I.
Le porcellane finemente decorate tintinnavano l'una contro l'altra mentre un bambino dai capelli cerulei ne osservava il contenuto.
Il maggiordomo dai guanti di seta, serviva il suo piccolo padrone con una cura quasi maniacale.
Il conte, toccandosi la benda che copriva l'occhio segnato dal peccato, lanciò un'occhiata di disappunto alla missiva sul vassoio d'argento.
La carta pregiata e lo stemma reale parevano come fissarlo ed incitarlo alla lettura di quelle poche righe.
Con un tagliacarte di pregiata fattura, il conte aprì la lettera sbuffando sonoramente.
Il profumo della carta era lo stesso della persona che ne aveva scritto il contenuto.
Leggendo, il giovane Phantomhive riuscì a figurarsi nella mente l'immagine della regina Vittoria che, vestita di pizzi, merletti e gioielli, scriveva con la sua perfetta calligrafia sorseggiando un tè sotto il pallido sole invernale.
Chiudendo la lettera, Ciel afferrò la forchetta pulita perfettamente e tagliò un pezzo di torta al cioccolato.
Il sapore dolce gli mandò in estasi le papille gustative.
Il maggiordomo, con il solito sorriso compiaciuto stampato in faccia, osservava il conte mangiare.
I capelli cerulei scompigliati dalla leggera brezza pomeridiana; l'occhio puro, non coperto dalla benda, puntato sulle leccornie che riempivano la tavola; la pelle pallida che, esposta ai tenui raggi solari, si colorava di una graziosa sfumatura rossa.
Il maggiordomo non poté evitare di leccarsi le labbra, di fronte ad un tale spettacolo.
Il pasto più invitante di tutti non si trovava sulla tavola imbandita; oh no, per lui la pietanza più prelibata era avvolta in lussuosi abiti blu dai molteplici strati.
Negli ultimi tempi, sempre più frequentemente, i pensieri di Sebastian vertevano tutti sul piccolo lord.
Il signorino che si lavava, immerso in una tempesta di sapone.
Il bocchan che studiava e leggeva le scartoffie, con quel solito cipiglio dipinto in viso, tanto adorabile quanto temibile.
Il piccolo Phantomhive che dormiva, avvolto in lenzuola pregiate su di un letto a baldacchino.
Sebastian dedusse che tutte quelle attenzioni fossero derivanti dalla fame e dalla voglia di cibarsi dell'anima più invitante che avesse avuto il privilegio di incontrare nella sua lunga vita.
Il suo signorino, si ripeteva spesso, era una lauta ricompensa per un digiuno così lungo.
Perso tra i suoi pensieri, il maggiordomo neanche si accorse dello sguardo che il piccolo lord gli aveva lanciato.
Quella creatura, così utile e allo stesso tempo deplorevole, affascinava Ciel in un modo del tutto nuovo.
Il suo sorriso enigmatico non lasciava mai trasparire alcuna emozione e più volte il conte si era fermato a domandarsi: ma i demoni, provano sentimenti?
L'unico accenno di amore che il lord aveva visto da parte del maggiordomo era rivolto ad esseri quadrupedi e pelosi.
Scosse il capo mentre il suo fido servitore curava il giardino.
Posando la testa sulle dita sottili si mise a fissare il contenuto della sua tazzina da tè.
Il profumo che saliva da quest'ultima inondava le narici di Ciel di una dolce fragranza rassomigliante al limone.
Il conte si concentrò su quello che diceva la missiva, scacciando il maggiordomo nero dai suoi pensieri.
La regina Vittoria esigeva dunque che quel mostro scomparisse nell'ombra.
"Spring-heeled Jack si racconta abbia dei tacchi a molla...sempre gente bizzarra questi serial killer"
Sbuffò spostandosi una ciocca di capelli e lanciando un'occhiata al maggiordomo.
Si alzò di scatto, lasciando sul tavolo il cibo e il tè ancora bollente e fumante.
Si diresse verso la villa, con il rumore dei tacchi che impattavamo contro il suolo e il suo fido servitore a fargli compagnia.
<<Sebastian,>> lo chiamò spalancando la porta:<<prepara i bagagli, domani mattina partiremo per Londra>>
<<Yes, my lord>> si mise una mano inguantata sul cuore e fece un piccolo inchino.
Ciel se ne andò nel suo ufficio ripensando alle parole della regina: era meglio togliersi quel caso alla svelta.
Spalancando la porta, andò a sedersi alla scrivania, immergendo il viso tra le cataste di fogli che vi risiedevano sopra.
Il ticchettio dell'orologio a pendolo lo accompagnò fino all'ora cena.
Le prelibate pietanze che servì Sebastian vennero mangiate in modo svogliato dal conte.
Arrivato il momento di andare a letto, Sebastian spogliò Ciel con estrema calma, beandosi di quel piccolo contatto.
Sentire la pelle calda del signorino, anche se attraverso i guanti, faceva uno strano effetto al demone.
Così come lo faceva a Ciel essere toccato con tanta cura dal maggiordomo.
Il piccolo Phantomhive si coricò, sprofondando tra coperte e cuscini.
Sebastian soffiò lievemente sulle candele e queste si spensero.
Fece per aprire la porta, ma venne fermato dal signorino che lo fissava nell'oscurità con entrambi gli occhi, uno celeste e uno sul rosso, tendente al magenta.
<<Sebastian, resta qui finché non mi addormento>> aveva ordina girandosi poi dall'altro lato.
<<Yes, my lord>> aveva risposto semplicemente lui, il servo.
Sebastian aveva notato, senza la minima intenzione sia chiaro, che il bocchan impartiva questo ordine ogni volta che gli veniva assegnato un nuovo caso.
Si avvicinò silenziosamente al letto, osservando Ciel dormire.
Il torace si alzava e abbassava ritmicamente; le lunghe ciglia erano posate sulle guance morbide; le mani erano buttate sul grembo.
Al maggiordomo venne da sorridere, ma si tenne ben lontano dal farlo.
Il sonno del signorino iniziò a farsi agitato: le mani si strinsero a pugno, la fronte si imperlò di sudore e le palpebre iniziarono a tremare, segno che si stava svegliando.
Il maggiordomo scattò, avvicinandosi istintivamente al corpo del piccolo Phantomhive, desiderando toccarlo e riempirlo di carezze al fine di calmarlo.
Sulla faccia di Sebastian si dipinse un'espressione schifata: lui, un demone, che faceva certi pensieri, era assurdo.
"Certo che la fame gioca brutti scherzi" si rimise in posizione mentre il signorino pareva calmarsi.
Appurato che stava dormendo, uscì dalla stanza con in mano il candelabro in bronzo, con decorazioni d'oro e d'argento alla base.
Prima di coricarsi non ripensò al viso del signorino, oh no, ripensò alla sua succulenta anima, così invitante, e...e forse anche a qualcos'altro.
Ma non ci diede peso, non era importante, si disse.
**Spazio pazzoidi in libertà (vigilata )**
Voi non avete la benché minima idea.
Mia madre mi ha preso per una pazza psicopatica guardando lo schermo del mio cellulare.
TU LO SEI.
-_- Turky...
Ad ogni modo Spring-heeled Jack ha una pagina su Wikipedia se vi interessa.
E Fujita ci ha fatto un volume unico che si chiama Springald.
Ehm, spero vi sia piaciuto :3
Cheshire~
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