Mary
Era impossibile continuare così. Quella ragazza mi avrebbe fatto impazzire da un momento all'altro. Come se già non lo avesse fatto.
All'intervallo, la vidi ascoltare la musica con l'amica di sempre. Avevano una cuffietta per una e il telefono dalla quale veniva la musica era il suo. Quello di Mary. Le vidi venire nella mia direzione, immerse in una musica tanto alta che si sentiva da fuori. La sua amica, una riccia biondo cenere, muoveva le braccia come una pazza, mentre Mary i fianchi e le ginocchia a ritmo di musica. Dio, quanto era sexy. Sempre a provocarmi. Ricordo quando, un giorno, camminavo con un'amica e lei camminava con quella di sempre. Ricordo quando mi vide, si girò e i suoi fianchi incominciarono a dondolare più del normale.
-Cazzo! È troppo forte!- Esclamò, poi si morse il labbro. Oh, avrei voluto che dicesse la stessa cosa, ma mentre la sbattevo contro il muro di casa sua. O di casa mia. O del bagno della scuola. O in qualsiasi luogo esistente sul pianeta.
Quando mi vide, le sue ciglia si chiusero in un modo tanto sensuale che mi fece venire un brivido. Sapevo che non era l'effetto della porta in ferro bianco alla quale ero appoggiato.
-Lu, ti giuro, ieri è stato troppo duro. Ma ne è valsa la pena. Hai presente quando dopo ti dai la doccia? È troppo rilassante- Sospirò. Cos'è stato troppo duro? La solita scopata fatta con il primo ragazzo che ti è passato davanti?
Conoscevo tante ragazze così soprannominate "Troie" o "Puttane", ma Mary era l'unica che non finiva mai di parlare di sesso. Riusciva a far arrapare anche me.
-Sì, è vero. Capisco- No, "Lu", non mi dire che ti ha contagiata.
Sospirai. Era difficile da ammettere, ma avrei dato qualsiasi cosa per scoparmi Mary. Con quelle tette che parevano della stessa grandezza della mia mano, un culo da schiaffeggiare e quei tanti capelli che sembravano fluttuare nell'aria, lasciando un dolce odore di frutta. Ricordo quando si mise a parlare di capelli con una sua compagna di classe. E le disse: "Ricorda, ai ragazzi piace quando hai tanti capelli, così hanno qualcosa alla quale aggrapparsi mentre scopate".
Non c'è cosa più vera di questa. I suoi, avrei voluto tirarli fino a strapparglieli. Per chiuderle la gola e soffocare i suoi gemiti e le sue grida mentre la fottevo a novanta. O a quarantacinque. Oh sì, Madonna Santa, a quarantacinque...
Cazzo, stavo già diventando duro.
Ad un certo punto, un gruppo di ragazze mi passò accanto per girare l'angolo nello stesso momento in cui lo giravano anche Mary e Lu. Solo che loro andavano nella direzione opposta. Ci ritrovammo un pò stretti e sentii - ma non per la prima volta - il culo di Mary strofinarsi contro il mio inguine. Sicuramente si era accorta del mio pene.
-Oh, ho sentito qualcosa di duro!- Disse soavemente.
Ecco, appunto.
Poi si girò, come se non mi avesse visto prima.
-Oh, scusa! Bei "muscoli"- Disse sarcastica, guardando i miei pantaloni. D'un tratto sentii il bisogno di coprirmi con le mani e scappare via.
Non ebbi il tempo di dire nulla che aveva già girato i tacchi e sculettava con quel suo sedere da fottere in mille modi diversi.
All'uscita da scuola, la vidi incamminarsi per andarsene, con le cuffiette alle orecchie e la musica tutto volume. Dopo non aver fatto altro che pensare al suo corpo nudo, in classe, dopo essermi fatto una sega per nulla soddisfacente, in bagno, senza buoni risultati - siccome la bandiera era ancora ben alzata - e dopo essere stato scoperto da una bidella che era scappata via rossa come un pomodoro, decisi di seguirla. A meno che non si girasse, non si sarebbe accorta che qualcuno la stava seguendo. Come tutte le altre volte che l'avevo seguita e non se n'era accorta.
Arrivati al suo appartamento, mi nascosi dietro ad un grosso albero affiancato ad un cespuglio, che si trovavano nel giardino. La vidi guardarsi attorno, sbirciando tra le auto nel parcheggio, e sapevo che cercava quella di sua madre. Non c'era. Feci un doppio salto mortale in aria nella mia mente e feci un ringraziamento a Dio per volermi così bene. Lei entrò dal cancellino, lasciandolo aperto, come sempre, per poi andare ad aprire il portone. Corsi per fermarlo prima che si chiudesse. Quando sentii nuovamente le chiavi tintinnare, entrai ed aspettai fino a quando chiuse la porta di casa. Salii e suonai il campanello. Mi abbassai per non farmi vedere dall'occhiolino della porta, poi sentii un rumore - probabilmente aveva alzato la cornetta del citofono - e disse:
-Si?
Bussai e, appena sentii che la porta si apriva, la spinsi per entrare. La chiusi sbattendola dietro di me e mi avventai su quella ragazza. Le presi il viso tra le mani, accorgendomi per la prima volta della sua pelle delicata, e la baciai. Lei gemette di sorpresa nella mia bocca, ma seguì il bacio. La spinsi contro il muro e scesi, baciandole il collo. La sua mano andò dritta a stringermi il cazzo da sopra i pantaloni. Mi eccitai tanto che, invece di toglierle la maglia in pizzo nero che indossava, gliela strappai. Letteralmente. Infilai le dita tra gli spazi e tirai con tutto me stesso, fino a farla diventare un cumulo di fili per terra. Peccato, le stava davvero bene.
Mentre la sua mano giocava con il mio pene, le tolsi il reggiseno ed incominciai a morderle le tette, tirandole i capezzoli tanto forte da farla gridare di dolore. Scesi fino al suo ombelico e già sentii l'odore della sua eccitazione. Tornai in piedi, portai le mani ai suoi capelli e la feci indietreggiare fino a quando non cadde sul divano, ansimando, con le sue tette che ballavano. Le aprii le gambe e, infilandomi tra di esse, incominciai a spingere forte e veloce, facendo strisciare i nostri sessi da sopra i vestiti. Lei gemeva e ogni tanto lanciava piccole grida. Ad un certo punto, mi inginocchiai davanti al divano e lei, come se mi avesse letto nel pensiero, si mise sul bordo. Mentre le toglievo i pantaloni insieme alle mutandine, le dissi, rabbioso:
-Ti succhierò tanto forte da non farti sentire più il clitoride.
-Castrami, allora- Ribattè lei.
Ora ditemi, che razza di persona parla in questo modo? Se un amico mi avesse raccontato un episodio simile, gli avrei riso in faccia fino a farmela sotto. Invece, in quel momento, le sue parole mi fecero spalancare le sue gambe per affondarne la testa e fondere la mia bocca con la sua vagina.
-Oh! Sì! Oh, Dio, FINALMENTE!
"Finalmente"? Da quanto non te la leccavano, tesoro? Da qualche ora?
Mossi la mia lingua dentro il suo sesso come se da quello dipendesse la mia vita, poi andai a stuzzicare il clitoride con circoli, otto immaginari, spostandomi a destra e a sinistra, e lo succhiai, succhiai tanto forte, mordicchiai così tanto con i denti che credetti di farle del male. Ma lei, invece, gridava. Ooh, se gridava. Mi stringeva i capelli e, quando chiuse le gambe e incominciò a cavalcarmi la faccia, capii che era vicina all'orgasmo.
-NON FERMARTI! NON FERMARTI! NON FERMARTI!
Prima che potesse venire, mi alzai per abbassami i pantaloni insieme ai boxer. La mia erezione uscì catapultata, così dolorosa come non mai. Finalmente, avrei potuto porre fine a questa tortura. Finalmente, me la sarei fottuta e poi sarei passato ad un'altra.
Lei me la guardò con occhi spalancati, poi corse a mettersela in bocca. Incominciò a succhiarmi la punta con forza, ma io la fermai, in preda alla pazzia.
-Oh, no -Le dissi- A questo ci pensiamo dopo.
La cosa che feci poi fu spingerla contro il morbido del divano, aprirle le gambe e penetrare tutta la mia lunghezza con furia, con tutta la forza che avevo, dentro la sua vagina. Ma...
Mi irrigidii mentre lei ansimava sotto di me. Alzai il torso, appoggiando le mani ai lati della sua testa, e guardai le sue sopracciglia aggrottate.
-Com'è possibile che tu sia... vergine?
Ok, quella era una cosa che non avevo previsto. Come fa una persona a pensare che una porca come Mary sia vergine?
Mi disposi ad uscire da lei ed abbandonarla lì, arrabbiato ed imbarazzato, ma lei mi guardò con i suoi occhi furbi e furiosi, e disse:
-Muoviti, cazzo. Sbattimi come se non ci fosse un domani. Se te ne vai, te lo taglio. Io non aspettavo altro che questo!
-Beh, anche io- Soggiunsi. Mi chinai di nuovo ed incominciai a spingere dentro di lei con furia, sollevandole i fianchi con le mani posate sotto le sue natiche. Lei apriva tutto quel che poteva le gambe, gridava e mi graffiava la schiena, cosa che non faceva altro che aumentare le mie spinte.
-Più forte! Più forte! -Gridava- Sbattimi, cazzo!
-Vuoi che ti fotta sul serio?- Ansimai. Cazzo, non le faceva male?
-SÌ!
Allora lo feci. Uscii da dentro di lei, la feci girare e, Dio, la feci mettere sulle ginocchia. Passai la mano lungo la sua schiena fino ad arrivare alle sue spalle, appoggiate sul divano.
-Non sai quante volte mi sono masturbato pensandoti a quarantacinque- Le confessai.
-Anche io- Ansimò. Le scostai i capelli castani dal viso.
-Ti masturbavi pensando a me? -Annuì. Indietreggiò con i fianchi per cercare la mia erezione, ma io la respinsi e giocai con le dita sul suo clitoride e sulla sua apertura- Dimmi come.
-P-Per favore!- Gemette.
-Dimmelo, prima -Ansimò e gemette per un po'- Dimmelo! -Esclamai e le diedi una forte pacca sulla natica, che la fece avanzare con fianchi. Gridò per sorpresa, per dolore e per...- Ti piace?
-Oh, sì.
Gliene diedi un'altra e fece un grido roco. Era la sua prima volta, ma non sembrava per nulla.
-Cos'altro pensavi?- Le chiesi. Per mia sorpresa, mi prese il pene e lo avvicinò a lei, sfregando il tronco sul suo clitoride. Era la cosa più morbida che avessi mai sentito prima. Mugolò ed io gemetti. Santa puttana, quanto mi eccitava. Mi scostai da lei di scatto, la presi per i capelli e le sollevai la testa, seguita dalle spalle, in modo che la sua schiena formasse un arco.
-Pronta?- Allentai la presa per farla parlare e lei sussurrò un'affermazione. Tornando a chiuderle la gola, incominciai a fare sul serio, a stampare le mie anche contro il suo culo perfetto. Sentivo a malapena il suo respiro. Veloce e forte come non feci mai, me la scopai. Le sue gambe chiuse la rendevano ancora più stretta di quel che già era. Una mia mano le stringeva il fianco e l'altra era piena dei suoi capelli. Glieli lasciai per tirare un altro schiaffo al suo culo e lei cominciò a gridare come una cagna in calore.
-È abbastanza forte?- Gridai, spingendo con ogni parola.
-Sì! Sì! Sì! Oh, SÌ!!!- Si soffocò, cazzo!
Sarei esploso a momenti. Mi concentravo al massimo per non venire prima e dentro di lei. Avevo bisogno che venisse.
-Fammi sentire quanto sei porca- Ansimai. Quando lei non rispose, le tirai una pacca. Contrasse i muscoli interni e le graffiai la natica dalla fatica. Gemette di dolore.
-Vorrei succhiartelo tanto forte da staccarti il prepuzio! -Tirai una forte pacca a questa confessione- Vorrei ingoiartelo fino a farlo arrivare allo stomaco! -Gliene tirai un'altra- Vorrei sbatterti sulla cattedra, salirti sopra e cavalcarti fino a staccartelo! -Gliela tirai più forte- Cazzo!
-Sei vicina?
-Sì! -Abbassai una mano, posai le dita sul suo clitoride e glielo stimola i con frenesia- Oh, Cristo, abbi pietà di me!- Esclamò quasi tra sé e sé, e venne con un grido da tapparsi le orecchie. Respirai profondamente e, quando finalmente le sue grida cessarono, uscii da lei, la feci girare e mi misi a cavalcioni sul suo torso. Misi il mio cazzo bagnato tra le sue tette e lo affogai tra queste, anche se non erano così grandi da circondarmelo. E venni scopandomele. Lei aprì la bocca e fece uscire la lingua per prendere il mio sperma, ed io avvicinai la mia punta per fargliela succhiare.
Dio, che sollievo.
Sospirai con la testa inclinata all'indietro. Poi mi sdraiai su di lei e, succhiandole e mordicchiandole il collo bagnato di sudore, le dissi:
-Credo che domani non riuscirai a camminare -Fece una risatina- Pensavo che la cosa troppo "dura" di ieri fosse stata una scopata.
-Cosa?- Chiese lei incredula, guardandomi negli occhi.
-Lo hai detto oggi alla tua amica, all'intervallo.
Ci pensò un po', con le sopracciglia aggrottate. Poi fece cadere la testa con un sospiro.
-Ieri sono andata a correre per due ore e ho fatto un'ora di esercizi. Questo è stato troppo duro. Poi, mi sono fatta la doccia e mi era piaciuto.
-Ah...- Non sapevo cosa dire.
-Idiota...- Sussurrò tra sé e sé.
Diceva porcate per divertirsi, attirare a sé i ragazzi.
Avevo una teoria cioè che, il giorno in cui qualcuno gliene avrebbe date tante e veramente bene, avrebbe smesso di essere così.
Beh, da quella scopata, è diventata timida e ha smesso di parlare come una puttana. E se qualcuno le fa un doppio senso arrossisce, imbarazzata.
-Non capisco cosa le succede -Dice la sua amica. Facciamo un corso pomeridiano insieme- Non sembra più lei.
-Magari le è successo qualcosa. Magari ha deciso di cambiare linguaggio- Propongo io. Lei fa spallucce e se ne va.
Quello che né lei, né nessuno sa è che io continuo a scoparmi Mary e, anzi, l'ho lasciata proprio circa dieci minuti fa dopo essermela fottuta nel bagno delle ragazze.
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