12. The Reason Why
Nella foto: Noah Crowlie
Desertum fecerunt et pacem appellaverunt.
(Fecero un deserto e la chiamarono pace, Tacito)
ALENCAR
Gli enormi palazzi delle case popolari apparivano uno uguale all'altro, con i loro mattoni rossi e l'aspetto anonimo. Ti facevano intuire che lì potevi trovare la stessa categoria di persone, esattamente come il loro aspetto dismesso e scialbo, lì ci viveva della gente mediocre, che tentava di arrampicarsi nella vita come meglio poteva. Quei posti erano anche ottimi nascondigli, c'era grande solidarietà nel vicinato e il passa parola correva più in fretta del vento. Quelli come me erano i primi ad essere notati e quando bussai tre volte alla porta dell'appartamento al secondo piano, sapevo già che il diretto interessato sarebbe stato irreperibile.
Il fatto di trovarmi davanti una gracile donna di mezza età non mi fece alcun effetto particolare, lei, invece, divenne improvvisamente tesa quando capì con chi aveva a che fare. Lanciò delle timide occhiate a me e al resto del gruppo alle mie spalle, vidi la sua mano stringersi sulla porta mentre provava a stento a parlare.
- Cosa desiderate? – chiese con un filo di voce.
- Stiamo cercando tuo figlio, è in casa?
- Cosa ... volete da lui? – sapevamo entrambi perché eravamo lì, la donna cominciava a non riuscire a mantenere la calma.
- Siamo suoi amici – dissi e feci un passo in avanti con convinzione, scostandola dalla soglia ed entrando.
- Mio figlio non è in casa! – protestò – dovrete ripassare
- Ah, non è qui? – chiesi con tono scettico – quindi non ti dispiace se diamo un'occhiata in giro? – feci cenno a Miles e lui scattò in avanti cominciando a perquisire la casa.
Saremmo potuti essere più delicati ma non era la linea che avevo deciso di seguire quel giorno, mi frapposi fra la donna e Miles che continuava a frugare fra la roba e fare irruzione nelle poche camere di cui era composta l'abitazione.
- Come ti chiami? – chiesi alla donna che adesso mi fissava confusa e spaventata allo stesso tempo.
- Margareth – sussurrò.
- Molto bene Margareth, adesso noi due dobbiamo fare un discorso molto importante – dissi in tono pacato – come avrai già capito, il tuo amato figlioletto non si trova esattamente in una situazione rosea. Si è comportato da vero pezzo di merda, ha cercato di fregare un uomo molto importante e cattivo. Ovviamente tu non hai colpe di tutto questo ma se non ci dai una mano finirai per rimetterci di brutto
Lei strinse i pugni e scosse piano la testa – io non so dov'è, non lo vedo da settimane
Risposta sbagliata pensai, mentre le passavo una mano intorno alle spalle e la sentivo farsi rigida per la paura, feci cenno a Tian di passarmi la mazza e lui ubbidì senza dire una parola. Adesso l'incertezza aveva abbandonato il volto della donna e c'era soltanto puro terrore riflesso nei suoi occhi. Sembrava volermi dire: Puoi davvero picchiare una donna innocente?
Sì, lo farò, ti farò male perché qualcuno deve pagare anche se spesso non è mai chi se lo merita davvero.
- Sei proprio sicura che tu non sappia dove sia? Non lo stai nascondendo da qualche parte, vero?
Non rispose questa volta, il fiato non le usciva dalla bocca, si limitò a scuotere la testa con decisione ed io mi allontanai di un passo da lei. Fu un movimento rapido e fluido come se io e quella mazza fossimo un tutt'uno. La colpii violentemente allo stomaco, vidi gli occhi della donna sgranarsi e il volto deformarsi per il dolore, non riuscì nemmeno a gridare, si afflosciò a terra come una foglia caduta. Ribadii il concetto, quindi sferrai un altro colpo contro il suo braccio destro e questa volta il rantolo di dolore uscì dalla sua bocca forte e chiaro.
- Margareth, Margareth, sono davvero senza parole. Sono certo che tu sia stata una brava madre e sono anche sicuro che vuoi proteggere tuo figlio a tutti i costi – iniziai – ma facciamoci due conti: tu sei qui a prenderle mentre lui sta nascosto come un topo di fogna, ruba i tuoi risparmi per comprarsi la roba e lascia la donna che lo ha messo al mondo in mano a gente come noi – le ricordai – io penso che ci siano dei limiti anche per le brave madri come te. Vuoi davvero questo? Morire qui? Pestata a morte per colpa di quell'ingrato bastardo che ti è sgusciato via dal ventre e ha rovinato la tua vita? – le chiesi, lei non rispose ovviamente ma continuava a fissarmi boccheggiante – Provo molto rispetto per te ma questo non mi impedirà di spaccarti la faccia con questa mazza. Quello che ti chiedo è: ne vale davvero la pena per un figlio come lui?
Non attesi risposta, mi preparai direttamente a colpire, questa volta in pieno viso, le accarezzai prima uno zigomo con la mazza in modo che sentisse la superficie dura e fredda del metallo, poi la tirai indietro prendendo un grande slancio. Accadde tutto in un secondo, mossi il braccio per assestare il colpo e contemporaneamente la sua mano si mosse di scatto indicando un punto ben preciso dietro il divano logoro. Io aggiustai il tiro e invece di infrangere la mazza sulla sua faccia le passai sopra di qualche millimetro, riuscii ad evitarla anche se lei urlò comunque per la paura. Il mio volto divenne molto serio mentre fissavo la direzione di quel dito tremante, vidi Miles accostarsi al divano e farmi cenno con il capo.
- Sai Margareth, dovresti proprio andare al pronto soccorso per quella brutta contusione. Gli incidenti domestici sono la prima causa di morte in America, lo sapevi? Fai attenzione la prossima volta che esci dalla vasca da bagno, le piastrelle bagnate sono davvero infernali.
La donna annuì annaspando un momento prima di riuscire a sollevarsi totalmente dolorante, poi si diresse alla porta e sparì senza voltarsi indietro. Sapeva che probabilmente non avrebbe più rivisto suo figlio ma il nostro incontro aveva decisamente reimpostato le sue priorità, forse avrebbe sofferto per la morte del suo bambino ma quel dolore sarebbe sicuramente guarito prima delle ferite che gli avevo inferto. Come lo sapevo? Semplice; altrimenti si sarebbe lasciata uccidere.
Miles spostò il divano con un movimento secco e apparve davanti ai nostri occhi una grossa grata nella parete, l'intercapedine fra una palazzina e l'altra. Miles liberò l'apertura dalla grata che venne via facilmente, era abbastanza grande da far si che una persona ci si infilasse dentro. Quando il mio amico ci mise un braccio e cominciò a tirare forte sentimmo finalmente le urla di quel bastardo.
- No, cazzo no, lasciatemi, no, no, no
Miles lo tirò dalle caviglie fino a farlo uscire dal suo orrido nascondiglio, sporco di polvere e merda di topo, con i suoi occhi sgranati e pieni di lacrime. Alle mie spalle Tian aveva già tirato fuori il cellulare.
- Ce lo abbiamo – disse e poi attese.
Io mi piegai sulle ginocchia poggiando la mazza alla mia spalla in un gesto rilassato, adesso avevamo gli occhi alla stessa altezza e sorrisi leggermente mentre pronunciavo le ultime parole che avrebbe avuto modo di sentire.
- Sei fottuto -
Gli ordini per quel giorno erano soltanto di aspettare che gli uomini di Kurt venissero a prenderlo ed era esattamente quello che avevamo fatto. Quel povero bastardo se lo erano trascinato in lacrime mentre si pisciava addosso e chiamava il nome di sua madre che era fuggita abbastanza lontano da non doverlo sentire. Sapevamo tutti che quando Kurt chiedeva che qualcuno fosse portato da lui non era mai un buon segno, sarebbe morto lentamente.
Salimmo di nuovo tutti in macchina ed arrivati nei pressi di Coney Island ci separammo, per quel giorno era meglio mantenere un basso profilo e aspettare nuove chiamate. Prima di dividerci Tian indugiò ancora in auto, sapevo esattamente di cosa voleva parlare e io sperai che quello non fosse il momento in cui aveva deciso di prendere l'argomento, ma evidentemente mi sbagliavo.
- Come stai?
- Bene, come altro dovrei stare? – cercai di mettere un'intonazione decisa in modo da fermare qualsiasi suo tentativo di parlare ma ovviamente non ci riuscii.
- Hai fatto di tutto per evitare l'argomento in questi giorni ma penso che tu non abbia smesso di pensarci
Non lo avevo fatto ma non dissi nulla. Quello che era successo fra me e Callum era qualcosa di troppo grosso e pericoloso, mi ero lasciato troppo coinvolgere da quel viso sofferente. Lo avevo fatto per salvarlo, era questa la verità che Tian cercava di estorcermi ma che non potevo permettermi di rivelare. Non dovevo assecondare la mia sciocca natura sentimentale che mi portava a lottare per cause perse in partenza, non era a Callum che dovevo la mia lealtà, era quello che continuavo a ripetermi da giorni.
- Alencar – mi chiamò ancora Tian cercando di riportarmi al presente.
Io scossi la testa – smettila
- Mi auguro che tu non stia pensando di averla tradita – continuò senza ascoltarmi.
- L'ho fatto invece – mormorai – non avrei dovuto toccarlo e vedi di smetterla di cercare di incoraggiarmi. Io e Celia abbiamo un equilibrio, non lascerò che lui si metta in mezzo.
- Lui è già in mezzo Alencar! – ribattè stremato – Dio, stai parlando della sua vita! È lei che
Si fermò, capì che si stava spingendo troppo oltre, io non smisi di fissarlo con il mio sguardo più ostile ma lui si ricompose immediatamente.
- Avete eretto la vostra pace sopra un vulcano – disse alla fine – è tutto troppo instabile e precario. Lui non resterà in silenzio per sempre, vorrei solo che tu capissi che non siete tu e Celia. Non potrai mettere a tacere Callum per sempre con le minacce. Perché anche se non ti piace ammetterlo il punto è sempre lui, il centro di tutto ...
Proprio come se fosse una sorta di magia lo vidi, spostai lo sguardo da Tian alle sue spalle lungo il marciapiede. Callum stava camminando con il suo solito passo impacciato ed una busta stretta nella mano, non mi aveva ancora notato ma bastarono altri pochi passi perché si rendesse conto della mia auto parcheggiata e poi anche delle nostre figure.
Rimase stranito per un momento e probabilmente se la sarebbe data a gambe se Tain non avesse preso le redini della situazione.
- Ehi Ciao. Callum, vero? – lo salutò.
Quello parve incerto, prima guardò me, come se attendesse una sorta di permesso per aprire la bocca, poi si decise ad annuire semplicemente.
- Ciao ... - mormorò alla fine – ci ... conosciamo?
- Alencar mi ha parlato di te – disse il mio amico con una punta di divertimento ed io sbuffai.
Mi ritrovai a fare il giro dell'auto per frappormi tra loro e allontanare Callum, che mi seguì immediatamente. Restammo per un momento in silenzio, lui mi fissava con il suo solito sguardo intimidito e stringeva nervosamente la busta tra le dita.
- Che ci fai da queste parti? – chiesi senza mettere un'intonazione particolare.
Lui sembrò rilassarsi leggermente – stavo comprando alcune cose per la cena, tuo padre mi ha dato una lista – rispose mostrandomi il sacchetto e il pezzo di carta.
- Mangi con il vecchio adesso?
Lui sorrise leggermente – siamo solo noi ora, sto cercando di seguire un po' la dieta del dottor Fisher. Comunque se ti va di passare da casa qualche volta ... lui resta in ufficio molto spesso
Cadde nuovamente il silenzio e il mio sguardo si incupì, Callum aveva intuito di essersi spinto troppo oltre e cominciò a scuotere la testa.
- Scusa ... - mormorò.
- Quello che è successo l'altra notte – cominciai a dire e questo bastò per allarmarlo – non deve più ripetersi. Lo capisci, vero?
Lui annuì e sollevò lo sguardo, non succedeva spesso che mi guardasse direttamente negli occhi, forse era la prima volta dopo mesi ma i nostri sguardi si incrociarono. I suoi occhi grigi erano tremendamente luminosi e intensi in quel momento, facevano trasparire una sorta di sicurezza che li rendeva penetranti.
- Mi dispiace di averti fatto preoccupare, ti prometto che non perderò più la testa
Non ero preoccupato per te, non ero preoccupato per te.
- Posso farti solo una domanda? – adesso c'era una leggera tensione nella sua voce – io non ricordo ... c'è un buco nella mia testa, qualche settimana dopo che vi siete incontrati ... voi avevate, ehm, iniziato a stare insieme. Non ricordo nove giorni della mia vita, è un sacco di tempo ...
- Vuoi sapere cos'è successo? – gli chiesi direttamente e lo vidi annuire – mi ha aiutato a disintossicarmi, l'astinenza mi ha reso quasi un vegetale. Lei è rimasta lì, si è presa cura di me
Il suo volto sembrò d'un tratto più consapevole – capisco perché la ami, cercherò di non ostacolarvi. Non so se io sarei stato in grado di aiutarti, sono felice che lo abbia fatto lei. Non tutto il male viene per nuocere, giusto?
In quel momento capii il significato delle parole di Tian, non eravamo solo io e Celia, c'era anche Callum e io non ero pronto a farlo a pezzi davvero.
- Vai bene così, non devi fare niente di diverso. – mormorai.
Lui accennò un leggero sorriso e mi resi conto che quella era la prima volta che mi sorrideva, fu un gesto timido e pieno di gratitudine.
- Allora vado, altrimenti tuo padre inizia a lamentarsi – disse e io mi riscossi appena, lo vidi voltare lo sguardo alle mie spalle, verso Tian di cui mi ero dimenticato la presenza – ciao allora
- Ciao a te – rispose il mio amico.
Poi lo vidi voltarsi e riprendere il suo percorso senza guardarsi indietro. Sentii il mio amico affiancarsi a me e poggiarmi una mano sulla spalla.
- Coraggio, dimmi che è ancora lui l'egoista –
Quella volta restai in silenzio.
KENO
Quella sera ci eravamo riuniti tutti in spiaggia, la solita compagnia circondata da birra, musica e qualche faccia nuova. Fra Shannon e me le cose non erano migliorate ma non era nell'interesse dalla mia cara amichetta prendere una posizione troppo decisa. Nonostante le parole sprezzanti e le occhiate poco gentili che mi lanciava non era pronta a scommettere che fra noi due fosse stata lei quella che gli altri avrebbero scelto. Non era arrivato nessun ultimatum del tipo o me o lui, quindi ci eravamo ritrovati ancora lì tutti insieme a fare finta di essere le stesse persone di tanti anni fa.
- Ti stai già facendo un paio di seghe mentali? A che proposito stavolta?
La voce di Aiden mi fece ritornare al presente e mi toccò scuotere debolmente la testa, ci eravamo un po' isolati dal resto del gruppo, era una cosa che succedeva sempre più spesso ormai, ci ritagliavamo degli spazi per noi senza neanche rendercene conto. Nonostante rimproverasse a me la disattenzione, anche il mio amico aveva un'espressione piuttosto meditabonda mentre reggeva in mano una birra che avrebbe lasciato lì a scaldarsi.
- Che ti prende Aiden? Non sono l'unico incasinato stasera – gli feci notare.
- Come se non lo sapessi o valesse la pena parlarne ancora – sospirò – ho rivisto Andrew un paio di sere fa. Ecco cosa succede –
- Non dimenticarti di Levin – gli ricordai con un leggero sorriso e lui sollevò gli occhi al cielo.
- Dimenticarlo? Anche con lui... beh, è successo di nuovo, stavolta nel bagno della scuola. Anzi parliamo chiaramente, io ho fatto in modo che succedesse – disse con un'espressione sul volto inequivocabile.
A quel punto scoppiai a ridere scuotendo appena la testa – sai benissimo come la penso, non serve che ti incoraggi oltre! –
Quello sbuffò e tirò fuori un filtro dalla tasca, lo sistemò fra le labbra e lo accese, l'odore dell'erba era forte tanto che infestò immediatamente l'aria.
- Sul serio? – gli chiesi facendolo ridere – sei proprio in vena di trasgressione quindi
Quello annuì divertito, i suoi occhi erano diventati leggermente lucidi – per stasera basta pensare a uomini stronzi, ragazzi sexy da morire e conti che non quadrano a fine mese. Divertiamoci, ok?
Mi ritrovai d'accordo, così allungai una mano verso di lui – passamela dai
Aiden mi rifilò un'occhiata divertita – vuoi fumare? Sei sicuro? – rise – diventi estremamente molesto e stronzetto quando sei fatto
Lo sapevo bene ma per quella sera avevo voglia di lasciarmi andare, di non pensare al fatto che mi fossi nuovamente lasciato coinvolgere da Noah, che mi ritrovassi tremendamente al punto di partenza.
- Prometto di non scoparmi il nuovo ragazzo di Shannon – risi aspirando una boccata dal cilindro – è così mediocre e palloso che non mi ecciterebbe nemmeno dopo tutte le canne del mondo
Aiden rise forte – buono a sapersi, già ti odia, non peggioriamo le cose
Al quarto tiro riuscivo perfettamente a sentire quella sensazione di leggerezza, come se fossi dentro ad una bolla, come se nulla potesse toccarmi, sentivo caldo e d'un tratto ero incapace di restare fermo e seduto in quella spiaggia.
Così mi sollevai attirando l'attenzione del mio amico, mi voltai proprio verso di lui mentre cominciavo a spogliarmi.
- Facciamo un tuffo!
- Stai scherzando? – rise scuotendo la testa – l'acqua sarà gelida
- Non rompere le palle e spogliati – brontolai facendolo ridere ancora più forte, anche lui era parecchio su di giri.
Così ci trovammo entrambi nudi, con solo gli slip addosso, diretti a grande velocità verso l'acqua scura, l'impatto fu davvero terribile, il mare era freddissimo ma nessuno dei due smetteva di ridere.
- Mi verrà la polmonite! Porca puttana! E domani ho un lavoro per l'agenzia! – continuava a ripetere Aiden mentre cercava di tenersi in equilibrio.
- Cazzo, è gelida! – mormorai mentre cercavo già di uscire.
-E' quello che ti avevo detto! Che idea di merda, Keno – disse Aiden, battendo i denti dal freddo – Cristo, non riesco a smettere di tremare
In quel momento mi voltai e lo inchiodai con lo sguardo, per un istante ero tornato perfettamente lucido e feci quella domanda con consapevolezza – fra le braccia di chi vorresti scaldare il tuo corpo tremante?
Calò il silenzio a quel punto, negli anni passati la risposta sarebbe arrivata in un secondo ma quella sera vidi l'incertezza e l'amarezza negli occhi del mio amico. Non mi rispose e non fu necessario che lo facesse perché sapevamo entrambi che Andrew non era più quel genere di uomo per Aiden. I suoi abbracci non lo riscaldavano più, erano privi di qualsiasi emozione per il mio amico e forse in quel momento se ne rese conto ancora più chiaramente.
Poi si fermò improvvisamente e dal suo viso confuso emerse uno strano sorriso, mentre puntava gli occhi davanti a sé, io mi voltai per cercare di individuare cosa stesse guardando e mi trovai a combattere contro un forte brivido. Noah era lì, a pochi passi dai nostri vestiti.
- Prima che tu possa andare ad insultarlo, sono stato io a chiedergli di venire qui – mi disse Aiden, adesso stavamo andando a riappropriarci dei nostri abiti abbandonati – è una bella serata Keno, per una volta lascia perdere qualsiasi risentimento e goditelo, è qui per te
Non aggiungemmo altro, ancora pochi passi e mi ritrovai davanti a Noah che mi fissava con un leggero sorriso. Potevo sentire gli occhi degli altri ragazzi su di noi, all'infuori di Aiden nessuno conosceva Noah, non mi curai di loro però. Lo stavo fronteggiando mentre fissavo il suo viso, il mio corpo era freddo e scosso da piccoli brividi, si era alzato un vento pungente.
- Hai fatto il bagno? – chiese divertito – tremi come una foglia
Io non dissi niente, lo osservai togliersi la felpa, rimanendo soltanto con una maglietta con le maniche corte, e poi mi aiutò ad indossarla mentre con le mani mi accarezzava le spalle per cercare di scaldarmi.
A quel punto mi sporsi in avanti facendo qualcosa che non si aspettava, lo baciai, lo sentii sobbalzare appena ma si riprese subito approfondendo quel contatto. Io portai le braccia a circondargli le spalle mentre mi sollevavo leggermente in punta di piedi, sentivo anche le sue mani su di me che mi accarezzavano i fianchi.
Ci staccammo solo quando entrambi non riuscimmo più a trattenere il fiato. Mi fissò ancora dritto negli occhi e sentii le sue dita sulle mie guance.
- Hai fumato? – chiese con tono allarmato.
- Già ... - mormorai avvicinando di nuovo il mio viso al suo – e sono parecchio su di giri
Quello scosse la testa – non vuoi presentarmi il resto dei tuoi amici?
- E perché mai? Non avrebbero nulla di carino da dirti su di me – risi.
- Keno! Che fai non ci presenti il tuo amico? – disse la voce squillante di Shannon, potevo percepire una punta di divertimento nel suo tono.
Io rimasi lì dove stavo, ancora stretto fra le braccia di Noah – stiamo andando via
- Ma dai! Perché? C'è la musica, la birra, sono così curiosa di conoscerlo. – continuò lei facendogli l'occhiolino – non capita tutti i giorni di incontrare il ragazzo che si è tenuto buono il nostro Keno! Quanto tempo? Un anno? Sei lo stesso ragazzo di quella volta, vero? Alla fine Samuel si sbagliava
Puttana dalla bocca larga.
Avrei preferito colpirla, mettere a tacere quella vocetta soddisfatta e, se non avessi avuto così tanti testimoni davanti, lo avrei fatto ma alla fine mi trattenni, stringendo appena i pugni. La rabbia però era perfettamente visibile sul mio volto e questo allarmò persino James che si era avvicinato di qualche passo.
- Dovresti stare attenta Shannon – dissi in un sussurro – l'invidia fa invecchiare la pelle, non vorrei che ti svegliassi con la faccia di una mummia un giorno di questi
I suoi occhi si assottigliarono – e sarebbe te che dovrei invidiare? No grazie, preferisco avere degli amici che non mi detestano
- Beh, io preferisco avere una spina dorsale
Mi voltai a quel punto, recuperando i miei vestiti e trascinando Noah lontano da loro. Era da parecchio tempo che la faccenda di Samuel non usciva a galla e sapevo che quel commento era stato fatto per ferire Noah più che me, per ricordargli con che essere meschino si stava invischiando.
Era successo tutto più di un anno fa, quando io e lui avevamo litigato per la prima volta, i motivi erano sempre gli stessi, quelli che ormai si protraevano da anni.
Mi fai sentire indesiderato. Sembra che tu non voglia stare con me. Sei distante. Perché mi tratti come se mi stessi facendo un favore a restare con me.
Noah aveva fatto il primo tentativo di chiuderla, mi aveva detto che ne aveva abbastanza del mio comportamento. Quella sera io e gli altri eravamo andati ad una festa, proprio a casa di Samuel e sua sorella Maya. Lui aveva sempre avuto una cotta per me ma non aveva il coraggio di dirmelo, io lo avevo capito da tempo ma mi limitavo ad ignorarlo, quella sera però ero arrabbiato. Avevo appena sperimentato la frustrazione di un rifiuto da parte di Noah e tutto quello che volevo era fare del male a qualcuno. Eravamo tutti ubriachi e proprio quando lui si sollevò per andare in bagno io lo seguii, sapevo che avrebbe ceduto subito e fu quello che accadde. Lo baciai in corridoio e lui si sciolse, andammo in camera sua e fu la sua prima volta, lasciò che fossi io a prendermi la sua verginità, ad affondare dentro di lui.
Dopo quella sera cominciai ad evitarlo, sia a scuola che nelle uscite di gruppo, lui inizialmente era troppo intimidito per dire qualcosa ma presto quella timidezza divenne frustrazione e poi rabbia fin a quando non decise di affrontarmi. Mi chiese cosa significasse per me quello che era successo, se io provavo davvero qualcosa per lui ed io mi limitai a trattarlo con distacco. Lo stavo umiliando e quando vidi Noah apparire davanti ai cancelli della scuola mi sembrò un ottimo modo per chiudere la faccenda. Andai da lui sotto gli occhi increduli di Samuel e mi bastò un bacio accompagnato dalle parole giuste per riprendermi Noah.
Sei la persona più meschina che io abbia mai visto, sei una maledizione per chi ti sta accanto, non meriti me e non meriti lui, dovresti solo marcire.
Dopo quelle parole Samuel e sua sorella cambiarono scuola, aveva cercato inizialmente l'approvazione del gruppo, ma Aiden non mi aveva tradito e lo stesso fecero mio cugino, Shannon e James. Samuel si sentiva solo in quella dura battaglia e nessuno di noi lo vide più dopo quelle settimane di litigi e furia, era diventato uno spettro, una sorta di arma bianca da sfoderare per cercare di ferirmi.
- Non lo hai più fatto, vero? – la voce bassa di Noah arrivò al mio orecchio accompagnata dal rumore della porta che veniva chiusa alle mie spalle.
- Fatto cosa?
- Andare a letto con altri ragazzi mentre noi due ... - ci pensò su un momento – abbiamo delle divergenze
Io sorrisi leggermente, scuotendo la testa e portando una mano ad accarezzargli il viso.
- Quel tipo dell'altra sera per esempio ... non ci saresti andato a letto, vero? Stavi ...
- Solo cercando di farti ingelosire – terminai io per lui – vieni qui ...
Mi allungai nuovamente verso di lui cercando di baciarlo, le nostre bocche erano ad un soffio di distanza ma quando portai le dita all'apertura dei suoi jeans lo sentii prendere le distanze.
- Sei ancora su di giri per l'erba, dovresti fare una doccia e dormire un po'
No, questo no. Non cadrò nel tuo ennesimo tranello.
- Andiamo ... - mormorai con tono invitante mentre mi slacciavo i pantaloni e lasciavo che fosse la sua felpa tutto ciò che mi copriva – dici sempre che mi trovi sexy con i tuoi vestiti addosso. Perché non ci divertiamo un po' ...
Lo trascinai in camera da letto e mi distesi lungo il materasso in una posa parecchio invitante, lui si sdraiò accanto a me ed iniziò a baciarmi lungo il collo. Sentivo di avere la situazione in pugno, aprii ancora di più le gambe quando sentii la sua mano scivolare sotto il mio intimo. Aveva iniziato a massaggiare il mio sesso, lentamente, io continuavo ad ansimare mentre cercavo le sue labbra. Baci bollenti e sospiri, era l'unica cosa che la mia mente riusciva ad elaborare oltre il piacere che si intensificava fra le mie gambe. Noah era dannatamente bravo, conosceva tutti i movimenti giusti per farmi godere sempre di più, persino il ritmo con cui percorreva la mia erezione era fantastico.
- Noah ... - il suo nome mi sfuggì di bocca come una preghiera – io ... non ce la faccio
Lui non si fermò, anzi, approfondì il massaggio sempre di più mentre sentivo gli spasmi dell'orgasmo che non riuscivo più a trattenere. Alla fine cedetti, riversando il mio seme nella sua mano mentre un ultimo bacio suggellava quel momento, persino la vista mi si appannò appena mentre sentivo la sua presa abbandonare il mio sesso. Eravamo entrambi stesi sul letto su un fianco, adesso ci stavamo guardando negli occhi, cercai di allungarmi ma lui non mi permise di toccare altro che non fossero le sue labbra.
- Adesso riposati
Non volevo addormentarmi ma lo feci comunque, non me ne resi neanche conto ma quando riaprii gli occhi era già mattina. Potevo vedere la luce filtrare appena dalle tende e illuminare il volto serafico di Noah che si era stretto a me nel sonno. Io ero lì, ancora con la sua felpa addosso, circondato dal suo odore e dal suo corpo.
Cosa cazzo stai facendo?
Mi sollevai di scatto e questo lo svegliò, mi ritrovai i suoi occhi confusi che mi fissavano.
- Che succede?
- Non sarei dovuto rimanere qui – mormorai con una nota di rabbia nella voce, ero stato uno stupido.
Mi mossi in fretta liberandomi della felpa e cercando i miei vestiti, lui si alzò e mi venne dietro tentando di interpretare il mio comportamento folle e nervoso.
- Perché non fai una doccia e ti calmi un attimo – disse continuando a starmi addosso.
- No! – ringhiai – devo solo trovare i miei vestiti e andarmene di qui
Mi sentii afferrare, la sua mano mi reggeva il polso e i suoi occhi erano diventati molto attenti e penetranti – si può sapere perché stai dando di matto adesso?
- Non avremmo dovuto farlo – dissi mentre mi liberavo dalla sua presa e mi allacciavo i pantaloni.
- Fare cosa? Dormire? Non dovevamo dormire insieme? È questo che ti sta mandando fuori di testa? – potevo sentire il suo risentimento in quelle parole e anche la totale incapacità di comprendere le mie ragioni.
- Non sono fuori di testa, ho solo bisogno di tornare a casa. Di usare la mia dannata doccia e dormire nel mio letto
- Dimmi che non lo stai facendo di nuovo – mormorò con tono serio e addolorato – dimmi che non stai usando questa come l'ennesima scusa per cercare di allontanarmi
- Dio Noah, sei proprio un ragazzino – dissi mentre giravo la maniglia dell'ingresso, ad un passo dalla libertà.
- Dimmi perché devi tagliarmi fuori ogni volta invece di dirmi cos'è davvero che ti fa paura
Non risposi, aprii la porta e uscii senza dire niente, percorrendo il corridoio a passo svelto e sicuro, senza voltarmi. Perché. Erano belle domande, forse nemmeno io avevo le risposte, mi bastava continuare a scappare senza lasciarmi toccare da niente e nessuno. Ci avrei pensato alla fine, se mai qualcuno mi avesse presentato il conto delle mie pessime azioni, se esisteva un Dio allora avrei chiesto a lui perché fossi così malevolo. Forse avrebbe potuto sistemare ciò che non andava in me prima di punirmi.
AIDEN
Guidare lungo le strade affollate di Brooklyn mi ricordava che con ogni probabilità il mio tempo in città stava per scadere; sempre più spesso mi domandavo quanto di quello che avevo provato tanto disperatamente a tenermi stretto fosse già destinato a sparire. Tanta fatica per cosa? Per degli amici a cui non sarei mancato poi così tanto? O forse per un ragazzo immeritevole che continuava a darmi per scontato e che probabilmente non mi aveva mai amato, né lo avrebbe mai fatto?
Ma quella sera non c'era tempo per quel genere di pensieri infelici. Il mio strano malcontento lasciò presto il posto ad un'euforia insensata che però fluiva nelle mie vene e faceva da carburante. Mi sentivo dannatamente bene mentre mi atteggiavo a fare quello a cui non mancava niente, avrei finto di poter divorare il mondo in un solo boccone e tutti avrebbero creduto alla mia farsa.
La vista della villa di Levin, appena illuminata dagli eleganti lampioni da giardino, mi ricordò quanto le nostre origini fossero diverse. Cosa diavolo aveva da ribellarsi uno come lui? In fin dei conti era molto più simile ad Andrew che a me ... entrambi ricchi da far schifo e con una dannata famiglia solida alle spalle, pronta ad appoggiarli e a tirarli fuori dai casini in ogni istante. Eppure non sembravano soddisfatti neanche così.
Quei pensieri acidi morirono nell'esatto istante in cui lo vidi venire fuori dall'imponente cancello di casa. Rispose alla mia vista con un sorrisetto e una linguaccia, per la prima volta stavo osservando la parte tenera e infantile di Levin e la cosa non mi dispiaceva affatto, capii. Doveva esserci molto di più dietro quella facciata fredda e distaccata che tendeva a mostrare al mondo, però non avevo idea se avrei mai avuto la possibilità o la voglia di vedere oltre la superficie.
Levin venne verso di me stringendosi nel suo lungo cappotto di cuoio nero, mi sembrava quasi un miraggio vederlo a quell'ora della sera, in procinto di seguirmi in auto e passare la notte con me. Finalmente un vero appuntamento a cui non avevo dato buca.
- Wow, ti sei messo in tiro per me?
Lo guardai con la mia migliore espressione stranita e divertita allo stesso tempo – Come, scusa? Io sono sempre così bello! Cosa stai cercando di insinuare? –
Levin sorrise appena, le sue dita mi sfiorarono la guancia in un gesto affettuoso – Davvero porti tanto profumo anche a scuola? E questo strano abbinamento tra giubbotto di jeans e pantalone, sa tanto di uno che ha passato almeno dieci minuti davanti allo specchio a provare di tutto ...
- Che c'è? Vuoi sentirti dire che mi sono vestito bene per te? – lo provocai, facendomi sempre più vicino, tanto da poter percepire anche il suo profumo adesso – vedo che anche tu lo hai messo. E guarda che bei capelli morbidi e freschi di shampoo
- Da quando in qua è diventato un crimine farsi un bagno?
- Lo è se decidi di non invitarmi a partecipare – stavo per baciarlo, ma capii che non era il momento adatto. Qualcuno avrebbe potuto vederci dall'interno di casa sua e d'altronde non avevo idea di quanto i suoi genitori sapessero riguardo la sua sessualità.
- Bastava dirlo. La prossima volta ti lascerò un posto in prima fila per assistere. Ma dimmi, dov'è che andiamo?
Finsi di pensarci su un attimo, poi gli lanciai un'occhiata maliziosa – Dipende da dove preferiresti vedermi nudo. Ti do qualche opzione. Possiamo andare in spiaggia, ne conosco un paio abbastanza isolate, oppure possiamo andare a casa mia, visto che mia madre copre il turno serale oggi non dovrebbero esserci dei problemi
- Oppure possiamo rimanere qui in auto. Sembra abbastanza comoda e non dovrai farmi aspettare – Levin passò la sua mano tra i miei capelli, poi lo vidi abbassarsi piano sulla mia spalla, stava per baciarmi il collo e anche solo quell'attesa mi fece rabbrividire dal desiderio.
- Dannazione Eickam, tu s-sì che sai come parlare ad un ragazzo. Quale romanticismo!
- Se stai cercando Pablo Neruda hai sbagliato persona. L'ultima volta che l'ho fatto con qualcuno ero in carcere, in una dannata doccia spaziosa la metà della tua auto. E vieni a parlarmi di romanticismo? – era stato un sussurro bassissimo contro il mio orecchio. Rabbrividii quando la sua lingua bollente si accostò al lobo del mio orecchio.
- L-levin, sto guidando
- Lo vedo. Perché non ti fermi allora? Chiaramente non riesci a fare entrambe le cose
Un'altra risata bassa, il suo respiro fresco si infranse sulla pelle sensibile del mio collo e mi lasciò tremante. Ero confuso adesso, non era semplice guidare e guardarmi intorno alla ricerca di un posto che avrebbe potuto fare al caso nostro. La bocca di Levin non smetteva di seviziarmi, ma non osavo lamentarmi, la sua lingua e come la muoveva mi piaceva un sacco.
- Tra un paio di metri c'è un Wal-Mart, oggi ha il giorno di chiusura. Parcheggiati lì – disse lui, sollevando un attimo lo sguardo sulla strada. Aveva interrotto la sua tortura e soltanto in quel momento stavo riuscendo a recuperare il senno e le forze
- I-il parcheggio di un supermercato? Davvero? – esalai – incredibile.
- Ti lamenti ma non ti opponi – mi fece notare Levin, ancora una volta aggredì il mio collo, stavolta piazzandomi un bacio con morso annesso. Trattenne il respiro, ero dannatamente sorpreso da quel Levin che mi stavo trovando davanti quella sera.
- E pensare che a scuola non fai altro che tirartela da matti. Guardati adesso, mi stai molestando perfino mentre guido. Hai una doppia personalità di notte. Cazzo, sei davvero un vampiro tu
Lui fece spallucce e aprì le labbra in un sorriso malizioso – In effetti mi piace succhiare ...
A quel punto avevo perso le parole.
- Me l'hai servita su un piatto d'argento, Aiden
- E fai anche dell'umorismo adesso. Un vampiro cabarettista. Quali altre sorprese mi riserverai ancora? – il mio sarcasmo riusciva a celare a malapena una strana tensione che solitamente non faceva parte di me, almeno non in situazioni del genere. Il parcheggio enorme e vuoto del Wal-Mart si estendeva davanti a noi, illuminato soltanto da alcuni lampioni lontani. In quel momento il volto tranquillo di Levin era rivolto verso di me, i suoi occhi che di sera apparivano neri come abissi infiniti avevano uno strano potere, sembravano emanare una lucentezza e una calma assoluta che finiva per abbracciare ogni cosa, perfino me.
Mi tolsi il giubbotto con lentezza, senza mai smettere di guardarlo. Si era fermato, niente più assalti spietati sul mio collo o baci rubati, anche Levin mi fissava con attenzione, quasi studiandomi, così non gli permisi di continuare, non volevo essere giudicato, né fermato. Volevo continuare su quella strada senza guardarmi indietro, senza pensare alle conseguenze che poi si sarebbero abbattute su di me.
- Non devi andare fino in fondo se non vuoi
Le sue parole morirono sulle mie labbra nell'esatto momento in cui mi misi a cavalcioni sul suo corpo e lo baciai, attirando il suo viso contro il mio. Levin rispose in fretta, le sue labbra fresche erano morbide ed invitanti, ma i suoi morsi mi facevano gemere ed eccitare più di tutto il resto.
- Lo voglio. Vuoi sentire quanto? – a quel punto afferrai la sua mano stretta intorno alla mia vita e la condussi sul tessuto sottile del mio pantalone, all'altezza dell'inguine. Levin rise piano, poi abbassò la testa per sbirciare il rigonfiamento in basso, ma non trovò nient'altro da aggiungere. Anche lui era eccitato da morire, stavamo respirando a fatica, non volevo smettere di baciarlo e di lasciare vagare le mie mani ovunque su quel corpo da scoprire. Gli sfilai via la maglietta poco dopo, il suo petto pallido e con dei muscoli accentuati tremava sotto i tocchi lievi delle mie dita. La sua pelle era perfetta, liscia e glabra, eccetto per una striscia di peluria chiara che si scendeva giù, dove la cinta dei pantaloni mi impediva di arrivare. Mi tirai giù reggendomi alle spalle dritte e larghe di Levin, mentre lui mi liberava dei miei pantaloni in un attimo. Finalmente la mia pelle nuda poteva aderire alla sua e le sue mani potevano toccarmi ovunque come stavano già iniziando a fare. Mi lasciai andare ad un gemito basso quando Levin iniziò a cospargere le mie cosce di baci e morsi
- Bene, bene. Ho trovato uno dei tuoi punti più sensibili
Sentivo le sue parole a stento, i miei gemiti erano troppo alti. Volevo moderarmi, mordermi le labbra pur di non mostrarmi così dannatamente preso, ma Levin non mi dava modo di farlo. Saperlo così vicino al mio inguine mi mandava fuori di testa, così come la vista della sua lingua che passava in rassegna il mio addome, ogni attimo più in basso, fino a quando non toccò l'elastico dei miei slip. Ci guardammo per qualche istante, gli occhi scuri di Levin mi divoravano, era difficile perfino respirare
- Avevi detto che ti piace succhiare, vediamo se sei alla mia altezza – biascicai piano, con una voce che non sembrava appartenere neanche a me.
Eccolo lì, la mia mano scivolò in automatico tra i suoi capelli chiari e morbidi nel sentire i miei slip venire giù, anche Levin agì in fretta, come chi non potesse più resistere a quel richiamo. Baci e leccate, mi ostinai a guardare in alto pur di non vederlo mentre si occupava di me. Era magnifico, quel ritmo perfetto avrebbe potuto spingermi al limite in un paio di minuti, ma stavo cercando con tutte le forze di non finire in quel modo, volevo altro, quella notte volevo tutto.
- L- levin ... fermo
Era tornato a fissarmi, il viso arrossato dall'eccitazione e dalla fatica. Non mi era mai sembrato così dannatamente sexy come in quel preciso istante
- Cosa c'è? Non ti piace?
- Al contrario. Voglio venire insieme a te – con dita tremanti infilai le dita nei miei jeans e tirai fuori qualche condom. Il lubrificante era in un piccolo scompartimento a parte, tra i documenti. Gli occhi di Levin seguirono i miei movimenti, ebbero un bagliore nel notare quello che stavo facendo, poi reclinai il sedile e tornai a sedere sulle sue gambe.
- Hai pensato proprio a tutto. Complimenti – la sua voce era resa roca dal desiderio, le sue mani sfioravano le mie cosce nude, fino a quando non fece per sollevarsi – spiacente, io sto sopra
- Interessante. Ti piace dominare, eh? – non volevo sentire altro, la sua bocca era troppo vicina ed invitante per non approfittarne. Ci scambiammo di posizione e subito lo baciai con foga, soffocando i miei gemiti di piacere tra le sue labbra bollenti e morbide, le nostre erezioni si toccavano, sfregavano l'una con l'altra in una danza sensuale, quasi spingendomi a chiedere di più. Ma non fu necessario, Levin sapeva esattamente cosa fare nonostante quella fosse la nostra prima volta insieme. La mia mente andò alla deriva, tutti i miei sensi appartenevano a Levin e alle sensazioni che le sue dita provocavano in me ... ero lontano anni luce da tutto quello che mi aveva preoccupato fino a quel momento. Lui continuava a baciarmi e a spingersi in me, prima con un dito, poi aggiungendone un secondo. Rilassarmi era spontaneo, in realtà avevo impiegato molto più tempo a farlo con Andrew. Chiusi fuori quei pensieri un attimo dopo, non potevo permettermeli, non in quel preciso istante, non quando avevo deciso di fare sesso con Levin nella mia auto. Abbracciai più saldamente il suo corpo caldo e muscoloso, fremente nei punti in cui le mie dita lo stavano stringendo. La sua erezione era gonfia e prontissima, indossò il preservativo senza smettere di piazzare baci umidi lungo il mio collo. Volevo di più, avevo bisogno di avere Levin in quel preciso momento e lui lo sapeva bene.
Sollevai il mio bacino e intrecciai le mie gambe intorno alle sue, l'eccitazione saliva alle stelle, Levin era lì, spingeva piano contro la mia apertura, fino a quando non entrò con la punta quel tanto che bastava per farmi trattenere il respiro. Rimase immobile, forse consapevole delle sue dimensioni, forse per darmi il tempo di abituarmi a quell'intrusione. Le mie braccia si strinsero intorno alla sua vita mentre si faceva sempre più vicino e allo stesso tempo si spingeva dentro un po' di più. Poi le mie braccia finirono bloccate in alto sotto il peso del suo avambraccio mentre le spinte si facevano ogni istante più consistenti. Ero boccheggiante, faceva male e allo stesso tempo i suoi movimenti mi stavano facendo perdere la testa.
- L-levin
La sua mano si strinse intorno al mio viso, mi bloccò per baciarmi con foga, infilando la lingua nella mia bocca. Persi il respiro e il senno, i miei gemiti sfuggivano incontrollati dalle mie labbra, si facevano sempre più forti così come le sue spinte diventavano ogni attimo più intense e profonde. Riuscii a liberare le mie braccia dalla sua morsa, lo graffiai, conficcando le mie unghie nella pelle calda e sudata della sua schiena. Levin trattenne un gemito di dolore o forse piacere, mentre io ero allo stremo delle forze, mi stavo toccando con la stessa violenza con cui Levin si spingeva dentro di me. L'ultima immagine che il mio cervello riuscì a registrare fu l'espressione di assoluto godimento che apparve sul viso di Levin prima di venire un attimo dopo. Poi lo seguì a ruota.
Rimasi tremante e sconvolto ad ansimare ad occhi chiusi, in attesa di un infarto che forse mi avrebbe stroncato da lì a due minuti. Levin si era spinto fuori dal mio corpo e adesso se ne stava con le ginocchia appoggiate sul sedile, ancora in mezzo alle mie gambe aperte e sollevate. Aveva il viso rivolto verso il basso, doveva ancora riprendere fiato.
- Ehi ...
Sollevò gli occhi su di me per rivelare un sorrisetto soddisfatto impresso sulle labbra – Ehi. Tutto ok lì sotto? Forse ho esagerato un po' ...
- Dio, dovresti esagerare più spesso allora – mi lasciai sfuggire – è stato ... -
Violento? Eccitante? Inaspettato? Non riuscii a trovare le parole giuste per descrivere esattamente quello che avevo provato. Levin rise appena, poi allungò le braccia verso di me e gli feci posto sul mio sedile, permettendogli di sdraiarsi accanto a me.
- E' merito tuo ... sei dannatamente bello, Aiden. Mi hai fatto perdere la testa
Da quanto tempo non ricevevo un complimento del genere? Levin non sembrava temere le conseguenze di niente di quello che diceva. Non censurava i suoi pensieri, da quel punto di vista tendeva a concedersi al massimo delle sue possibilità. Lui non aveva paura di niente.
- Grazie ... - lo dissi prima ancora di essermene reso conto
- Di? –
- Per questa sera
Levin rise e si stiracchiò appena – Mi ringrazi? Vuoi anche pagarmi per caso? Sono una puttana di lusso, ti avverto. Non te ne uscirai con poco
- Sta zitto – il mio tentativo per niente convinto di colpirlo venne immediatamente intercettato dalla sua mano che mi bloccò, poi la portò alle sue labbra e piazzò un bacio leggero su ogni nocca delle mie dita. Quella tenerezza mi spaventò, io non ero come Levin, io continuavo a filtrare i miei pensieri e le mie intenzioni.
Non c'era purezza in me e di certo non meritavo niente di tutto quello. Ma per quella notte decisi che non me ne sarebbe importato, mi strinsi al suo corpo e lo abbracciai. Mi sentivo in pace.
BLACKSTEEL
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