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II.

La carrozza, carica dei bagagli del conte e della servitù, partì alla volta di Londra verso le prime luci dell'alba.

Il giovane Phantomhive, vestito alla perfezione, con abiti morbidi ed eleganti, guardava fuori dal finestrino il paesaggio scorrere veloce davanti ai suoi occhi.

Il maggiordomo, nel cappotto nero, osservava con forse troppa attenzione il piccolo conte.

La testa appoggiata alla mano e il vento a muovere i capelli cerulei.

Negli occhi di Sebastian una luce fece per accendersi ma il demone la spense senza pensarci due volte, buttandoci sopra uno strato di tenebre, le stesse che avvolgevano da sempre il suo cuore.

Scacciò quei pensieri dalla sua mente, iniziando anche lui ad osservare il paesaggio.

Le verdi foreste vennero rimpiazzate dalle grigie mura della periferia di Londra.

Sebastian studiò il viso di Ciel.

L'occhio puro, quello non segnato dal peccato, era chiuso, al fine di evitare la vista di atti inumani.

Nei bassifondi, riflettè il maggiordomo, numerosi erano i casi di rapina, di omicidio e di violenza carnale.

Per lui, un demone, queste erano attività normali, di ordinaria amministrazione; ma il conte, molto probabilmente, nella parte più celata della sua anima, desiderava ancora tenersi stretto quell'ultimo lembo di umanità che pensava già non appartenergli più.

L'aria malinconica di Ciel lo rendeva come una bambola, destinata a rimanere così in eterno.

Il maggiordomo scosse la testa con forza, la fame gli stava giocando decisamente troppi brutti scherzi in quel periodo.

Le strade e il degrado della periferia sparirono per fare spazio alla parte lussuosa di Londra.

Il giovane lord scese dalla carrozza battendo a terra l'elegante bastone da passeggio.

Facendo una faccia schifata, fissò il fumo che usciva dalla finestra di casa sua.

Sebastian fece per prendere le valigie ma Ciel lo fermò: <<Facciamo una passeggiata>> aveva ordinato in tono severo e con aria scocciata.

Sebastian, sistemandosi i guanti, salì tutti i bagagli nella stanza del signorino, senza farsi vedere da Agni e Soma che cercavano di domare l'incendio.

Mey Rin, Finnian, Bard e Snake seguivano a ruota il signorino, che camminava in modo deciso per le strade trafficate.

La cameriera, con i suoi spessi occhiali, andava a sbattere contro le persone più disparate mentre il giardiniere cercava di darle indicazioni.

Bard guardava le vetrine al fianco di Snake.

Sebastian, invece, si precipitò giù per le scale.

Il signorino, nel suo elegante abito blu con tanto di cilindro, si confondeva tra i viandanti.

Le belle e pregiate stoffe si andarono a confondere tra quelle degli altri nobili.

Un sorriso malinconico si andò a dipingere sul viso del conte, mentre veniva inghiottito dalla folla.

A Sebastian parve di non vederlo più per un secondo; gli parve di averlo perso.

Qualcosa si mosse dentro di lui, ma il tempo non fu sufficiente a fargli capire cosa esattamente, che il signorino era di nuovo al suo fianco.

Richiamando a se i servitori, il giovane Phantomhive iniziò a vagabondare.

Il negozio della sua ditta andava a gonfie vele anche in sua assenza, la sua industria era tra le più fiorenti e redditizie del paese.

Verso le dieci, un languorino si impossessò dello stomaco del conte.

Si fermarono in un delizioso locale, abbellito da fiori orientali e tovaglie di pizzo.

A prendere i loro ordini fu una cameriera silenziosa che, per sua sfortuna, Ciel riconobbe: era Ran Mao, ciò voleva dire che Lau era vicino.

Mey Rin era concentrata a sbavare dietro Sebastian.
Finnian tentava di non distruggere il locale.
Bard si era intrufolato in cucina per scoprire tutti i segreti dello chef.
Snake, con in mano la sua enorme borsa, conversava amabilmente con i serpenti.

Ciel e Sebastian si lanciarono un'occhiata di intesa...o almeno ci provarono.

Quando il fuoco e il ghiaccio si incontrarono, a fatica i due riuscirono a staccarsi l'uno dagli occhi magnetici dell'altro.

Ciel, con una punta di fastidio allo stomaco, si concentrò sul dolce di fronte ai suoi occhi.

Quella sensazione di disagio e inadeguatezza si faceva viva solo in poche occasioni...quando c'era il maggiordomo.

Sebastian, invece, dedicò tutte le sue attenzioni allo starnazzare delle oche sedute nel tavolo vicino.

<<Dicono che sia l'uomo più affascinante di tutta l'Ungheria>> trillò una, coprendosi la bocca con una mano guantata.

<<E sua figlia? È semplicemente adorabile quella pargoletta>> le rispose un'altra.

<<La madre invec->>

<<Conte! Qual buon vento la porta a Londra?>> proruppe con il solito tono squillante Lau:<< È una gita di piacere o...>> si avvicinò al viso di Ciel più del necessario e Sebastian sentì l'irrefrenabile impulso di prenderlo a schiaffi:<<...siete qui per Spring-heeled Jack?>>

Ciel scattò:<<Cosa sai di lui?>> chiese in tono scocciato.

Il cinese rise coprendosi la bocca con la manica troppo lunga del vestito:<<Niente conte, assolutamente niente. Solo che gira con dei tacchi stravaganti>>

Dette queste poche parole, aveva circondato la vita di Ran Mao con un braccio e se n'era andato.

Sbuffando nervosamente, Ciel aveva mandato Sebastian a pagare, iniziando a camminare verso casa in modo furioso.

<<Ci toccherà andare da quello squilibrato>> borbottò sotto lo sguardo divertito del maggiordomo in nero.

Perché sì, Sebastian adorava vedere il signorino arrabbiato o scocciato.

Ignorando il fumo che ancora veniva fuori dalla finestra, il giovane Phantomhive salì le scale scricchiolanti aprendo con forza, rabbia e frustrazione la porta.

<<Ua, Ciel>> strillò Soma con in mano dei biscotti bruciati mentre Agni stava svenuto su una sedia.

Con una vena pulsante sulla fronte, Ciel fece per andarsene in camera.

<<Ciel, hanno coff coff portato questa per te ieri>> poi Soma si era concentrato di nuovo sull'incendio.

Ai servitori venne proibito di entrare in casa, in quanto avrebbero solo aumentato la portata del danno.

Sebastian, con pochi semplici gesti, sistemò la cucina iniziando a preparare addirittura il pranzo.

Ciel, sbuffando sonoramente, si buttò a peso morto sulla morbida poltrona del salotto fissando la missiva.

Lo stemma sopra riportato gli era nuovo e anche quel tipo di carta era molto particolare dalle sue parti.

Aprì la lettera iniziando a leggere:

Caro conte Phantomhive,
per festeggiare il mio arrivo qui a Londra e stringere amicizia con voialtri commercianti d'oltreoceano, io e la mia famiglia organizzeremo un party tre giorni dopo l'arrivo di questa lettera.
Averla al mio ricevimento mi riempirebbe il cuore di somma gioia.
Mi comunichi una risposta la prego.
G.Bathory

Ciel sgranò gli occhi, chi era quella persona? Da quanto era arrivata a Londra?

Prendendo carta e penna iniziò a scrivere la sua risposta a quella lettera.

<<Sebastian,>> lo chiamò il piccolo lord:<<domani si va ad una festa>>

**Spazio pazzoidi in libertà (vigilata)**
Secondo giorno di scuola e già mi danno le versioni...

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