Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

7. Crime and medicine

Nella foto: Andrew Wolfhart

Omnis homo mendax. Salmo

(Tutti gli uomini sono bugiardi)



LEVIN

Ero fuori da lì finalmente. Accesi una sigaretta e mi limitai a seguire la folla rumorosa di studenti che lasciavano la Tech come di consueto. Inavvertitamente la mia attenzione venne attratta per un breve minuto da Aiden e il suo gruppo di amici. Quel giorno mi aveva salutato da lontano, con un breve cenno del capo ed un sorriso distaccato, poi aveva ripreso a parlare con il ragazzo biondo con cui lo vedevo spesso. Qualcosa era cambiato, mi chiesi se il suo comportamento freddo fosse stata una conseguenza della mia mancata partecipazione a quella sorta di festa in spiaggia del sabato sera prima.
Tutto quello non faceva per me, trascorrere una serata nel disagio più totale, immerso in una folla di gente che non conoscevo, quella non era la mia idea di svago ed Aiden non poteva biasimarmi in alcun modo per la mia decisione. O forse stavo soltanto lasciando vagare un po' troppo l'immaginazione; in fin dei conti lo conoscevo da appena un mese.
Eppure ero stato sul punto di baciarlo, gran bella mossa, mi dissi, complimentandomi con me stesso.
- Ehi Levin! Levin! –
Ero così smarrito nei miei pensieri da non notare dove mi avevano condotto i miei piedi. Ormai andavano avanti in automatico e si fermavano esattamente dove volevano. Il ritrovo di tossici in cui si rifugiava Kai non mi era mai sembrato così fatiscente come quel giorno; lanciai un'occhiata al tipo che mi aveva chiamato, doveva essere uno dei suoi amici più stretti, ma non ricordavo il suo nome. Si fece avanti tra l'erba alta del parco, calciando qualche rifiuto di tanto in tanto
- Allora? Sei qui per parlare del lavoretto?
Confusione – Scusa?
Quello mi guardò come se fossi tardo e parlò più lentamente – Per il colpo, no? Kai ha detto che sei dei nostri. Ed è fantastico ... sei uno su cui si può contare ... ti sei fatto il carcere e tutto, sicuramente non ci mollerai nel bel mezzo della serata. Non come quel coglione di Raynolds. –
Tempo fa mi sarei anche stupito, ma adesso le cose erano cambiate in modo drastico. Sì, in condizioni normali mi sarei incazzato, me la sarei presa con il mondo fino a dannarmi per la mia incapacità di sistemare le cose, avrei urlato e lottato, io e Kai avremmo finito per litigare, lo avrei minacciato. Sarebbero state minacce vuote, ma pur sempre minacce. Adesso mi sentivo soltanto lontano e distaccato come se tutto quello non mi avesse mai riguardato.
- Spiacente. Kai deve aver capito male. Il mio fratellino imparerà a pararsi il culo da solo
- Cosa? – adesso era il suo turno di mostrarsi confuso – ci aveva assicurato che saresti venuto!
Feci spallucce e mi lasciai andare ad un sorrisetto che avrebbe potuto dire qualsiasi cosa, ma che in poche parole lo invitava ad arrangiarsi.
- Ehi bello, davvero. Il colpo è per stasera ... non puoi mollarci così. Siamo solo in tre e abbiamo bisogno di un palo. Vuoi davvero lasciare l'organizzazione nelle mani di Kai?
Non risposi, mi finsi sordo a qualsiasi cosa fosse venuta fuori dalla bocca di quel tipo. Non potevo continuare a lasciarmi trascinare nelle puttanate di mio fratello. Avevo scontato due fottuti anni in carcere per lui, cos'altro avrei dovuto fare ancora per tenerlo fuori dai guai?
Ero nervoso, non mi facevo da quasi una settimana ed il bisogno iniziava a farsi sentire. Presi aria a pieni polmoni mentre mi costringevo a pensare ad altro, qualsiasi pensiero casuale mi passasse per la mente, pur di non concentrarmi sulla dannata polverina bianca che avrei potuto trovare in certi quartieri della mia città. Ma ancora una volta era il mio istinto a guidarmi, avevo un centinaio di dollari con me, sarebbero bastati per quel genere di spesa improvvisa. Stavo per infilarmi nella metro quando una mano mi afferrò per il giubbotto di pelle.
- Cazzo, ti sto chiamando da due isolati! Fermati un momento
Kai mi spinse via dalla folla, subito il suo sguardo si fece serio quando incontrò il mio. Da tossico a tossico non era mai stato così semplice leggerci dentro.
- Hai una cera di merda. Ti servirà un po' di roba per reggere stanotte. – un sorriso accondiscendente, di chi capiva benissimo ciò di cui avevo bisogno. Si passò una mano nella tasca interna della felpa, quasi in modo casuale – andiamo dagli altri. C'è molto da discutere prima di entrare in azione
Potevo andarmene in qualsiasi momento, potevo mandare Kai al diavolo e chiamarmi fuori. Nessuno poteva costringermi a fare qualcosa che non volevo, neanche quel viziato, impudente di mio fratello.
- Beh, se vuoi mollarci qui senza copertura fai pure ... tanto noi andremo lo stesso fino in fondo. Soldi facili, big bro. Entriamo, prendiamo, usciamo. Non abbiamo bisogno di te
Era davvero così stupido da crederlo o quella era soltanto una messinscena per costringermi a seguirlo? Non lo sapevo, ma non potevo permettere che la mia condanna non fosse valsa a nulla ... avevo salvato Kai una volta e a quanto pare dovevo continuare a farlo. Uscendo dal carcere non avevo mai smesso di scontare la mia pena, capii.
Non dissi nulla, mi allontanai dalla folla di gente e seguii Kai lungo le scale che riportavano su. Finsi di non vedere il guizzo soddisfatto nei suoi occhi. Era soltanto un lavoro. Kai avrebbe avuto il suo denaro e forse, per un po', se ne sarebbe stato buono da qualche parte.
Il luogo in cui mi condusse era una vecchia fabbrica dismessa adesso adibita a condominio. Il palazzo era terribile, così come il quartiere fatiscente che lo circondava. Avevo frequentato quel posto per un po' prima, era uno dei luoghi di punta per la delinquenza di medio rango di Brooklyn.
- Sali ed entra da qui dopo. Ti voglio attento, prendi un po' di questa
Afferrai al volo la bustina che Kai aveva lanciato e in quel momento mi sentii il suo degno fratello. Non ero sempre stato così, il carcere mi aveva incasinato più di tutto il resto ... era lì che avevo iniziato a farmi per la prima volta. Era un modo per resistere ed andare avanti, per rimanere a galla in un luogo dove non c'era una sola cosa positiva su cui concentrarsi. Adesso ne pagavo le conseguenze, mi sentivo tanto superiore a Kai, ma anch'io dipendevo da quella merda quasi quanto lui.
Le strisce bianche formavano un bel contrasto con il mobile scuro. Tirai fuori una banconota da venti e l'arrotolai. Sentivo già qualcosa simile al piacere crescere in me, quell'attesa mi eccitava tanto quanto il viaggio stesso. Sniffai in fretta, ben attento a ripulire il mobiletto ed il mio naso dalla polverina bianca. Per un attimo mi sentii galleggiare nel nulla, sopraffatto da quella sensazione fantastica di libertà e piacere. Chiusi gli occhi e mi lasciai ricadere su una delle vecchie poltrone. Non so quanto tempo trascorsi da solo, nel viaggio silenzioso della mia mente, perso in vite mai vissute davvero o ricordi mai esistiti, ma alla fine la stanza si illuminò di luce e di voci.
- Ehi ehi, adesso sì che ci siamo. Sei felice come una pasqua, big bro! Lascia che ti presenti il team al completo. Qualcuno lo conosci già
Non collegai i nomi ai volti, stavo annuendo, ma la mia mente era altrove. Dovevo concentrarmi, seguire il piano e modificare qualcosa nel caso non mi sembrasse sensato. Presi una birra che mi era stata porta e con tutte le mie forze cercai di concentrarmi sulle voci degli sconosciuti. Erano in tre, più Kai. Qualcuno lo conoscevo davvero, visi che avevo visto nel solito giro di delinquenti che frequentava mio fratello.
- Si tratta di un drugstore. Quello piccolino sulla dodicesima. Il proprietario lo gestisce da solo ed oggi è il giorno meno frequentato della settimana, lo sto tenendo d'occhio da un mese. Ha due entrate, noi passeremo da quella frontale, Rod bloccherà la secondaria, mentre Jun sarà il nostro palo. Gray rimarrà fuori, con la macchina in moto, pronto a svignarsela non appena saremo fuori con il bottino. – Kai sembrava eccitato, il suo tono era febbrile – farmaci e denaro. Tutto qui. Tireremo su una bella somma, ma dobbiamo fare in fretta. Tutto chiaro? –
- Telecamere? – Puntai lo sguardo su Kai
- Tre telecamere in tutto il negozio. Non sarà un problema, perché avremo le nostre maschere – Poi tirò fuori il suo borsone scuro.
- Maschere dei presidenti degli Stati Uniti? Mmm, scenico. Mi piace – commentò uno dei ragazzi – Lasciatemi Nixon –
- E l'auto? – chiesi ancora, poco convinto
- Grey ed un suo amico ne hanno rubata una un paio di giorni fa, la targa è stata modificata e dopo la rapina la lasceremo dallo sfasciacarrozze, dove avremo il nostro van ad attenderci. Dai, Levin, smettila di trovare il fottuto pelo nell'uovo. Non esiste! Il mio piano non ha pecche
- Se è davvero tuo dovrà averle da qualche parte – commentai, ma non avevo voglia di gettare ulteriore merda su quella giornata già disastrosa di suo. Era preferibile che gli altri credessero in Kai, rimanere uniti era imperativo.
Erano le undici inoltrate quando ci appostammo finalmente fuori il drugstore. La strada era quasi deserta, eccetto per qualche passante che si avviava di fretta. Era un luogo tranquillo, questo dovevo concederglielo.
- Maschere per tutti ...
Ci fu un attimo di tensione perché nessuno voleva finire con Trump in faccia, alla fine capii che la situazione stava diventando davvero pericolosa e fui il primo a cedere. Lasciammo l'auto in fretta e altrettanto di corsa entrammo all'interno del negozio. Avrei dovuto provare qualcosa simile all'adrenalina, ma dentro di me non vedevo l'ora di concludere quel dannato affare e filarmela a casa il prima possibile. La porta aveva tintinnato appena e l'espressione annoiata del vecchio uomo alla cassa si era tramutata in orrore.
- Ehi, ehi, ehi. Mani in alto, non provare a fare il furbo con me – Kai se la godeva, aveva tirato fuori la sua Glock e l'aveva puntata sull'uomo, adesso immobile
- T-ti prego
- Non devi pregarmi, devi solo riempire questo borsone con tutto quello che hai in cassa. Sii generoso e non ti succederà nulla
Rod era scomparso, toccava a me occuparmi dei farmaci. Aprii il borsone e iniziai a infilarci dentro la roba più costosa e ricercata nell'industria della droga. Io e Kai eravamo abbastanza esperti in merito. Erano trascorsi poco più di quaranta secondi da quando eravamo entrati, tra un minuto al massimo avremmo dovuto essere fuori, nella sicurezza della nostra auto rubata.
- Da bravo, riempi per bene. Sai che ti dico? Metti dentro anche quelle sigarette. Sì, tutte
Stava esagerando, Kai esagerava sempre. Stavo per chiudere il borsone e raggiungerlo all'entrata quando un rumore inaspettato ci fece voltare verso il fondo del negozio. Rod aveva fatto un volo di due metri ed era atterrato violentemente sul pavimento. Non eravamo soli, non lo eravamo mai stati. In un riflesso incondizionato mi nascosi dietro uno scaffale mentre i miei occhi seguivano i passi di un secondo uomo che adesso si faceva avanti.
- Bastardo, lascia immediatamente mio padre o giuro che ti apro un fottuto buco nella pancia. –
Kai era nella merda, con un grosso rifle puntato addosso, ma non smetteva di tenere sotto bersaglio il proprietario del negozio.
- Ed io aprirò un buco nel petto di tuo padre. Siamo pari direi
- Oh no, ti sbagli. Io ho già chiamato la polizia. Adesso, testa di cazzo, abbassa la pistola
Stavo sudando freddo. Non poteva essere finita, non potevo tornare lì dentro per niente al mondo. Dovevo trovare un modo per uscire di lì e anche in fretta. Camminavo acquattato sul pavimento, ben attento a non far rumore e a piazzarmi esattamente alle spalle dell'uomo con il fucile. Mi fermai, nascosto dietro un grosso scaffale che impediva agli altri di vedermi.
- Stai bluffando – La voce di Kai tremava
- Non ti resta che aspettare allora. Le senti le sirene? Stanno arrivando ...
Adesso o mai più. Con un calcio violento mandai giù lo scaffale che si abbatté sull'uomo, bloccandolo a terra. Sentii il familiare crak di un osso che cedeva, avevo avuto giusto il tempo di lanciare un'occhiata veloce al tizio e di vederlo immobile ed esanime, prima di calciare via il suo fucile. Adesso la sentivo l'adrenalina, mi scorreva dentro a fiotti, ed era quella che mi spingeva a muovermi, afferrai il mio borsone e Rod, poi lo tirai su a fatica e insieme lasciammo il negozio. Kai mi venne dietro, saltammo su come se ci avessero sguinzagliato dietro due grossi cani infernali e soltanto quando fummo dentro e ormai partiti, ci liberammo delle nostre maschere. Rod era sanguinante e confuso, ma le urla di delirio degli altri lo rianimarono in fretta. Kai era quello che urlava di più.
La rabbia mi montò dentro in fretta, stavolta non poteva essere sanata in alcun modo. Tirai via la mia maschera e mi lanciai direttamente contro mio fratello. Un pugno sul naso che mi provocò quasi un orgasmo. Kai continuava ad urlare, ma adesso per le giuste ragioni
- Ma che cazzo, Levin!
- Fatemi scendere. Fatemi scendere da questa fottutissima auto!
- L- levin, dai
- Eri sicuro, eh? Eri sicuro che quel dannato figlio di puttana fosse da solo al negozio! Menomale, Kai! Menomale! Che cazzo ti dice la testa? Potevamo essere finiti, Kai! FINITI – gli urlai addosso, stavo cercando di trattenermi in ogni modo dal pestarlo di nuovo.
- E-era sempre stato c-così! Non avevo mai visto quel tipo lì dentro. Che ne potevo sapere. Gli incidenti capitano, ma che ti importa? Siamo fuori e abbiamo la grana! Abbiamo la fottuta grana!
- Cosa importa? Cosa importa? Potevamo essere lì con la fottuta polizia a spararci addosso! Ma tu che diavolo ne sai! Tu non ci sei mai stato in carcere – non riuscivo più a rimanere fermo, diedi una gomitata alla portiera e per un attimo vidi le stelle – fatemi uscire da questa cazzo di macchina, ho detto!
- G-gray, accosta. Fallo scendere se è quello che vuole
- Sei un figlio di puttana – sputai fuori tutta la mia rabbia, ma Kai stava già guardando avanti, verso quel nuovo mucchio di soldi da sperperare in droga e puttane.
- Siamo fratelli, Levin. Non è molto lusinghiero neanche per te quello che hai appena detto
- Col cazzo. Non voglio neanche immaginare da che razza di gente sei nato
Smontai dall'auto un istante dopo e mi diressi lontano da lì, la destinazione era ignota. Immediatamente mi diedi del bastardo per quell'ultima frase infelice che gli avevo urlato contro... colpire Kai nel suo punto debole mi fece sentire male. Andai ad accasciarmi a terra.  


AIDEN
Cominciava a far freddo a Brooklyn, l'autunno era ormai alle porte in tutta la sua bellezza. Pensai che quel giorno sarebbe stato più sopportabile degli altri; finalmente, dopo molto tempo, mi sentivo vicino all'essere sereno.
Keno mi raggiunse oltre i cancelli della Tech, mi diede una pacca sulla schiena e mi si accostò
- Hai visto la nuova coppia?
- Mmh? – seguii il suo sguardo che mi guidò verso una delle auto parcheggiate di fianco. Shannon si stava dando da fare con un tipo, ci mise ancora più vigore quando vide che stavo passando da lì
- I più maliziosi potrebbero pensare che lo stia facendo per attirare la tua attenzione – disse Keno con aria divertita – ma io voglio credere nel vero amore
Anch'io scoppiai a ridere, quella situazione stava diventando patetica – Quanto meno la smetterà di starmi addosso. Più tardi le porgerò i miei auguri –
- E la farai piangere
- Forse – feci spallucce e gli dedicai uno dei miei migliori sorrisini – ho altro a cui pensare, credimi
- Lo so bene. Sei stato con Andrew anche ieri notte?
Non risposi, ma lasciai che fosse il mio viso a parlare per me. Keno scosse la testa
- Scopare fino all'alba ti mette di buon umore. Dovresti farlo più spesso
- Ah, è quello a cui punto. Sembrerebbe che questo mio obiettivo sia condiviso anche da lui per il momento.
Tutto andava bene o così sembrava. Pace, armonia e sesso. Continuando in quel modo sarebbe stato davvero difficile fare a meno di una di quelle tre cose.
- Cristo, è già la settimana di orientamento – Keno diede voce ai miei stessi pensieri. Era bastato entrare tra i corridoi della Tech per notare il caos che infestava la scuola quel giorno.
- Quanto meno ci farà perdere qualche lezione
- Oggi vedi il bicchiere mezzo pieno. Wow, sto quasi per preoccuparmi
Lo lasciai prendermi in giro, il mio buon umore non sarebbe stato intaccato da niente quel giorno. Passai accanto ai numerosi stand, qualcuno dei ragazzi stava già sfogliando dei dépliant che avrebbero dovuto chiarire il nostro spazio nel mondo.
- Non c'è un college per chi non vuole fare proprio un cazzo? – chiesi, facendo ridere Keno
- Non credo proprio, ma se lo trovi fammi un fischio. Vado a prendermi qualcosa da bere in caffetteria. Non ti chiederò se anche tu vuoi qualcosa, Andrew ti ha già benedetto con il suo sacro pene
- Sei un coglione, Keno! – gli ricordai, beccandomi un'occhiataccia da parte di un professore di passaggio. Stavo per fare dietro front e tornare fuori, quando andai a sbattere contro qualcuno parecchio piazzato.
Mi voltai di scatto, pronto ad imprecargli in faccia, ma le mie parole lasciarono il posto ad un sorriso mezzo accennato.
- Ciao
- Ciao - Levin mi guardò senza neanche vedermi
Stavo per aggiungere qualcosa, ma non me ne diede la possibilità. Lo vidi dirigersi in fretta verso l'aula di musica e poi sparire. Rimasi di sasso. Non riuscivo a capire cos'era appena successo ... avevo fatto qualcosa di male? Non l'avevo più chiamato, ma anche lui aveva fatto lo stesso con me. Forse non ero io il problema, non potevo contare così tanto da spingerlo a comportarsi in quel modo, in fin dei conti non ci conoscevamo nemmeno ...
- Ehi Aiden! Che sorpresa!
Ero ancora frastornato quando mi voltai verso il ragazzo che mi aveva appena parlato. Conoscevo quella voce e la detestavo da morire. Alec Kellar era un uomo dannatamente affascinante. Grandi occhi scuri, un principio di barba incolta rossiccia ed un fisico che avrebbe fatto invidia a chiunque. Quel tipo era anche l'ex di Andrew. E in quel preciso momento mi stava fronteggiando nella mia stessa scuola.
- Alec ... la sorpresa è mia – acido. Lo ero stato parecchio.
- Orientamento! Anche la Air Force ha bisogno di nuove reclute. Perché non vieni a dare un'occhiata ai dépliant? Guarda che cosa mi tocca fare ... nessuno vuole venire a fare orientamento nelle scuole, ho perso una scommessa ed eccomi qui
Perché diavolo si fingeva così gentile ed affabile quando non faceva altro che provocare Andrew in qualsiasi modo possibile ed inimmaginabile? Avevo letto quei messaggi, visto quei video insieme ... potevo perfettamente leggere nei suoi occhi quella dannata voglia di strapparmi via Andrew.
- Grazie, ma passo. Un pilota in famiglia basta e avanza – ed Andrew era il mio pilota. Il mio sguardo era eloquente.
- Dai, mi farebbe piacere parlare un po' con te. Non ci incontriamo mai! Potresti anche partecipare ad una delle nostre serate qualche volta. Suppongo che ti annoi, non sei del settore e le nostre chiacchiere non sono poi così divertenti
Sapeva benissimo che Andrew non mi aveva mai invitato. Mi stava provocando, gioiva di fronte alla mia rabbia malcelata. Dovevo essere migliore di così, non potevo comportarmi da bambino, non davanti ad un leone pronto a divorarmi.
- Mi annoiano le vostre serate! E poi quello che più mi importa è il post serata. Se sai cosa intendo
Alec sollevò le mani in aria – Come vuoi, io lo dico sempre al nostro Wolfie che ci farebbe piacere conoscerti meglio. Magari prima o poi ...
Il nostro Wolfie.
Per un attimo valutai se fosse il caso di tirargli un bel pugno su quel naso dritto e perfetto. Le conseguenze non sarebbero state felici per me, ma quanto meno mi sarei goduto uno dei momenti più appaganti della mia vita.
- Il fatto che debba partire di nuovo fa schifo, eh? Non oso immaginare quanto debba essere difficile per voi questa situazione di continua incertezza
Confusione. Partire di nuovo? Quelle parole non avevano senso.
- Oh, non lo sapevi. Sono un coglione! Che gaffe di merda. Credevo che te lo avesse già detto
- Certo che lo sapevo! Ovvio che lo sapevo ... – sentivo il sangue fluire sempre più su, verso le mie orecchie ed il mio viso. Stavo andando a fuoco. Che cosa stava succedendo lì? Andrew doveva ripartire ... perché non ne sapevo nulla? Che cosa diavolo aspettava a dirmelo?
- Ah, bene. Avevi fatto una faccia! Non voglio fare casini, Wolfie non me lo perdonerebbe
- Wolfie mi aggiorna in continuazione, sta tranquillo - ribattei, mi sentivo prigioniero di un incubo.
- Certo, non ne dubito – ma il suo sorrisino non era mai stato così canzonatorio mentre mi fissava – sai, il nostro lavoro richiede enormi sacrifici, ma Andrew è una delle persone più ligie al dovere che io abbia mai conosciuto. Insomma, non era neanche necessario che partisse, siamo tornati da appena dieci giorni, eppure lui ha deciso di dare l'ok per arruolarsi. Non hai idea di quanto tutti lo rispettino per questo ... -
Ero sul punto di vomitare, troppe informazioni improvvise. Alec continuava ad osservarmi con quel sorriso mite sul volto, come se non avesse capito quello che aveva appena provocato. Era un bugiardo penoso, non si stava neanche impegnando.
- Andrew è ... - un figlio di puttana, avrei voluto dire – una persona rara. Questo suo spirito di sacrificio ... ha dell'incredibile
Mi sentivo svuotato da ogni cosa, volevo solo trovare un modo per andarmene via senza sembrare che stessi scappando da lui.
- Beh, visto che non ti lasci allettare dalla nostra U.S. Air Force, dovrò accontentarmi di reclutare qualche altro studente. Stammi bene, Aiden. Mi ha fatto piacere parlare con te
Gli credevo, aveva provato un piacere immenso a sganciare quella dannata bomba per poi andar via con un semplice sorriso sulle labbra. Stavo tremando, dovevo andare via da lì, lontano dalle occhiate persistenti della gente, perché presto mi avrebbero visto crollare.
Mi chiusi in bagno e tempestai la porta di pugni fino a quando il dolore non fu forte abbastanza da farmi riscuotere. Stavo piangendo ed imprecando
- T-ti odio ... ti odio
Il cellulare scivolò dalle mie mani. Una parte di me voleva chiamarlo e urlargli addosso tutta la mia rabbia, volevo dirgli cosa avevo scoperto per poi aggredirlo, aspettare una sua risposta senza neanche sentirla. Stavo esplodendo dentro, faceva un male cane ed era tutta colpa sua. Andrew non mi amava, non voleva stare con me, lui voleva solo fuggire e trovare un nuovo espediente per tenerci tutti lontani. Odiava questo posto, odiava chi ne faceva parte, me compreso. Fine della storia.
Io non ero speciale. Non importava quanto avesse provato a farmelo credere, ma quella non era la realtà. Vivere ad occhi chiusi non mi avrebbe portato nulla se non altra sofferenza... ed io non ne potevo più. Avevo fatto il pieno di delusioni e dolore. A cosa sarebbe servito parlare ed urlare? Avevo sempre preso Andrew di petto e cosa avevo ottenuto? Niente. Soltanto omissioni su omissioni ... Dio, non riuscivo a pensarci.
Mi sollevai da lì a piccoli passi, l'acqua fresca era un toccasana sulle nocche escoriate delle mie mani. Mi guardai allo specchio e mi trovai tutto sommato in me, ad un occhio poco attento sarei potuto passare per il solito, borioso Aiden.
Poi suonò la campanella e a quel punto lasciai il bagno, dirigendomi in corridoio, dove la nostra giornata di orientamento aveva inizio.
Mi immersi nella folla, finsi di prendere in considerazione un paio di college, rimasi lì ad ascoltare le loro proposte, di tanto in tanto annuivo, ma dentro di me mi sentivo estraniato da qualsiasi cosa. Non sarei andato al college, non avevamo i soldi, era già tanto che riuscissimo ad arrivare a fine mese.
- Ehi, ho visto lo stand dell'Air Force. – Keno mi venne accanto, reggendo due grossi bicchieri di caffè fumante, soltanto un attimo dopo i suoi occhi caddero sulle mie nocche arrossate – che diavolo succede?
Scossi la testa, il mio sorriso apparentemente incurante stava venendo via senza che potessi fare nulla per trattenerlo. Volevo solo urlare
- Aiden?
- Andrew ripartirà ed io non ne sapevo nulla. Vedi, se non fosse stato per il caro Alec che mi ha così gentilmente informato ... -
- Alec? Quel tipo allo stand è l'ex di Andrew? – Keno era sgomento – che significa che ripartirà? Era in congedo
- Sì, lo era, ma a quanto pare ha deciso di arruolarsi per una nuova missione. Alec mi ha detto che non era necessario ...
- Quel figlio di puttana. E adesso cosa intendi fare? Non puoi lasciargliela passare liscia. Cazzo, sei il suo ragazzo. Non meritavi di saperlo?
No, non meritavo nulla. Ero soltanto un moccioso che giocava a fare l'adulto. Venivo tenuto a bada con regali pretenziosi e parole vuote a cui credevo sempre, ma non quella volta.
- Chiamalo! Va a casa sua e butta giù quella fottuta porta. Chiedigli almeno una spiegazione!
- E a cosa servirebbe, Keno? Sono stanco di parlare e pretendere qualcosa da lui! E' chiaro come il sole che non conto abbastanza! Sono il suo passatempo e a quanto pare neanche uno così divertente, visto che non vede l'ora di mollarmi qui e tornarsene in missione il prima possibile. Sono stanco di combattere contro i mulini a vento
Silenzio. Il volto di Keno era pallido ed alterato. Non era felice di me, glielo leggevo addosso.
- Quindi vuoi lasciarlo. – ancora nessuna risposta da parte mia – vuoi lasciarlo, vero?
Lo stavo già lasciando andare, forse troppo lentamente, mi resi conto che qualcosa stava cambiando in me ormai da parecchi mesi a quella parte. Come si può vivere di sole delusioni e sperare che tutto rimanga immutato come sempre?
- Cristo, Aiden ... non ti capisco
- Non puoi. Non sei me ... sei molto più simile ad Andrew che a me – non c'era gioia nel mio sorriso – adesso me ne andrò a sfogliare qualche altro dépliant, se non ti dispiace. Basta parlare di lui, non ha senso
- Non puoi permettergli di trattarti ancora in questo modo! Sto cercando di aprirti gli occhi – Keno si parò davanti a me, mi teneva fermo per le spalle
- So cosa stai cercando di fare e sta tranquillo. Non ho mai visto Andrew così chiaramente come in questo momento.
Volevo bene a Keno, ma lui non poteva capire. Aveva una dannata paura di mostrarsi per quello che era e continuava a fingersi forte ed inarrestabile ... ma prima o poi sarebbe crollato, perché tutti crollano, volenti o nolenti. Ciò che contava davvero era la capacità di rialzarsi ed agire. Ed io ce l'avrei fatta?
Era tutto da vedere.  


KENO

Stavo correndo, correvo e pensavo, fissavo Aiden correre qualche metro più avanti e mi chiedevo se stesse davvero bene come mi aveva fatto credere. L'ora di educazione fisica era cominciata da un po' ma io non prestavo la minima attenzione a quello che il professore o gli altri dicevano intorno a me. Stavo ancora pensando alla discussione che avevamo avuto, all'ennesima verità spiacevole che il mio amico aveva dovuto sopportare e il suo comportamento estremamente calmo e distaccato.
Non lo avevo mai visto così, tanto imperturbabile e freddo, dov'erano finite le sue sfuriate? Avrei preferito vederlo reagire, lottare, non far passare a quell'uomo l'ennesimo comportamento di merda. Ma non era questo che Aiden voleva, era chiaro, mi inquietava solo non riuscire a cogliere il piano generale, quello che neanche a me diceva.
Quando rientrammo mi infilai nella doccia degli spogliatoi e quando ne uscii presi il cellulare dal borsone, era pieno di messaggi tutti da un unico mittente. Noah non vedeva l'ora di vedermi, mi chiedeva come stessero andando le lezioni e che lui avrebbe finito nel pomeriggio. Voleva che cenassi da lui quella sera, scossi la testa e chiusi la chat senza rispondere.
Che diavolo hai intenzione di fare?
Bella domanda, cosa avrei fatto? Cosa stavo facendo? Sapevo quello che non volevo diventare ma non cosa fare per non esserlo. Ignorare Noah non era la scelta ottimale per una soluzione a lungo termine, il mio silenzio non avrebbe fatto altro che attirarlo a me sempre più ansioso e desideroso. Forse Aiden aveva ragione quando mi diceva che avevo solo paura, che non avevo le palle per andare fino in fondo. Quando guardavo gli occhi di Noah mi sentivo soffocare, era come se cercasse di tenermi bloccato, come se volesse mettermi in catene. Finivo per detestarlo e cercare di stargli alla larga ma poi lui tornava a riprendermi e io non potevo o volevo oppormi.
Come in quella spiaggia, quella dannata serata in cui ero sul punto di raggiungere il risultato sperato ma poi lui mi aveva rimesso quel guinzaglio e trascinato in quella melma di sentimenti. E io ero rimasto lì, tutta la notte, senza alcuna speranza di mettere in salvo il mio orgoglio.

-Keno!
Fu il suono del mio nome a farmi riemergere dai pensieri che mi assillavano da tutto il giorno, stavo fermo davanti al mio armadietto nel corridoio da almeno dieci minuti mentre guardavo lo schermo del mio cellulare continuare a riempirsi di notifiche.
Mi voltai per ritrovarmi la faccia sorridente e soddisfatta di Shannon, non anche lei pensai, non ero pronto anche per quella tortura.
- Ma che faccia funerea Keno! – rise – sembra quasi che io sia la sola felice oggi a scuola!
- Ah – dissi io chiudendo l'armadietto e gettandoci dentro il telefono.
- Non mi chiedi perché? – continuò iniziando a seguirmi.
- Scommetto che me lo dirai comunque – risposi freddo ma lei era ormai decisa ad andare fino in fondo con quel discorsetto.
- Beh, ho conosciuto un ragazzo fantastico! – disse con voce carica di eccitazione – non riesco a stare lontana da lui, voglio assolutamente che lo conosciate al più presto. Potremmo organizzare un'uscita stasera!
La fissai e lasciai che si rendesse pianamente conto dell'indifferenza nei miei occhi di ghiaccio – passo
- Come? – il suo tono era fra il deluso e l'irritato – perché? Vorrei presentarlo ai miei amici, mi sembra lecito! Sbaglio o siamo un gruppo? Perché devi fare sempre lo stronzo?
Io scossi la testa incapace di stare a sentire altri suoi vaneggiamenti – Amici? Noi? Fammi il piacere, non avevo capito il motivo per cui non facevi altro che girarci intorno, fino a quando Aiden non ti ha dato quel briciolo di attenzione che tanto bramavi – risi di scherno – guardati, sei ridicola. Così tanto da fare solo per attirare l'attenzione di un ragazzo che palesemente non prova nulla per te, avresti potuto mantenere un minimo di dignità facendo finta di nulla e andando avanti. Invece ci siamo dovuti sorbire le tue scenette passivo-aggressive per settimane – vidi le prime lacrime ammassarsi sul bordo dei suoi grandi occhi tristi ma non mi fermai – e ora sei qui a pretendere che assecondiamo il tuo ennesimo tentativo di attirare l'attenzione, come se avessi cinque anni. Lui non ti ama, non ti amerà mai, nessuno vorrebbe stare con una ragazzina stupida e infantile come te. Quindi prendi il tuo ragazzo surrogato e vai a fare in culo verso il tramonto e smettila di rompere le palle a me ed Aiden con le tue stronzate, abbiamo entrambi molto altro a cui pensare
Sbam.
Eccolo, era arrivato, lo schiaffo feroce di una persona ferita, le guance di Shannon erano rigate di lacrime, la mano ancora ferma a mezz'aria le tramava appena mentre il colpo secco alla mia guancia aveva iniziato a bruciare.
- Sei un pezzo di merda – ringhiò – un mostro, un essere infimo ... - stava singhiozzando ma cercava di trattenersi – Samuel aveva ragione, ci aveva avvertiti tutti di quanto quella tua bocca fosse velenosa e il tuo corpo freddo come quello di un morto. Non hai un'anima e non hai un cuore, anzi quello che è peggio è che non hai rispetto per nessuno. E rimarrai solo, presto o tardi. Puoi giurarci, Keno
Io restai fermo circondato da quell'alone di distacco che la destabilizzava tanto, il mio volto non faceva trasparire nulla all'infuori di quel rossore sulla guancia nel punto in cui mi aveva colpito.
- Bene – ringhiò lei asciugandosi le lacrime – puoi segnare il mio nome fra le persone di cui ti sei guadagnato il disprezzo, mi auguro che tu sia soddisfatto
Poi si voltò e andò via con passo impettito lungo il corridoio, io rimasi fermo a guardarla, l'ennesima persona che non mi avrebbe mai più rivolto la parola e mi avrebbe disprezzato fino alla fine dei suoi giorni. Era così semplice farsi odiare, lasciare le persone e prendere le distanze era una fra le cose che mi riusciva meglio. Sapevo essere brutalmente onesto nei loro confronti e spezzare i legami diventava semplice quando mettevi le persone davanti a parti di sé che non volevano vedere.
Allora perché lui è ancora qui?
Quella consapevolezza era snervante, qualunque tentativo mettessi in atto per allontanare Noah, per farmi detestare, per costringerlo a lasciarmi andare, ogni mia mossa sembrava non bastare.

Lasciare la Tech alla fine delle lezioni non era stato liberatorio come sempre, quel pomeriggio sapevo che sarebbe stato infinitamente lungo soprattutto perché Noah aveva iniziato a chiamarmi ed io a ignorare il cellulare. Dovevo tenere duro, mantenerlo a distanza e riprendere il controllo di quella relazione prima di finire male, intrappolato dai suoi desideri, confinato in un ruolo che avrebbe preteso dei compromessi.
Ero totalmente sovrappensiero quando svoltai l'angolo dell'isolato pronto a lasciarmi la scuola alle spalle ma dovetti arrestare il mio passo tornando con la mente alla realtà e alla scena che avevo davanti.
C'era un ragazzo a terra, totalmente sdraiato sul marciapiede e con il volto contratto per il dolore, aveva i bottoni del colletto della camicia sbottonati e annaspava visibilmente in cerca d'aria con lo sguardo rivolto verso il cielo. In strada non sembrava esserci nessuno e io non sapevo cosa fare esattamente, stava male? Mi sembrò persino di conoscerlo per un momento, forse era anche lui uno studente della Tech anche se sembrava più grande di me.
- Amico? Ehi, mi senti? – chiesi ancora impaurito mentre mi avvicinavo a lui.
Non ce la faceva a rispondere, la sua bocca si apriva e si chiudeva senza emettere nient'altro che versi indistinguibili, si toccò il petto e poi portò lo sguardo verso di me. I suoi occhi erano grigi e terrorizzati, non so perché lo feci ma gli strinsi la mano.
- Chiamo l'ambulanza adesso, mi senti? Verranno ad aiutarti – gli dissi e presi il telefono dalla tasca.
A quel punto lui si mosse, portò la mano sulla mia e fece segno di no con la testa – niente ... ambulanza ....
Restai ancora una volta impietrito, non avevo idea di cosa stesse succedendo, lo vedevo impallidire e tremare mentre si contorceva appena su sé stesso e stringeva forte la mia mano.
- Dimmi cosa fare – continuai mentre gli sollevavo istintivamente la testa da terra - resto qui con te, dimmi chi vuoi che chiami, i tuoi genitori? Degli amici?
- Nessuno ... - ansimò ancora a fatica – non c'è ... nessuno
Passarono ancora una manciata di interminabili minuti, il suo corpo si era scosso numerose volte ma alla fine aveva smesso di tremare. Il suo sguardo sembrava persino più presente e mi fissò come se si fosse accorto solo in quel momento della mia presenza, notò le nostre mani ancora strette e si affrettò a ritirare la sua.
- Ti senti bene? – chiesi confuso, non sapevo come comportarmi e il suo modo di fare strano non aiutava.
Il ragazzo si guardo intorno con aria circospetta mentre tentava di rimettersi in piedi – sto bene
- Sei sicuro che non vuoi chiamare nessuno? Mi sembravi un po' ... senza fiato prima – cercai di articolare ma mi ritrovai soltanto con una sua occhiata piuttosto infastidita addosso.
- Era un attacco di panico, adesso sto bene – disse recuperando lo zaino e abbassando lo sguardo, si diede una leggera spolverata ai vestiti prima di voltarsi.
Io rimasi ancora spiazzato, non sapevo cosa fare o cosa dire e lasciai che andasse via lungo il marciapiede come se niente fosse successo. Avrebbe almeno potuto ringraziarmi, mi ritrovai a pensare qualche secondo dopo quando lo vidi sparire dall'altra parte della strada.
Scossi la testa, cercando di mettermi alle spalle quel bizzarro episodio e tornai a camminare verso casa immergendomi nuovamente nei miei pensieri.

Quando varcai la soglia i miei genitori erano a casa, stavano guardando la televisione in salotto, cercai di passare oltre ma sentii la voce di mia madre chiamarmi e dovetti fermarmi sulla soglia della stanza.
- Keno, è arrivata della posta per te – disse porgendomi diverse buste – sono dépliant e libretti informativi di alcuni college. Hai già fatto una pre-richiesta?
- Voglio solo informarmi, vedere come funzionano le borse di studio e le rate universitarie – chiarii prendendo le lettere.
- Tesoro non devi angustiarti – disse mio padre con il solito tono bonario – provvedere alle spese per la tua istruzione è compito nostro –
Io non ho bisogno di voi, non ho bisogno di nessuno.
- Penso di poterci riuscire da solo, grazie lo stesso. Ho parecchi crediti extra e una buona media, credo di aver diritto ad una borsa di studio – dissi rapidamente e mi voltai iniziando a salire le scale per il piano di sopra.
Sapevo che in qualche modo li stavo deludendo, anche se ero un ragazzo modello non ero il figlio che dei genitori come loro volevano, perché riuscivano a sentire il mio distacco, potevano capire quanto poco li stimassi. Volevo di più, qualsiasi cosa questo significasse, se fossi stato perfetto avrei potuto accedere a delle borse di studio, se mi fossi impegnato abbastanza sarei uscito da quella realtà tanto patetica.
- KENO! –
Sentire urlare il mio nome mi fece letteralmente sobbalzare di spavento, mi ero disteso sul letto ma scattai in piedi e mi affacciai alla finestra. Noah era giù nel marciapiede, la sua moto era parcheggiata lì e puntava lo sguardo dritto verso la finestra. Porca puttana, penai mentre mi ritraevo sperando non mi vedesse, doveva essere decisamente incazzato.
- KENO – urlò ancora e a quel punto mi affacciai, non potevo rischiare che tutto il vicinato sentisse quel casino.
- Che diavolo ci fai qui? Smettila di urlare – sbottai sporgendomi un po' dalla finestra.
- Dobbiamo parlare – disse con tono severo – scendi
- Non ho tempo, devo studiare – replicai – il fatto che abbia ignorato le tue chiamate non ti fa capire che forse non ho voglia di avere a che fare con te?
Cercai di rientrare e chiudere ma prima che potessi farlo fui fermato nuovamente dalla sua voce – ti avverto che se cerchi di nuovo di ignorarmi comincio a urlare il tuo nome fino a quando non scendi -il suo tono era mortalmente serio – ti avverto, si affaccerà l'intero isolato
Strinsi i pungi ma non avevo molto da replicare, non potevo permettermi di attirare l'attenzione, così dovetti cedere – arrivo, sta zitto
Mi ritrovai a correre giù per le scale ed uscire dal palazzo con passò nervoso mentre incontravo nuovamente il suo sguardo severo.
- Si può sapere che cazzo ti prende? – ringhiai quando fui a pochi passi da lui.
- A me? – chiese quello sorpreso – dovrei essere io quello incomprensibile fra noi due? Andava tutto bene, l'altra sera abbiamo passato una serata fantastica e adesso tu fai finta che io non esista. Ti sembra normale?
- Serata fantastica? – risi amaramente – Quale? Quella in cui i tuoi amichetti mi hanno dato addosso senza sapere un cazzo di me?
Il suo volto si rabbuiò appena – so che sono stati infantili, ho litigato con Adrian dopo – mi venne più vicino – ma sai a cosa mi riferisco, sulla spiaggia ... noi due
- Smettila, non c'è nessun noi! – ringhiai – non sai fare niente altro che attaccarti a me come un dannato parassita!
- Keno – lo vidi farsi avanti e io indietreggiai – perché devi fare così? Non capisco di cosa tu abbia paura, non ho intenzione di ferirti o di deluderti. Sto facendo del mio meglio, io ti amo sul serio
Smettila! Smettila e vattene come chiunque altro. Perché resti?
- Smettila, sei proprio patetico – sbottai – io non ho paura di niente, sei tu qui l'insicuro idiota che ama solo farsi sputare in faccia da un ragazzino
Sgranò appena gli occhi, quelle due piccole gemme verdi si caricarono di un profondo dispiacere – è tutto qui? Questo sono per te?
- Cristo, sì! Ci hai messo davvero così tanto a capirlo?
- Tu di certo non me lo rendi facile – commentò ancora con tono cupo – prima mi butti addosso tutta la merda che ti pare e poi ti ritrovo dietro la mia porta. Quante volte è successo? Un minuto prima mi disprezzi e poi sei lì nel mio letto, ti piace sentirti superiore ma sei solo un dannato moccioso. Sai che ti dico, dovrei cominciare a darti ciò che vuoi. Vuoi che finisca? Bene, addio!
Risi istericamente, non riuscivo a tenere a bada l'irritazione – Mi stai lasciando? Tu lasci me? Questo sì che è divertente!
- Stammi bene Keno – mormorò infilando il casco e salendo sulla moto – spero tu sia felice adesso
Poi mise in moto e partì lasciandomi su quel marciapiede, con la rabbia che mi faceva ancora tremare le braccia e i pungi stretti lungo i fianchi. Fottuto Noah, non c'era alcun piacere nel vedere che era lui a scegliere di andarsene.


ANGOLO AUTRICI : Buona domenica a tutte, ecco il capitolo della settimana dove i drammi vanno sempre più ad infoltirsi. Speriamo che la storia vi stia appassionando anche se siete tutte molto silenziose. Ci auguriamo di sentirvi presto e come sempre vi diamo appuntamento al prossimo capitolo! Buona lettura e a presto!

BLACKSTEEL

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro