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57. Let them free

"Spes ultima dea."
La speranza è l'ultima dea.


LEVIN


Mi apprestavo a lasciare la struttura con una nuova sensazione di benessere che non sperimentavo ormai da troppo tempo. L'avrei quasi definita speranza, mi sentivo stranamente libero di poter affrontare le cose in modo diverso adesso che i miei genitori ed Andrew avevano visto il peggio di me e non avevo più nulla da nascondere. Loro mi attendevano nella hall, il primo a venirmi incontro fu proprio Andrew che abbracciai forte, fino a passargli le braccia intorno alla vita. Mi lasciai posare un bacio leggero sulla fronte, per poi passare a salutare i miei genitori.
- Come stai, tesoro?
- Molto meglio, adesso voglio solo tornare a casa – le diedi un bacio sulla guancia mentre mio padre posava una mano sulla mia spalla e mi guidava verso la segreteria dove avrei dovuto firmare gli ultimi documenti.
- Firmi qui e qui. Dovrà tornare ogni settimana per svolgere degli esami. Qui ci sono i suoi effetti personali. Buona giornata
Eravamo fuori, il sole splendeva con prepotenza nel cielo terso di quel bellissimo pomeriggio new yorkese. Uno strano quadretto, pensai, puntando lo sguardo sui miei genitori ed Andrew che camminavano accanto a me, chiacchierando di tanto in tanto. Avevano passato molto tempo insieme, capii che la sua presenza era stata essenziale anche per loro, era proprio vero che Andrew riusciva a fare colpo praticamente su chiunque. Quel pensiero mi fece sorridere, in pochi mesi la mia vita era cambiata. Avevo toccato il fondo più nero, ma allo stesso tempo, grazie alla sua presenza, ero anche riuscito a risalire la china fino a recuperare la parte migliore di me, l'unica di cui potessi andare fiero. La strada era ancora lunga però e sempre in salita, il primo step era proprio davanti a noi.
Salimmo in auto poco dopo, mi ritrovai stretto ad Andrew, sui sedili posteriori della nostra auto. Poggiai il capo contro la sua spalla e mi lasciai cullare dal suo profumo e dalle sue carezze ritmiche sulla mia mano.
- Posso venire da te? – il mio era stato un sussurro basso. Avevo così tanta voglia di stare con lui che mi mancava il fiato.
- Certo che puoi – mi assicurò lui dopo avermi baciato appena – anzi, speravo di poter parlare con i tuoi genitori riguardo una questione. – aveva parlato a voce alta per far sì che anche loro potessero sentirlo. Gli occhi di mio padre erano puntati su di noi dallo specchietto retrovisore. Ne avevamo già parlato in quella settimana, ma i miei genitori non si erano esposti più di tanto.
- Vuoi stare da Andrew?
Mio padre parlò direttamente con me.
- Solo se va bene anche a voi. Ovviamente passerò da casa tutti i giorni e potrete venire a trovarci tutte le volte che volete.
Era dura, affrontare un altro distacco era chiedere molto dopo quanto era successo con Kai. Sapevo che dovevano essere stati combattuti ed ero certo che ne avessero già parlato a casa più volte nel corso di quella settimana.
- Mi farebbe davvero piacere, signori Eickam. Mi assicurerò personalmente che vada a scuola con regolarità e che non faccia più stronzate – rincarò la dose Andrew e a quel punto lo fissai.
- Grazie per la fiducia – commentai con una punta di finta irritazione nella voce.
- Dovere – lui rise, poi mi passò una mano tra i capelli fino a scompigliarli un po'.
- E come sapete ci saranno dei periodi in cui sarò in missione, quindi Levin potrebbe tornare da voi durante quel lasso di tempo. Sappiamo che è chiedere tanto, ma le mie intenzioni sono le migliori.
L'aveva detto davvero. Lo guardai, cercando di soffocare una risata, anche se il silenzio di mio padre mi preoccupava. Lo sentii prendere un profondo respiro, era già tanto che stesse prendendo in considerazione quella proposta.
- Hai fatto molto per nostro figlio ... questo è indubbio. Molto più di quanto abbiamo fatto noi.
- Non è così – dissi in fretta – non dovete neanche pensarlo questo. Non siete mai stati voi il problema, sono io ... ero io. – mi corressi – e non sarò lontano, ve l'ho detto. Intendo tornare qui con regolarità, fare tutti gli esami che devo e voglio rigare dritto. Mi dispiace per Kai, ma non sono più disposto a farmi trascinare nei suoi problemi, non posso più continuare così, adesso me ne rendo conto. Datemi questa ultima chance.
Il silenzio calò in auto per un po' di tempo, tanto che pensai che nessuno avrebbe più osato parlare. Andrew mi lanciò un'occhiata lievemente dubbiosa, stirò le labbra in una smorfia preoccupata.
- Ci siamo fidati di Andrew e non ci ha dato motivi per dubitare della sua affidabilità. Ammetto che preferirei averti a casa, sarebbe più facile per tutti, ma ... alla fine tutto ciò che desideriamo davvero è il tuo bene, Levin, se credi che con lui saresti più sereno non abbiamo motivo per opporci alla vostra decisione.
Avevo trattenuto il respiro per tutto quel tempo mi resi conto.
- Grazie
- Però vi aspettiamo per cena due volte a settimana! – aggiunse mia madre – e quando Andrew andrà in missione tu tornerai a casa per stare un po' con la tua mamma.
- Certo – la rassicurai, mi sentivo così leggero da poter volare.
- Signori Eickam, vi ringrazio davvero. So che abbiamo chiesto molto e che ci sono stati fin troppi cambiamenti nella vostra vita in questi ultimi tempi, quindi ve ne sono grato.
- Bene, adesso basta parlarne. Tutto ciò che conta è che Levin stia bene.
La conversazione si fece più allegra, Andrew e mio padre avevano raggiunto un feeling a tratti spaventoso. Ci riaccompagnarono a Coney Island e lì ci salutammo.
Eravamo rimasti da soli, avevo già in mente un paio di modi per impegnare quel pomeriggio, mi bastò guardare Andrew per capire che stava pensando esattamente alla stessa cosa. Mi venne incontro e allungò una mano per accarezzarmi.
- E' andata meglio del previsto, i tuoi sono ragionevoli in fondo. – parlò a pochi centimetri dalle mie labbra, una tentazione troppo forte per non cedere all'istante. Lo baciai con foga, respirando il profumo leggero del suo dopobarba fino a spingerlo contro il divano. I suoi occhi erano scuri, così intrisi di desiderio da mozzarmi il fiato e costringermi a baciarlo con ancora più violenza. Iniziai a toccarlo ovunque mentre lui infilava le dita sotto la mia felpa per sfiorare il mio corpo che rabbrividiva in modo incontrollato ad ogni suo tocco.
- Ti voglio adesso.
Era impossibile procedere gradualmente, ogni cosa in lui mi faceva impazzire. Crollammo sul divano, stavo cospargendo il suo petto di baci e i suoi gemiti si facevano ogni istante un po' più disperati. Ero quasi nudo quando il vibrare del mio cellulare ci riscosse.
- Cazzo, non adesso – biascicò Andrew, era così confuso ed eccitato che vederlo in quelle condizioni mi fece ridere.
Allungai il mio braccio per afferrare il telefono abbandonato nei jeans sul pavimento.
- Forse sono i miei, è meglio rispondere – dissi a malincuore.
Non erano loro. Ma era Kai.
Dannazione. Andrew si immobilizzò accanto a me, ci guardammo un attimo negli occhi.
- Basta stronzate, Levin.
- Devo vedere cosa vuole.
Solo un'ultima volta, mi dissi. Poi presi la chiamata.
- Kai, che succede?
Ero in ansia per tutto ciò che lo riguardava ormai, stavo trattenendo il respiro.
- Ehi big bro, sei uscito finalmente!
- E tu come lo sai?
Sembrava di ottimo umore, ma questo non servì a tranquillizzarmi. Ero sul chi va là da quando avevo memoria.
- Perché siamo qui fuori ... speravamo di poterti salutare.
Siamo. Lui e Yael. Mi morsi le labbra in un gesto di nervosismo, Andrew aveva sentito ogni cosa. Lo vidi rabbuiarsi e scuotere la testa, per un attimo pensai che avesse voluto strapparmi il telefono dalle mani, ma non si mosse.
- Qui fuori? Kai ...
- Abbiamo delle novità! Stiamo per uscirne, Levin. Dopo stanotte saremo liberi.
Qualsiasi cosa stesse succedendo si stava evolvendo in fretta, mi ritrovai in piedi, sotto lo sguardo ancora perforante di Andrew.
- Arrivo – dissi soltanto prima di staccare la chiamata.
- Che cosa diavolo vogliono ora?
Anche Andrew era in piedi adesso mentre mi rivestivo in fretta.
- Devo parlare con lui. Ha detto che stanotte finirà tutto ... non so cos'abbiano in mente, ma forse sono ancora in tempo per fermarli.
L'ansia mi attanagliava il petto, corsi di fuori in fretta per ritrovarmi davanti le facce di Kai e Yael. Mio fratello venne ad abbracciarmi, sembrava su di giri e bastò guardarlo negli occhi per vedere il sollievo che la mia vista gli aveva procurato.
- Stai benissimo, big bro!
Avrei voluto dire lo stesso di lui e Yael, ma non era così. Erano entrambi pallidi, troppo esaltati per credere che non avessero preso niente dalla scorta sottratta a Kurt. Rimasi immobile, spiazzato dalle occhiate attente di Yael che stava studiando prima me per poi passare ad Andrew.
- Che cos'era quella storia? Di cosa parli? – dissi subito dopo. Ero smarrito.
- Kurt è finito. Sta facendo la guerra con un altro boss! Stanotte andiamo a farlo fuori. Noi, Alencar e Tian. Insieme.
Quelle parole mi scossero, ero sempre più confuso – Cosa? Kai, che diavolo ...
- No, ascoltami! Ci vendicheremo di Gray! Voglio vederlo crepare, Levin. Verrà tradito dai suoi stessi uomini, aggredito nel suo stesso locale di merda. Finalmente pagherà per tutto quello che ci ha fatto ... e sai qual è la cosa più divertente? Che ormai non gliene fotte più un cazzo di me! Mi ha perfino chiesto di stare accanto a June! Ha abbassato la guardia, il figlio di puttana.
Lo trovava divertente. Non c'era niente di sensato in quello che stava dicendo.
- Kai, stai delirando, dannazione. Sei libero, cazzo. Hai appena detto che non gliene importa niente di te. Che cosa diavolo stai facendo? Lascia che sia Alencar a chiudere la questione adesso. Hai avuto quello che vuoi – parlavo concitatamente, ero sconvolto – ci sarà una sparatoria, finirà in un bagno di sangue, lo sai.
Parole al vento, lo capii ancora prima di sentire la sua risposta. Lo vedevo nei suoi occhi, adesso troppo simili a quelli di Yael.
- Alencar ha detto la stessa cosa, sai? E credo proprio che il vecchio Kai non avrebbe avuto le palle di andare fino in fondo. Ma sai che c'è? Quanta gente è finita male a causa del vecchio, menefreghista Kai? Avevi ragione tu ... hai sempre avuto ragione tu. E' arrivato il momento di combattere le mie battaglie da protagonista. Non permetterò a nessun'altro di pagare al mio posto.
- Kai, questo non è un film! Questa è la tua vita e stai rischiando di raggiungere un punto di non ritorno! Ascoltami, prendi June con te e lascia la città ... sarà Alencar ad occuparsi di Kurt. Mettetevi in salvo, non dovete più combattere questa battaglia ... nessuno dei due.
Le mie parole erano del tutto inutili, me ne resi conto quando vidi mio fratello ridere come se niente fosse.
- Niente paternale questa volta ... sta tranquillo.
Stavo scuotendo la testa come un automa, le mie mani tremavano, mi bastava parlare cinque minuti con mio fratello per ridurmi in quello stato ormai. Sentii il corpo di Andrew accanto a me, mi passò un braccio intorno alle spalle in un gesto di protezione.
- Hanno deciso. Rientriamo – disse soltanto.
Io non mi mossi, ero ancora lì, con la stessa ostinazione di chi, a distanza di anni, tentava ancora un'impresa disperata.
- Kai ... ripensaci. Gray è morto ... non c'è niente che tu possa fare per lui adesso. – il mio era un appello disperato, lo sapevo bene.
- Invece ti sbagli. Sarò io ad ammazzare quel figlio di puttana di Kurt. Voglio che sia il mio l'ultimo volto che vedrà prima di crepare ... così saremo pari.
Parlava esattamente come Yael.
- Ma sono felice che tu stia bene – la rabbia nel suo tono lasciò posto ad una terribile calma – non meritavi niente di quello che ti è capitato. Sei sempre stato il migliore tra noi due.
Tutto nelle sue parole lasciava intendere che quello fosse un addio. Ero pietrificato, delle lacrime bollenti solcavano le mie guance in una caduta inarrestabile. Poi fu Yael a farsi avanti. Era incredibile pensare quante follie avessi fatto per stare vicino ad uno come lui. Lo guardai dritto in quegli occhi chiari, terribilmente cupi e malinconici quando si posarono nei miei.
Ero certo che da qualche parte dentro di lui fosse davvero convinto di amarmi.
- Suppongo sia un addio ... - provò a sorridere, ma non ci riuscì. Continuò a guardarmi con intensità per un tempo indeterminato, non mostrandosi capace di muoversi.
- Yael ... non devi farlo ... - dissi ancora una volta. Avevo un groppo in gola che mi impediva di parlare.
- Beh, non ho motivi per non farlo però. Adesso non ho nessuno da cui fare ritorno ... sono solo.
Andrew si irrigidì accanto a me, sentii la sua stretta farsi più pressante.
- Non dire stronzate, non sei solo. Potete fermarvi! Non è troppo tardi ...
- Non voglio fermarmi.
Si fece più avanti, una lacrima solitaria scivolò lungo la sua guancia.
- Addio, Levin.
Un'ultima carezza. Poi volse le spalle e andò via, seguito da mio fratello.

ANDREW


Erano bastati pochi minuti di conversazione per ridurre Levin in quello stato. Gli andai accanto e mi strinsi a lui. Vederlo in quelle condizioni mi faceva stare di merda, oltre a mettermi addosso un senso di impotenza atroce.
- Ehi, non puoi addossarti quest'altra responsabilità ... non c'è niente che tu possa fare.
Le sue labbra si piegarono in una smorfia disperata – Quello è mio fratello e sta andando a rovinarsi la vita con le sue stesse mani.
- Ed è stato lui a deciderlo – gli ricordai ancora una volta – hanno avuto la possibilità di scegliere e lo hanno fatto. Cristo, non puoi pretendere di cambiare quello che è! Puoi provare a farlo ragionare, puoi stargli accanto quando ne ha più bisogno ... ma Levin non puoi fare più di questo. Mi dispiace, ma non puoi.
Lo strinsi forte tra le mie braccia, il tè che gli avevo preparato era rimasto sul tavolo a raffreddarsi. Non era così che doveva andare, non dopo il periodo di merda e la disintossicazione che aveva dovuto subire negli ultimi giorni. Quel nuovo dolore lo stava annichilendo e con tutte le mie attenzioni riuscivo a malapena a mitigare la sua sofferenza. Eravamo stesi sul divano, stretti l'uno all'altro mentre osservavo i suoi bellissimi occhi grigi combattere contro le lacrime e la disperazione.
- S-sono suo fratello, cazzo. Dovrei essere in grado di farlo ragionare o di denunciarlo. Dovrei chiamare la polizia! Ecco cosa dovrei fare, ma non posso ... non posso fargli questo. Non ho la forza.
- Levin ehi ... sai che verrei con te, vero? Possiamo andare anche adesso, non conosciamo il nome del locale, ma è pur sempre qualcosa, almeno potremmo preparare la polizia ...
Lo vidi scuotere la testa – N-no. Non posso denunciarli ... c'è il ragazzo di un mio amico invischiato in questa storia e ... non posso fare questo a nessuno di loro. Non c'è proprio un cazzo che io possa fare e l'idea di essere totalmente inutile mi fa impazzire!
- Smettila di torturarti! Sono serio, Levin – mi ero sollevato sul suo corpo e lo stavo trattenendo giù in una presa ferrea – hai rovinato la tua vita a furia di cercare di sistemare quella di Kai, te ne rendi almeno conto? Hai passato l'inferno per proteggerlo, ti sei perfino fatto due anni di riformatorio al posto suo! Come se non fosse abbastanza gli sei stato accanto per tutto questo tempo, finendo nel bel mezzo di una lotta tra bande e rischiando una cazzo di overdose. Cos'altro vuoi? Ti stai davvero incolpando di qualcosa? Hai fatto più del necessario per lui! Apri gli occhi, Levin. Non puoi salvare chi non vuole essere salvato. Inizia a vivere per te stesso.
La mia rabbia lo aveva riscosso, non c'era altro modo per tirarlo fuori da quello stato. Mitigai le mie parole stringendolo di nuovo a me, ero così pazzo di quel ragazzo che vederlo in quel modo mi spezzava il cuore.
- Certe battaglie non possono essere vinte, Levin. Mi dispiace. A volte combattere ti logora dentro e basta.
Il sole era tramontato e la stanza si faceva ogni attimo più buia intorno a noi. Il corpo di Levin aveva smesso di tremare, raccolsi le sue lacrime con il pollice, fino ad asciugarle una per una.
- S-stai facendo troppo per me ... - biascicò con un filo di voce.
- Niente è troppo per te. Se soltanto avessi il potere di mandare via tutti i tuoi problemi e renderti finalmente felice lo farei senza esitare.
Avevo il cuore a pezzi.
- Hai fatto molto più di questo, Andrew. Da quando ti conosco non sono più riuscito a smettere di pensare a te e a quello che saremmo potuti diventare. E' bastata un'uscita per farmi perdere la testa. Tu sei letteralmente l'unico pensiero che è riuscito a tenermi a galla nei miei periodi peggiori e non hai idea di quanta fatica abbia fatto per tenerti lontano da me in queste ultime settimane ... v-volevo solo proteggerti da tutto il resto.
- Lo so bene – ma sentire quelle parole mi rincuorava, pensai. Non avevo alcuna intenzione di raccontare a Levin quanto quel distacco mi avesse fatto male, poteva già intuirlo, ne ero sicuro. Nessun nuovo peso doveva gravare su di lui.
Volevo soltanto stare con lui. Stringerlo e baciarlo fino a quando avrebbe smesso di pensare a quello che succedeva fuori da lì. Dovevo fargli perdere la testa, dargli la possibilità di aggrapparsi a qualcosa di immensamente bello che non avrebbe trovato da nessun'altra parte. Ed io sapevo come fare. Voleva essere cullato, i suoi movimenti erano lenti e delicati, un chiaro invito a prendermi cura di lui.
Lo baciai piano, con una calma che non ci era appartenuta prima di quel momento. Avevamo tutta la notte davanti e non solo quella. Ci sarebbe stato un domani e un dopo domani ad accoglierci in futuro. Lui era lì e stavolta non sarebbe più andato via. Così lo spogliai lentamente, passando le dita sulla pelle calda e perfetta del suo corpo che sembrava risvegliarsi sotto i miei tocchi leggeri quanto micidiali.
- Sei così bello, Levin ...
Mi perdevo nell'osservazione del suo ventre piatto e pallido, dai fianchi un po' sporgenti che amavo leccare e mordere piano. Lo baciavo mentre le mie dita disegnavano linee invisibili lungo la rada striscia di peluria bionda che scendeva giù lungo l'inguine di Levin. Seguii quel piccolo sentiero e sentii subito il tessuto leggero dei suoi slip cedere di fronte alla mia avanzata. Levin gemette appena contro la mia bocca, il mio tocco gli aveva mozzato il respiro per un attimo.
- Ti piace così? – la mia era una domanda retorica, in un paio di secondi avevo sentito la sua erezione gonfiarsi sempre di più tra le mie dita.
Levin annuì febbrilmente e iniziò a muovere il suo bacino contro la mia mano in un gesto inequivocabile. Voleva di più, ogni mugolio che si lasciava sfuggire era una nuova conferma di quanto quel trattamento lo stesse eccitando.
- Non avere fretta, abbiamo tutto il tempo del mondo adesso ... possiamo farci talmente tante cose che il solo pensiero mi fa impazzire
- Perché non inizi subito allora? – aveva provato a sorridere nonostante l'eccitazione palese. Mi ritrovai la sua lingua in bocca e una voglia così devastante che mi spinse a baciarlo con più foga, fino ad intrappolare il suo viso tra le mani. Sentivo scosse di piacere risalire lungo il mio basso ventre, scuotermi con violenza.
Poi Levin mi scostò dalle sue labbra con decisione, aveva ancora un sorriso terribile impresso sul viso mentre spingeva il mio viso verso il suo petto, sempre più giù.
- Mmm, stai diventando sfacciato ... - dissi con un filo di voce, resa ancora più roca dal desiderio.
- Lo sono sempre stato.
Era vero, forse era per quello che a letto mi faceva impazzire così tanto. Non aveva paura di chiedere e prendersi ciò che voleva, adesso era chiaro che le mie attenzioni erano richieste in un altro punto del suo corpo. Ma non sarebbe stato così semplice, gliel'avrei resa più difficile del previsto, infatti iniziai a baciare il suo interno coscia, a pochissimi centimetri dalla sua erezione pronta e terribilmente invitante.
- C-cazzo ... ti sei dato alla tortura, eh?
Levin fissò per un attimo, si stava mordendo le labbra ed il suo viso era così arrossato e confuso che mi fece un effetto devastante. Tornai ad occuparmi di lui con più foga mentre le sue dita si infilavano tra i miei capelli in carezze sensuali. I baci lasciarono posto a piccoli morsi e succhiotti su quel punto così delicato che i mugolii di Levin crebbero in fretta.
- A-andrew ...
Sentirlo ansimare mi confondeva ed eccitava da impazzire, così mi infilai tra le sue gambe adesso divaricate e dedicai tutte le mie attenzioni alla sua apertura. Levin si contorceva dal piacere sotto di me, i suoi mugolii trattenuti erano musica per le mie orecchie.
- Dimmi che non ti era mancato
Non riusciva a parlare e in effetti non mi aspettavo una risposta, la mia bocca era ancora impegnata, ma stavolta volevo occuparmi dell'erezione prontissima di Levin. La baciai piano, prima di scendere giù centimetro dopo centimetro, fino ad inglobarla quanto più potevo. Era fantastico, tutto in lui era spaventosamente attraente. Persi la testa, avevo iniziato a penetrarlo con due dita e i suoi gemiti si erano fatti quasi insostenibili ormai. Volevo di più, entrambi volevamo molto di più di quello.
Calai su di lui piano e in automatico sentii le sue gambe allacciarsi intorno alla mia vita in un chiaro invito a procedere. Il suo viso era arrossato, aveva le labbra gonfie a furia di tentare di zittirsi mentre mi occupavo di lui e quella visione era a dir poco paradisiaca. Mi appropriai dei suoi fianchi e lentamente mi feci strada in lui. Rimasi fermo lì, a gustarmi il calore del suo corpo stretto intorno al mio e quei gemiti bassi, a metà tra piacere e dolore che Levin si lasciava sfuggire dalle labbra. Mi feci spazio dentro di lui, spingendomi dentro con più forza, fino a quando non strinsi il suo corpo contro il mio e aumentai le spinte.
- Sì, così ... A-andrew ...
Sentirlo urlare il mio nome era deleterio. Aveva gli occhi chiusi ed il viso perso in un piacere che conoscevo bene e che provavo anch'io in quel preciso istante. Mi muovevo piano, spingendomi dentro e contro di lui. Volevo che il suo stesso spazio fosse il mio spazio, avrei voluto fondermi con lui se fosse stato possibile. E i nostri gemiti si facevano più forti, quasi incontrollabili ormai, riempivano l'aria e rendevano quell'amplesso ancora più eccitante e terribile allo stesso tempo. La sua erezione era rigidissima contro il mio stomaco, sapevo che a furia di continuare quella danza saremmo venuti entrambi nel giro di pochi istanti e infatti fu così.
L'orgasmo partì dal mio basso ventre fino a coinvolgere ogni fibra del mio corpo in un'esplosione di piacere che mi stordì. Era stato fortissimo, così micidiale da provocarmi una lunga serie di brividi su tutta la pelle. Non avevo né la forza, né la voglia di muovermi, ero ancora stretto a Levin, piegato sul suo corpo ansante e caldo. Ed era lì che volevo rimanere.

ALENCAR


Quella notte era finalmente giunta, dopo anni sotto il suo dominio adesso, il regno di Kurt stava per finire, o quanto meno, io non ne avrei fatto più parte. In qualsiasi modo sarebbe andata stanotte, con la sua morte o la mia, sarei stato libero, avrei reso giustizia Jonas e a tutti coloro che meritavano la libertà.
I miei occhi si soffermarono su quelli di Callum che aveva chiuso la cerniera dell'ultimo borsone, c'era un tremendo silenzio fra noi, la tensione sembrava non lasciare spazio alle parole. Continuai a sistemarmi il giubbotto antiproiettile, ormai Kurt ci voleva sempre pronti ad ogni attacco e lo indossavamo sempre, ma presto sarebbe servito davvero.
- Hai capito bene questa parte del piano? – gli chiesi voltandomi – quando uscirò da quella porta avrà inizio tutto. Ti invierò un sms dopo che sarò uscito da quell'inferno, ma se non dovessi farlo – gli ricordai – se non dovessi sentirmi entro l'una, scappa. Esci di qui e non voltarti, vai a casa e racconta tutto a mio padre, ogni cosa, digli che sei in pericolo e che ti serve protezione. Lui è un avvocato penalista, saprà aiutarti, con Kurt non si scherza.
Sembrava amareggiato, come se quelle parole lo offendessero ma era importante che tenesse quella possibilità ben in mente, che non si lasciasse trascinare dai sentimenti e dal dolore se io non fossi tornato.
- Possiamo parlare del piano che non contempla la tua morte? – mormorò alla fine.
- Quando tutto sarà finito e sarò uscito dal locale ti manderò un messaggio – continuai – avrai dieci minuti per raccogliere tutto e scendere in strada, verrò a prenderti e partiremo subito per il punto di incontro. Alla stazione di servizio ci saranno anche Tian e il ragazzo che porterà con sé, lasceremo le nostre auto e ce ne sarà una pronta con i documenti. Lasceremo la città senza voltarci, dritti in Canada con meno soste possibili, saremo sicuri che la polizia non verrà a cercarci solo quando avremo passato il confine
A quel punto si avvicinò a me di scatto e mi abbracciò forte, io ricambiai la stretta e tentai di reprimere la sensazione di disagio che provavo, quella stretta quasi soffocante.
- Andrà tutto bene
Perché? Perché lo stai dicendo? E se non tornassi?
Poi ci separammo, Callum non riusciva neanche a parlare ed io non potevo trattenermi oltre, non lo baciai, dentro di me non volevo suggellare nessuna forma di addio. Le nostre mani si tennero strette solo per altri pochi secondi e poi io mi voltai, presi la giacca e uscii dall'appartamento.
Quella notte io e Tian avremmo fatto da scorta a Kurt mentre passava la sua solita serata al Moonlight, ormai c'erano pochi uomini di cui si fidava e li teneva sempre vicino, temendo un attacco a sorpresa di Xavier e i suoi uomini.

Quando io incrociai lo sguardo di Tian, anche lui appena arrivato e con il giubbotto ben stretto al petto, riuscii a scorgere la stessa oscura brama. Quella notte, in quel posto, eravamo ad un passo dal realizzare i nostri più oscuri desideri, non fu necessario parlare dopo quella lunga occhiata continuammo a procedere dentro il locale.
Sembrava tutto tranquillo, un venerdì come un altro, la sala principiale era piena di clienti, le ragazze e i ragazzi seminudi si aggiravano per il locale reggendo vassoi pieni di alcolici. Identificammo immediatamente le sei guardie sparse lungo il perimetro della stanza, sapevamo che altre tre erano sul retro e poi Hauser ovviamente sempre al fianco del grande capo.
Era lì che eravamo diretti, dritti da Kurt, nel suo ufficio, ma prima di varcare quella soglia io feci una piccola deviazione, lasciando che Tian mi precedesse.
Mi avvicinai alla porta posteriore del locale, la aprii e rivelai la presenza delle guardie.
- Tutto tranquillo? – chiesi.
- Sì – mi rispose uno degli uomini – non abbiamo visto nessuno
- Il capo vuole che facciate un giro dell'isolato, vuole essere sicuro che non ci siano furgoni o auto sospette nel perimetro del locale – riferii – resto io di guardia finchè non tornate al vostro posto
Loro annuirono immediatamente, nessuno aveva nulla da ridire, così lasciarono le loro postazioni dividendosi per coprire rapidamente il perimetro. Sorrisi, non sarebbero tornati da quell'ispezione, controllai l'orario e poi scrissi rapidamente un messaggio: solo tre uomini, morti loro la via sul retro è libera.
Nell'oscurità sapevo che Yael e Kai erano in agguato, insieme a Xavier e i suoi uomini, rientrai nel locale, sapendo che da lì a poco avrebbero fatto irruzione, e raggiunsi Tian nell'ufficio del grande capo.
Lui era lì, Kurt fu il primo uomo che vidi, se ne stava seduto alla scrivania ad esaminare i suoi libri contabili, spostò lo sguardo su di me ma il mio volto non tradiva emozione.
- Tutto tranquillo stasera – assicurai – ho fatto un giro e nessuno delle guardie ha visto niente, tutti sono ai loro posti
Lui annuì soddisfatto, era quasi ora di fare un giro fra i comuni mortali, Kurt passava la prima parte della serata nell'ufficio, ma quando il locale era sufficientemente pieno, andava nella sala principale fra i clienti, per stringere mani e fare affari. Lo vidi sollevarsi ed io mi spostai per cedergli il passo, fu lui a passare per primo dalla porta seguito da Hauser che gli stava a giusto qualche metro di distanza, io gli andai dietro.
Sorrisi sadicamente mentre sfilavo la pistola lentamene dalla mia cintura, poi il rumore di spari fece sobbalzare i due uomini davanti a me, ancora nel corridoio, si guardarono intorno spiazzati. Il mio braccio si tese e puntai l'arma dritta alla testa di Hauser.
Perché usare cerimonie? Perché dire qualcosa? Lui aveva forse sprecato fiato quando aveva fatto esplodere la testa del mio migliore amico a qualche passo da me? No.
Decisi che era nel silenzio che se ne sarebbe andato, ma non prima che comprendesse pienamente cosa stava per accadere. Gli lasciai quei secondi sufficienti a rendersene conto, vidi i suoi occhi sgranarsi leggermente e le sue labbra aprirsi per la sorpresa ma la sua mano non arrivò mai alla pistola.
Muori figlio di puttana.
Premetti il grilletto, un momento prima Hauser era lì e quello dopo era ovunque. Sangue e pezzi di cranio schizzarono da tutte le parti, sulla parete, sul volto attonito di Kurt, sul pavimento, persino su di me. Pochi instanti e il corpo di Hauser crollò giù, come qualsiasi altro cadavere, come il corpo di chiunque.
Dopo quei primi secondi di confusione, vidi finalmente qualcosa di eccitante nel volto di Kurt, riuscii a scorgere la paura. Retrocedette in fretta e comincio a correre lungo il corridoio, forse alla ricerca di altri uomini, di un riparo ma non c'era nulla di tutto questo ad attenderlo in quella sala. Prima di seguirlo io e Tian corremmo svelti verso la sala monitor per spegnere le telecamere e cancellare i video della sorveglianza, nessuno ci avrebbe identificato.
Poi entrammo anche noi nella stanza principale e venimmo investiti dal delirio assoluto, la gente urlava, clienti e ballerini che correvano ovunque per mettersi al riparo mentre Xavier e i suoi uomini facevano fuoco contro chiunque. Vidi anche Yael e Kai, i loro occhi erano fiammeggianti, il più grande aveva tirato fuori il coltello e si era gettato su una delle guardie di Kurt tagliandogli la gola con un movimento tremendamente lento. Notai con grande sorpresa che Yael, a differenza di Kai, non indossava il giubbotto antiproiettile che avevamo fatto avere a tutti loro, forse anche questo era tipico di lui. Il rischio nel rischio.
Tian mi fece segno ed io mi concentrai nuovamente sulla nostra preda, non doveva assolutamente sfuggirci e ci lanciammo nuovamente al suo inseguimento mentre ci accucciavamo per evitare i proiettili. Kurt si era riparato dietro il bancone del bar, io e Tian lo accerchiammo e puntammo le nostre pistole contro di lui.
Sparò qualche colpo ma io riuscii ad evitarlo, sentii il mio amico gemere non lontano e lo vidi portare una mano alla spalla. Doveva averlo colpito ma sembrava una ferita superficiale, a quel punto fu il turno di Tian di sparare e ferì Kurt ad una gamba, nulla mi sembrò più dolce di quell'urlo di dolore, dei suoi occhi increduli mentre fissava il suo stesso sangue sgorgare dalla ferita. Io presi la mira e sparai nuovamente, questa volta colpii la sua spalla e la pistola gli cadde dalle mani.
Come ci si sente? Cosa si prova ad essere umani?
Sorrisi ancora mentre gli spari e le urla rendevano quel momento assolutamente infernale, mi mossi rapido e gli puntai la pistola a pochi centimetri dalla testa mentre con un calcio facevo scivolare la sua arma lontano.
- Ciao capo – salutai con una vena di sadismo che non sapevo neanche di possedere.
I suoi occhi erano ancora pieni di rabbia – voi ... tu – faticava a parlare mentre teneva tamponata la ferita alla spalla con una mano – ti ho fatto crescere, ti ho dato potere .... Così mi ripaghi? – spostò lo sguardo su Tian – ho tenuto la tua puttana in vita, questo è il tuo modo di ringraziare?
Io scossi la testa e scoppiai a ridere – parli di gratitudine? Di lealtà? Tu che più di tutti non ne hai mai dimostrata. Parli di quanto ci hai dato, di quanto concedi, ma hai mai visto cosa togli? - premetti la canna della pistola sulla sua tempia – figlio di puttana hai mai avuto la percezione di quello che fai alle persone, di quello che hai fatto a me ...- mi abbassai e lo feci sollevare trascinandolo in bella vista oltre il bancone – mi hai reso un assassino, un sicario e questo è quello che ne ricaverai, solo morte! La tua soprattutto
Lanciai lo sguardo nella sala, era uno spettacolo sconvolgente, adesso il rumore degli spari era diminuito, c'erano solo decine di cadaveri e pallottole sparsi ovunque, il sangue aveva formato un tappeto vischioso sul pavimento. L'odore di morte e polvere da sparo però non sembrava nauseante, anzi, in quel momento pensai che fosse l'odore che la libertà doveva avere.
Anche Kai doveva provare lo stesso, lo vidi avvicinarsi a noi con grandi passi mentre stringeva la sua pistola in pugno.
- Quanto ho aspettato questo momento – disse con voce compiaciuta – vederti lì a sputare sangue è un cazzo di capolavoro
Gli occhi di Kurt erano due fessure sottilissime, come se quello fosse lo smacco più grande, ancora quel ragazzino – tutti voi eh, bene. Viscidi figli di puttana, vi siete radunati come topi
- Oh si – confermò Kai con gli occhi illuminati da una luce sinistra – ci siamo radunati e abbiamo tramato, abbiamo sfruttato la tua debolezza perché anche tu ne hai, Kurt. Sei un viscido bastardo come quelli che hai seppellito nel corso degli anni, sei una nullità come quei cadaveri su cui hai costruito il tuo impero. Ma loro a differenza tua avevano altre persone che li amavano – disse a denti stretti – il mio amico Gray, l'amico di Alencar, loro avevano persone pronte a lottare per vendicarli, mentre tu non hai niente – il suo sorriso si allargò – June ti manda un bacio, questa pallottola è anche da parte sua
Poi lo vidi sollevarsi e puntare la pistola contro la fronte di Kurt, un esecuzione in piena regola mentre il vecchio boss realizzava quelle parole e il suo volto si tingeva di un'innaturale tristezza. Poi lo sparo, il suo corpo venne scosso da un brividio mentre si irrigidiva per un istante e cadeva di lato, esattamente come qualsiasi altro cadavere. Io, Tian e Kai restammo lì a fissarlo, cominciammo a sentire le sirene in lontananza ma i nostri occhi erano fermi lì.
Era finita davvero? E' così che muoiono i mostri?
Tian si fece avanti di un passo, strinse la sua pistola e sparò ancora una volta a Kurt, in pieno viso, ancora pezzi della sua testa che si staccavano dal corpo mentre anche io mi apprestavo a fare lo stesso. Un altro corpo e il suo volto era irriconoscibile, solo una poltiglia di carne e sangue, quella visione quasi non sembrava reale nonostante fosse appena successo.
Alla fine mi riscossi e sfiorai un braccio di Kai che era ancora ipnotizzato.
- E' finita – gli dissi mentre annuiva piano – la polizia si starà posizionando qui fuori, dobbiamo andare via subito
Ci voltammo a quel punto, facendo qualche passo per allontanarci da quel corpo ed io ricordai solo in quel momento la presenza di Yael. Non si era unito a noi, era rimasto più indietro, prima si era occupato di altre guardie armate e dopo si era appoggiato al muro. Io lo fissai e la sua posa mi sembrava innaturalmente rigida, il volto pallido, lanciai un'occhiata perplessa a Kai che si avvicinò immediatamente al suo amico.
- Yael? Che cazzo ti prende? – chiese poggiandogli una mano sulla spalla.
Smisi di respirare quando vidi il suo corpo lasciarsi scivolare contro la parete ed una scia di sangue lo seguì fino a terra.
-YAEL! – urlò Kai totalmente nel panico mentre tentava di sorreggerlo – che cazzo hai fatto? Yael? Parlami, Cristo santo – le mani del ragazzo tremavano mentre scostava i vestiti dell'amico e rivelava il casino che era il suo addome.
Cinque colpi.
Erano lì in bella vista anche se non sembrava vero. I proiettili avevano bucato la maglietta e la carne, il sangue sgorgava copioso e il corpo di Yael era preda degli spasmi mentre lui non riusciva più a parlare, si limitava a boccheggiare, soffocato dal dolore.
Perché non indossava quel dannato giubbotto?
- No, no, no, no – sibilava Kai senza fiato – non può essere, non può essere cazzo! Yael, ce la devi fare! Mi senti? Dannazione! D-dov'è il tuo giubbotto? D-dov'è?
È già morto ...
Quel pensiero si insinuò nella mia mente e mi fece precipitare nel baratro, ancora una volta sembrava che Kurt fosse riuscito a toglierci qualcosa, come se si fosse preso l'ultima vittoria dall'oltre tomba.
- Dobbiamo andare via – le parole di Tian erano dannatamente giuste e sbagliate allo stesso tempo.
- Kai – provai a dire, ma lui non mi fece continuare.
- NO! – urlava fra le lacrime – io non lo lascio, non morirà in questo schifo di posto, circondato da questa melma. L-lui ... lui ha bisogno di un dottore..
- Lo possiamo portare via – proposi in preda al panico.
Aveva ragione, come potevamo lasciarlo agonizzante? Come potevamo voltargli le spalle?
Sentii la mano ferma di Tian aggrapparsi al mio braccio, i suoi occhi erano due fessure fredde – adesso non dire cazzate. Stiamo perdendo tempo, dobbiamo andare via subito e non possiamo trascinarci dietro un peso morto. – le sue parole erano dannatamente oneste e pragmatiche – morirà comunque, con quelle ferite non uscirà vivo dall'edificio e nemmeno noi
Sentivo di non riuscire a respirare, fissavo Kai in lacrime con Yael fra le braccia, vedevo il volto cereo di quel ragazzo esalare gli ultimi respiri faticosi mentre gli occhi diventavano sempre più vitrei e vuoti.
- Kai – pronunciai a fatica – non c'è tempo ... ti prego, vieni via
Ma lui non mi sentiva, il suo mondo stava crollando a pezzi in quel momento e niente gli avrebbe fatto muovere un passo senza Yael ma il suo amico non lo avrebbe seguito.
Cercai di avvicinarmi ma Tian mi trattenne – smettila. Adesso vedi di fare pace con il cervello e pensa. Vuoi abbandonare Callum?
Callum...
Improvvisamente il suo ricordo investì la mia mente già sovraccarica, era lì in quella casa, mi stava aspettando ignaro, speranzoso, spaventato.
- Se ti metti a perdere tempo in questa follia non tornerai da lui. Sei pronto a questo? È per questo che hai lottato? Per essere arrestato in questo posto del cazzo e non vederlo mai più?
Ed in quel momento il mio egoismo superò il dolore per quella visione, i miei passi non avanzarono più verso Kai ma indietreggiarono.
Voltai le spalle.
Perdonami.
Non ci fu esitazione in quel momento, corsi via insieme a Tian dritti verso la via di fuga sul retro che ci eravamo lasciati liberi, pronti a tentare il tutto per tutto. La nostra missione non era ancora finita quella notte, c'erano delle altre persone per cui dovevamo lottare, che dipendevano da noi e non potevamo più aiutare Kai. Lui aveva scelto al fianco di chi voleva restare e anche noi.
Scrissi quel messaggio in fretta, con la consapevolezza che in quel momento la polizia aveva ormai sfondato l'ingresso del Moonlight e circondato Kai e il cadavere di Yael. Xavier e i pochi sopravvissuti forse erano riusciti a scappare o opporre una minima resistenza, forse altri erano morti fra i fumogeni e i colpi dei cecchini.
Premetti invio.
"Vengo a prenderti".

ANGOLO AUTRICI:

Inizieremmo con un minuto di silenzio per i caduti di questo capitolo. Ebbene si, la famosa notte è arrivata e le vittime sono state numerose, ma nelle guerre bisogna sempre metterlo in conto. Yael e Kai erano due personaggi controversi, sicuramente non amati come gli altri protagonisti ma forse apprezzabili per la loro folle coerenza. Entrambi persi per motivi differenti e forse vi mancheranno un pò. E ora? Vi starete chiedendo. Ormai come state intuendo siamo agli sgoccioli, la storia si avvia alla conclusione e c'è solo da sperare che in agguato non ci siano altre brutali sorprese ... ( chissà ;D) Come sempre ringraziamo tutti i lettori che sono arrivati fin qui e i simpatici  commentatori di questa storia XD vi adoriamo e ci fa sempre piacere parlare con voi. 

Un bacio a tutti e alla prossima

BLACKSTEEL

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