso! Era fatta con tre luppoli. Non è una bella parola? Luppolo, luppolo, luppolo, luppolo, lup-"
"Okay, può bastare tesoro. Adesso ti preparo un bel caffé forte e andiamo a letto, forza" portai una mano al viso guardando la scena.
"Aspetta! Devo salutare la mia best best friend" mormorò Ryan abbandonando le braccia di sua madre e abbracciandomi. "Ciao best best friend"
"Si dice best friend forever" risi ancora e gli diedi un piccolo bacio sulla guancia. "Va a dormire che domani ci faremo tante risate"
"Ciao best best friend" urlò Ryan mentre barcollava verso la cucina. Scossi la testa e salutai ancora una volta Sharon un gesto della mano, dopodiché tornai in macchina da Justin che stava farfugliando parole a caso mentre guardava il cruscotto della sua meravigliosa auto nera. Inutile dire che anche da ubriaco era bellissimo.
Dopo aver parcheggiato aiutai Justin a scendere e lo trascinai con me in casa. Sua madre non c'era, come tutti i weekend d'altronde, per cui dovetti risparmiarmi tante spiegazioni praticamente inutili. Portai Justin al piano di sopra, lo aiutai a spogliarsi e gli ordinai di farsi una doccia mentre io sarei scesa a fare il caffé. Da bravo bambino, obbedì e quando tornai su con una tazza fumante di caffé appena fatto lo trovai steso sul letto con i capelli ancora bagnati e solo in boxer.
"Dai, alzati che ti vesto" gli presi dolcemente la mano e lo aiutai a vestirsi nonostante le lamentele sul fatto che aveva caldo e che voleva rimanere in mutande. Gli asciugai anche i capelli con tanta fatica perché voleva che rimanessero bagnati ma fortunatamente avevo tanta pazienza. "Adesso bevi questo che ti farà bene" mi sedetti sul letto al suo fianco e gli passai il caffé.
"Brucia?" scossi la testa.
"No, si sarà freddato." lo rassicurai accarezzandogli la testa. Justin sospirò e, lentamente, finì tutto il suo caffé. "Ottimo, bravo" gli baciai dolcemente la fronte e mi alzai.
"Dove vai? Non resti con me? Devo rimanere solo?" mi chiese subito Justin strabuzzando gli occhi e corrugando le sopracciglia.
"Metto il pigiama e torno, promesso" uscii velocemente da camera di Justin, scesi in cucina a lavare il bicchiere e risalii al piano di sopra per cambiarmi e mettermi il pigiama. Sapere di Justin da solo nell'altra stanza, ubriaco e desideroso di stare con me mi faceva battere il cuore. Quando voleva stare con me mi faceva sentire la donna più felice del mondo e non mi interessava se quella sera era ubriaco. A me bastava stare con lui.
Pochi minuti dopo, tornai in camera e trovai Justin preso a guardare il soffitto mentre contava sottovoce. Senza perdere altro tempo, mi stesi al suo fianco e guardai il suo profilo.
"Ho dovuto aspettare quattrocentoventuno secondi, non sei stata abbastanza veloce" mormorò poggiando la testa sul mio seno e una mano sul mio ventre.
"Però adesso sono qui, vedi? Non ti ho mentito prima" gli accarezzai i capelli dolcemente.
"Cantami qualcosa" mormorò guardandomi dal basso.
"Cosa vorresti sentire?" gli sorrisi.
"Una ninna nanna, così ti prepari per quanto diventerai mamma" Justin tornò a poggiarsi sul mio seno. Con le dita cominciò a disegnare cerchietti immaginari sul mio ventre, ad accarezzarmi, come se quella piccola creatura che si stava formando nel mio ventre la sentisse anche un po' sua. Decisi di accontentarlo ancora un volta quella sera e cominciai a cantagli una ninna nanna che, in pochissimo tempo, riuscì a farlo addormentare. Tenerlo tra le mie braccia mi faceva sentire speciale, mi faceva sentire completa. Mi rilassava, mi rilassava così tanto che finii per addormentarmi anch'io, con lui stretto tra le mie braccia e il cuore colmo di gioia.

Quando il giorno dopo mi svegliai, io e Justin non eravamo più nella posizione in cui ci eravamo addormentati la sera precedente. Justin era steso sul cuscino con la testa inclinata verso il mio viso e le braccia sul suo ventre. Io invece ero stesa di lato verso il viso di Justin e le mie gambe erano incastrate fra le sue. Riaprire gli occhi e vederlo così vicino faceva sempre uno strano effetto. Lo accarezzai facendo attenzione a non svegliarlo, dopodiché mi alzai con estrema cautela e presi il cellulare controllando l'orario: erano le undici del mattino e avevo cinque chiamate perse da Pattie e due dal numero di casa dei nonni di Justin. Mi passai una mano tra i capelli e richiamai subito Pattie mentre corsi in camera per cambiarmi.
"Afrodite, finalmente mi richiami. Mi stavo preoccupando, né tu, né Justin, né Ryan avete risposto alle chiamate e sapendo che ieri siete stati al concerto mi sono preoccupata così..-"
"Pattie, Pattie, tranquilla, respira" ridacchiai prendendo una tuta pulita dal cassetto. "Sì, ieri siamo stati al concerto ma siamo andati via presto perché Justin e Ryan hanno esagerato con l'alcol, dovevi vederli!" risi ancora prendendo tutto l'occorrente per una doccia.
"Oh mio Dio, e adesso?"
"Adesso Justin dorme tranquillamente. Ieri sera gli ho fatto fare una doccia e gli ho dato del caffé ma penso che quando si sveglierà avrà la testa che gli scoppierà. L'aspirina sta al solito posto?"
"Sì, ne ho comprato un pacchetto nuovo l'altro giorno. Allora dai, adesso che mi sono rassicurata ti lascio alle tue cose e noi ci sentiamo dopo"
"Va bene, mi faccio una doccia anch'io e in caso ti richiamo. A dopo"
Chiusi la chiamata velocemente e, altrettanto velocemente, mi spogliai e mi feci una doccia calda. Anche se avevo fame, molta fame, mi sentivo sporca dato che la sera prima non avevo avuto il tempo di lavarmi a causa di Justin che mi voleva con sé. Una volta essermi asciugata, indossai l'intimo, asciugai i capelli, li piastrai, mi vestii e scesi in cucina per preparare la colazione. Pancakes con panna e fragole, proprio come piacevano a lui. Poggiai tutto su un vassoio assieme a del latte e del caffé, dopodiché salii di sopra per svegliare Justin dato che erano già le undici e mezza. Inizialmente non riuscii a trovare il coraggio per svegliarlo, dormiva così profondamente da farmi tenerezza. Così decisi di andare per gradi e cominciai con l'accarezzargli il viso dolcemente. "Justin, Justin svegliati" mormorai. Gli accarezzai con i polpastrelli gli zigomi, la mascella, il mento, il collo. "Hei, è ora di alzarsi" alzai un po' la voce ma, quando mi resi conto che ancora non bastava, mi inginocchiai sul letto e cominciai a scuoterlo. "Justin, svegliati dai" sussurrai ancora una volta e sospirai dato che non mi aveva ancora risposto. Mi stesi al suo fianco, poggiai la testa sul suo petto e lo guardai dal basso. "Non oso immaginare se ti fossi ubriacato di domenica sera. Chi ti svegliava alle otto del mattino? Nemmeno i cannoni ci riuscivano.." mormorai abbracciandolo. "Però adesso devi svegliarti, forza" gli scossi ancora una volta il braccio e solo in quel momento riuscii ad avere un cenno di vita da parte sua. "Sì, così, svegliati" gli scossi ancora una volta il braccio e sorrisi notando che cominciò a strusciarsi gli occhi con il pugno proprio come se fosse stato un bimbo.
"Che ore sono?" biascicò portandosi il braccio sugli occhi.
"Mezzogiorno meno venti, ma ti ho portato lo stesso la colazione e anche un'aspirina"
"Non ricordo nulla di ieri sera" finalmente alzò il busto e mi degnò di uno sguardo. "Penso di aver esagerato con la birra, penso.." mormorò prendendo il proprio piatto.
"Pensi? Justin, stavi facendo pipì letteralmente fuori al bagno e Ryan era steso a terra lavando la maglietta con la birra piuttosto che berla" Justin strabuzzò gli occhi guardandomi quasi spaventato. "Se te lo stai chiedendo no, nessuno oltre a me ti ha visto e ti prego, non fare battute sulle tue parti intime perché non mi sono soffermata a guardarti" arrossii.
"Come sapevi che avrei fatto battute? Hai visto quanto posso sorprendere una donna con i miei attributi?" ammiccò Justin masticando, arrossii ancora di più dopo la sua domanda/affermazione.
"A dire il vero mi è stato molto facile abbottonarti i pantaloni, non penso che una donna possa sorprendersi se ho ci ho messo tanta facilità" alzai gli occhi dal mio piatto per guardare l'espressione del biondo di fronte a me: mi guardava serio, con un sopracciglio alzato ed uno teso.
"Sei seria?" sbottò ed io annuii. "Un giorno te ne pentirai" mormorò infine finendo di mangiare e stendendosi un'altra volta a letto.
Dopo aver preso un'aspirina ed esser stati ancora un po' a letto, Justin decise di cambiarsi e promise di raggiungermi successivamente nella mia stanza. La domenica, per noi, era un giorno di assoluto riposo. Anche se ci piaceva uscire, preferivamo restare a casa, stesi a letto, a parlare di tutto e di niente contemporaneamente. Mi piaceva parlare con lui perché sentivo di potermi fidare, gli avevo raccontato parti della mia vita che conoscevo solo io e che volevo tenere nascoste nel mio essere, sia cose belle che cose brutte. Sopratutto, con lui mi piaceva parlare di musica, di futuro, di progetti. Riusciva a capire le mie idee, riusciva a farmi sentire in grado di pianificare, riusciva a darmi consigli ottimi. La nostra sintonia, forse, non era data solo dai cinque anni di differenza che avevamo, no. C'era tra di noi una strana alchimia, un qualcosa che era più forte della semplice complicità, che ci legava in modo invisibile ma permanente. C'era una strana armonia tra di noi, tra i nostri sguardi, i nostri sorrisi. C'era un qualcosa di misterioso ad unirci, che ci faceva stare bene anche senza un motivo in particolare.
E anche quel giorno, quel filo trasparente ci aveva portato a star bene anche mentre eravamo stesi sul letto di camera mia a guardare Spiderman-Homecoming. Avevo insisto per tornare in camera sua in modo tale da poterci stendere su un letto a due piazze, ma la risposta di Justin era stata "No, così staremo più vicini". E, in effetti, non era male come osservazione.

Durante il film mi persi, come la gran parte delle volte, a fissare il profilo di Justin. Aveva lo sguardo concentrato, sorpreso, affascinato, sembrava quasi innamorato di Tom Holland. Quando Justin si rese conto che lo stavo guardando, cominciò a guardarmi anche lui. Una scarica di adrenalina mi percorse la spina dorsale e, inconsciamente, accarezzai il viso del ragazzo meraviglioso che avevo di fronte.
"Come fai ad accarezzarmi senza pensarci?" mi chiese interrompendo i miei pensieri.
"Pensare a cosa?" gli chiesi a mia volta continuando ad accarezzarlo.
"Allo schiaffo che ti ho dato" sussurrò dispiaciuto, vergognato, deluso da sé stesso. Sospirai socchiudendo gli occhi. In realtà ci pensavo, ma pensavo anche al fatto che ero completamente pazza di lui e che non sarebbe stato un semplice schiaffo ad allontanarmi.
"Da quando è successo hai smesso di trattarmi male. Sono successe tante cose questa settimana, mi sei stato accanto e hai sempre cercato di farmi sorridere. Perché dovrei ricordare un solo sbaglio quando mi fai stare così bene ogni giorno?" sussurrai anch'io provocandogli un sorriso. Invece di rispondermi, Justin allontanò il computer da noi e si posizionò sulle mie cosce tenendomi le mani con le sue poggiate sul mio ventre.
"Non hai paura di me? Che possa succedere di nuovo?" mi chiese avvicinando il suo viso al mio. Scossi la testa decisa.
"So che non lo faresti più. È stato uno sbaglio.." mormorai. La sua vicinanza mi stava mandando su di giri.
"Quindi ti fidi di me?" sussurò ad un centimetro dalle mie labbra.
"Sì, Justin. Mi fido di te" socchiusi gli occhi e presi un respiro profondo.
"Bene, perché adesso dovrai farlo" esclamò Justin in maniera dolce ma autoritaria. Deglutii a quelle sue parole e strabuzzai gli occhi quando, con estrema delicatezza, poggiò le sue labbra sul mio naso, poi sulla fronte, sulle tempia, sulla guancia. Cominciò a bagnare con le labbra ogni angolo del mio viso, per poi scendere sul collo, fermarsi sulle clavicole, sul seno, di nuovo sul collo, sotto al mento. Portò le sue labbra su ogni centimetro di pelle scoperta dalla maglia e rimasi estasiata dal piacere che quel contatto riuscì a donarmi. Salì nuovamente su con i baci. Mi baciò la fronte, il naso, il mento, il collo, il petto, il seno, lo stomaco, si fermò al ventre. Con dolcezza e lentezza, cominciò ad alzarmi la maglia per potermi baciare meglio la pancia, lasciai che me la togliesse del tutto in modo tale da poter avere più contatto. Quando finalmente toccò con le labbra la parte attorno all'ombelico, trattenni il respiro e socchiusi gli occhi. Aveva altre volte baciato il mio ventre, ma mai come allora lo aveva fatto con tanto amore. Gli accarezzai i capelli facendogli capire che apprezzavo tutto ciò che stava facendo e che avevo amato quel momento e, subito dopo, tornò su con i baci fino ad arrivare al mio viso. Stando quasi accasciato su di me, mi guardò negli occhi.
"A cosa devo tutto questo?" gli chiesi con il respiro affannato.
"Anche se lo sapessi, non te lo direi" sussurrò ad un pelo dalle mie labbra.
"La metti così?" mormorai e, presa dal momento, lo baciai. Lo baciai perché in quel momento baciarlo era l'unica cosa che sapevo di voler fare. Lo baciai perché desideravo poter vivere l'emozione di un bacio dato alla persona che si ama. Lo baciai perché averlo lì, a pochi centimetri da me, mi aveva mandato in palla. Lo baciai sospendendo lui, ma sopratutto me stessa. Quando le nostre labbra cominciarono a danzare, la vitalità che avevo perso da qualche mese era tornata a farmi compagnia. Il cuore cominciò a battermi forte, le mani a tremare, la testa a girare. Lo baciai come se fosse stata la prima ed ultima volta che lo avrei fatto, volevo fargli capire cosa provavo realmente per lui e quanto stavo amando quel momento. Probabilmente piacque anche a lui perché cambiò posizione, si mise a cavalcioni su di me e mi prese il viso tra le mani continuando a baciarmi con passione, foga, desiderio. Allacciai le mie braccia al suo collo e quando lo strinsi ancora anche lui strinse la presa sul mio viso, senza però farmi del male. Era così bello baciarlo. Era così bello poter essere sua in quel modo.
Attimi infiniti dopo, uno schiocco segnò la fine di quel meraviglioso bacio. Forse il più bello di tutta la mia vita.
"Non so se sentirmi male o bene" sussurrò Justin girandosi e mettendomi a cavalcioni su di lui.
"Perché?" gli chiesi ingenuamente.
"Perché avrei dovuto baciarti io. Che uomo sono?" mormorò smorzando una risata.
"Se vuoi, possiamo rimediare" mi avvicinai nuovamente al suo viso e feci per ricombaciare le nostre labbra, ma Justin mi precedette baciandomi a stampo.
"Sei la cosa più bella che potesse capitarmi nella vita" sussurrò a pochi centimetri dal mio viso. "E non mi interessa se sei incinta e se il bambino non è il mio. Amo te e lui più di qualsiasi altra cosa al mondo"
Uno scambio di sguardi, un sorriso, un bacio. Era tutto quello che mi ci voleva in quel momento per stare davvero bene. Un bacio. Un bacio datomi dal ragazzo che amavo. Dal ragazzo che aveva detto di amarmi. Non potevo essere più felice. Nulla avrebbe rovinato quella mia felicità, nemmeno la successiva richiesta di Justin.
"Ieri sera ricordo con precisione una cosa, volevo che ballassi solo con me. Così ho deciso di ordinare una birra per farmi coraggio e chiederti di ballare, eri così bella e tutti ti guardavano. Penso di aver esagerato perché ero dannatamente geloso, ma adesso siamo solo io e te. Quindi che ne dici, ti va di ballare con me?"
Senza dargli una vera e propria risposta, presi il computer e cercai su YouTube la mia canzone preferita, Now That I've Found You di Martin Garrix. Non appena partì, presi la mano di Justin incitandolo ad alzarsi e insieme cominciammo a ballare un lento. Era romantico, sdolcinato, smielato e forse fuori luogo, ma quegli attimi mi rimasero nel cuore. Mi rimase nel cuore sopratutto la voce di Justin che cominciò a cantare la mia parte preferita della canzone.
"We come one tonight, I've been waiting for your wake up call. Growing stronger now, I can hear it in a thunderstorm. We sing, oh oh oh oh oh. I don't want to do this without you. Oh oh oh oh oh.. I won't let go now that I've found you. Now that I've found you" sussurrò al mio orecchio come se mi stesse dedicando quelle parole, quelle parole che io amavo e che avevo conservato nel mio cuore perché, segretamente, le avevo dedicate proprio a lui. Piuttosto che staccare, ci fermammo nel vuoto. Justin mi guardò negli occhi e intensamente mi baciò.

In quel momento, ebbi un flashback.

Portai la testa sotto l'incavo del suo collo e mi lasciai cullare dalle sue braccia sulle note di Now That I've Found You di Martin Garrix. Ovvero la mia canzone preferita.
"We come one tonight, I've been waiting for your wake up call" sussurrai, aprendo gli occhi e puntandoli in quelli del ragazzo misterioso.
"Growing stronger now, I can hear it in a thunderstorm" continuò il ragazzo provocandomi un sorriso.
"We sing, oh oh oh oh oh. I don't want to do this without you" sorrise a sua volta, avvicinò ancora di più, per quanto possibile fosse stato, il mio bacino al suo.
"Oh oh oh oh oh.. I won't let go now that I've found you" allacciai le mie braccia dietro al suo collo.
"Now that I've found you" urlammo in coro.
E poi mi baciò.

Che diavolo stava a significare quel flashback, in quel momento?

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