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17. Long-lasting

"Difficile est longum subito deponere amorem." Catullo

E' difficile mettere subito fine ad un amore durato a lungo.


ANDREW
Fissavo con profondo orgoglio il mio Lockheed U-2S appena lasciato alle cure dei manutentori dopo il solito giro di perlustrazione pomeridiano. Il mio aereo era la cosa più vicina ad un amico che avevo, ormai da parecchi anni ci facevamo compagnia a vicenda, soli nel bel mezzo dei confini americani, quasi a pelo con quelli nemici. La maggior parte degli aerei di ricognizione erano pilotati in remoto ormai, ma non il mio Lockheed. Alla base eravamo ancora dell'idea che niente avrebbe potuto sostituire il nostro gioiellino e la mia abilità a pilotarlo.
Scesi giù, alcuni ragazzi mi salutarono, ero così accaldato che non attesi neanche di entrare nella base prima di togliere il giubbotto pesante. Ad alta quota faceva un cazzo di freddo, ma la base risultava parecchio confortevole una volta che ci si faceva l'abitudine. La maggior parte dei miei amici era lì, chi intento a raccogliere le informazioni che il mio Lockheed aveva inviato, chi preso da altre scartoffie ... tutto sommato il lavoro proseguiva in tranquillità da una settimana a quella parte.
- Wolfy, tieniti pronto per stasera. Alec e Peter sono riusciti a mettere le mani su un carico di liquori mentre erano in città. Si fa festa!
Dio, se ci avessero beccato con quella roba sarebbe stato un grosso problema. Ufficialmente dovevamo essere reperibili ed efficienti ventiquattro ore su ventiquattro quando ci trovavamo in missione, ma nessuno poteva aspettarsi davvero che dieci uomini adulti se ne stessero buoni in un posto in cui non c'era niente da fare.
Stavo bene da quando ero lì, potevo anche continuare a fingere che non avessi dei grossi affari irrisolti in America, ma mi ritrovai da solo in dormitorio ed il mio laptop era proprio lì; tutta quella solitudine mi fece riaffiorare in mente Aiden. Non lo sentivo da due settimane più o meno e, a dire il vero, erano stati rari i momenti in cui avevo pensato a lui per più di due minuti consecutivi.
Perché lo stavo chiamando allora? Mi dissi che sulle carte rimaneva comunque il mio ragazzo. Così mi lasciai cadere stancamente sulla poltrona scomoda in dotazione con l'intero pacchetto e avviai la videochiamata. Aiden era online, ci mise un po' per rispondere, immaginai che stesse cercando dei buoni motivi per fingersi superiore, ma alla fine non ci riuscì. La connessione era fantastica nonostante stessimo nel bel mezzo del fottuto deserto, il suo viso lievemente scocciato apparve davanti a me
- Ehi, se fossi morto capirei il tuo silenzio, ma non lo sono ancora – dissi con un tono ironico e forse perfino acido
- Ciao Andrew, ce ne hai messo di tempo per ricordarti della mia esistenza
- Già, io almeno l'ho fatto alla fine. Non si può dire lo stesso di te – dissi, rincarando la dose – e poi tieni presente che non sono qui in villeggiatura, ma per lavoro. Questi sono i primi dieci minuti liberi che sono riuscito a ricavarmi
Non era proprio così, ma sicuramente non era facile riuscire a starsene mezz'ora da soli in un dormitorio creato per dieci persone.
- Bene, vedi di usarli al massimo i tuoi dieci minuti allora
Sempre quell'aria stufa, come se la mia presenza fosse diventata soltanto un problema ormai. Provai a sorridere, se fosse stato lì avrei saputo come prenderlo. Aiden non avrebbe resistito, non riusciva mai a farlo
- Perché non togli quei pantaloni? – tentai, ammiccante
- Mi chiami dopo due settimane di silenzio totale e questo è quello che riesci a dirmi? Perché non mi tolgo i miei cazzo di pantaloni?
Avevo sbagliato tutto, me ne resi conto nel constatare quanto il suo viso si fosse incattivito nel giro di appena un istante. Aiden si sollevò da lì, sbatté i pugni contro il legno della scrivania e si portò le mani ai capelli
- Ehi, stavo scherzando ... calmati, Cristo. Perché devi scattare in questo modo per qualsiasi cosa? Sto provando a fare conversazione!
- Fare conversazione? Cazzo, Andrew. La mia vita va a puttane e tu mi chiami soltanto perché ti è venuta voglia di farti una sega al computer?
Stavo per fargli presente che lo avevo preferito ad un porno, ma il mio buonsenso mi impedì di proseguire. Mi tappai la bocca e presi un profondo respiro, non era il caso di far incazzare Aiden ulteriormente.
- Che cosa è successo? Non sono informato, lo sai. – dissi con calma
Lo vidi scuotere la testa, forse aveva fumato, mi sembrava più instabile del solito. Si passò le mani sul volto e soltanto a quel punto trovò la forza di parlare
- Dobbiamo trasferirci. Non possiamo più permetterci l'affitto di casa e mia madre ha trovato lavoro altrove. Vuole che io vada con lei. Ormai è certo, non posso fare niente
Mi ci volle un po' per riprendermi da quelle informazioni, mi ero spinto in avanti senza rendermene conto, gli occhi di Aiden erano lucidi di lacrime.
- Partire? Adesso? Hai la scuola ... è appena iniziata
- Tra due mesi. Sta già prendendo casa lì, è fatta, Andrew
- Ma da quanto lo sapevi? – ero confuso, non poteva averlo saputo in quel momento.
- Un mese – ammise Aiden
- Cosa? Da un mese? E perché non mi hai detto niente? Cristo, Aiden!
- Perché a te non importa, Andrew. Non mi hai mai chiesto come diavolo stessi o se avessi dei cazzo di problemi! Tutto ciò che conta per te è portarmi a letto e tenermi buono con dei fottuti regali che non voglio neanche! Era te che volevo, Andrew. Non i tuoi regali costosi del cazzo!
Aiden aveva urlato quelle parole con incredibile crudeltà, il suo viso era rigato di lacrime, ma non c'era niente di arrendevole in lui quella volta, c'era solo rabbia, una profonda rabbia divorante
- Abbiamo mai parlato io e te, Andrew? E' mai esistito qualcosa a parte sesso, gelosia e torture psicologiche? Non c'è niente di vagamente sano in quello che abbiamo. Siamo mai andati da qualche parte? Al cinema o al teatro o a fare una cazzo di vacanza? No! Non ho ricordi di me e te che non siano in una dannata stanza di hotel o nella tua.
- Stai esagerando – erano parole vuote, ma non sapevo che altro dire. Forse non volevo accettare la realtà dei fatti, forse era più semplice fingere che Aiden fosse sempre il solito moccioso estremista, ma di certo non volevo confermare le sue parole.
- No, non è così, Andrew. E pensa quanto debba sentirmi idiota! Sono stato così ottuso da innamorarmi di te dopo un mese! Ma di cosa avrei mai potuto innamorarmi? Io non ti conosco. Tutto ciò che so di te è che non vuoi mai rimanere, sei buono solo a voltare le spalle a quello che non ti va più. Non c'è una sola cosa di te che tu mi abbia mostrato. Perché non essere sincero almeno alla fine? Ammettilo adesso e forse un giorno potrò perdonarti.
- Ammettere cosa?
- Di non amarmi! Di non esserne capace! – Aiden era senza fiato, mi fissava in attesa di una mia reazione che avrebbe potuto confermare le sue parole. Io ero ancora immobile, incapace di capire come diavolo eravamo arrivati a quelle conclusioni. Volevo solo sentirlo ... ma a quanto pare non ero riuscito a capire quanto stesse male Aiden in quel periodo. Ero un egoista del cazzo.
- Possiamo parlarne al mio ritorno?
Rise, sprezzante. Sapeva che avrei risposto esattamente in questo modo, glielo leggevo in quel viso stufo e distante.
- Non c'è più niente di cui parlare, per quanto mi riguarda
- Io non sono dello stesso avviso, anzi c'è fin troppo di cui parlare. A cominciare dal fatto che non mi hai detto niente dei tuoi problemi. Ho due cazzo di appartamenti, Aiden. Puoi andare a vivere in quello libero quando tua madre sarà partita. Puoi rimanere a Brooklyn fino alla fine della scuola. Questa è la soluzione migliore, lo sai
Quello scosse la testa – Non importa. Non voglio più dipendere da te
- Sei stupido? Sono pieno di soldi, Aiden, Non me ne faccio un cazzo
- Era il tuo tempo e le tue attenzioni che volevo, non i tuoi cazzo di soldi. Come diavolo fai a non capirlo nemmeno adesso? Vattene al diavolo, Andrew.
- Smettila di parlare come se fosse stato tutto un cazzo di incubo fino ad ora! Perché sei rimasto con me se tutto in me ti faceva tanto schifo? Eh, Aiden? Dammi una cazzo di risposta! Aiutami a capire
- Perché ero innamorato!
Era. Aveva usato il passato. Mi portai una mano al volto e cercai di non lasciarmi andare ad una risata nervosa. Tutto quello non aveva il minimo senso, era da troppo tempo ormai che sentivo serpeggiare dei dubbi in me. Il sentore che ci fosse dell'altro ... un altro, per essere precisi, stava diventando lentamente una certezza. Ma non volevo sapere, non volevo neanche chiedere.
Aiden era capace di farmi una cosa simile? Tempo fa avrei detto di no, la sola idea mi sarebbe sembrata assurda e degna di una grossa risata, ma adesso non potevo più esserne certo. Sarei stato abbastanza uomo da chiedere? Forse lo avrei fatto se un rumore di passi alla porta non mi avesse risvegliato da quello stato catatonico in cui ero caduto. Lanciai un'ultima occhiata ad Aiden
- Tempo scaduto. Devo andare ... fammi sapere che intendi fare riguardo noi due. Tienimi aggiornato
E io cosa volevo fare? Mi stava davvero bene quella relazione? No. Non c'era stato un singolo periodo in cui io ed Aiden avevamo funzionato. Però avevamo tenuto duro, era fin troppo piacevole il sesso dopo i litigi. Ed i litigi erano sempre numerosi, proprio come il sesso subito dopo. Aiden non si era sbagliato, avevo costruito una relazione basandomi su quello che mi piaceva a letto e adesso tutto sembrava crollarmi addosso come una pioggia di detriti. Ero così superficiale da confondere l'amore con il desiderio?
- Wolfy, dammi una mano. Questa roba pesa un quintale
Quello che vide Aiden prima di staccare fu Alec che avanzava verso di me, trasportando tra le braccia due grosse casse di qualcosa. Vidi un lampo di rabbia nei suoi occhi, poi spense tutto ed il display si oscurò
- Sesso cibernetico con il mocciosetto? Entusiasmante – mi prese per il culo Alec, poi mi passò la roba che in effetti pesava in modo spaventoso e si gettò sul letto: il mio letto.
Trascinai le casse con i liquori fino al fondo della stanza e provvidi a nasconderle dietro un grosso cassettone. Ero ansante quando tornai da Alec. Lo guardai dal basso verso l'altro, lasciando scorrere i miei occhi lungo il suo corpo muscoloso, ancora steso sul mio materasso.
- Cosa pensavi di me quando stavo con te?
Una domanda a brucia pelo, la cosa più lontana che Alec avrebbe mai potuto immaginare di sentire. Non amavo parlare della nostra vecchia relazione, infatti non ero mai io a tirare fuori l'argomento per primo.
- In che senso? Che vuoi dire?
- Sono davvero il mostro che Aiden dipinge? E' possibile che non dimostri mai niente? Cristo, non riesco a capire cosa dovrei fare. Questo è quello che sono, no? Ma non vado bene. C'è qualcosa in me che non funziona come dovrebbe forse
- Wow, Andrew Wolfhart ha deciso di mettersi in discussioni ed io ho un biglietto in prima fila per assistere all'evento più sconvolgente dell'anno – Alec sembrava divertito, bastò lanciarmi una seconda occhiata per fargli capire quanto io fossi serio, invece.
- Sono stato così anche con te? Un mostro senza cuore interessato soltanto al sesso? Rispondi tranquillamente, non voglio sentire nessuna stronzata.
Alec sospirò piano – Beh, il sesso sicuramente occupava il settanta percento dei tuoi pensieri, ma noi siamo cresciuti insieme, Andrew. Ci siamo addestrati insieme, abbiamo frequentato la stessa Accademia e adesso ci siamo ritrovati perfino a lavorare a stretto contatto. Abbiamo parecchie cose in comune di cui potremmo parlare da qui fino alla fine dei tempi. Lui è soltanto un ragazzino, lo sai anche tu. Che cosa ti aspettavi che sarebbe successo? Non dipende soltanto da te, siete due persone che appartengono a due mondi diversi ...
Era così. Alec poteva anche essere fuorviante il più delle volte, sicuramente era stato per parecchio tempo di parte, ma stava parlando con sincerità in quel momento.
- Comunque stavo cercando di consigliarti bene in questi ultimi anni. So come potevano suonare le mie parole, come se volessi trascinarti di nuovo in una relazione che chiaramente non desideravi più, a discapito di quel ragazzino. Per certi versi è quello che ho fatto, ma i miei motivi erano diversi. Spero tu possa capire
- Mi dispiace
Glielo avevo mai detto? Non ricordavo. Dovevo così tanto ad Alec e mi ero comportato talmente di merda nei suoi confronti ... cosa c'era di sbagliato in me?
- Perché? I sentimenti cambiano. E' inevitabile, no? Cerca soltanto di capire quando arriva il momento di mollare la presa, Andrew. Fallo per te. Tu e lui non siete mai stati una coppia. Ricordo i litigi, i momenti in cui vi siete evitati, ma non ricordo altro. E tu?
Non si aspettava una risposta, il suo viso si era incupito come il mio. Parlare della mia relazione con Aiden continuava a scavare un cratere profondissimo in Alec. Come poteva essere rimasto ancorato ad una persona come me? Che cosa gli avevo fatto per legarlo in modo così indissolubile ad una persona tanto immeritevole?
- Sono freddo. Sono pessimo. Non mi sono mai innamorato, eppure ho detto ad entrambi di amarvi ... perché diavolo l'ho fatto? Sapevo che non era così. Forse volevo illudermi, ma sapevo che quello non poteva essere amore
- Quanto meno sei sempre stato sincero. Credimi, i tuoi ti amo non mi sono mai suonati reali, se può consolarti – Alec riuscì ad abbozzare un sorriso malconcio, poi proseguì – non eravamo le persone giuste. Smettila di preoccuparti, un giorno non si tratterà più di fingere ... un giorno sarà reale e allora mi piacerà vederti all'opera. Wolfy innamorato.
Non sarebbe successo, pensai. Non ero capace di affezionarmi a qualcuno probabilmente. Aiden aveva ragione, era solo questione di sesso ed interesse, niente di più. Avevo avuto così tante occasioni di innamorarmi e non era mai successo. Ero io il problema, qualcosa dentro che mi impediva di vedere il prossimo come un essere umano degno dei miei sentimenti.
- Grazie. Anche se non mi devi niente non hai mai mollato la presa su di me. Deve essere una tortura starmi vicino come fai tu
Alec scosse la testa e sorrise. Sembrava sereno, forse anche lui stava trovando la forza di ripartire da zero
- E' difficile andare avanti quando ti ho sempre intorno, ma a furia di sopportare direi che sto iniziando a migliorare anch'io. Passa tutto, Andrew. Alla fine passa sempre tutto.
Quelle parole suonarono terribilmente amare per entrambi. Lanciai un'occhiata al suo bel viso sul quale stava crescendo un po' di barba rossiccia, la stessa che avevo sempre apprezzato in lui. Ero stato abbastanza saggio e rispettoso da impedirmi di commettere degli errori irreparabili, quello era l'unico punto sul quale non avevo nulla da recriminarmi. Avevo chiuso con lui e non c'era più stato alcun tipo di contatto tra noi, anche quando le cose con Aiden si erano fatte difficile era riuscito a trattenermi dallo scegliere la via più semplice e soddisfacente. Alec non mi era indifferente, era troppo bello per non abbagliare uno che, come me, aveva sempre apprezzato e sognato le cose belle. Eppure ero stato bravo.
- Stappiamo qualche bottiglia? I ragazzi non dovranno saperlo per forza
- Cazzo, ci sto! Prendi il whisky invecchiato!
Eravamo amici adesso. Soltanto amici con un passato in comune.  


LEVIN
L'autunno era arrivato e finalmente cominciavo a vivere Brooklyn durante la mia stagione preferita dell'anno. Tutto sembrava andare più o meno liscio a scuola, non mi aspettavo che la finta calma di Polanski sarebbe durata ancora a lungo, non ero così sprovveduto da illudermi che avesse messo una pietra sopra a quello che era accaduto tra noi Eickam e loro. Mi limitavo a studiarlo da lontano, chiedendomi quando avrebbe colpito, ma era chiaro che quel giorno aveva altro a cui pensare e del resto anch'io non potevo trascorrere il resto della mia vita a guardarmi le spalle. Non tutto poteva essere evitato, neanche Kai a quanto pare.
Mi venne incontro non appena lasciai la Tech, sempre con quella sua aria spensierata, di chi trovava il mondo un luogo parecchio divertente. Beato Kai e la sua cecità, pensai.
- Hai deciso di non frequentare le lezioni della tua scuola, ma ormai ti trovo sempre più spesso appostato fuori dalla mia. Se vuoi iscriverti alla Tech scommetto che saranno tutti euforici di accogliere un altro Eickam – dissi con ironia quando lo vidi accostarsi a me
- Ah, la scuola! Che perdita di tempo, ma ti concedo che insieme avremmo formato un fantastico duo di disadattati criminali. No, mio caro fratello, sono venuto qui a ficcanasare! – Kai sghignazzò appena, stava iniziando a guardarsi intorno con attenzione – allora dov'è il tuo ragazzo? Avrei scommesso che fosse uno che frequenta la Tech! Che c'è? Non è ancora abbastanza ufficiale come cosa? Sai che voglio conoscerlo
- Speravo quasi che ti servissero dei soldi – sbuffai, facendolo ridere ancora – che c'è Kai? Non ti presenterò nessuno, puoi tornare da dove sei venuto se questa è la ragione per cui ti comporti da stalker.
Quello sospirò in modo teatrale e portò le mani in alto – Ok, ok. Sei così noioso che non sai neanche stare al gioco! Ammetto che c'è una certa questione
Era rimasto in silenzio – Che questione?
- Sono passato a trovare Yael un paio di giorni fa
Oh. Yael. Tutto cominciava ad avere senso adesso, senza rendermene conto avevo smesso di camminare.
- Come se la cava?
Kai mi studiava con attenzione, poi scosse la testa – Come vuoi che se la passi? E' al Crossroad, non ad un dannato carnevale brasiliano. A parte questo direi decentemente ... mi ha chiesto di te. Credevo fossi passato a trovarlo in questi mesi
Non lo avevo fatto. Quando si chiude una porta si chiude e basta, mi ero detto, in realtà non era così semplice.
- Lo vai a trovare spesso?
Mio fratello annuì, il suo viso si era incupito – Certo. Yael è uno dei nostri, no? Siamo cresciuti insieme. Dio solo sa quanto gli faccia piacere vedere una faccia amica di tanto in tanto adesso che anche tu sei stato rilasciato. Deve sentirsi solo lì dentro, tu lo sai meglio degli altri questo
Era un'accusa? Non mi ci voleva molto a capire come dovevano sembrare le cose da fuori, ma Yael era sempre stato il mio tallone d'Achille ... non poteva funzionare, insieme non facevamo altro che lasciarci travolgere dalla parte peggiore che viveva in noi. Ci influenzavamo a vicenda, eravamo veleno l'uno per l'altro.
- Lo so che non state più insieme e a dirla tutta hai fatto bene. Yael non cambierebbe neanche tra un milione di anni e te lo viene a dire uno come me, capisci quanto sia comica la cosa? Ma mi è sembrato parecchio giù, dovresti andare a trovarlo
Voleva farmi tornare da lui, trascinarmi lì usando l'influenza di mio fratello, o forse, ero diventato soltanto troppo paranoico e calcolatore negli ultimi tempi.
- Senti, non voglio parlare troppo. Oggi è mercoledì e tra poco inizierà l'ora delle visite al Crossroad. Io devo andare a trovare un paio di amici a cui ho promesso che mi sarei fatto vedere, potresti venire con me ... se vuoi
- Se lo voglio? – guardai Kai di sfuggita, sapeva quanto duramente mi fossi legato a Yrael nel corso degli anni. Era stato tutto per me, ma allo stesso tempo mi aveva trascinato in basso, così in fondo che per risalire mi ci erano voluti anni interi e un lavoro immane. Ero stanco e confuso, soltanto da pochi mesi a quella parte era riuscito a smettere di pensare ininterrottamente a lui e a quel dannato distacco forzato che mi ero imposto di mantenere. La sua vita era al Crossroad, presto sarebbe stato rilasciato, ma non sarebbe durato fuori. Lo sapevamo entrambi. La sua casa era la dannata galera.
- Lasciamo stare, non volevo mandare a puttane i tuoi sforzi, big bro.
- No, verrò.
Non lo dissi, ma avevo voglia di vederlo. Non sarei più riuscito a tornare a casa a quel punto, era già troppo tardi. Funzionava così con lui. Kai non disse niente, forse aveva già iniziato a pentirsi per essere stato un triste messaggero di sventure, ma si incamminò verso la sua auto e io lo seguii subito dopo. Per un attimo incontrai lo sguardo curioso di Aiden, intento a lasciare la scuola con il suo amico biondo e sprezzante. Leggendo il suo labiale capii che dopo ci saremmo sentiti e neanche questo mi stupì troppo. Ormai era diventata una sorta di consuetudine chiamarci dopo le lezioni e anche quella nuova abitudine era qualcosa che non mi dispiaceva più di tanto.
L'atmosfera era molto rilassata all'interno dell'auto d'epoca di Kai e tutto sembrava presagire solo cose positive o forse, invece, quella era solo la calma prima della tempesta, perché vedere Yael avrebbe portato con sé delle conseguenze. Per un attimo mi tornò in mente il suo viso, il naso dritto come quello di una statua greca e le labbra sottili, ma perfettamente delineate, i suoi occhi celesti e brillanti che però potevano diventare affilati come pugnali quando le cose non andavano esattamente come desiderava.
- Mi manca il nostro vecchio gruppo. Adesso sono tutti all'estero o in carcere...bella merda, eh? Kai sospirò, in quelle poche parole avevo potuto percepire un'incredibile malinconia che raramente avevo trovato in lui
- Eravamo pazzi e del tutto incuranti delle conseguenze, ma vivevamo al massimo
- Lui non è cambiato – disse con un tono affettuoso e quasi divertito – il mondo è cambiato, noi siamo cambiati, non lui però.
Sarebbe stata quella la sua rovina: l'incapacità di Yael ad adeguarsi al futuro.
Ritrovarmi davanti il Crossroads mi provocò una brutta sensazione allo stomaco, cercai di mostrarmi il più calmo possibile davanti a Kai che adesso lanciava occhiate preoccupate verso la mia direzione. Quella facciata imponente, di un arancio scolorito e poi quel via vai di gente dall'espressione smorta, soprattutto genitori che andavano a visitare i loro bambini finiti nei guai e irrimediabilmente rovinati.
- Levin? Sei sicuro di voler ...
- Sì, andiamo – non gli permisi di concludere la frase e mi incamminai in fretta verso gli ampi gradini che conducevano all'entrata. Riconoscevo molti di quei volti, dagli inservienti fino agli addetti alla sicurezza, mi ero illuso che non avrei mai più dovuto mettere piede in quel posto e invece adesso ci stavo andando con i miei stessi piedi. E mi era andata bene, il mio mantenere le distanze era servito a non farmi immischiare in niente di potenzialmente losco o pericoloso, così non avevo mai attirato l'attenzione delle guardie o degli educatori, per Yael non era stato lo stesso però.
- Questo posto mi fa venire la nausea
L'odore del detergente che usavano per pulire i pavimenti mi si attaccò addosso in un modo orribile, non era un odore sgradevole di per sé, ma tutto di quel posto sembrava provocarmi un fastidioso senso di repulsione
- Tieni duro. Ci parlo io con la segretaria, dammi soltanto i documenti
Obbedii a Kai e provai a farmi da parte. Mi sentivo in ansia, non vedevo Yael da sei mesi, esattamente dall'ultimo giorno che avevo trascorso a Crossroads. Mi sentivo fuori dal mio corpo mentre mi liberavo dei miei anelli e tutto ciò che poteva risultare pericoloso da portare dietro durante la visita. Consegnai tutto alla guardia, seguito a breve distanza da Kai che stava compiendo il mio stesso procedimento.
- Eickam, pensavo che saresti stato abbastanza saggio da non mettere mai più piede qui dentro
La voce nota della guardia Nielsen mi costrinse a sollevare lo sguardo verso il suo volto allegro. Lui non era male, sicuramente molto meglio di tanti altri
- Beh, cosa vuole che le dica? Le abitudini sono dure a morire
- Sempre con la battuta pronta, eh? Chi devi vedere?
Domanda stupida, Nielsen sapeva tutto quello che succedeva lì dentro, compresa la mia relazione con Yael.
- Yael Burne
Scosse la testa e appuntò qualcosa sulla sua cartellina – Quel ragazzo ... sono rari quelli come lui. Spero che tu riesca a ragionarci meglio di quanto facciano gli altri. Puoi entrare, va ad occupare un tavolo, tra poco te lo mando
Una nuova fitta allo stomaco mi ricordò quanto fossi in ansia in quel momento. Sarei dovuto venire prima, mi dicevo, perché sei lunghi mesi di silenzio mi stavano riducendo ad un dannato colabrodo emotivo. Poi presi un profondo respiro e avanzai.
La stanza delle visite era esattamente come la ricordavo. Una grossa sala asettica con parecchi tavoli e sedie, sempre supervisionata da un gruppetto di quattro o cinque guardie che coprivano il perimetro della stanza. Andai a sedermi in un posto in fondo, quasi sperando di confondermi con il pallore di quelle pareti fino a scomparire. Anch'io fino a poco tempo fa avevo indossato quelle stesse divise rosse e sformate che adesso vedevo passare intorno a me ed anch'io, proprio come quei ragazzi, avevo atteso l'arrivo della mia famiglia durante i giorni di visite.
Quella volta però, io ero libero. Mi sarei voluto fare una sigaretta tanta era la tensione, lanciai uno sguardo a Kai, seduto dall'altra parte della sala, tutto intento a confabulare con un suo amico poco fortunato di cui non ricordavo il nome. Lui non aveva dimenticato i suoi vecchi amici, se c'era un pregio che bisognava riconoscergli era la fedeltà e l'affetto che riservava a chiunque avesse incrociato il suo percorso anche solo per un po'.
Avevo deciso di dare le spalle di proposito alla porta dal quale i detenuti venivano fuori, come se non incontrare il suo sguardo immediatamente avesse potuto rendere le cose meno difficili, ma fu tutto inutile. Lo percepii prima ancora di vederlo, una scia fresca che mi sfiorò la giacca, poi Yael venne a sedersi proprio davanti a me. Alzai lo sguardo per incontrare il suo sorrisetto divertito che si allargava e subito venni scosso da un altro crampo allo stomaco.
- Wow, due Eickam nel giro di un paio di giorni. L'oroscopo lo diceva che ci sarebbero state parecchie sorprese ad attendermi questa settimana, dovrò cominciare a dargli credito! – Yael aveva parlato con un tono basso e canzonatorio. I suoi occhi azzurri erano puntati sul mio viso, per un attimo immaginai che dovevo apparirgli come una sorta di visione. Lo guardai di rimando, il collo sottile e dritto, poi quel viso magro e squadrato, il suo sguardo impertinente che mi perforava da parte a parte. Non sarei riuscito a sopportare quel silenzio neanche per un altro istante.
- Cos'hai fatto ai capelli?
- Cavolo il mio Lev! Sempre dritto verso le priorità. Ah, li ho tagliati. Non immaginavo che saresti venuto a trovarmi, altrimenti li avrei tenuti lunghi per te, so quanto ti eccitano. – un sorriso malizioso e sprezzante allo stesso tempo – ma tu non c'eri, vero? Eri troppo impegnato a vivere la tua meravigliosa vita da uomo libero
- Che altra scelta avevo?
Yael fece spallucce, poi allungò le braccia sul tavolo e le sue mani si posarono vicino alle mie
- Non so, Lev. Potevi tipo venire a trovarmi una cazzo di volta al mese, no? Era chiedere troppo, credi? Passare a trovare quella dannata persona con cui hai trascorso due cazzo di anni di merda? O forse sto esagerando? Lasciamo perdere
Una risata nervosa, le sue mani tremarono.
- Sì, sarei dovuto passare a trovarti, hai ragione. Ma ero serio quando ti ho detto che era finita, Yael
- Credi che non lo abbia capito? Ti assicuro che in questi mesi volevo soltanto il mio cazzo di amico, ok? Invece no! Neanche una chiamata di merda. Meritavo un trattamento del genere? Non sarò uno stinco di santo, ma cazzo Levin ... tu sei stato uno stronzo
Era così, mi sentivo già soffocare. Lo avevo piantato lì da solo, perché diavolo lo avevo fatto? Lo sapevo il perché.
- I-ho ho pensato che quella era la mia unica occasione di chiudere questa storia definitivamente. Con te in carcere e me fuori, il non poterci vedere neanche volendo, il non doverci imbattere in nessuna tentazione incontrandoci casualmente nel nostro giro di amici. Mi sono imposto di andare avanti e in qualche modo non ci vediamo da sei mesi, quindi suppongo che siamo andati avanti
- Tu sei andato avanti, tesoro. Tu – Yael mi puntò il dito contro – non io, sia messo a verbale
- Non fare il coglione
- E' l'unica cosa che so fare, non togliermi anche questo
Stava ridendo, era come se le mie parole non potessero sfiorarlo più di tanto. Ancora una volta mi lanciò quella sua solita occhiata tenera e piena di ammirazione allo stesso tempo. Cazzo, quanto mi mancava quello sguardo.
- Allora? Come va fuori? Kai mi ha detto che te la stai passando abbastanza bene. Sono contento, te lo meriti
- Hai già smesso di odiarmi?
Un'altra risatina bassa che mi fece sciogliere un po' – Non so, abbiamo poco tempo a disposizione qui. E com'è che si dice? Odiare equivale a sprecare tempo, quindi peace and love. Ti perdono e ti assolvo da tutti i tuoi peccati
- Giuro che non eri così magnanimo fuori, soprattutto con i clienti che chiedevano credito
- Quelli non meritano pietà. Non hai imparato nulla dal buon vecchio Yael? Il credito lo facevo a te, giusto perché sei figo e sei mio amico e spesso finivamo a letto – un'altra risata divertita – cavolo, continui ad arrossire anche adesso.
- Non dire stronzate! Non sto arrossendo!
- Ah-ah, come no. Ricordo le prime volte in cui hai iniziato a uscire con il mio giro di amici. Io ti studiavo, ero incuriosito e tu non facevi altro che arrossire ogni volta che mi beccavi a fissarti, eri una dannata ragazzina e questa cosa mi eccitava da morire.
- Cosa? Tu eri un cazzo di pervertito! Mi guardavi in continuazione con quel cazzo di sguardo da arrapato che non vedeva l'ora di mettermi le mani nella patta dei jeans, cosa che poi è successa se non ricordo male. Hai scambiato la mia rabbia per imbarazzo! Non vedi la differenza?
- Ah, non ricordarmi certe cose! Qui le gioie sono irraggiungibili. Pagherei per infilarti la mano da qualche parte – Yael sospirò forte e si lasciò cadere con il viso sulle braccia, fino a coprirsi la testa. Emerse solo dopo qualche secondo, i suoi occhi erano puntati su di me, le labbra arricciate in un sorriso carico di cattive intenzioni.
- A cosa stai pensando? – l'avevo provocato consapevolmente.
- Esattamente a quello che stai pensando tu, Lev – la sua voce era bassa e suadente, continuava a fissarmi
- Alle crocchette di patate della signora Mills? Dio, erano una favola. Il martedì era il mio giorno di scuola preferito e sai perché? Per quelle dannate crocchette! Me le sarei fatte quelle dannate crocchette se fossero state un po' più umane – ironizzai
- Te la tiri, eh? Levin sei una piccola puttana che ama torturare la gente meno fortunata! Scommetto che fuori te la stai spassando, eh?
Yael mi conosceva fin troppo bene per bersi una delle mie stronzate e io, d'altro canto, non avevo mai mancato di sincerità con lui. Il suo sguardo indagatore ci mise poco a trovare ciò che stava cercando, un guizzo nel mio volto che confermava tutti i suoi sospetti, qualcosa che soltanto Yael avrebbe potuto trovare scritto lì dentro.
- Bene, quindi c'è davvero qualcuno. Interessante. Non sono neanche stupito, lo giuro ... Kai era stato troppo ermetico al riguardo, l'avevo già capito un paio di giorni fa.
Ero in difficoltà – Senti, lui non ha nulla a che vedere con noi, lo sai
- Beh, è ovvio. Tu hai sempre voluto me, Lev. Posso anche avere moltissime mancanze, ma so ancora riconoscere una persona fottutamente innamorata di un'altra e a noi questo non mancava, vero? – c'era una sicurezza disarmata nella sua persona in quel preciso istante. Il suo sguardo si era fatto più freddo e calcolatore, così come il sorriso controllato apparso sulle sue labbra. La sua mano si mosse piano verso la mia, quasi sfidandomi a spostarla, se era quello che desideravo, ma non lo feci, non ci pensai neanche. Lasciai che mi toccasse, che intrecciasse le sue dita alle mie e non c'era un solo suono in quella stanza che poteva sovrastare il rumore frenetico ed incessante dei battiti del mio cuore. Quel tocco mi era mancato, lo vidi portarsi le nostre mani alle labbra con lentezza, fino a poggiare un bacio delicato sulle mie nocche. Trasalii, stava succedendo esattamente quello che volevo evitare
- Non uscirò tanto presto da qui, Lev. Un paio di settimane fa ho fatto un casino, una cazzo di rissa in bagno e così hanno deciso di rimandare il mio rilascio
Forse se fossi andata a trovarlo anche una sola volta avrei potuto evitare che Yael precipitasse nel suo solito inferno personale fatto di violenza e cattiveria. Forse la solitudine lo aveva reso ancora più instabile ed incazzato con il mondo.
- Non sarei dovuto sparire, mi dispiace ... non so neanche cosa stavo cercando di dimostrare
- No, tu sei libero e dovresti vivere come tale, Lev. Lascia perdere le mie stronzate ed il mio egoismo, voglio soltanto che tu te la cavi lì fuori. Se questo tipo che frequenti è un bravo ragazzo allora dovresti tenertelo stretto. Io porto solo guai e non hai idea di quanto mi costi dire una cosa del genere. Sto sacrificando l'unica nota positiva in una vita di merda come la mia. Spero che tu non debba mai farlo
Yael aveva provato ad abbozzare un sorriso, mentre un velo di angoscia sembrò calare su di me. Il tempo era volato in fretta e qualsiasi cosa avessi voluto dire sembrava superflua ed inutile, così ero rimasto immobile, incatenato ai suoi occhi, ancora stretto nel tocco confortevole della sua mano
- Non ti ho dimenticato. Posso anche fingere che tutto vada bene, ma non ti ho dimenticato – dissi dopo quel silenzio opprimente, quasi a fatica.
Poi le guardie iniziarono a mettersi in movimento, l'orario delle visite era finito e nel giro di un paio di secondi sarei dovuto andare via. Qualcosa scattò in Yael, lo vidi nel suo sguardo prima ancora di capire le sue intenzioni. Le guardie stavano avanzando verso di noi, ma lui fu più veloce. Ero scattato in piedi nello stesso istante in cui lo aveva fatto lui, adesso il suo corpo era stretto tra le braccia e le sue labbra sulle mie. Lo baciai con violenza e fretta, come un disperato costretto a raccattare quanto più poteva nel minor tempo possibile. Volevo assaporarlo quanto più potevo, fare un pieno di Yael prima di quel brusco distacco che sarebbe arrivato a breve. Bloccai il suo viso tra le mani e lo guardai dritto negli occhi
- Riga dritto, sopporta ed esci da qui il prima possibile – gli intimai in un sussurro basso, a fior di labbra
- Ti amo, Levin
Un altro bacio, le sue mani si aggrapparono a me, ma non ci fu niente da fare.
- Che diavolo state facendo? Niente contatti!
La guardia ci piombò addosso, poi Yael mi fu strappato dalle braccia
- Vattene a fanculo, figlio di puttana! Cazzo, toglimi le mani di dosso!
Yael si dibatteva come un forsennato nella presa della guardia che adesso lo stava trascinando via. Arrivò un secondo uomo della sicurezza mentre io seguivo Yael più che potevo. Sfiorai la sua mano un'ultima volta
- Mi hai sentito, Yael? Niente stronzate
- Tornerò a cercarti
Sapevo che lo avrebbe fatto, solo Yael poteva imprecare e allo stesso tempo lanciarmi occhiate tenere mentre veniva trascinato via da due grosse guardie incazzate.
Era andato tutto a puttane, così come il mio proposito di chiudere definitivamente ogni legame con lui. Non era così semplice, ero stato un illuso a crederlo.


ALENCAR
Osservai attentamente la foto che Kurt mi aveva dato insieme alle poche informazioni legate a quella ragazza. I suoi occhi scuri e allungati non fissavano direttamente l'obiettivo, sembravano distratti e lontani. Cosa aveva fatto questa ragazza tanto giovane da attirare l'attenzione di un uomo come Kurt? Perché quell'interesse doveva restare segreto?
Posai la foto sul sedile quando notai che il semaforo era diventato nuovamente verde, la prima tappa era l'Accademia di Moda e Design che la ragazza frequentava. Mi sarei appostato lì e avrei controllato un po' la zona, se fossi stato fortunato sarei riuscita a beccarla. Se non fosse successo mi sarei appostato qualche ora davanti al suo appartamento, non troppo distante dall'Accademia, e avrei atteso qualche mossa.
Quando parcheggiai dall'altro lato della strada notai che l'ingressi dell'Accademia era gremito di studenti, piccoli gruppetti affollavano il cortile e il marciapiede, li osservai attentamente. June era una ragazza dai lineamenti particolari, sperai non fosse complicato identificarla ma, prima che potessi spostare gli occhi su un nuovo gruppo di ragazzi, una voce squillante attirò la mia attenzione.
- JUNE!
I miei occhi si posarono su un ragazzo che camminava a passo svelto scansando gli altri con entusiasmo, correva spedito e si fermò soltanto davanti al nostro comune obbiettivo. La ragazza era lì, sorridente, si scambiarono un bacio e lui le piazzò un braccio intorno alla spalla. Decisi che quello era il genere di tipo di cui Kurt avrebbe voluto avere notizie, così cominciai a scattare delle foto. Sia alla simpatica coppietta che unicamente al ragazzo magro e longilineo, aveva decisamente qualcosa che lo faceva risalta, nel senso negativo del termine.
Continuai il mio pedinamento per un po', li osservai mentre salivano nell'auto di lui e si recavano all'appartamento di June. Lei scese giusto qualche minuto e poi tornò nuovamente a bordo dell'auto, partirono qualche istante dopo verso una destinazione che non faticai ad indovinare.
Quella zona del Parco era frequentata dalla feccia della città: tossici, ladruncoli, prostitute, spacciatori. Era un luogo tranquillo dove spesso si facevano affari senza che la polizia interferisse, evidentemente il tipo che girava con June era ben visto nella zona. Si era fermato a salutare diversi ragazzi ed ero riuscito a fotografare tutti, poi si erano addentrati nel Parco. Guardai l'ora e non avevo il tempo di restare lì ancora per molto, così decisi di andare e raccogliere delle informazioni sul tipo che avevo visto. Doveva essere il suo ragazzo o qualcuno di intimo visto il modo in cui stavano vicini e se c'era una persona informata su chiunque bazzicasse il Parco, quello era Billy.
Slimy Billy era la serpe più viscida dei bassi fondi, come il suo soprannome lasciava intendere, sembrava essere dietro ogni parete, ogni parta, angolo o corridoio. Conosceva i fatti di tutti in giro per la città, facce e nomi di qualsiasi spacciatore, puttana o tossico che valesse qualcosa. Se volevo capire l'identità di quel ragazzino e scoprire se facesse davvero parte del giro, non mi restava altro da fare che bussare alla porta sgangherata di Billy.

Lo trovai nel suo ufficio, ricavato nel retro di un vecchio bar chiuso da anni, mi sorrise mostrando le rughe leggere sulla fronte.
- Alencar! Come va vecchio mio? - chiese stringendomi la mano allegro – che si dice ai piani alti?
- Si spala più merda che altrove – mormorai e lui rise.
- Ti manda Kurt? Ho saputo che hai avuto una promozione. Le voci girano rapidamente nei bassi fondi, congratulazioni
Sollevai leggermente le sopracciglia in un gesto vago ma eloquente e lui mi diede una pacca sulla spalla, nemmeno il caro Slimy Billy era un fan di Kurt. Nonostante avesse sempre ribadito la sua neutralità nel fornire informazioni al giusto prezzo, il grande capo aveva espresso diverse rimostranze su questa politica, così Billy ci aveva rimesso una costola o due.
- E' lui che ti manda? – disse accendendosi una sigaretta e sedendosi sul divanetto logoro.
- No, una curiosità personale – tirai fuori il telefono e gli mostrai una foto che ritraeva il ragazzino – lo conosci? È del giro?
Lui lo fissò per pochi secondi e poi rise – Kai, così si chiama, Kai Eickam. Vi deve dei soldi? Se è così dovrei dire "si chiamava"
Io scossi la testa e mi accomodai accanto a lui – non devo spezzargli niente. Ho solo bisogno che tu mi dica tutto quello che sai – misi in chiaro fissandolo bene negli occhi – quanto ti devo per il disturbo ?
Quello scosse la testa e mi piede un'altra pacca sulla spalla – è un pesce piccolo, offre la casa
- Sono tutto orecchi allora
- Non ha un gran curriculum. Spaccio, piccoli furti, diverse rapine nei minimarket. Si è rivolto a me qualche volta per rivedere qualche oggetto di valore, ma è un tipo che vive alla giornata, niente colpo del secolo per sistemarsi a vita – cominciò – fa parte di una banda di criminali, anche loro ragazzini, parecchi ormai hanno lasciato la città e i più pericolosi sono in galera. Roba ordinaria. – rise – sai, è il figlio di un politico, se la passava bene ma ormai è senza un soldo, non fa che lamentarsi visto che il padre lo ha lasciato a secco – poi rifletté – adesso non so bene dove viva, credo abbia una specie di piccolo covo in periferia ma un tempo era ad uno sputo da te.
Tocco a me restare stupito – che intendi?
- Gli Eickam vivono vicino la villa di tuo padre, sta ancora ai quartieri alti, no? Zona residenziale – chiese ma sapevamo entrambi che conosceva perfettamente la risposta.
Slimy Billy, sgusciava e rubava informazioni su chiunque, persino su di me – sì, stessa casa. Quindi lo hanno cacciato?
- Sì, sembra che abbia messo nei casini anche il figlio più grande. Kai non è uno che va per il sottile, è il classico tossico bastardo che ruba persino dalle mani di chi lo ha cresciuto – commentò – so che di recente ha fatto un colpo da qualche parte, ho sentito che sta cercando di piazzare un po' di merce
Io annuì consapevole, ne conoscevo molte di storie con protagonisti ragazzini talmente bisognosi di soldi per la droga da vendere e rubare di tutto, persino dalle loro stesse case, impegnare qualsiasi articolo avessero a tiro e derubare la propria famiglia. Kai era uno di quelli e la ragazza di nome June aveva un bel problema se non ne era a conoscenza. O forse lo era fin troppo? Non potevo fare il nome della ragazza, così mi accontentai di quelle informazioni.
- E' stato un piacere – dissi porgendogli nuovamente la mano e lui la strinse.
- Buona fortuna, se ti serve altro sono qui a disposizione


Gli Eickam vivono ad uno sputo da te.
Cercai di non pensarci ma quella frase mi risuonò in testa un paio di volte mentre risalivo in macchina e mi dirigevo verso il deposito di Kurt. Mi chiesi anche, mio malgrado, se il ragazzo che avevo visto con Callum qualche sera fa fosse l'altro giovane Eickam e che genere di rapporti intercorressero fra loro.
Smettila di pensarci, non si farà coinvolgere in niente di rischioso, non è così stupido.
Strinsi il volante e mi concentrai sul compito successivo, incontrare i ragazzi e prendere il primo carico di eroina, ci saremmo visti nel deposito dove Kurt solitamente divideva i carichi e avremmo anche incontrato gli uomini che aveva messo a nostra disposizione. Ancora una volta però, la parte che mi preoccupava più dell'eroina, era dover gestire Jonas.
Quando arrivai sul posto individuai immediatamente i miei amici, se ne stavano in disparte mentre diversi uomini camminavano in lungo e in largo caricando furgoni e spostando scatoloni. Mi affiancai a loro con nessuna voglia di iniziare quel discorso, ma cosciente che toccava a me farlo.
- Tutto tranquillo? – chiesi a nessuno in particolare.
- Sì, ci aspettano al capanno otto – l'unico a rispondere fu Tian – conosceremo la nuova squadra che lavorerà con noi
- Perché abbiamo bisogno di altri uomini? – fu il turno di Jonas adesso, che non attese prima di dar voce a quella scomoda domanda.
Ci fissammo tutti per un momento ma sapevo che toccava a me prendere la parola, così lo feci e fissai il mio amico dritto negli occhi.
- Kurt ci ha dato un nuovo incarico, piazzeremo anche l'eroina tramite il nostro giro di spaccio – lo dissi chiaramente, senza provare vergogna o imbarazzo, quella frase si stampò a fuoco nella mente del mio amico.
Jonas restò in silenzio per una manciata di secondi, stava elaborando quello che aveva sentito, più ne coglieva il senso e più si sentiva profondamente tradito.
- Non posso credere a quello che mi dici – mormorò con rabbia e delusione – tu ... non posso credere che mi stai facendo questo
- Io non ti sto facendo proprio un cazzo – dissi secco.
- Mi hai fatto tornare qui! Ho lasciato mia figlia in quella cazzo di incubatrice e Liz che non dorme da due fottute notti per l'infezione ai punti. Sono qui e mi rifili anche questa merda? – urlò con la voce rotta dalla disperazione.
- Non ti ho trascinato qui per piacere personale. Ti comporti come se fossi io a decidere, siamo tutti sulla stessa stramaledetta nave in tempesta – sibilai avvicinandomi minacciosamente, tanto che lui indietreggiò.
- Quella merda ha ucciso il fratello di Liz! – disse disperato – lo sia benissimo che è morto con una overdose di eroina, cosa cazzo dovrei fare? Sorriderle e baciarla mentre alle sue spalle spaccio lo schifo che ha ucciso suo fratello?
- E' esattamente quello che farai Jonas, non sei un mocciosetto, sei un uomo. – risposi perentorio – proteggi la tua famiglia mentendo alla donna che ami e vai avanti, cazzo
Non c'è spazio per l'onestà in questo mondo o per i sentimentalismi.
O sei pronto a tutto o non lo sei, era questo quello che stavo provando ad inculcare nella testa di Jonas e quando vidi che smise di replicare sperai di esserci riuscito. Tian e Miles restarono in silenzio e si mossero soltanto quando lo feci io per dirigersi al magazzino in cui avremmo prelevato il carico.
C'erano già degli uomini armati all'ingresso, tutte facce note che bazzicavano il covo di Kurt. Ci guidarono dentro e osservammo mentre tiravano fuori la roba e la infilavano nei borsoni.
- La mia squadra scorterà il carico fino al vostro punto di stoccaggio, pattuglieremo le vostre principali zone di spaccio. So che fate delle feste alle volte, per incrementare l'affluenza – disse il capo della scorta.
Io annuì – Miles è il responsabile dello spaccio, ha diversi contatti, gestisce lui i carichi nelle varie zone – spiegai – vi chiarirà chi sono tutti i nostri spacciatori e quanta merce viene data loro. Mentre Tian segna i guadagni, custodisce il denaro e fa quadrare i conti, penso che lui avrà bisogno di più protezione – quello concordò annuendo – le feste sono molto più rare, ce ne serviamo per della roba extra da smaltire ma vi faremo sapere in anticipo
- E lui cosa fa? – chiese a quel punto il tipo osservando Jonas.
La mia risposta fu pronta e senza esitazione – aiuta dove serve, affianca sopratutto Miles, ci sono parecchie aree da coprire
- Molto bene allora vi scortiamo – disse prendendo le borse.
- Saremo operativi già stasera – li informai mentre camminavamo verso un furgoncino – questo fine settimana è Halloween. Dio solo sa quanto i ragazzi d'oggi abbiano bisogno di noi per diversi.



ANGOLO AUTRICI: Carissimi lettori e lettrici, come andiamo?Vi è piaciuto questo nuovo capitolo? XD di certo non vi sareste aspettatequesto piccolo colpo di scena ma in periodo natalizio le sorprese sono ovunque,anche in split! Scandali di Natale a parte, speriamo che la storia vi piaccia evi facciate sentire come sempre dicendoci cosa pensate e sperate che accada onon accada nel corso di questa avventura. Vi auguriamo Buon Natale e ci vedremola prossima domenica con un nuovo capitolo!    

BLACKSTEEL


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