49. Is what it is
Forsan et haec olim meminisse iuvabit.
"Forse, persino di questi avvenimenti, un giorno la memoria ci sarà gradita."
(Virgilio, Eneide)
AIDEN
Stavo esagerando con gli esercizi per le gambe, i crampi erano all'ordine del giorno, mi lasciavano piegato in due e senza fiato. Anche quel pomeriggio mi ritrovai a stringere i denti dal dolore mentre tentavo disperatamente di distendere del tutto la gamba per contrastare il dolore.
- Porca puttana. Cazzo!
I miei lamenti avevano attirato Andrew che in tutta fretta era corso da me, afferrandomi il polpaccio con l'intento di aiutarmi.
- Come va adesso? Sta passando?
Mi sdraiai di nuovo sul divano e soltanto dopo un paio di secondi riuscii ad annuire. Quella era una tortura che dovevo accogliere con ottimismo, le mie gambe stavano tornando a rispondere ai comandi e la fisioterapia intensiva a cui mi sottoponevo stava velocizzando il processo.
- Forse dovremmo chiamare la dottoressa Kemp per disdire la seduta di domani pomeriggio. Fatichi già la mattina in ospedale, non devi sottoporti a tutto questo insieme.
- No – dissi con convinzione – va bene. Posso farle entrambe. Devo farle entrambe – mi corressi.
- Ammiro la tua forza di volontà. Te la cavi bene con le braccia ormai, ti ho visto stamattina con il dottore.
Doveva essere un sorriso di incoraggiamento quello che vidi sbucare dal suo viso solitamente distante e cupo. Qualsiasi cosa gli stesse succedendo lo spingeva a passare sempre meno tempo in quella casa ormai. Lo conoscevo abbastanza bene da sapere che con ogni probabilità andava a cercare rifugio nell'alcol.
- Senti, non abbiamo più avuto la possibilità di parlare dopo il litigio dell'altra sera ...
Non lo feci neanche continuare, non avevo voglia di ritornare sulla questione, così lo interruppi prima
- Andrew, basta. E' successo quello che è successo e, come vedi, adesso mi sto impegnando a concentrarmi soltanto sul presente. Voglio andare avanti, voglio uscire da questo periodo e parlare del passato non mi aiuterà.
Lo vidi annuire con attenzione, capii che forse era lui ad aver bisogno di quel confronto, era raro ritrovarmi con un Andrew così ben disposto al dialogo, un tempo avrei pagato per poter affrontare i nostri problemi come stavamo facendo in quel preciso momento.
- Volevo parlarti soltanto di Keno e poi giuro che non solleverò mai più l'argomento.
- Di Keno? – sollevai un sopracciglio, ero sorpreso a quel punto – che ha fatto stavolta?
- Non ha fatto niente. Sta di merda, Aiden, non fare finta di non averlo notato. E so bene che hai i tuoi buoni motivi per essere incazzato con lui, con me, perfino con la vita, dannazione ... ma stammi a sentire, tu non eri lì, tu non potevi vedere la sua sofferenza crescere settimana dopo settimana, quando i dottori andavano a dire che il tempo passava e le speranze del tuo risveglio si affievolivano sempre di più. Una tragedia del genere cambia la gente, Aiden. Ci ha aperto gli occhi, ci ha fatto vedere chiaramente cosa conta davvero in questa vita e cosa no. E se tu l'avessi visto in quei momenti adesso sapresti con precisione quanto conti per lui.
Parole su parole, la sua mano mi stringeva il braccio. Era un appello accorato che mi ostinavo a non voler sentire per paura di cedere di nuovo a quella trama di inganni e ipocrisie nel quale mi ero rinchiuso. Ma le lacrime di Keno non volevano andare via dalla mia mente. Erano lì, come incastrate, pronte a torturarmi tutte le volte che cercavo di minimizzare quell'episodio e relegarlo lontano.
Keno che piangeva davanti ai miei occhi ... doveva essere l'inizio della fine, perché lui non aveva mai pianto in mia presenza. Non avevo mai creduto che fosse capace di farlo. C'era davvero qualcosa al mondo che possedesse la forza di far del male ad uno come lui? Ero stato io a scatenare tutto quello?
- Ehi, è il tuo migliore amico. Tutti sbagliano, Aiden. Quante volte ci siamo aggrediti noi due, eh? Quante volte abbiamo giurato di non voler avere più a che fare con qualcuno? Si può tornare indietro ... vale la pena tornare indietro per il vostro rapporto. Guardami, anche lui ha paura. Può mostrarsi forte e determinato fuori, ma sai meglio di me che è soltanto una messinscena.
Conoscevo Keno, sapevo che era capace di aggredire e far del male come mezzo di difesa. Era quello che aveva fatto con Noah nel corso della loro storia. Usava il disprezzo come protezione per dei sentimenti che non voleva provare.
- Ha paura di perdere il controllo sulla gente, sulle sue emozioni ... sulla sua vita. Questo lo so bene, l'ho sempre saputo
- E non saresti disposto a perdonarlo per questa debolezza? Non credi che anche lui abbia dovuto perdonarti qualcosa in questi ultimi anni? L'altra volta l'ho sentito parlare al telefono con sua madre. Ha mollato tutto per starti vicino e con questo non voglio farti sentire in colpa. Voglio soltanto aprirti gli occhi su quanto tiene a te, Aiden.
La durezza di quelle parole mi raggiunse con la forza di un tornado. Ero stato così accecato dal mio dolore da non vedere quello delle persone che mi stavano vicino.
- Sono un egoista del cazzo, ecco cosa vuoi dire – mi ritrovai del tutto impreparato di fronte a quella verità.
- No, cioè sì, ma avevi tutte le tue ragioni per stare di merda, Aiden. Hai passato l'inferno e quello che voglio farti capire è che anche per noi non è stato facile ...
Adesso lo vedevo chiaramente. I sacrifici della gente che mi stava intorno, la voglia di proteggermi dalle verità scomode che il mio coma aveva seppellito e risputato fuori con il tempo. Li avevo costretti a sopportare i miei sbalzi d'umore e la mia dannata depressione ... e loro lo avevano fatto.
- Mi dispiace ...
- Non dispiacerti, fa in modo che lui sappia che risolverete i vostri problemi.
Il silenzio calò sulla stanza. Andrew aveva parlato di paure, aveva mostrato una sensibilità che avevo visto raramente nel corso della nostra storia. Era cresciuto e le consapevolezze che aveva acquisito gli avevano fatto aprire gli occhi su una realtà che con ogni probabilità gli stava facendo del male.
- Di cosa hai paura tu? Sono stato talmente tanto assorbito da me da non vedere oltre il mio dito ... che cosa ti sta prendendo, Andrew?
Lo guardai direttamente, senza più provare niente di vagamente negativo nei suoi confronti. Per la prima volta sentivo di potergli essere amico senza alcun risentimento, di poter superare lo sfacelo che era stata la nostra storia senza provare dolore nel ricordare quello che eravamo stati.
Lui scosse la testa e sospirò – Cosa mi sta succedendo, chiedi? – provò a ridere, ma tutto quello che venne fuori fu una smorfia malconcia – che a quanto pare si è scoperto che anch'io alla fine sono capace di provare sentimenti più profondi. Sto passando quello che ho fatto passare a te, ad Alec, a chiunque credeva di potermi cambiare ...
C'era qualcuno nella sua vita. Per un attimo pensai che sarebbe arrivato il dolore ed io ero pronto. Rimasi immobile, ad aspettare quella nota di sofferenza che avevo immaginato di provare nel momento stesso in cui avrei saputo che Andrew era andato avanti definitivamente.
Ma non stava succedendo. Riuscivo a respirare, riuscivo perfino a guardarlo senza sentire niente. Andrew non si era mai sbagliato su noi due, quella storia era finita molto tempo prima anche se non avevo voluto affrontare quella verità.
- Io ... beh, un po' me lo aspettavo. Sentivo che c'era qualcosa di diverso in te ... in questo periodo mi sembra di aver perso la bussola con tutti voi. Siete cambiati, forse sono cambiato anch'io ... - dissi confusamente, non riuscivo a spiegarmi meglio di così. Era una sensazione strana, era come se fossi entrato nella seconda fase della mia vita e tutto si fosse evoluto e scombinato davanti ai miei occhi ad una velocità insostenibile.
- Non volevo succedesse ... ma è successo senza neanche rendermene conto. E poi era già troppo tardi. Ecco cosa temevo ed ecco cos'è capitato.
- Qual è il problema con lui?
Forse parlarne con me era troppo per Andrew. Lo vidi studiarmi con sguardo dubbioso, ero certo che il mio comportamento dell'ultimo periodo lo aveva messo sull'attenti.
- Non è un problema per me, ok? Credevo che mi avrebbe fatto male venire a sapere una cosa del genere, ma sto bene incredibilmente. Non capisco più un cazzo di niente ...
La conversazione venne interrotta dal tintinnio della chiave che girava nella toppa, poi Keno entrò in casa. Spalle calate, viso stanco, lasciò la sua borsa su una delle poltrone e lentamente venne verso di noi.
- Bene, vado a farmi un giro. Fammi sapere se serve qualcosa da mangiare per cena.
Andrew ci stava lasciando da soli. Qualsiasi cosa fosse successa, sembrava che Keno avesse smesso di dargli addosso in quel periodo. Lo guardai dritto negli occhi dopo quello che mi parve un secolo. Fino a quel momento avevo fatto di tutto per evitare il suo sguardo diretto, non volevo dargli nessun pretesto per intavolare una conversazione e far finta che non fosse successo niente di spiacevole tra noi due.
Quel pomeriggio decisi di farla finita una volta per tutte. Perfino i suoi occhi mi sembravano diversi, tutto in lui mostrava un'agitazione che non aveva mai fatto parte del Keno che credevo di conoscere. Era stato il mio atteggiamento a ferirlo tanto? La possibilità che lo lasciassi solo anch'io alla fine?
- Aiden ...
- Ho fatto lo stronzo con te. Mi sono comportato come avresti fatto tu con qualcuno che ti dava sui nervi e ho deciso di sbattermene dei tuoi sacrifici, delle notti insonni, di quello che stai facendo per me anche adesso ... sono stato egoista – avevo parlato in fretta, impedendogli di continuare.
Le mie parole lo avevano stupito, ormai non doveva aspettarsi niente del genere da me. Mi sembrò quasi che fosse tornato a respirare. Così provai a continuare
- Se c'è una giustificazione che possa attenuare tutto quello che di sbagliato ho detto o fatto è che anch'io ho perso la testa e l'obiettività in queste settimane. Mi sono lasciato trascinare dalla rabbia ... ero deluso, per certi versi lo sono tuttora in realtà, ma adesso mi sento lucido. Finalmente vedo le cose sotto la luce giusta e vorrei rimediare, se non è troppo tardi. Quindi io sono pronto a scusarti se tu scusi me.
Avevo finito e il mio discorso mi parve improvvisamente idiota, me ne resi conto soltanto quando era ormai troppo tardi. Per un attimo pensai che Keno mi avrebbe mandato al diavolo, ma quello che successe fu del tutto inaspettato.
Con due lunghe falcate aveva distrutto la distanza che ci separava, poi mi aveva stretto a lui in un abbraccio che non lasciava spazio a nessun dubbio. Mi ritrovai a ridere, confortato dalla sua reazione eccessiva, ma gradita. Chiusi gli occhi e lo strinsi con altrettanta intensità, fino a quando non occupò il posto accanto al mio. Adesso eravamo entrambi sul divano e potevo percepire i battiti accelerati del suo cuore a contatto con il mio petto.
- Ehi, calmati ... se ti ho fatto agitare tanto significa che l'allievo ha superato il maestro. Ho imparato ad essere stronzo dal migliore, se te lo stai chiedendo.
Mi feci indietro e solo a quel punto Keno mi liberò dal suo abbraccio. Non c'era alcun segno di ilarità sul suo viso, il suo sguardo era sempre più intenso mentre fissava il mio viso. Quel Keno era del tutto inedito, non riuscivo quasi a riconoscerlo.
- Non ti farò mai più del male, Aiden. Mai più. Te lo giuro.
La serietà con cui aveva parlato mi lasciò senza parole. Non ebbi il tempo di reagire, mi ritrovai subito stretto in un nuovo abbraccio disperato.
Soltanto a quel punto capii quanto male gli avevo fatto con il mio comportamento e i miei silenzi.
KENO
Mi era sembrato di tornare a respirare, quando Aiden mi aveva di nuovo guardato negli occhi, quando mi aveva rivolto quelle parole e ora, mentre mi stringevo a lui il mio cuore cavalcava. Sentivo il suo profumo, il calore del suo corpo contro il mio, i suoi capelli lisci mi solleticavano il viso.
Quando i suoi occhi tornarono a fissare i miei mi sentii di nuovo senza fiato.
- Keno, stai bene? Stiamo a posto, no? – chiese indagatore.
- I tuoi capelli ... - mi ritrovai a dire senza pensarci, dovetti fare una pausa per esprimermi in modo vagamente sensato – sono cresciuti parecchio, ti stanno bene così ...
Lui ci pensò un attimo, sfiorandoli con le dita – sono sudati da far schifo ...
- Dovresti fare un bagno ... - mormorai con un tono che a me parve fin troppo bramoso, per un momento mi chiesi se Aiden avesse colto qualcosa di strano.
Un forte e minaccioso bussare ci impedì di continuare quella conversazione, sobbalzammo e le nostre teste scattarono in direzione della porta d'ingresso.
- Chi diavolo è? – domandai ma Aiden sembrava saperne quanto me.
Così mi sollevai ed andai ad aprire, sulla soglia c'era mia madre. Rimasi interdetto per qualche istante ma, per quanto incredibile, era decisamente lei, con il suo solito sguardo arrabbiato e pronto a prendersela con qualcuno. Prima che potessi dire qualcosa mi spinse via ed entrò in casa, fece due grandi passi cominciando a setacciare la zona con lo sguardo.
- Che diavolo ci fai qui? – chiesi tentando di recuperare il controllo sulla situazione.
- Cosa ci faccio? – replicò stizzita – me lo chiedi pure?
- Sì, esatto. Come sapevi di questo indirizzo? Cosa vuoi? – continuai.
- Ti ho seguito! – confessò con una punta di orgoglio – dopo che sei uscito da scuola ti ho seguito fin qui, almeno adesso so dove passi il tuo tempo! Per l'amor di Dio, almeno sai cosa stai facendo passare a me e tuo padre?
Sollevai gli occhi al cielo – Si tratta di nuovo di questo? Sei venuta qui a fare una scenata di quelle che fai a casa costantemente?
- Sei sparito per tre notti l'altra settimana! – sbraitò – e quella precedente anche di più! Ormai quando vieni a casa? Tre volte? Giusto il tempo di prendere qualche vestito e poi via, a fare Dio solo sa cosa!
- Sai esattamente quello che sto facendo, stronza melodrammatica. – sbottai – e abbassa la voce
La sua mano scattò e mi colpì la guancia con forza.
Sperai che quella scena non fosse stata notata, ma mi resi conto che era troppo tardi, Aiden era spuntato all'ingresso, ci fissava confuso ma preoccupato ed io non avrei mai voluto coinvolgerlo in una situazione come quella.
- Possiamo parlarne a casa? – insistetti massaggiandomi la guancia e cercando di mandare via mia madre ma lei non sembrava voler cedere.
- Ne parliamo ora, anzi, vieni via con me subito – protestò – non ho più intenzione di sopportare questo comportamento, dovevamo iscriverti in una scuola più rispettabile, un collegio. Forse ci sarebbero state meno distrazioni, ormai mi vergogno persino a rispondere alle chiamate della scuola. Chi ho cresciuto?
Volevo parlare, metterla a tacere ma ancora una volta Aiden attirò la mia attenzione, si era avvicinato a noi e il suo sguardo sembrava sicuro.
- Mi dispiace, signora Schulz – disse ammutolendo entrambi – è tutta colpa mia
Perché Aiden?
Continuai a guardarlo confuso ma lui sembrava voler proseguire senza che io intervenissi.
- Sono stato io a impegnare Keno così tanto – continuò – il mio risveglio è stato duro, mi sono sentito confuso e spaesato. Non riuscivo a ricordare, a muovermi e Keno era la sola persona di cui mi fidassi, che volessi vicino. Sono stato egoista me ne rendo conto, lui ha sacrificato tantissimo per me ma ora sto meglio.
Mia madre rimase ammutolita mentre io non riuscivo più a trattenermi.
- Smettila Aiden, non devi giustificarti per niente – cominciai ma lui mi fermò.
- Sono stato io a chiedergli di rimanere qui, molto spesso mi sentivo solo e sono consapevole di aver abusato della sua amicizia. Mi ha accompagnato alla fisioterapia, mi ha aiutato con i compiti e per questo è rimasto indietro con la sua vita e le sue responsabilità. Chiedo scusa per averlo messo nei guai
- Pensi che le tue scuse gli restituiranno questi mesi? – continuò lei risentita – di questo passo spero superi l'anno e non parliamo di quanto io e suo padre ci siamo sacrificati per dei college che ora non lo guarderanno neanche
Tutti quei discorsi mi stavano facendo venire la nausea – per un attimo ho persino pensato che tu ti stessi preoccupando per me. Invece no, ovviamente pensi solo a tutto il resto: il college, cosa penseranno i nostri parenti, cosa pensano i professori ...
Stava per replicare ma in quel momento anche la madre di Aiden era rientrata e il suo sguardo confuso ci passò tutti in rassegna. Non sapeva cosa stesse succedendo ma era evidente che la tensione era ormai alle stelle, forse aveva persino intuito il motivo che aveva spinto mia madre a presentarsi lì.
- Andiamo tutti in cucina, preparo del caffè – disse saggiamente.
Così ci ritrovammo lì, pronti a discutere dello spinoso problema che era il mio comportamento, e mia madre fu molto dettagliata, mettendo in mostra quanto tragica fosse diventata la mia carriera scolastica e il mio impegno.
- Riesci a capire come mi sento, Camille? – chiese in fine – vuoi dirmi che sto forse esagerando? Vedo mio figlio si e no tre volte alla settimana, non so dove va e quando tornerà a casa, la scuola mi ha detto che ha cancellato tutti i corsi da un giorno all'altro. Come dovrei reagire?
La madre di Aiden sembrava condividere la sua preoccupazione – sono stata una sciocca anche io. Avevo così tanto bisogno di una mano, che non mi sono nemmeno resa conto di quanto ho abusato dell'aiuto di tuo figlio
Io scossi la testa – Signora Berg non dica cose senza senso. Io l'ho fatto perché lo volevo, lo voglio anche adesso e non smetterò di venire qui!
- Questo lo capisco – mi assicurò comprensiva – ma servono delle regole. Tua madre ha ragione, devi tornare a casa, fare una vita più calma
- No! – sbottai ma mi ritrovai a tacere quando sentii una mano afferrarmi il braccio.
Aiden mi stava fissando intensamente e poi si voltò rivolto alle nostre madri – devo parlare un attimo con Keno da solo
Io mi sollevai subito e ci dirigemmo nella stanza accanto, ero nervoso, non sapevo perché ma speravo che lui non fosse d'accordo con loro.
- E' una stronzata, lo sai anche tu – esordii.
Lui rise – può darsi, ma tua madre sta dando di matto sul serio, devi concederle qualcosa altrimenti sai che palle
- Non può decidere con chi passo il mio tempo – sbuffai – non è mica la prima volta che sto fuori casa per dormire da te, cosa c'è di diverso ora?
Lui scosse la testa – beh, che lo fai praticamente quattro notti su sette? Andiamo Keno, cerchiamo di arrivare almeno ad un accordo decente, non fare il bambino
- Non sono un bambino! – protestai.
- Non sono un bambino – mi scimmiottò ridendo.
Gli feci un dito medio e poi tornammo in cucina, mia madre sembrava più calma, segno che la signora Berg doveva averle detto qualcosa.
- Abbiamo pensato ad un accordo – disse proprio lei – innanzitutto dovrai frequentare la scuola regolarmente, su questo non si discute Keno. La mattina ci sarà Andrew con Aiden, quindi cerca di seguire i corsi serenamente. Potrai venire qui dopo che avrai finito i compiti e passare il pomeriggio con Aiden, ma dovrai tornare a casa per cena. Puoi restare una volta a settimana durante i giorni di scuola
- Il weekend lo passo qui – replicai con un tono che non ammetteva repliche – e non è negoziabile. Niente scuola, quindi faccio quello che mi pare. Resto a dormire qui con Aiden fino a domenica
Mia madre era ancora arrabbiata, forse nemmeno avrebbe voluto concedermi quello ma non aveva motivi validi per negarmelo – bene, ma se disubbidisci a queste regole sarai in punizione. Se i professori mi diranno ancora una volta che salti la scuola non verrai durante la settimana qui, voglio essere molto chiara.
- Chiarissima – ringhiai.
La vidi sollevarsi e lanciarmi l'ennesimo sguardo di sfida – torniamo a casa allora?
- Non è ancora ora di cena – replicai incrociando le braccia senza dare segni di volermi muovere.
- Alle otto - disse perentoria – puntuale.
Io mi limitai a fare un cenno di saluto con la mano mentre la vedevo allontanarsi a grandi passi verso la porta, seguita dalla madre di Aiden.
Restammo soli a quel punto ed io mi voltai a guardarlo – grazie per quello che hai fatto
- Guarda che è vero, sei rimasto perché io ne avevo bisogno e forse ci siamo tutti cullati troppo sulle tue spalle
- Ti prego, non cominciare anche tu – lo interruppi – mi piace stare qui con te
Ci fu un attimo di silenzio e poi lo vidi sorridere – allora fratti sfruttare ancora un po' infermiera Keno. Aiuta questo stronzetto a lavarsi
Annuii e lo seguii verso il bagno, ne ero segretamente più felice di quanto avrei dovuto e fui grato che Aiden non notasse il modo in cui stavo indugiando con gli occhi sul suo corpo mentre si toglieva i vestiti.
Ormai non aveva più bisogno che fossi io a lavarlo ma gli serviva comunque un aiuto per entrare e uscire dalla vasca, così strinsi il suo corpo nudo e lo guidai, facendolo sedere sul fondo della vasca piena d'acqua.
Era tutto tornato normale, lui rideva e parlava mentre io stavo lì a guardarlo passare la spugna lungo il suo corpo. Sarei potuto uscire di lì e farmi chiamare una volta finito, ma non lo feci, non ci provai neanche, anzi, presi posto su uno sgabellino lì vicino e rimasi ad osservare.
Te ne stai approfittando.
Sì, lo stavo facendo davvero, sfruttando quanto fosse diventato normale per Aiden avermi al suo fianco anche in quei momenti di intimità. Cosa potevo pretendere di più? Osservare la pelle bagnata di Aiden era tutto quello che potevo sperare, osservare quelle gocce d'acqua scivolargli sulle spalle. Il viso arrossarsi per il vapore, la schiuma che colava lungo il petto e la superficie increspata dell'acqua che copriva a stento le sue gambe e il suo pube.
Fino a quando sarò tanto fortunato da poterlo vedere così?
- Keno? – mi sentii chiamare e toccò riscuotermi da quella piccola trance – ma mi senti? Sei ancora incazzato?
Io scossi la testa – no, scusa. Che dicevi?
- Dai, non prendermi per il culo. Che ti preoccupa? – insistette.
Avevo paura di dar voce anche a quel pensiero, ma le parole che Aiden mi aveva detto giorni prima bruciavano ancora dentro di me, nella mia testa.
- Sei ancora convinto di andare via? – chiesi temendo la sua risposta.
Il volto di Aiden si fece serio, non più cupo e rigido come i giorni precedenti, ma molto pensieroso – non lo so. Te lo dico francamente, ero incazzato quella sera, mi dispiace per il modo in cui te l'ho detto ma quel pensiero non era del tutto dettato dalla rabbia. Una parte di me sarebbe davvero felice di andare via, sento che forse mi farebbe bene ma ... ci sto pensando.
Finirà per lasciarti.
Ancora una volta dentro di me si formò quella morsa familiare che mi bloccava il respiro ma la contenni senza forzo, dovevo essere dalla sua parte, dovevo fare il suo bene.
- Capisco. – dissi – però fammi sapere quando avrai preso una decisione, vorrei ... - mi ci volle un secondo per continuare – avere la possibilità di venire con te.
Lui sorrise e annuì, non commentò la seconda parte della mia risposta ma fui grato che non mi urlasse contro, forse quei tempi erano finiti. Cosa ci stava succedendo adesso? Quale sarebbe stato il prossimo passo e cosa avrei fatto io? Non avevo la minima idea di nulla, forse per la prima volta non avevo le risposte, non avevo un chiaro piano d'azione.
Ci vuole troppo coraggio per chiamare le cose con il proprio nome e comportarsi di conseguenza.
Ne sarei stato capace?
- Dai – riprese poi porgendomi le braccia – tirami fuori di qui, devo massacrarti a Tekken prima che tu te ne vada
Io risi e lo sollevai facendolo appoggiare a me, mentre lo coprivo con il telo da doccia, forse indugiai un po' troppo mentre gli passavo le mani lungo il corpo e lo aiutavo a sfregare l'asciugamano.
- Che ti prende? – chiese con tono scherzoso – hai di nuovo la faccia depressa
- Non è niente – risposi unendomi al suo sorriso – pensavo solo che non vedo l'ora che arrivi venerdì
- Non preoccuparti, il tempo passa in fretta.
LEVIN
Avevo saltato la scuola e mi ero rinchiuso nel mio solito pub. Avevo trascorso ore intere lì, perfino il padrone del locale aveva smesso di servirmi da un pezzo e non potevo fargliene una colpa. Dovevo solo trovare la forza di mettermi sulle mie stesse gambe e andarmene da lì, gettarmi su un altro tavolo di un nuovo pub e continuare la mia serata del cazzo con un'altra pinta di birra e poi una seconda e anche una terza.
Lo sentivo di nuovo e il suo richiamo si faceva sempre più forte. Era un bisogno viscerale che incasinava la mia mente fino a sommergerla del tutto. Presto tutti i miei pensieri si sarebbero concentrati soltanto su quell'unica necessità malata. Poi avrei cominciato a stare di merda anche fuori, sarebbe arrivato il tremore, gli spasmi allo stomaco, il sudore che avrebbe ricoperto ogni centimetro del mio corpo. Alla fine forse mi sarei schiantato a terra, a stringermi la pancia per il dolore, a urlare perché avevo bisogno di qualcosa che mi rifiutavo a comprare per tenermi ancora aggrappato a quella realtà, alla mia vita.
Ma che senso aveva tenermi stretta un'esistenza così meschina? Per cosa stavo combattendo? Era solo dolore, una sofferenza che mi sconvolgeva su tutti i piani, un controllo sulla mia vita che forse non volevo neanche. Che male c'era a lasciarsi andare? Chi volevo ingannare con quella storia del rimanere pulito quanto più potevo? Ero comunque un continuo fallimento.
Nessuna persona sana di mente avrebbe preferito vivere in quel modo quando avrebbe potuto semplicemente spegnere ogni pensiero distruttivo. Avevo i soldi e sapevo dove andare, i miei piedi agivano più in fretta del mio cervello.
Kors non si mostrò neanche stupito di vedermi, spacciava da anni e a periodi alterni anch'io e Kai eravamo stati suoi clienti. Sorrise, fiero di constatare che alla fine tornavano tutti.
- Ehi, bello. Era da un po' che non bazzicavi da queste parti. Come te la passi?
Quel posto mi faceva schifo, anche quella gente che infestava il palazzo fatiscente mi faceva schifo. Ma più di ogni altra cosa mi facevo schifo io.
- B-bene. Che cos'hai oggi? Fammi vedere – parlavo a stento e tremavo. Avevo già le mani in tasca, ero pronto a comprare qualsiasi cosa mi fosse stata proposta. L'importante era farlo in fretta.
- Per un Eickam solo il meglio. Beh, mi è rimasta un bel po' di roba. Ecstasy, coca, funghetti, erba ... ma se proprio vogliamo dirla tutta, ho la tua preferita. Purissima, tagliata alla grande, niente aggiunte del cazzo, come piace a te. Ricordo i gusti di ogni cliente e anche quanto è disposto a spendere e tu, bello mio, non meriti niente di meno.
- Dammela – dissi soltanto, avevo la vista offuscata e volevo soltanto farmi in fretta. Sganciai i soldi e presi con me la bustina che infilai nel cappotto.
- C'è posto sopra, se vuoi. Scommetto che c'è anche qualcuno del vecchio giro, saranno felici di vederti. Dai, Sali.
Stavo andando via a passo malfermo, non ero ancora caduto così in basso da farmi in un ritrovo per tossici che se la iniettavano in vena. Mi fermai un attimo sulla strada, consapevole di non essere più da solo, una macchina mi veniva dietro da un pezzo ed ero talmente ubriaco che derubarmi sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Stavo per dirgli che era la sua serata fortunata, quando mi ritrovai davanti la sagoma ben nota di Yael, appena smontato dall'auto. Non mi ero sbagliato poi così tanto, anche il mio amico era un criminale del cazzo, dopotutto.
- Ma guarda un po' chi bazzica da queste parti ... non sapevo che la clientela di Kors fosse così figa. Quanto vuoi per seguirmi in macchina?
Yael camminava piano, perfino nella semioscurità della strada riuscivo a intuire il mezzo sorriso che gli increspava le labbra. Scuotere la testa aumentava soltanto il mio malessere, così mi limitai a bloccarmi sul posto e a cercare un sostegno sul muro.
- Adesso hai anche iniziato a pedinarmi?
- Pedinarti ... che parolone. Consideralo più come un appuntamento con il destino. Allora? Cosa devo fare per convincerti a seguirmi? Vuoi farti quella roba in questo vicolo di merda?
No, non volevo. Avrei fatto di tutto per andare in un posto diverso da quello, possibilmente dove non facesse tanto freddo. Ero lento e confuso, decisi di lasciar perdere Yael e il suo sorriso soddisfatto quando capì che stavo capitolando, e anche in fretta. Invece lanciai un'occhiata confusa all'auto scura dietro le sue spalle, perfino in quelle condizioni ero abbastanza in me da sapere che uno come Yael non poteva avere un'auto.
- Che ci fai con questa?
- Beh, ci faccio quello che si fa con le auto. Ci vado in giro per prima cosa, a volte ci mangio su, altre volte fumo e bevo. Ovviamente ascolto musica e sono propenso a dire che io e te potremmo anche collaudarla stasera.
- Intendi fare un incidente per controllare se l'airbag funziona, per caso?
Yael la trovò divertente, perché iniziò a ridere. Nel frattempo salii in auto e con enorme sollievo fui subito investito dal calore del riscaldamento, mi sfregai le mani e appoggiai la testa contro il sedile. Non osavo chiudere gli occhi per paura che quei dannati capogiri iniziassero a peggiorare, ma trovarmi al caldo e a sedere era già un miglioramento evidente rispetto alla situazione in cui mi ero trovato fino a quel momento.
Sarebbe stato ancora meglio se non ci fosse stato Yael accanto a me. Ero consapevole di cosa intendeva fare, non vedeva l'ora che fossi fatto, con le difese al minimo, pronto a lasciarmi andare senza alcuna inibizione.
- Non abituarti troppo a questo benessere. L'auto l'ho rubata un paio di ore fa, adesso la lasciamo giù alla discarica e ce ne torniamo a casa in metro prima che il proprietario se ne accorga.
- Era troppo bello per essere vero – mi lamentai con voce tombale. Non avevo le forze di chiedere altro, non volevo entrare nelle questioni di Yael a meno che non fosse necessario.
- Tutte le cose più belle sono anche le più effimere.
Aprii un occhio giusto per incrociare il profilo di Yael, apparentemente sereno, forse perfino allegro.
- Wow, e non sei neanche ubriaco o particolarmente fatto. Dov'è che l'hai sentita questa? Durante le ore di manualità o quelle di giardinaggio al Crossroads?
- Ehi! Anch'io posso essere profondo quando mi gira, stronzo. O pensi forse che io sia un coglione, mentre il tuo amico del coma è colto soltanto perché frequenta la tua stessa scuola di merda? E' questo il punto? Ti credi migliore adesso? Fai parte di qualche gruppo di studenti del cazzo e la mia presenza è del tutto fuori luogo nella tua vita perfetta?
Ero provato dall'alcol quella sera, ma anche in condizioni normali avrei fatto fatica a seguire l'evoluzione di quel pensiero. Yael non stava scherzando, aveva parlato con un tono piccato e ora si ostinava a tenere lo sguardo sulla strada per evitarmi.
- Cosa? Che cosa vorrebbe dire? Che problema hai stavolta?
- Kai mi ha detto della tua storia, del tipo del coma e di quanto tu gli sia stato vicino in questi mesi, ecco cosa vorrebbe dire.
Per un attimo mi venne da ridere, era chiaro che mio fratello non fosse aggiornato riguardo gli ultimi avvenimenti. Il sorriso durò poco comunque, bevevo soprattutto per non pensare ad Andrew e a quello che gli avevo fatto, tirare fuori lui e Aiden mi faceva soltanto male a quel punto.
- Kai non sa un cazzo di niente. Gli piace riempirsi la bocca di stronzate, sai com'è fatto.
Yael fece un verso strano, non mi credeva e non era un problema mio quello. Non ero lì per giustificarmi, volevo soltanto dimenticare tutti i problemi, perfino quelli sollevati da lui in quei cinque minuti di strada. Ero stanco di parlare e sbagliare.
- Comunque non era necessario spendere dei soldi per la coca ... Alencar mi ha lasciato il bottino dell'altra sera. Non possiamo far circolare la roba di Kurt, così è rimasta a me. E' da un paio di sere che io e Kai ci dilettiamo. Puoi prendere quello che ti pare
- Droghe gratis direttamente a casa tua. Per te deve essere più o meno come vincere alla lotteria.
Quello fece una smorfia – In realtà mancherebbe ancora qualcosa.
Poi la sua mano scivolò quasi casualmente sulla mia coscia – Tipo la compagnia giusta ...
Non persi tempo con le parole, mi limitai a prendere la sua mano nella mia e a guidarla con calma verso il volante, esattamente dov'era stata pochi istanti prima. Lui si irrigidì appena, Yael non era abituato ad essere rifiutato, perfino io ero riuscito soltanto di rado ad oppormi a quello che desiderava. All'inizio era stato difficile, avevo imparato con il tempo e capii che quello doveva essere una sorta di tentativo di protezione personale dopo tutte le volte che ero stato ferito e deluso dal suo comportamento.
Non volevo pensarci però, ero ancora troppo in me per poter affrontare quella notte senza soffrire come un cane. Ad occhi chiusi e anche ad occhi aperti io continuavo a vederlo, a ripercorrere con la mente ogni minima espressione sul suo viso distrutto dalle mie parole. Mi mancava talmente tanto che l'unico modo per smettere di sentire quella mancanza era ridurmi in uno stato ancora peggiore di quello attuale e sperare che, prima o poi, avrei smesso di provare quel dannato vuoto al centro esatto del petto. E poi c'era la voglia più pericolosa tra tutte, era come una smania di cedere e mandare al diavolo tutto quello che mi aveva spinto ad allontanarmi da lui. Dentro di me volevo soltanto correre da Andrew e ignorare il resto.
Ma non ero ancora così pazzo, non avrei permesso al mio egoismo di ignorare il pericolo. Così feci l'unica cosa che avrebbe potuto farmi stare meglio. La tirai fuori e la guardai per un po' di tempo, quasi in tralice. Una sola striscia e i problemi svanivano via come risucchiati in un vortice che li avrebbe tenuti lontani per molto tempo. E poi il mondo si faceva più vivido, quasi surreale nella sua spaventosa bellezza. L'eccitazione saliva alle stelle, il vuoto veniva si riempiva di grandezza e la paura andava via, tanto da dimenticare perfino cosa volesse dire provare paura.
Ed io desideravo ardentemente quelle sensazioni.
- Te la fai qui? Non vuoi almeno arrivare a casa?
La voce di Yael giunse lontana, morivo dalla voglia di farmi e non c'era niente che avrebbe potuto frenarmi a quel punto. Trafficavo veloce con la bustina, prepararla in auto non era il massimo, ma non importava. La adagiai sulla superficie del cruscotto e tirai fuori la carta elettronica della biblioteca.
- Bravo, finalmente hai capito cosa fartene dell'istruzione.
Yael era eccitato quasi quanto me, sapeva che ben presto le mie difese si sarebbero disintegrate anche di fronte al più debole degli attacchi. Pregustava il momento in cui sarei stato io a volere la sua mano sulla mia coscia e tutto il resto, forse glielo avrei chiesto in modo esplicito. Così aveva spento l'auto e acceso la luce di cortesia, era stato lui a passarmi una banconota arrotolata mentre la musica si faceva più bassa, era un pezzo per il piano che avevo già sentito da qualche parte. Quella volta non ci sarebbe stato Andrew a tirarmi su dopo una stronzata. Ero di nuovo con Yael, nel mondo a cui appartenevo, ancorato a quella gente che prendeva soltanto decisione pessime e feriva chiunque pur di ottenere ciò che voleva.
Ero a casa tra le sue braccia. E non importava se avevo conosciuto posti infinitamente più belli e sicuri di quelli, non importava quanto fosse stato doloroso staccarmi da quel mondo perfetto e da lui. Io non appartenevo ad Andrew e crollare su Yael dopo aver finito la mia striscia ne era la conferma definitiva.
- Era buona?
Non riuscii a parlare, la botta era arrivata dritta al cervello e per un attimo rimasi del tutto sopraffatto.
- Mmm, a giudicare dalla tua faccia direi di sì. Sai che ti dico? La sentirai meglio giusto per quando saremo a casa. Adesso scendiamo da qui. Ecco, da bravo.
Mi aggrappai a lui e il gelo della notte mi fu di nuovo addosso. Yael mi passò il suo braccio intorno alla vita, era vicinissimo, potevo vedere i suoi occhi grigi posarsi sul mio viso. Il sorriso divertito per aver lasciato l'auto con tanto di chiavi appese.
- Non ti sembra di star vivendo un déjà-vu? – la sua voce era alta e allegra, finalmente sembrava felice di ciò che vedeva.
- Io e te sballati in giro per Brooklyn di notte? Sarà successo soltanto un altro centinaio di notti prima di oggi.
Yael rise – E non dirmi che non ti era mancato per niente. Questo senso di libertà, la totale assenza di preoccupazioni, noi due sempre insieme dopo tutto questo tempo ... cazzo, è questo il tuo posto, Lev. Dove altro potresti mai essere?
Non lo sapevo e in fin dei conti non me ne poteva importare meno. Il mondo stava iniziando a piacermi e avevo voglia di muovermi e correre. Lo feci senza pensarci due volte, scostandomi da Yael per salire sulla metro che stava quasi per partire davanti a noi. Arrivai giusto in tempo e mi infilai tra le due porte ormai sul punto di chiudersi.
Passai la mano sul pulsante e tenni la porta aperta per Yael che si riversò dentro con il fiatone e un'espressione sconvolta sul viso.
- Ehi, era cocaina o speedball quella che ti ha venduto Kors? Cristo, sei pazzo? Tra due minuti sarebbe passato un altro treno ...
Gli risi davanti – E chi cazzo ti ha detto che avevo voglia di aspettare?
Stavo facendo quello che in condizioni normali non avrei fatto, afferrai il bel volto di Yael tra le mani e lo bloccai. Il vagone era vuoto, ma non importava, volevo soltanto vedere l'effetto del mio tocco su di lui. Invertire le parti per una volta era divertente, mi faceva sentire come se avessi il pieno controllo di tutto ciò che mi circondava, Yael compreso. Conoscevo quelle labbra meglio di quelle di chiunque altro, erano sottili e morbide, ma la parte forte era la lingua e il modo in cui la usava. Questo non significava che volessi sentirla su di me.
- E non ci vengo a casa tua, tanto per chiarire le cose. Ritenta, forse sarai più fortunato – poi lo lasciai andare. Lo guardai con una risata mal trattenuta che minacciava di scappare dalle mie labbra.
Il suo desiderio era ancora lì, impresso nei suoi occhi scuri di voglia, ma il suo labiale non lasciò dubbi su quale mestiere pensava facesse mia madre.
ANGOLO AUTRICI:
La quiete sembra essere tornata in qualche valle XD almeno nel rapporto di Keno e Aiden le asce di guerra sembrano essersi prese una pausa, anche grazie all'intervento del nostro caro Andrew nei panni di consigliere! Peccato che però a lui la situazione non vada così bene, Levin non è mai stato tanto perso e lontano, arriveranno tempi ancora più bui? Come sempre aspettiamo i vostri commenti augurandoci che la storia vi stia piacendo. Ci avviciniamo ad un estate moooolto calda! A presto <3
BLACKSTEEL
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