Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

48. Fight, fight, fight

Nosce te ipsum.
(Conosci te stesso)



KENO


Gli occhi di Noah mi fissavano penetranti e preoccupati mentre io continuavo a mangiare il mio tramezzino in silenzio. Ero andato da lui alla fine, non me l'ero sentita di affrontare casa mia dopo che Aiden mi aveva sbattuto la porta in faccia. Così ero andato dall'unica persona che non si sarebbe fatta problemi ad avermi fra i piedi.
Ero spuntato nel cuore della notte e fortunatamente i suoi turni gli avevano impedito di tartassarmi di domande, si era limitato a porgermi un pigiama e mettermi a letto, poi era corso in ospedale. Ovviamente quella pace non sarebbe durata per sempre, era rientrato da un paio d'ore e aveva preparato i panini per entrambi mentre ora si aspettava più di una spiegazione.
- Puoi anche smetterla di fissarmi – dissi prendendo la parola – sto bene, davvero
Lui scosse la testa – la condizione di non essere più una coppia non contiene la clausola di non raccontarmi più balle?
Feci una smorfia – è complicato
- Ancora Aiden? – chiese semplicemente.
Il solo sentire il suo nome mi fece sobbalzare, mi ritrovai a lasciare il panino sul tavolo e poggiare le spalle contro lo schienale della sedia, come un bambino messo davanti al suo disastro.
- Sembra tanto ovvio? - domandai cupo.
- Beh, l'altra sera quando hai iniziato a bussare alla mia porta come se volessi sfondarla avevi una faccia stravolta. – mi ricordò – gli occhi rossi, tremavi. Ti ho visto ridotto così solo per lui e mi stupirebbe di sentire un altro motivo adesso
Sorrisi amaramente, non ci sarebbe mai potuto essere un altro motivo, solo lui mi faceva provare così tanto, me ne vergognai.
- Credevo che il suo risveglio avrebbe sistemato tutto, che con il tempo tutto sarebbe tornato normale, com'era prima – spiegai con un nodo in gola – invece mi sono reso conto che da quando ha chiuso gli occhi è cambiato tutto. In un modo così profondo, così radicale, che adesso quel mondo mi sembra lontano, non mi sembra sufficiente
- Dovresti dargli più tempo – cercò di consolarmi – Aiden sta attraversando una fase delicata, se ci sono discussioni fra voi
- No – lo interruppi – non si tratta di Aiden, non solo almeno. Si tratta di me, di quello che provo ...
Lasciai quella frase sospesa e spostai lo sguardo su Noah, i suoi occhi mi fronteggiavano e lentamente perdevano più consapevolezza di cosa stessi intendendo con quelle parole.
Alla fine sorrise – ci sei cascato anche tu
Scossi le spalle, partecipando al suo divertimento, riuscivo almeno a cogliere l'ironia di quella situazione.
- Gliene hai parlato? – chiese ancora.
- No, come potrei? – risposi amaramente – già mi odia per tutte le mancanze che ho avuto come amico nei suoi confronti. Come potrebbe volere altro da me? L'ho solo deluso
- Ma che diavolo dici? Deluderlo? Ma se sei stato sempre al suo fianco! Lo hai sempre messo al primo posto su chiunque, Keno, tu ... – non lo feci terminare.
- Non è così, non per lui e forse ha ragione – ammisi a denti stretti – sono stato egoista, ho cercato di controllarlo. Sì, forse volevo proteggerlo, ma ora so che volevo anche allontanarlo dagli altri. Volevo che rimanesse solo con me, posso anche smettere di chiamare con altri nomi la mia gelosia.
Lo vidi tacere a quel punto, il suo sguardo non smetteva di essere preoccupato e timoroso dopo le mie parole e io non riuscivo a capire perché.
Perché sei ancora disposto ad ascoltarmi dopo tutto quello che ti ho fatto?
- Ieri allora cos'è successo? – riprese dopo una lunga pausa – cosa ti ha sconvolto tanto?
Altre domande, altra preoccupazione, scossi la testa – perché ti importa ancora di me? Non avrei dovuto coinvolgerti, piombare qui ...
- Sono contento che tu l'abbia fatto, Keno – riprese prima che io aggiungessi altro – mi sembra di avertelo già detto una volta, ho sbagliato con te. Prima ti ho idealizzato e poi invece ti ho ricoperto di merda, pensando che nemmeno fossi in grado di provare sentimenti – sorrise – nelle settimane passate in ospedale ho finalmente imparato a vedere come sei davvero, senza filtri, senza raggiri. Vorrei un rapporto così fra noi, sono felice che tu abbia bussato alla mia porta, mi fa piacere imparare a conoscerti davvero.
Mi toccò tacere a quel punto, forse avevo qualcosa da imparare da uno come Noah, forse poteva insegnarmi ad essere meno distruttivo ed egoista.
- Mi ha detto che vuole andare via – mormorai alla fine con voce tremante, ricordare quel discorso mi fece venire i brividi, gli occhi di Aiden erano pieni di rabbia.
- Lasciare la città? – ripetè Noah stupito.
Io annuì – dopo che si sarà ripreso, completata la scuola ha intenzione di trasferirsi con sua madre – mi strinsi nelle spalle cercando di non tremare – non faccio altro che pensare a come impedirlo. Non riesco nemmeno ad essere un minimo decente e mettermi nei suoi panni. Lo abbiamo deluso tutti, è ovvio che vuole andare via, lo farebbe chiunque, forse si sentirebbe persino meglio. – scossi la testa - e invece io non faccio altro che pensare a come impedirlo o a come ... poter andare con lui
- Pensi che lo farebbe davvero? – mi chiese – magari è solo una scelta impulsiva dettata dal momento, potrebbe cambiare idea nei mesi a venire
Non lo sapevo, non conoscevo la risposta ma anche solo sapere che esisteva quel pericolo mi aveva fatto crollare, ogni mia speranza di redenzione o di seconde occasioni si era ormai dissolta.
- Dovresti dirgli quello che provi – insistette.
- Lascia perdere, non potrebbe mai ricambiare – dissi in un sussurro – mi conosce troppo bene, forse in questi anni mentre io coltivavo questi sentimenti senza nemmeno accorgermene, lui iniziava a detestarmi. Adesso è venuto finalmente tutto a galla e la mia sola vista lo disgusta – feci una breve pausa – continuerò a stargli accanto ma non posso pretendere il suo perdono o il suo affetto
- Puoi restare qui quanto ti serve – concluse e sapevo che c'era una punta di delusione nel suo tono.
Lui era troppo sentimentale per approvare la mia scelta, forse la comprendeva, ma Noah avrebbe sempre lottato per i suoi sentimenti. Io non potevo permettermelo, non potevo pretenderlo.
Non puoi forzarlo, non puoi cercare qualcosa che non c'è.
- Tranquillo, ora sto bene – cercai di rassicurarlo – tornerò da Andrew ancora un po'. Poi mi toccherà affrontare casa per prendere i libri e ricominciare il caos della settimana
Le mie parole non lo confortarono – come va con i tuoi?
Io scossi le spalle – mio padre ormai ha deciso di smettere di parlarmi, molto maturo e appropriato da parte sua. Mentre mia madre è peggio di una zecca, l'altro giorno ha persino preteso di accompagnarmi a scuola e aspettarmi fino all'uscita – risi – è fuori di testa quella vecchia strega.
- E' preoccupata – mi fece notare.
- E' solo incazzata – lo corressi – per tutta la storia delle materie, del mio portfolio scolastico
- E tu non sei incazzato? – mi chiese – almeno un po', non ti è pesato lasciar perdere tutto? Non prendiamoci in giro, ti sei fatto il culo per anni e hai mollato ora che eri ad un passo dal concretizzare davvero.
Forse al vecchio Keno sarebbe importato, dovetti ammettere dentro di me, eppure ripensando a quel giorno non avrei fatto niente di diverso.
- Te lo assicuro, Noah- risposi serenamente – per quanto incredibile possa sembrare, sono esattamente dove voglio essere
Era così, ormai non avevo più voglia di prendermela con nessuno, di odiare nessuno, avevo chiarito quale voleva essere il mio ruolo e lo avrei ricoperto fino alla fine. Sempre al suo fianco, a lottare per lui, con lui, esattamente come quando avevo sollevato gli occhi dal mio libro all'età di sei anni, in quel cortile. Il mio cuore batteva forte come allora, come se avessi visto la creatura più straordinaria e impavida per la prima volta e avessi risposto all'eco del suo urlo sprezzante.
Ora la mia battaglia era al suo fianco, ora e sempre.

Infilai la chiave nella toppa dell'appartamento di Andrew conscio che dall'altra parte mi avrebbe accolto il gelo, ma non esitai.
Patetico? Forse sì. Autolesionista? Magari anche. Ma sicuramente non avrei fornito ad Aiden un nuovo pretesto per giudicarmi mancante, se ancora dentro di lui esisteva una minima traccia di affetto per me, allora avrei resistito per questo. Mi sarei aggrappato a quella scintilla, a quel passato che avevamo condiviso e a quel desiderio che mi portava a passare con lui ogni momento.
Stargli lontano ti manda fuori di testa, se non altro resta per la tua sanità mentale.
Così, conscio di quanto fosse vero quel pensiero, aprii la porta dell'appartamento, facendo qualche passo all'interno e immergendomi nuovamente nella mia battaglia personale.

ALENCAR


Sapevo perfettamente che giorno era quello, era stato tutto stabilito, il primo attacco a Kurt sarebbe avvenuto quella notte ma io mi sforzavo di non pensarci.
Durante le riunioni mi ero comportato come al solito, sperando che nessuno avesse visto in me qualcosa da segnalare. I nuovi carichi erano arrivati e affidati ai vari rivenditori, Miles aveva preso la parte che ci spettava mentre io e Tian avevamo individuato già quale gruppo colpire.
Fatto questo non si torna indietro.
- Alencar? – sentire quella voce mi fece destare, gli occhi grigi di Callum mi stavano scrutando – cosa succede? A cosa pensi?
- Alla guerra – risposi senza provare a filtrare quello che mi si annidava nella mente – stanotte cambierà tutto
Lo sentii stringermi la mano saldamente – sapere che stai rischiando tanto senza poter fare niente mi fa impazzire – confessò.
- Non sono cose per ragazzini queste – gli ricordai – non voglio assolutamente che tu ti metta in mezzo
La sua espressione era truce ma non poteva ribattere, le cose erano fuori dalla portata di chiunque – voglio solo che tu stia attento, che pensi alla tua sicurezza.
- Lo farò – mormorai sfiorandogli una guancia con le dita.
Lui posò le sue labbra sulle mie, in un gesto che non era proprio un bacio ma più una ricerca di vicinanza, quasi un gioco di seduzione.
- Promettimi che mi chiamerai quando sarà finita, per farmi sapere che stai bene – sibilò.
A quel punto lo baciai, annullando ancora di più la distanza fra i nostri corpi vicini, lo abbracciai mentre le nostre lingue danzavano voraci. Mi ritrovai a dovermi trattenere, eravamo vicini ad un chiosco e non potevo di certo assalirlo lì.
Callum comprese le mie intenzioni e mi guardò con sguardo languido – detesto dover rientrare
- Almeno uno di noi due è ancora un bravo ragazzo – gli dissi passando una mano intorno alla sua vita e provocandogli un leggero brivido.
- Che fregatura – scherzò mentre ci dirigevamo verso l'auto.

La strada era fin troppo sgombera e il tragitto fino alla villa di mio padre durò troppo poco, avevo lanciato qualche occhiata verso Callum e lo vidi incupirsi di minuto in minuto.
Quando accostai e spensi il motore si riscosse, non accennava a voler guardare nella mia direzione, si limitò a slacciare la cintura di sicurezza e aprire lo sportello.
- Allora ci sentiamo dopo – disse con tono cupo.
Poi uscì di corsa, pronto a percorrere il vialetto in fretta e chiudersi in camera, chissà, forse preda di un attacco di panico. Quella posa rigida e quell'improvviso pallore mi fecero capire che sarebbe potuto benissimo accadere, così decisi di muovermi più rapidamente di lui.
Aveva percorso pochi passi oltre la macchina quando la mia mano lo afferrò saldamente, lo strattonai facendolo voltare e guidai il suo volto a guardare il mio.
- Respira – sussurrai a pochi centimetri dalle sue labbra – respira con me
Lui annuì impercettibilmente e spostò le mani sul mio petto, come per sentire il ritmo del mio respiro e tentare di seguirlo.
- Non ti dirò di non aver paura – continuai – sarebbe sciocco da parte mia, tutti hanno paura. Quello che sto facendo è pericoloso ma non devi lasciarti sopraffare
- Sono ... patetico – disse a stento mentre cercava di ridurre gli spasmi che gli scuotevano il petto– tu vai a rischiare la vita e io tremo come una foglia. Io che me ne starò qui senza rischiare niente
Non è vero, ormai anche lui fa parte del tuo inferno.
Lo abbracciai – credimi, finchè starai al mio fianco rischierai quanto gli altri. Se qualcosa andasse storta, Kurt ci terrà a coinvolgere più vite possibili, persino la tua ...
Lo vidi recuperare un po' di sicurezza nel suo tono – non chiedermi di farmi da parte, ne abbiamo già parlato e non lo farò.
Questo amore ci rovinerà.
Non fui capace di trattenermi da unire le nostre labbra un'ultima volta, forse perché cominciavo ad assaporare con nostalgia quei momenti, ormai il mio animo era proiettato per tempi troppo bui. Sentire il corpo caldo di Callum stretto al mio, l'odore acre del fumo sui suoi capelli, quella bocca che sapeva essere sia timida che avida di me, venivo totalmente risucchiato da lui.
- Cosa diavolo state facendo?!
Quell'urlo pieno di rabbia e disgusto ci fece sobbalzare mentre la figura di mio padre veniva a grandi passi verso di noi. Il volto paonazzo e incredulo, la postura rigida e pronta a mettersi in mezzo all'ennesima cosa che non capiva.
- Esigo una spiegazione, cazzo, allontanatevi – continuò a sbraitare mentre si fermava a qualche passo da noi.
Lo vidi tentare di afferrare Callum per un braccio ma io glielo impedii, frapponendomi tra loro.
- Non toccarlo – ringhiai mentre lo sguardo di mio padre si faceva sempre più rabbioso.
- Cosa diavolo sta succedendo? Dio, pretendo delle spiegazioni – insistette ancora fulminandoci con i suoi occhi neri.
- Signor Loss ... - la voce di Callum si sollevò flebile alle mie spalle, tentando forse di giustificarci.
Io lo interruppi immediatamente – non c'è niente per cui tu debba scusarti Callum o dare spiegazione
- Invece sì – tornò a ruggire mio padre – vi trovo davanti a casa mia, a strusciarvi come dei cani in calore. Ho sopportato di aver allevato un ingrato, un tossico, un criminale degenerato ma non permetterò che tu coinvolga lui nella tua vita depravata – sputò con disgusto – Callum è il figlio della mia compagna, è sotto la mia responsabilità
- Mi sembra che sia capace di intendere e volere – gli ricordai facendolo infuriare ancora – non credo che uno sano di mente sceglierebbe te
Ancora una volta rivolse il suo sguardo pieno di rabbia e giudizio verso di lui – vai in casa, ragazzo, adesso basta, vediamo di metterci un punto.
Una nuova ondata di rabbia mi fece parlare – prendi le tue cose, Callum, vieni a stare da me
Ci fu un enorme silenzio a quel punto, mio padre era rimasto interdetto mentre Callum mi fissava con il volto leggermente arrossato.
- Alencar ... - lo sentii dire piano – ma sei sicuro?
Non potevo lasciarlo indietro, non potevo abbandonarlo in quella casa con quell'uomo dispotico che gli avrebbe riempito il cervello di colpe. Forse non sarebbe stato fisicamente al sicuro con me accanto, ma la sua mente di certo sarebbe crollata in quella casa e non potevo permettere che accadesse ancora.
- Sono sicuro – dissi fissandolo negli occhi – se lo vuoi anche tu, ovviamente
Lo voleva, lo capii chiaramente da quella luce che gli illuminò lo sguardo, voleva lasciare quella casa, quella solitudine. Corse lungo il vialetto a quel punto dritto in camera sua per recuperare degli indumenti mentre io e mio padre continuavamo a fronteggiarci.
- Non credevo che potessi essere una tale delusione – commentò sprezzante – non hai un minimo di rimorso? Un minimo di pentimento per come trascorri la tua vita? Se tua madre potesse vederti ...
- Non osare – sibilai – non provare a metterla in mezzo. Non hai neanche avuto la decenza di starle accanto mentre moriva, di occuparti del suo funerale o di andare alla sua tomba a portarle dei fiori - gli ricordai con rabbia – non hai fatto niente per lei quindi non hai il diritto di parlarne
- Pensi che non abbia sofferto? – sbottò – pensi che il peso della sua morte non sia stato orribile per me?
- Non mi importa! – urlai – eri tu l'adulto. Eri suo marito, mio padre! Sarebbe dovuto toccare a te essere quello forte, quello che mi spiegava cosa cazzo stava succedendo ...
Il solo portare alla mente quei momenti mi fece stare male, un dolore lancinante che non provavo da anni, lo stesso dolore che avevo trovato insopportabile in passato e avevo anestetizzato con qualsiasi cosa.
- Me ne stavo in quella cazzo di stanza con lei ... - continuai rivivendo quelle sensazioni dolorose – quasi non riusciva a tenere gli occhi aperti e mi chiedevo dove fossi. Quale fottuta riunione era così importante da tenerti impegnato mentre tua moglie stava morendo?
- Non ... - il suo tono divenne flebile, spaventato – non ce la facevo, vederla in quello stato ...
- Lo diceva anche lei – dissi sdegnato – ci credi che riusciva persino a giustificarti? Mi ripeteva che non era facile per te, che doveva essere doloroso tanto da tenerti lontano ... - strinsi i pugni – lei provava a comprenderti mentre tu non ti sei sforzato nemmeno una volta
Adesso era totalmente ammutolito, con lo sguardo basso.
- L'hai oscurata, come qualcosa di brutto da cancellare per sempre. Hai fatto sparire tutti i suoi dischi preferiti, le foto, persino i quadri che aveva scelto per arredare la casa. – ringhiai – l'hai rimpiazzata con quella bastarda senza cuore come se lo meritasse, come se la sua morte prematura fosse stata una colpa che l'ha resa un mostro
Sentii nuovamente dei passi e vidi Callum venire fuori dalla villa e portare con sé un borsone, ci fissò entrambi con sguardo apprensivo ma io mi riscossi in fretta. Presi la borsa dalla sua mano e la misi nel bagagliaio mentre lanciavo a mio padre l'ultimo sguardo pieno di rabbia.
- Se lei mi vedesse adesso, saprebbe che sto facendo la cosa giusta.
Montai in auto e Callum fece lo stesso, non persi altro tempo e lasciai il vialetto con mio padre ancora immobile e in silenzio.

- Quindi sei sicuro che posso restare? – chiese Callum una volta varcata la soglia di casa.
Le cose non erano andate esattamente come avevo pianificato, ma forse era più sicuro così, sarei riuscito a proteggerlo.
- Se a te va, puoi restare – risposi – ero serio
Lo vidi sorridere dolcemente – sono felice di poter stare qui con te. Magari dovrò passare a casa a prendere altre cose ma non ci voglio più vivere lì
Io annuì – assicurati che non ci sia nessuno. Non voglio che quel vecchio borioso ti aggredisca ancora
- Pensi che lo dirà anche a lei? – quella domanda venne fuori con tono basso e preoccupato, quasi temesse che la madre potesse sentirlo.
- Non lo so, ma sicuramente si accorgerà che non vivi più lì
- Non le permetterai di portarmi via da te, vero? – chiese ancora con tono spaventato – di separarci
Gli andai vicino, lo abbracciai e parlai piano al suo orecchio – non aver paura. Sei abbastanza grande da decidere per te stesso, lei non ti obbligherà a tornare.
Lo sentii annuire piano e finalmente tornare a rilassare il suo corpo rigido.
E' ora.
Inspirai mentre mi concentravo su quello che sarebbe successo di lì a poco, dovevo incontrare gli altri, definire l'operazione di stanotte e dare inizio ad una guerra.
- Adesso devo andare -gli ricordai – ci vediamo più tardi. Cerca di non restare sveglio, prova a dormire e mangia decentemente, su questo non si discute
Lui fece una smorfia – ok, ma spero che non pretenderai che dorma sonni tranquilli mentre tu sei lì fuori
Lo accarezzai leggermente – fai respiri profondi e non aprire a nessuno, entro solo io qui dentro. Chiaro? Non importa chi ti dice di essere, anche se dovesse essere un amico, qualcuno che conosci come Miles o Tian. Se io non sono in casa quella porta resta chiusa
- Ho capito.

A quel punto ci separammo ed io andai ad incontrare il resto del gruppo nel vecchio palazzo che usavamo come base.
Li trovi già lì, Tian, Kai, Levin e Yael, seduti sui divani logori e circondati dall'aria viziata e dal puzzo che proveniva da una vecchia stufetta a gas rimediata chissà dove.
- Ci siamo tutti – esordì Tian.
- Siete pronti? – chiesi a nessuno in particolare.
- Io sono nato pronto – rispose Yael mentre il resto dei ragazzi restava in silenzio.
- Come eravamo d'accordo il primo attacco si farà stanotte. Oggi sono arrivati i carichi di cocaina ed eroina, a quest'ora tutti gli spacciatori avranno ricevuto la loro parte per cui saranno in strada a vendere – cominciai a illustrare il piano indicando un punto nella mappa che Tian si era procurato e dove avevamo indicato tutte le zone sotto il controllo di Kurt – colpiremo qui, la zona è dei fratelli Suarez.
- Hanno un giro piccolo ma remunerativo – spiegò Tian – sarà un colpo a basso profilo, vediamo prima di collaudare il nostro gruppo e soprattutto di non attirare troppo l'attenzione del boss. Dobbiamo far leva sulla sua paranoia
- Saranno in tre stasera – continuai – uno di loro tiene la roba, mentre gli altri due sono sempre a poca distanza da lui e sono armati, gli fanno da scorta. Ci conviene per prima cosa attirare l'uomo con la droga in modo da farlo staccare dagli altri. Chi vuole essere l'esca?
Yael aveva sollevato la mano ancora prima che gli altri avessero avuto il tempo di pensarci, sembrava parecchio eccitato per questo piano. I suoi occhi brillavano e spesso le sue labbra si tendevano in un sorriso, come se fosse felice di quella discussione, la noia di dover passare gran parte del tempo in quel posto fetido doveva avergli dato alla testa.
- Bene. Allora Yael lo attirerà fingendosi un cliente mentre noi quattro ci occuperemo di mettere fuori gioco gli altri due uomini. Te la senti di occuparti dello spacciatore? – gli chiesi con tono eloquente.
- Non chiedo altro – fu la sua risposta, il suo tono impaziente.
- Rubiamo soldi e droga nel minor tempo possibile, dobbiamo cercare di non attirare troppe occhiate su di noi. Qualcuno potrebbe chiedere aiuto, intensi?
Annuirono tutti e a quel punto ci sollevammo, prendemmo le armi non registrate che Tian si era procurato e i cappucci neri da indossare una volta in strada.
Eravamo pronti.

KAI


Eravamo arrivati. Tian fermò il furgoncino nero in una via secondaria e deserta. Yael scattò accanto a me, potevo percepire la sua impazienza, era l'unico tra noi che sembrava godere di quella situazione, l'unico a non mostrare alcun segno di preoccupazione sul volto.
- Andiamo
Seguimmo Alencar fuori dall'auto, cinque ombre buie che si abbattevano sull'asfalto della strada. Il silenzio era quasi assoluto in quella zona, era un posto pessimo per i più, ma perfetto per chi cercava dello sballo. Niente polizia, niente via vai di gente. Quello era un luogo d'affari, un vero e proprio posto di lavoro.
- Yael, tu vai per primo. Parla con lo spacciatore, fatti mostrare un po' di roba prima di comprare, prendi del tempo. Noi entreremo in scena subito dopo, ci occuperemo della sicurezza. Pestateli, ma non esagerate. Deve essere un antipasto questo, l'inizio di una lenta tortura.
- Dobbiamo fare in fretta. E' possibile che ci sia qualche cliente in zona, quindi vediamo di darci una mossa e di non attirare l'attenzione. Questo è un giro di prova, se le cose vanno storte non andremo avanti ... - continuò Tian a voce bassa
- Non andranno storte. Ci diamo una mossa adesso o volete intonare l'inno americano prima di iniziare? – Yael aveva afferrato i passamontagna e li aveva distribuiti in fretta tra noi quattro, escludendosi dal giro.
In automatico mi ritrovai a cercare lo sguardo di Levin. Era davanti a me e per un breve attimo anche lui ricambiò la mia occhiata. Era terrorizzato quanto lo ero io? Non avrei saputo dirlo. Esteriormente sembrava impassibile.
- Andiamo.
Era iniziata. Alencar gettò il mozzicone della sua sigaretta a terra, poi si coprì il viso con il passamontagna, invitandoci a fare lo stesso.
Solitamente andavo pazzo per quel momento, la preparazione prima di una rapina era tra le cose più adrenaliniche che conoscevo al mondo. Con enorme sorpresa scoprii che quella sera non riuscivo a provare niente del genere. C'era troppo in ballo, c'erano delle vite e soprattutto c'era quella di Levin, trascinato lì a causa mia.
- Sta attento, ok?
Avevo parlato a bassa voce, accostandomi a mio fratello. Il suo viso era coperto dal cappuccio nero, ma anche se non fosse stato così avrei potuto vedere ben poche emozioni fare capolino nei suoi occhi.
- E tu non fare stronzate.
Risi a fatica, era arrivato il momento di separarci. Yael stava andando dall'altra parte per incontrare lo spacciatore
- Non fatevi sparare, stronzi. Soprattutto tu – puntò il dito su mio fratello, poi ci dedicò un ultimo sorriso sfrontato prima di incamminarsi a passo allegro verso la fine della via.
- Non sparate a meno che non sia strettamente necessario – ci ricordò subito dopo Alencar, ma capii che quell'ultimo ammonimento era diretto soprattutto al nostro amico che, infatti, fece un cenno di assenso prima di svanire del tutto dalla nostra vista.
- Non è un amante delle armi da fuoco, preferisce quelle da taglio. Ho una conoscenza spropositata di Yael. Potrei dirvi qual è il suo piatto preferito, la sua bevanda, il personaggio famoso a cui si ispira e perfino che tipo di ragazzo lo arrapa
- Ne hai ancora per molto? Hai presente dove siamo e cosa stiamo per fare?
Lanciai un'occhiataccia al tizio orientale che mi aveva interrotto – Sto provando a sdrammatizzare
- Non ci stai riuscendo molto bene, quindi taci.
- Sissignore – dissi con uno filo di voce, ruotando gli occhi al cielo. Ecco cosa significava lavorare con i professionisti: niente divertimento. Soltanto facce cupe e corrucciate, passamontagna neri e un odio evidente per tutto ciò che poteva distendere gli animi e farci fare due risate.
- Ci siamo
Ci bloccammo sul posto, i nostri uomini erano ad una cinquantina di metri da noi, in piedi di fronte ad un garage dalla serranda mezza tirata. Era lì che tenevano tutto. Osservai Alencar fare il conto alla rovescia con le dita, poi iniziammo a muoverci lentamente lungo il perimetro dell'edificio. Non mi ci volle molto per capire che voleva prenderli alle spalle.
La tensione era palpabile a quel punto, il silenzio della notte era animato soltanto dal loro vociare basso che però si faceva ogni istante più udibile. Eravamo vicini, i miei occhi erano puntati sulla schiena di Alencar, in attesa di un segnale che arrivò qualche attimo dopo.
Spiccai una corsa dietro Tian, un trambusto che durò pochi istanti, ma quanto bastava per far voltare i due uomini verso la fonte del rumore. Il primo provò a tirare fuori la sua arma, ma Alencar fu più veloce di lui. Con uno spintone lo sbilanciò fino a farlo finire a terra. L'altro aveva fatto qualcosa di totalmente inaspettato, si era voltato indietro e stava scappando alla velocità della luce verso il lato opposto della strada. Tian lo seguiva, ma fu Levin ad arrestare la corsa del nostro uomo. Era rimasto indietro per evitare che succedesse qualcosa del genere, infatti venne fuori improvvisamente, pronto a placcare il criminale in fuga. Quello non riuscì ad evitarlo, finirono entrambi a terra e il pestaggio ebbe inizio.
- F-figlio di puttana, che cazzo vuoi? Che cazzo vuoi?
Alencar era una macchina di guerra, un pugno particolarmente violento mise a tacere le perplessità del suo uomo. Era già svenuto.
- Non è durato molto – notai
- Hendrick è solo un coglione, ve l'ho detto. Questa è la feccia di Kurt. Cominciamo a dare un'occhiata al garage, gli altri se la cavano
Era evidente che se la stavano cavando alla grande. A giudicare dalle urla era lo spacciatore ad aver bisogno di aiuto.
- E' meno di quanto pensavo, ma non è male. Perdere questo carico lo farà uscire di testa. E' da anni che nessuno tocca i suoi uomini ... perfino gli altri boss si accontentano di fette minori pur di non mettersi contro Kurt.
- Chi lo avrebbe detto che saremmo dovuti arrivare noi per sconvolgere lo status quo ...
Poi seguii Alencar all'interno del deposito. Fino a pochi mesi prima avrei fatto di tutto per mettere le mani su un bottino del genere. Denaro, coca e fumo. Cosa si poteva desiderare di più? Adesso non me ne poteva importare meno. Tutto ciò che desideravo era vendicarmi di Kurt, distruggergli la vita come lui l'aveva distrutta a Gray e come minacciava di distruggere Levin e me.
- Riempi il borsone, abbiamo cinque minuti esatti prima di toglierci dai piedi. Forza
Anche gli altri erano arrivati. Si trascinavano dietro il corpo esanime dell'uomo che gettarono con poca grazia accanto al suo compare.
- Dovremmo chiuderli qui dentro quando abbiamo fatto. Se li trova la polizia è un problema. – suggerì Levin e fummo d'accordo con lui.
Eravamo stati veloci ed efficienti, riempii in fretta il borsone, mentre gli altri trascinavano i corpi all'interno del garage. Uscimmo da lì pochi attimi dopo. Nessun intoppo fino a quel momento, così ritornammo indietro di corsa, verso la via in cui doveva trovarsi Yael con lo spacciatore. L'odore intenso dell'erba ci colpì in pieno non appena Yael apparve nel nostro campo visivo. Stava fumando con terribile calma, se ne stava appoggiato contro la parete del muro, come se non ci fosse un uomo a terra, a pochi metri dalle sue scarpe. Quello era riverso sull'asfalto, delle scie di sangue si espandevano accanto al viso. Non ero certo che stesse ancora respirando.
Gli occhi di tutti caddero in automatico sull'uomo, specialmente su ciò che rimaneva del suo viso gonfio e tumefatto. Era agghiacciante.
Alencar fu il primo a riprendersi, si sollevò da terra e puntò gli occhi su Yael
- Ma che cazzo hai fatto?
Quello fece spallucce - Che c'è? Sto controllando la qualità della nostra merce. Kurt Royce sarà anche un pezzo di merda, ma spaccia roba buona. Questo dobbiamo riconoscerglielo. Volete provarla? No? Sicuri, sicuri?
Poi tirò un'altra boccata di fumo e sorrise, beato. Soltanto in quel momento notai il sangue sulle sue mani.
- Cristo! Doveva essere solo un pestaggio! Guarda come l'hai ridotto ... - Tian era calato sull'uomo con l'intento di capire se stesse ancora respirando o meno.
- Ok, ammetto di essermi lasciato prendere la mano, ma vedrai che con un bel po' di operazioni e un buon dentista tornerà quasi come nuovo. Adesso, visto che non volete fumare con me, che ne dite se ci togliamo dalle palle? Fa un freddo del cazzo. Non voglio prendermi una bronchite per colpa di questo stronzo.
Tian si sollevò da lì lentamente – Respira ancora
- Che ti avevo detto? Smettila di molestarlo. A lui conviene rimanere in questo stato ... preso com'ero dalla foga, credo di avergli spezzato un po' di cose, quindi il risveglio non sarà divertente e noi non vogliamo essere qui a testimoniarlo, vero? – Yael aprì le labbra nel suo solito sorrisetto pericoloso, poi andò ad accostarsi a Levin. Lo vidi passargli un braccio sulle spalle e attirarlo appena a lui.
- E tu che hai fatto, dolcezza? Ti sei divertito?
Levin scosse la testa – A pestare la gente?
- A trascorrere una serata alternativa! Se vuoi possiamo continuare da me ... il nostro amico era pieno zeppo di erba da piazzare, ma malauguratamente non ne ha avuto il tempo, così me la sono portata dietro. After a casa mia?
- Yael? Dacci un taglio.
Quello si voltò verso di me, poi tirò fuori il dito medio e me lo sventolò davanti.
- Non rompere il cazzo, Kai. Puoi venire anche tu se ci tieni tanto, basta che togli le tende dopo un po'. Sono in astinenza da troppe cose, non ho la pazienza di corteggiare tuo fratello come si deve. Capiscimi, cazzo.
- E chi vuole essere corteggiato? Fatti un giro – Levin scosse la testa, con una mossa abile era riuscito a districarsi dalla presa di Yael, fino a liberarsi del tutto.
- Fai la figa di legno adesso? Che novità di merda sarebbe questa?
- Lascia in pace il big bro per stasera, ok? Non è dell'umore.
Non mi beccai un altro dito medio quella volta, ma un'occhiata afflitta che lasciò ben presto il posto ad uno sguardo più vivace e allo stesso tempo studiato ad arte.
- Non serve che lo fai anche con me. Niente giochetti, io ti conosco – dissi a bassa voce quando mi si accostò accanto.
- Fare cosa? Che cazzo dici? Sei un idiota, ma se fumi prima di parlare tutti penseranno che dici stronzate soltanto perché hai fumato. Puoi camuffare la tua idiozia con la scusa del fumo. Quindi dovresti passare da me.
- Certo che passo da te
Non avrei dovuto, sapevo che se June si fosse resa conto che non ero ancora tornato sarebbe stata in pena. Ma cos'altro potevo fare? Yael viveva da solo, in un posto talmente isolato e spaventoso che a furia di stare lì sarebbe impazzito. Non aveva nulla da fare, eccetto rimuginare sul passato, sugli errori che aveva commesso e su tutto quello che avrebbe voluto cambiare della sua vita, ma in cui aveva fallito.
Quel tugurio era poi così differente dal riformatorio da cui era uscito? Non credevo.
- Bene, così mi piaci. Per un attimo ho pensato di essere l'unico figlio di puttana rimasto a questo a mondo. Gray è morto, gli altri stronzi sono scappati con la coda tra le gambe e Levin fa la figa di legno ... almeno ci sei tu. Posso sempre contare sul buon vecchio Kai.
Provai a sorridere, a non pensare che Yael fosse lì soltanto per noi. Stava rischiando la sua stessa vita per salvare il culo ai fratelli Eickam. Uscendo, però, aveva trovato una realtà ancora più ostile di quanto fosse stato in grado di immaginare. Eravamo andati avanti senza lui, anche Levin aveva provato a sfuggire a quel passato che non lasciava scampo e che tornava sempre a ripresentarsi.
- Che cosa gli prende? Quel tipo lo fa stare di merda, è evidente. Guarda com'è messo ... avevi detto che si era ripulito, ma non mi pare.
Yael aveva abbassato la voce, il furgone era ormai vicino e gli altri ragazzi erano sul punto di entrare e partire.
Scossi la testa – Lui non parla con me, sai com'è fatto. Non abbiamo quel rapporto da parecchio tempo ormai. Non puoi aspettarti che stia bene, il suo ragazzo o quello che era è finito in coma, adesso credo stia facendo riabilitazione ...
- Quindi si è messo a fare l'infermierina con qualcun altro? – Yael lo trovò divertente. Il suo viso però si incupì in fretta mentre tornava a puntare lo sguardo su mio fratello, ormai sul furgone.
- Ho sempre dovuto combattere per prendermi quello che volevo. Nessuno mi ha regalato niente, quindi mi dispiace per questo stronzetto comatoso, ma non me ne frega un cazzo. Farò di tutto per riprendermi tuo fratello.
Non avevo mai avuto alcun dubbio al riguardo, pensai.

ANGOLO AUTRICI:

Mentre il nostro buon Keno si addentra sempre più nei suoi sentimenti e cerca di convivere con queste nuove consapevolezze, non molto più lontano una minaccia incombe XD Ebbene la guerra a Kurt è cominciata, chissà con quante vittime e con quanti disastri. Il nostro piccolo gruppo sta collaborando, diremmo quasi con più di qualche secondo fine sotto. Yael riuscirà a fare breccia di nuovo nel cuore di Levin? E' davvero di lui che il nostro biondo ha bisogno? Rimettiamo a voi ogni teoria e riflessione. Un bacio e grazie, ci rivediamo il prossimo giovedì.

BLACKSTEEL

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro