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52. In time

Non est vivere sed valere vita est
(La vita non è essere vivi ma stare bene)

KENO


Aiden mi ha baciato.
Il solo ricordare quell'avvenimento mi faceva venire la pelle d'oca, potevo ripercorrerlo chiaramente nella mia mente, come se fosse accaduto qualche istante fa. Ci avevo pensato e ripensato, quella sera non avevo nemmeno chiuso occhio.
Quelle labbra morbide, il suo respiro, quel sapore, aveva invaso la mia mente, il ricordo del suo corpo premuto su di me e quella voglia assurda di non volerlo lasciare.
Ma era successo, quell'incantesimo magnifico si era infranto e lui era tornato sui suoi passi. Doveva essere stata dura, mi chiesi come si sentisse, cosa stesse provando, se ci avesse perso il sonno come avevo fatto io.
Aiden mi ha baciato.
Quel pensiero si intrufolava dentro la mia testa di continuo mentre mi chiedevo cosa avrei fatto quel pomeriggio, quando lo avrei visto. Forse qualcosa era finalmente cambiato anche dentro di lui, forse aveva colto i miei sentimenti e quel gesto era un segno, del resto era stato lui ad allungarsi su di me, a poggiare le labbra sulle mie.
Le sue labbra.
Sapevo di dover stare calmo, che probabilmente anche Aiden era confuso e forse spaventato da quei sentimenti, esattamente come lo ero stato io.

Inspirai quando mi ritrovai davanti alla porta dell'appartamento di Andrew, poggiai la mano sulla maniglia ed infilai la chiave nella toppa, stavo tremando.
Coraggio, Keno.
Da quando il pensiero di vedere Aiden mi faceva tremare come una foglia? L'agitazione mi provocava uno strano gorgoglio allo stomaco e ci vollero due lunghi respiri prima di essere calmo abbastanza da entrare in quella casa.
Feci qualche passo nel silenzio fino al salotto dove trovai Aiden in piedi. Se ne stava aggrappato alla spalliera del divano e provava a camminare lentamente. I nostri sguardi si intercettarono e quella sensazione allo stomaco tornò con prepotenza quando incrociai i suoi occhi azzurri.
Come può essere così bello?
Non aveva nulla di speciale in quel momento, era sempre il solito Aiden, ma era come se il mio cervello fosse finalmente libero di pensare. Tutti quei dettagli che avevo sempre notato, dal taglio bellissimo ed intenso dei suoi occhi alla forma seducente delle sue labbra, ora potevo permettermi di guardarli davvero e ammirarli.
- Sei in piedi – dissi alla fine per sciogliere quel silenzio che si era creato mentre mi avvicinavo ancora di qualche passo.
Lui accennò un sorriso – stavo facendo un po' di riscaldamento, il fisioterapista arriverà fra poco
Cosa provi quando mi guardi?
Stavo esitando, avrei voluto chiederlo ma mi trattenni, cercavo ancora di vincere quell'assurdo stato di agitazione che mi pervadeva ora che eravamo più vicini.
Fui sul punto di dire qualcos'altro ma Aiden prese la parola.
- Dovremmo parlare di quello che è successo l'altra sera – disse di getto.
Il tono che usò, però, non era quello che mi aspettavo, era carico di disagio e preoccupazione.
- Mi dispiace tanto – riprese lasciandomi di sasso – è stato un gesto folle, non so davvero cosa mi sia preso, ti chiedo scusa. In questo periodo non mi sento molto in me.
- Aiden ... - ero senza parole, possibile che non si rendesse conto? Che non ricambiasse?
- Baciarti è stata tutta colpa mia, poi ti ho pure detto di andare via in quel modo. Non so che diavolo mi stia prendendo, è un periodo troppo confuso ... sono mortificato. Ho fatto un casino, non è colpa tua.
Quell'agitazione allo stomaco adesso si era trasformata in una morsa, qualcosa di opprimente e doloroso.
- Sta zitto – dissi improvvisamente, incapace di sentire ancora quel tono mortificato – Cristo Aiden, non ti rendi conto che avermi baciato è stata la cosa più sensata che potessi fare nella vita?
Non sapevo da dove diavolo fossero uscite quelle parole, forse erano frutto degli anni di silenzi, di tutte quelle occasioni che persino io avevo sprecato, facendo finta di non vedere.
Il suo volto era una maschera di confusione – C-cosa?
Io scossi la testa e mi passai una mano sul volto – sto dicendo che volevo che mi baciassi, che io morivo dalla voglia farlo. Cazzo, Aiden.
Il mio amico era sconvolto, quella frase sembrava non essere penetrata a pieno nella sua mente, il suo sguardo vagava confuso – ma tu ... uscivi con Callum, non è così? Stai dicendo che ...
- Sì, dannazione – il cuore minacciava di scoppiarmi nel petto mentre pronunciavo quelle parole dalle quali non sarei potuto tornare indietro – sto dicendo che mi piaci. Con Callum è stato solo sesso, un'attrazione nata dal bisogno di dovermi attaccare a qualcuno, dato che non potevo avere te! Lo faccio da anni, persino con Noah, era solo un ripiego perché non riuscivo nemmeno ad ammetterlo a me stesso. Perché credi che ti abbia chiesto di lasciare con te la città? Non sopporto l'idea di stare lontano da te
Aiden era ancora a bocca aperta, stava assimilando quelle informazioni mentre io mi rendevo conto che lui non aveva mai pensato ad un'eventualità del genere. Nella mia mente si faceva sempre più concreta la paura del suo rifiuto, la possibilità che mi chiedesse di sparire, che non provasse in nessun modo quello che sentivo io per lui.
- Credevo che si trattasse del pestaggio – cominciò ancora frastornato – pensavo che ti fossi messo nei guai e che volessi cambiare città per quello
Io scossi la testa con decisione – è solo per te che lo farei. Qualsiasi cosa io abbia mai fatto, l'ho fatta per avere te. – un nodo mi si formo in gola – devo chiederti scusa per questo, per tutte le volte che ho provato ad isolarti solo perché non sapevo cosa stava succedendo dentro di me, non capivo. Sono sempre stato geloso ... -
- Geloso? – ripetè ancora più sorpreso, sembrava che stesse osservando una persona totalmente nuova.
- Sì, di tutti quanti. Di Andrew, persino di quella stupida di Shannon, di Levin e di Paige. – confessai quasi con vergogna – mi sembrava che tutti loro riuscissero ad ottenere qualcosa da te, che tu ti avvicinassi in un modo che non avresti mai fatto con me. Li invidiavo e li detestavo per questo
Mi avvicinai ancora di un passo e fui lieto di vedere che non provò ad allontanarsi, anzi, rimase dove si trovava, a sostenere il mio sguardo. Era impossibile capire cosa stesse pensando, ma in compenso capivo perfettamente quali fossero i miei pensieri.
Aiden era davanti a me, gli avevo appena detto tutto quanto, parole su parole, sentivo il cuore in gola e lui aveva tutto il diritto di chiedermi di sparire. Poteva non ricambiare nessuno dei miei sentimenti, avrebbe potuto dire chiaramente che dovevamo tornare ad essere solo amici o smettere per sempre di vederci, non potevo prevederlo.
Potevo soltanto fare l'ultimo gesto, l'ultimo atto di quella specie di operazione kamikaze che stavo portando avanti.
Sollevai una mano e la posai sul suo viso, accarezzai lentamente la sua guancia e poi infilai le dita fra i suoi capelli morbidi. Avanzai ancora di un passo e passai l'altro braccio lungo la sua vita facendolo aderire e me, poi lo baciai.
Mi sentii annegare in una bolla senza tempo, non capivo niente di quello che accadeva nella stanza intorno a noi, sentivo soltanto Aiden. Ancora una volta fui preda di quelle labbra, riuscii a sentire la morbidezza e la sua bocca calda, le nostre lingue si intrecciarono come i nostri respiri.
Ero avido, forse troppo ma non riuscivo a limitarmi, poteva essere l'ultima volta che accadeva e sentivo il bisogno di dare tutto me stesso, di fargli provare esattamente quello che lui faceva sentire a me. Volevo che avesse la pelle d'oca e il gorgoglio allo stomaco, che si sentisse come in preda ad una febbre e che provasse la sensazione del sangue che correva veloce nelle vene.
Spinsi il suo corpo ancora un po' contro il mio, intrappolandolo tra me e il divano, in quel momento un'onda di eccitazione si mosse forte dentro di me, depositandosi fra le mie gambe.
Mi staccai da lui a fatica, quando ormai la mia mente era totalmente invasa, quando Aiden era diventato l'unico pensiero che riuscissi a formulare.
Respiravamo entrambi a fatica, Aiden aveva gli occhi lucidi e il volto arrossato, io mi sentivo bruciare e decisi di allontanarmi di un passo da lui, anche se a malincuore.
- Avevo solo bisogno che sapessi ... - ricominciai a parlare ancora ansimante – non pretendo niente ma continuare a fingere mi sta facendo impazzire, penso che te ne sia accorto anche tu che sono strano di recente. Tu sei ancora il mio migliore amico e lo sarai sempre – continuai – ed essermi preso cura di te mi ha reso felice, ma per me sei anche molto di più
Lo vidi sul punto di dire qualcosa, stava aprendo le labbra per replicare ma poi fu interrotto.
Il suono squillante del campanello ci fece sobbalzare, la magia era finita, quella tensione doveva sciogliersi perché il mondo reale ci stava chiamando.
- Vado io – dissi in un sussurro mentre mi allontanavo da lui.
Forse avevo rovinato tutto per sempre, forse avevo osato troppo e da quel giorno in avanti sarebbe cambiata ogni cosa fra noi. Una parte di me ne era amareggiata, pensava che sarebbe stato meglio continuare a tenere il segreto, che in qualche modo me la sarei cavata. L'altra parte invece pensava che avevo vissuto come un vigliacco fino a quel giorno, che continuare a racimolare brevi attenzioni non era sufficiente, che avrebbe solo messo in pericolo la nostra amicizia.
Pensa a quanto odio gli hai gettato addosso senza renderti conto che biasimavi te stesso.
La mia mente tornò a quell'odiosa lita che avevamo avuto prima del suo incidente, quelle parole che avevo urlato, come gli avevo rinfacciato che riteneva Andrew e Levin così speciali, quando invece volevo che guardasse me. Volevo essere io l'unico per Aiden ma allo stesso tempo non mi ero mai sporcato le mani per diventarlo, non ero mai stato tanto coraggioso da guardarmi dentro e ammettere quello che provavo.
Ma ora lo hai fatto, comunque vada, non hai più niente da rimproverarti.
Mi sentivo stranamente più leggero mentre aprivo la porta e facevo entrare il fisioterapista in casa, lo seguii con lo sguardo mentre attraversava l'ingresso e mi sembrò di poter respirare meglio. Mi ero liberato di quel peso opprimente, di quei sentimenti che stavano diventando una condanna, adesso sapevamo entrambi.
Avrebbe fatto la differenza?

CALLUM


- Non se ne parla assolutamente – il tono di Alencar era perentorio ma io non volevo assolutamente cedere.
- Non te lo sto chiedendo – insistetti – è una cosa seria, ho bisogno di vedere Levin
- No, Callum – ringhiò – non ho assolutamente intenzione di portarti al covo, puoi chiamare il tuo amico per telefono
- Non mi risponde! – sbraitai – non lo vedo e non lo sento da giorno, a scuola non si fa vedere e penso che non abiti nemmeno più dai suoi. Devo parlare con lui, sapere come sta
- Posso pensarci io, posso chiamarti quando sarò lì – provò nuovamente a convincermi – vi parlerete per telefono
- Non ho intenzione di discutere questa cosa, Alencar – il mio tono era sempre più ostinato – lo devo vedere e tu non esci di qui se non mi porti con te.
Mi posizionai davanti alla porta per bloccargli la strada e sostenni il suo sguardo adirato con convinzione. Ero troppo preoccupato per cedere, non potevo abbandonare una persona come Levin e sapevo che stava soffrendo, potevo sentirlo dal modo in cui aveva scelto di uscire di scena.
Nessuno deve essere lasciato indentro. Non questa volta.
- D'accordo – il suo tono era arrendevole anche se ancora visibilmente contrariato – staremo solo qualche minuto, vedrai il tuo amico e poi andremo via.
- E' tutto quello che chiedo.

Così salimmo in auto e lui guidò in silenzio fino ad una zona abbandonata e spoglia, non aveva parlato durante il tragitto, sapevo che portarmi lì gli stava costando ma lui avrebbe fatto lo stesso per un suo amico, quindi poteva capirmi.
Smontammo dall'auto in silenzio, io lo seguii lungo la strada deserta e mi sorpresi quando entrammo in un palazzo che sembrava prossimo alla demolizione. L'ambiente interno era persino peggiore della facciata decadente, l'aria era parecchio viziata e puzzava tremendamente di stantio. La muffa batteva il colore lungo le pareti e rimasi impietrito quando varcai la soglia della stanza.
C'erano due grossi divani, un tavolino basso, una stufetta e cataste di roba sparse ovunque. Qualche vestito, cartoni di pizza e avanzi un po' ovunque, notai dei borsoni ammassati in un angolo e ovviamente tracce di polvere bianca e erba sul tavolo.
Naturalmente in tutta questa visione allucinante Levin se ne stava lì, proprio su uno dei divani, come se nulla fosse, come se quel caos fosse normale. Non era solo, riconobbi il fratello Kai che tentò di abbozzare un saluto quando ci vide e poi c'era un altro ragazzo con lui. Certamente doveva essere il suo ex, il modo in cui lo stringeva verso di sé sembrava molto possessivo ma Levin non sembrava farci caso. Persino la mia vista non lo sorprese o se lo fece lui non lo diede a vedere, rimase immobile mentre mi avvicinavo a lui, abbassandomi sulle ginocchia.
- Levin? – provai a chiamarlo.
Voltò lo sguardo verso di me anche se non disse nulla in un primo momento, si limitò a sistemarsi meglio sul divanetto, pronto ad essere stretto ancora di più nella morsa dell'altro.
- Sono Yael – disse proprio quello – ci conosciamo?
- Non credo – risposi con tono secco – mi chiamo Callum e sono molto preoccupato per Levin
- E perché mai? – continuò lui con tono apparentemente rilassato – lui sta benissimo, giusto principessa?
Cercai di ignorarlo, concentrandomi nuovamente sul mio amico, che non aveva per nulla l'aria di stare bene.
- Levin, mi senti? Come stai? Sono giorni che non ti vedo, non vieni nemmeno a scuola – dissi ancora in attesa.
A quel punto provò a parlare, la sua voce era bassa, quasi un sussurro – tutto bene ...
Come posso aiutarti? Dimmi cosa fare.
- Devi per forza stare qui? Perché non vieni con me? Cerchiamo un altro posto insieme – cercai di dire ma aveva già smesso di guardarmi, spostando gli occhi verso un punto lontano.
- Mi occupo io di Levin – si intromise nuovamente Yael – non ha bisogno di nessuno, ce la caviamo bene noi due, lo abbiamo sempre fatto.
Mi sollevai da lì con una profonda amarezza, non riuscivo più a guardarli e il senso di impotenza mi dava la nausea. Era quella la sua vita adesso? Era destinato a condurre un'esistenza tanto squallida, lontano da ogni speranza? Aggrappato al falso benessere dato da qualche striscia di cocaina, con quello sguardo che non era più il suo, in attesa di una morte orribile e insensata. Per un attimo mi ritornò in mente la visione di Alencar, quel passato che avevo ricordato, quel corpo febbricitante e debole. Quanto ci avrebbe impiegato Levin a ridursi come lui? A cercare qualcosa sempre più forte, spingersi un ago in vena e perdersi per sempre.
Yael non lo salverà, lui non riesce nemmeno a vedere che si sta distruggendo.
Lasciai quella stanza, non riuscivo più a restare, a respirare quell'aria stantia, a sopportare quel corpo inerte. Uscii all'aria aperta e vidi Kai, stava fumando una sigaretta e i suoi occhi mi ricordarono incredibilmente i miei. Anche lui riusciva a vedere il male che Levin si stava facendo, forse era stanco di quell'impotenza.
- E' molto grave – dissi accostandomi a lui – pericolosamente grave
Lui gettò a terra il mozzicone pestandolo furiosamente – non avrei mai voluto tutto questo per lui. Non so cosa fare, non mi dà ascolto, poi con Yael ... - deglutì – lui non è cattivo ma non gli fa bene ...
- Levin non ha più la persona che lo faceva stare bene – dissi amaramente.
Kai puntò gli occhi su di me – tu lo conosci? Sai che è? Il tipo con cui aveva iniziato ad uscire ...
- Si chiama Andrew – lo informai – è un pilota. Si sono frequentati per un po' e Levin era davvero felice, entrambi lo erano. Penso che sia nato qualcosa di forte fra loro, un legame che ti trasforma. – sospirai – poi è finita. Levin non lo avrebbe mai coinvolto in questo, così lo ha lasciato, gli ha mentito
- E tu potresti trovarlo?
Rimasi un attimo in silenzio, quella domanda mi spiazzò ma mi fece anche riflettere attentamente.
- Sì, potrei cercarlo – risposi – tu credi che ci sarebbe qualche speranza? Levin sembra totalmente assente
- Se tu riesci a trovarlo e quel tipo è ancora disposto a parlare con mio fratello, ti prometto che farò in modo che Levin ci sia – disse in fretta – possiamo organizzare un incontro e lui ci sarà
Io lo osservai bene, vedevo la sincerità sul suo sguardo e una flebile speranza – va bene. Farò del mio meglio, troverò Andrew e gli parlerò. Se ho capito davvero quello che c'era fra loro, non lo abbandonerà così.
- Grazie Callum – il suo tono divenne più cupo – tutto questo è colpa mia, grazie per essere un vero amico per mio fratello. Io sono solo stato capace di gettargli merda addosso
- Lui lo farebbe per me – gli assicurai – anzi, lo ha fatto. Da quando lo conosco, Levin non ha fatto altro che starmi accanto, supportarmi e spingermi a lottare per stare meglio. Adesso io lotterò per aiutare lui
Alencar apparve accanto a me, lanciò una lunga occhiata a Kai, segno che dovevano parlare di qualcosa di pericoloso.
- Siamo dentro – disse poi brevemente – Kurt ci ha inclusi nei suoi, comincia a pensare a come sfruttare la tua ragazza – poi si rivolse a me – adesso basta, andiamo via di qui
Io non ebbi nulla da replicare, lo seguii in silenzio mentre gettavo l'ultima occhiata seria a Kai che la ricambiò con intensità.
In macchina sentivo il peso del silenzio che aleggiava fra di noi, sapevo che era ancora arrabbiato con me, così provai a dire qualcosa.
- Mi dispiace per averti costretto a portarmi qui – mormorai – ma era importante che vedessi
Lui scosse la testa – no invece, non dovevi vederlo. Cosa ci hai concluso adesso? Quel ragazzo è alla deriva, non è più il tuo amico
- Ti sbagli – dissi con convinzione – lui è ancora lì. Proprio come c'eri tu, anni fa.
Lo vidi stringere appena il volante – cosa stavi confabulando con Kai? Quel tipo porta solo guai
- Vogliamo aiutare Levin, non aver paura per me -poi gli lanciai una lunga occhiata – sono io che dovrei aver paura per te, ma scommetto che mi dirai di starne fuori come sempre
L'auto rallentò fino a fermarsi al semaforo, vidi Alencar voltare la testa verso di me e fissarmi intensamente.
- Siamo vicini – disse secco.
Quelle parole mi provocarono una sorta di vuoto allo stomaco, strofinai nervosamente le mani.
- Cosa significa?
- Non manca molto prima che assesteremo il colpo finale a Kurt, quando sarà finita dovrò sparire per un po'. Forse qualche anno – mentre ascoltavo quelle parole avevo sempre più paura – te lo dico adesso perché voglio che ci pensi bene, non devi rispondere ora – chiarì – vuoi venire con me?
Sorpresa, forse un leggero senso di smarrimento.
- Con te? – chiesi confuso.
- Sì, andare via da Brooklyn per qualche tempo. Lo capirei se non volessi, sappi che tornerei per te, sempre
Il mio cuore prese a battere forte, dentro di me stavo già urlando quella risposta senza il minimo dubbio.
- Sì – risposi secco – sì, voglio venire con te. Ovunque andrai, staremo insieme.
Lui sorrise, per la prima volta dopo giorni riuscivo a vedere il suo volto rilassarsi, mi accarezzò una mano con la sua e poi intrecciò le nostre dita.
Ti amo Alencar.

ANDREW

Camminavo piano lungo la strada che portava al mio appartamento, perfino fare la spesa stava diventando un problema ormai. La mia mente era altrove, finivo sempre per rimanere immobile da qualche parte, sommerso dai ricordi o dalle preoccupazioni e, nel peggiore dei casi, da entrambi.
Anche quella volta non fu diverso, avevo perso un'ora intera per comprare del cibo e tornare al mio appartamento in centro. Entrai in corridoio e trovai Keno in attesa dell'ascensore. Lo guardai e bastò osservare il suo viso teso per farmi tornare in mente la conversazione che avevamo avuto un paio di giorni prima, ma che nelle condizioni attuali avevo quasi rimosso del tutto. Abbozzai un sorriso a mo' di saluto e mi misi in attesa accanto a lui.
- Ieri sera ti aspettavamo, sono passati anche Shannon e James alla fine. Hanno giocato a qualcosa, forse Monopoli. Aiden era su di giri perché quando manchi tu ha la vittoria assicurata
Anche Keno provò a sorridere, era chiaro che pensare ad Aiden provocava in lui emozioni contrastanti. Qualcosa era cambiato però, lo intuivo dal modo in cui fissava l'ascensore ormai in arrivo, c'era un fondo di timore e allo stesso tempo di snervante attesa nel suo sguardo. Ero quasi certo che Aiden sapesse tutto a quel punto.
- Gli ho detto tutto ieri – le sue parole furono la conferma che mi serviva e arrivarono un attimo dopo. La sua voce era ferma, nonostante le sue dita ticchettassero nervosamente sui jeans.
- Bene, ti sei tolto un peso ... hai fatto bene – dissi, incoraggiante – lui che ti ha risposto?
Keno sembrò in difficoltà, abbassò lo sguardo sulle scarpe per un breve attimo, poi lo riportò a me e scosse la testa – Non è riuscito a dire molto, perché siamo stati interrotti subito dopo ... ma comunque credo di averlo sconvolto. Lui non si era reso conto di niente, il mio cazzo di comportamento è stato troppo fuorviante in questi anni... avrei dovuto capirlo prima quanto diavolo contasse per me Aiden.
- Lo hai capito adesso e hai deciso di fare qualcosa al riguardo. Questo conta molto e poi ci sta che sia sconvolto ... sei il suo migliore amico e credimi, Aiden ha sempre dato un'incredibile importanza al vostro rapporto. Ha bisogno di tempo, ma non è detto che i tuoi sentimenti non siano ricambiati.
Pensare ai problemi di Aiden e Keno era una sorta di protezione dai miei pensieri ossessionanti su Levin e la nostra storia finita in fumo. Quello era un breve attimo di pace durante una battaglia atroce che solitamente non concedeva tregua alla mia mente.
- N-non so se sia il caso di lasciargli un po' di tempo per pensare, forse non dovrei neanche girargli intorno per adesso, ma non riesco a farlo ... voglio essere qui, ho bisogno di essere qui.
Aiden non lo avrebbe tenuto lontano, nonostante l'incertezza per quella situazione, pensai che Keno fosse comunque abbastanza fortunato, era riuscito a prendersi cura della persona che amava, anche adesso riusciva a frequentarlo e vederlo ogni volta che desiderava. Aiden lo aveva voluto accanto come Levin non avrebbe mai voluto accanto me.
Dove diavolo era finito?
- L-levin non viene più a scuola, vero?
Non volevo dirlo, mi ero imposto di non formulare mai più quel nome, né di chiedere a Keno sue notizie, ma le parole erano venute fuori da sole. La preoccupazione era semplicemente troppa, aveva scavato un solco profondissimo nel mio petto.
Keno sembrò riflettere per un attimo, aveva la fronte corrugata e l'aria confusa – No. Non mi pare di averlo visto nell'ultimo periodo, ma sono distratto, non sono così lucido ultimamente ... perché? Che fine ha fatto?
- Piacerebbe saperlo anche a me.
Mi imposi di smetterla subito, di impedire ai miei pensieri di vagare verso destinazioni oscure e pericolose. Non avrei più passato altre notti di merda, appostato fuori casa di Levin, in attesa che si facesse vedere anche solo per appurare che stava ancora abbastanza bene da reggersi in piedi e tornare a casa per dormire.
- Posso chiedere a Callum ... lui e Levin si sono sempre capiti. Se vuoi lo chiamo e ...
Scossi la testa e interruppi Keno prima che fosse troppo tardi.
– No, non importa. Lui ha scelto di tagliarmi fuori e così sia. Spero solo stia meglio di quanto immagini ...
Mi costò parecchio dire quelle parole, una grossa parte di me voleva andare a cercare Callum di persona, ma non le avrei permesso di sopraffare la mia dignità ancora una volta. Era finita e prima o poi sarei andato avanti anch'io.
- Cristo ... - Keno prese un profondo respiro davanti a me, sembrava un maratoneta prima di una gara importantissima. Invece stava soltanto cercando la forza di aprire la porta e affrontare Aiden all'interno. Lo vidi chiudere gli occhi per un paio di secondi, poi, una volta riguadagnato il contegno, mise la chiave nella toppa ed entrò senza indugio.
Aiden era sul divano del salotto, del tutto assorbito da un libro che gli avevo preso un paio di giorni prima. Il nostro arrivo gli aveva fatto sollevare gli occhi dalla sua lettura, ma era chiaro che non si aspettasse di vedere anche Keno. La sorpresa lo travolse e, non avendo avuto il tempo di prepararsi per quell'incontro inaspettato, non riuscì a nascondere l'imbarazzo immediato che stava provando. Le sue guance si imporporarono, poi fu come se guardare Keno fosse troppo, distolse lo sguardo da lui per passare in rassegna me.
- Ehi, ciao ragazzi
Keno si era irrigidito accanto a me. Era chiaro che non sarebbe stato facile per quei due.
- Ho preso il gelato. Com'è possibile che devo comprarlo ogni giorno? Che diavolo ci fate con una vaschetta di tre chili? Ve lo sparate in vena? – provai a smorzare quell'atmosfera di evidente disagio con un tono gioviale, ma adesso Keno si era fatto più avanti ed Aiden era fin troppo agitato per poter stare a sentire me.
- Hai già fatto riscaldare un po' i muscoli? L'altra volta ti sono venuti i crampi durante le sedute
Aiden aveva posato il libro sul tavolo – N-no, adesso inizio. Stavo leggendo e non mi sono reso conto che è quasi ora della fisioterapia.
Aveva parlato senza mai incontrare lo sguardo di Keno, notai. A quel punto mi feci un po' indietro, indeciso se sparire in cucina o continuare a studiare da vicino quanto quei due fossero messi male. Avevo terribilmente bisogno di svago in quel momento della mia vita.
- Ti aiuto io allora. – disse prontamente Keno.
- Tranquillo, posso fare da solo. Dovresti finire la tua missione su Hitman invece, l'hai lasciata a metà sabato.
- Me ne fotto di Hitman, Aiden. Che cazzo pensi di ottenere con questo comportamento? Perché mi parli come se fossi un coglione? Vuoi far finta che non sia cambiato niente? E' questo il tuo grande piano?
Le cose non stavano andando poi così bene. Keno era esploso, ma anche Aiden adesso stava assumendo un cipiglio spaventoso e che conoscevo molto bene.
- Sta zitto! Non siamo neanche da soli! Sei uscito fuori di testa? Non riesci neanche a capire quando è il caso di affrontare certi discorsi e quando non lo è?
- Non mi importa né di Hitman, né di Andrew, cazzo! E lui sa già tutto tra l'altro. – ribatté Keno.
A quel punto mi ritrovai gli occhi di Aiden addosso, provai ad abbozzare un sorriso – Ehm ... sapete che vi dico? Vado in cucina ... preparo del ...
- AVETE INIZIATO DI NUOVO A COMPLOTTARE ALLE MIE SPALLE, FIGLI DI PUTTANA? PER QUALE CAZZO DI MOTIVO SA DI NOI?
La situazione era degenerata in modo irrimediabile.
- COMPLOTTARE? SEI UNA TESTA DI CAZZO ALLORA! NON HAI CAPITO CHE ERO TALMENTE DISPERATO DA ESSERMI FATTO ANDAR BENE ANDREW COME CONFIDENTE DI MERDA!
Non sapevo se scappare o rimanere, Aiden era sul punto di afferrare il dizionario di spagnolo e scagliarlo su Keno, quando il citofono suonò.
- Posa quel fottuto dizionario, Aiden.
Non lo aveva fatto, anzi aveva preso la mira e per poco non aveva colpito Keno dritto in faccia. Lo vidi abbassarsi e schivare il colpo, ma Aiden era pronto ad afferrare qualsiasi altra cosa gli capitasse sotto mano e continuare. Nel frattempo il citofono suonava ancora.
Stavo correndo verso la porta, per poco non venni colpito da un altro oggetto che si schiantò un attimo dopo contro un quadro appeso al muro. Il tonfo fu terribile.
- Ragazzi, non distruggetemi casa, cazzo!
Aprii la porta e soltanto quando videro il fisioterapista sembrarono finalmente tornare in loro quel tanto che bastava per calmarsi.
- Buon pomeriggio. E' un brutto momento? – l'uomo era in imbarazzo, era chiaro che le urla si fossero sentite anche da fuori.
- No, affatto. – mi ritrovai a ridere mentre raccattavo oggetti sparsi un po' ovunque, adesso affiancato da Keno che continuava a scuotere la testa, in evidente segno di dissenso verso tutto quello che era successo.
- Bene. Io e Keno ce ne andremo in cucina adesso ... vi lasciamo alla vostra seduta.
Trascinai Keno con me, sotto le occhiate cattive di Aiden che ci seguirono fino a quando non sparimmo oltre la porta della cucina.
Ero certo che Keno avrebbe attaccato a parlare di quanto fosse stronzo Aiden, ma non aveva neanche aperto bocca quando il suo cellulare iniziò a suonare. Lo tirò fuori, poi osservò corrucciato il numero. Doveva essere una chiamata piuttosto inaspettata, perché quando rispose la sua espressione confusa rimase ancora lì.
- Callum? Dimmi
Nel sentire quel nome mi irrigidii immediatamente. Avevo ancora la busta della spesa in mano, ma ero rimasto rigido, in attesa di capirci qualcosa.
- C-cosa? Sì ... l'indirizzo? Ok.
Gli aveva appena dato l'indirizzo di casa, forse voleva solo incontrarlo e vedere anche Aiden. Poi chiuse la chiamata, i miei occhi erano ancora puntati su Keno.
- Callum sta venendo qui, vuole parlare con te.
Silenzio. Il mio cuore mancò un battito – Perché? Ti ha parlato di Levin? E' successo qualcosa? Sta bene?
Domande su domande, provai a riprendere respiro, invano.
- Non lo so ... non mi ha detto niente, ma sta arrivando – Keno scosse la testa, i suoi occhi erano ancora puntati sulla porta che ci separava dal salotto. Aiden doveva essersi calmato, lo sentivamo ridere tranquillamente.
L'agitazione per quella chiamata non voleva lasciarmi, ormai era certo che si trattasse di Levin. Avevo le mani gelide e lo stomaco chiuso, senza rendermene conto stavo camminando avanti e indietro per la cucina. Soltanto quando sentimmo il citofono suonare, quasi quindici minuti dopo, riuscii a tornare alla realtà. Keno lasciò la stanza mentre io restai lì, in attesa.
Avevo già conosciuto Callum in ospedale, ma il suo viso era più tirato adesso, sembrava provato quanto me e Keno. L'ansia crebbe.
- Che succede? Perché devi parlarmi? – gli chiesi non appena entrò in cucina.
- Ho visto Levin ieri ... non se la sta cavando bene ... - iniziò con voce tentennante
- In che senso? Continua a farsi? Ho visto che non torna più a casa – ammisi in un impeto di coraggio o forse stupidità – mi sono appostato lì per un po' ... dove diavolo è finito, Callum? Cosa sta succedendo davvero?
- E' con suo fratello e il suo ex ... - poi prese un profondo respiro – è in condizioni pietose. L-lui sta male e con quella compagnia non può uscirne, i-il suo ex non farà niente per tirarlo fuori da quella situazione. Io ho provato a parlare con Levin, ma è come se non mi vedesse neanche ... è davvero spaventoso.
No. Non volevo sentire oltre. Non potevo sopportare anche quello.
- Fammelo vedere. Dimmi dov'è, parto immediatamente. – dissi in fretta, le mani mi tremavano
- No, non è possibile questo. Loro ...– qui si guardò intorno, come se non sapesse quanto poteva dire – adesso non puoi, ma Kai ha detto che farà di tutto per farvi incontrare. Lui spera che tu possa aiutarlo ... non sa che altro fare. Levin ha lasciato casa, suo padre minaccia di denunciarlo se non tornerà entro una settimana.
Mi portai le mani sul viso. Ero disperato. Che cosa stava succedendo? Perché Levin era finito a raschiare il fondo fino a quel punto?
- Puoi almeno dirmi che cosa cazzo sta succedendo? Andrò dove vuoi, gli parlerò ... sono pronto a portarlo con me se può servire, ma che cazzo sta succedendo, Callum? Quanto è nei guai?
Avevo osato troppo, per un motivo o per un altro, capii che Callum non poteva assolutamente sbilanciarsi. Realizzai che la situazione era molto più preoccupante di quanto Levin mi avesse detto.
- Non mi ha lasciato soltanto per via del suo ex, vero? E' finito in un conflitto tra bande? Sta rischiando la vita mentre io me ne sto qui come un idiota? – ero disperato – voglio vederlo adesso, cazzo. Non può aspettare, potrebbe essere troppo tardi ... lui potrebbe
Non volevo neanche pensarci.
- Ti assicuro che lo vedrai non appena le acque si calmeranno. Tre giorni, Andrew. Solo tre giorni e giuro che lo porterò di persona qui. Credimi quando ti dico che farei di tutto per lui ... io e Kai faremo di tutto per sistemare questa cosa.
Le sue mani strinsero le mie, ma quella stretta non mi rincuorò. Mi sentii un bastardo per aver rinunciato a Levin in quel modo. Mi ero lasciato raggirare e avvelenare del mio stesso orgoglio ferito.
- Il suo ex ... hai detto che non farà niente per tirarlo fuori ... cosa volevi dire?
- Yael è una mina vagante. Levin sta vivendo con lui per adesso e lì circola roba di ogni genere. Gli piace averlo intorno, forse crede di poterselo riprendere a furia di averlo lì ... io credo che non si renda conto di quanto Levin stia scivolando in basso, ma Kai ha aperto gli occhi. Insomma, vuole tirarlo fuori, glielo deve.
La rabbia che mi montò dentro era inspiegabile, fui costretto a sedermi. Con che diavolo di mostro avevo lasciato Levin?
- Risolveremo tutto. Scusate se sono sbucato qui in questo modo ... adesso devo proprio andare. Andrew, ti contatterò presto.
Tre giorni erano troppi. Come avrei fatto a sopportare il peso di quelle parole per tre lunghi giorni? E se fosse stato troppo tardi? E se Levin non avesse voluto vedermi neanche con la forza? Mi odiava? Aveva ancora bisogno di me?

ANGOLO AUTRICI:
L'estate sta finendo ma il clima qui non smette di essere caldo, anzi, bollente XD Keno si è dichiarato nel modo più plateale e disorganizzato possibile  e ora i nostri due BFF devono un pò fare i conti con questa nuova realtà XD intanto Callum ha indossato la sua divisa da infermiera e cerca in tutti i modi di salvare le persone a lui care. C'è speranza per Levin? Andrew adesso è pronto a scendere in partita. Basterà? Come sempre lasciamo a voi le ipotesi, un bacio a tutti quelli che leggono questa storia e che hanno la gentilezza di lasciarci dei commenti per farci sapere cosa ne pensano.

BLACKSTEEL

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