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XIII.

Urla e schiamazzi arrivarono alle orecchie di Ciel.

<<Voglio entrare!>> ordinava Soma, bloccato da qualcuno sulla porta.

Il ragazzo dai capelli cerulei aprì gli occhi, ritrovandosi immerso nell'oscurità; li strabuzzò e si toccò con mano tremante il panno bagnato sulla sua fronte.

A fatica si mise seduto sul letto, con la testa che gli girava e un forte senso di nausea.

Si pizzicò la base del naso e massaggiò le tempie, cercando di fare mente locale sulla sera prima.

Ad un tratto balzò in piedi, rovinando a terra:<<Jack...me la pagherà!>> si tirò sù a forza attaccandosi al comodino.

<<Bocchan!>> Sebastian aprì la porta e andò in suo soccorso, facendolo di nuovo sedere sul letto.

A ruota lo seguirono anche Soma, Agni, Claude e tutta la servitù.

<<Signorinooo>> piagnucolò Finny cercando di saltare addosso al giovane lord, fermato, ovviamente, da Sebastian.

<<Sebastian,>> li ignorò tutti:<<Prepara la carrozza>>

Tutti strabuzzarono gli occhi ma nessuno osò dire una parola: o meglio, quasi nessuno.

Soma esplose come un vulcano:<<Cosa stai dicendo?! Non avrai mica intenzione di uscire vero?!>>

<<Era proprio quello il mio piano>> rispose irritato dal tono di Soma.

<<Stai male! Non andrai da nessuno parte, hai dormito tutto il giorno ieri, non puoi uscire!>>

<<Devo assolutamente scoprire chi è Jack oppure->>

<<Oppure niente!>> disse Soma avvicinandosi furente al letto:<<Tu non lo sai ma lui,>> indicò Sebastian con un dito:<<stava letteralmente morendo di preoccupazione mentre tu non ti svegliavi! E anche noi!>> sempre con lo stesso dito indicò tutti i presenti in quella stanza:<<Quindi tu ora rimani qui e dormi!>> concluse con ormai i polmoni vuoti.

Ciel fece per controbattere ma un conato di vomito lo fermò.

Soma gli si avvicinò insieme a Sebastian, spaventati entrambi mentre Mey Rin si mangiava le mani per non scoppiare in lacrime.

Sbuffando Ciel fece per alzarsi:<<Secondo me ha ragione bocchan>> fece Sebastian sempre pronto a sorreggerlo in caso gli fossero mancate le forze.

Con occhi che Ciel avrebbe quasi definito supplicanti, Sebastian lo intimò a rimettersi a letto.
Era davvero quello il suo perfetto maggiordomo?

Alzando gli occhi al cielo, ottenendo solo un giramento di testa in cambio, Ciel si coricò.

Soma, tutto sorridente, afferrò allora un termometro e gli andò a rimboccare le coperte, il tutto mentre Ciel gonfiava le guance e Sebastian sospirava di sollievo.

<<La ringrazio per aver fatto il testardo con il signorino, io sono solo un servitore e non avrei mai potuto>> ringraziò Sebastian dopo aver fatto uscire tutti dalla camera dove ora dormiva il giovane lord.

<<È che i bambini quando stanno male dovrebbero essere viziati. Non dovrebbero preoccuparsi di altro se non di questo>> poi era andato verso Agni.

Quelle parole non erano sue ma erano vere e aveva deciso di prenderle in prestito.
Gliele aveva dette il giorno prima una ragazza dai corti capelli neri e gli occhi viola.

Alois si svegliò con il profumo della cioccolata ad invadergli le narici.
Svogliatamente si alzò e si guardò intorno spaesato, poi ricordò: quella non era casa sua.

Il sole filtrava dalle tende color rosa antico, andando ad illuminare la stanza in modo soffuso.
Con una tranquillità che stupì lui stesso, si cambiò con dei vestiti che Mother Goose gli aveva lasciato lì vicino e scese al piano di sotto.

La donna, vestita elegantemente, mise due piatti pieni di biscotti al cioccolato sul tavolo già pieno: una teiera con ghirigori floreali in oro finemente decorata, svariate torte dai colori e sapori più disparati (dal verde al rosso, fino anche al lilla), anche del salato che sembrava come uscito da un dipinto.

<<Buongiorno>> disse avvicinandoglisi con un piatto di cioccolatini in mano e accarezzandogli i capelli.

Alois sorrise insicuro:<<Hai preparato tu tutto questo?>>

<<Certamente, ci ho messo due ore buone>> poi si andò a sedere e iniziò a mangiare:<<Oggi abbiamo molte cose da fare>> proclamò mentre il biondo si ingozzava con dell'aragosta.

<<Abbiamo?>> chiese lui deglutendo.

<<Esatto>> rispose tranquilla lei sorseggiando del tè.

Alois alzò gli occhi al cielo e continuò a mangiare sporcandosi il viso; lei si sporse sul tavolo e con un tovagliolino pulì il suo 'muso' mentre lui si dimenava.
Non era abituato ad essere trattato da bambino normale.
Da bambino viziato e capriccioso sì, da bambino normale no.

<<E cosa dovremmo fare oggi?>> chiese in modo svogliato e anche piuttosto stizzito.

<<Shopping>>

Lui quasi si strozzò:<<Posso tornare a casa mia?>> chiese prendendo un pezzo di torta alle fragole e panna.

<<Non vedo perché no>> sorrise:<<Non mi risulta di avertelo impedito>>

Ed era vero.

Mentre Mother Goose e Alois finivano di fare colazione grida di rabbia uscivano dalla bocca di Soma:<<Voglio vederlo!>>

<<Sta dormendo e tutta questa agitazione non gli gioverebbe>> rispose Sebastian, cercando di essere calmo e posato come sempre.

<<Sono preoccupato, dimmi che razza di lavoro fate! Siete tornati tutti fradici e Ciel era svenuto, perché?!>>

Agni cercò di calmare il giovane principe, senza successo.

<<Ha ragione principe, tutta questa...'vivacità' diciamo, non credo gioverebbe, anche se sta dormendo>>

Soma lo fulminò con lo sguardo:<<Credi io mi metterei lì battendo le mani come una scimmia nella speranza di svegliarlo?>>

"Esattamente" pensarono tutti.

Soma osservò le loro espressioni e, gonfiando le guance, prese il cappotto e corse giù per le scale.

<<Principe dove va?>> domandò Agni correndogli dietro e ottenendo in risposta solo il rumore di una porta che veniva chiusa violentemente.

<<Alois il colore di questo fiocco è semplicemente stupendo!>> esclamò la ragazza dai capelli neri mostrandoglielo entusiasta.

<<Mi spieghi che diavolo stiamo facendo?>> chiese lui.

<<Shopping>>

<<Perché?>>

<<Per sopprimere il senso di colpa>> poi sorrise e lo prese sotto braccio, trascinandolo ad una bancarella.

Una bella donna con dei lunghissimi capelli dorati li salutò; aveva delle enormi borse sotto gli occhi stanchi e non faceva che sbadigliare.

Mother Goose comprò qualcosa a caso, sfiorò la mano della donna e toccò i suoi lunghi capelli, poi salutò e se ne andarono.

<<Che diavolo hai appena fatto?>>

<<Non ti sembrava strana quella donna?>> chiese lei buttando in tasca ciò che aveva appena preso.

<<Forse un pochino...mi stai stritolando il braccio>> gli fece notare il biondino.

Lei ignorò la seconda parte della sua frase<<Non conosci proprio nessuna principessa con i capelli lunghi lunghi?>> si toccò i suoi, cortissimi.

<<Vuoi dire che anche lei...>> Alois pensò di capire.

<<Hai notato le sue occhiaie no?>>

<<Sarebbe stato impossibile non farlo>> rispose:<<Ma hai intenzione di passare così tutta la giornata?>>

Lei si fermò bruscamente davanti ad una vetrina:<<Quale cappello ti piace di più?>>

<<Eh?>>

<<Ti sto chiedendo quale cappello vorresti>> esclamò prendendo una specie di borsellino.

<<Io ho dei soldi>>
<<Quindi solo perché hai dei soldi io non posso farti un regalo?>> domandò lei in modo retorico.

Alois sgranò gli occhi: quanto  tempo era passato dall'ultima volta che gli avevano fatto un regalo?

Con la bocca spalancata sussurrò:<<Quello rosso>>
Lei sorrise, gli lasciò il braccio e aprì la porta per farlo entrare.

Dopo avergli comprato un cappello lo portò in un negozio di giocattoli:<<Meglio l'elefantino o il tucano?>> chiese mostrandoglieli tutti e due.

Alois li fissava con la bava alla bocca, li voleva entrambi. Fece per prendere i suoi, di soldi, ma lei parlò:<<Vorrà dire che li prenderemo entrambi>> sorrise e lo trascinò alla cassa.

Lei andò avanti così tutta la giornata, comprandogli cose di cui non aveva davvero bisogno e facendogli mangiare tutto ciò che volesse.

Arrivati a White Chapel Alois si fermò davanti ai mudlark.
Davanti a Claude non lo avrebbe fatto, ma lei non era Claude.
Lasciando tutti i regali che gli aveva fatto la donna corse nel fango aiutando i ragazzini a cercare.
Lungo la riva del fiume aveva poi alzato lo sguardo verso Mother Goose, sperando che non avesse lo stesso sguardo scocciato che aveva Claude.

Lei non aveva espressione, semplicemente lo stava fissando; dopo aveva preso tutto ciò che Alois aveva lasciato a terra e se n'era andata.

Il biondo tirò indietro le lacrime, si morse il labbro inferiore, e tornò a cercare con quei ragazzini.
"Claude non avrebbe fatto così...Lui almeno sarebbe rimasto. Mi ha riempito di regali e quando ho smesso di fare il lord ecco che è successo"
Tirò sù con il naso:"Vorrei essere come Ciel"

Tirandosi sù aveva iniziato a fissare il cielo che minacciava pioggia:"Se pioverà non potranno più cercare e moriranno di fame. Dove ho messo i miei soldi dannazione?!"

Le sue tasche erano vuote e le sue scarpe sporche, perfetto.

Fissò di nuovo dove prima si trovava Mother Goose:"Perché mi ero illuso che fossimo simili?
Perché se n'è andata?
Perché ho mandato via Claude?
Qualcuno mi dica cosa diavolo devo fare per essere amato da qualcuno!"

Si accorse, solo in quel momento, di aver perso il medaglione di quella donna morta.

Nel panico prese a cercarlo, sporcandosi anche il viso e i capelli di fango, mentre le prime gocce di pioggia iniziavano a scendere dal cielo e i mudlark si lamentavano perché divorati dalla fame.

Non c'era. Non era neanche lì.
"Dove diavolo è finito?!" si domandò con le lacrime agli occhi fissando la melma.

<<Cercavi forse questo?>> chiese Mother Goose facendo si che pendesse proprio dinnanzi ai suoi occhi; con l'altra mano reggeva un abnorme vassoio stracolmo di biscotti e avanzi della colazione.

Alois lo afferrò tremante:<<Grazie>> disse incredulo.
<<Sta per piovere in modo pesante, non è meglio rientrare?>> chiese fissando il cielo con già le prime gocce che scendevano.

Alois scosse la testa:<<Loro,>> indicò i mudlark:<<Non hanno un posto in cui tornare. E anche se ce l'avessero morirebbero di fame prima>>

Mother Goose fissò gli occhi tristi di Alois:<<Non ti piace la pioggia?>>

Lui non rispose.
Lei sorrise e alzò la mano libera, agitandola e facendo tornare il sereno.

<<Bambini, la merenda>> disse posando il vassoio sopra uno scalino.

Alois si alzò, sporco ovunque, e andò a sedersi sugli scalini immediatamente sopra.
Mother Goose gli si affiancò, rimanendo però in piedi e porgendogli un fazzoletto.
Lui sollevò lo sguardo ma lei stava fissando l'orizzonte.

<<Non te ne eri andata?>> Lei non rispose:<<Hai fatto tornare tu il sereno?>> Ancora silenzio:
<<Grazie per essere rimasta>>tentò, vergognandosi di tutti i suoi passati pensieri e del sollievo che stava provando in quel momento.

<<Perché hai fatto tutto questo per me? Comprarmi regali e aiutare questi ragazzini intendo.
Claude avrebbe alzato gli occhi al cielo e mi avrebbe ricordato che sono un lord. Avrebbe ritenuto tutte quelle spese inutili e avrebbe pensato che questo medaglione fosse solo un capriccio>>

<<Ti dirò quello che ho detto ad un bel ragazzo indiano venendo qui: "Quando i bambini stanno male dovrebbero essere viziati, solo questo">>

<<Io non sto male>> le fece notare senza ottenere risposta di nuovo.

Solo dopo dieci minuti di silenzio buono ottenne una sorta di risposta:<<Io non intendo solo febbre o simili. A te ad esempio fa male il cuore, per questo voglio viziarti>>

<<Non so neanche bene chi sei. Perché fai tutto ciò?>> chiese con la curiosità che lo corrodeva dentro, inesorabilmente.
Lei tacque per un po' e andò a riprendere il vassoio vuoto; cacciò un fazzoletto dalla tasca e pulì la bocca dei mudlark che l'avevano sporca.

"Sembra una mamma"

<<Tu mi ricordi qualcuno>> finalmente parlò ferma sul primo gradino, fissandolo con le due pozze viola che si ritrovava al posto degli occhi.

<<Chi?>> e anche questa volta lei tacque per un lungo lasso di tempo.

Cacciando da dietro la schiena un paio di scarpe nuove, con un fiocco rosso a dir poco meraviglioso, si inginocchiò di fronte al biondino, mettendogli le scarpe.

Si alzò di nuovo iniziando a camminare verso casa e Alois la seguì:
<<Qualcuno che non c'è più e qualcuno che non c'è mai stato>> rispose infine.

~~

Grell aveva dormito, o almeno aveva cercato di riuscirci, invano.

Quella donna, la donna dai capelli rossi, era lì; ogni volta che lui chiudeva gli occhi lei era lì.

A volte non serviva neanche che lui li chiudesse.

Ripensò a Will, a come lo aveva riportato a casa e a come Knox gli aveva descritto il suo viso preoccupato e la sua giacca posata sulle sue spalle.

Aveva delle speranze, oh Sì che le aveva! Dannazione se le aveva!

Si figurò tutta la loro futura vita insieme: il primo appuntamento, il primo bacio al sapore di fragola, la loro prima notte insieme, le domeniche, i giorni di ferie, tutto insieme, sempre insieme.

Già vedeva una graziosa casa a due piani e tre bambini bellissimi.

Pensava anche a vari modi per rendere i loro rapporti a letto più interessanti.

Era felice, tutto grazie ad una descrizione abbozzata di Ronald.

Forse, nonostante ciò che aveva fatto, nonostante lei anche lui avrebbe potuto trovare il suo lieto fine.

Era passato tanto tempo no? Aveva diritto alla felicità no?

<<Greeeell>> Ed eccola, lì, ancora e ancora, per farlo sentire in colpa senza nessun diritto.

Erano allucinazioni e non potevano fargli nulla, dopo averne avuto paura, adesso si rifiutava semplicemente di ammettere la loro esistenza.

Lui non aveva fatto niente di male, giusto?

<<Oh Greeeeell>>

<<Basta, sparisci, io non ho fatto niente per essere perseguitato da te! Lasciami in pace!>> gridò dentro la sua stanza premendosi i palmi delle mani sulle orecchie.

Lei si avvicinò, il viso rosso, le mani rosse, i capelli rossi.

"Sono solo allucinazioni, niente di tutto questo è reale" chiuse gli occhi per non vedere la sua stanza che si trasformava in quella vecchia catapecchia.

"Perché? Eppure un secondo fa ero così felice..."

Sentì una goccia cadere sulla sua fronte e colare fin sulla punta del suo naso.
Scosse violentemente la testa e aprì gli occhi: la sua camera!

Si toccò la punta del naso:"Sì, lo sapevo! È tutta un'illusio-"

Il suo dito si macchiò di rosso.

Una voce femminile nella sua testa parlò:" Se davvero non avessi fatto nulla di male allora queste allucinazioni non dovrebbero esserci, no?"

Ed eccola di nuovo...la paura.

~~

"Non sono un ragazzino, so come comportarmi nei confronti di un malato!" Pensava Soma, camminando come una furia per le strade della città di Londra.

"Agni, stupido, cos'era quello sguardo?! Uffa!" Senza accorgersene era arrivato in una stradina abbandonata di White Chapel, dove una donna dai corti capelli neri stava cercando di portare minimo dieci buste piene di roba a casa sua.

Soma si avvicinò:<<Le serve una mano?>> domandò sorridendo.

<<Oh, la ringrazio>> rispose lei porgendogli una busta e rispondendo con un sorriso brillante.

Soma ne afferrò due e prese a camminare, battendo i piedi per terra e sbuffando in continuazione:"Stupido Sebastian, stupido Ciel e soprattutto stupido Agni! Tu dovresti essere sempre dalla mia parte, sempre."

Delle piccole lacrime iniziarono a scorrere lungo le sue guance senza che lui potesse fare niente per impedirlo.

<<C'è forse qualcosa che le fa rabbia?>> chiese lei in tono pacato.

<<Altrochè se c'è!>> sbottò posando le borse a terra e iniziando ad agitare le mani per aria:<<Ciel, un mio amico, è proprio come lei, vuole fare troppo e alla fine si ammala, soffre ed è sempre triste. Vuole fare più di quanto sia nelle sue capacità, anche quando sta male e questa cosa mi fa davvero rabbia. È proprio come lei, e se dovesse ammalarsi? Non ha qualcuno a casa che ne soffrirebbe? Qualcuno che piangerebbe per lei?
Ciel dovrebbe fidarsi di più di me...infondo sono suo amico, no?>>
Lasciò uscire quel fiume di parole e, senza attendere risposta, continuò:<<Lui è il solo vero amico che io abbia mai avuto oltre ad Agni e non pensa minimamente a quanto mi faccia preoccupare. Esce, se ne va, poi torna bagnato e svenuto nelle braccia del suo maggiordomo e io sono in ansia. Mi chiedo cosa potrei fare ma lui non mi permette di fare niente e io mi sento inutile.
E poi Agni, che dovrebbe credere in me più di chiunque altro, si mette dalla parte di Sebastian.
Ma perché?! Agni dovrebbe credere in me, lui lo ha sempre fatto, se lui non crede in me allora cosa mi rimane?>>
Scoppiò in un pianto disperato e Mother Goose cacciò dalla tasca un fazzoletto per asciugarci il moccio che gli colava dal naso.

Aveva perso il controllo vedendo quella ragazza avere lo stesso atteggiamento di Ciel e, complice la mancanza di sogno e i continui incubi, si era lasciato andare.

<<Se è suo amico o no dovrebbe chiederlo al diretto interessato. Dice che ne avrà il tempo appena si sveglierà?>>

<<Conoscendolo sniff correrà subito fuori casa per andare a lavorare>>

<<Allora lo fermi: i bambini quando stanno male dovrebbero essere viziati. Gli parli, parli sinceramente con lui e con questo Agni.>> sorrise e gli porse una scatoletta di metallo.

Soma per la prima volta distolse lo sguardo dagli occhi viola della ragazza e si accorse di essere come in una galleria con un lato in vetro (e l'altro in legno senza neanche una luce), dal quale poteva vedere l'esterno ma non poteva essere visto.

<<Mi parli di questo Agni>> lo intimò lei.

Il cuore di Soma saltò un battito e le sue gote divennero rosse:<<È...è una persona molto importante per me ecco. Mi fa calmare quando sono agitato, crede in me quando neanche io lo faccio e ogni volta che lo vedo mi viene da sorridere. Anche se sono un principe viziato non me lo ha mai detto e non lo pensa neanche. Gli piacciono molto i bambini ed è sempre gentile. Ai miei occhi lui splende come il sole>> ammise imbarazzato.

<<Sembra una persona meravigliosa>>

<<E lo è!>> concordò lui con un entusiasmo che fece ridere Mother Goose.

<<E allora perché pensa che lui non creda più in lei?>>

<<Non voleva che vedessi Ciel>>

<<Perché è malato? Pensava che lei avrebbe fatto casino? >>

<<Sì>>

<<E lo avrebbe fatto?>>

Soma indugiò nel rispondere mentre quelle ametiste lo scrutavano:<<Forse un pochino...ma solo perché sono preoccupato per lui!>>

<<Allora non è che non crede in lei, semplicemente la conosce davvero molto bene>> Scoppiò a ridere fissando Soma che arrossiva.

<<E poi non mi ha seguito...>>

<<Prego?>>

<<Io sono uscito di corsa e lui non mi ha seguito>>

Lei sorrise guardando verso il vetro:<<Ne è sicuro?>>

<<Principe! Principe dove si è cacciato?!>>

<<Prenda questa>> disse lei con un sorriso:<<E non tema, anche per lui lei splende come un sole>>

<<Cosa dovrei farci?>> chiese con un filo di voce come paralizzato dalla vista di Agni così preoccupato e ignorando la seconda frase della donna.

<<Mangiarle>>

<<Ma io non la conosco>>

<<Allora non lo faccia>> Lei alzò le spalle e prese le buste:<<Però potrebbero aiutarla a dormire>>

Poi svoltò l'angolo e sparì nel nulla, insieme a quel tunnel fatto per metà di vetro.

<<Principe!>> gridò Agni vedendolo:<<Cosa le è successo?>> domandò notando gli occhi rossi.

Soma si ficcò in tasca la scatolina e abbracciò Agni:<<Principe ma che cosa le è preso? Mi ha fatto preoccupare così tanto. Lei se ne è andato e io->>

<<Scusa, mi dispiace Agni>> disse solo, sprofondando il viso nel petto del maggiordomo.

<<No, sono io a dovermi scusare>>

~~

<<Parlami di Claude.>> aveva detto Mother Goose quando erano rientrati in casa.

<<È il mio demone e preferisce Ciel a me. Ecco tutto.>> aveva risposto stizzito Alois, sedendosi al tavolo della cucina.

<<Dai sù, voglio sapere qualcosa di più su di lui!>> aveva quasi gridato lei gonfiando le guance.

<<Odia il mio comportamento, come parlo, lo ritiene troppo volgare, e quasi tutto ciò che faccio>>

<<Ma allora perché ti piace tanto?>>

<<Ti ho detto che non mi piace!>> aveva sbottato lui alzandosi e uscendo dalla cucina, dirigendosi all'ingresso:<<Questa sera Jack non farà nulla vero?>>

<<Non credo>> rispose lei seguendolo calma.

<<Allora io posso tornare a casa?>>

<<Non vedo perché no. È dall'inizio che me lo chiedi ma io non te l'ho mai impedito>> disse incrociando le braccia al petto e appoggiandosi con la spalla al muro.

<<Perché sei sola?>> chiese Alois prendendo coraggio.

Gli occhi della ragazza si fecero tristi e il suo sguardo lontano.

<<Perché ami Claude?>> le rispose lei prontamente.

Alois fece per aprire la porta, irritato e ferito, ma fissò entrambi:<<Siamo molto simili io e te>> disse quasi senza rendersene conto.

<<Forse>> rispose lei abbozzando un sorriso.

Il biondo chiuse la porta e vi si appoggiò chiudendo gli occhi:<<Quando penso al fatto che Claude ha un contratto con me, al fatto che mi divorerà per forza un giorno, provo uno strano sollievo>>

<<Come mai?>>

<<Perché penso che la mia anima avrà sempre un posto in cui andare e rimanere. Che c'è qualcuno che la vuole. So che può sembrare strano...ma sento di poter chiamare lo stomaco di Claude casa. Perché certo, sono io che l'ho chiamato, ma è stato lui a rispondermi>>

Mother Goose non disse nulla, lo lasciò parlare:<<Se penso che  c'è lui ad aspettarmi allora io...>>

Ma non finì la frase.

**Spazio pazzoidi in libertà  (vigilata)**
Ehm...non ho scusanti. Perdono *si inchina*

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