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00; Una telefonata inaspettata




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Los Angeles, California;
2 agosto 2019.

Se fosse rimasta esposta al sole cocente di mezzodì per un solo minuto di più, Hwang Yeji si sarebbe amaramente pentita di non essersi spalmata diligentemente la crema solare poco prima, come invece avevano fatto i suoi due amabili colleghi, nonché fratelli adottivi.

In realtà però il danno grosso era già stato fatto... un errore madornale che la ragazza non si sarebbe dimenticata tanto facilmente.

«Aish, mi brucia tutto!» mugolò, appena destatasi dal proprio pisolino, poggiandosi entrambi i palmi delle mani sulle guance ustionate.

La sua pelle splendente, in quel paio di ore trascorse inconsciamente a sonnecchiare sul lettino esposto al sole con indosso i suoi inseparabili Rayban, si era tinta di un vivo rosso fuoco, colorito che difficilmente le sarebbe passato, se non con qualche miracoloso prodotto anti irritante, di cui però non era attualmente in possesso.

Di certo, comunque, inaugurare quella vacanza ustiondosi tutto il corpo già dal primo giorno di mare non rientrava sicuramente nei suoi grandi programmi per il mese.

«Ahahah, la tua metamorfosi in un grosso pomodoro vivente è stata più breve del previsto!» rise di gusto Hendery da sotto l'ombrellone, comparendo random da dietro la sua amata rivista di Focus, dopo averla abbassata sulle ginocchia.

Costui, pensandoci due volte prima di esporsi al sole, alla fine aveva intelligentemente optato per l'alternativa salutista, che comprendeva il restare comodamente stravaccato sotto l'ombra sulla sua sedia da regista preferita, a tenere salva la pelle, piuttosto che rischiare di prendersi quella che i medici avrebbero sicuramente definito un'inguaribile ustione di terzo grado.

«Ridi poco, tu, fantasmino dei miei stivali!» fece Yeji di rimando, stizzita da quella sua frecciatina bambinesca, alla quale rispose però per le rime, non prima di essersi alzata seduta e aver sollevato gli occhiali sulla fronte, rivelando delle terribili cerchiature a circondarle tutti gli occhi. Come se non bastasse, aveva pure preso l'abbronzatura a macchie.

«Ehi! A differenza tua, io ci tengo alla mia pelle!» ridacchiò di nuovo Hendery, scuotendo la testa divertito. Aveva sempre considerato fantastico il passatempo di prendere in giro sua sorella adottiva, anche se era ancor più divertente farlo quando era spalleggiato da Dejun, il terzo fratello della banda, che però adesso era sparito già da mezz'ora per andarsi a fare una nuotata al largo, perdendosi purtroppo la formidabile scena.

«Però resti comunque un puzzone!» passò al contrattacco Yeji, non badando al proprio tono di voce, né al fatto che a causa di quest'ultimo i due avessero già attirato l'attenzione di alcuni bagnanti curiosi.

«Io invece non ti offendo, e sai perché? Non perché sono gentile, ma perché ci ha già pensato Madre Natura a farlo, con quella faccia che ti ritrovi, quindi non sto nemmeno a sprecar fiato!» gridò a quel punto Hendery, con un sorrisetto beffardo dipinto in volto, pensando di aver avuto finalmente la meglio... ma si sbagliava di grosso.

Yeji, testa calda com'era - in quel momento poi a tutti gli effetti - non avrebbe mai avuto intenzione di lasciargli l'ultima parola, così sputò acida la sua ultima sentenza.

«Ah. Ah. Ah. Sei simpatico come la sabbia nelle mutande.» grugnì, facendo per tirargli una manciata di sabbia appena raccolta, ma fermandosi giusto in tempo all'arrivo dell'altro fratello.

«Ragazzi, che succede qui?»

Xiao Dejun, neanche a chiamarlo, comparve in scena qualche attimo dopo con un tempismo perfetto, frapponendosi con il proprio fisico alto e slanciato tra i due, e interrompendo così quella lite che altrimenti non avrebbe avuto una fine.

Si passò poi una mano tra i capelli bagnati, frizionandoseli con un asciugamano, e irradiò i due con uno dei suoi soliti sorrisoni luminosi.

«Dov'eri finito per tutto questo tempo, Xiaojun? Eri stato rapito dalle sirene?» lo apostrofò Hendery con il suo soprannome, sarcastico ma curioso.

«No, molto meglio!» sorrise Dejun, contento. «Mi sono fatto una bella nuotata al largo, arrivando fino agli scogli, e siccome l'acqua era limpidissima sono anche riuscito ad osservare e toccare più che bene tutti i pesci colorati che passavano di lì!» spiegò poi, ancora emozionato al solo ricordo di essersi ritrovato faccia a faccia con quelle creature marine che tanto lo affascinavano, pensando che California fosse decisamente il posto perfetto per esplorare indisturbato i fondali.

Del resto, era la prima volta che i ragazzi potevano finalmente godersi una vacanza tutta per loro, avendo tutti compiuto diciotto anni e potendo quindi viaggiare in aereo da soli, pienamente responsabili di loro stessi. Dunque ora non restava che fare tesoro di quel tempo trascorso fuori dai confini.

«Toccare i pesci? E come avresti fatto?!» domandò Hendery, incredulo, catturando tutta l'attenzione di Dejun, di modo da non farlo nemmeno accorgere delle terribili condizioni della loro sorella.

«Rallentando il tempo per pochi secondi, ovviamente, ma... non fare la spia a papà!» si raccomandò Dejun, con un dito sulle labbra, eloquente gesto che stava a significare di mantenere la bocca chiusa.

«Ehi! Lo sai che non ci è permesso usare tu-sai-cosa in giro, neanche sott'acqua, né tantomeno per scopi ludici, altrimenti...!» Hendery si sentì in dovere di rimproverare il fratello, aggrottando la fronte, per poi dargli l'esplicativa dimostrazione in una ghigliottina, facendo scorrere orizzontalmente il dito indice nella parte anteriore del collo.

L'interpellato scoppiò a ridere. Non importava quanto sforzo ci mettesse nell'inscenare un'espressione adirata... ai suoi occhi Hendery restava sempre il suo tenero ed innocente fratellino, che non sarebbe riuscito a torcere a nessuno nemmeno un capello.

Fra i due, in realtà, era Dejun quello più calmo e disciplinato; fortunatamente per lui, non era mai riuscito a raggiungere i livelli di stupidità del minore, che di solito era sempre il migliore quando si trattava di comportarsi da idiota patentato e di fare scherzi di cattivo gusto alle persone.

«Va bene, va bene, scusa tanto!» alzò le mani Dejun, per discolparsi del terribile peccato appena commesso. «Ma insomma, si può sapere perché stavate litigando poco fa? Vi si sentiva urlare dalla Cina! Qual era l'argomento di discussione?»

«Guarda con i tuoi stessi occhi!» esclamò allora Hendery, indicandogli lo spettacolo con una eloquente ditata rivolta alla diretta interessata, e pregustandosi già il momento in cui Dejun sarebbe scoppiato in una fragorosa risata. Peccato per lui che, tuttavia, ciò non accadde.

«Oddio, Yeji-ah, ti sei completamente scottata! Non ti sei messa la crema?!» si preoccupò inaspettatamente Dejun, accorrendo al cospetto della ragazza con agitazione e osservando le sue espressioni sofferenti con un pizzico di senso di colpa per non aver insistito a dovere sullo spalmarle la crema prima, su tutto il suo candido corpo.

«No, mi sono addormentata prima di rendermene conto, e adesso... look at my face!» piagnucolò Yeji, sperando di potersi sentire finalmente capita da qualcuno, e infatti fu proprio così.

«Poverina, mi dispiace! Fa molto male?» fece Dejun, guardandola dritta in quegli occhi da panda, che annuirono disperati; a differenza di Hendery, al fratello maggiore non veniva da ridere affatto, a vedere la ragazza ridotta così.

Anzi, Dejun ultimamente stava sempre di più accantonando gli atteggiamenti infantili in stile Hendery, cominciando invece a relazionarsi con Yeji quasi come avrebbe fatto un fidanzato premuroso, piuttosto che un fratello pestifero.

«Vieni, andiamo dal bagnino a vedere di trovare una soluzione!» continuò il giovane, per poi prenderla per un polso e trascinarla via senza nemmeno aspettare una sua reazione.

Hendery, rimasto solo, dopo aver assistito a quella scena con la bocca storta, sospirò, infastidito dal comportamento del fratello.

"Uffa, perché deve sempre fare così?" pensò, irritato, provando poi a rimettersi a leggere, anche se il grado di concentrazione troppo basso glielo impedì.

Sino a qualche tempo fa, ne era sicuro, in una situazione del genere anche Dejun avrebbe reagito alla sua stessa maniera, lasciando che il suo lato stupido predominasse rispetto a quello serio; tuttavia, da qualche mese a quella parte, Dejun stava diventando troppo apprensivo nei confronti di Yeji, e, agli occhi di Hendery, questo era un modo di fare tutto nuovo sorto in lui giorno dopo giorno, con un tempismo alquanto inspiegabile.

Quell'indole bambinesca e scherzosa che prima apparteneva ad entrambi, ultimamente era soltanto prerogativa di Hendery, mentre Dejun, con quei suoi piccoli ma intensi gesti quotidiani, riusciva sempre a catturare in senso molto più positivo l'interesse della loro sorella, e sicuramente in maniera assai maggiore rispetto a ciò che Hendery fosse riuscito a fare da diciotto anni a quella parte.

"Quando si accorgerà che lo faccio solo per attirare la sua attenzione? Yeji sarà anche una formidabile spia e una maestra di telecinesi, ma a livello di cuore non ci capisce proprio un fico secco, quella piccola infame." riflettè a occhi chiusi, mentre si poneva nuovamente quella domanda che gli ronzava in testa già da mesi, riempiendolo di mille dubbi a cui non riusciva proprio a trovare alcuna risposta.

Sapeva solo una cosa: i tempi in cui i tre si divertivano trascorrendo il tempo libero spensieratamente insieme, al di là quindi dell'attività lavorativa, erano ormai finiti.

Da quando Dejun si atteggiava da ragazzo gentile e pieno di riguardi per Yeji, Hendery si stava sentendo come messo da parte. Come se fosse improvvisamente diventato... un terzo incomodo.

Sì, forse era geloso. Senza forse. Lo era, e anche parecchio.

Ma che cos'altro poteva fare in una circostanza del genere, se non restare a guardare?

Yeji non pareva disdegnare affatto le attenzioni di Dejun, e quest'ultimo, dal canto suo, continuava a comportarsi come un principe azzurro a tutti gli effetti.

Hendery forse era l'unico a pensarla così, ma avrebbe tanto voluto rimanere un eterno bambino, divertendosi insieme agli altri due per sempre, senza troppi pensieri, come ai vecchi tempi; ma, una volta che ci si metteva l'amore, a stuzzicarti con i suoi invadenti tentacoli, era a dir poco impossibile anche solo pretendere di non farsi travolgere da quel sentimento devastante.

Tenersi tutto dentro, inoltre - come se la sua attuale sofferenza non bastasse - era ancora peggio.

La fatica era tanta, ma Hendery era sicuro che non sarebbe stata fatta invano.

Prima o poi, difatti, il giovane avrebbe dovuto prepararsi a tirare fuori gli artigli... anche se quel giorno era ancora molto lontano, e, ora come ora, avendo la stupenda fortuna di essere in vacanza in California, era meglio non pensarci troppo.


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«Per oggi è meglio che tu e il tuo ragazzo ve ne torniate a casa, troppo sole non farà altro che peggiorare la situazione» sentenziò il bagnino di salvataggio, che aveva appena finito di medicare sotto l'ombra la povera Yeji con degli impacchi umidi, utilizzando poi sul suo viso una crema emolliente; tutto questo non prima di averle offerto un bicchiere d'acqua da bere per idratarsi, che la ragazza trangugiò in meno di cinque secondi.

«N-non è il mio ragazzo...» biascicò, leggermente imbarazzata, guardando con la coda dell'occhio un Dejun improvvisamente arrossito, che era rimasto tutto il tempo affianco a lei.

«In ogni caso, in queste situazioni critiche, che purtroppo mi si presentano molto di frequente, io consiglio sempre di bere molta acqua per mantenersi idratati, controllare periodicamente la temperatura corporea e, soprattutto, evitare ulteriori esposizioni al sole. Se poi il bruciore persiste ancora per molto, allora dovrete ricorrere all'aiuto di un medico.» disse il bagnino, che parve ignorare l'affermazione di Yeji, continuando a riempire le orecchie dei due giovani con le sue indicazioni e controindicazioni in un inglese americano - fortunatamente per loro - più che comprensibile. Il fatto che il signor Lee li avesse sottoposti a quelle lezioni intensive di inglese sin da piccoli stava dando finalmente i suoi frutti nella vita reale.

«Va bene, grazie infinite per la disponibilità e per il suo aiuto. Arrivederci~» parlò Dejun, aiutando una Yeji ancora un po' rimbambita ad alzarsi in piedi, per poi inchinarsi con riconoscenza di fronte al bagnino - il quale sorrise confuso a quel gesto tipicamente asiatico - e tornare velocemente all'ombrellone.

Ad aspettarli lì sotto, c'era un Hendery piuttosto seccato, che aveva definitivamente abbandonato la lettura della sua rivista preferita, per mettersi a compilare distrattamente le parole crociate.

«Allora, qual è il responso oracolare?» chiese agli altri due, alzando lo sguardo e ritrovandosi davanti una Yeji più rossa di prima. Anche così, doveva ammetterlo, era comunque troppo carina.

«Dobbiamo tornare in hotel. Yeji non può più stare sotto a questo solleone, altrimenti le verrà un malore.» riferì Dejun al fratello minore, cominciando a sgomberare borse e asciugamani vari - anche quelli di Yeji - sotto l'ombrellone, e aspettando che Hendery facesse lo stesso, con i suoi soliti sbuffi sonori.

In pochi minuti erano già tornati alla loro automobile, una Mercedes cabriolet color giallo canarino noleggiata poche ore prima - ora col tettuccio rigorosamente chiuso per evitare a Yeji ulteriori insolazioni - che Dejun si sarebbe dato la pena di guidare per tutte le vacanze.

Il motivo era semplice: lui era l'unico tra i tre dotato di patente, dato che Yeji non aveva mai avuto voglia di mettersi a studiare il codice della strada, ed Hendery non ne sentiva proprio l'esigenza, pensando che, al limite, in una situazione d'emergenza, avrebbe pur sempre potuto fare affidamento sulle sue capacità aumentate da corridore mancato.

Dopo aver messo in marcia, Dejun cominciò a destreggiarsi tra le strade di Los Angeles con una Yeji tutta bruciante affianco a lui, e, per far trascorrere tranquillamente quei dieci minuti di viaggio, accese la radio e cominciò a canticchiare con la sua incredibile voce angelica.

Peccato che non passarono nemmeno due minuti dall'improvviso squillo del proprio cellulare, che però era nella borsa caricata nei sedili dietro, proprio di fianco ad Hendery.

«Hendery, rispondi tu» ordinò Dejun al minore, non staccando gli occhi dalla strada.

Il ragazzo non diede segno di vita, impegnato com'era a sonnecchiare fra le borse.

«Hendery!» lo riprese Yeji, con tono molto più severo, voltandosi di centottanta gradi e destando improvvisamente il giovane dalla sua sonnolenza.

«Ehi, ehi! Calma!» esclamò, trasalendo, per poi frugare nella borsa di Dejun ed estrarre il suo cellulare.

«È papà.» annunciò, fra gli sguardi confusi degli altri due.

Erano arrivati da così poco in California, e già li chiamava? Strano, per un uomo fiducioso come Lee Pil Mo, che aveva solennemente promesso di lasciare ai propri figli libertà totale durante quella vacanza - nei limiti del possibile, si intende. Tanto più che in Cina dovevano essere le tre di notte, o giù di lì.

Era pure tardissimo, che ragioni aveva di chiamarli?

A questo pensiero, tutti e tre ebbero sin da subito il presentimento che dovesse essere accaduto qualcosa di grave.

«Ciao, papà» rispose Hendery, allarmato, portandosi il telefono all'orecchio destro.

«Hendery? Siete tutti e tre lì?» volle subito sapere Pil Mo, dall'altro capo, senza nemmeno darsi la pena di salutarli.

«Sì... perché? È successo qualcosa?» disse il ragazzo, mentre intanto una strana sensazione di ansia gli stava salendo all'altezza dello stomaco.

«Mettimi in viva voce, figliolo: ho un annuncio molto importante da farvi» sentenziò l'uomo, aspettando che Hendery facesse come gli era appena stato detto.

«Okay, ci siamo tutti.» confermò lui, dopo aver eseguito l'ordine del padre.

Ora non restava che ascoltare attentamente - e sempre più in agitazione - le parole che Pil Mo aveva da dire.

«Xiao Dejun, Huang Hendery, Hwang Yeji... godetevi appieno queste vacanze, perché il vostro lavoro alla C.S.A. è definitivamente finito. Da adesso siete ufficialmente liberi. Per sempre.»

Per poco Dejun non rischiò di sbandare con la cabriolet e di mandare all'aria le vite di tutti e tre. In quel momento, avrebbero proprio dovuto fare a gara per l'espressione più carica di panico.

«Papà, che cosa significa?!» gridò Dejun, in preda allo sconvolgimento più totale, accostando velocemente l'auto nel primo punto libero disponibile per potersi riprendere un secondo.

Lee Pil Mo, dall'altro capo del filo, prese un profondo respiro prima di riuscire a spiccicare parola.

«Significa che purtroppo, in questi giorni, sono state rilevate dal governo cinese delle attività sospette svolte sotto il mio nome, e, per mantenere pulita la mia e la vostra coscienza, sono stato costretto a dichiarare il fallimento della nostra società, chiudendo baracca e burattini e licenziando tutti i membri, voi compresi. Di conseguenza, ora siamo tutti e quattro appiedati, senza più un lavoro.»

I tre figli adottivi di Lee Pil Mo non potevano credere alle proprie orecchie.

Non erano minimamente pronti ad affrontare una tale notizia, così inaspettatamente sconvolgente, per di più ora che erano in vacanza.

«Papà, ma non è possibile che sia andato tutto allo scatafascio per così poco! Deve assolutamente esserci una soluzione!» gridò una Yeji tornata in quattro e quattr'otto carica di energie, cercando di non perdere le speranze.

«Voi non preoccupatevi troppo, per ora penserò io a come agire. La vostra parte la farete quando saranno terminate le vacanze estive.» provò a rassicurarli Pil Mo, lasciandoli pur sempre con un grande dubbio.

«In che senso?» chiese Hendery, confusissimo all'ennesima potenza.

Fu allora che l'uomo dovette appellarsi a tutte le sue forze da padre magnanimo e parlare chiaro ai suoi interlocutori, senza utilizzare troppi mezzi termini, anche a costo di traumatizzare i suoi tre innocenti figli.

Sapeva già di poter contare su di loro, ma per poterne essere sicuro al cento per cento avrebbe dovuto risultare quanto più convincente possibile, e le sue doti da oratore nato lo avrebbero sicuramente aiutato.

«Ragazzi miei, avete fatto tanto in tutti questi anni, ma ora vi sto per affidare la missione più complicata della vostra vita: ho bisogno che facciate i conti niente meno che con la normalità, cominciate a frequentare una scuola pubblica e impariate a stare in compagnia dei vostri coetanei, proprio come se foste degli ordinari teenager. Questo è il piano che ho elaborato per depistare le ricerche dei nostri nemici. Sarà sicuramente difficile, ma non impossibile. Pensate di potercela fare?»

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