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VII.

<<Alois, come hai fatto a trovarla?>>

Il biondo pensò: era davvero il caso di dire al cane da guardia della regina ciò che aveva visto? La persona che aveva "conosciuto"?

<<Ho chiesto indicazioni a quei tuoi amici così "intimi">> alluse alla loro vicinanza e ai loro comportamenti.

<<Hai trovato qualcosa addosso alla vittima? Era già così quando sei arrivato?>>

Alois sorrise in modo enigmatico mostrando il medaglione a Ciel.

Il conte fece per prenderlo ma il biondo se lo nascose tempestivamente dietro la schiena.

Camminando a testa alta e a petto in fuori, Alois si diresse verso una stradina:<<Claude>>

Lo chiamò con tono glaciale intimandolo a seguirlo.

Ciel, sbuffando, si accostò al corpo e si chinò.

La donna, non troppo giovane e non troppo vecchia, aveva i lunghi capelli imbrattati di sangue.

Un enorme foro al centro del collo e il liquido carminio a sporcarle il viso altrimenti angelico e pulito.

Dei cristalli di sale ai lati dei suoi occhi e la parte superiore del corpo tranciata, delle gambe nessuna traccia.

Al posto della parte inferiore aveva una sorta di mantello fatto di uno strano tessuto, annodato come la coda di un pesce.

Il seno era coperto dai lunghi capelli e dal sangue.

Le mani intrecciate sul suo grembo e gli occhi chiusi.

Ciel sentì nell'aria un profumo di pesce, di mare.

Studiò il suo viso, ogni suo singolo lineamento, e, con un groppo alla gola, ci rivide il volto della madre.

<<Conte!>> il becchino era arrivato per caricare il cadavere.

<<Undertaker, dopo passerò da te per sapere se anche questa vittima non ha il cuore>>

Il becchino aveva preso il cadavere e se ne era andato, lasciando il giovane Phantomhive solo, in una strada deserta.

Ascoltando il proprio respiro il ragazzo aveva sentito il petto comprimersi sotto una pressione troppo forte.

Se la vittima di cui aveva tanto decantato la bellezza lo aveva lascito colpito, questa, invece, lo aveva letteralmente stravolto.

Sua madre.

Aveva rivisto sua madre nel cadavere della donna, anche se lei era leggermente diversa.

Un pugno in pieno viso sarebbe stato meglio.

Ora, non aveva neanche voglia di tornare a casa.

Casa.

"A casa però," pensò il piccolo conte "c'è Sebastian a casa"

Ciel chiamò Sebastian attraverso il contratto.

Il demone apparve subito al suo fianco.

<<Bocchan>>

<<Torniamo a piedi Sebastian, ho voglia di fare una passeggiata>> dichiarò con tono malinconico.

<<Yes, my lord>>

Camminando in silenzio, uno davanti all'altro, il maggiordomo poté osservare la figura snella del conte, resa più grande dal cappotto.

Togliendosi il cilindro contornato da un fiocco, i capelli di Ciel iniziarono ad ondeggiare al vento notturno.

Il freddo provocava brividi lungo la schiena ad entrambi.

Ciel si privò della benda girandosi a guardare Sebastian.

"Casa..."

L'uomo aveva la bocca serrata e le pupille dilatate.

Con il suo cappotto nero e i capelli dello stesso colore era come se il maggiordomo si stesse fondendo con il paesaggio circostante.

Una valle di oscurità in cui risplendeva solo una maschera di porcellana bianca abbellita da preziosi rubini.

Allo stesso modo il conte sembrava mischiarsi con il cielo notturno, con solo i suoi occhi a fare da stelle.

Rimasero a fissarsi senza sapere cosa fare o cosa dire.

Sebastian si sentì sprofondare tra le acque, come se si trovasse nelle profondità dell'oceano e un senso di quiete prese il sopravvento.

"Il mare che riflette la volta celeste" a questo Sebastian paragonò il signorino.

Si diede dello stupido.

Avvicinandosi a passo lento, il povero demone capì di star sprofondando nel vero inferno, non quello da cui lui proveniva.

Si fermò ad un soffio dal suo padrone, studiando l'occhio segnato dal peccato e quello puro.

Non poté non soffermarsi sulla disparità di altezza che intercorreva tra di loro.

Era così adorabile, il suo padrone.

Era così bello, il suo maggiordomo.

Ciel ammise con se stesso che gli avrebbe fatto piacere ritrovarsi tra le braccia del...demone.

Una doccia d'acqua fredda.

Per entrambi.

A volte, a causa del suo aspetto umano, Ciel si dimenticava che il suo perfetto maggiordomo era in realtà un demone.

A volte, per via delle persone che riempivano la sua vita  con affetto, senza chiedere nulla in cambio, Sebastian si dimenticava la sua vera natura.

Era un demone lui.

E i demoni non sanno cosa sia l'amore.

Voltandosi, ripresero a camminare.

Finché quella cosa non diveniva reale, importante, lui, il conte Phantomhive, lui, il demone, poteva ancora salvarsi.

Ma una volta caduto il muro, occorreva tanto tempo per ripararlo.

Per questo, molto probabilmente, i loro cuori erano protetti da numerosi strati di tenebra.

Proteggere quel surrogato di organo che entrambi si trovavano nel petto, questo il loro obbiettivo condiviso.

E, per farlo, erano disposti anche a negare la verità dei loro sentimenti così trasparenti, troncandoli sul nascere. 

Ripresero la loro camminata notturna, soffocando mille pensieri e parole taciute.

Se Ciel avesse amato qualcuno, di nuovo, glielo avrebbero portato via, di nuovo, sicuramente.

Come avevano fatto con sua madre e suo padre.

Dalla cima dell'edificio più alto di Londra, due gemme scintillanti osservavano lo scenario di quella notte di luna piena.

Alois rientrò in casa, porgendo ad Hannah il cappotto e aggiustandosi i capelli.

Claude lo guardava, stupito dal suo comportamento raffinato e...così poco da Alois.

Stringendo il medaglione nel pugno si diresse nelle sue stanze, seguito a ruota dal maggiordomo.

<<Tu vai pure Claude, mi cambierò da solo>>

<<Ne è sicuro?>> domandò timoroso.

<<Vai>> ordinò senza dubbio alcuno nella voce.

Si chiuse la porta alle spalle, lasciando il maggiordomo solo nel corridoio.

Togliendosi in modo svogliato i tacchi si trascinò fino al letto, rannicchiandosi sotto le coperte di seta.

Tra cuscini e stoffe pregiate, Alois aprì il medaglione sporco, fissandone le foto contenute all'interno.

Iniziò a vagare con la mente, immaginandosi ritratti di vita quotidiana condivisa da quei tre individui.

Lei aveva amore.

Lei dava amore.

Eppure era morta senza ragione apparente e in modo cruento.

A cosa serviva quindi, elemosinare amore, se poi la morte te ne avrebbe privato in modo tanto crudele?

Alois chiuse gli occhi, sentendo ancora l'eco di quella melodia cantata silenziosamente.

Si addormentò tra le lacrime, abbracciando un cuscino e con quella dolce voce risuonargli nella mente.

Agni dormiva con la bocca aperta e un rivolo di saliva che usciva da quest'ultima.

Soma, al suo fianco, osservava la sua espressione rilassata.

Il principe allungò una mano, sfiorando la guancia del servo e accarezzandogli la pelle morbida.

Si avvicinò, sollevandosi con le braccia e lasciando un leggero bacio sulla fronte di Agni.

Si schiacciò contro il suo petto, udendo le pulsazioni regolari del suo cuore e affondando il naso nel tessuto soffice della sua camicia da notte.

Il profumo dolce del servo gli invase le narici.

Cullato da quelle sensazioni chiuse gli occhi, assopendosi.

Grell era ancora a letto, con gli occhi chiusi e il respiro regolare.

Dormendo non aveva sognato niente.

Fino a quel momento.

Un paio di gemme preziose si illuminarono nello schermo nero della sua mente e una risata sinistra gli invase le orecchie.

<<Grell>> la donna dai lunghi capelli rossi lo guardò con disgusto:<<Sei la mia vergogna>>

Lo scenario mutò.

<<Muori! Muori! Dovresti morire!>> ripeteva la donna con in mano un coltello.

Cominciò ad agitarsi nel sonno.

<<È tutta colpa tua Grell! Tutta colpa tua!>> un coltello in mano, del liquido scarlatto.

Le ferite ai polsi di Grell iniziarono a bruciare mentre il suo sonno si faceva sempre più movimentato.

Grell si rigirò tra le coperte.

Si ritrovò dentro una catapecchia a lui nota, con acqua che scendeva dal soffitto e finestre rotte.

Guardò a terra e dei lunghi capelli rossi comparvero all'angolo della stanza.

Il respiro gli mancò mentre la testa girava e un conato di vomito risaliva dal suo stomaco.

Non reggendo, cadde a peso morto sul materasso, grattandosi i polsi e annaspando, ancora dormiente.

Nella mente di Soma anche comparvero due gemme preziose e una risata malefica rieccheggiò nella sua testa.

Si ritrovò tra tappeti indiani, all'interno di una carovana.

Un grasso signore strillava e frustava persone all'esterno.

Soma piangeva silenziosamente.

L'uomo si accorse di lui e si avvicinò con sguardo iniettato di sangue.

La donna dai capelli rossi si avvicinò a Grell con il viso del medesimo colore.

Stava per colpirlo con la frusta.

Stava per toccarlo con la mano imbrattata di sangue mentre nell'altra teneva un coltello.

Si svegliarono di soprassalto, balzando in piedi sul materasso con ancora la risata nelle orecchie.

Soma fissò Agni, vedendovi il viso del grasso per un secondo.

Scosse la testa e l'illusione sparì.

Grell si ritrovò nella catapecchia ma tutto si dissolse nell'aria.

Si buttarono sudati e stremati sul letto.

Una risata rieccheggiò per le strade di Londra.

La risata di Spring-heeled Jack. 

**Spazio pazzoidi in libertà  (vigilata)**
Buongiorno. Oggi è domenica. Ho voglia di angst quindi tenetevi pronti :'D

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