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CAPITOLO 29

Ma perché ogni bel momento deve essere rovinato?
Esco dall'acqua seguita da Spartan e troviamo un posticino vicino a uno scoglio. Tiro fuori il libro dallo zaino e lo osservo attentamente. Continua a vibrare ed emette una forte luce verde. Non ha mai fatto così, che gli prende? 
Lo apro, e tutto diventa più chiaro. Non ci sono le solite scritte o un disegno. No. C'è un video. È proprio come su uno smartphone: il tasto play, indietro, volume su e volume giù, tutto su questa nuova pagina. Premo play. La visuale è orientata verso il basso, ma l'audio è abbastanza buono, quindi si sente bene. L'unico rumore è quello di passi. Passi sulla roccia. E poi una voce.
Dice così:" Oh potente Talismano, mostrami la strada per raggiungere la grotta degli Scrunch".
Riconoscerei quella voce ovunque. Sara.
Ecco, vedo un talismano che si solleva in aria e si sposta verso un punto. Sara inizia a correre. Lo capisco dal suo respiro, non è mai stata portata per lo sport. Tantomeno per la corsa, infatti ha il fiatone. Poi però si ferma, e inizia a ridere. La risata più malefica che io abbia mai sentito. Mi viene la pelle d'oca.
"Si. Si!!! Finalmente l'ho trovata".
Ed eccola che entra. Nella grotta sotto lo scoglio. Si dirige verso la fine del corridoio, fino ad arrivare alla grande porta con la serratura a forma di zoccolo. Bussa, e si apre! È come se chiunque ci fosse là dietro sapesse del suo arrivo. Quando la porta si spalanca completamente, una forte luce investe la "telecamera", e il video termina.
Sara è già dentro la grotta allora. Bene, non posso aspettare oltre.
Io e Spartan usciamo da dietro il piccolo scoglio, poi salto in groppa al morello e andiamo verso la grotta.
Entriamo, e mi si gela il sangue nelle vene. Ho paura di quello che ci sarà dietro quella porta. Ho paura di ciò che potrà succedere qua dentro. Ho paura per Spartan. Non voglio e non devo perderlo.
Eccoci. Di fronte alla porta. Mi tremano le mani e le gambe. Spartan sembra accorgersene e appoggia il muso sulla mia spalla. Io gli sorrido e lo abbraccio.
<<Qualunque cosa succeda, Spartan, io ti vorrò sempre bene. Sei stato e sei la cosa più importante per me. Mi hai donato le tue ali, ma soprattutto mi hai donato il tuo cuore. Grazie di tutto piccolo>> sussurro, lasciandogli un bacio sul muso.

È arrivato il momento.
Prima di aprire la porta, tutta la mia vita mi scorre davanti agli occhi, come un film.
Ricordo il mio primo giorno alla scuola materna. Mi sentivo spaesata di fronte a tutti quei bimbi. Non ero mai stata una ragazza molto socievole. Il mio unico amico era Marley. I miei genitori me lo regalarono per il mio 2° compleanno, e da allora eravamo inseparabili. Ovunque andavo lui mi seguiva, perfino in bagno!!!
In quel primo giorno di scuola però, ho incontrato la mia prima amica umana. Carlotta. Io ero seduta in un angolo dell'atrio. Lei si è avvicinata piano, e mi ha teso la mano. Era un gesto che vedevo fare sempre ai grandi, ma non capivo all'ora.
<<Ciao, io sono Carlotta. Tu come ti chiami?>> mi disse.
<<Io sono Erika>> le risposi timidamente, porgendole la mia di mano.
<<Vuoi diventare mia amica?>>
Non so perché, ma quella bimba mi aveva ispirato fiducia sin da subito. Così accettai la sua proposta, ed entrammo in classe insieme saltellando, sotto lo sguardo orgoglioso dei nostri genitori.
Gli anni della scuola materna sono stati i più spensierati della mia vita.
Con l'arrivo delle elementari, sono arrivati anche i problemi. Primo tra tutti lo studio. Mi piaceva imparare cose nuove, ma preferivo giocare in giardino con Marley. Io e Carlotta eravamo nella stessa classe, ma lei un giorno fece amicizia con Elisa, la bimba più ricca della classe. Era super viziata, e otteneva sempre quello che voleva.
All'inizio il loro rapporto mi ingelosiva molto. Carlotta si era quasi dimenticata di me. Fino alla quarta elementare non mi rivolse quasi mai la parola, troppo impegnata a correre dietro ad Elisa. E a me stava bene. Osservando gli altri ho imparato chi aveva davvero un Amico, con la A maiuscola, e chi invece li usava come ruota di scorta. Ma un giorno, mentre facevo i compiti, suonò il campanello. Era lei. Io ero felice che fosse venuta a trovarmi. Mi chiese come stavo, e mi disse perfino che le dispiaceva di essersi allontanata da me, e che voleva riprendere il nostro rapporto.
Io accettai, troppo contenta di averla di nuovo con me per capire che era tutta una bugia. Le presentai Matt, l'unico ragazzo della mia classe con cui avevo fatto un pochino amicizia.
Quando lei e Matt si misero insieme, io ero davvero contenta. Ma qualche giorno dopo la sentii parlare con Elisa. Diceva che si sarebbe liberata di me e sarebbe tornata con il suo gruppo. Così ci allontanammo per la seconda volta. Da quel giorno diventammo nemiche e lei, sotto l'ordine di Elisa, mi prendeva in giro.
Non ero arrabbiata per la storia di Elisa e dei suoi insulti. Io ero ferita perché mi aveva mentito. Le scrissi una lettera, dicendole che mi dispiaceva che la nostra amicizia era finita così, e che se fosse voluta tornare, l'avrei perdonata. Non mi rispose.
All'inizio della quinta elementare, arrivò nella nostra classe una nuova bambina. Era Sara. Legammo subito, nonostante lei avesse un carattere particolare. Voleva sempre essere al centro dell'attenzione, e litigava perfino con le maestre pur di aver ragione. Non ero contenta del suo comportamento, e spesso glielo facevo notare. Ma le volevo troppo bene per lasciarla. Poverina però. Se ci penso ora mi dispiace per lei. Ha vissuto con gli zii in un mondo che non era il suo, schiava di un destino che non è stata lei a scegliere. Io invece il mio destino lo sto vivendo ora, lo sto decidendo in questo esatto momento. Io lo sto scegliendo.
Durante le vacanze estive quell'anno, andammo in un piccolo agriturismo di montagna. Avevo sempre amato i cavalli, ma mia madre mi aveva impedito di fare equitazione. Lì in quell'agriturismo, un giorno mi nascosi nella stalla dopo un litigio con mio padre. C'era una bellissima pony. Mi rifugiai nel suo box, e lei mi vide piangere e mi consolò con il suo dolce muso sulla mia pancia. Si chiamava Eclipse. Non l'ho mai dimenticata. Da quel giorno iniziarono anche le discussioni con mia madre per quanto riguardava i cavalli, ma aveva sempre vinto lei.
La passione per la corsa iniziò in prima media, quando la prof mi fece gareggiare per la corsa campestre. Vinsi la medaglia d'argento e fui molto orgogliosa di me stessa.
E ora eccomi qui, dopo tre anni. Ho finito il primo anno di liceo. Ho incontrato Spartan. E vado ad affrontare una battaglia. La battaglia che deciderà il destino di tutta Flyworld.
Guardo Spartan, e mi viene in mente un verso della mia canzone preferita.
I could be anything with you beside me.
Andiamo. Insieme.

~Nota autrice~
Eilà! Come state?
Ecco a voi un nuovo capitolo, spero vi piaccia.
Vi chiedo immensamente scusa per non essermi fatta viva tutta questa settimana, ma ho voluto lavorare per bene su questo capitolo.
Volevo farvi vedere un po' com'è stata la vita di Erika, e quello che ha passato. Come sempre, se vi va, lasciate una stellina o un commento per dirmi in che modo migliorare la mia storia o se volete che aggiunga qualcosa. Un bacio😘

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