46. Time after time
Omnia mutantur, nihil interit.
(Tutto cambia, niente muore)
KENO
Stavo camminando lungo il marciapiede con totale noncuranza, come sempre avevo in mente di raggiungere Aiden il prima possibile e sobbalzai quando sentii una mano afferrarmi il braccio.
- Keno? Ma che ti è successo?
Era Noah, non lo vedevo da parecchio e mi fissava con sguardo allarmato, io non capii subito di cosa stesse parlando, poi il mio sguardo cadde sul riflesso del mio viso in una vetrina. Portavo ancora i segni evidenti del pestaggio e, quando tornai a guardarlo, la sua espressione sembrava sempre più preoccupata.
- Ah, ciao anche a te – dissi tentando di minimizzare ma ovviamente fallii.
- Ti sembra il caso di metterti a scherzare? Per poco non ti riconoscevo, ma che hai fatto? – insistette.
- Non è niente di così allarmante, non hai mai beccato un pugno in vita tua? Su, non fare quella faccia, sembri mia madre – risposi con un mezzo sorriso.
- Vorrei sapere cosa ha detto quando ti ha visto – commentò con tono più rilassato.
- E' andata fuori di testa – risi – ma ormai sono praticamente il figlio di Satana quindi non si stupisce più di niente.
A quel punto il volto di Noah tornò serio – come vanno le cose? Aiden come sta? Passi tutto il giorno con lui anche adesso?
Quella domanda mi fece irrigidire appena, sembrava quasi che ci fosse qualcosa di tendenzioso nel suo tono, come se volesse sottolineare l'inevitabile.
- Cosa dovrei fare? Ignorarlo? – risposi teso – passiamo il tempo insieme, aiuto sua madre e quell'idiota di Andrew. Aiden sta passando un periodo infernale, con la fisioterapia e tutto il resto.
- Beh, ha te. È un ragazzo fortunato – riuscii a percepire una nota nostalgica in quella frase.
Reclinai la testa di lato – cos'è quel tono? Non vorrai dire che ti manco spero.
Lui parve in leggero imbarazzo – è più complicato di così. Più che altro mi manca qualcosa che non ho mai avuto, forse guardandoti prenderti cura di lui mi sono reso conto di aver voluto questo da te, dal nostro rapporto. Avrei voluto che tu te ne fossi preso cura.
Quella frase mi fece uno strano effetto, per un momento non riuscii a dire niente.
A cosa vuoi farmi pensare?
Poi mi riscossi – vuoi dire che sei geloso di Aiden? Adesso?
Ancora una volta quello sguardo lontano, nostalgico – forse lo sono sempre stato. Forse era quello a rendermi tanto oppressivo nei tuoi confronti, sentire di non avere mai un posto importante per te quanto Aiden – sorrise – mi raccontavi così tanto di lui, di quello che facevate insieme e correvi sempre da lui quando aveva bisogno di te. – sospirò – ed io sentivo che con me non lo avresti mai fatto.
- Te l'ho sempre detto che eravate diversi – gli ricordai – sai che lui è il mio migliore amico, è sempre venuto prima di chiunque.
- Sì, forse per questo non ho mai avuto il coraggio di dirti quanto questo mi ferisse. Avevo paura che se avessi messo in discussione Aiden tu mi avresti lasciato in tronco – adesso aveva un'espressione leggermene desolata – ma tanto è successo comunque alla fine.
Ci ripensai, a quel giorno seduti al tavolo, ai suoi occhi distrutti e anche a tutto quello che c'era stato prima. Perché mi ero voluto legare ad uno come Noah se non ne ero in grado? Perché cercare qualcosa che sentivo di detestare, che capivo non essere ciò che volevo davvero. Forse perché mi era sembrato giusto farlo, perché credevo che quello avrebbe sopperito ad altre mie mancanze.
Aiden aveva trovato Andrew, ed io?
Loro avevano cominciato a stare insieme da qualche mese mentre quello strano senso di frustrazione e fastidio continuava a seguirmi come un fantasma. Mi ero ritrovato a pensare che forse anche a me servisse una relazione, forse poteva essere una risposta. Ma non lo era mai stata, aveva solo nutrito quel malessere e reso infelici entrambi.
- E' stato meglio così – dissi alla fine dopo quel lungo silenzio.
- Lo so – concordò – inizialmente non lo concepivo ma ora mi rendo conto che quella storia ha fatto emergere il peggio di entrambi. Ho imparato a rivedere molto il mio comportamento e ora provo a non fare più quegli errori.
- Adesso? – mi ritrovai ad osservare stupito – esci con qualcuno?
Lui annuì – un collega del mio vecchio lavoro al bar, non so che se ti ricordi di Jaco. Abbiamo iniziato a frequentarci.
- Oh certo, il biondino – mi lasciai sfuggire una lieve risata – siamo proprio il tuo tipo
Lui scosse la testa mentre tornava a fissarmi con quel volto serio, come di una persona che, nonostante avesse sofferto tanto a causa mia, ancora riusciva a volermi bene.
Stupido Noah.
- Cerca di prenderti cura di te, Keno – disse ad un tratto accarezzandomi il viso con una mano – di te. Penso che ultimamente tu abbia pensato solo ad Aiden e poco a te stesso.
Io scossi la testa – rieccoci con i discorsi da mamma.
- Dammi retta almeno una volta in vita tua – protestò – e se dovesse servirti aiuto, se avessi bisogno di parlare con qualcuno, puoi ancora venire da me, ok?
Perché? Sono stato così ignobile, meschino e cattivo con te. Perché ancora non mi odi?
Scossi la testa – non riesco a capire cos'hai nel cervello. Perché non mi odi semplicemente come farebbe chiunque? Io non credo nell'amicizia fra ex
Lui rise – ex? Stai forse ammettendo che avevamo una storia?
Touché.
Sollevai le mani in segno di resa – allora se mi sentirò particolarmente piagnucolone ed emotivo verrò a bussare alla tua porta.
- Ci conto!
Poi ci separammo ed ognuno andò per la sua strada.
Quando entrai nell'appartamento di Andrew sentii immediatamente la tensione, anche prima di incrociare lo sguardo stanco della madre di Aiden. Lei mi sorrise come sempre, cercava di essere forte e calma ma io capivo quanto non fosse così, quanto stesse soffrendo anche lei.
- Sei già qui Keno? – chiese con il suo solito tono bonario – non devi catapultarti così presto, sei passato da casa?
- Ne abbiamo già parlato, non deve preoccuparsi di questo – la tranquillizzai – il principino è di là?
Lei annuì – volevo provare ad aiutarlo per fare il bagno ma ... - scosse appena la testa – è stato irremovibile. Mi sento così in colpa a fare sempre affidamento su te e Andrew.
- Lo faccio volentieri, si riposi un po' ci penso io – la rassicurai.
Poi lasciai la stanza e mi diressi in camera da letto dove Aiden fissava fuori dalla finestra con aria tesa e contrariata, bussai lievemente sulla porta aperta per attirare la sua attenzione e lui si voltò.
- Come andiamo? – chiesi mentre mi avvicinavo a lui.
Fece una smorfia mantenendo la sua espressione cupa – sto andando alla dannata fisioterapia se è quello che vuoi sapere e ho un cazzo di male ovunque.
- Perché non andiamo a fare un bagno, ti aiuterà anche a distendere i muscoli – gli proposi.
- Ho qualche scelta? – commentò come se fosse totalmente nelle mie mani.
- Puoi sempre scegliere di smettere di lavarti e puzzare come un letamaio, ma spero per me che tu non lo faccia – risposi sorridendo e a quel punto parve distendersi.
Scosse la testa vagamente divertito mentre si faceva guidare verso il bagno.
Cominciai a riempire la vasca facendo attenzione che la temperatura fosse calda al punto giusto, poi lo aiutai a togliersi i vestiti e notai come continuasse a sembrare assente. Ultimamente Aiden era pensieroso, mi sarebbe piaciuto sapere quali pensieri aleggiassero dentro di lui e se avessero a che fare con Andrew e quella confessione che mi aveva fatto giorni prima.
Passò le braccia intorno alle mie spalle ed io lo aiutai ad entrare nella vasca, poggiandolo delicatamente, vidi la sua pelle rabbrividire al contatto con l'acqua calda.
- Brucia? – chiesi leggermente preoccupato.
- No, anzi, mi piace così – rispose distendendosi – sono i miei muscoli, cominciano a farmi male sempre più spesso, è insopportabile.
- Però è un bene – gli ricordai – la riabilitazione serve a svegliarli, a guadagnare il controllo.
Lo vidi impugnare la spugna e fare dei piccoli movimenti, non riusciva a girare il busto abbastanza, né a lavarsi le spalle ma aveva guadagnato una buona mobilità davanti. Così si strofinò il petto e il collo, scese anche sulle cosce prima di passarmela. Io proseguii a lavargli la schiena, le caviglie e i piedi, poi la posai lanciando ad Aiden una leggera occhiata.
- Posso provare una cosa? – gli chiesi e lui mi fissò dubbioso ma annuì.
Così immersi le mani nell'acqua e utilizzai le dita per fare una leggera pressione sul suo polpaccio, dei movimenti lenti ma profondi, poi anche sulla coscia, prima della gamba destra e successivamente anche nella sinistra.
Aiden mugolò – wow ... che ...
- Sono dei massaggi per il rilassamento muscolare, servono a sciogliere la tensione nei muscoli contratti. Ti stai sforzando parecchio, servono a prevenire crampi o roba del genere – chiarii continuando il mio lavoro.
Riuscivo a sentire il suo stupore anche se non lo guardavo in faccia – e da quando sai fare una cosa del genere?
- E' la prima volta – chiarii – spero di farlo bene. Ultimamente ho visto un sacco di tutorial su youtube, cose che possono essere utili
- Beh, funziona parecchio – mormorò
Fui sul punto di togliere le mani dalla sua gamba sinistra e spostarmi sulla schiena, quando mi resi conto che qualcos'altro si era svegliato nell'acqua.
Ci fu un lungo momento di silenzio, l'erezione di Aiden non sfuggì né a me né a lui, io tolsi le mani dall'acqua mentre i nostri sguardi si incrociavano, fu impossibile trattenere le risate.
- Merda – esclamò divertito – qualcuno qui ha deciso di dare un'occhiata in giro!
Risi scuotendo la testa – no problem amico, anzi è un bene che lì tutto funzioni come sempre
Lo vidi annuire e concordare in pieno – funziona anche troppo, mi capita ultimamente. Dio giuro che mi passa adesso, questa fottuta astinenza .... Il mio corpo sta meglio di quanto credessi ma è tutto il resto che non va
- Ancora Andrew? – indagai.
Perché chiedi se saperlo ti fa solo incazzare?
- No, insomma ... - scosse le spalle, il suo sguardo si era fatto serio e cupo – dopo il bacio non è successo niente. Anzi, non vorrei sembrare ancora più patetico di così, continuando a parlarti di lui e illudendomi che ...
Patetico, per un momento mi focalizzai su quella parola e il nostro litigio prima del suo incidente mi tornò in mente con violenza. Le parole di rabbia che avevo usato, il modo in cui l'avevo ferito, forse non li ricordava ancora ma io non mi ero mai scusato per quello. Non gli avevo mai detto quanto altro c'era di buono in lui, non gli avevo detto quanto lo ammirassi e avevo rischiato di non poterglielo più dire.
Ma ora posso, ora posso essere onesto.
- Tu non sei affatto patetico – iniziai attirando la sua attenzione – sei un tipo tosto, uno che non si arrende e che si butta sulle cose con tenacia. Ti ho invidiato spesso nel corso di questi anni, vedere il modo in cui sai cogliere le occasioni e in cui ti prendi quello che vuoi mi ha sempre meravigliato. – inspirai – io sono sempre stato uno che ha bisogno di controllare tutto, che si pone cento limiti ancora prima di cominciare, che deve calcolare i pro e i contro. Mantenere sempre il controllo può essere una prigione alle volte e vedere te ... - scossi la testa – fin dalla prima volta che ti ho notato alle elementari mentre difendevi il nostro compagno di classe, come ti sei buttato nella rissa senza pensare a te stesso o alle conseguenze, io ...
- Keno – mormorò lui, ancora quegli occhi severi, non gli diedi il tempo di continuare.
- Volevo solo dire – ripresi – che tu non sei patetico, sei un combattente. Se ti ho dato mai la sensazione di giudicarti mi dispiace, tu sei forte Aiden. Non ti importa delle conseguenze e hai il coraggio di andare a prenderti le persone che vuoi e dovresti ... avere chiunque tu voglia, perché te lo meriti
Perdonami, perdonami per averti fatto soffrire, per essere stato fin troppo orribile.
Mi ritrovai a tacere a quel punto, ero stato odioso, lo avevo ferito, lo avevo lasciato solo, sperai che quel discorso in qualche modo gli facesse capire che era stato un mio errore. Sperai che se mai Aiden avesse recuperato quel ricordo sapesse anche questa realtà, sapesse quanto fosse importante.
Non riuscii a cogliere cosa lui pensasse delle mie parole, Aiden era distante ora, meditabondo. Forse avevo detto troppo, forse non era pronto per quel genere di discorso.
Durante quel lungo silenzio, uno strano calore si espandeva nel mio petto, non sapevo da dove provenisse ma mi fece sentire bene, la sua vicinanza mi rendeva calmo. Nonostante io fossi sempre io, c'era ancora una persona per cui contavo qualcosa, per cui avrei combattuto. La solitudine che avevo provato durante il suo lungo sonno non doveva tornare mai più.
- Dai – riprese alla fine, tornando a parlare e sforzandosi di cancellare l'espressione cupa che aveva in volto – aiutami a tirarmi fuori di qui. Mi è venuta fame.
Io annuì e sentii nuovamente le braccia di Aiden intorno alle mie spalle mentre lo coprivo con un telo, quello era assolutamente l'unico posto in cui sarei voluto stare.
Qualsiasi cosa accada.
CALLUM
Quando scesi al piano di sotto quella mattina trovai l'avvocato Loss ad attendermi davanti all'ingresso, arrestai subito il passo spiazzato.
- Ho pensato di aspettarti e darti uno strappo a scuola – chiarì lui leggendo la domanda che dovevo aver impressa in volto.
Quell'affermazione non mi rassicurò, non era mai successo prima e non riuscivo a capire a cosa dovessi un simile trattamento.
- Non è necessario – tentati di dire.
Lui finì di abbottonarsi il cappotto e aprì la porta in attesa, segno che evidentemente quella non era una proposta, anzi, era decisamente un dato di fatto, sarei dovuto andare con lui.
Così mi ritrovai a salire in auto mentre l'uomo accendeva il motore e si apprestava a lasciare il vialetto, cercai di fissare lo sguardo fuori dal finestrino per evitare di incrociare il suo ma non servì ad evitare l'inizio di quella conversazione.
- Cosa mi racconti Callum? – chiese con tono vago.
Io scossi le spalle – niente di nuovo, vado a scuola e faccio i compiti ...
- Ti tieni fuori dai guai?
Quella domanda mi spinse a guardarlo, mi suonava così ridicola.
Dove vuoi arrivare? Cosa vuoi che ti dica?
- Non sono mai andato in cerca di guai – gli feci presente.
- Beh, ultimamente mi pare di aver capito che passi del tempo con Alencar
Ed eccola lì la questione, pensai, si trattava ancora di quello, di quanto poco avesse il controllo su di lui e di quanto avesse paura di avvicinarsi. Non aveva mai avuto il coraggio di affrontarlo e adesso sperava che fossi io a dargli delle informazioni.
- Sì, ci vediamo – confermai – ma non per questo vuol dire che mi metto nei guai
Adesso stava cominciando ad irritarsi, lo vidi stringere più saldamente il volante – non fare il finto tonto ragazzo, credi che non capisca che genere di figlio mi ritrovo?
La tua indifferenza lo ha reso così.
Non lo dissi, mi ritrovai anche io a stringere i pugni in silenzio.
- Sembra che non faccia altro che provocarmi – continuò lui - sa quanto io tenga al rispetto, alla disciplina e all'onestà. Conosce i valori che ho insegnato in casa mia e si diverte a distruggerli, con il suo comportamento ... come se non sapessi quello che fa, che gente frequenta ...
- Non capisco cosa c'entri io – dissi.
- Voglio sapere cosa fa esattamente, parlami di quello che hai visto – sbottò con tono imperativo – chi c'era con lui? Hai visto droghe? Lui ne sta ancora usando?
Stronzo dispotico.
- Non ho visto niente – dissi secco – e non capisco perché devo rispondere a nome di Alencar. Se vuole davvero sapere come sta dovrebbe chiederglielo
- Questi non sono affari tuoi – mi rimproverò.
- Beh, finchè vengo preso in ostaggio in un'auto e riempito di domande, direi che lo sono – chiarii – mi interroga come se dovessi essere una specie di sua spia quando potrebbe alzare il culo e parlare con Alencar chiaramente
- Non permetterti di parlarmi così! – urlò brusco.
- E lei fermi questa dannata macchina, avvocato Loss – replicai con tono ancora più forte del suo – perché non ho niente da dire. Forse potrei anche parlare con un padre preoccupato, ma io ed un mastino a caccia di una preda da sbranare non abbiamo niente di cui discutere
Lo vidi esitare – è ovvio che si tratta di mio figlio, devo sapere
- No – lo interruppi – lei non si è mai comportato con Alencar come farebbe un padre. Ha sempre cercato in lui tutto ciò che le facesse pensare di aver fallito, si è sempre accertato che lui fosse il peggio del peggio e non ci fosse speranza. Quindi non prendiamoci in giro – dissi serio – persino ora sperava che le raccontassi cose orribili, che la rassicurassi che Alencar è sempre il solito ragazzo tossico e senza speranza. Sono spiacente di informarla che è molto più di questo e che non è di certo merito suo
L'auto si fermò ed io smontai di corsa senza lasciargli il tempo di replicare anche se ero convinto che non lo avrebbe fatto. Cosa avrebbe potuto dire? Forse si era persino pentito di quel confronto, non era andato come sperava ma era ora che imparasse che nulla era semplice.
Era colpa sua se Alencar aveva passato l'inferno.
Questo doveva capirlo, almeno per una volta doveva assumersi quella responsabilità, era lui l'adulto che si era tirato indietro e che aveva lasciato annegare il proprio figlio nel dolore.
Cercai di lasciarmi alle spalle quella spiacevole conversazione quando mi immersi nel vociare della scuola. Man mano che si susseguivano le ore provavo a distogliermi dal senso di fastidio che mi aveva lasciato quel confronto, finchè non incrociai Keno a mensa. Quando lo vidi dovetti davvero smettere di pensare a tutto il resto e concentrarmi unicamente sul suo aspetto.
Ovviamente era solo, ma quello che mi colpì furono i lividi che aveva in faccia. Ero stato pestato fin troppe volte per non capire subito che si trattasse di un'aggressione, forse risaliva a qualche giorno fa. Aveva il viso livido e il labbro spaccato in fase di cicatrizzazione, non mi trattenni, mi diressi verso di lui sedendomi al suo tavolo.
- Che cazzo hai fatto alla faccia? – chiesi con eccessivo stupore.
Lui sollevò lo sguardo pigramente, rifilandomi una lunga occhiata, sembrava portare quei lividi con una grande disinvoltura, come se fossero medaglie.
- Il tuo amante non te lo ha detto? Forse ti sta ancora tenendo il muso? – replicò con quella punta di sadismo che non lo avrebbe mai abbandonato.
Io rabbrividii appena – è stato Alencar?
- A quanto pare era piuttosto turbato che ti potessi ferire, sai come sono questi psicopatici al giorno d'oggi, devono pestare sempre qualcuno – rispose alzando gli occhi al cielo.
Mi sentii mortificato anche se sembrava quasi che Keno non fosse toccato da quello che era successo, gli rivolsi uno sguardo molto serio.
- Mi dispiace davvero, non avrei mai voluto che facesse una cosa del genere – dissi serio – non so tu come la pensi ormai. Ma io continuo a considerarti un amico, non succederà mai più una cosa del genere
- E io continuo a considerarti un idiota – replicò anche se c'era una sorta di ironia nel suo tono – perché quelli come lui non sono ragazzi normali, l'ho guardato bene Callum e francamente mi fa paura. Se io fossi in te prenderei quel materiale e andrei alla polizia
Io scossi la testa – non lo farò Keno, ho distrutto tutto. Mi dispiace se ti ho deluso ma non posso abbandonarlo, io ...
Lo amo.
Ancora quel pensiero, quel sentimento che ultimamente urlava tanto forte dentro di me, che mi assorbiva completamente.
Lo vidi alzare le mani in segno di resa – bene, vorrà dire che mi farò i fatti miei e ti guarderò le spalle senza interferire
Io reclinai appena la testa – mi guarderai le spalle?
Sorrise leggermente – hai detto che siamo ancora amici, giusto? Gli amici si guardano le spalle
Ne fui felice, sentire che anche lui non aveva intenzione di chiudere quel rapporto mi diede coraggio, non volevo perdere Keno, sapevo che in qualche modo poteva esserci un futuro per noi.
Lasciai la scuola qualche ora dopo, al termine delle lezioni e le mie gambe imboccarono la strada verso casa di Alencar ancora prima che il mio cervello ne fosse pienamente a conoscenza. Volevo vederlo, parlare con lui, scoprire cosa stesse succedendo nel suo mondo.
Infilai la chiave nella toppa ed entrai, inizialmente mi sembrò che non ci fosse nessuno, poi sentii un rumore provenire dal bagno e subito dopo Alencar aprì la porta lanciando uno sguardo verso di me.
- Che ci fai qui? – mi chiese con tono quasi preoccupato – non mi hai scritto che saresti passato
- Ho pensato di farti una sorpresa, sei impegnato? – risposi sulle spine.
Lui si avvicinò mentre i suoi occhi penetranti avevano iniziato a guardarmi sempre più intensamente, mi baciò senza dire una parola ed io mi persi in quel momento. Lasciai che le sue mani cominciassero a vagare lungo il mio corpo, che la sua lingua assaporasse la mia bocca e mi mozzasse il respiro. Mi ritrovai ad aggrapparmi alle sue spalle nude e desiderare che quel contatto non si sciogliesse mentre un fremito mi attraversava il corpo, una delle sue mani era scesa al cavallo dei miei pantaloni.
Mi ritrovai contro il muro ansimante mentre lo guardavo sbottonarmi i jeans e sfilarmi il maglione, sentivo il tessuto abbandonare la mia pelle ed un enorme calore divampare in ogni centimetro del mio corpo. Lo volevo, volevo le sue labbra, le sue mani, il suo respiro, volevo che fosse dentro di me e che non mi lasciasse andare, che non si staccasse, che annegasse anche lui nel mio bisogno.
E Alencar lo fece, scese sul mio corpo con la bocca, leccando e succhiando ogni centimetro della mia pelle, dal capezzolo destro lungo l'addome, fino alla mia erezione. Sentivo il desiderio che aveva di divorarmi, di imprimere il suo marchio su di me, di farmi dimenticare qualsiasi altra cosa.
- Alencar ... - gemetti mentre lui continuava a stimolarmi abilmente.
- Ti voglio Callum – soffiò a pochi centimetri dalla mia erezione, scatenandomi l'ennesimo brivido – tu mi vuoi?
Io annuì disperatamente – sempre ... ti voglio sempre
Si sollevò e mi strattonò lungo l'appartamento fino alla camera da letto, ricominciò a baciarmi mentre cadevamo pesantemente sul materasso. Mi ritrovai a ridere ed eccitarmi al tempo stesso mentre lo osservavo estrarre un preservativo dal cassetto e sistemarlo sulla sua erezione.
Tornò a baciarmi e toccarmi mentre lentamente cominciava a penetrarmi con un dito, io inarcai la schiena mentre faticavo a trattenere i gemiti.
- Voglio ... - ansimai a fatica – voglio stare sopra mentre tu ... sei dentro
Mi ritrovai a provare vergogna per quella frase, come se già il rossore sulle mie guance non fosse sufficiente, ma non riuscii a controllarmi.
Lo vidi sorridere, sembrava compiaciuto ed eccitato da quella proposta, lo sentii inserire un secondo dito dentro di me mentre si avvicinava con le labbra al mio orecchio.
- Tutto quello che desideri ... - sussurrò con tono roco e seducente.
Poi si sdraiò lungo il materasso mentre io mi arrampicavo sul suo corpo incapace di stargli lontano, le nostre erezioni si sfiorarono per qualche secondo prima che io portassi la mia apertura contro la sua e scendessi lentamente.
- Alencar ... - gemetti ancora mentre sentivo la sua erezione dentro di me.
Cominciai a muovermi mentre lui si sollevava e riprendeva a baciarmi, il calore che sentivo dentro di me aveva invaso anche la mia mente tanto che faticavo a pensare. Riuscivo a concentrarmi unicamente su quel piacere, sul bisogno che avevo di quella vicinanza.
Anche lui aveva iniziato ad accompagnare i miei movimenti con i fianchi, per ampliare il piacere che stavamo provando e mi toccò rabbrividire nuovamente quando lo sentii cominciare a stimolare la mia erezione con la mano.
- No ...- ansimai incapace di gestire anche quella sensazione.
- No? – rise lui con gli occhi intrisi di desiderio – non vuoi che ti tocchi?
- Io ... - provai ad articolare confuso.
- Io – chiarì con un sorriso carico di cattive intenzioni – non ho alcuna intenzione di smettere di toccarti
Mi ritrovai a baciarlo nuovamente ed aumentare ancora di più i miei movimenti, fino al limite e oltre. Ci furono altre spinte e alla fine l'orgasmo mi travolse mente sentivo l'erezione di Alencar pulsare dentro di me, macchiai il suo petto mentre le mie labbra si gettavano sulle sue per un ultimo bacio mozza fiato. Anche Alencar mi seguì, arrendendosi all'orgasmo qualche istante dopo, non prima di aver ribaltato bruscamente la posizione e finendo per sovrastarmi ancora una volta.
Scese il silenzio alla fine, dopo quell'amplesso tanto sconvolgente ci ritrovammo a cullarci in quel senso di beatitudine, ascoltando soltanto i nostri respiri.
- Resti qui stanotte? – non era proprio una domanda, dal suo tono era evidente che voleva che restassi.
- Mi piacerebbe – risposi girandomi su un fianco e accucciandomi contro il suo petto – però non vorrei attirare troppo l'attenzione di tuo padre
Lui sollevò un sopracciglio – perché? Il vecchio ti rompe le palle?
- Oggi mi ha teso un'imboscata – gli raccontai – mi ha dato un passaggio a scuola e lo ha usato per farmi un interrogatorio su di te, voleva sapere qualsiasi cosa ... soprattutto sai ...
Lui annuì – cosa gli hai detto?
- Che non ero io la persona con cui doveva mettersi a cercare indizi e che tu sei un uomo migliore di quello che pensa – risposi irritato mentre ripensavo a quella mattina – e detto francamente sei cento volte migliore di lui
Lo sentii sorridere piano mentre passava una mano fra i miei capelli – direi che il tuo punto di vista non è proprio onesto
- Perché? – brontolai – perché ti amo e credi che questo offuschi il mio giudizio?
Lo sentii irrigidirsi – non dovresti ... dire quelle cose con tanta leggerezza
Quella frase mi colpì, mi sollevai mettendomi a sedere, osservai il suo volto che si oscurava come il suo sguardo.
- E' la verità – insistetti – non intendo ritrattarla. Tu non provi lo stesso per me?
Lui scosse la testa – non posso permettermi di provare niente in questo momento. E anche tu ... non dovresti affezionarti tanto a me, lo sai ... io potrei non farcela
No, no, no, no. Tu vivrai, avremo altri giorni come questi, avremo tutto il tempo che vogliamo.
Scossi la testa – Stronzate! Tu ce la devi fare!
Anche lui si mise a sedere a quel punto, mi strattonò e catturò nuovamente le mie labbra con le sue, in un bacio dolce.
- Farò del mio meglio – disse alla fine.
- Lo spero bene – commentai con il cuore che accelerava nel mio petto – tu sei molto più di quello che crede tuo padre, molto più di quello che credi tu stesso. Io so chi sei Alencar, non devi per forza essere violento e cattivo, io ho visto che c'è di più anche se non ci credi – feci una pausa – ho incontrato Keno, ho visto cosa hai fatto, la violenza non può essere la sola risposta a tutto
Distolse lo sguardo – è il modo in cui ho imparato a vivere Callum, è quello che mi ha tenuto in vita. Non pretendo che tu capisca ma per adesso è tutto quello che mi tiene in vita
- Ma se tutto andrà bene sarai libero – gli ricordai – potrai vivere la vita come vuoi, come meriti e devi promettermi che lo farai, che noi due ...
- Te lo prometto – disse serio, incatenando i miei occhi ai suoi, stringendo il mio volto fra le mani – se sopravviverò vivremo esattamente come meritiamo, saremo liberi ed io potrò permettermi di provare ancora qualcosa
Tornammo sdraiati su quel letto, i nostri corpi stretti e il rumore lieve della pioggia fuori dalla finestra, sarebbero stati tempi bui, di pericolo e violenza, ma c'era ancora speranza.
ANDREW
Era stato l'odore del caffè a risvegliarmi. Avevo aperto gli occhi a stento, troppo intontito e infreddolito per ricordare immediatamente che non avevo passato la notte a casa. Mi ci vollero un paio di secondi per mettere a fuoco i mobili che arredavano il salotto di Alec e, specialmente, il divano-letto sul quale avevo dormito.
Le tempie mi pulsavano e la luce diretta del sole mi dava fastidio. Soffocai un lamento basso, avevo tutta l'intenzione di tornare sotto le coperte e restarci per un paio di giorni.
- Non pensarci neanche, ti ho fatto il caffè ed è quasi mezzogiorno, quindi vedi di resuscitare.
Con un gesto secco Alec aveva tirato via le coperte.
- Non fare lo stronzo! Ti ho chiesto asilo politico e tu mi tratti male! Gran bell'amico del cazzo che sei – mi lamentai con una voce talmente roca da farmi paura. Mi ritrovai a tossire forte. Era chiaro che la notte prima avevo fumato, bevuto e probabilmente mi ero lasciato prendere da una crisi nervosa. I miei ricordi erano confusi, per non dire assenti.
- Che cazzo ho combinato? Perché sto dormendo qui? – mi guardai intorno, Alec era in accappatoio e apparentemente fresco e in forma. Allungò la tazza di caffè verso di me e venne a sedersi sul divano.
- Hai bevuto, mi hai chiamato quando eri già ubriaco e sono venuto a prenderti all'Underdog. Non ricordi niente?
Provai a fare mente locale nonostante il mal di testa che sembrava aumentare secondo dopo secondo. Avevo un vuoto che ricopriva tutta la notte, l'ultimo mio ricordo risaliva a quando ero andato via da casa.
- Oddio, ho fatto il patetico? Ti ho parlato di qualcuno? – chiesi, sgomento
- Beh, non ti sei limitato a parlare, ad un certo punto volevi che ti portassi sotto casa sua ... deve essere stato dopo il sesto bicchiere più o meno. Ma non guardarmi così, ovviamente non l'ho fatto. Ti ho portato qui invece.
Volevo morire. Mi coprii il viso con le mani e rimasi in quella posizione a combattere contro il mio malessere fisico e mentale.
- E poi mi hai accennato di Aiden e del bacio, di non essere più in grado di passare troppo tempo in quella casa. Volevi che ti portassi a Coney Island, ma è stato più comodo lasciarti qui. Eri in condizioni pietose, non ti vedevo così dalla sbronza del Capodanno di tre anni fa.
Aiden. Improvvisamente tutto mi piombò addosso come un macigno pesantissimo che mi svegliò all'istante. Balzai in piedi, trattenendo un lamento per quel dolore pulsante alla testa.
- C-cazzo, hai detto che è mezzogiorno? D-dovevo portarlo alla sua seduta di fisioterapia. Sono in ritardo di un'ora!
- Sta tranquillo, li ho avvisati stamattina. E' tutto sistemato
Tutto sistemato? Che parolone! Il mio mondo andava a rotoli ad una velocità ingestibile.
- Fa con calma, io mi preparo. Stanotte ho il volo per la Libia, si ritorna in missione.
Stavo recuperando i miei vestiti in fretta sotto le occhiate attente di Alec. Sapevo cosa pensava di me, mi ero ridotto in quelle condizioni per un ragazzino, dovevo essere una visione patetica.
- Ehi, ci siamo passati tutti, ok? E' un tuo diritto stare di merda, non puoi occuparti degli altri e dimenticarti di te stesso. Aiden ha la sua famiglia e i suoi amici. Non credi di aver già fatto abbastanza per lui?
Non dissi nulla, dovevo soltanto darmi una mossa e tornare all'appartamento in fretta. Mi ero preso una sbronza ed ero stato male per Levin, avevo avuto una notte del cazzo e adesso era arrivato il momento di ricompormi e reagire.
- Ho quasi trent'anni, Alec. Trent'anni, una vita da militare alle spalle, un ex in difficoltà e un ragazzo che non vuole dirmi che diavolo gli sta succedendo. Ci sto di merda? Indubbiamente, ma se ha deciso di tagliarmi fuori dalla sua vita è una sua scelta.
- Che cosa intendi fare con lui sabato? Hai detto che vi vedrete.
Presi un profondo respiro. Levin stava male quanto me per quella situazione? O ero l'unico idiota ad avere dato tanta importanza a qualcosa di così effimero? Non lo sapevo.
- Sarò chiaro con lui, gli dirò quello che penso e che provo. Dopo di che sarà una sua scelta. Non ho tempo per stargli dietro ... Levin è ... ingestibile.
Andai via il più in fretta possibile. I tempi in cui evitavo i problemi erano ormai andati, avrei fatto di tutto per non scivolare in quel genere di spirale autodistruttiva.
Quando arrivai a casa era ormai pomeriggio inoltrato, ero rimasto imbottigliato nel traffico di Brooklyn ed Aiden era già rientrato. Lo trovai in salotto, intento a mangiare dei biscotti con sguardo vacuo. Se mi notò non fece segno di volermi parlare. Era così che intendeva giocarsela?
- Ehi, tutto bene? Mi dispiace per stamattina, avrei dovuto accompagnarti.
Silenzio. Il disagio cresceva mentre mi piazzavo davanti a lui, intenzionato a farmi ascoltare. Aiden sollevò lo sguardo su di me, non riuscì a dissimulare l'irritazione che prendeva possesso del suo viso.
- Hai passato la notte fuori. Ti sei già stancato di farmi da balia? Dimmi, sono qui perché ti faccio pena?
Sapevo che sarebbe successo. Presi un profondo respiro e mi avvicinai
- Sei qui perché tengo a te come persona e voglio darti tutto il mio aiuto – specificai con una certa aggressività nella voce
- Davvero? Per questo scompari senza darmi nessuna spiegazione? Mia madre ha dovuto chiamare Keno da scuola stamattina! – la sua voce tremò – e lui è venuto immediatamente. E' così che intendi occuparti di me?
- Mi dispiace, Aiden! Ho bevuto troppo ieri, non potevo guidare
- Ah, che novità. Andrew che beve troppo ... mi sembra un déjà-vu
- Allora ricordi – dissi a denti stretti, stavo iniziando a perdere la pazienza – ok, sarei dovuto rientrare stamattina, hai ragione. Ho sbagliato e non si ripeterà più, va bene?
- Non mi importa ... se sapessi dove andare me ne andrei da qui immediatamente! E' chiaro che sono un dannato peso anche per te.
- Ma non lo sei ...
Quello scosse la testa – Ho commesso un grandissimo errore a credere che tu ce l'avessi con me per quello che ti ho fatto. E' palese che non ti è mai importato del mio tradimento. Pensavo che mi tenessi alla larga perché non riuscivi a perdonarmi, ma dopo quel bacio si è fatto tutto più chiaro. A te non importa più ... forse ti dispiace per la mia sorte, ma di certo hai altro per la testa. Darmi un posto dove stare e pagare per le mie cure è il tuo modo per scaricarti la coscienza. Se fossi stato un tantino più sveglio lo avrei capito subito.
- Non è così! Ok, mi sento in colpa per come ti ho trattato in questi ultimi anni, ma io voglio aiutarti sul serio, Aiden. Credi che non provi dell'affetto per te? Non sono un mostro.
- Affetto ... - Aiden era disgustato – quindi tutto quello che è rimasto è dell'affetto?
Ero incredulo, il modo in cui aveva parlato non lasciava spazio ad alcun dubbio. I miei sentimenti dovevano sembrargli inutili, se non addirittura patetici.
- Sei stato buono e gentile con me perché era quello che volevano i medici, vero? Nessuno doveva turbare il povero, piccolo Aiden. Adesso capisco. Mi avete preso tutti per il culo ... siete grandiosi. E pensa un po', ho avuto anche il barbaro coraggio di allontanare Levin dalla mia vita per fare un piacere a te. Mio Dio, continuo ad essere un idiota ... neanche il coma è riuscito a svegliarmi davvero.
- Nessuno ti ha preso per il culo! Smettila Aiden! Smettila con questa storia! – avevo alzato la voce senza rendermene conto. Era bastato sentire il nome di Levin per farmi chiudere lo stomaco. Aiden era stato brutale con lui, adesso ne ero certo. Era bastato quello per spingerlo lontano da me? Delle dannate parole? La nostra storia valeva così poco?
Improvvisamente ci voltammo verso la porta, entrambi affannati e sconvolti. Keno stava entrando con una grossa busta della spesa, il sorriso gli si gelò in viso quando notò le nostre facce.
- Che cazzo succede?
- Succede che è la giornata mondiale del vittimismo! – dissi, furioso – succede che sono stanco di essere il dannato capro espiatorio di tutti in questa casa!
Keno rimase senza parole, ma Aiden ne aveva per tutti
- Eccoti qui, sei arrivato giusto in tempo per partecipare anche tu – il suo viso era cupo e terribile, gli occhi lampeggiavano di rabbia – sto litigando con Andrew, dovresti esserne felice. Aspetta, sto cercando di ricordare esattamente quello che pensi di me. Sai, il coma mi ha incasinato, per un bel po' di tempo facevo fatica a rimettere insieme i pezzi, ma per vostra sfortuna sto recuperando ed anche in fretta.
Vidi l'altro diventare bianco come un cencio – Aiden, non tirare fuori quella roba. Ero incazzato ed erano parole dettate dalla rabbia.
Aiden non lo stesse neanche a sentire, anzi aveva aperto le labbra in un sorriso cattivo
- Ah, ecco. Ci sono. Eravamo nei parcheggi quando hai deciso di lasciarti prendere dalla sincerità. Sai cosa pensa Keno di me? Più o meno quello che pensi tu, credo – tornò a parlare un istante con me prima di puntare gli occhi su Keno – hai detto che sono un essere patetico che non fa altro che elemosinare attenzioni. Sfrutto la gente, ma per fortuna ci sei sempre tu a risollevarmi, vero? E poi che altro hai detto? Ah già! Che non appena Andrew sarebbe tornato ci avrei messo giusto un paio di giorni per sputtanarmi la vita da solo e sai perché? Perché è quello che so fare meglio! In poche parole sono un ritardato che ha bisogno di te per vivere. Da solo sono inutile.
- E' stato un cazzo di litigio! E anche tu non ci sei andato leggero con me! Non facevi altro che farti trascinare nelle situazioni di Levin! Ero preoccupato ed incazzato
- E quindi ti sei preso il diritto di dirmi quelle cose, vero? E adesso ne hai approfittato per tornare nelle mie grazie. Tanto il povero, docile Aiden non ricorda un cazzo! Andiamo tutti al suo capezzale a riempirlo di stronzate che vuole sentirsi dire! Andiamo a espiare i nostri sensi di colpa su quel povero idiota! Portiamogli la spesa, accompagniamolo in giro e passiamo le giornate con lui per farlo contento! Non ho bisogno di gente come voi!
Mi morsi le labbra per la rabbia, non volevo perdere la testa. Keno era ancora bianco come un cencio quando gettò la busta della spesa sul tavolo e ci venne incontro
- Sta zitto, coglione! Pensi che sia stato semplice per me vederti giorno dopo giorno in quel cazzo di letto? Sei il mio migliore amico e il modo in cui mi sono comportato con te mi ha devastato! Mi sta devastando ancora, ma cosa vuoi che faccia? Sono ancora qui e tutto quello che ho fatto l'ho fatto solo per te! Ho scoperto di avere una coscienza, sì. E quindi? Mi sento in colpa e questo non esclude che io adesso voglia essere qui per aiutarti a uscirne!
- Non voglio il tuo aiuto! Non voglio l'aiuto di nessuno! – Aiden urlò a pieni polmoni, il suo viso era una maschera di odio – sono un patetico invertebrato, parole tue. Non merito tante attenzioni
Avevo intercettato Keno prima che avesse potuto fare qualcosa di cui si sarebbe pentito in un secondo momento. Mi piazzai davanti a lui, allargando le mani per impedirgli di raggiungere Aiden.
- Smettila.
- Togliti dalle palle, Andrew! Sono stanco di avere a che fare con un bambino viziato che non capisce un cazzo! Sei troppo chiuso nel tuo dolore per vedere quello degli altri, eh? Bene, apri le orecchie! Sto rinunciato a tutto per stare con te, Aiden! A tutto! Ho perso le mie borse di studio e i miei mi odiano! Non ho più una cazzo di vita all'infuori di questa che trascorro con te. E tu dici che voglio soltanto scaricarmi la coscienza. Proprio tu che mi conosci meglio di qualsiasi altra persona al mondo e sai che non me ne potrebbe importate meno del prossimo! Se mi sto impegnando tanto e se non mi pesa neanche un po' è soltanto perché la persona che ha bisogno di me sei tu!
Keno smise di dibattersi, aveva perso le forze e la voce. Lo lasciai andare soltanto quando fui certo che non avrebbe più provato a raggiungere Aiden.
- Ma è troppo difficile da capirlo per te, vero? Perché sei l'unico che soffre qui! Sei l'unico che ha perso qualcosa con quell'incidente!
Lanciai un'occhiata eloquente a Keno, eravamo appena venuti meno alle raccomandazioni dei medici riguardo a come ci saremmo dovuti rapportare con Aiden. Era stato impossibile evitare quel confronto devastante, Aiden non era più il ragazzo confuso appena uscito dal coma, quello che avevamo davanti era una persona che conoscevamo benissimo entrambi, il vecchio Aiden al trecento per cento, con tanto di rabbia inclusa nel pacchetto.
- Non mi scuserò
Aveva parlato a denti stretti, i suoi occhi lampeggiavano di sfida.
Keno ghignò – E io non me ne andrò.
L'atmosfera lì dentro era irrespirabile.
ANGOLO AUTRICI:
Credevate fosse un capitolo carino e coccoloso eh ..... e invece XD Guai in paradiso, se mai ce ne fosse stato uno! Sicuramente tutta la nostra solidarietà va ad Andrew che ha a che fare con due tipi non facili ed in più ha i suoi drammi personali da affrontare. Intanto il piccolo Callum si fa forza in qualche modo e il vecchio Noah fa capolino, vi era mancato? Sappiate che il suo ruolo non si è concluso come sembrava. A presto, come sempre attendiamo i vostri commenti.
BLACKSTEEL
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