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Capitolo 17

Ethan.

Cerco di sollevare le palpebre ma sono troppo pesanti.
Qualcuno mi sta accarezzando la guancia, questo tocco lo riconoscerei tra mille.
Ginevra.
Concentro tutte le mie forze e sollevo pian piano le palpebre, per non accecarmi con la luce. Muovo le dita per trovare la sua mano vicino alla mia e, appena la stringo un po', il suo respiro si ferma.
<<Ethan?>>
<<Ehi.>>
Sorrido appena quando mi si butta addosso per abbracciarmi. La stringo a me e respiro il suo dolce profumo di mare, mi è mancata così tanto.
<<Mi sei mancata così tanto.>>
<<A chi lo dici.>>
La allontano da me e la guardo negli occhi, lucidi in questo momento.
Mi avvicino e la bacio.
La bacio per farle capire che non è colpa sua se Alex mi ha sparato.
Per farle capire che sto bene, sopratutto quando stiamo insieme.
Per farle capire che per me è speciale e che il suo segreto non cambia i miei sentimenti per lei.
Sì, perché sono sicuro di provare qualcosa per lei. Qualcosa di forte.
Qualcosa che mi fa ricredere sulla mia decisione di non voler accettare il suo segreto, perché per lei ne accetterei altri mille di segreti.

Si allontana da me con un sorriso che va da un orecchio all'altro, le guance leggermente arrossate e gli occhi felici.
<<Questo per?>>
<<Perché mi piaci Ginevra.>>
Spalanchiamo gli occhi contemporaneamente. Lei perché, probabilmente, non se l'aspettava. Io perché forse non dovevo ribadirlo.
<<Anche tu.>>
Mentre mi muovo per abbracciarla faccio un movimento troppo brusco che mi provoca dolore alla ferita.
Stringo gli occhi e smetto di respirare, mentre aspetto che passi.
<<Scusami. È colpa mia...>>
Mi accarezza i capelli e mi lascia un bacio sulla guancia.
Mi risdraio con più calma sulle lenzuola candide di quest'ospedale.
<<Non è vero.>>
<<Dobbiamo parlare di quello che è successo Ethan.>>
<<Lo so. Non voglio parlarne qui. Quando uscirò ne parleremo in un posto adatto.>>
Annuisce convinta e si sdraia accanto a me, abbracciandomi.
Le stampo un bacio tra i capelli e mi beo del calore che mi regala il suo corpo.
Quando sto con lei, mi sento bene. Bene davvero, come non succedeva da anni.

Sono passati tre giorni da quando mi hanno dimesso dall'ospedale.
In questi tre giorni sono stato a casa a non far nulla, da solo.
Adesso sono sdraiato sul divano e sto cercando qualcosa in tv. Appena trovo un film interessante da vedere, suona il campanello.
Mi alzo con un pochino di fatica e vado ad aprire la porta.
Davanti mi ritrovo una Ginevra con due pizze in mano.
<<Ehi! Ho avuto il turno di mattina ed ho pensato di passare da te... disturbo?>>
<<Certo che no, entra pure!>>
Mentre mi supera e si dirige un salotto, sorrido tra me e me.
Certo che è proprio pazza.
<<Come stai oggi?>>
<<Mi sento meglio, adesso. Tu?>>
Lei si tortura le mani ed evita palesemente il mio sguardo.
È restata in piedi vicino al divano, così mi avvicino a lei e le scosto una ciocca dei suoi capelli.
<<Ginevra?>>
<<Io... dobbiamo parlare Ethan. Non ce la faccio più. Voglio chiederti scusa. La prima mattina che ci siamo svegliati insieme, mia nonna mi aveva avvertito ma io non le ho dato ascolto. Ho fatto di testa mia come sempre ed ho sbagliato. Anche Alex mi aveva avvertito. Più di una volta. Sono stata così stupida. Mi dispiace così tanto e capirò se tu non...>>
La fermo con un cenno e circondo il suo viso con le mie mani.
I suoi occhi verdi sono pieni di lacrime e schivi.
Mi fa male vederla così.
<<Non pensarlo neanche. Non è stata colpa tua.>>
Annuisce debolmente e mi regala un piccolo sorriso.
<<Il tuo segreto non cambia ciò che provo per te, Ginevra.>>
Il suo sorriso si allarga ancora di più e di conseguenza anche il mio.
La bacio. Le sue labbra sono morbide ed ogni volta cambia sempre qualcosa. Cambia qualcosa dentro di me.
<<La mangiamo la pizza adesso?>>
Scoppio a ridere e mi allontano e lei, annuendo.
Ci sediamo sul divano e iniziamo a mangiare tranquillamente.
Ad un tratto la porta si apre rilevando mia madre, abbracciata a mia sorella.
Strabuzzo gli occhi e mi avvicino a loro, mettendo un attimo da parte la pizza.
<<Tutto bene?>>
Mia sorella annuisce e mi abbraccia.
Le bacio i capelli e la allontano per guardarla negli occhi. È davvero serena.
<<Siamo andate a fare un po' di shopping.>>
Mia madre posa delle buste ai piedi del divano e osserva Ginevra.
Ginevra è in piedi in imbarazzo.
Rido tra me e me e mi schiarisco la voce.
<<Mamma lei è Ginevra. Ginevra lei è mia madre.>>
Mia madre sorride sornione e si avvicina a lei.
Ginevra stende la mano, ma mia madre la attira a sé e l'abbraccia.
Guardo mia sorella con un sopracciglio alzato e lei alza le spalle sorridendo.
<<Mamma, io e Ginevra usciamo. Siamo in spiaggia, se hai bisogno di qualcosa mi chiami. Okay?>>
Lei annuisce sorridendo e sparisce su per le scale.
Ginevra saluta mia sorella con un abbraccio e io le afferro la mano.
La conduco fuori da casa mia ed iniziamo a camminare mano per la mano verso la spiaggetta dove l'ho baciata la prima volta.

In poco tempo siamo seduti sulla spiaggia, la sua schiena poggiata al mio torace fasciato.
<<Voglio raccontarti una storia.>>
Annuisco in silenzio e le afferro la mano accarezzandole il dorso e disegnandole cerchi immaginari per calmarla.
Prende un respiro ed inizia a parlare

<< Quando ero piccola mia madre mi raccontava sempre una storia.
Tanto tempo fa, in una città sommersa nell'Atlantico, vivevano centinaia di sirene e tritoni tutti con la coda diversa uno dall'altra. Un bel giorno di primavera, una sirena, con lunghi capelli ramati e una coda di zaffiro brillante, decise di vedere come era il mondo degli umani in confronto al loro. Gli umani entravano raramente a contatto con l'acqua, solo per lavarsi o rinfrescarsi durante i periodi più caldi. Loro non vivevano nell'acqua, loro avevano due gambe al posto della coda, loro erano diversi dagli abitanti marini. Quando questa bellissima sirena venne a contatto con gli umani la situazione degenerò. Incontrò un bellissimo ragazzo umano, con occhi chiari e capelli scuri, corpo perfetto e carattere dolce e disponibile, solo lui sapeva il segreto della ragazza ed erano molto amici. Ma nel mondo marino le voci circolavano abbastanza velocemente e il padre della ragazza lo venne a sapere e non accettò le scelte della figlia costringendola a una decisione. Scegliere tra la vita marina e la vita umana. La ragazza pianse giorno e notte pregando il padre di farle un dono. Donarle le gambe, che al contatto con l'acqua salata diventassero coda. Il padre la costrinse a scegliere e lei scelse di seguire il cuore. Scelse la vita umana. Venne ingiuriata dalla propria famiglia fino a definirla una sanguemarcio. Una traditrice del proprio sangue. La ragazza ottenne le gambe e presto imparò a usarle, portò avanti la propria storia d'amore finché un giorno la madre non tornò a cercarla e la mise al corrente di una notizia sconvolgente. Suo padre era in fin di vita.
Lei non voleva lasciare il suo fidanzato ma voleva vedere anche suo padre. Così la madre la accontentò e le donò la coda mantenendo le gambe quando si fosse asciugata per bene. Quando arrivò dal padre in fin di vita lo abbracciò ma lui la respinse ancora una volta dicendo di aver tradito il sangue scegliendo un umano.
La ragazza restò lì fino a che il padre non si spense del tutto, nel suo cuore lo aveva già perdonato.
Tornò dal suo ragazzo e la coda si trasformò in delle gambe. Si sposarono ed ebbero due figli a distanza di anni. Per primo un maschio, uguale al marito, e dopo tre anni una bellissima bambina, con occhi chiari e capelli ramati.

Quella bambina sono io e questa è la storia di mia madre, che mi raccontava come favola ogni volta che lo desideravo.
Peccato che dopo sette anni dalla mia nascita un pescatore la uccise mentre faceva una nuotata dopo aver discusso con papà. Ho sempre saputo la storia di mamma.>>

Rimango in silenzio per tutto il suo racconto. Sono davvero stupito. Pensavo che le sirene fossero un'antica legenda. 
La stringo a me perché sento che ne ha bisogno, soprattutto dopo uno sfogo del genere.
<<Posso vederla?>>
Aggrotta le sopracciglia e si gira verso di me, con un espressione accigliata.
<<La coda. Voglio vederti versione sirena.>>
Lei si alza in piedi e mi porge la mano. Le prendo la mano e ci dirigiamo verso l'acqua. Lascio i miei vestiti poco lontani dalla battigia, restando solo in boxer.
Quando Ginevra si gira e mi vede in queste condizioni, arrossisce e si copre la faccia con alcune ciocche di capelli.
<<Io... io mi butto.>>
Si gira verso l'acqua e si tuffa.
La seguo dopo qualche secondo e, appena vengo al contatto con l'acqua, la ferita inzia a bruciare.
Cerco Ginevra sott'acqua e la vedo poco lontano, già con la coda.
Mi avvicino piano a lei e la osservo.
Ha una bellissima coda zaffiro brillante, il ventre piatto e il seno coperto da delle squame. I suoi capelli sono più scuri del normale e i suoi occhi spalancati mentre la osservo.
È così bella.
Mi avvicino a lei e le accarezzo la guancia. Lei mi afferra la mano e mi fa fare una piccola nuotata.
Risalgo in superficie per riprendere aria qualche volta, mentre lei mi aspetta sotto.
Non ho mai visto niente di più sinuoso. Mentre nuota compie un movimento perfetto con la coda e sono quasi invidioso delle sue qualità da nuotatrice.
Mi sembra anche giusto.

Arriviamo alla riva e sono stanco morto. Ho solo voglia di dormire e svegliarmi dopodomani.
Lei si trascina dietro uno scoglio e inizia a tamponare la coda con un telo.
Pian piano iniziano a spuntare i piedi e poi le gambe, sino a tornare completamente vestita come prima.
<<Cosa ho appena visto?>>
Lei ridacchia e si avvicina a me, mettendo una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
<<Una sirena.>>
<<Cristo. Nuoti meglio di me!>>
Lei scoppia a ridere e la seguo anche io.
<<Ovvio. Naturalmente hai visto solo quello no?!>>
Annuisco e l'attiro al mio petto, stringendola forte.
<<Grazie.>>
Chiudo gli occhi e mi beo del suo profumo di mare.
<<Di cosa?>>
Appoggia il mento al mio petto e mi guarda.
<<Di avermi mostrato il tuo segreto.>>
Mi sorride e mi stringe forte.
<<Non lo deve sapere nessuno.>>
Annuisco. Credo che succederebbe una catastrofe.
<<La mia ragazza nuota meglio di me. Sono disperato.>>
Si stacca velocemente da me e mi guarda quasi spaventata.
Cosa?
Oh merda...
<<Se non vuoi non...>>
<<Quindi sono la tua ragazza?>>
<<Solo se lo vuoi.>>
Sorride felice e mi salta al collo. Mi stritola forte tanto che mi scappa un lamento di dolore per colpa della spalla.
Mi bacia con tutta la passione che ha ed io ricambio.
Ricambio con tutto il cuore perché non mi sono mai sentito così bene con una ragazza.
<<Vieni a dormire da me?>>
<<Di già? Ci siamo appena fidanzati e già vuoi darci dentro?>>
Arrossisce di colpo e mi dà uno schiaffo sul petto, borbottando un insulto. Io scoppio a ridere e la stringo forte. Mi piace quando si imbarazza.
Mi piace e basta.
<<Andiamo che sono stanco.>>

È dannatamente complicato entrare da una finestra mentre sei in equilibrio precario su una scala molto alta.
<<Visto quello che faccio per te?Non sono unico?>>
Lei sorride e mi fa spazio nel letto.
Mi levo i pantaloni e la maglia, lasciandoli a caso su una sedia.
<<Potresti tenere i pntaloni?>>
Sorrido e li infilo, scuotendo piano la testa. Certo che è proprio timida.
<<Meglio?>>
<<Si grazie!>>
Ci sdraiamo, Ginevra appoggia la testa sul mio petto e mi circonda la vita con un braccio. Io faccio lo stesso e in poco tempo mi addormento con il sorriso sulle labbra e la consapevolezza di avere ancora un cuore per amare.

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