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15. Open Wound

"Aegrescit medendo" Eneide, Virgilio

"Il rimedio è peggiore della stessa malattia"


LEVIN
Cominciava a far freddo tra le strade di Brooklyn, ma non mi dispiaceva. Non ero mai stato un amante delle belle giornate soleggiate che poi erano fin troppo rare ed effimere per poter durare. Avevo fatto ancora una volta incetta di vinili e libri e adesso tornavo a casa con la speranza di poter godere di qualche attimo di pace per mettermi comodo a leggere. Non stavo guardando nessuno in particolare, quando un volto nella folla attirò la mia attenzione.
Callum si immobilizzò sul posto, per un attimo mi sembrò che stesse combattendo con l'istinto di allungare il passo e sparire in fretta tra la folla di gente, ma qualcosa lo fece desistere. Gli andai incontro, per la prima volta dopo giorni mi tornarono in mente le parole che quel tipo aveva usato con lui nel bagno della scuola, la vergogna di Callum, quello stesso sguardo avvilito e disperato che aveva preso possesso del suo viso, come stava succedendo anche in quel preciso momento. Ero stato un idiota a non affrontarlo prima, gli avevo permesso di isolarsi anche da me, ma avevo intenzione di rimediare.
- Ehi, stavi tornando a casa? – abbozzai un sorriso e mi affiancai al suo corpo rigido
- I-io ... sì – disse, tentennante
- Bene, anch'io. Andiamo
- Preferirei tornare da solo – aveva parlato in fretta, il suo sguardo continuava a vagare ovunque, ma non su di me.
- Callum, non mi importa niente di quello che ha detto quel tipo, ok? Se il tuo comportamento di questi giorni è dovuto a questo ... sappi che non giudico nessuno. Non posso permettermelo, né voglio farti sentire di merda. Scommetto che sei abbastanza bravo a stare male di tuo, quindi davvero. Non mi importa, non volevo neanche sentirla quella dannata conversazione. Mi stavo solo facendo una canna nel cesso e tu puoi liberamente portarti a letto chiunque per quello che mi riguarda.
Le mie parole lo avevano colto di sorpresa, stavo ancora cercando di incoraggiarlo con il migliore dei miei sorrisi. Qualsiasi cosa stesse succedendo a quel ragazzo andava ben oltre un semplice periodo difficile.
- Per favore, non dirlo a nessuno – disse dopo un lungo silenzio, finalmente aveva trovato il coraggio di guardarmi
- Dire cosa a chi?
- Quello che hai sentito, il fatto che c'è un ragazzo e che io ...
- Sono gay anch'io. Chi se ne frega! – l'avevo detto in fretta, forse perfino a voce troppo alta, perché un gruppetto di ragazzini fuori da un bar aveva preso a fissarmi con un'espressione divertita.
- Io non so cosa sono. Era la prima volta. Dio, non volevo che proprio tu tra tutti potessi pensare male di me, non quando sei letteralmente una delle poche persone con cui riesco a parlare. – il suo panico evidente si stava pian piano trasformando in sollievo nel vedere l'assoluta tranquillità del mio volto – sono stato un coglione. Non ti conosco bene, ma lo avevo già capito che non eri come tutti gli altri ... solo che frequenti Berg e ho pensato che magari ...
- Che ha che non va Aiden? – chiesi, con una punta di curiosità – ha fatto lo stronzo?
Callum scosse la testa in fretta – No, lui mai. Nessuno dei suoi amici stretti in realtà. Però sono fighi, non come i giocatori di football, ma in modo diverso. A scuola nessuno li farebbe incazzare ... a volte si annoiano, possono diventare cattivi senza motivo e pensavo soltanto che se avessero saputo che sono andato a letto con un ragazzo, poi forse lo avrebbero detto in giro per gioco e tutti lo avrebbero saputo. Non lo so – poi si portò le mani intorno al volto
- Callum, sei lievemente paranoico. Sta tranquillo, non me ne vado in giro a parlare delle tue preferenze sessuali – dissi, ridendo forte, intanto ci stavamo incamminando verso casa senza neanche accorgercene.
- Ma sono felice che questa storia si sia risolta in fretta. Sapevo che c'era qualcosa che non andava, non ti eri più fatto vedere per la solita sigaretta post pranzo. Forse sarei dovuto venire a parlarti prima, non è proprio il mio forte questo genere di cose – ammisi
Il volto di Callum sembrò illuminarsi improvvisamente. Il modo in cui mi guardava mi fece pensare che non era solito sentirsi dire qualcosa del genere. Mi dava l'idea di una persona molto sola. Forse un giorno avrei scoperto qualcosa in più su quel ragazzo, ma il mio sesto senso mi diceva che non era ancora arrivato il momento di chiedere.
- Perché non passi a casa mia qualche volta? I miei sono quasi sempre fuori adesso che mia madre ha ripreso con le lezioni di danza e mio padre è impegnato nella campagna elettorale.
Eravamo arrivati quasi davanti le nostre villette, pronti a proseguire ognuno per la propria strada.
- Lo farò. Scusami ancora, Levin ... - Callum scosse la testa, ancora imbarazzato – credo che tu debba portare un po' di pazienza con me
Stavo per ribattere qualcosa, quando vidi Aiden sbucare letteralmente dal mio giardino. Mi corse incontro, ero così sorpreso di vederlo che per poco non finì a terra, spinto indietro da un abbraccio violento.
- Aiden? Che cosa ci fai qui?
Era su di giri, le sue labbra sorridenti erano così vicine alle mie che per un attimo immaginai che mi avrebbe baciato, ma non successe. Ricambiai l'abbraccio, ancora perplesso, sotto le occhiate confuse di Callum.
- Ero a passeggio e ho pensato di venire a trovarti. Allora? Non mi presenti il tuo amico? Chi è riuscito ad attirare l'attenzione dello schivo Levin? Potrei essere geloso – capii che dietro quel tono apparentemente giocoso si celava qualcosa di diverso.
- I-io ... sono solo il vicino. – Callum era atterrito
- Lo conosci, è Callum Fimmel. Viene alla Tech con noi
Aiden squadrò l'altro con attenzione e soltanto dopo qualche secondo sembrò riconoscerlo.
- Oh, ma certo! E sei anche tu un riccone snob come Levin!
- N-no, io veramente ... - il moro era sgomento, tutta quell'attenzione da parte di Aiden lo stava mettendo a disagio.
- Sta scherzando
- Oh, sì! Certo che sto scherzando! – ancora quel sorriso smagliante. Conoscevo Aiden da appena un mese, ma avevo già iniziato a capire quanto quella sceneggiata fosse solo un modo blando per nascondere dei fottuti problemi. Gli lanciai un'occhiataccia, sperando che avrebbe colto il messaggio di lasciar in pace Callum che era già fin troppo terrorizzato.
- Io devo andare a casa adesso. Ciao – disse proprio quello e prima ancora che avessi potuto anche solo salutarlo, era già fuggito via.
Aiden mi fissò, il suo viso era ancora divertito ma anche confuso adesso – Che gli è preso? Ho fatto qualcosa di male?
- Sei tipo piombato come un uragano! E' timido
- Oh, sembri conoscerlo bene, il tuo vicino timido. Stai facendo il doppiogioco con me? – adesso era stato lui a rifilarmi un'occhiataccia, il suo corpo però reagiva nel modo opposto, mi cinse la vita con un braccio e mi piazzò un bacio leggero sul lobo. Bastò quello per farmi rabbrividire appena.
- Sei geloso di Callum? Sbaglio o tra noi due sei tu quello col ragazzo?
- Perché io posso farmi chi voglio, mentre tu sei mio e solo mio – continuava a ridere e stuzzicarmi. Decisi di lasciarlo perdere per quella risposta di merda. In qualche modo stava iniziando a preoccuparmi
- Che c'è? Non ribatti? Non ti infastidisce proprio nulla? Cazzo, sei proprio duro tu! – continuò con quel fare fastidioso e provocatore.
- Smettila
- Levin, tu non sei divertente – decretò, passandomi un dito sulle labbra. Continuava a ridere e a toccarmi, probabilmente presto o tardi mi sarebbe saltato addosso nel bel mezzo della strada.
- Che cosa hai preso? Sei fatto, lo si vede da un miglio.
- Oh, da che pulpito! – un'altra risata sguaiata
- Che vuoi dire?
Aiden venne nuovamente verso di me con il suo passo felino, in quel momento stava letteralmente sfilando. Si fermò ad un centimetro dalla mia bocca
- Conosco il tuo segreto
Era stato un sussurro basso, ma bastò quella semplice parola per farmi incazzare. Gli bloccai il viso in una morsa stretta
- Hai controllato tra la mia roba? Chi cazzo ti ha dato il permesso di farlo?
- Ero solo curioso! Perché te la stai prendendo tanto? Cristo, rilassati ...quella roba che ti fai non dovrebbe farti rilassare?
Lo rilasciai dalla mia presa, i suoi occhi azzurri erano arrossati. Forse aveva fumato troppo, forse però aveva anche pianto. Mi ero imposto di stare alla larga dai problemi degli altri, ma che diavolo avrei mai potuto fare arrivati a quel punto? Decisi di tacere ancora una volta, anzi gli feci segno di seguirmi e dopo pochi minuti di silenzio ci ritrovammo a casa.
Non c'era nessuno e fui grato della cosa, lasciai Aiden tutto intento a guardarsi intorno e mi diressi in cucina.
- Ti preparo una camomilla, magari ti rilassi un po' e mi spieghi che cosa è successo
Nessuna risposta da parte sua, così mi limitai a mettere su il bollitore. Stavo tirando fuori qualche tazza e la zuccheriera quando sentii i suoi passi farsi sempre più vicini, non mi voltai, ma gli permisi di abbracciarmi. Mi cinse la vita e appoggiò il viso sulla mia spalla, solleticandomi appena il collo con qualche ciuffo dei suoi capelli
- Scusami ...
- Ti sei calmato? – mi voltai ed Aiden mi strinse ancora più stretto a lui. Il suo viso era stanco, niente più risate sguaiate o finta allegria. Ricambiai l'abbraccio e per un attimo restammo in silenzio.
- Perché non mi hai ancora mandato al diavolo? Non dovevo piombare qui in questo modo ... non sei tenuto a sopportare le mie stronzate.
- Ma sono bravo a sopportare, quindi perché non farlo? – abbozzai un sorriso e tentai di sollevare il suo volto per guardarlo meglio. Non mi ero sbagliato, Aiden aveva pianto, lo accarezzai piano, godendomi la morbidezza della sua pelle. Aveva chiuso gli occhi e sospirato forte. In quelle ultime settimane non ci eravamo mai visti soltanto per parlare ... era chiaro che quella volta le cose sarebbero andate in modo diverso. Quello che temevo stava accadendo, il sesso stava lasciando posto a molto altro.
- Che cosa è successo? Parlamene
Mi ero costretto a lasciarlo andare, a mantenere un distacco che non sarebbe durato, ma che comunque mi permetteva di sentirmi meno in difetto. Niente legami, niente farsi carico di problemi altrui ... Dio, non imparavo mai.
Aiden tentennò e scosse la testa, più cercava di sorridere, più riuscivo a capire quanto sforzo gli stesse costando fingere fino a quel punto.
- A nessuno importa davvero di me. Neanche al mio stesso padre. Perché dovrebbe importare qualcosa ad Andrew?
Andrew. Avevo un nome adesso. Non lo avevo voluto, né lo avrei mai chiesto, ma adesso quella che era stata una fantomatica figura iniziava a prendere carne. Diventava solida, qualcosa che non avrei potuto ignorare ancora per molto.
- Hai litigato con lui?
- Con Andrew? – Aiden si lasciò andare ad una risata amara – figuriamoci, dovremmo prima tornare a parlarci per poter litigare. Si tratta di mio padre.
- Ha fatto lo stronzo con te? – domanda stupida, conoscevo già la risposta.
Silenzio scandito soltanto dal fischio basso del bollitore. Poi Aiden sollevò i suoi occhi chiari e brillanti nei miei
- L'ho trovato a casa, mi ha deriso per i miei progetti e mi ha fatto sentire un ragazzino inutile, poi mi ha detto che presto o tardi finirò sotto un ponte se non accetto il suo aiuto. Vorrebbe che andassi a vivere da lui e dalla sua ventenne. Sai qual è il punto? Che nessuno muoverebbe un dito per me, a nessuno importa che io stia di merda ... in qualche modo credono tutti che me la caverò lo stesso. Ma tu sei diverso, Levin. Tu non hai paura, non sai neanche cosa voglia dire tirarsi indietro, vero? So che tu saresti capace di qualsiasi cosa
Rimasi a pensare a quelle parole, chiedendomi se avessi davvero capito il senso di tutto. Aiden non voleva più soltanto il mio corpo, forse c'era sempre stato un bisogno più profondo e adesso stava venendo fuori. Voleva protezione, voleva una figura reale che si occupasse di lui, qualcuno che lo proteggesse dal dolore e che fosse pronto a dimostrarglielo.
- Quanto vuoi che si faccia male?
Aiden non sembrò particolarmente sorpreso dalla domanda che gli avevo posto, ma non era comunque preparato alla possibilità di ottenere ciò che voleva così in fretta. Rimase a fissarmi per qualche secondo.
- Cosa?
- Non farlo, Aiden. Non fingere con me, so cosa vuoi e posso dartelo. Ma devi dirmi fino a che punto posso spingermi con lui. Mi pare che tu abbia detto che tuo padre spende gran parte del suo stipendio per mantenere la sua nuova ragazza, mentre tu e tua madre faticate perfino ad arrivare a fine mese. Sì, ricordo tutto ... - aggiunsi un attimo dopo, notando il suo sguardo stupito – e sì, posso aiutarti. Conosco le persone giuste. Non toccheremo nessuno di loro, sia chiaro. Ma possiamo colpirli comunque e con altrettanta forza. E forse potrai perfino ricavare un po' di denaro, alla fine. Serve sicuramente più a te che a lui
Rimasi a fissarlo con attenzione, ma avevo già capito Aiden. Non avrebbe rifiutato, quella era la sua grande occasione di sentirsi amato ed allo stesso tempo di ottenere una vendetta che aveva sempre desiderato prendersi.
- Lo faresti per me?
Lo farei per chiunque, pensai, ma non lo dissi. Annuì e basta. Aiden mi venne incontro, forse eccitato dalla prospettiva di punire un uomo che odiava, mi prese il volto tra le mani e mi baciò con violenza e trasporto. Glielo lasciai fare, anzi risposi con ancora più forza e aggressività, fino a quando non restammo entrambi senza respiro. Mi passai le dita sulle labbra umide, poi lo guardai dritto negli occhi e parlai
- La prossima volta chiedi e basta. Niente giri di parole, niente spettacolini da manipolatore alle prime armi. Non credere di potertelo permettere con me. Non potrai mai manipolarmi, Aiden. Dimmi soltanto quello che vuoi e, se potrò, te lo darò.
Le sue labbra si aprirono in un sorriso angelico che stonava con quello sguardo dannatamente diabolico.
- Mi farò perdonare ...
- Non ho dubbi – ribattei, eccitato dal suo tono malizioso – peccato che i miei saranno a casa molto presto. Dovresti andare anche tu piuttosto
- Cosa? No! Stasera è la sera giusta! E' andato ad accompagnare quella tipa alla Stella Adler. Lo fa ogni fine settimana, la porta in macchina e poi si fermano a dormire in qualche hotel chic. La casa sarà vuota e noi potremmo ...
- Noi? Chi ha parlato di noi? – dissi, contrariato – tu non verrai con noi. E non insistere, è inutile. Devi rimanere a casa, possibilmente dove tua madre potrà vederti. Sarai il primo sospettato, Aiden, lo sai anche tu. Fa il bravo bambino ed ascoltami una volta per tutte
Era sul punto di ribattere di nuovo, ma qualcosa nel mio viso dovette suggerirgli che sarebbe stato del tutto inutile farlo.
- Starai attento, vero?
- Non è nei miei interessi tornare in carcere
Ma in qualche modo continuavo a giocare col fuoco. Non era una soluzione così pessima dare del lavoro sicuro a Kai prima che avesse potuto procurarsene uno da solo, dove il rischio sarebbe aumentato in modo esponenziale. Forse anch'io, alla fine, ero terribilmente attratto da quello che avrebbe potuto distruggermi in un soffio.  


KAI
La presenza di Levin mi aveva spiazzato in un primo momento. Ero rimasto in silenzio ad ascoltare il suo piano e a chiedermi che cosa lo avesse spinto a venire direttamente nel nostro covo, quando, per tutto il corso di quelle settimane, aveva cercato in ogni modo di evitarmi.
- Non mi sembra malaccio, considerato che non abbiamo altro per le mani. Si può fare – Gray portò la sigaretta alle labbra e fece un lungo tiro.
- Beh, ma almeno è ricco questo tipo? – chiesi, sempre più confuso da quella richiesta che non era affatto da Levin.
- Ha una casa, c'è sempre qualcosa da rivendere in una casa.
Mio fratello si manteneva sul vago e non ci voleva un genio a capire che qualsiasi cosa Levin stesse facendo doveva necessariamente avere a che fare con un'altra persona. Era tipico di lui spendersi per gli altri, anche se ciò poteva significare rovinarsi da solo. Mi ritrovai ad annuire, in effetti avevamo già bisogno di denaro e quel lavoro, per quanto non sembrasse poi così promettente, era comunque meglio di niente.
- Allora raduniamo gli altri – proposi, per essere stroncato subito dopo da un'occhiataccia da parte di Levin.
- No, noi tre più Rod andremo benissimo. Gray guiderà e farà da palo mentre noi occuperemo la casa.
Mi sembrò che fosse superfluo aggiungere molto altro. Dopotutto quello era il piano di Levin e toccava a me adeguarmi quel giorno. Quando lasciammo il salotto fatiscente del nostro ritrovo era già calata la sera, dedicai un bel sorriso a June, ancora seduta accanto al termosifone e intenta a leggere le sue adorate riviste di design. Dannazione, quanto diavolo stonava con tutto il resto? Era come trovare un pupazzetto di Hello Kitty nella camera da letto di Marilyn Manson. Quel pensiero mi fece ridere e questo bastò ad attirare la sua attenzione
- Allora? Chi sarà il povero malcapitato?
Una domanda innocente a cui però non potevo rispondere. Levin lanciò un'altra occhiataccia prima a me e poi a June, alla fine sbuffò e andò ad appoggiarsi al muro. Era chiaro che non approvasse per niente la sua presenza nel nostro covo. Ma cosa avrei potuto fare? Se c'era qualcuno a cui non mi andava di mentire era proprio June.
- E dai! Mica lo vado a dire in giro! Posso venire con voi?
- Ehm, tesoro...non credo sia il caso. Però ho del lavoro da darti – dissi con un tono molto condiscendente.
- Sono stufa di piazzare quella merce contraffatta su internet. Fa schifo, non è neanche fatta come si deve! Quelle scarpe, ad esempio, si vede lontano un miglio che non sono delle Gucci!
- Beh, lo vedi tu tesoro perché sei ricca sfondata, ma per chi non lo è, credimi, la differenza è quasi invisibile – le passai una mano tra i capelli lisci e neri, profumavano sempre di qualcosa di indefinibile, ma buonissimo. Un profumo che, in qualche modo, mi ricordava dei giorni felici ormai passati da tempo. June sospirò, affranta, ma non diede segno di voler insistere, probabilmente la presenza immobile quanto minacciosa di Levin era stato un ottimo incentivo a smettere.
Aspettammo qualche ora durante la quale sbrigammo altre faccende. Gray era andato a recuperare un grosso furgone che ci avrebbe aiutato a trasportare un po' di roba, mentre Rod e Levin avevano perquisito la zona per sicurezza. Diedi un bacio a June e per un attimo mi godetti il suo sorrisino furbo
- Non cacciarti troppo nei guai. – sussurrò a pochi centimetri dalle mie labbra
- Tranquilla. Ti porterò qualcosa di bello, promesso.
- Come un perizoma rubato? – fece una smorfia disgustata e insieme ridemmo piano, poi Levin si schiarì la gola e senza troppe cerimonie lasciò la stanza, seguito dal resto di noi.
Mi accostai a lui, non potevo fare a meno di notare l'espressione esasperata sul suo viso solitamente quasi inespressivo
- Che ti prende adesso? Se hai qualcosa da rimproverarmi ti conviene farlo adesso e non durante la rapina. Non vorrei ritrovarmi a litigare mentre il cane dei vicini tenta di azzannarmi il culo – volevo essere simpatico, mi impegnavo così duramente per farlo, ma con Levin niente sembrava attecchire quel giorno.
- Lascia perdere. Mi sono promesso di non mettere bocca sulle tue relazioni
Lo guardai in cagnesco – Che ha che non va June?
- Non è lei che non va, sei tu. Quella ragazza non appartiene a questo mondo. Credi che sia normale farle trascorrere i pomeriggi in un posto di merda come questo, mentre tu organizzi un colpo?
Per un attimo non riuscii a mettere insieme più di due parole sensate, gli andai dietro, sempre più perplesso.
- Cioè, scusami...ti stai lamentando perché lei è troppo onesta per me? Cazzo, credevo che fosse un bene, sai! Come quelle storie in cui la bella redime la bestia!
Levin mi guardò malissimo – Neanche Angelina Jolie potrebbe redimerti. Adesso basta chiacchiere e datti una mossa. Ti voglio concentrato.
Stavano ridendo tutti alle mie spalle, alla fine mi ritrovai anch'io a ridere come un idiota. Forse Levin non aveva tutti i torti, probabilmente June apparteneva ad un mondo migliore, così lontano e patinato da far male, eppure aveva scelto di uscire con me e di spendere i suoi pomeriggi in un tugurio fatiscente, insieme ad un teppista idiota. E non mi importava molto delle conseguenze, da quando conoscevo lei non avevo più voglia di vedere nessun'altra...questo doveva pur dire qualcosa. Stavo bene, mi sentivo in qualche modo accettato e non solo dai teppisti come me, ma anche da qualcuno di gran lunga più degno e puro.
- Sai che ti dico, Levin? Va a farti fottere e dimmi chi stiamo andando a derubare. Cos'è che mi nascondi?
- Sei paranoico. Un tratto comune per chi fuma così tanto – disse semplicemente lui, era entrato in modalità rapina. Aveva tirato giù il suo passamontagna nero e ci aveva fatto segno di imitarlo. Era affascinante vedere quanto dei semplici gesti potevano trasformare un gruppo di ragazzi e renderli spaventosi in pochi istanti. Lasciai fuori il resto e mi concentrai sulla strada davanti a noi, eravamo di fronte ad un quartiere residenziale come tanti altri, di certo lì non avremmo trovato chissà che ricchezze. Gray rallentò piano, fino a piazzarsi dietro un grosso albero che copriva il furgone alla vista dei vicini, comunque troppo lontani dalla villetta per essere considerati delle vere minacce.
- Ci siamo. Gray, occhi aperti. Se qualcosa dovesse andare storto suona due volte. Tieni il motore acceso
Levin non perdeva mai tempo, lo vidi sfilare via in fretta verso la stradina laterale che costeggiava la casa, poi io e Rod lo seguimmo con altrettanta attenzione e in pochi attimi raggiungemmo l'entrata secondaria che dava sul seminterrato. C'era una finestrella a vetri che Levin doveva aver già visto durante il suo sopralluogo. Mi voltai verso la strada per controllare che tutto fosse tranquillo e soltanto quando fui certo che era così, gli diedi l'ok per procedere. Il rumore del vetro spaccato venne attutito dalla stoffa pesante in cui Levin aveva chiuso il proprio pugno.
- Tutto tranquillo. Siamo lontani dai vicini
Ci introducemmo qualche istante dopo, ben attenti a non calpestare i vetri riversi sul pavimento. Era arrivato il momento di tirare fuori le torce e darci da fare in fretta, anche se era ovvio che date le dimensioni modeste della casa non ci avremmo messo molto. Già, quel posto non sarebbe stato neanche preso in considerazione da Levin in situazioni normali. C'era qualcuno di nuovo nella sua vita? Lanciai un'occhiata ad alcune foto appese alla parete che portava ai piani superiori e in un fascio di luce ebbi il tempo di vedere il viso bellissimo di una ragazza, accanto a quello di un uomo più maturo. Che avessero fatto incazzare Levin?
Non aveva molto senso.
- Ehi Kai, dammi una mano con questo televisore. Non è malaccio, portiamocelo dietro
Seguii Rod in salotto e lasciai Levin intento a cercare in modo più approfondito nei piani superiori. Un nuovo ragazzo? Levin non era mai stato particolarmente loquace riguardo le sue storie, anzi avevo scoperto delle sue preferenze a letto in modo del tutto casuale quando lo avevo trovato con Yael a pomiciare contro la serranda di un locale.
- Bene, passiamo in cucina. Non c'è molta roba che possa fruttare, ma cerchiamo di tirare su tutto quello che possiamo
Rod aveva ragione, mi ero riempito il borsone di scarpe e borse firmate: le uniche cose di valore che ero riuscito a trovare nei piani superiori. A quanto pare la ragazza si trattava bene.
- Guarda un po'. Non male, potrà servirci – il mio amico sghignazzò, poi tirò fuori una Magnum fiammante dal comodino e se la mise in tasca – adesso il suo gioiellino sarà nostro
Non erano trascorsi più di dieci minuti da quando ci eravamo introdotti in casa, ma era già arrivato il momento di andare. Eravamo stati bravi e veloci, Levin era perfino riuscito a trovare del denaro chissà dove e adesso riempiva in fretta il suo zaino. In fretta e furia caricammo il televisore e gli elettrodomestici più grossi sul furgone.
- Possiamo andare
- Aspettate – Levin scese nuovamente giù dal veicolo. Adesso portava due bidoncini che fino a quel momento non avevo ancora notato
- Ma che cazzo fai? – non ero riuscito a nascondere la sorpresa che quella visione aveva provocato in me – vuoi dare fuoco alla baracca? Sei pazzo?
Rimasi paralizzato, ad osservare mio fratello muoversi in fretta lungo il viottolo che conduceva verso la casa. Avrei voluto far qualcosa, forse aiutarlo, forse fermarlo, ma non riuscii a muovermi, in qualche modo stavo vedendo con i miei occhi l'oscurità di Levin prendere possesso sul resto. Capitava raramente, ma a volte succedeva ed era terribile. Era successo anche quella notte...quando Levin era intervenuto nella rissa che io ed Henry Polanski avevamo provocato. Ero fatto e avevo bevuto, una parola di troppo verso la ragazza di Polanski che adesso non riuscivo neanche a ricordare, poi il danno era stato fatto. Mi aveva intimato di andare via, avevo riso e lo avevo provocato, credevo di essere da solo e invece mi sbagliavo, Levin mi aveva seguito fino alla festa ed era intervenuto nel momento fatidico. Polanski aveva tirato fuori un coltellino a serramanico e quello mi aveva fatto incazzare davvero, così ero finito per corrergli incontro, quasi sfidandolo a pugnalarmi e a tirare fuori le palle una volta per tutte. Lo ricordo come se non fosse passato più di qualche giorno ed era tutto così vivido da fare male, Polanski si era lanciato contro di me, ma era stato Levin a placcarlo per evitare che il colpo andasse a segno. Forse quel coltello mi avrebbe aperto un buco nell'addome, perché dopo tutto quello che avevo preso non ero abbastanza in me da reagire in fretta e scansarmi, alla fine il colpo non era arrivato mai. Levin era il mio big bro in tutto e per tutto, quella sera si era quasi preso una pugnalata al posto mio...forse sarebbe stato meglio così con il senno di poi, sicuramente non lo avrebbe ucciso, ma gli avrebbe risparmiato due lunghi anni di carcere.
E poi era successo, i pugni di Levin facevano male, era stato un nostro amico ad insegnarci a tirare senza farci male e mio fratello era sempre stato bravo ad apprendere in fretta. Henry era volato indietro ed aveva sbattuto la testa con violenza contro la ringhiera, poi era rimasto immobile a terra. Non avevamo avuto tempo per riflettere, Levin mi aveva trascinato via in fretta e furia, portando via il mio giubbotto che era rimasto appoggiato al muretto. La polizia ci era arrivata addosso cinque minuti dopo e non c'era stato nulla da fare. O forse era quello che mi piaceva credere...avrei potuto impedire a Levin di addossarsi tutte le colpe, ad esempio.
Un lieve baluginio mi riscosse da quei pensieri e soltanto qualche istante dopo capii che Levin lo aveva fatto davvero. Lo vidi lasciare in fretta la casa, mentre le fiamme si facevano ogni attimo un po' più consistenti, fino ad illuminare le piccole vetrate del seminterrato.
- Che diavolo ci fai impalato qui? Muoviti!
Mi lasciai spingere dentro il furgone da Levin che adesso puzzava di cenere e fumo.
- Chiunque sia è fortunato ad averti – avevo parlato piano per assicurarmi che nessun'altro avrebbe potuto sentire. Intanto Gray aveva dato gas con più veemenza del normale, sicuramente terrorizzato dall'incendio che tra pochi minuti sarebbe stato notato anche dal vicinato.
Levin si tolse il passamontagna e sorrise appena – Davvero? Dare fuoco ad una casa...scommetto che nella tua mente malata lo troveresti romantico
Risi forte – Cazzo, sì. Se fossi una donna e se non fossi mio fratello ti sposerei immediatamente. Nessuno ha mai incendiato una casa per me
- Sei un idiota, Kai
Lo ero e non c'era alcuna attenuante per me, ero ciò che ero, un dannato casino che non riusciva a tirarsi fuori da una vita dannosa e sbagliata e che continuava a mettere in mezzo chi voleva soltanto rimanere ai margini, lontano da tutto. Ero un uragano che attirava a sé tutto quello che trovava sul suo cammino.
- Siete due cazzo di psicopatici. Ed io che credevo che Levin fosse l'Eickam saggio! – Rod aveva parlato con un filo di voce, ebbe appena il tempo di voltarsi atterrito verso noi due, prima che la guida pericolosa di Gray lo spingesse di nuovo al suo posto.
- Quindi? Quanto abbiamo tirato su?
Mi riscossi e diedi una controllata veloce al bottino, Gray mi fissava placidamente dallo specchietto retrovisore. Adesso eravamo abbastanza lontani da poterci permettere di prendere un respiro di sollievo
-La tv e gli altri elettrodomestici non ci faranno ricavare più di tremila dollari, credo. Con le borse e il resto potremmo arrivare a seimila, se ci va bene, ma Levin ha trovato dei contanti, no? – dissi, rivolto a mio fratello che però scosse la testa
- Spiacente ragazzi, questi sono per un amico.
- Un amico, eh? – Gray si lasciò andare ad una risatina bassa, di chi la sapeva lunga
- Perché non ce lo presenti? – rincarai la dose, un po' sperando di poter mettere in imbarazzo Levin e un po' sperando di strappargli un sì. Avrei proprio voluto incontrare quel tipo.
- Perché io non sono te. Non porto gente estranea al giro nel nostro giro. E poi non è niente di serio...l'ho solo aiutato a pareggiare qualche conto
- Lasciatelo dire Levin, non ti vorrei come nemico
Rod aveva dato voce ai pensieri di tutti. Non c'era cosa peggiore dell'ira dei buoni, aveva detto qualcuno.  


KENO
Quella mattina camminavo con passo rigido e svelto per i corridoi della scuola, quello che era successo fra me e Shannon era ancora vivido nella mia mente. Come aveva osato? Questo mi chiedevo, come si era permessa di colpirmi in quel modo, nonostante fossi sempre stato io a cominciare pretendevo vendetta per quell'offesa.
- E oggi che problema hai? – osservò Aiden affiancandomi – cosa mai può roderti visto che sei appena entrato a scuola?
Scossi le spalle con stizza, senza dare una risposta.
- Sei serio? – stava cercando di trattenere del divertimento – è per la storia di Shannon? Ci stai ancora pensando? Da quando i leoni ascoltano le opinioni delle pecore?
A quel punto lo guardai degli occhi, un'occhiata lunga e dannatamente seria che fece sparire il suo divertimento, restammo in silenzio e fui io a prendere la parla dopo una manciata di secondi.
- Pensi che me ne freghi qualcosa? Pensi che mi preoccupi di come si sente quella stronzetta?
- Avete passato il limite, tutti noi lo abbiamo fatto – disse con tono serio – le ho parlato dopo, non che sia servito a qualcosa. Ha ottime ragioni per detestarci, lo sai. Lasciala perdere e basta
- Non essere così accondiscendente – ringhiai – non permetto a nessuno di trattarmi in quel modo, quella stronza si sente tanto superiore ma abbasserà la cresta – e la mia era una chiara minaccia.
Aiden lo percepì e mi afferrò il polso – Keno cerca di calmarti, si tratta pur sempre di Shannon.
Quelle parole avrebbero dovuto farmi ragionare, impietosire forse, ma fissai il mio amico dritto negli occhi senza provare minimamente nessuna delle emozioni che voleva istillarmi.
Dov'era finita la mia pietà? Forse era l'ennesima caratteristica che mi mancava.
Entrai in aula senza dire niente, notai immediatamente Shannon e James seduti ai loro posti, un banco dietro quelli che solitamente occupavamo io e Aiden. Andai spedito verso la sedia ma quando fui ad un passo vidi il piede di Shannon calcarla verso il banco, in modo da impedirmi di sedermi.
- Dannazione bambolina, se tiri fuori gli artigli così mi fai venire voglia di abbatterti sul serio – ringhiai mentre quella ricambiava il mio sguardo feroce.
- Io e James non vogliamo che tu ti sieda qui. L'idillio è finito, fattene una ragione – disse a denti stretti.
Li guardai brevemente entrambi, sapevo che James non aveva nemmeno le palle per pensare una cosa del genere, era tutta farina del suo sacco, quello che l'altro faceva era limitarsi a non dissentire.
- Ma guardatevi, così sicuri, così pronti a fare scudo l'uno per l'altra. Gli amici sono importanti, eh?
- Certo che lo sono, forse tu non hai abbastanza sentimenti per capirlo – concluse incrociando le braccia.
Io risi, cominciai a ridere talmente forte che un'espressione di preoccupazione comparve sul volto dei miei due amici che mi fissavano attoniti, persino alcuni compagni di classe avevano iniziato a fissarci confusi.
- Lasciate che vi ricordi una faccenda, proprio la tua preferita Shannon, quella che ti piace tirare in ballo quando ti fa comodo – cominciai e la vidi immediatamente irrigidirsi – quando c'era Samuel al tuo posto non ti ho mai visto tanto battagliera. Dov'era il tuo senso di amicizia? La tua cara lealtà? Quando si è trattato di difendere quell'amico, dov'era la Shannon desiderosa di giustizia? – risi di scherno davanti alla vergogna che stava apparendo sul suo volto mentre abbassava lo sguardo – io sono sempre il solito pezzo di merda, questo si sa. Ma tu? Quando Samuel si è sentito tradito e ferito, quando si aggirava per questi corridoi da solo, quando vi ha supplicato di essere dalla sua parte. Voi cosa stavate facendo? Forse eravate troppo impegnati a racimolare una posizione decente in questo gruppo, eravate alla disperata ricerca di approvazione e i problemi di Samuel non vi sono riguardati, visto che non si trattava di voi stessi
Erano impietriti, a nessuno piaceva rivangare quella vecchia storia quando si trattava di esserne coinvolto personalmente. La verità era che nella mia personale brutalità tutti riconoscevano della coerenza, non mi ero mai nascosto dietro comportamenti ambigui, ero sempre stato me stesso.
Ma non voi, voi che scagliate la pietra alla prima occasione solo se vi fa comodo.
- Per mesi vi ha cercato, sperava che almeno voi poteste capirlo e stare dalla sua parte ma avete preferito stare dalla mia, giusto? – mi avvicinai leggermente a loro, piegando il busto in avanti e inchiodando i loro occhi ai miei – quando quelli come voi mi vengono a parlare di lealtà ed amicizia, mi viene da vomitare
Lo scontro era finito ed era evidente chi avesse vinto la partita, non avevo altro da aggiungere, non mi era servito afferrare quella stronza per i capelli e sbatterle la testa sul banco fino a spaccargliela. Mi sollevai e spostai la mia roba in un banco libero poco più avanti e mi accomodai nella sedia, tirai fuori i libri e spostai lo sguardo fuori dalla finestra. Preferivo non concentrarmi troppo sulle occhiate degli altri studenti, di certo quella piccola scenetta avrebbe alimentato i pettegolezzi per un bel po'. Un altro bel gruppetto di amici che veniva mandato a puttane a due mesi dall'inizio dell'anno ... niente di nuovo comunque.
Pochi istanti dopo sentii Aiden prendere posto accanto a me, mi voltai lanciandogli una breve occhiata mentre lui era intento a sistemare le sue cose.
- Non devi stare qui per forza, sopravvivo anche da solo, possiamo beccarci a mensa – dissi senza un tono particolare, non era mia intenzione trascinare anche Aiden nei miei drammi.
- Non essere ridicolo – fu tutto quello che ebbe da aggiungere prima che il professore entrasse in aula.
La lezione di matematica fu lenta e noiosa come sempre e quando la campanella suonò tutti i ragazzi schizzarono fuori dall'aula il prima possibile. Soltanto i nostri due amici indugiarono appena, erano già in difficoltà, forse si chiedevano cosa avrebbe comportato un ulteriore divisione di quel gruppo. Chissà a quali privilegi avrebbero dovuto rinunciare.

 - Ehi ragazzi!

Fermammo il nostro passo nel corridoio quando un tipo dall'aria più grande ci venne incontro sorridendo, reggeva in mano una pila di volantini e ce ne passò due.
- Scusate il disturbo ma stiamo organizzando una festa epica, questo fine settimana è Halloween e abbiamo affittato questo locale sulla spiaggia. Ci sarà un gran casino! – disse in preda all'eccitazione prima di lascarci e braccare un nuovo gruppo di ragazzi.
Io sventolai il foglietto davanti al viso di Aiden – che ne dici, facciamo un salto? Sarebbe anche una buona occasione per convincere il tuo vampiro biondo a unirsi a noi. Non me lo hai ancora presentato, mi sento oltraggiato
Lui rise colpendomi la spalla leggermente con un pugno – Piantala di ficcare il naso, a Levin non piacciono le feste
- Dio che animo dark, mi sta battendo il cuore – continuai a prenderlo in giro mentre lui sollevava il dito medio, poi tornai serio – penso di portarci qualcuno alla festa
Aiden sembrò pensieroso per qualche istante – quel qualcuno non sarà Noah suppongo, ancora problemi?
- Come sempre, forse oggi ha smesso di assillarmi ma chi può dirlo la giornata è lunga – brontolai – voglio passare una serata divertente senza sentirmi oppresso
- E questo tipo ti fa divertire? – mi chiese indagatore.
Scossi le spalle – ancora non lo so, non lo conosco bene ma sono certo che non sia morboso come Noah. Ha l'aria di uno che capisce quando parlo
Aiden mi passò una mano intorno alle spalle – e non mi confessi di chi si tratta, fai il misterioso?
Toccò a me sorridere enigmatico – forse lo conoscerai alla festa! O forse nemmeno lui è il tipo da presentazioni! – lo scimmiottai.
Aiden rise e mi diede del coglione prima di separarci con la promessa di rivederci al solito tavolo all'ora di pranzo.
Mentre passavo lungo il corridoio non riuscii a fare a meno di notare Callum, ultimamente la sua presenza mi risaltava parecchio agli occhi. Era alto e con tutte le carte in regola per avere un fisico da atleta ma era tremendamente magro, faceva di tutto per occupare il minor spazio possibile. Proprio come in quel momento mentre parlava con uno dei giocatori di football, se ne stava appiattito all'armadietto e teneva la testa bassa mentre gli passava alcuni fogli. Non sembrava una conversazione amichevole ma, quando per un secondo i nostri sguardi si incrociarono, Callum face finta di non vedermi. Così anch'io lo superai senza guardarlo ulteriormente.  


Quando tornai a casa mi augurai di essere solo, purtroppo ad accogliermi c'era una pessima situazione, non feci nemmeno in tempo a varcare la soglia che il suono della voce di mia madre accompagnò il tonfo della porta d'ingresso.
- Keno!
Inspirai, non mi piaceva quel tono, ma non potevo sottarmi a quell'incontro così mi diressi in salotto dove la trovai intenta a leggere un romanzo. Si tolse gli occhiali da lettura e mi dedicò uno dei suoi sguardi più apprensivi.
- Vorrei parlarti di una cosa – disse incerta – sono molto preoccupata, devo dire
- Non penso ci sia qualcosa di cui tu debba preoccuparti – replicai e la sua espressione parve risentita.
Attento, non farle capire quello che pensi di lei.
- Un ragazzo è venuto a cercarti oggi, mi è sembrato molto insistente anche quando gli ho detto che tu non c'eri. Non mi è sembrato uno dei tuoi amici di scuola, era decisamente più grande. – disse con tono severo – sai dirmi chi potesse essere?
Fottuto Noah.
- Non saprei, sicura non si fosse sbagliato? – continuai.
- Mi ha chiesto di te Keno, sapeva che ero tua madre, non sono una stupida – rispose quella seriamente.
- Io non so davvero di chi possa trattarsi, magari ripasserà. Ora vado a fare i compiti – tagliai corto.
- Se ci fosse qualche problema, me ne parleresti? – insistette ancora – sono tua madre Keno, posso aiutarti se qualcosa ti preoccupa. Voglio solo il tuo bene
Vuoi solo che io somigli a voi e io preferirei morire piuttosto.
L'ennesima frase che mi toccò ingoiare prima di sorridere rassicurante, era meglio così, nessuno poteva sopportare davvero il vero me.
- Certo mamma, non preoccuparti. Vado a studiare – fu la mia risposta prima di voltare le spalle e salire in camera.
I miei non sapevano nulla di Noah ed era meglio così, probabilmente metterli al corrente della mia sessualità avrebbe fatto crollare il crocifisso nel soggiorno. Erano la classica coppia non troppo attaccata all'aspetto religioso se non quando dovevano usarlo per scusare la loro inettitudine o condannare ciò che non condividevano. La loro vita mediocre era un dono di Dio, la mia sessualità un peccato mortale.
Mi gettai sul letto sbuffando, presi il telefono e decisi di ridimensionare le ansie di Noah dandogli un nuovo motivo per cui smaniare. Gli scrissi un messaggio: Grazie tante per essere passato a casa mia a fare il pazzo, adesso mia madre crede che mi sia cacciato nei guai. Non potrò uscire questo fine settimana, vedi di darti una calmata o mi farai spedire in qualche scuola militare.
La sua risposta arrivò immediatamente, come se fosse lì pronto a leggere: Tutto bene? Cazzo, perdonami Keno, solo che non ti sento da giorni. Ti prego, ho bisogno di vederti.
Sorrisi mentre digitavo quelle ultime parole che forse avrebbero dato pace ad entrambi almeno fino a dopo la festa di Halloween: possiamo vederci la prossima settimana, lasciala sbollire un po'. Si scorderà di te e potremo uscire indisturbati.
"Non abbiamo rotto, vero?"
Sempre il solito, pronto ad elemosinare sicurezze.
"No, ma piantala di rompere le palle. Ci vediamo presto, ti scrivo."
"Ti amo Keno."
A quello non risposi e sapevo che anche lui non stava attendendo un ulteriore replica, finì lì, se potevamo chiamare quella una fine. Forse se fossimo tutti stati più onesti avremmo chiamato quello che c'era fra noi "ferita purulenta" e ci saremmo entrambi decisi a smetterla di lasciarci infettare.



ANGOLO AUTRICI: Cari lettori, come va? Siamo già arrivati al capitolo 15, state tutti bene? XD speriamo di sì perchè la strada è ancora lunga e non sarà tutta rose e fiori ( se mai lo è stata XD). Speriamo che la storia vi stia piacendo ed emozionando almeno quanto a noi sta piacendo scriverla. Come sempre siamo curiose di conoscere la vostra opinione. Quali sono i vostri personaggi preferiti? Come stanno andando le coppie che shippate? Avete qualche teoria in mente su come procederà la storia? Siamo curiose di sentirvi quindi fateci sapere! Alla prossima 

BLACKSTEEL


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