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58. Can you ever forgive me?

Vulnerant omnes, ultima necat.
(Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide)



CALLUM

Quando ero rimasto solo in quella casa avevo sentito le pareti chiudersi intorno a me, mi sentivo soffocare, una sensazione che avevo dimenticato di provare con Alencar al mio fianco. Ma lui non c'era in quel momento, io ero lì e lui no, io ero al sicuro e lui no, io ero vivo e lui ...
Dovetti frenare la mia mente, non potevo pensare a quello, non potevo dubitare, l'ultima frontiera prima della pazzia era la speranza, dovevo credere in lui.
Sapevo che non ero il solo a vivere nel terrore, avevo sentito Levin qualche minuto prima, mi aveva chiamato nel panico per chiedere notizie del fratello. Ma io non sapevo nulla, nessuno di noi sapeva, se quel messaggio non fosse arrivato avrebbe significato la fine.
Meritiamo più di questo, quindi torna e dimostramelo.

Non sapevo quanto fosse passato, me ne stavo con le ginocchia stretta al petto mentre attendevo con il telefono sul tavolo, pronto a raccoglierlo. Quando lo sentii vibrare sobbalzai e mi gettai su di esso recuperandolo con foga, il cuore mi batteva forte mentre leggevo quelle brevi parole:
Vengo a prenderti.
Le lacrime bagnarono il mio viso senza che nemmeno riuscissi a controllarle, il mio cuore non smetteva di cavalcare mentre componevo un numero a me ben noto. Volevo dire i miei ultimi addii, volevo salutare quelle persone importanti che avevo conosciuto e che forse avrei rivisto fra qualche anno.
- Pronto? – la voce di Levin arrivò leggermente allarmata al mio orecchio, aspettava mie notizie e io fui lieto di dargliele.
- Levin ... - il mio tono tradiva una certa agitazione, anche se tentavo di tenerlo sotto controllo – il messaggio è arrivato, Alencar ce l'ha fatta
- Sono salvi? Ha detto qualcosa di Kai? – le sue domande erano incalzanti.
Mi si strinse il cuore – non ne sono sicuro. Mi ha detto solo che sta tornando, però credo che sia andata bene, sono certo che ne siano usciti tutti salvi
Ci fu un prolungato silenzio, forse la mia era più una preghiera che una certezza.
Poi ripresi – Sai, volevo salutarti ... -
Lo sentii riprendere a respirare – salutarmi? Perché? - era tremendamente confuso.
- Alencar ... ha fatto quello che doveva fare, sai ... - mormorai – e per questo dobbiamo lasciare la città. Non può restare qui, vado via insieme a lui per un po', non so quando potremo tornare ma ti prometto che ti scriverò appena possibile. Sai ... non voglio che sia un addio
Lo senti soffiare appena nella cornetta, forse era un sorriso – sono felice di sentirlo Callum, vorrei tanto che tu mi scrivessi, sono felice che alla fine ce l'abbiate fatta.
- Anche io ...- ammisi – non sai quanto
- Scappa di qui e sii felice – disse ad un tratto – vivi la vita che meriti
- Anche tu, Levin. È arrivato quel momento
La telefonata fu necessariamente breve, non mi era rimasto molto tempo e c'era ancora un'altra persona che volevo chiamare, qualcuno che non era esattamente a conoscenza di tutto ma che non meritava di essere abbandonata senza spiegazione.
Il telefono di Keno squillò un po' più a lungo, il suo tono di voce mi parve assonnato e lievemente confuso.
- Callum?
- Ehi, non volevo svegliarti – dissi – come stai?
Ci fu un attimo di silenzio – mi chiami a quest'ora per chiedermi come sto? Dovrei chiederti io che diavolo ti prende – mi fece notare.
Abbozzai un sorriso, il solito vecchio Keno – ci tenevo a dirti una cosa, ma vorrei che tu la accettassi senza arrabbiarti e che capissi che tutto questo mi fa molto felice
- Ma che succede? – adesso sembrava davvero sulle spine.
Dentro di me si formò un dubbio, mi domandai se non stessi commettendo un errore ma avevo intenzione di andare fino in fondo.
- Devo lasciare la città – dissi chiaramente – parto stanotte e volevo salutarti. Non preoccuparti, io starò bene
Silenzio, un terribile e prolungato silenzio.
- Sei impazzito? Che storia è? Perché devi andare via così? Nel cuore della notte poi! – il suo tono era concitato e allarmato.
- Non è niente di grave, prometto che cercherò di scriverti – lo rassicurai.
- E' colpa sua, vero? Ti sta obbligando ad andare via con lui? Che cazzo succede? – insistette ancora con tono sempre più astioso.
Non dovevi coinvolgerlo.
- Vado via con Alencar – chiarii – ma è una mia scelta, voglio stare con lui e dobbiamo allontanarci da Brooklyn per un po'
- Lo sapevo che ti avrebbe trascinato nelle sue merdate! – insistette – ascoltami Callum, tu non sei un criminale, puoi venirne fuori, puoi avere la vita normale che hai sempre desiderato!
Stavo per replicare, dirgli che avevo già quello che volevo, che capivo cosa provasse, che fosse tutto inaccettabile per lui ma io ero quello, ero legato ad Alencar.
Ma non ne ebbi il tempo, fu lui a riprendere il discorso.
- Non ho cancellato le prove – disse alla fine – le ho tenute, possiamo incastrarlo e tu sarai libero, potrai restare
Quelle parole mi raggelarono – cosa?
- Le prove che lui c'entra con quel giro, non sono andate distrutte. Usa il cervello Callum! – insistette.
- Tu devi darmele! – esalai senza fiato – eravamo così vicini ad essere felici ... tu non puoi farmi questo ...
- Ma io sto cercando di salvarti! – la sua voce era disperata – vuoi essere un dannato ricercato? –
Non potevo lasciare che le consegnasse, se qualcuno avesse identificato Alencar prima di passare il confine non avremmo avuto speranze e Keno poteva dire molto sulla sua identità. Non dovevo solo prendere quel filmato ma dovevo convincerlo a non denunciarlo.
- Vediamoci adesso – ribattei con tono disperato – devo parlarti faccia a faccia
- Ok, vediamoci alla spiaggia di Coney Island, all'altezza dell'appartamento di Andrew – mi disse con tono serio – forse riuscirò a farti ragionare
Chiuse la comunicazione ed io mi presi il volto fra le mani, come avevo potuto farlo? Come avevo potuto mettere in pericolo tutto? In quel momento sentii un rumore e la porta di ingresso si aprì, Alencar fece qualche passo verso di me mentre io sollevavo lo sguardo desolato.
Potrai mai perdonarmi?
- Callum che succede? Perché non eri di sotto? – mi chiese preoccupato – non ci resta molto tempo, fra mezz'ora Tian ci aspetta al parcheggio
Non riuscivo a parlare – io ... mi dispiace – ansimai – non volevo ... io ...
- Callum? – lo vidi piegarsi e prendermi il volto fra le mani.
Potrai mai perdonarmi?
- Volevo solo salutarlo ... ma ... - pronunciavo a stento le parole – ho fatto un casino ...
- Dimmi cosa cazzo succede – il suo tono era duro, consapevole.
- Keno ha ancora il tuo video, vuole identificarti, dirlo alla polizia – spiegai ancora frastornato – ma io posso rimediare! Ti prego, permettimi di rimediare
Il volto di Alencar era una maschera indecifrabile, ne ebbi quasi paura, i suoi occhi erano carichi di rabbia e frustrazione.
- Non ho intenzione di rinunciare a te – sibilò – non dopo quello che ho fatto stanotte, non permetterò a quel piccolo pezzo di merda di dividerci ancora. Tu verrai via con me, passeremo quel dannato confine
Io lo abbracciai – sì, lo faremo. Te lo prometto Alencar, lasciami solo qualche minuto, lascia che gli parli
Presi il suo volto fra le mani e lo fissai dritto in quegli occhi verdi e stanchi.
- Fidati di me, di me soltanto, e permettimi di andare. Tutto quello che voglio è partire con te stanotte e lo faremo – gli assicurai.
Non disse nulla, non si mosse neanche ed io interpretai quel silenzio come un consenso, non mi fermò mentre recuperavo la giacca e correvo fuori dall'appartamento e poi in metro.
Tutto quello che pensavo era che dovevo raggiungere Keno, che dovevo fermarlo, che dovevo permettere a me stesso e ad Alencar di sopravvivere.
Potrai mai perdonarmi Keno, per averti deluso così tanto?
Forse era stata colpa mia, forse avevo confuso me stesso e Keno in quel periodo e gli avevo insegnato a temere Alencar ma forse potevo ancora farglielo vedere con i miei occhi. Fargli capire che quella non era una sconfitta per me, che quella fuga significava cominciare a vivere davvero.
Arrivai al nostro appuntamento strepitante, la spiaggia era scarsamente illuminata e all'apparenza deserta, camminai un po' incerto e poi mi resi conto di una sagoma in penombra. Keno venne avanti con un'espressione tremendamente seria in volto, una parte di me ne fu intenerita, gli importava davvero così tanto di me?
- Non sono qui per litigare – gli dissi rassicurante – ma nemmeno per restare
Quello scosse la testa – eri pronto a sparire dalla città così, senza nemmeno guardarmi in faccia. Cosa ti dice il cervello? Come pensi che sarà la tua vita? – insistette.
- Non lo so come sarà, Keno – risposi onestamente – io spero che vada tutto bene, ma nessuno può conoscere il futuro. Non lo faccio perché voglio vivere un'avventura o perché ho una pistola puntata alla testa – strinsi i pugni – lo faccio perché l'uomo che amo ha bisogno di me e io di lui
Il suo volto era addolorato – devi amarlo davvero tanto, per mandare a puttane tutti gli altri – disse come se la cosa lo ferisse – per voltare le spalle a persone che dicevi che ti avevano salvato e a cui hai promesso di restare accanto
Fu in quel momento che capii, compresi il reale dolore che Keno stava provando. Era solo un ragazzino, spesso me ne dimenticavo, solo un adolescente che credeva di aver trovato un piccolo punto di riferimento. Ci eravamo sostenuti a vicenda e ora il sentirsi messo da parte così improvvisamente era troppo da accettare, troppo per una persona come Keno, abituata ad avere tutto sotto controllo.
Mi avvicinai di un altro passo e lo abbracciai – mi dispiace per non averti detto niente prima, non c'era nulla di certo prima di stanotte. Non voglio abbandonarti, non è mai stato un mio pensiero, non voglio voltare le spalle a quello che c'è stato fra noi e quello che può esserci in futuro ma ...
- Devi seguirlo ... - disse in un sussurro, stava cercando di tenere un tono distaccato anche se la sua voce tremava – perché lo ami ...
- Sì ... - ammisi – so che puoi capire cosa si prova, se Aiden ti chiedesse di andare via con lui, lo faresti?
Il suo corpo si irrigidì – sì –
- E' per questo che devo andare, perché ho bisogno di vivere la mia vita con lui. Ma questo non è un addio, te lo prometto Keno. Però devi promettermi qualcosa anche tu – dissi sciogliendo l'abbraccio – devi giurare che non mostrerai quei filmati, che non andrai dalla polizia a raccontare di Kurt e Alencar. Il nostro futuro è nelle tue mani
Ci fu un interminabile silenzio a quel punto, attesi che metabolizzasse quella richiesta e lo fissai insistentemente finchè il suo corpo non si mosse e la sua testa annuisse lentamente.
- Stai tranquillo – disse in un sussurro – non dirò niente
Per la seconda volta quella sera le lacrime scesero dal mio viso senza che io potessi controllarle, mi sentivo così felice, sapevo che avrebbe mantenuto la parola.
- Grazie, Keno, grazie ...
- Callum, allontanati
Il suono di quella voce mi fece sussultare, in un attimo la gioia precedente venne spazzata via da un enorme ondata di incertezza. Mi voltai e Alencar era lì, mi aveva seguito e se ne stava a qualche metro da noi con la pistola stretta in pugno. Mi si gelò il sangue, feci qualche passo indietro totalmente spaesato mentre lo vedevo piazzarsi di fronte a Keno.
- Mi sembra di averti già detto, che se ti fossi messo in mezzo un'altra volta ti avrei ucciso – Alencar parlò senza che il suo tono facesse emergere alcuna emozione, era totalmente freddo e distante.
- Alencar – cerca di intervenire spostandomi accanto a lui – va tutto bene, ti prego ascoltami. Keno non dirà niente, possiamo andare via
- E chi ti dice che non andrà alla polizia appena voltiamo le spalle! – ringhiò rinsaldando la presa sull'arma.
- Me lo ha promesso, Alencar – insistetti – ti prego, per stanotte basta morte. Possiamo essere liberi, possiamo andare via. Se non ti fidi di lui almeno fidati di me!
Ci fu un enorme silenzio a quel punto, i miei occhi saettavano da una parte all'altra, passavo dal volto marmoreo di Alencar agli occhi pieni di paura di Keno, che temeva persino di indietreggiare.
- Mi dispiace, non posso – sussurrò Alencar alla fine.
Non trattenni l'urlo che venne fuori dalla mia gola accompagnato dallo sparo.
- ALENCAAAR!-
Potrete mai perdonarmi?

Buio.
Assoluto buio, sentivo il mio corpo tremare e poi lentamente mi ritrovai ad aprire gli occhi, quando li avevo chiusi? Mossi lo sguardo intorno a me, mi sentivo frastornato, come se per un istante non ricordassi nemmeno dove mi trovavo. Poi un'immagine così strana, la mia mano destra reggeva una grossa pietra, quando l'avevo presa? E perché era sporca e vischiosa?
La lasciai cadere a terra e spostai gli occhi davanti a me, sentii un vuoto allo stomaco quando vidi il corpo di Keno a terra, sembrava non fosse cosciente e poi ricordai lo sparo, l'urlo. E la mia testa si voltò, i miei occhi si girarono lentamente nella direzione in cui c'era Alencar e fu lì che si arrestarono.
Il mio intero mondo scivolò in una disperazione senza fine quando mi resi conto che lui era a terra, il suo volto era piegato di lato ed io crollai sulle ginocchia strisciando verso di lui. Aveva una ferita alla testa, tremenda, perdeva sangue e il suo corpo era continuamente scosso da piccoli tremori. Ero stato io? Era stata quella pietra? Come avevo potuto?
Potrai mai perdonarmi?
- Alencar ... - mormorai a fatica.
Lui apriva e chiudeva le labbra a stento, sembrava riuscire ancora a vedermi ma il sangue colava copiosamente dalla sua ferita e anche dal naso.
- Perdonami – ansiamai – io ... mio dio ... io
- T-ti ... - la sua voce era un sussurro, annaspava terribilmente – a-am...o
Poi il suo corpo smise di muoversi, abbandonandosi completamente alla morte fra le mie braccia mentre io mi ritrovavo ad urlare ancora una volta, completamente distrutto.
In quel momento, mentre reggevo il suo corpo senza vita fra le braccia, non sentivo più niente. Ero come chiuso in una mia bolla di assoluta disperazione che mi costringeva ad un innaturale silenzio.
Le orecchie ovattate, la gola secca, le lacrime mi rigavano il volto mentre il mio respiro si mozzava ad ogni muto singhiozzo. Soltanto un sibilo riusciva a penetrare il mio stato di disperazione, soltanto quel lieve suono, strisciante. Le onde del mare scivolavano lungo la riva e spostavano la sabbia sottile, sembrava quasi un canto. Potevo sentire quel suono infilarsi sotto la mia pelle e sussurrare al mio orecchio, fu proprio quel lamento lento a mostrarmi la strada.
Alencar non c'era più e niente, nella mia vita di infiniti tormenti, mi aveva annientato come quella consapevolezza. In un mondo che avevo sempre percepito minaccioso, un mondo che ospitava l'indifferenza degli altri e l'odio di mia madre, lui mi era sembrato l'unico vero motivo per vivere, mi aveva mostrato l'amore che avevo sempre desiderato possedere. Avevamo lo stesso desiderio io e Celia, alla fine, essere visti e avere il permesso di esistere, ma quello non era altro che l'ennesimo desiderio infantile.
Potrai mai perdonarmi per averti condotto a questo?
Il dolore in quel momento era troppo grande, l'assenza era l'unica sensazione presente dentro di me mentre mi chinavo a raccogliere i massi più grandi e li infilavo con prepotenza nelle nostre tasche. Ne misi il più possibile e poi iniziai a trascinare me stesso e il suo corpo verso il mare.
Era quello il mio posto alla fine, forse era il messaggio che quelle pigre onde mi stavano comunicando, l'ultima chiamata per tornare a quel luogo dal quale ero sfuggito. Sentivo l'acqua gelida bagnarmi i piedi ma non avevo paura in quel momento.
Non avevo freddo, il mio corpo bruciava, la disperazione era la fiamma che animava ogni mio passo dentro quel liquido scuro. Sentivo che il mare ero io e lui era me, come se questi lunghi anni in cui mi fossi trascinato fra i vivi erano solo trascorsi in funzione di quel momento. Perché era sempre qui che sarei tornato, perché le creature come me erano una condanna, perché sarei stato una maledizione per chiunque mi avesse mostrato amore. Io non ero amore.
Potrai mai perdonarmi per aver permesso al mare di prendere anche te?
Lo amavo, ma amarlo non significava salvarlo, l'amore non ti dà un potere del genere, l'amore non c'entra niente con questo.
I miei stanchi polmoni presero l'ultimo respiro prima che il mio viso sparisse sotto la superficie d'acqua, nel silenzio, nella mia bolla di eterna agonia e rimpianto, stretto a quello di Alencar.
Quello era un addio e lo sussurrai alle poche persone che vedevano in me ancora qualcosa di meritevole.
Addio.
Potrete mai perdonarmi?

TIAN

- Ancora cinque minuti
Il volto di Arek sembrava supplicarmi più delle sue stesse parole ma io non potevo permettermi di rassicurarlo, né di accontentarlo oltre. Fissai il mio orologio per la quarta volta nel giro di pochi minuti, la stazione di servizio era deserta e non c'era traccia di macchine in arrivo, non c'era traccia di Alencar.
Non verrà.
Quella consapevolezza mi fece male, dopo tutto quello che avevamo fatto, rendersi conto che qualcos'altro poteva essere andato storto era insopportabile.
- Dobbiamo andare – dissi in un sussurro e il volto del mio ragazzo divenne ancora più cupo.
- Ma perché ... io non capisco ...- mormorò.
- Dovevano essere qui venti minuti fa, Alencar non avrebbe mai permesso a niente e nessuno di impedirgli di presentarsi qui in tempo – dissi più a me stesso che a lui – se non sono ancora arrivati, allora non verranno
Non c'era più altro da fare, niente da aggiungere, mi venne da pensare che solo la morte forse avrebbe potuto impedire ad Alencar di partire con Callum e pregai non fosse davvero così. Ma quel pensiero, per quanto angosciante, non mi fermò, anche la mia vita e quella di Arek dipendevano da quel viaggio. Così accesi il motore dell'auto e senza aspettare oltre lasciai la stazione di servizio, sentii la mano di Arek stringere la mia.
Quello era un addio.

NOAH

Era una serata pungente ma piacevole, stringevo il manubrio della moto mentre sentivo le braccia di Jaco cingermi più saldamente la vita.
- Non vedo l'ora di arrivare a casa – mi confessò con una certa malizia nel tono di voce.
Io risi – sbaglio o questi giri in moto serali ti rendono particolarmente frizzante?
Mi accostai al semaforo e, mentre poggiavo a terra un piede, sentii la sua mano farsi strada lungo la mia coscia.
- Non saprei ... - replicò con tono di finta incertezza.
Ero sul punto di replicare quando il mio sguardo fu attirato da qualcuno, proprio al semaforo vidi apparire Keno, lo osservai attentamente mentre sfilava sulle strisce pedonali con il cappuccio della felpa sulla testa. Era certamente lui ma mi ci volle qualche occhiata per esserne totalmente certo, c'era una strana aura che lo circondava, qualcosa che mi preoccupò all'istante.
Aveva quello sguardo terribile, di quando era spaventato e stava perdendo il controllo, lo sguardo che precedeva avvenimenti di cui forse si sarebbe pentito.
- Che succede? – fu Jaco a svegliarmi, a farmi tornare con i piedi per terra mentre continuavo a seguire Keno con lo sguardo.
- Ho visto Keno – risposi titubante – sembrava ... aver bisogno di aiuto
- Vuoi andare a dare un'occhiata?
Fui colpito da quell'affermazione – ti dispiace?
- Certo che no, dai fai inversione e vediamo se sta bene
Così lo feci, fui grato a Jaco per avermelo permesso, ero mosso da una sorta di sesto senso che non mi dava pace. Quando scattò il semaforo feci inversione e mi ci volle un po' per individuare nuovamente Keno sul marciapiede, non ci rimase a lungo, lo vidi scendere le scalette verso la spiaggia.
Cosa stava facendo? Era quasi l'una e mezza, perché andare in spiaggia di notte da solo? Mi sentivo sempre più in agitazione, così trovai un posto per la moto e mi diressi anche io giù per la scaletta seguito da Jaco.
Arrivati lì sotto ci fermammo, era buio, non si vedeva chiaramente e Keno aveva camminato in fretta.
- Da che parte? – mi chiese Jaco preoccupato ed io non sapevo cosa rispondere.
- Proviamo di qua, se non troviamo nessuno torniamo indietro – risposi leggermente in imbarazzo – mi dispiace di averti trascinato in questa situazione assurda
Quello scosse la testa e accese la torcia del telefono – coraggio
Camminammo per qualche minuto nel buio della spiaggia, sembrava deserta, forse stavamo andando nella direzione sbagliata o forse Keno non era più lì. Pensai di chiamarlo, non sapevo se mi avrebbe risposto ma tirai fuori il cellulare.
Fu in quel momento che lo sentii, un suono raggelante, un colpo ben identificato, il suono di uno sparo proveniente da quella spiaggia, alle nostre spalle, lontano ma chiaramente udibile.
- Noah! Che diavolo è stato? – la voce di Jaco faceva trasparire lo stesso panico che c'era nella mia mente.
Keno sei lì? Cosa diavolo succede?
Iniziammo a correre, non sapevo quanto fosse lontano ma corsi, era ferito? In che genere di guai si era cacciato? Continuai ad avanzare mentre le mie gambe affondavano maldestre nella sabbia, quella spiaggia sembrava sempre tutta uguale, buia e deserta.
- Keno! – cominciai a urlare chiamandolo – Keno!
I miei occhi si muovevano scrutando ogni angolo, poi la luce del telefono di Jaco illuminò qualcosa, una sagoma stesa a terra. Mi gettai sul suo corpo, era rigido e pallido, scostai la sua felpa e vidi chiaramente il segno della ferita da arma da fuoco. Inspirai, cercai di mantenere la calma e tamponare il sangue con la stoffa della felpa.
- Io vado a chiamare aiuto – disse Jaco alle mie spalle – torno sulla strada e chiamo un'ambulanza, li mando qui immediatamente
Io annuii incapace di staccare lo sguardo dal volto pallido di Keno mentre i passi di Jaco si allontanavano veloci verso la strada sopra di noi.
Poi vidi un movimento, una smorfia in quel volto che sembrava di marmo.
- Keno? – chiamai – riesci a sentirmi? Sono Noah, devi stare sveglio, mi senti?
E i suoi occhi si aprirono debolmente, sembrava essere di nuovo cosciente, c'era un leggero stupore, come se non si aspettasse di essere ancora vivo.
- Io ... - ansimò- io ...
- Va tutto bene, arriverà un'ambulanza – lo rassicurai – cerca di parlare con me. Andrà tutto bene, chiamo i tuoi genitori, verranno in ospedale.
Lo vidi scuotere la testa – loro no ... Aiden ... chiama Aiden ...
Annuii – certo, avviso lui, sarà felice di sapere che stai bene ok? Quindi resisti
Ad un tratto il suo volto si riempì di dolore, non qualcosa di fisico, ma una sofferenza profonda, le lacrime calarono giù lungo le sue guance mentre si apprestava nuovamente a parlare.
- E' colpa ... mia – disse a fatica – è tutta colpa mia
- Di cosa parli? Cos'è successo? – chiesi sempre più confuso.
- L'acqua li ha presi ...- cominciò a mormorare – l'acqua li ha presi. Ti prego ... non lasciarli lì
Quelle parole mi sembrano incomprensibili, volevo chiedergli altro ma lo vidi perdere nuovamente i sensi, poi sentii una mano sulla mia spalla e mi voltai sussultando. I paramedici erano lì, c'era una barella e io mi spostai immediatamente.
Fu in quel momento che me ne resi conto, c'erano dei solchi non lontano da dove ci trovavamo, due lunghi solchi che portavano dritti verso il mare.
Sembra quasi che qualcuno sia stato trascinato in acqua.
Mi si accapponò la pelle.
Non lasciarli lì.
- Noah – mi sentii chiamare e riconobbi subito Paul, uno dei paramedici – è un tuo amico? Lo stiamo portando via, vieni con noi in ospedale?
- C'è qualcun altro – dissi agitato – ha detto che c'è qualcun altro in acqua!
Quello mi fissò per un momento allarmato, poi corse dal resto dei paramedici e li vidi chiamare altre autorità. Servivano sicuramente dei sommozzatori, la polizia, trattenni il respiro, chi poteva essere? Perché?
Alla fine lasciai la spiaggia, tornai con gli altri verso l'ambulanza, non volevo lasciare solo Keno anche se ormai sembrava stabilizzato.
- Lo opereranno d'urgenza – disse Paul – per fargli una trasfusione e chiudere la ferita, fortunatamente il proiettile è uscito senza colpire organi vitali
Io annuii ancora incapace di pensare lucidamente, seguii il gruppo il più a lungo possibile e poi li vidi sparire oltre la porta della sala operatoria.
Crollai su una delle sedie e presi il telefono fra le mani, dovevo chiamare Aiden e il solo pensare di dovergli dare una notizia così mi fece rabbrividire.
- Pronto? – la sua voce arrivò confusa e stanca al mio orecchio, forse non sapeva che Keno fosse in giro a quell'ora di notte.
- Aiden, sono Noah – dissi tentando di mantenere un tono calmo – Keno è in ospedale, lo stanno operando ma sta bene. Volevo solo dirtelo ...
Ci fu un attimo di silenzio prima che le sue parole ricolme di paura tornassero a farsi sentire – in ospedale? Adesso?! Perché? Che succede?
Mi si strinse il cuore – non lo so bene, era ferito, gli hanno sparato ma se la caverà. Adesso lo stanno operando, non so se i suoi dovrebbero saperlo
- Fanculo! – disse improvvisamente con la voce rotta dalla disperazione – a quegli stronzi non importa niente. Vengo lì, arrivo subito
- Puoi venire anche domani – lo rassicurai – è notte fonda Aiden, tu ...
- Mi farò accompagnare da mia madre.
Mise giù senza che potessi replicare, mi resi conto di quanto fossero spaventosamente simili certe volte quei due.
Cosa farai ora?
Si poteva solo aspettare, sentii qualcuno sedersi accanto a me e mi resi conto che si trattava di Jaco, poggiai la testa sulla sua spalla e restammo in attesa che qualcuno venisse fuori dalla sala operatoria.
Il dottor Palmer fece il suo ingresso nella sala d'aspetto dopo circa quaranta minuti, si tolse la mascherina e venne verso di me con aria seria.
- Il tuo amico è stabile – mi comunicò – lo stanno portando in camera, fra un po' si sveglierà dall'anestesia e potrai parlarci, credo che la polizia vorrà indagare su quello che è successo
Io annuì e lo osservai andare via, al suo posto, nel corridoio apparve la figura pallida e allarmata di Aiden seguito a pochi passi dalla madre.
- Dov'è? – mi chiese sempre più nel panico.
- Lo hanno fatto uscire ora dalla sala operatoria, sta bene ma è ancora incosciente, verranno a chiamarci quando potremo parlare con lui
Aiden crollò sulla sedia, si mise le mani fra i capelli – tutto questo è insopportabile
Io gli passai una mano sulla spalla, un gesto che avevo compiuto su Keno molte volte quando lui si era ritrovato in quell'attesa snervante. Riuscii quasi a intravedere la crudele ironia dietro quei momenti di assoluto tormento.

LEVIN

Andrew guidava per le strade affollate del centro, le luci cangianti dei cartelloni pubblicitari si abbattevano su di noi mentre la musica dei locali accompagnava quel viaggio silenzioso e teso che avevamo intrapreso ora fa. Non ero riuscito a rimanere a casa, il pensiero che Kai e Yael fossero lì fuori a fare i gangster in mezzo a dei boss della droga mi aveva tormentato così tanto da spingermi a fare qualsiasi cosa pur di stare in movimento.
Avevo ancora il telefono stretto tra le mani e una strana sensazione al petto. Dovevo sentirmi sollevato dalle parole di Callum, in qualche modo Alencar stava per raggiungerlo, quindi c'erano dei sopravvissuti. Ma Kai e Yael erano tra quelli?
- Levin, tra poco scatta il verde. Dove vuoi che vada?
Mi morsi le labbra, ero tormentato – Kai non risponde ... - ed era ovvio il perché. Forse stava scappando dalla polizia, forse stava ancora tornando al covo.
- Dobbiamo andare al covo ... c-credo che torneranno lì. Segui la statale e poi ...
Ma le mie parole furono interrotte dalle sirene furiose della polizia, le luci blu baluginavano nell'aria ad intermittenza mentre le auto davanti a noi cercavano di spostarsi per far passare quelle della polizia. Il mio cuore mancò un paio di battiti.
- Seguile ... seguile, Andrew.
Andammo dietro sgusciando nel traffico, sapevo che con ogni probabilità ci avrebbero portato sulla scena della sparatoria. Le auto della polizia erano troppe, non avrebbero mobilitato tutti quegli agenti per un motivo meno grave di quello.
- Levin, ascoltami ... voglio che tu stia calmo, va bene? Vedremo cosa sta succedendo e poi mi seguirai in auto, succeda quel che succeda. Devi prometterlo.
Non ce la facevo, la mia gola era secca e la mia mente sembrava incapace di formare pensieri sensati. Volevo soltanto assicurarmi che quei due figli di puttana fossero riusciti a mettersi in salvo insieme ad Alencar. Era tutto ciò che volevo.
- Si stanno fermando. Deve essere uno di quei locali.
- Il Moonlight, sì. Lo nominavano spesso mentre ero con loro ... ero fatto, ma ricordo qualcosa. Fermati qui, fammi scendere.
Scesi di corsa, incurante dei richiami di Andrew che doveva smontare dall'auto. Ero sconvolto, la strada si stava riempiendo in fretta di curiosi che si accalcavano intorno al locale mentre la polizia tentava disperatamente di sgombrare l'entrata. Un attimo dopo vennero fuori i primi superstiti. Le sirene delle ambulanze erano assordanti, mi guardai intorno, le vetrate erano state distrutte dai proiettili, sembrava una scena venuta fuori da un film che non avrei voluto vedere. E Kai poteva essere lì dentro.
Mi feci spazio tra la folla, incurante di ogni altra cosa. Tutta la mia attenzione era puntata sull'entrata buia del locale, continuavo a farmi avanti più che potevo, spingendomi a fatica tra la gente accalcata e sconvolta. Dovevo sapere. Dovevo vedere.
- Che cosa diavolo è successo?
- C'è stata una sparatoria assurda. E' andata avanti per dieci minuti! Eravamo nel locale accanto quando hanno iniziato a sparare.
- Ci sono dei morti?
- E' impossibile che non ce ne siano ... guarda, arriva la scientifica.
Cercavo di non ascoltare, mi stavo trascinando fino alla transenna che adesso delimitava il perimetro. Ero uno zombie. Nuovi feriti sbucavano dal locale, alcuni di questi erano ammanettati però. Avevo stretto il metallo freddo della transenna tra le mani fino a farmi male, poi Kai era apparso nel mio campo visivo.
Il dolore fu fortissimo. Era stato amanettato e adesso veniva scortato fuori a fatica da due uomini. Si dibatteva ancora, era un animale furioso e urlante. Persi del tutto la testa. Scavalcai la transenna, sgusciando dalla presa di un agente per raggiungere Kai all'entrata.
Mi vide. I suoi occhi erano intrisi di sangue. Era irriconoscibile.
Gli agenti mi trascinavano indietro, mentre mi aggrappavo a Kai. Era la fine. Quella era davvero la fine di ogni cosa. Combattevo per rimanere fermo lì, incurante delle minacce. Non potevo lasciare Kai. Non un'altra volta.
- Che cosa cazzo hai fatto? Perché diavolo lo hai fatto? – avevo urlato ad un centimetro dal suo viso sconvolto e sporco di sangue. Soltanto la presa ferrea degli agenti mi impediva di stringere le mie mani intorno al suo collo. Ci volle solo qualche istante, poi la mia furia si trasformò velocemente in terrore.
- Dov'è Yael? P-perché n-non vedo Yael?
Mi bastò guardare negli occhi mio fratello per capire. Scivolai a terra e smisi di lottare. Stavo venendo ricacciato indietro e non avevo più la forza di reagire. Lasciai che Kai fosse trascinato via, perdendo il contatto della sua mano bollente nella mia.
- M-mi dispiace, big bro ... m-mi dispiace ...
- Portate via questo ragazzo, dannazione!
Voci confuse e mani che mi scuotevano per farmi rialzare. Lo shock era troppo forte, il gelo era calato sul mio intero corpo. Yael aveva perso la vita e Kai la libertà.
- Lasciatelo immediatamente, cazzo. Me ne occupo io
La voce di Andrew era l'unica cosa su cui riuscivo a concentrarmi, così come il suo tocco deciso e protettivo. Mi aggrappai alle sue spalle come se ne dipendesse della mia stessa vita. Fu lui a mettermi in piedi e a trascinarmi lontano dalla folla sempre più stretta intorno a noi. Era come vivere un incubo ma con la differenza che non mi ero mai addormentato ... quella era la mia vita, era l'intera esistenza mostruosa di mio fratello, dei nostri amici, del ragazzo che avevo amato fino a pochi mesi prima. Droga e morte.
- Levin, mi senti?
Andrew era su di me, senza rendermene conto era riuscito a trascinarmi fino alla macchina dove il frastuono della folla e delle sirene era meno perforante. Ma poi c'era quella luce blu intermittente che illuminava i nostri visi, le nostre mani e l'intera strada. Non riuscivo a parlare, non riuscivo neanche a muovermi.
Yael era morto.
Immaginai il suo corpo riverso a terra, un piccolo puntino in mezzo alla miriade di cadaveri che quella guerra si era portato dietro ... se ne stava con gli occhi vitrei e freddi a guardare un punto fisso nella parete sporca di sangue. Solo. Distrutto. Abbandonato da tutti, ma soprattutto abbandonato da me.
Un conato di vomito mi risalì l'esofago. Riuscii ad aprire lo sportello a tentoni prima di piegarmi sull'asfalto e liberarmi di quel poco che avevo in corpo.
Ed Andrew era ancora lì. Era sempre lì.
- Va tutto bene, Levin. Ci sono io qui con te ... ci sono io qui.

ANGOLO AUTRICI:

Siamo decisamente al capolinea, manca un solo capitolo e poi l'epilogo per la conclusione di Split. Come potete vedere, sarà un finale agrodolce. Per quanto alcune coppie e personaggi sono riusciti a rimettersi in piedi, il lieto fine non accompagnerà tutti i nostri protagonisti. In questa storia, come nella vita, qualcuno viene sempre lasciato indietro. Un grazie a tutti coloro che stanno leggendo e commentando con noi questa storia, a presto.

BLACKSTEEL

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