01; Si va in scena
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Pechino, Cina;
16 settembre 2019.
«Allora, ragazzi, tutti pronti?»
La domanda di Lee Pil Mo risuonò forte e chiara in tutta quell'auto di un nero splendente, nuova di zecca; era stato l'ultimo glorioso acquisto dell'uomo prima di scoprire che sarebbe a breve rimasto senza il becco di un quattrino.
Yeji, Dejun ed Hendery annuirono all'unisono, stretti nelle proprie divise scolastiche. Si sentivano al settimo cielo, ma allo stesso tempo più in ansia che mai: stavano infatti per entrare tra le mura della ChaoYang High School, per affrontare quello che avrebbe dovuto essere il primo giorno di scuola del loro ultimo anno di liceo, ma che per loro era in realtà il primo giorno di scuola in assoluto, con la P maiuscola.
Avendo sempre studiato da privatisti sotto la rigorosa tutela del loro padre adottivo, infatti, per loro frequentare un luogo con così tante persone sarebbe stata la novità più assoluta di quell'anno, che, a livello psicologico - e non solo - avrebbe sicuramente costituito un grosso impatto.
Per quanto riguardava le materie di studio, non c'era niente da temere: Pil Mo aveva preteso di educare i suoi figli in maniera più che eccellente in tutti i campi dello scibile umano, iniettando loro quotidianamente delle dosi di scienza infusa, o meglio, tradotto in soldoni, allenando quelle giovani menti talmente tanto che, anche se a scuola avessero dovuto imparare argomenti non ancora svolti a casa, i loro cervelli sarebbero stati in grado di impregnarsi subito di quelle nuove informazioni, conservandole accuratamente nei propri meandri.
Ben diversa invece era la questione del socializzare. Nessuno dei tre era mai stato abituato a stare in mezzo alla gente, intendendo ovviamente questo termine non nel senso di studiare le dinamiche umane dall'esterno per poter risolvere un caso importante, ma nel senso di doverci entrare dentro in prima persona in queste dinamiche, relazionandosi con gli altri verbalmente, ed instaurando, a seconda dei casi, un rapporto di reciproca fiducia, di pacifica indifferenza, o di completa repellenza.
Yeji era la prima a preoccuparsi di ciò, e, senza nemmeno rendersene conto, stava già da un po' stringendo forte le bretelle del proprio zaino in spalla, fino a far diventare le proprie nocche bianchissime: il suo principale timore, al momento, era quello di non riuscire a fare bella figura con i futuri compagni, ossessionata com'era dalla popolarità e dall'apparire come una ragazza perfetta ed invidiabile agli occhi di tutti.
Non era una persona caratterialmente vanitosa, però nel corso della sua vita aveva decisamente visto troppi film.
C'è da dire che però, rispetto all'idea che si era fatta di come funzionava un liceo, avrebbe immediatamente trovato delle enormi differenze... eppure non riusciva a smettere di fantasticare sulle amiche del cuore che avrebbe trovato, sui professori che si immaginava già tutti simpaticissimi, e, ultimo ma non per importanza... sul principe azzurro che, dopo un accidentale scontro in corridoio con la diretta interessata, l'avrebbe aiutata a raccogliere i suoi libri da terra senza esitare, per poi invitarla fuori a cena per farsi perdonare.
Insomma, una visione delle cose a dir poco idilliaca; ma, del resto, per una ragazza sognatrice ad occhi aperti come Hwang Yeji, non c'era di che meravigliarsi.
Dejun, invece, non vedeva l'ora di far finalmente valere le sue doti da intelligentomane - come lo chiamavano Yeji ed Hendery per prenderlo in giro - in classe, aspettandosi già di essere il primo ad alzare la mano e a rispondere più che brillantemente ogni qualvolta il professore o la professoressa di turno avessero posto un quesito rivolto a tutti, destando un senso di amara invidia nei suoi compagni.
E poi c'era Hendery, l'eterno bambino, la cui unica ragione che aveva di entrare in quel singolare edificio eda soltanto la gran voglia di far casino e di spaccare tutto con il suo skateboard, fedele compagno di vita nella buona e nella cattiva sorte. Esagitato e scalmanato come se avesse perennemente il fuoco sotto al sedere, già si immaginava mentre percorreva i corridoi scolastici destreggiandosi con le sue skills da slalomista provetto. In più, ne era sicuro, con quella tavola l'avrebbe fatta pagare cara a chiunque avesse infastidito la sua amata sorella Yeji.
Già... peccato che, per un categorico ordine del loro padre adottivo, i tre ragazzi non avrebbero mai e poi mai potuto rivelare ai propri compagni la stretta parentela - sebbene non di sangue - che li legava, fingendosi agli occhi altrui dei semplici amici, niente di più.
«È per il vostro bene.» aveva detto loro Pil Mo, qualche tempo prima. «So che, stando uniti, potreste essere il triplo più forti di tutti gli altri, ma ciò non toglie che la gente comunque veda e senta, e pretenda poi delle spiegazioni per qualunque cosa. E, se voi tre cominciate a destare sospetti pure in questo ambiente, che è quanto di più sicuro possiate avere a disposizione per quest'anno, allora potete considerare mandato all'aria il mio piano.» aveva infine concluso, lasciando credere ai propri figli di avere le più sensate ragioni per perorare la propria causa.
Fratelli o no, comunque, da qualunque prospettiva lo si guardasse, questo loro ingresso allo scoperto nel mondo non sarebbe stato affatto facile.
Ora avrebbero dovuto abbandonare la loro curiosa indole da spie che li aveva accompagnati da diciotto anni a quella parte, e dedicarsi completamente allo svolgere una routine il più possibile normale.
La normalità... quell'arma a doppio taglio di cui tanto avevano sentito parlare sin da piccolissimi, ma le cui occasioni per assaporarla erano sempre mancate.
Adesso, invece, avevano a tutti gli effetti campo libero, e non si sarebbero assolutamente fatti scappare un'occasione simile tanto facilmente.
«Pronti!» risposero dunque in coro con estrema convinzione al loro padre adottivo.
«Hendery, fai partire il countdown.» bisbigliò un attimo dopo Dejun al fratello minore, dandogli una leggera gomitata al braccio.
Certo, l'ambiente in cui si sarebbero ritrovati sarebbe stato del tutto nuovo, ma le tradizioni storiche andavano rispettate.
Fu così che, come da programma, la prassi ormai consolidata ebbe la meglio su tutto, riportando con la mente le tre giovani spie - anche se solo per un attimo - all'epoca gloriosa della loro carriera in auge, durante la quale, prima di entrare in azione, ripetevano sempre lo stesso mantra.
«Tre...» sussurrò Hendery, mostrando insieme agli altri fratelli tre dita sollevate: pollice, indice e medio.
«Due...» proseguì Yeji, abbassando il medio all'unisono con Hendery e Dejun. Era fantastico come, a vederli dal di fuori, sembrassero tre ingranaggi della stessa macchina: quando si trattava di svolgere una missione erano sempre sintonizzati su ogni singola cosa... era la vita reale a farli apparire tre fratelli dispettosi e insopportabili.
Ora, comunque, restavano solo pollice e indice in mostra sulla mano di ognuno, e, una volta abbassate anche quelle due dita, i ragazi sarebbero stati finalmente liberi di uscire.
«Uno...» mormorò Dejun, facendo scendere l'indice e rimanendo solo con il pollice alzato, il quale in un attimo rientrò a far parte di un pugno chiuso serrato che si scontrò leggermente con quelli degli altri due, carichi di adrenalina.
«Si va in scena!» i tre ragazzi gridarono infine la loro esclamazione preferita, un attimo prima che Pil Mo aprisse loro in automatico le porte posteriori dell'auto, per poterli fare scendere.
«Buon primo giorno di scuola, figli miei! E, mi raccomando, state sempre all'erta... Il nemico potrebbe nascondersi dove meno ve l'aspettate.» decise di dar loro un ultimo avvertimento, a finestrino abbassato, per poi rialzarlo e sparire all'orizzonte come se niente fosse, lasciandoli soli ed indifesi sul ciglio della strada.
I ragazzi seguirono con lo sguardo l'auto all'ultima moda del proprio padre, osservandola sparire di colpo, inghiottita dal traffico mattutino di Pechino, dopodiché si voltarono all'unisono verso il mastodontico edificio che si stagliava imponente ad una ventina di metri di distanza da loro: la Chaoyang High School, dall'aspetto molto moderno ed accogliente, immersa in verdi giardini quasi da apparire un'oasi, circondata da un cancello altissimo - ora aperto - che permetteva l'accesso principale a orde infinite di studenti.
Mentre muovevano timorosi qualche passo verso la loro futura scuola, quelli che avrebbero tanto voluto apparire come i Tre Moschettieri, ora sembravano decisamente molto più adatti ad impersonare i Tre Porcellini: bocca aperta, naso per aria, sguardo perso...
«Toglietevi di mezzo, poppanti! Guardate che l'asilo è da quella parte!» li apostrofò con una sonora risata un giovane che passava di lì, quello che avrebbe dovuto essere il bulletto di turno, dando uno spintone a Hendery e facendogli cadere lo skateboard da sotto il braccio, prima di mischiarsi di nuovo tra la confusione e scomparire dal loro campo visivo.
«Ehi, ma ti pare il modo?!» lo aggredì verbalmente il malcapitato, mentre raccoglieva la propria tavola da terra; ma, quando ebbe rialzato lo sguardo, il colpevole se l'era già filata.
«Cretino! Come si permette?!» bofonchiò Yeji tra i denti, scioccobasita da quel comportamento maleducato.
«Chiunque egli sia, ho già il brutto presentimento che non ci renderà la vita tanto semplice...» constatò saggiamente Dejun, scuotendo il capo.
E infatti - purtroppo - aveva ragione; avrebbe avuto modo di scoprirlo poco dopo.
Intanto, dal momento che mancava ancora qualche minuto al suono della campanella, i ragazzi poterono prendersela comoda e addentrarsi nell'edificio scolastico per esplorarlo con tutta la calma del mondo. Mentre percorrevano in schieramento oplitico - Yeji davanti e i due paladini al suo fianco - la strada per arrivare in classe, osservavano attentamente ogni singola persona e oggetto che capitasse loro sott'occhio.
«Woah! I famosi armadietti che fanno vedere sempre nei film!» esclamò Yeji, esaltata come una bambina piccola sulle giostre del Luna Park.
«AAAAH, è tutto così elettrifrizzante!» disse invece Hendery, al settimo cielo, facendo capolino dalla porta della palestra del pian terreno, enormemente gigante e attrezzatissima. Le due misere ore settimanali di educazione fisica sarebbero state sicuramente le sue preferite.
L'unico rimasto apparentemente calmo era proprio Dejun, che però non per questo non si stava soffermando anch'egli sugli aspetti più considerevoli di quella scuola.
«Grande, confusionaria, ma... a suo modo accogliente» asserì, borbottando queste parole tra sé e sé. La sua prima impressione su quella scuola pareva essere tutto sommato positiva.
Solo una cosa non lo convinceva al cento per cento: la gente in cui si stavano imbattendo.
Premesso che con quelle divise sembravano tutti terribilmente omologati, le facce a cui andavano incontro, che si accorgessero della novità o meno, erano troppo... uguali. Forse, non essendo mai stato abituato a stare in un ambiente simile, la sua era solo una sensazione, ma comunque abbastanza forte da sembrare vera.
Dejun varò l'ipotesi che fossero tutti semplicemente dei figli di papà con le stesse facce snob e altezzose, ma, a prescindere da quel fatto, c'era qualcosa di strano nell'atmosfera... come se in qualche modo la nuova presenza di loro tre fosse considerata qualcosa di strano: nei corridoi era già stata avvertita da tutti, ma ignorata di proposito.
«Ehi, ragazze, guardate quei tre, devono essere nuovi!» borbottò ad un tratto una giovane pulzella appostata agli armadietti, rivolta alle sue amichette, le quali poi si misero a confabulare tutte insieme tra squittii e risatine.
«Ehi, girls!» Hendery colse la palla al balzo per poterle salutare, con un sorriso e un cenno della mano, ricevendo in risposta altrettante risate dalle ragazze.
Dejun alzò gli occhi al cielo. «Non cominciare già a fare il simpaticone di turno!» lo redarguì, severo.
"Tsk... che cosa vorrebbe dire? Facile parlare, per lui: ha già Yeji che cade ai suoi piedi!" pensò Hendery, sbuffando.
Ma mi sa proprio che si sbagliava. Un attimo dopo, infatti, Yeji si bloccò all'improvviso, lì su due piedi, in mezzo al corridoio, facendo quasi inciampare i suoi fratelli.
«Yeji-ah, tutto okay?» si premurò subito di chiederle Dejun, poggiandole una mano sulla spalla.
Ma la sorella non reagì. O almeno, non subito. I suoi occhi erano stati infatti calamitati nientemeno che da una giovane figura maschile che stava venendo loro incontro, a passo svelto ma con incredibile stile: era un ragazzo dai capelli scuri che gli ricadevano sul viso con una frangia ribelle, due pozzi neri che guardavano fisso davanti a sé e un fisico da vero e proprio modello. Insomma, la perfetta incarnazione del sex appeal.
Mentre camminava emanando fascino da tutti i pori, il ragazzo si passò una mano tra i capelli con nonchalance, e, non appena superò i tre dell'Ave Maria, Yeji parve riscuotersi di colpo dal suo incantamento.
"È lui, deve essere lui... Il principe azzurro." pensò con estrema convinzione, annuendo tra sé e sé.
Non era mai stata una sensitiva, il suo potere si occupava di ben altro. Eppure, le bastò soltanto uno sguardo per capirlo.
Vuoi per intuito femminile, per un sesto senso che mai aveva avuto, o per altre ragioni inspiegabili, Yeji ora sapeva già con certezza a che obiettivo puntare per il resto dell'anno scolastico.
«Credo di essermi appena innamorata» mormorò poi, senza badare alle espressioni perplesse dei suoi due fratelli, che - all'unisono - alternavano ripetutamente lo sguardo tra lei e quel belloccio che le aveva già rubato il cuore in meno di dieci secondi.
Tuttavia, nessuno dei due riuscì a spiccicare parola, dal momento che il povero Hendery venne spintonato per la seconda volta in meno di dieci minuti. Almeno, però, il suo skateboard non cadde rovinosamente come prima.
I tre si voltarono simultaneamente, e appurarono subito da chi provenisse cotanta arroganza.
«Ma chi si rivede! I tre poppanti! La mammina vi ha indicato la strada giusta per arrivare in classe?» disse con una risata beffarda lo stesso ragazzo sfrontato che, poco prima, all'entrata della scuola, li aveva apostrofati in malo modo.
Hendery non ci pensò due volte prima di rispondergli a tono, sfoderando un pugno con coraggio, che ora di certo non avrebbe esitato a mollargli in faccia.
Di norma era una persona paziente, ma quando era troppo era troppo.
«Ehi, tu! Vuoi forse mangiare la polvere? O, ancora meglio... fare un giro turistico nei fondali marini per vedere cosa mangiano i pesci abissali?!»
«E tu, vuoi forse essere asfaltato dalla mia Ferrari?» ribattè a tono l'interpellato, avvicinandoglisi e mostrandogli a sua volta i pugni con fare minaccioso.
«C-come?» Hendery ebbe un attimo di esitazione, sotto gli sguardi intimoriti di Yeji e Dejun, che però, a differenza sua, non osavano replicare a tali provocazioni.
Dopo quelle parole strafottenti, infatti, cominciavano a temere che stessero avendo a che fare con il figlio di un boss, o chissà cos'altro, e che forse la soluzione migliore era farsi da parte e lasciar perdere.
Dejun stava quindi per interrompere la lite, ma il ragazzo antipatico continuò con le sue provocazioni.
«Ma lo sai almeno con chi stai parlando?»
Hendery assunse un'espressione aggressiva. Non aveva assolutamente intenzione di farsi mettere i piedi in testa da un individuo del genere già dal primo giorno di scuola. Motivo per cui, si fece avanti senza paura.
Cioè, in realtà si stava leggermente cagando sotto, ma... per difendere il proprio orgoglio, questo ed altro. Ad assistere la scena, poi, c'erano tante persone, incentivo in più per mostrarsi forte e senza peli sulla lingua.
«E tu, lo sai con chi stai parlando?» rispose quindi per le rime, sollevando il proprio skate all'altezza delle spalle e facendo per darglielo in testa, riacquistando tutta quella verve per un attimo messa a tacere.
Peccato che il suo rivale ne avesse altrettanta, e non avesse paura di investirlo con le sue taglienti parole.
«Tsk! Credi di potermi fare paura, solo perché hai uno skateboard tutto sgangherato in mano? Evidentemente non hai ancora capito che non avrai mai speranze di vittoria con uno della mia stoffa: sono Liu Yang Yang, campione nazionale delle corse di Ferrari e re indiscusso di questa scuola! Tutti qui mi portano rispetto!»
«Oddio, qui si mette male!» bisbigliarono alcune ragazze che stavano assistendo alla scena, incollate impaurite contro i propri armadietti. Purtroppo per loro, conoscevano bene la perfidia di Yang Yang, che non la faceva mai passare liscia a nessuno.
Ora neanche Hendery sapeva più cosa dire, dopo un discorso del genere. In seguito a tanti botta e risposta all'ultimo sangue, era stato colto impreparato dalla scioccante rivelazione dell'identità del re della scuola.
Ma, fortunatamente per lui, sebbene a scoppio ritardatissimo, ci pensò Yeji a dare dieci giri a quel farabutto, intervenendo all'improvviso con lo sguardo più penetrante e sfacciato che si fosse mai visto.
Se quello lì era veramente il re della scuola... allora tanto meglio, perché se Yeji fosse riuscita a stroncarlo sin da subito e ad avere l'ultima parola, sarebbe sicuramente rimasto impresso a tutti. E, magari, in un futuro non molto lontano sarebbe giovato anche alla sua scalata sociale.
"Hwang Yeji, colei che osò zittire Liu Yang Yang il primo giorno di scuola." Già Yeji si figurava nella mente quell'orgoglioso momento in cui sarebbe stata acclamata da tutti per aver svolto un'azione del genere. Però, per poter fare veramente accadere ciò che voleva, avrebbe dovuto stringere i denti e agire da temeraria.
«Bene, allora tornatene a fare i campionati da ferrarista nel tuo circuitello spaziale e non inquinare ulteriormente l'atmosfera con la tua presenza. Sai, di questi tempi, con tutte le problematiche ambientali che stanno sorgendo, bisogna mettere l'ossigeno in risparmio energetico... non tutti meritano di respirare.» disse, sarcastica ma più che concisa, con l'effetto di sorprendere tutti i presenti, i quali lasciarono calare improvvisamente un silenzio di tomba lungo buona parte del corridoio.
Studentesse e studenti allibiti, con gli occhi fuori dalle orbite: era proprio questa la reazione che Yeji voleva ottenere, e si stava già sentendo pienamente soddisfatta di se stessa.
Poi, dal momento che dopo mezza dozzina di secondi, nessuno spezzava quel silenzio così denso, e nemmeno Yang Yang era riuscito a trovare una risposta degna, Yeji, com'era giusto che fosse, richiamò i due fratelli alla realtà, i quali erano ancora senza parole.
«Su, che aspettate? Andiamo in classe.» li risvegliò dal loro incantamento, schioccando le dita rumorosamente.
I due annuirono, e, schierandosi ai lati della loro ardita sorella, dopo aver oltrepassato un Yang Yang al limite dello sbigottimento, non aspettarono a rivolgerle i loro più sinceri complimenti.
«Sei stata una vera bomba!» esclamò Hendery, applaudendo con lo skate sottobraccio.
«Formidabile...» si limitò invece a constatare Dejun, che non aveva ancora spiccicato parola dal loro ingresso nell'edificio. Era semplicemente scosso da tutto ciò che era appena successo, e doveva ancora metabolizzare... un po' come il resto della scuola.
«Risparmiatevi i complimenti per dopo, ragazzi. Questo... era soltanto l'inizio» mormorò Yeji, mentre proseguiva a testa alta guardando dritto davanti a sé, come le ragazze badass dei film che tanto amava.
Sarebbe stato un primo giorno di scuola assai memorabile.
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