51. Bitter
"Metus ac terror sunt infirma vincla caritatis" Tacito
"La paura ed il terrore sono malfermi vincoli di affetto"
KAI
Rientrai in casa facendo il minimo rumore possibile. Mi sentivo a pezzi, uno degli scagnozzi di Kurt era riuscito ad assestarmi un pugno sulla schiena prima di cadere sotto il mio pugno. Così andai lentamente in bagno e tolsi in fretta i vestiti sporchi di polvere e qualche rivolo di sangue, prima di chiuderli in una busta che avrei riposto lontano dagli occhi di June non appena fossi rimasto da solo.
Le incursioni stavano andando avanti senza problemi, ma era chiaro che dopo il secondo attacco ai suoi uomini e al suo carico, Kurt avrebbe iniziato a scavare più a fondo possibile per scoprire chi diavolo fosse tanto pazzo da sfidarlo così apertamente. Che cosa sarebbe successo se avesse iniziato a sospettare di Alencar e Tian? Avevo già una risposta a quella domanda e proprio perché non mi piaceva decisi di ignorarla del tutto.
Indossai la canottiera per nascondere il livido violaceo sulla schiena e avanzai piano verso la camera da letto. Quella notte June non stava dormendo però; accese l'abat-jour e puntò i suoi occhi vigili su di me. Trattenni un'imprecazione tra le labbra. Ero stato incastrato.
- Sono le tre del mattino ... - disse soltanto, ma il suo tono fu gelido mentre continuava a fissarmi con sguardo indagatore, come a volermi cogliere ulteriormente in fallo.
- Già. Ero con degli amici, abbiamo fatto un paio di giri di poker ... le solite cose.
- Quali amici? – chiese in fretta.
Mi ritrovai a tentennare. Quali amici? Non era rimasto più nessuno.
- I soliti amici, June. Dai, che ti prende? Dovresti dormire, domani hai lezione presto – provai a rassicurarla con un sorriso, mentre mi faceva più vicino al letto.
- Che cos'è questa storia? Credi che io sia totalmente idiota?
Dannazione. Avevo tirato troppo la corda. Ero consapevole che prima o poi mi sarei ritrovato a costretto ad affrontare una conversazione del genere con lei, ma perché proprio quella notte quando non desideravo altro che mettermi a letto e dimenticare quella giornata vomitevole?
- Cazzo, ho cercato di lasciarti i tuoi spazi e perfino di essere comprensiva quando non tornavi a casa la sera. Il tuo amico è morto e capisco che non sia semplice per te ... però che diavolo sta succedendo, Kai? Non posso più continuare a vivere così! Senza sapere un bel niente di dove vai, cosa fai, con chi sei. Perché mi stai tenendo all'oscuro di tutto? Credi che sia davvero tanto stupida da non notare che rientri sempre più tardi ormai? Sono stanca! Voglio sapere cosa c'è sotto.
La sua voce era salita di un'ottava, presto avrebbe iniziato a piangere e insultarmi. Una vecchia storia che si ripeteva ciclicamente. Era inutile oppormi o parafrasare, quella volta mi limitai a tirare fuori una sigaretta dal pacco sul comodino e ad accenderla. Presi un profondo respiro e andai a sedere sul letto, massaggiandomi le tempie per la stanchezza.
- June, ti ho già detto che ho un problema che sto provando a risolvere.
- Che problema? – scattò immediatamente – ti vedi con un'altra? E' questo il problema, vero? Ecco perché torni sempre così tardi, ecco perché hai comprato quel dannato telefono che non volevi farmi vedere! Passi la notte da lei? Potresti pure non prenderti il disturbo di tornare da me!
Anche quello no, pregai. Era troppo, vederla in quello stato e sapere che tutti i problemi nascevano dal suo stesso padre era davvero troppo. Kurt voleva liberarsi di me e forse ci stava riuscendo. Provai ad andarle incontro, ma non appena allungai le mani per toccarla, lei scattò indietro.
- June, smettila. Non ho nessuna, cazzo! Sei l'unica cosa decente che mi sia mai capitata, perché dovrei mandare a puttane tutto? – ero disperato
- Perché forse è l'unica cosa che sai fare! Ti ho dato tutto e in cambio ho avuto solo menzogne e sotterfugi! Ma quando dici di amarmi ci credi davvero?
La rabbia con cui mi parlò mi lasciò ammutolito per un attimo. Stavo cominciando a perdere la pazienza.
- Ehi, sarò un teppista, sarò un criminale di merda e un tossico, ma non ti ho mai tradito e non intendo farlo. Non tirare più fuori questa storia perché ...
- E il telefono? A cosa ti serve quel telefono? – il suo viso era una maschera di rabbia e confusione.
- Affari. Mi sento con dei ragazzi ... per risolvere il nostro problema.
- Sai che ti dico? Vattene. Se non hai intenzione di dirmi niente ... vattene e basta. Esci da questa cazzo di casa e non farti più vedere!
Ero senza parole – Vuoi buttarmi fuori? Dannazione June, sto facendo tutto questo anche per proteggere te. Vuoi aprire gli occhi?
- Proteggermi da cosa? Cosa diavolo stai dicendo, Kai? Adesso inizi anche ad usarmi come scusa per i tuoi problemi? Siamo arrivati a tanto? – era incredula, aveva perfino iniziato a ridere di me, come se fossi un pazzo delirante.
- Proteggerti da quello psicopatico di tuo padre! – scattai senza riuscire a fermarmi – da quel manipolatore, pezzo di merda che mi ha fatto rapire e ha minacciato me e tutta la mia famiglia! Lo stesso uomo che mi ha offerto dei soldi per scappare da questa città del cazzo e lasciarti! E sai cos'è successo quando ha capito che non lo avrei mai fatto?
- Ha ucciso Gray! Il mio migliore amico! E mi è andata bene, perché quel fottuto pezzo di merda di tuo padre stava puntando a mio fratello! Adesso sai tutto. Sei felice? Sei soddisfatta?
L'avevo sconvolta. Le mie parole erano venute fuori come una tempesta inarrestabile e violenta, l'avevano colta di sorpresa. Era boccheggiante.
- C-cosa? N-no ... non può essere arrivato a tanto. L-lui ...
- Lo ha fatto – dissi con un filo di voce – e non volevo dirtelo, avrei preferito portarmi dentro questo segreto per tutta la vita piuttosto che costringerti ad affrontare tutto questo, ma non gli permetterò di distruggere la nostra storia, quindi ... eccoti qui la verità. Adesso conosci tuo padre come non lo hai mai conosciuto prima. E mi dispiace se quello che hai scoperto ti mette i brividi e non ti farà dormire la notte.
Tirare fuori tutto aveva sfinito anche me, stavolta June non oppose alcuna resistenza quando andai ad abbracciarla. La strinsi a me e lasciai che sfogasse quel dolore terribile che le mie parole avevano portato a galla.
- Sto collaborando con degli uomini che hanno altrettanti ottimi motivi per volere una giusta vendetta. Mi fido di te, June, ma se per caso tu non riuscissi ad accettare che noi uccideremo tuo padre... ti prego, denuncia me. Soltanto me.
- Io voglio che muoia.
Non ci fu nessun tentennamento nella sua voce. Sollevò il suo bellissimo viso e, tra le lacrime, non vidi alcun pentimento.
- Ne sei sicura?
- Dopo quello che ci ha fatto? Dopo quello che ha fatto a Gray e a chissà quanti altri? Dopo le minacce, le ritorsioni e gli omicidi ... come può rimanere dell'affetto dopo tutto questo? Ho già sopportato troppo. Non gli permetterò di continuare a controllarmi e a rovinare la vita a tutti coloro che non fanno quello che vuole. Io ... - il suo volto si fece più duro – io vi aiuterò. In qualsiasi modo vogliate ... sarò dei vostri.
Ed ecco che perfino la sua stessa figlia aveva deciso di voltare le spalle al grosso Kurt Royce. Era un grande boss e stratega, un uomo spietato e vigile, era così ricco che avrebbe potuto permettersi qualsiasi cosa al mondo ... ma aveva davvero senso vivere quando la tua stessa figlia ti voleva morto?
Decisi di tenere quella domanda per me al momento, perché volevo che fosse Kurt a rispondere.
ANDREW
- Tieni, prendine ancora un po', tesoro.
Il mio sguardo era fisso sul nulla, fu la stretta alla mano di mia madre a farmi tornare nel salotto di casa. Mi riscossi subito e presi la tazza di tè caldo che mi veniva porta.
- Grazie
Mandai giù qualche sorso di quel liquido che non poteva né soddisfarmi, né alleviare un bel niente. Per quanto mi costasse ammetterlo non stavo vivendo quella situazione come mi ero prefissato una settimana prima. Il mio finto buonumore non ingannava nessuno, così alla fine avevo smesso e basta. Adesso me ne stavo in silenzio con mia madre, non mi affaticavo più a trovare un argomento di conversazione per nascondere come stavo davvero. Ero esausto e non volevo più combattere quella battaglia inutile.
- Vuoi mangiare qualcosa? Posso farti dei sandwich ... mi sembri un po' sciupato ultimamente. E' successo qualcosa, per caso?
Cercai di concentrarmi su mia madre e tornai a fissarla – Niente di che. Sono a terra da tre mesi, sai com'è
- Oh, il mio ragazzo fuggitivo. Ammettilo, non è poi così male rilassarsi un po' ogni tanto. Lo sai meglio di me che la guerra è sempre lì purtroppo, non va da nessuna parte. E poi mi pare che avessi fatto delle conoscenze interessanti durante queste vacanze di Natale ...
Lei rise, ma io non ce la feci per niente. Al pensiero che un tempo non molto lontano avevo chiesto a Levin di venire a conoscere i miei mi sentivo male. Mi schiarii la gola e presi un altro sorso di tè che bevvi con disperazione. Non volevo arrivare a quello. Allora perché non mi ero attaccato addosso un dannato sorriso da sfoggiare all'occorrenza? Che cosa pretendevo adesso? Che mia madre fosse così idiota da non conoscere il proprio figlio?
Lo vidi dal suo sguardo, la consapevolezza che le cose fossero andate male era stata acquisita in fretta. Bastava guardarmi in faccia d'altronde.
Come era riuscito a ridurmi in quello stato? Perché diavolo mi ero innamorato proprio quando credevo che non sarebbe mai successo? Le mie dannate difese erano inesistenti nel periodo in cui Levin era arrivato. Lo avevo lasciato fare e anch'io mi ero immerso nel suo mondo senza protezioni, senza un paracadute di merda da aprire prima che fosse troppo tardi.
- Con lui è già finita, mamma – dissi soltanto, quasi sperando che quella conversazione finisse lì.
La vidi scuotere la testa, affranta. Mi fissava con tenerezza ed io ero ancora lo stesso bambino che a sei anni amava correre e distruggersi le ginocchia in giro per il giardino.
- Mi dispiace. Credo di averlo capito subito quanto contasse per te ... non ti avevo mai visto così entusiasta prima di quella sera, non per un altro essere umano almeno. Pensavo di avere messo al mondo un figlio che amasse soltanto fare la guerra e volare via. Adesso so che mi sono sbagliata. E lo sai anche tu.
Mi portai le mani sugli occhi e spinsi forte per mandar via quel dolore pulsante – Wow, come sono fortunato. Non vedevo l'ora di stare così di merda, mamma ... - dissi con una punta di ironia che la fece ridere appena.
-Beh, il dolore fa schifo, hai ragione ... ma quello che hai provato prima? Che mi dici di quello?
Non volevo pensarci. Faceva talmente male da tenermi sveglio la notte e ossessionarmi durante tutto il giorno. Che senso aveva avuto conoscerlo se poi le cose erano andate così? Il suo ricordo mi tormentava, non volevo ricordare a quanto fosse stato bello parlare con lui, stringerlo a me, baciarlo, dormirci insieme ... sentirlo suonare la mia chitarra.
Vedevo il suo dannato sorriso. Sentivo anche la sua voce. Le lenzuola di casa mia profumavano ancora di lui.
Mi sollevai da lì in fretta – E' meglio che vada adesso. Non sono dell'umore per chiacchierare, scusami.
- Tesoro, un attimo ...
Mi lasciai raggiungere e per poco non finii a piangerle addosso quando venne ad abbracciarmi sulla porta. Mi trattenni a stento, tirando fuori una forza di volontà che credevo ormai deceduta da giorni. Mi vergognavo per quello che ero diventato, per lo spettacolo pietoso che stavo dando a mia madre, ma cosa potevo fare?
- Sei sicuro che non ci sia proprio nulla da fare per sistemare le cose?
Aveva parlato con dolcezza, scostandosi da me per guardarmi meglio in viso.
- Ho provato a parlargli ... ho anche provato a capire cosa gli stesse succedendo, ma era come parlare con un muro. So che ha bisogno di aiuto, ma non lo vuole da me. E sapere che potrebbe stare male e ritrovarsi senza nessuno da cui andare ... questo mi fa impazzire. Eppure cosa posso fare? Non vuole vedermi, non posso costringerlo ad essere sincero e non posso imporgli la mia presenza.
Ero in un vicolo cieco. E non avevo tirato fuori la storia dell'ex.
- E poi c'è il suo ex ...
- Ascoltami, tesoro. Non so di che aiuti parli, né conosco la sua situazione nel dettaglio, ma se non sta bene allora dovresti almeno andare a controllare di tanto in tanto. Non credi che sarebbe meglio se riuscissi a rasserenarti almeno un po' e allo stesso tempo gli facessi sapere che non è solo? Che tu sarai lì per lui, anche se in disparte ... anche se non starete più insieme.
Quel pensiero faceva male come mille lame dritte nel petto. Non ero pronto per niente di ciò, non ero così maturo, né abbastanza forte da poter sopportare un rapporto di amicizia con una persona che per me valeva così tanto. Mi ero già fatto abbastanza male con lui.
E poi c'era il suo ex adesso che a quanto pare non era mai riuscito a dimenticare. Avevo creduto di valere qualcosa per lui, ma adesso non lo pensavo più. Avevo deciso di guardare in faccia la realtà e di ascoltare le parole di Levin senza pensare che ci fosse qualcosa di grosso ed essenziale che mi sfuggiva e che voleva tenermi nascosto intenzionalmente.
- Io sono fuori dai giochi, mamma. Per quanto mi dispiaccia dirlo, Levin ormai non è più un problema mio. Sta tranquilla, è soltanto questione di tempo prima che mi riprenda. Ho già dato disponibilità per ripartire, quindi non preoccuparti ... il vecchio Andrew si farà vivo presto e sta sicura che non finirò mai più in una situazione del genere. Imparo in retta.
Non era per niente entusiasta delle mie parole, le sembrava che stessi minimizzando tutto e in fin dei conti aveva ragione.
Dovevo ostinarmi a vedere una dannata luce alla fine del tunnel.
LEVIN
Ero tornato a casa tardi, dopo una giornata sprecata in giro per la città. Avevo la testa pesante e la gola secca per il troppo fumo. Volevo soltanto schiantarmi a letto e perdere conoscenza il prima possibile.
Aprii la porta con la mia chiave ed entrai nel salotto buio, aspettandomi di trovare nient'altro che silenzio, ma non fu così. Mio padre e mia madre vennero fuori dalla cucina dove stavano discutendo animatamente; era chiaro che stessero parlando di me.
Ancora quell'espressione sui loro volti mentre mi passavano in rassegna da cima a capo, alla ricerca di qualcosa di ben noto, lo stesso mostro contro cui avevamo tutti combattuto per anni e che adesso tornava a ripresentarsi. Mia madre era sul punto di piangere, sapevo che dovevo essere uno spettacolo atroce per loro, non avevo più fatto niente per nascondere il mio vecchio problema e soprattutto non ero più in condizioni di farlo.
Ero scivolato di nuovo in quel vortice che conoscevano benissimo. Ero pallido, magro, in evidente sofferenza, mi facevo di nuovo, anche più di prima ormai.
- Puoi venire a sederti qui, Levin?
Mio padre aveva tirato fuori il suo migliore tono tra l'autoritario e il comprensivo.
- Sono di fretta, devo uscire
Al diavolo dormire a casa, non potevo più rimanere lì adesso che quei due avevano preso un giorno di permesso pur di tartassarmi di domande e accuse.
- Non andrai da nessuna parte se prima non parliamo, quindi vieni a sederti qui ...
Stavo ridendo, era assurdo pensare che quello stesso spettacolo non era nient'altro che un déjà-vu. Lo avevamo già vissuto con Kai, ma in quel caso io mi ero ritrovato dall'altra parte del salotto, accanto ai miei genitori.
- Ha chiamato il preside, ci ha riferito che manchi da scuola da giorni ormai. Voleva sapere se fossi malato – rincarò la dose mia madre
- Sto bene
- Non stai bene
Guardai mio padre, ma non mi mossi da dov'ero. Sapevo come andavano quelle riunioni di famiglia, sapevo anche cosa volevano che facessi. Avrebbero detto che quello era l'unico modo che avevo di uscirne, che avrei dovuto provarci con tutto me stesso e che loro sarebbero sempre stati lì per me. Ma non potevo andare da nessuna parte, avevo una guerra da portare e così tante cose da nascondere a tutti che mi veniva il vomito soltanto a pensarci.
- Vuoi fare la fine di tuo fratello? Credevo che fossi dalla nostra parte, Levin ... che capissi quello che viviamo ogni giorno nel vederti in questo stato. Fatti aiutare, non ti chiediamo altro.
Eccoli lì, mi voltai dall'altra parte, deciso a prendere un po' di roba dalla mia stanza e filarmela il prima possibile, ma mio padre sembrò intuire le mie intenzioni e mi venne incontro, bloccandomi il passo.
- Che cazzo fai? Non puoi ignorarci per sempre. Guarda come ti sei ridotto ... stai uscendo di nuovo con i tuoi amici delinquenti, è così?
- Tu non sai un cazzo della mia vita! Togliti – dissi a denti stretti, ogni mio tentativo di superarlo era inutile. Si piazzò davanti a me con le braccia spalancate.
- So che sono tuo padre e ho già sbagliato con Kai. Non commetterò lo stesso errore con te. Non costringermi a denunciarti
- Denunciarmi per cosa? Che prove hai? – mi venne da ridere, nonostante la rabbia che mi stava montando dentro in fretta, tanto da farmi tremare le mani in modo incontrollabile.
- La prova sei tu che non riesci neanche a reggerti in piedi! Levin, Cristo ... perché ci stai facendo questo?
- Farvi questo? Credi che si tratti di voi? Credi che io faccia quello che faccio per farla pagare a voi? Non me ne potrebbe importare meno di voi! Adesso togliti di mezzo, vado a prendere le mie cose e tolgo il disturbo – stavo urlando e non volevo più rimanere in quella casa, a farmi ridurre ad un colabrodo da mio padre.
- Non hai capito. Tu non andrai da nessuna parte. Ascoltami bene, hai due scelte davanti a te, Levin. Puoi venire a sederti di là e parlare dei programmi di riabilitazione che io e tua madre stiamo esaminando per te o io posso chiamare la polizia e denunciarti.
Il suo viso era serio, mentre mia madre prorompeva in un pianto disperato che non era più riuscita a trattenere. Eravamo alla resa dei conti, ma nessuno dei miei due genitori aveva mai capito quanto avessi imparato da loro a furia di stare dietro ai problemi di Kai e della mia famiglia.
- Io invece credo che non farai proprio un cazzo, papà. Ti illudi di avere il potere, di riuscire ancora a gestire qualcosa in questa dannata famiglia, ma guarda in faccia la realtà. Non esiste più una famiglia, quindi smettila di prendere per il culo te stesso e fammi passare, cazzo.
Lo schiaffo fu talmente forte da farmi perdere la sensibilità per un attimo. Piegai la testa di lato, con lo sguardo ancora puntato su mio padre, adesso rosso di rabbia e sconvolto per quel gesto inaspettato, a cui non aveva saputo opporsi per la prima volta in vita sua.
- E' tutto?
Forse avrebbe dovuto continuare, pestarmi fino a farmi perdere i sensi. Forse era tutto quello che volevo, la fine a cui volevo andare incontro. Farsi non era un po' come morire lentamente? Non mi sembrava di avere abbastanza buoni motivi per rimanere in vita ormai ... la mia stessa esistenza mi dava il voltastomaco.
A quel punto retrocedetti, ero stanco. Perché nessuno capiva che non volevo la guerra ma soltanto estinguermi in silenzio?
- Levin, aspetta ... ti prego, parliamone. D-dove vuoi andare? – mia madre era stata colta dal panico nel notare che stavo per lasciare quella casa. Doveva aver rivisto quella scena un miliardo di volte nei suoi peggiori incubi, eppure non c'era niente che potessi fare. Quel posto non faceva più per me evidentemente. Perché il loro amore era tanto soffocante da farmi stare così male? Avrei dato tutto ciò che possedevo per non avere più nessuno di loro tra i piedi, pronti a lanciarmi un dannato paracadute tutte le volte che volevo solo cadere senza mai fermarmi.
- Lascialo andare. E Levin, non sto bluffando questa volta. Ho già sbagliato con Kai e sappi che non intendo perdere anche te. In un modo o nell'altro tu non passerai il resto della tua vita in strada, a devastarti fino a morire di overdose in un vicolo. Denunciarti mi ucciderebbe, sapere dove finirai e quello che dovrai passare sarà devastante e cambierà tutto per sempre... ma non mi stai lasciando scelta. – mio padre aveva recuperato il controllo della situazione, mi venne incontro e si fermò soltanto quando fu a pochi passi da me.
- Hai una settimana di tempo prima di decidere cosa vuoi fare della tua vita. Torna qui e fatti aiutare, questa è l'ultima possibilità che ti verrà data da noi, Levin.
Scossi la testa e aprii la porta – Fa quello che devi allora.
Me ne andai in fretta, ogni passo era un passo verso l'ignoto. Non avevo dove andare, mi ero ridotto alla stregua di Kai e quel pensiero mi faceva ridere e mi amareggiava allo stesso tempo. Avevo soltanto un centinaio di dollari in tasca ed ero certo che presto mio padre mi avrebbe bloccato anche la carta di credito. Aveva fatto lo stesso con Kai. Salii in metro e per un attimo mi balenò in mente l'idea di tornare da lui. Presentarmi alla sua porta e chiedergli aiuto, arrivando perfino a pregarlo di riprendermi con sé pur di alleviare quel dannato dolore che mi divorava istante dopo istante. A volte lo vedevo durante i miei stati di allucinazione, confondevo il volto di Yael con quello di Andrew. Mi sembrava di rivederlo lì, di sentire le sue braccia intorno al mio petto ed il calore confortante del suo corpo stretto al mio.
Ma quello era solo un altro inganno della mia mente, un rifugio vile che mi nascondeva dalla realtà dei fatti per un periodo di tempo fin troppo effimero. Poi il dolore tornava a farsi senire tutto, con tutta la sua violenza soverchiante, mi buttava giù, mi soffocava e non sarei mai riuscito a risollevarmi da terra senza un nuovo giro di coca o di qualsiasi altra cosa avesse potuto farmi stare meglio per un po'. Quella era la mia spirale autodistruttiva e c'era ben poco di razionale nel mio bisogno.
Ero ormai arrivato alla fine della corsa e a quel punto non ebbi dubbi su quale fosse la strada prendere. C'era una sola persona che avrebbe potuto accogliermi senza fare domande scomode o spingermi a reagire per il mio bene. Ed io non volevo essere aiutato.
Yael nascose la sorpresa della mia visita dietro il tipico sorrisino pericoloso che lo contraddistingueva. Spalancò la porta e mi fece entrare.
- Ma guarda un po' chi viene a bussare alla porta del lupo cattivo ... ti sei persa, Cappuccetto?
- I miei mi hanno buttato fuori. Posso restare qui per un po'?
Musica per le sue orecchie, Yael era estasiato mentre mi gettavo con poca grazia sul divano mezzo distrutto di quella baracca e chiudevo gli occhi.
- Mi pare di averle chiesto più di una volta di fermarsi qui tutte le volte che vuole, principessa. La mia non è nient'altro che un'umile dimora, ma il divertimento non manca mai ...
Aveva tirato fuori un po' di erba – Le va bene come antipasto? O preferisce iniziare con qualcosa di più trasgressivo? – poi mi aveva mostrato delle pasticche.
- Mi va bene qualsiasi cosa – biascicai, quasi senza forze. Fumare mi avrebbe fatto rilassare e forse, se fossi stato abbastanza fortunato, mi avrebbe fatto anche dormire. Lasciai che Yael preparasse gli spinelli, la mia mente vagava lontano. Ero talmente distrutto dentro da non provare niente. Perfino la presenza di Yael non mi toccava più, era diventato un contorno, una figura sfumata tra mille alte figure sfumate.
- Andiamo, a tuo padre piace fare lo stronzo, lo faceva anche con Kai. Fagli sbollire la rabbia ... - poi mi passò uno spinello e venne a sdraiarsi accanto a me, molto vicino come sempre.
- Stavolta è diverso, vuole che vada in un centro di riabilitazione
- E in cosa sarebbe diverso? Non è quello che vogliono tutti i genitori? – Yael tirò una grossa bocca di fumo e ghignò – almeno chi li ha ... ma sai che ti dico? Chi cazzo ci trattiene in questa città del cazzo? Per quale motivo dobbiamo starcene qui per sempre?
Mi passò lo spinello e anch'io ne presi una boccata. Rimasi a fissare il fumo che si sollevava in piccole nubi su di me, mentre Yael mi stringeva più stretto a lui, fino a passarmi il braccio intorno alle spalle.
- Stiamo tirando su parecchi soldi con i pestaggi e quando questa merda sarà finita saranno tutti per noi ... sono stanco di questo posto del cazzo. Partiamo e basta. Molliamo tutto, Lev. Non era quello che sognavamo? Ricordi? Andarcene via, partire per l'Europa e girarcela tutta ... starcene da soli, a sballarci e divertirci.
Non parlavo, non riuscivo a pensare a niente di niente, perfino la voce di Yael si perdeva nel vuoto della mia testa. Capii che per Yael il passato non era mai veramente passato, era rimasto aggrappato a quell'utopia di poter fuggire insieme, lontano dai problemi di Brooklyn e dai suoi nemici. Ma lui non sarebbe cambiato, avrebbe avuto nuovi problemi e nuovi nemici in qualsiasi altra parte del mondo fossimo finiti. E allo stesso tempo non mi importava.
- O forse tu hai dei motivi per voler rimanere qui. Forse vuoi girare intorno al tuo ragazzo e sbavargli addosso fino a quando non ti riprende con lui.
- Va a farti fottere – biascicai, coprendomi meglio con un plaid trovato lì per terra.
Ma Yael non aveva intenzione di mollare, vidi i suoi occhi fiammeggiare di qualcosa di molto simile alla rabbia. Mi bloccò contro il divano, tenendomi giù le gambe con il peso del suo corpo.
- No, non vado a farmi fottere da nessuno, io. A differenza tua sto ancora cercando di recuperare un cazzo di rapporto con te, non me ne sto in silenzio, ad annegare in dei dannati pensieri che riguardano qualcun altro, mentre sono in compagnia dell'unica persona che farebbe qualsiasi cosa per me!
- Non ti ho mai chiesto niente del genere. Stai facendo tutto da solo, non è un problema mia questo – dissi seccamente. E sapevo che rispondere in quel modo lo avrebbe soltanto fatto incazzare ancora di più.
Era furente, potevo sentire il suo corpo fremere contro il mio.
- Non so se ho più voglia di spaccarti la faccia o di scoparti, Cristo. – mi scosse con forza in un impeto di rabbia, fino a sbattermi con le spalle contro il divano – sei un pezzo di merda, lo sai? Vuoi farmi impazzire o non te ne importa proprio un cazzo di me? Chi è questo stronzo a cui pensi? Che cosa diavolo ti ha fatto per ridurti in questo modo?
Non avrei parlato, andare da Yael era stato un errore. Volevo solo chiudere gli occhi e annegare.
- Eravamo io e te, Levin. Siamo sempre stati io e te.
Non più, non c'era più nessuno con me, perfino la presenza di Yael non mi rincuorava. Ero dannatamente solo in quell'angolo di mondo troppo grande, come un puntino in un universo troppo vasto e indifferente. L'angoscia tornò fortissima, quella canna non mi stava facendo bene come avevo immaginato, era tutto l'opposto. Non so quando iniziai a piangere, successe senza che me ne fossi reso conto. Vidi Yael sfiorare piano la mia guancia bagnata. Avevo fatto a pezzi anche lui alla fine.
- M-mi dispiace ... n-non volevo ... - dissi soltanto, prima di lasciarmi andare a dei singhiozzi che non potevo interrompere.
Yael scosse la testa, il suo viso era distrutto. La sua presa svanì su di me, ma non stava andando via, venne a sdraiarsi accanto a me.
- Tu non hai fatto niente di male. Va bene anche se non mi ami più ... va bene anche solo stare stretto a te su questo divano del cazzo.
No, non andava bene. Ero soltanto troppo egoista per liberarlo dalla mia presenza andando via da lì. Invece mi strinsi a lui un po' di più, in cerca di quel calore che voleva darmi con tutto sé stesso. Ma questo non lo avrebbe reso diverso da ciò che era. Un ripiego.
Lui non era Andrew.
ALENCAR
Fissai il gruppetto davanti a me e nessuna di quelle facce mi convinceva davvero, Kai era visibilmente nervoso mentre il fratello sembrava un'altra persona. Levin era pallidissimo, con il volto tirato, e se ne stava rannicchiato in un lato sul divano, persino il suo sguardo sembrava distante, come se non fosse presente in quella stanza. Yael cercava di mantenere un apparente controllo prestando attenzione alla mia presenza, ma era evidente che non riuscisse ad ignorare Levin, i suoi occhi andavano su di lui ad intervalli regolari.
Tian mi lanciò un'occhiata eloquente, era chiaro che il nostro gruppetto stava andando alla deriva, forse la pressione a cui erano sottoposti quei ragazzi era troppa.
- Devo dirvi una cosa – Kai prese la parola riempiendo finalmente quel silenzio, il suo volto era serio – ho parlato con June
Merda.
Per un momento sentii chiaramente la pressione di una pistola dietro la mia nuca e vidi davanti agli occhi il plotone di esecuzione di Kurt.
- Sei impazzito? Che cose le hai raccontato? – chiese Tian strepitante, anche lui terrorizzato da quella prospettiva.
- Le ho detto la verità, tutta. Quello che Kurt ha fatto a me, come ha inflitto dolore ad altri e le ho detto chiaramente che ho intenzione di fermarlo – riferì con tono serio – che non possiamo più lasciargliela vinta, che c'è un gruppo di persone che cerca vendetta.
- E lei cosa ti ha detto? – domandai con un tono che parve estraneo persino a me.
- Vuole aiutarci, vuole rendersi utile per fermarlo e sa bene che progettiamo la sua morte – rispose secco.
Ci pensai su per qualche attimo, poteva essere un vantaggio notevole, potevamo assestare un colpo decisivo a Kurt sfruttando il suo legame con la figlia.
Ammesso che non sia una trappola.
Non potevo chiedere a Kai se si fidasse davvero di lei, era ovvio che non nutrisse alcun dubbio, aveva iniziato una guerra per poter stare con quella ragazza, sperai solo che lei fosse altrettanto sincera.
- Allora penseremo a qualcosa – conclusi.
Vidi gli occhi perplessi di Tian posarsi su di me – ti fidi di lei?
- Se Kai garantisce ...
- Sì, lei è dei nostri al cento per cento – replicò lui prontamente.
- Allora non ci resta che pensare alla nostra prossima mossa e poi elaborare qualcosa sfruttando June – tornai a fissare quel quadro problematico – fra poco dovremo attaccare Miles, il nostro socio. Vi sentite pronti?
Nessuno in quella stanza sprizzava di energia ma lo sguardo di Yael era infiammato, probabilmente uscire a uccidere qualcuno gli avrebbe permesso di sfogare quella strana inquietudine.
- Sì, ce la faremo Che scelta abbiamo? – rispose Kai per tutti.
- Questa volta si procederà in modo diverso – cominciai a spiegare – come vi dicevo il nostro gruppo non aveva una rete di sicurezza, per cui fin dall'inizio siamo stati affiancati dagli uomini di Kurt. È gente in gamba e armata, sono in quattro e sono particolarmente allerta
- Dopo i due pestaggi e i furti, Kurt è parecchio incazzato – continuò Tian – i soci non sanno cosa pensare, c'è chi ancora minimizza ma Kurt ha già dato disposizioni di aumentare la sorveglianza, per cui Miles è ben protetto
- Non manderemo Yael avanti questa volta – dissi – avendo già la collaborazione di Miles, ci limiteremo a liberarci delle guardie. Tian farà da cecchino e ne ucciderà due, poi io e Kai ci occuperemo di sbarazzarci degli altri due. È una zona che conosciamo bene ma per evitare sorprese Yael e Levin staranno in disparte a pattugliare il perimetro
Nessuno ebbe nulla da ridire, Levin continuò a non guardarmi nonostante avessi la certezza che stesse ascoltando, sperai soltanto che si reggesse in piedi. Conoscevo bene quella condizione, l'avevo vissuta io stesso dopo la morte di mia madre, quando ero così fatto da non sentire nemmeno il mondo intorno a me. Lui era in quella stessa nebbia.
Uscimmo qualche minuto più tardi, Tian aveva imbracciato il fucile di precisione, gli altri ci seguirono sul furgone e, con il favore del freddo e della notte, ci avviammo verso la nostra zona di spaccio.
Parcheggiammo in un punto sicuro e Tian si staccò da noi, pronto a posizionarsi sulla palazzina davanti al vicolo, da cui aveva un'ottima visione del perimetro. Yael e Levin rimasero più indietro, dove potevano osservare l'eventuale arrivo di rinforzi, mentre io e Kai indossavamo i passamontagna e ci tenevamo pronti ad entrare in azione.
- Cosa diavolo ha tuo fratello? – chiesi mentre puntavo lo sguardo verso la sagoma di Miles non lontano.
Era insieme a due uomini di scorta, mentre gli altri due se ne stavano da qualche parte, non nel nostro campo visivo.
Kai scosse la testa – è tutta colpa mia, si sta distruggendo ... questa situazione ...
- Se continua così potrebbe morire prima che sia finita, ti avverto – dissi con grande consapevolezza.
Poi non ci fu tempo per aggiungere altro, Tian fece partire i due proiettili che, nel silenzio della notte, colpirono a morte le due guardie ai lati di Miles. Era il segnale, io mi preparai a scattare perché presto gli altri uomini sarebbero saltati fuori per proteggere il carico, e così fu.
Da un vicolo buio uscirono due figure che accerchiarono il mio amico, pronti a portarlo lontano, ma noi non gli lasciammo il tempo. Uscii dal nascondiglio affiancato da Kai, cominciando a sparare dei colpi, facendo concentrare l'attenzione delle guardie su di noi.
La risposta al fuoco fu immediata, tanto che dovetti ripararmi dietro un bidone della spazzatura, attesi qualche secondo prima di sporgermi ancora una volta in avanti e sparare altri tre colpi. Uno dei proiettili mi colpì al braccio, era una ferita di striscio ma il bruciore fu immediato, come il sangue che inzuppò la giacca squarciata. Vidi Kai rispondere al fuoco ancora una volta e poi Tian venne nuovamente in nostro soccorso, riuscendo a localizzare e uccidere anche il terzo uomo.
Ne restava ancora uno, lo identificai dietro alcune casse accatastate, doveva essere lì insieme a Miles. Presi attentamente la mira, il suo ginocchio era esposto, così premetti il grilletto. Le urla si sollevarono nella strada deserta e io approfittai del suo dolore per correre in quella direzione e finirlo. Una pallottola dritta in fronte e il silenzio calò nuovamente.
A quel punto ci fissammo tutti, io, Kai e Miles, che venne fuori dal suo nascondiglio, c'erano sangue e proiettili ovunque, ormai il tempo era scaduto.
- Riferiremo a Kurt il messaggio che abbiamo concordato – dissi sia a Kai che a Miles.
- Io porto il furgone alla basa – mormorò il giovane Eickam – noi aspetteremo altre vostre istruzioni
Annuii e lo vidi tornare indietro per recuperare gli altri e sparire insieme al nostro mezzo, poi tornai con lo sguardo verso il mio amico. Adesso veniva la parte più difficile, avremmo dovuto fargli del male ma avevo preferito che fossi io a farlo. Sentii dei passi accanto a me, Tian si era unito a noi e ci lanciò la stessa occhiata preoccupata che avevamo tutti.
- Non dovete avere scrupoli – disse Miles – sono con voi
- Deve essere vero – mi ricordò Tian con tono amaro – non possiamo permetterci che Kurt sospetti qualcosa. Quindi non andarci leggero, chiameremo i soccorsi fra poco ma non ci può essere il minimo sospetto
Io annuì e mi piazzai davanti al mio amico, non aveva senso attendere oltre e protrarre quell'agonia, strinsi i pugni e lo colpii. Sentii le nocche sbattere con violenza sul suo viso, lo vidi cadere a terra e gemere di dolore ma non mi fermai, continuai a colpirlo, ad infierire con calci e pugni. Doveva restare in vita ma l'aggressione doveva apparire brutale quanto le altre, così non mi fermai finchè non lo vidi perdere i sensi. Il suo volto era diventato una maschera di lividi e sangue, il corpo era molle e scosso da qualche spasmo.
Sentii la mano di Tian sulla mia spalla – ci penso io a chiamare il numero per le emergenze, tu cerca di essere lucido con Kurt
Non dissi niente, lo vidi comporre il numero di telefono a cui ci rivolgevamo quando accadeva qualcosa di spiacevole. Era ovvio che quelli come noi non potessero semplicemente andare in ospedale in situazioni come queste, così c'era un medico che Kurt pagava profumatamente per non fare domande e ricucire i suoi uomini.
- Sono Tian – disse il mio amico con voce ferma ma allarmata – c'è stato un altro attacco, hanno colpito il nostro giro. Abbiamo trovato Miles, sembra l'unico ancora in vita, arriviamo.
Così recuperammo le chiavi della macchina di Miles e lo caricammo con attenzione sui sedili posteriori, poi partimmo.
Lasciai Tian e Miles nella clinica fatiscente in cui lo avrebbero soccorso mentre io continuavo con il resto del piano, pronto a fare rapporto a Kurt in persona.
Non mi aspettavo di trovare così tante macchine al suo covo ma evidentemente aveva indetto una nuova riunione, il medico doveva averlo già allertato ed io mi ritrovai i suoi occhi addosso appena feci un passo nella stanza. Non chiese niente, il suo volto stava già pretendendo delle spiegazioni senza che aprisse bocca.
- Lo hanno fatto di nuovo – dissi secco – hanno colpito il mio giro, cazzo c'era un bagno di sangue. Miles è vivo per miracolo! Li abbiamo visti scappare e uno mi ha persino colpito, non siamo riusciti a prenderli, dovevamo soccorrere l'unico superstite
- E il carico? – chiese Kurt con un sussurro carico di rabbia.
- Andato – risposi amaramente – io e Tian stavamo per unirci a lui per il nostro turno di guardia, avevamo stabilito che Tian prendesse già una parte dei soldi e li mette in sicurezza ma siamo arrivati tardi
- Credete che sia ancora una fottuta coincidenza?! – la voce di Kurt tuonò contro i suoi soci, che si fissarono ammutoliti – credete che qualche testa di cazzo stia giocando? Avanti! Parlate!
Nessuno osò dire niente, la tensione cresceva nella sala mentre io mi avvicinavo di un passo a Kurt, fissandolo dritto negli occhi, qualcosa che nessuno aveva il coraggio di fare lì dentro.
- Ti devo parlare Kurt
Lui assottigliò lo sguardo e mi fece segno di seguirlo immediatamente nel suo ufficio, così lasciammo il resto del gruppo in quella stanza immerso nel silenzio.
Chiusi la porta dietro di me e ripresi il discorso – si tratta di quello che è successo stanotte. Miles era ancora semi cosciente quando lo abbiamo trovato e credo che lo abbiano lasciato vivo per un motivo preciso
- C'è un messaggio ... - non era una domanda la sua, era come se si aspettasse una mossa del genere, ormai nella sua mente era chiara l'idea di un complotto.
- Sì – ammisi – prima di perdere i sensi Miles ha detto di riferirti: ci impadroniremo di tutto quello che possiedi
Nessuno poteva essere così terrificante, fissavo Kurt e mi chiedevo come un essere umano riuscisse ad inglobare dentro di sé così tanta rabbia e odio. I suoi occhi si erano caricati di una perfidia indescrivibile, sembravano capaci di annientare qualcuno solo guardandolo.
- Chi cazzo è ? Quale di questi pezzi di merda trama alle mie spalle? – sussurrò tremante di rabbia.
- Non faranno un cazzo – lo incitai a quel punto – vedo quei capi banda seduti a quel tavolo e mi sembrano tante scolarette del cazzo. Tergiversano da giorni, chiunque ti stia attaccando si fa beffa di tutti quanti! Non discuto le tue tattiche ma adesso hanno attaccato la mia squadra, non ho intenzione di far finta che non sia successo
Mi ritrovai quello sguardo infernale addosso, sapevo di averlo stuzzicato, che finalmente aveva trovato qualcuno che approvasse il suo bisogno di spargere sangue.
- Non posso fidarmi di loro, si sono tutti rammolliti, forse sono persino in combutta per spodestarmi – ringhiò – chissà quanto gli fa comodo tutto questo a quei piccoli pezzi di merda. Nessuno avrà sconti d'ora in poi ... non intendo più perdere un solo centesimo, un solo grammo di roba
- Servono più uomini per le strade, una copertura per ogni distretto – gli feci notare.
- Saranno uomini fidati, dalla mia scorta personale – sbottò – capirò cosa cazzo sta succedendo, avrò occhi ovunque
- Ma potresti esporti – gli ricordai – se impiegherai la tua scorta personale per pattugliare le strade, chi resterà a proteggere te?
Quello ci riflettè per un momento – ho ancora Hauser, non mi serve un grande gruppo, mi servono uomini con il sangue freddo e assolutamente fidati. – poi puntò gli occhi su di me – voglio che lasci la strada, tu e Tian sarete parte della mia scorta. Tre uomini, ma i migliori che possiedo
Non riuscivo a credere che lo avesse detto davvero – pensi che saremo all'altezza?
- Conosco Tian da anni, ha ottime capacità e tu mi hai mostrato grande devozione Alencar. Il tuo lavoro con June è stato perfetto, ho bisogno di uomini come te.
- Sarà un onore Kurt.
Alla fine di quella lunga notte lasciai il covo, sentivo una strana eccitazione strisciare sotto la mia pelle, eravamo così vicini, eravamo nella cerchia ristretta, pronti a tagliare la testa al serpente.
ANGOLO AUTRICI:
Dopo una piccola vacanza estiva rieccoci con un nuovo capitolo! Parecchio lungo ;) ben 4 pov per mostrare la triste vita che stanno conducendo i nostri personaggi! Riusciranno Andrew e Levin a parlarsi apertamente? Kai la smetterà di fare ammazzare la gente? XD e il nostro povero Alencar sopravvivrà a tutto questo? Siamo sempre curiose di sentirvi! Un bacio
BLACKSTEEL
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